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Scelta del sistema di rating e applicazioni bancarie

Nella scelta del sistema più adeguato, gli intermediari dovranno tenere conto delle proprie caratteristiche in termini di dimensione, specificità operativa e assetti organizzativi, nonché dei segmenti di portafoglio interessati (corporate o retail). Infatti, mentre la valutazione dei crediti di minore dimensione richiede informazioni di tipo prevalentemente quantitativo e/o standardizzato, la definizione del rating per segmenti di clientela corporate presenta elementi di maggiore complessità, per cui è necessaria una maggiore componente di valutazione soggettiva.

Un altro importante requisito organizzativo richiesto al sistema di rating è che le informazioni da esso prodotte trovino una concreta e ampia applicazione non solo nel calcolo dei requisiti patrimoniali, ma anche all'interno dell'attività bancaria tipica, ovvero nella concessione dei crediti, nella gestione del rischio, nell'attribuzione interna del capitale e nelle funzioni di governo della banca. Una possibile e assai rilevante applicazione riguarda la determinazione dei tassi attivi coerenti con il grado di rischio delle esposizioni (pricing dei prestiti).

Pricing dei prestiti

Una fase rilevante nel processo di gestione del rischio di credito riguarda la determinazione del tasso di interesse applicato alle operazioni di finanziamento. Si tratta di un momento particolarmente delicato poiché consente di analizzare con relativa chiarezza il profilo di rischio di una posizione, evidenziando eventuali situazioni di mispricing e riducendo il grado di asimmetria informativa al fine di migliorare il processo di allocazione del credito.

La determinazione del tasso di interesse sui prestiti richiede in particolare un processo di stima dei costi connessi all'operazione creditizia, e cioè ai costi legati alla perdita attesa, agli oneri finanziari per capitale di rischio e di debito e ai costi operativi.

  • Distrugge ricchezza per gli azionisti della banca No Economicità Interna
  • Genera effetti distorsivi nell’allocazione del credito No Efficienza Allocativa

La banca dovrebbe porsi l'obiettivo di fissare dei tassi di interesse in grado di discriminare adeguatamente la clientela che richiede finanziamenti, destinando le risorse finanziarie verso i progetti di investimento più meritevoli, cioè quelli più redditizi per ciascun livello di rischio preso in considerazione. Ciò sia per ragioni di economicità interna (tassi troppo bassi potrebbero non essere in grado di coprire la perdita attesa o i costi finanziari, di capitale di debito e di rischio, e operativi generati nello svolgimento dell'attività creditizia) che di efficienza allocativa (tassi indiscriminatamente alti incentiverebbero meccanismi di sussidio incrociato o nei casi estremi di selezione avversa, con l'effetto di attrarre i debitori di peggiore qualità, cioè quelli più rischiosi, e di favorire l'uscita dal mercato, o la fuga verso banche concorrenti in grado di produrre un pricing efficiente, dei prenditori di buona qualità).

Ovviamente è difficile, nella realtà, applicare un tasso di interesse perfettamente coerente con i profili di rischio dell'operazione e che incorpori con assoluta precisione i costi sostenuti dalla banca per originare, finanziare e gestire quel determinato prestito.

Modello di Intrinsic Value Pricing

Un esempio di modello di determinazione dei tassi attivi è l’Intrinsic Value Pricing, così definito in quanto basato sulla stima delle componenti intrinseche di tipo produttivo del prestito, per cui il prezzo del prestito è ricavato partendo dalla valutazione del rischio (prevalentemente di credito) dell’esposizione creditizia e delle altre componenti di costo finanziario e operativo che derivano dalla medesima esposizione.

Nell'ambito di questo modello bisogna distinguere il caso in cui la banca agisca sul mercato come:

  • Price-setter => La banca, operando in un contesto poco competitivo e poco elastico, è in grado di fissare autonomamente il tasso del singolo prestito. La logica sottostante questo modello di pricing è che le entrate previste sul prestito al netto della sua perdita attesa coprano tutti i relativi costi.

