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Appunti Diritto privato

Appunti di diritto privato basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Romano dell’università degli Studi Parthenope - Uniparthenope, facoltà di economia, Corso di laurea in economia e amministrazione delle aziende. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto privato docente Prof. M. Romano

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4) FATTI GIURIDICI

Ogni fatto materiale è preso in considerazione dall’ordinamento in quanto incide su

interessi rilevanti giuridicamente. Più specificamente per il singolo accadimento va

verificato se coinvolge interessi futili e quindi indifferenti per l’ordinamento o al contrario

rilevanti.

4.1) FATTI GIURIDICI

I fatti giuridici sono gli accadimenti della realtà materiale rilevanti per

l’ordinamento giuridico, affinché però siano appunto rilevanti è necessario che sia

connesso al fatto l’effetto giuridico; quando ciò accade il fatto prende il nome di

fattispecie.

I fatti giuridici hanno una struttura che li distingue in semplici, complessi o a

formazione progressiva; la fattispecie semplice si esaurisce in un unico

accadimento, la fattispecie complessa si ha quando l'effetto tipico si produce solo

con il verificarsi di più fatti giuridici e la fattispecie a formazione progressiva invece

si ha quando più fatti sono previsti dall’ordinamento in sequenza cronologica.

Nella qualificazione dei fatti giuridici assume una fondamentale importanza

verificare se l’ordinamento presti tutela all’accadimento come tale oppure anche

alla partecipazione umana al fatto. Tramite ciò è possibile dividere i fatti giuridici in

fatti giuridici a senso stretto atti giuridici.

e

- FATTI GIURIDICI A SENSO STRETTO

I fatti giuridici a senso stretto sono i fatti materiali rispetto ai quali

l’ordinamento prescinde da ogni verifica di carattere soggettivo; il fatto come

tale assume importanza per l’ordinamento a prescindere se provenga

dall’uomo o meno e che sia volontario o meno.

- ATTI GIURIDICI

Gli atti giuridici sono i fatti umani compiti consapevolmente dalla persona

capace a cui poi l’ordinamento ricollega gli effetti giuridici.

E’ possibile distinguere gli atti giuridici in base a vari criteri ovvero

formazione, contenuto e valutazione. dichiarazione,

Per quanto riguarda la formazione distinguiamo la con il quale

l’atto è orientato ad esprimere verso l’esterno attraverso la parola lo scritto o

altri segni, essa è inoltre suddivisa in atti recettizzi che producono effetto nel

momento in cui il destinatario è a conoscenza e atti non recettizzi che

contegno

producono effetto alla redazione poiché non rivolti verso terzi; e il

il quale non presenta una vera e propria dichiarazione ma essa è desumibile

dai comportamenti.

Per quanto riguarda invece il contenuto gli atti si suddividono in atti giuridici

in senso stretto che sono i fatti dell’uomo e negozi giuridici che sono i mezzi

per esprimere l’autonomia privata.

Per quanto riguarda poi la valutazione si distinguono gli atti leciti che sono

atti conformi all’ordinamento giuridico e gli atti illeciti che sono in contrasto

con l’ordinamento giuridico.

4.2) ATTIVITA’

Di frequente i singoli fatti e atti giuridici vengono rilevati dall’ordinamento non solo

singolarmente ma anche in connessione tra loro, nasce così l’attività ovvero, appunto, la

coordinazione di più fatti e atti connessi tra loro che mirano a conseguire un unico scopo.

Gli effetti dell’attività si distinguono dagli effetti dei singoli atti e fatti.

4.3) VICENDE GIURIDICHE

Le vicende giuridiche sono i mutamenti dei rapporti e delle situazioni giuridiche soggettive

esprimono, quindi, la dinamica delle situazioni giuridiche dalla nascita fino all’estinzione.

Esse si distinguono in vicende costitutive, modificative e estintive; le prime segnano la

nascita di situazioni giuridiche soggettive e dunque l’acquisto di un diritto che non

esisteva , le seconde determinano il mutamento delle situazioni giuridiche soggettive, in

particolare si tratta di un trasferimento del diritto da un soggetto ad un altro, il terzo,

infine, segna la cessazione di situazioni giuridiche soggettive e quindi il diritto che prima

esisteva viene meno.

