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Viene definita <<banca>> l'​ impresa​ alla quale è riservato​ l’esercizio dell'​ attività bancaria​ .

Tale definizione chiarisce che:

● La banca assume carattere di impresa;

● La banca esiste e opera in forza della Riserva all'esercizio dell'attività bancaria e ciò

sottintende il presupposto di una autorizzazione formale delle autorità competenti

(Consob , BdI, Ivass);

● La definizione di banca rinvia direttamente alla nozione di attività bancaria. La

raccolta del risparmio e l'esercizio del credito costituiscono attività bancaria, la quale

quindi ha natura necessariamente composita.

● Infine l’articolo 10 del tub aggiunge che le banche esercitano, oltre all’attività

bancaria, ogni altra attività finanziaria, secondo la disciplina propria di ciascuna,

nonché attività connesse e strumentali. Sono salve le riserve di attività previste dalla

legge. In particolare la raccolta del risparmio è ulteriormente definita dall’articolo 11

tub come acquisizione di fondi con obbligo di rimborso, sia sotto forma di depositi sia

sotto altra forma. In via generale, la raccolta del risparmio tra il pubblico è vietato ai

soggetti diversi dalle banche; in via particolare, la raccolta fra il pubblico è consentita

a questi ultimi in casi espressamente previsti.

Con quest’ultima esplicita esclusione, le altre attività finanziaria esercitabile alla banca sono

quelle ammesse al mutuo riconoscimento ovvero le attività finanziarie che le banche

possono esercitare direttamente o indirettamente in qualsiasi paese comunitario in forza

dell’autorizzazione ricevuta nel paese di origine (HCC)

Modelli di intermediazione bancaria

Il modello di intermediazione è definito dalla modalità con cui la banca intermedia le risorse

finanziarie, cioè trasferisce o concorre a trasferire capitali dai soggetti che dispongono di

avanzi finanziari a soggetti che viceversa esprimono fabbisogni finanziari.

Esistono tre principali modelli di intermediazione bancaria:

1. INTERMEDIAZIONE CREDITIZIA - DEPOSIT FUNDED

2. INTERMEDIAZIONE MOBILIARE

3. INTERMEDIAZIONE CREDITIZIA - MARKET FUNDED

L’intermediario creditizio deposit-funded ​

=> Tale termine sta a indicare che

tale intermediario si finanzia prevalentemente mediante raccolta di capitale al dettaglio e con

titolo di indebitamento; è anche detto Banca Commerciale. Tale Modello istituzionale non è

una forma spontanea, bensì il risultato di un'azione legislativa di regolamentazione

dell'attività bancaria focalizzata prioritariamente a tutelare la stabilità del sistema finanziario

complessivo attraverso la separazione regolamentare tra Banca Commerciale e Banca

d'Investimento. Tale separazione è stata recentemente abolita con l’entrata in vigore del

TUB del 1994 che disegna un modello istituzionale di banca omnicomprensivo, che le

consente di diversificare la propria attività fuori dall'ambito dell'intermediazione creditizia. In

particolare vi è stata una deregolamentazione strutturale degli intermediari e

riregolamentazione degli stessi secondo i principi fondanti della vigilanza prudenziale.

Tuttavia in seguito alla crisi finanziaria del 2007-2009 vi è stata la decisione delle autorità

regolamentari di ricostruire una situazione di separatezza dell'intermediazione creditizia -

poiché i soggetti che la esercitavano si sono dimostrati particolarmente fragili - in relazione

alla necessità di presidiare specificatamente la stabilità e la funzionalità di finanziamento

dell'economia reale.

Produce:

prestiti, che mantiene fino a scadenza (Originate to Hold)

Il modello OTH ha la sua ragion d’essere nel fatto che i prestiti sono attività illiquide e i

contratti molto personalizzati e quindi opachi. Tale condizione dei crediti è la ragione della

particolarità della banca e giustifica l’esistenza di una regolamentazione vincolante. Non

solo. Nella valutazione del merito creditizio, la banca si avvale non solo di informazioni

pubbliche, ma anche di informazioni riservate che essa riesce ad ottenere in funzione

della relazione di clientela. Per tali motivi, la negoziazione dei prestiti diventa difficile e,

pertanto era naturale, nel business originate to hold, detenere il prestito fino alla sua

scadenza. Ciò determina anche un forte incentivo per le banche sia ad un maggior vaglio

preventivo della bontà creditizia sia ad una più intensa attività di monitoring per evitare

perdite dovute all’inadempimento.