Formalizzando, il tasso di interesse di un prestito con scadenza un anno può essere definito come segue:

  • - i(d) è il costo delle fonti di raccolta a titolo di debito;
  • - (PD*LGD) è il tasso di perdita attesa del singolo prestito;
  • - k(e)-i(d) è il premio a rischio richiesto dagli azionisti. In particolare, il costo del capitale di rischio è calcolato come premio al rischio (e non solo come k(e)) perché, in effetti, il capitale a rischio assorbito è solo idealmente allocato ai singoli prestiti. Nella realtà, la copertura finanziaria effettiva del prestito proviene da operazioni di raccolta a titolo di debito il cui costo è nell'esempio pari a i(d). Tuttavia la banca, anche per ottemperare obblighi di vigilanza, si trova costretta ad accantonare a fronte di ciascun prestito, anche se solo idealmente, un certo ammontare di capitale di rischio;
  • - C rappresenta la quota di capitale assorbito (idealmente) dal prestito;
  • - cop è l’incidenza dei costi operativi per unità di prestito.
  • Price taker => La banca, operando in un mercato molto competitivo e caratterizzato da una domanda elastica, non fissa il prezzo in modo autonomo ma applica il prezzo attribuito dal mercato su operazioni di finanziamento analoghe, selezionando le operazioni soggettivamente convenienti.

Rientrano in tale categoria i modelli ancorati alla logica del RAROC (risk-adjusted return on capital), indicatore di rendimento corretto per il rischio che assume la forma di un rapporto tra il risultato economico prodotto dall'impiego in prestito corretto per le perdite attese e il capitale assorbito dal prestito. Un esempio di calcolo del raro che è presentato di seguito.

Nella formula proposta, il numeratore esprime, per ogni euro dato a prestito, il risultato economico dell’operazione. Se confrontato con un indicatore di redditività per gli azionisti obiettivo, il RAROC può essere utilizzato dal Management bancario come misura della sostenibilità di un prestito. Infatti, in teoria, la banca dovrebbe accettare i soli prestiti idonei a generare il valore per gli azionisti, ovvero quelli il cui RAROC eccede il costo del capitale o il ROE obiettivo della banca. Nella prassi bancaria è invece possibile che vengano concessi prestiti nonostante la loro redditività corretta per il rischio non risulti adeguata rispetto alle aspettative di reddito degli azionisti. Ciò perché la banca può basare la politica creditizia su altri fattori obiettivi, come la crescita dei prestiti, l'attrazione di nuova clientela, la preservazione della relazione con clienti già esistenti, la crescita reddituale fondata sul cross-selling.

Inoltre, la procedura di determinazione del tasso secondo le due formule sopra viste solleva diversi problemi metodologici legati alla stima di tutte le variabili considerate.

Equilibrio finanziario

Premessa: L’equilibrio finanziario consiste nella capacità dell'impresa di mantenere nel tempo un bilanciamento adeguato tra i flussi di cassa, o monetari, in entrata e in uscita. Per ragioni di continuità operativa, è necessario che la banca sia sempre e in ogni momento in grado di far fronte alle proprie obbligazioni di pagamento e di rimborso di passività in condizioni di soddisfacente economicità.

La gestione dell'equilibrio finanziario consiste in una combinazione complessa di attività/metodi di previsione delle entrate ed uscite monetarie e dei fattori che le generano, di esplicitazione di ipotesi di scenario, di simulazione alternative di programmazione flessibile di azioni preordinate ad assicurare la sostenibilità e l'equilibrio finanziario e a mitigare il rischio di liquidità intrinseco nella struttura finanziaria della banca. Essa assume un’ottica temporale articolata per orizzonti successivi, nella quale certamente prevale una visione di breve periodo. L’equilibrio di breve periodo è ovviamente condizione necessaria e prioritaria di continuità aziendale. Peraltro la visione oltre il breve periodo, su orizzonti medio lunghi, è pure molto importante poiché considera la conseguenza della gestione dell'equilibrio finanziario con quella, assai più ampia di tutta la struttura finanziaria, che dipende da variabili fondamentali dell'intermediazione creditizia, come politiche di raccolta e di impiego, investimenti in titoli e mantenimento dell’equilibrio reddituale e patrimoniale.

