Divina Commedia: la struttura dell'opera
Fonti classiche medievali, bibliche, evangeliche, patristiche e forse anche arabe, possono aver suggerito a Dante l’idea di un mondo dell’oltretomba e di un eventuale accesso da parte sua da vivo, che da quella prova abbia poi tratto occasione di arricchimento e di rinnovamento per se stesso e per gli altri uomini. Totalmente danteschi sono la grandiosa ampiezza del disegno poetico e la ricchezza e la varia articolazione del quadro raffigurato; è una potente rappresentazione di un mondo medioevale che cerca le vie della catarsi, del riscatto, in questa prospettiva l’anelito escatologico, l’affannosa aspirazione a un mondo di pace, giustizia e amore conforme ai dettami evangelici, ai quali Dante credeva fermamente, il valore esemplare di una straordinaria esperienza umana che viene proposta come un’altissima testimonianza di fede e di rigore morale, capace di raccogliere i timori, le attese e le inquietudini profonde dell’uomo ma anche di suggerire risposte che solo a una prima lettura possono apparire di una metafisica e una mistica lontana da noi.
Scrive Sio Chimenz nella sua opera Dante “Il miracolo della Commedia unico fra tutte le opere poetiche di qualsiasi letteratura e di aver dato voce e unità poetica a una sfera di interessi umani che pare immensurabile”; è proprio così perché da questo miracolo deriva un ulteriore miracolo della Commedia, ovvero la sua attualità, infatti essa non tramonta mai, manifesta una straordinaria capacità che non ha eguali, se si pensa che è un poema che ha 700 anni, infatti ha la capacità di continuare a parlare alla mente e al cuore dei lettori moderni con la stessa capacità di suggestione con cui aveva parlato ai contemporanei.
La simbologia numerica
Le strutture architettoniche del poema sono rigorosamente elaborate; la simbologia dei numeri assume una funzione cardine nel poema, oltre al numero 1 che si identifica con Dio stesso, si legge in maniera esplicita al XXVIII canto del Paradiso al verso 36; c’è poi il numero tre, il numero sacro per eccellenza che corrisponde alla trinità con i suoi multipli; il numero 7 che ha anche un’alta valenza simbolica che corrisponde ai giorni della creazione, anche il numero 10 e 4, quest’ultimo infatti se sommato a 3 dà 7. Questi numeri sono alla base del poema ed è evidente, infatti il poema è articolato in tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso, ognuna delle quali è composta da 33 canti per complessivi 99 che con l’aggiunta di un canto introduttivo iniziale arriva a 100 canti, un numero perfetto.
Il numero dei versi dei canti oscilla tra i 130 e i 150 circa, con un minimo di 115 e un massimo di 160, per ciascuna cantica abbiamo 4720 versi per l’Inferno, 4755 per il Purgatorio e 4758 per il Paradiso, per un totale di 14233 endecasillabi. Il numero tre governa anche la struttura metrica dell’opera, infatti essa è pensata in un’insolita terza rima concatenata, con uno schema rimico ABA BCB CDC DED EFE etc, che garantisce la ripetizione di ogni rima tre volte in ogni canto, tranne la prima e l’ultima che tornano solo due volte; si tratta di un'originale invenzione di Dante, finalizzata a dare un'impronta simbolica al metro del suo poema in un duplice senso, da un lato perché ogni strofa è composta di tre versi, per cui assume nella sua architettura il numero sacro; dall’altro essendo ogni terzina composta da due versi esterni in rima tra di loro che ne chiudono uno interno che rima con i due esterni della terzina successiva, si instaura nel canto una progressione della rima che accompagna ad ombra l’avanzamento del pellegrino nel suo viaggio verso Dio (è come se le rime si ricorressero e quindi danno l’idea del viaggio).
Il gusto delle simmetrie suggerisce di riservare il canto VI di tutte e tre le cantiche alla trattazione di temi politici con una progressione: dal tema circoscritto di Firenze (canto VI Inferno), al successivo tema dell’Italia (canto VI Purgatorio) col finire del tema universale dell’impero (Paradiso VI); così anche tutte e tre questi canti terminano con la parola stessa, che vuole essere un elemento di raccordo delle tre parti dell’opera e insieme, come dice Momigliano, “espressione di motivo ideale che corre attraverso il poema e lo innalza costantemente verso la meta”.