moneta scritturale e regolamento di pagamento e incassi

Quando si parla di moneta cosiddetta bancaria o scritturale si indica l’insieme degli strumenti

gestiti e organizzati dalle banche e dagli altri intermediari abilitati a prestare servizi di

pagamento: gli assegni, i bonifici, gli addebiti diretti, le carte di pagamento. Solo alle banche

e agli altri intermediari abilitati alla prestazione di servizi di pagamento – che sono sottoposti

per legge alla vigilanza della Banca d’Italia – è consentito prestare questo tipo di servizi

utilizzando moneta scritturale con valore legale.

La banca produce inoltre i servizi di pagamento e di incasso che rendono possibile, utile e

conveniente l'impiego dei depositi monetari per il regolamento degli scambi mediante

scritture contabili a debito o a credito del cliente. Perciò la moneta bancaria e i depositi in

conto corrente vengono tecnicamente definiti “moneta scritturale”.

strumenti di investimento “non” rischiosi

Il passivo è costituito in larga prevalenza da debiti rappresentati in diverse forme tecniche

contrattuali: depositi, tra i quali assumono rilevanza particolare quelli a vista, dotati di

funzione monetaria (depositi in c/c), e le obbligazioni emesse.

Le passività della banca vengono dette “non rischiose” poiché sono protette dal rischio

dell’intermediazione: i rischi dell’attivo non vengono ribaltati al passivo, ma la banca si

interpone ad esso con il suo bilancio. Questa caratteristica oggi è meno veritiera che in

passato, poichè nell’ambito delle crisi bancarie è stato inserito il meccanismo del bail-in.

Inoltre nel passivo bancario trova collocazione il capitale proprio che svolge una essenziale

funzione di garanzia rispetto al debito in quanto assorbe eventuali perdite inattese e

svalutazioni dell'attivo.

servizi di custodia

-deposito di titoli in custodia e amministrazione: la banca custodisce i titoli ricevuti e

provvede all’esercizio di tutti i diritti inerenti al titolo stesso.

-cassetta di sicurezza: il contenuto della cassetta è ignoto alla banca, che può accettarsene

solo per ragioni di sicurezza. In ogni caso il cliente ha diritto al risarcimento totale del danno,

causato per dolo o colpa della banca. i depositanti non percepiscono

né rischio di controparte né di

Trasforma: liquidità

attività illiquide a scadenza e rischiose in passività liquide e “non” rischiose,

❏ cioè trasforma scadenze e rischi

I soggetti richiedenti credito hanno fabbisogni finanziari non di breve periodo e relativi a

progetti che, per quanto attentamente valutati e selezionati, comportano comunque rischi di

fallimento. Dall'altro lato i soggetti che sottoscrivono e detengono passività della banca

esprimono nello stesso tempo una marcata preferenza per la liquidità è una decisa

avversione al rischio.

Il processo produttivo specifico della banca deve perciò essere in grado di realizzare

convenientemente due trasformazioni:

1. Trasformazione delle scadenze: la scadenza media ponderata dei prestiti è sempre

maggiore di quella dei debiti, dunque la banca trasforma le scadenze attivo- passivo;

2. Trasformazione dei rischi: per definizione la banca non trasferisce i rischi dell'attivo

sul passivo ma se ne fa soggettivamente e direttamente carico applicando una

politica di prezzi (tassi di interesse attivi) e dotandosi di capitale proprio adeguato in

modo da avere adeguate capacità di sostenere o assorbire i relativi rischi.

Fattori produttivi:

informazione per la valutazione del credito e per la gestione dei rischi

❏ finanziari, competenze professionali, tecnologie, credito di terzi, riserva di

liquidità e capitale proprio

L'intermediario è fondato su una struttura finanziaria credito debito supposta in equilibrio e

caratterizzata all'attivo da una riserva di liquidità rapportata alla necessità di far fronte

temporaneamente l'eventuale estinzione del debito a vista (prelievo di depositi) e da un

patrimonio o capitale proprio rapportato al rischio di credito (eventualità di insolvenza) in

particolare dei prestiti concessi.