A sua volta, la liquidità è formata sia dalle entrate di cassa sia dalla disponibilità immediata di riserve monetarie: il concetto di riserva di liquidità (componente attivo bancario) è fondamentale se si considera che l’equilibrio finanziario è strutturalmente riferito ad accadimenti futuri caratterizzati da incertezza. Si pone quindi un problema di adeguatezza della riserva di liquidità rispetto al quale emerge con evidenza il problema del dimensionamento della riserva stessa.

In particolare, è utile concepire una soglia minima della riserva di liquidità al di sotto della quale l’equilibrio finanziario presenta crescenti profili di criticità (rischio di liquidità, da intendersi sia come rischio di inadempimento delle obbligazioni correnti, sia come funding risk, ovvero rischio di continuità nell’ottenimento di fondi necessari per il finanziamento dell’attivo) e una soglia massima della riserva di liquidità il cui superamento influisce negativamente sulla redditività aziendale (le attività liquide hanno rendimento nullo o assai basso).

Gestione e previsione finanziaria

Il primo passo nella gestione è l’identificazione dei fattori di generazione delle entrate e delle uscite monetarie facendo riferimento alle categorie contabili fondamentali che compongono il bilancio della banca.

Le entrate monetarie derivano da:

  • +ΔP variazione positive di passività
  • -ΔAF variazioni negative di attività finanziarie
  • -ΔAR cessioni di attività reali
  • Ricavi finanziari

Le uscite monetarie derivano da:

  • -ΔP variazioni negative di passività
  • +ΔAF variazioni positive di attività finanziarie
  • +ΔAR acquisto di attività reali
  • Costi finanziari e Costi non finanziari
  • Tasse e Dividendi pagati

La gran parte delle entrate e delle uscite prescinde dalla volontà della banca, essendo causate dalla volontà di terzi. Quello che conta comunque è come si distribuiscono nel tempo tali entrate ed uscite.

Nota bene: In relazione alla rilevazione contabile delle entrate e uscite monetarie è importante escludere tutti gli accadimenti che non hanno, se isolatamente trattati, manifestazione monetaria, cioè contropartita in una variazione della cassa.

Nota bene: Bisogna inoltre tener presente che una parte rilevante delle variazioni di attività e di passività, dei ricavi e dei costi e così via, trova contropartita in una variazione contabile compensativa (es. gli interessi attivi/passivi vengono addebitati/accreditati in c/c), per cui i relativi flussi di cassa si elidono. La frequenza delle compensazioni interne fra entrate e uscite monetarie tende a prevalere perché la banca favorisce con ogni mezzo la probabilità che tutte le transazioni, operazioni, contatti con soggetti terzi (titolari di un c/c presso la banca) vengano regolati con moneta bancaria, subendo però ovviamente il rischio che i creditori esercitino il diritto di conversione in moneta legale (con diretto e immediato impatto sulla riserva liquida -> cassa).

Metodi e tecniche di previsione, di misurazione e di gestione dell’equilibrio finanziario e dei connessi rischi di liquidità

Nella prassi operativa della banca vengono impiegati tre metodi per prevedere e misurare l’equilibrio finanziario prospettico:

Metodo della riclassificazione delle quantità dello stato patrimoniale per liquidità

Il criterio fondamentale di questo metodo consiste nella preventiva scelta di un orizzonte temporale considerato significativo per la gestione e nella successiva separata classificazione delle attività e delle passività che, entro il prescelto orizzonte temporale, si trasformeranno o potranno trasformarsi (a date condizioni) in flussi di cassa, e devono perciò essere considerate rispettivamente attività monetizzabili (prevalentemente titoli in portafoglio) o passività volatili.

Il metodo considerato fa riferimento sia alle scadenze contrattuali delle attività e delle passività sia alla possibilità che queste possano essere considerate rispettivamente monetizzabili o volatili entro l’O.T. prescelto, a prescindere dalla loro scadenza contrattuale. Intervengono in quest’ultimo caso criteri e modalità di valutazione discrezionale, che in linea generale devono ispirarsi a un approccio di tipo prudenziale.