4.4) TITOLI DI ACQUISTO

I titoli di acquisto sono i fatti giuridici alla base delle singole vicende giuridiche e si

dividono in titoli d’acquisto a titolo derivativo nel quale vi è l’ acquisto di un bene o di un

diritto che già spettava ad un precedente proprietario, è quindi un vero e proprio

fenomeno successorio poiché da un precedente proprietario, definito dante causa, vi è un

nuovo proprietario definito avente causa; e titoli d’acquisto a titolo originario i quali

realizzano l’acquisto di un diritto nuovo.

4.5) L’INFLUENZA NEL TEMPO DEI FATTI GIURIDCI

Il tempo dei fatti giuridici tiene conto della durata del fatto giuridico o rileva il momento

specifico di quest’ultimo. Per l’ART. 2934 ogni diritto si estingue per prescrizione quando il

titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge; per tale comportamento si fa

riferimento ad una sanzione. I diritti indisponibili (diritti della personalità e quelli relativi

alle potestà familiari) e gli altri diritti dettati dalla legge non sono però prescrittibili.

La regola generale è che i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di 10 anni

salvi i casi in cui la legge dispone diversamente.

Durante il passare del tempo (il tempo che decorre alla prescrizione) però possono

nascere alcune situazione ovvero:

- SOSPENSIONE

Si ha sospensione della prescrizione quando il mancato esercizio del diritto è

giustificato dalla legge poiché si sono verificate determinate circostanze.

- INTERRUZIONE

Si ha interruzione della prescrizione quando il diritto è considerato esercitato.

A differenza della prescrizione (perdita di un diritto che era già nella sfera giuridica del

soggetto) vi è la decadenza la quale impedisce l’acquisto di un nuovo diritto e quindi

comporta la perdita della possibilità dell’acquisto di un diritto.

5) AUTONOMIA NEGOZIALE (AUTONOMIA PRIVATA)

Con autonomia privata si intende il potere dei privati di darsi autonomamente delle regole;

essa viene espressa attraverso i negozi giuridici.

5.1) NEGOZI GIURIDICI

I negozi giudici sono atti di autonomia privata mediante i quali il privato è autorizzato

dall’ordinamento giuridico a regole interessi individuali nei rapporti con gli altri soggetti.

Essi si differenziano dagli atti giuridici in senso stretto poiché assumono rilevanza non solo

la volontarietà e la consapevolezza ma anche la volontarietà dello scopo perseguito.

Ogni negozio giuridico consiste dunque in una manifestazione di volontà rivolta al

conseguimento di uno scopo giuridicamente rilevante.

Gli elementi essenziali del negozio giuridico sono:

- MENIFESTAZIONE DI VOLONTA’

Questa è l’espressione di volontà di chi compie l’atto; per volontà si intende la

tensione dei soggetti verso il perseguimento di un determinato scopo; è però

necessario che la volontà sia manifestata sia con una dichiarazione espressa o

tacita sia con l’attuazione dello scopo.

- SCOPO PERSEGUITO

Lo scopo perseguito indica lo scopo prefissa tosi degli autori.

- FORMA VINCOLATA

Una manifestazione di volontà deve avere una determinata forma per la sua

validità; quando non è richiesta dalla legge le modalità di manifestazione sono

dettata liberate dagli autori del negozio.

5.2) SOGGETTI DEL NEGOZIO GIURIDICO

Gli atti giuridici e perciò anche i negozi giuridici provengono a soggetti che sono gli autori

dell’atto. I soggetti quindi non sono elementi dell’atto ma ne restano all’esterno quali

autori dello stesso. E’ necessario che gli autori dell’atto abbiano la capacità di agire oltre

che la capacità giuridica.

Molto spesso si possono ritrovare tra i soggetti del negozio giuridico anche delle parti

ovvero dei centri di interesse che appunto non riguardano un solo soggetto bensì più di

uno.

5.3) LE FONDAMENTALI CATEGORIE DI NEGOZI GIURIDICI

Vi sono diverse categorie di negozi giuridici in base a diversi criteri.