Più nello specifico dal lato dell'attivo i componenti caratteristici sono: i prestiti, il portafoglio

titoli (generalmente inteso come investimento residuale, avente lo scopo di generare ricavi

finanziari e di costituire una riserva secondaria di liquidità per la gestione dinamica

dell'equilibrio finanziario) ed infine la riserva di liquidità in senso proprio anche detta

primaria, necessaria per assicurare l'equilibrio finanziario di breve termine della gestione.

Condizioni tipiche di equilibrio economico => Le condizioni di equilibrio seguenti

sono singolarmente necessarie e congiuntamente sufficienti per la stabilità dell'equilibrio

economico della banca e ciò è confermato dall'osservazione che fra di esse sussistono

strette relazioni di interdipendenza.

reddituale = il margine di interesse deve coprire le perdite attese, i costi

❏ operativi e remunerare gli azionisti e i creditori della banca

L'equilibrio reddituale dell'intermediazione creditizia poggia sulla condizione necessaria che

il processo produttivo e le politiche di prezzo consentano la formazione di un margine di

interesse unitario che comprenda premi di liquidità e premi a rischio adeguati. Il margine di

interesse deve inoltre consentire sia la copertura dei costi operativi di processo sia il costo

del capitale proprio e di debito, cioè la remunerazione richiesta dagli azionisti in relazione al

rischio di impresa e quella richiesta dai creditori.

Questo equilibrio è strettamente connesso con le condizioni di trasformazione che rendono

attuabili politiche di prezzo remunerativo. Nel caso della trasformazione delle scadenze la

banca richiede ai soggetti finanziati tassi di interesse più elevati di quelli corrisposti ai

creditori, coerentemente con le diverse durate dei rispettivi contratti. In proposito assume

rilevanza la nozione di Premio di Liquidità​ che concorre a spiegare in parte la differenza

positiva tra tassi attivi e passivi applicati dalla banca.

Nel caso della trasformazione dei rischi la banca deve invece selezionare i rischi di credito

remunerativi, o perlomeno sostenibili, in relazione all'impegno sostanziale di esenzione dal

rischio preso con i suoi creditori.

La condizione di remunerazione o di sostenibilità del rischio dipende dalla congruità dei

prezzi, tassi di interesse attivi, applicati ai prestiti: in particolare la componente

Premio al Rischio​ deve essere adeguata, ovvero rapportata alla probabilità di insolvenza

dello stesso venditore date le caratteristiche contrattuali del prestito. Si noti che la banca non

ha motivo di includere alcun premio al rischio nei tassi di interesse passivi riconosciuti ai

creditori, data la loro natura “non” rischiosa, fatte salve esigenza di mercato (concorrenza) o

di regolamentazione (bail in). avendo un passivo liquido e un attivo illiquido

potrebbe accadere che le entrate siano minori delle

uscite

finanziario = sostenibilità dinamica delle uscite rispetto alle entrate

L'equilibrio finanziario corrisponde alla capacità della banca di mantenere nel tempo un

equilibrio tendenziale fra le entrate e le uscite di cassa generati dalle variazioni (formazione

ed estinzione) delle attività e delle passività.

La struttura finanziaria dell'intermediazione creditizia è infatti caratterizzata da un

disequilibrio strutturale fra la scadenza media ponderata dell'attivo e quella del passivo.

E’ perciò essenziale che il volume delle passività venga stabilizzato nel tempo con idonee

politiche di raccolta mirate a favorire sia la diversificazione della clientela dal lato del passivo

sia la sostituzione delle passività che giungono estinzione; è inoltre necessario che la banca

predisponga adeguate riserve di liquidità per far fronte a eventuali eccedenze delle uscite

sulle entrate.

patrimoniale = capacità del capitale proprio di assorbire perdite inattese su

❏ crediti e svalutazioni dell’attivo

L’equilibrio patrimoniale è definito dalla capacità del patrimonio di dare stabilità alla struttura

finanziaria della banca, assorbendo eventuali imprevisti e svalutazioni dell'attivo e perciò

tutelando la condizione di non rischio del passivo di debito. Non si può infatti escludere che

la stima delle perdite attese (prezzate adeguatamente tramite i tassi attivi) si riveli ex-post

insufficiente dando luogo dunque alla formazione di perdite inattese. La stabilità della

struttura finanziaria impone perciò che queste ultime vengano assorbite dal patrimonio:

l'eventuale inadeguatezza di quest'ultimo si identifica con la nozione di rischio di solvibilità

della banca.