La cosmologia dantesca
Analoghe esigenze di simmetria ed equilibrio tra varie parti dominano poi la cosmologia dantesca, che è aderente al sistema Aristotelico Tolemaico che era il fondamento della dottrina cosmologica medievale, accordato però anche con i precetti della letteratura biblica, patristica, scolastica e adattato fantasticamente alle esigenze della rappresentazione poetica che Dante stava dando del mondo ultraterreno. Secondo questo disegno la Terra è immobile al centro dell’universo circondata dalla sfera dell’aria ed esterna alla sfera dell’aria c’è la sfera del fuoco, intorno ad esse ruotano i 9 cieli, immaginati come sfere concentriche e traslucide, a cui corrispondono i 7 pianeti: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno; oltre le quali si trova il cielo delle stelle fisse e il cielo cristallino o primo mobile, cosiddetto per la trasparenza e perché è il primo che gira e trasmette il moto alle sfere sottostanti, esterno a tutti è poi l’empireo - “Il cielo di pia luce infinito e mobile fuori dal tempo e fuori dallo spazio”.
Il globo terrestre è diviso in due emisferi, quello boreale o artico abitato dagli uomini e quello australe o antartico disabitato e coperto solo da acque. Al centro dell’emisfero boreale, tra il fiume Gange e le colonne d’Ercole, si trova Gerusalemme che è al centro del mondo, sotto Gerusalemme e sotto la crosta terrestre sta l’Inferno, che Dante immagina come immensa voragine a forma di cono rovesciato formatasi quando Lucifero si ribellò al suo creatore e cacciato dall’empireo precipitò sulla Terra la quale per il contatto con lui sprofondò in un’immensa voragine che lo portò al centro della Terra nel punto più lontano da Dio in assoluto, dove restò. La massa di Terra che si era ritratta si spostò sull'emisfero opposto dove formò un’alta montagna su un'isola in mezzo all’oceano, agli antipodi di Gerusalemme, sulla cui cima posta oltre la zona delle meteore, per cui sottratta a tutte le perturbazioni terrestri, si trova un'ampia piana verdeggiante: il Paradiso Terrestre. Questa montagna fu poi scelta da Dio dopo l’incarnazione di Cristo come sede del Purgatorio.
Non meno rispettose della simbologia numerica sono la conformazione e l’ordinamento giuridico e morale dei tre regni; nelle pareti scoscese della voragine infernale si stagliano 9 immensi terrazzi infernali detti cerchi che si restringono gradualmente verso il fondo, nei quali sono distribuiti i dannati secondo la qualità della loro colpa per scontare la pena che la giustizia divina ha loro inflitto. Superato l’ingresso vi è un antinferno che sommato ai 9 cerchi dà un totale di 10 regioni infernali distinte in tre grandi parti: l’Inferno, l’alto Inferno (contenente i primi cinque cerchi esterni alla città di Dite) e il basso Inferno interno alla città di Dite, solo il quinto e il sesto cerchio sono collocate sullo stesso piano e sono separati dalle mura infuocate che cingono la città di Dite; il VII cerchio è diviso in 3 gironi, l’ottavo detto malebolge è diviso in 10 bolge, e il nono è diviso in 4 zone.
Analogamente anche il Purgatorio è diviso in tre parti: l'antipurgatorio, il purgatorio vero e proprio e il Paradiso Terrestre. Il Purgatorio è costituito da 7 grandi cornici circolari che incidono la costa del monte dove si trovano le anime e il Paradiso Terrestre. L’antipurgatorio costituisce l'equivalente del limbo infernale perché entrambi ospitano degli spiriti che sono tormentati dal desiderio di vedere Dio che però nell’Inferno resterà inappagato, mentre nell’antipurgatorio no dato che essi avranno quella soddisfazione con l’ascesa al Paradiso dopo l’espiazione purgatoriale. Ancora una volta sommando le tre parti del Purgatorio si ha un totale di 9 e considerando una spiaggia dell’isola come una parte si arriva a 10, per cui 10 per l’Inferno e 10 per il Paradiso.
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