- IN BASE ALLE PARTI, distinguiamo i negozi unilaterali quando provengono da una

sola parte e di solito sono recettizzi ad es. il testamento, i negozi bilaterali quando

provengono da due parti ed esprime un regolamento di interessi in grado di trovare

una soluzione che gratifica gli interessi delle due parti, e negozio plurilaterale

quando è finalizzato al soddisfacimento degli interessi di più di due parti con il

conseguimento di uno scopo comune.

- IN BASE AL CONTENUTO, distinguiamo i negozi in ragione della natura patrimoniale

che sono quelli che incidono sul patrimonio dei soggetti che a loro volta si

distinguono in negozi a titolo oneroso quando vi è un corrispettivo da pagare e

negozio a titolo gratuito; e non patrimoniale che sono quelli che incidono nella

dimensione personale del soggetto.

- IN BASE ALLA FORMA, distinguiamo i negozi solenni che necessitano di una forma

scritte per la loro validità e negozi non solenni per i quali non vi è necessaria la

forma scritta.

- IN BASE ALL’EFFICACIA, distinguiamo i negozi con effetti reali che realizzano lo

scopo pratico perseguito dai privati e negozi con effetti obbligatori che producono

degli obblighi a carico delle parti.

6) CLAUSOLE GENERALI

Le clausole generali sono delle fattispecie incomplete, inserite in altre norme; ad es. la

buona fede, la correttezza, il buon costume ecc.. per tale motivo l’interpretazione delle

clausole generali è soggetta a controllo.

6.1) BUONA FEDE

La buona fede esprime una convivenza civile con un vincolo di lealtà tra i vari soggetti.

Essa si distingue in:

- BUONA FEDE SOGGETTIVA

La buona fede soggettiva esprime uno stato soggettivo di ignoranza della realtà

giuridica, in particolare, la legge tutela la situazione soggettiva del soggetto che

senza colpa ignora l’esistenza di un diritto.

- BUONA FEDE OGGETTIVA

La buona fede oggettiva indica un dovere di comportamento e più precisamente il

dovere di comportarsi con lealtà e correttezza.

6.2) APPARENZA GIURIDICA

L’apparenza giuridica sta ad indicare una situazione in cui a terzi appare una situazione

giuridica diversa da quella reale. Essa può assumere la forma sia di apparenza pura che

quella di apparenza colposa; la prima vi è quando ricorrono due soli presupposti ovvero

uno stato di fatto che risponde ad una realtà giuridica e l’incolpevole convincimento del

terzo che le due situazioni coincidano, ad es. il debitore che paga ad un creditore

apparente è liberato se prova di essere in buona fede; la seconda invece vi è quando il

soggetto è colpevole poiché ha prodotto l’apparenza.

7) SOGGETTI

7.1) PERSONA FISICA E CAPACITA’ GIURIDICA

La capacità giuridica è l’attitudine ad essere titolare di situazioni giuridiche soggettive e

ad essere centro di imputazione di diritti ed obblighi. L’acquisto della capacità giuridica è

in relazione alla venuta ad esistenza dell’uomo, per tale motivo è un carattere essenziale

della persona umana che non può essere negato.

Inoltre anche i soggetti di diritto diversi dalle persone fisiche come ad es. le persone

giuridiche sono dotati di capacità giuridica e non solo per quanto riguarda il contenuto

patrimoniale ma anche per diritti di natura non patrimoniale come ad es. i diritti della

personalità.

Per quanto riguarda la persona fisica con la venuta ad esistenza deve essere sufficiente

che il neonato nasce vivo, per essere considerato morto deve sussistere “la cessazione

irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo”; mentre situazioni diverse si hanno con

riguardo alla scomparsa poiché i provvedimenti si giustificano da parte del legislatore in

una situazione di temporaneità circa l’esistenza della persona, all’assenza poiché viene

definita tale quando trascorsi due anni dal giorno in cui risale l’ultima notizia i presunti

successori o chiunque ne abbia motivo può domandare al tribunale che ne sia dichiarata

l’assenza, e alla morte presunta poiché trascorsi 10 anni dal giorno a cui risale l’ultima

notizia il tribunale può dichiarare la morte presunta.