Leve gestionali distintive

riserva di liquidità rispetto al passivo (Riserve/depositi)

❏ rapporto fra P.N. e indebitamento, e tra P.N. e attivo rischioso (P.N./depositi)

❏ (P.N./prestiti)

Esternalità negative potenziali

rischio di liquidità

Si definisce rischio di liquidità il rischio che la banca non riesca a far fronte ai propri impegni

di pagamento in modo tempestivo ed economico (funding liquidity risk).

Normalmente la banca è in grado di fronteggiare le proprie uscite di cassa mediante i flussi

in entrata, mediante le attività prontamente liquidabili e attraverso la propria capacità di

ottenere credito a breve (mercato interbancario).

Operare in condizioni di liquidità, per la banca, significa essere in grado di far fronte

continuamente e in modo rapido alle richieste di rimborso dei risparmiatori e agli altri

pagamenti: tale necessità deriva dal fatto che la banca opera prevalentemente con capitale

di terzi. In pratica, l’obiettivo della liquidità, si identifica con il perseguimento dell’equilibrio

finanziario. rischio di non avere un patrimonio

capiente per coprire le uscite

rischio di solvibilità

Conservare uno stato di solvibilità significa per la banca avere delle attività il cui valore

supera quello della passività (che equivale a possedere un P.N. positivo) in modo da

permetterle, in caso di liquidazione, di far fronte ai propri impegni e di pagare le obbligazioni

assunte. Quindi, l’obiettivo della solvibilità, si identifica con il perseguimento dell’equilibrio

patrimoniale.

rischio di mercato

Tale rischio composito è inerente alle variazioni delle tipiche variabili di mercato e

riguarda le varie poste del passivo e dell’attivo, con particolare riferimento agli

strumenti quotati.

Funzioni economiche:

soddisfa direttamente le preferenze divergenti di datori e prenditori di fondi

In altre parole la banca interpone la propria struttura finanziaria, il proprio bilancio, tra datori

e prenditori di capitali, da essa stessa selezionati e scelti tramite consolidate capacità di

selezione del merito creditizio e di monitoraggio dei rischi.

alloca il credito, seleziona e monitora i rischi di credito

Nella soddisfazione di domande di investimento (datori di fondi) e di finanziamente

(prenditori di fondi) la banca stipula soggettivamente e separatamente contratti di debito e

contratti di credito, assumendo perciò in proprio i relativi obblighi e diritti.

Per tale ragione non si forma e non vi è alcuna relazione giuridico contrattuale tra i creditori

e i debitori della banca e tutti i costi, i ricavi e i rischi derivanti dai contratti appartengono alla

gestione della banca che intermedia.

si rende controparte di domande e offerte escluse dai circuiti diretti di scambio

Il mercato mobiliare è il luogo elettivo dello scambio diretto fra imprese che emettono titoli di

partecipazione e di debito e investitori che li acquistano. Tuttavia tale mercato è

necessariamente imperfetto nel senso che non è in grado di soddisfare completamente la

domanda di finanziamento e quella di investimento.

Esiste Infatti un segmento assai importante di soggetti che per natura giuridica, dimensione

e rischio non sono in grado di accedere al mercato mobiliare per l'emissione e il

collocamento di strumenti immobiliari e, dall’altra parte, esiste un segmento ancora più

importante di risparmiatori potenziali investitori che non sono in grado di effettuare un

investimento diretto in strumenti immobiliari perché condizionati da situazione di forte

avversione al rischio, di elevata preferenza per la liquidità, di asimmetria informativa e di

razionalità limitata. Gli intermediari creditizi costituiscono perciò un circuito di scambio

indiretto o intermediato che in concreto rende possibile la soddisfazione dei bisogni di

finanziamento e di investimento rispettivamente dei mutuatari e degli investitori insoddisfatti,

interponendosi a proprio rischio fra gli stessi.

Bisogna inoltre considerare che gli individui in surplus di risorse finanziarie presentano una

domanda di passività “free risk” saturabile solo grazie all’attività bancaria tradizionale.

Tra le varie passività della banca i depositi monetari, cioè depositi in conto

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AlexDima95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione della banca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Bertelli Ruggero.
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