  • Moneta legale e attività assimilabili: cassa e attività che possono essere convertite immediatamente in moneta legale, senza sostenere alcun costo di transazione e alcun rischio di perdita di valore (depositi presso BC e sistema postale).
  • Crediti verso banche: liquidità prestata ad altre banche overnight e a scadenze più lunghe e i conti correnti di corrispondenza per regolare le transazioni interbancarie (solo una parte è considerata liquida essendo le risorse utilizzate per l’operatività corrente). Attraverso la simmetrica voce del passivo Debiti verso banche è possibile risalire alla posizione netta interbancaria.
  • Prestiti: vengono distinti in due sottoclassi, a seconda che essi abbiano scadenza determinata o indeterminata. Dei primi possono essere considerati liquidi solo quelli che scadranno entro l’OT prescelto (Prestiti in scadenza), mentre dei secondi viene considerata liquida solo la parte che può essere prudenzialmente ritenuta revocabile.
  • Titoli: tutti i titoli effettivamente monetizzabili e perciò disponibili: occorre perciò escludere i titoli che sono già stati costituiti in garanzia di precedenti operazioni finanziarie, quelli che non sarebbero accettati in garanzia e quelli per varie ragioni non liquidabili. Inoltre diviene necessario stimare in modo prudente la liquidità concretamente ottenibile, date le condizioni del mercato. Nel caso di vendite temporanee con impegno successivo di riacquisto sono poi detratti eventuali margini di garanzia e haircuts.
  • Depositi di clientela: vengono distinti in due sottoclassi, a seconda che essi abbiano scadenza determinata o indeterminata (depositi a vista): Dei primi possono essere considerati volatili solo quelli che scadranno entro l’OT prescelto (Depositi in scadenza), mentre dei secondi occorre stimare la parte che potrebbe essere utilizzata dai relativi creditori (parte volatile).
  • Obbligazioni: sono considerate volatili solo le obbligazioni che scadono entro l’OT prescelto.
  • Posizioni fuori bilancio: contratti stipulati dalla banca che nel presente non costituiscono attività o passività, ma potranno determinare flussi di cassa futuri in uscita (nuove attività -> “Impegni a erogare”) o in entrata (nuove passività -> “Linee di credito disponibili). Trattandosi di accadimenti in parte incerti, occorre stimare l’effetto di possibile assorbimento/apporto di liquidità con criterio prudenziale.

Il saldo fra attività monetizzabili (AM) e passività volatili (PV) indica la quantità di liquidità netta di cui la banca potrà ragionevolmente disporre nel periodo futuro considerato, pur sempre a condizione che le ipotesi sottostanti alla classificazione si verifichino. Nella prassi bancaria questo saldo viene denominato CASH CAPITAL POSITION (CCP).

CCP=AM-PV
CCP=AM-PV-IE
CCP=AM-PV-IE+LC

La circostanza, tipica per le banche, che la scadenza media ponderata dell'attivo sia superiore a quella del passivo implica necessariamente l'evidenza di un saldo CCP negativo su orizzonti temporali ravvicinati. Viceversa, nel medio-lungo periodo l’applicazione del metodo illustrato evidenzia una CCP positiva, per il fatto che una parte rilevante delle attività con scadenza lontana viene considerata monetizzabile e una parte rilevante delle passività a vista viene considerata stabile.

Pro: Tale metodo propone con immediatezza di leggibilità il profilo di liquidità riferibile alle singole attività e passività, secondo gli schemi contabili del bilancio.

Contro: Il singolo prospetto di riclassificazione fornisce solamente un'informazione puntuale della disponibilità di cassa che potrà formarsi entro l’OT, e non dice nulla in merito alla dinamica della formazione della liquidità. Questo difetto può essere superato producendo la riclassificazione per una serie di orizzonti temporali, sufficientemente frequenti, compresi fra il presente e l’OT.

Contro: Tale metodo, essendo riferito allo S.P., non considera i flussi generati dall’incasso dei ricavi e dal pagamento dei costi (anche se si deve riconoscere che rappresentano un aspetto minore).

Metodo dei flussi di cassa attesi

Il metodo dei flussi di cassa attesi assume come riferimento una situazione iniziale di stato patrimoniale e, partendo da...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AlexDima95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione della banca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Bertelli Ruggero.
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