7.2) CAPACITA’ DI AGIRE

Per capacità d’agire si intende l’attitudine a compiere atti idonei ad incidere sulla propria

sfera giuridica a partire dal compimento del diciottesimo anno. Vi è una riduzione della

capacità di agire o addirittura una perdita, però, se vi sono particolari condizioni psichiche

e fisiche. 8) DIRITTI DELLA PERSONALITA’

I diritti della personalità sono diritti soggettivi assoluti aventi ad oggetto aspetti essenziali

della personalità umana; non hanno carattere patrimoniale e sono ad es. il diritto alla vita,

al nome, all’onore ecc...

Le caratteristiche dei diritti della personalità sono:

- ESSENZIALI, poiché tutelano le ragioni fondamentali della vita

- ASSOLUTI, poiché come tali sono diritti opponibili a tutti

- NON PATRIMONIALI, poiché non sono valutabili economicamente

- PERSONALISSIMI,poiché avendo ad oggetto un modo di essere della persona sono

collegati ad essa in maniera inscindibile

- INALIENABILI,poiché non avendo carattere patrimoniale ed essendo personalissimi

non possono essere ceduti ad altri soggetti, nemmeno attraverso rinunzia,

transazione ecc...

- INTRASMIBBILI, poiché non fanno parte del patrimonio della persona, e quindi non

possono essere trasmessi per atto tra vivi o mortis causa

- IMPRESCRITTIBILI,poiché possono essere fatti valere in qualsiasi momento non si

prescrivono per il non uso e non possono essere oggetto di usucapione

8.1) TUTELA

La tutela è istituto giuridico per il quale una persona è appositamente nominata per

provvedere alle necessità di minori non sottoposti alla potestà dei genitori ovvero di

soggetti interdetti e può esercitare diversi poteri e doveri, secondo le modalità stabilite

dalla legge.

8.2) TIPOLOGIE DI DIRITTI DELLA PERSONALITA’

I vari diritti della personalità sono:

- DIRITTO ALLA VITA

Il diritto alla vita è tutelato da una serie di norme alcune delle quali puniscono

anche penalmente chiunque cagioni la morte di un uomo o gli provochi delle lesioni

personali.

- DIRITTO ALL’INTEGRITA’ FISICA

Il diritto all’integrità fisica vieta ad un soggetto di compiere atti di disposizione del

proprio corpo quando provocano una diminuzione permanente dell'integrità fisica.

- DIRITTO ALLA SALUTE

Il diritto alla salute ad oggi tutela uno stato di completo benessere fisico, mentale e

sociale, quindi con riferimento al benessere del soggetto nell'ambiente salubre e

alla fruibilità dei servizi minimi sufficienti per l'integrità fisica e sociale

dell'ambiente.

- DIRITTO ALL’IMMAGINE

L’immagine come anche il nome sono un aspetto della personalità e in quanto tali

fanno si che l’interesse per coloro da parte del soggetto venga tutelato con la

possibilità di esprimere il consenso o meno alla diffusione del proprio ritratto e del

proprio nome.

- DIRITTO ALLA RISERVATEZZA

Il diritto alla riservatezza garantisce l’intangibilità dell’intimità della vita privata

della persona.

- DIRITTO ALLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Il diritto alla protezione dei dati personali indica che il trattamento dei dati personali

debba essere svolto nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, e quindi della

dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità

personale e al diritto di protezione dei dati personali. Per dati personali si considera

qualunque informazione relativa a persona fisica, giuridica, ente o associazione.

- DIRITTO ALL’IDENTITA’ PERSONALE

Con il diritto all’identità personale ogni individuo ha il diritto di vedersi descritto

esattamente così come è, senza inesattezze che ne stravolgano la personalità agli

occhi del pubblico. L’identità personale, quindi, attiene alla proiezione del sè nel

sociale. 9) ENTI

9.1) PERSONA GIURIDICA

La persona fisica non è per l’ordinamento l’unica entità ad avere la capacità giuridica,

accanto ad essa ritroviamo infatti gli enti ovvero le organizzazioni di beni e persone aventi

un centro di imputazione di situazioni giuridiche soggettive; vengono definite per tale

motivo persone giuridiche.

Gli elementi costitutivi della persona giuridica sono distinti in base alla componente

materiale e quindi persone, patrimonio e scopo e in base alla componente formale ovvero

il riconoscimento.

Per quanto riguarda l’elemento personale è necessario affinché vi sia l’esistenza della

persona giuridica anche l’esistenza delle persone fisiche; per quanto riguarda il patrimonio

è necessario che la persona giuridica abbia a disposizione un adeguato complesso di beni

per far fronte allo svolgimento dell’attività dell’ente; per quanto riguarda invece lo scopo

l’aggregazione di persone e beni deve avvenire per la realizzazione di una determinata

finalità.

Al concetto di personalità giuridica si è sostituito con il tempo il concetto di soggettività

giuridica poiché quest’ultima comprende un concetto più ampio che dovrebbe far valere

come tale oltre le persone fisiche e giuridiche anche gli enti non riconosciuti.

9.2) TIPOLOGIA DEGLI ENTI

Gli enti vengono classificati in base al loro scopo e al loro riconoscimento, distinguiamo

quindi:

- ENTI PUBBLICI E PRIVATI

La distinzione tra enti pubblici e privati è proprio una di quelle distinzione fatte in

base allo scopo poiché gli enti pubblici dovrebbero perseguire fini di carattere

pubblico e gli enti privati invece fini di carattere privato.

- ENTI LUCRATIVI E NON

Anche questa distinzione si base sullo scopo degli enti, infatti riconosciamo negli

enti lucrativi uno scopo di profitto, mentre gli enti non lucrativi come ad es. le

associazioni non hanno come scopo quello del profitto. Nella realtà però non si

esclude che possono esserci enti che svolgono sia scopo lucrativi che non.

- ENTI RICONOSCIUTI E NON

L’unica vera differenza tra gli enti riconosciuti e non è ormai solo in base alle

responsabilità inerenti alle obbligazioni assunte in nome e per conto dell’ente

stesso.

9.3) ATTIVITA’

L’ente in quanto per sua natura non è dotato di fisicità ha la necessità di servirsi di altri

soggetti (persone fisiche) per organizzare la sua vita interna ed anche al fine di

rappresentare la propria volontà verso l’esterno; tali soggetti sono gli organi dell’ente.

Con riguardo all’attività negoziale (autonomia privata) anch’essa è eseguita da parte degli

organi amministrativi e per tale motivo quest’attività prende il nome di rappresentanza

organica. 10) PROPRIETA’

La proprietà è il diritto di godere e disporre delle cose nella maniera più assoluta, purché

non se ne faccia un uso vietato dalle leggi e dai regolamenti (diritto della proprietà*).

Le caratteristiche della proprietà sono pienezza, esclusività ed elasticità in quanto il

proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, sempre

entro i limiti stabiliti dall’ordinamento giuridico.

In particolare per pienezza si intende che al proprietario spettano qualsiasi forme di

godimento del bene, per esclusività si intende che al proprietario spetta la possibilità di

escludere chiunque dal proprio diritto e infine per elasticità si intende la modifica del

diritto al momento che quest’ultimo spetti ad altri ad es. il mio diritto di proprietà su un

bene immobile si comprime se lo do in usucapione ad altri.

10.1) DIRITTO DELLA PROPRIETA’*

Per contenuto del diritto di proprietà si intendono l’insieme delle facoltà e dei poteri

riconosciuti al titolare in vista della realizzazione del proprio interesse.

10.2) PROPRIETA’ FONDIARIA fondo

Con la proprietà fondiaria si fa riferimento al che riguarda i beni immobili; Il fondo,

sia esso rustico che urbano, è delimitato nello spazio, tanto in senso orizzontale, quanto in

senso verticale. La sua delimitazione orizzontale è di carattere geometrico: il fondo si

limita ai confini che segnano il limite del diritto del proprietario. La proprietà del suolo si

estende sì al sottosuolo e a tutto ciò che questo contiene; si estende sì allo spazio

sovrastante; il proprietario può eseguire sì scavi nel sottosuolo ed effettuarvi opere, come

può utilizzare lo spazio sovrastante per innalzare costruzioni, piantare alberi o altro. Ma il

suo diritto non è illimitato: il proprietario del suolo non può opporsi ad attività altrui che si

svolgano a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante che egli

non abbia interesse ad escludere. Il criterio che consente di identificare il limite della

proprietà in senso verticale è di natura economica: la proprietà si estende fin dove

il proprietario del suolo può dimostrare di avere un interesse ad esercitare il

suo diritto esclusivo. Oltre questo limite, il sottosuolo e lo spazio aereo sono da

considerarsi cose comuni di tutti.

Da tale definizione possiamo desumere che cosa sono le immissioni e i rapporti di vicinato.

- LE IMMISSIONI, sono tutte le propagazioni intese come fumo, rumore, calore ecc..

Per l’ART. 884 il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni derivanti

dal fondo del vicino se non superano la normale tollerabilità.

- RAPPORTI DI VICINATO, l’ordinamento giuridico tutela tali rapporti limitando

l’attività di godimento dei proprietari entro i propri confini attraverso le distanze, lo

stillicidio, gli scavi, i fossi ecc..

Per quanto riguarda le distanze il principio generale dettato dal codice è che tra le

costruzioni vi sia una distanza non minore di 3 metri, per quanto riguarda lo

stillicidio invece il proprietario deve costruire i tetti in maniera che le acque piovane

scolino sul suo terreno e non in quello del vicino.

La proprietà fondiaria si divide in proprietà edilizia la quale si intende la costrizione di

palazzi ecc.. e proprietà agraria che riguarda il diritto allo sfruttamento del suolo.

10.3) PROPRIETA’ INTELLETTUALE

Essa è l’insieme di diritti legali volti ad assicurare la tutela delle creazioni della mente

umana in campo scientifico, industriale e artistico. Possono essere protetti da proprietà

intellettuale le invenzioni, i lavori letterari e artistici, i simboli, i nomi,le immagini e i

disegni. 11) ACQUISTO E TUTELA DELLA PROPRIETA’

11.1) MODI D’ACQUISTO

I Modi d’acquisto della proprietà possono essere a titolo originario che sono quelli in cui

l’acquisto del diritto in capo al soggetto non dipende dalla precedente titolarità del diritto

in capo ad un altro soggetto, e a titolo derivativo che sono quelli in cui, invece, vi è una

dipendenza dell’acquisto dal diritto di un altro soggetto che ne era precedentemente

titolare.

In particolare con riferimento ai modi d’acquisto a titolo originario ritroviamo l’usucapione,

l’occupazione, l’invenzione, l’accessione, la specificazione e l’unione o commistione.

- OCCUPAZIONE

L’occupazione è il comportamento di materiale impossessamento della cosa; ciò

che può essere occupato è il bene mobili poiché non è di proprietà di qualcuno, di

conseguenza non possono acquistarsi per occupazione gli immobili, i quali se non

sono di proprietà di qualcuno saranno di proprietà dello stato. L’occupazione è un

atto reale e di conseguenza un atto giuridico in senso stretto.

- INVENZIONE

L’invenzione riguarda le cose smarrite o sottratte al proprioeteraio o da lui

dimenticate, ancora oggetto quindi di proprietà altrui a differenze di quelle

abbandonate; anche tale acquisto della proprietà riguarda beni mobili.

Chi trova la cosa non ne acquista la proprietà ma ha l’obbloigo di restituirla al

proprietario e se non lo conosce di consegnarla immediatamente al sindaco del

luogo in cui l’ ha trovata indicando le circostanze del ritrovamento. Passato un anno

da tale formalità se il proprietario non si presenta allora il trovatore ne acquisirà la

proprietà; il ritrovatore, però, nel caso in cui restituisce la cosa al proprietario ha

diritto ad un premio pari al decimo della somma ritrovata.

- ACCESSIONE

L’accessione può essere intesa in senso ampio e quindi come modo di acquisto

della proprietà in conseguenza dell’unione di altre cose alla propria, o in senso

stretto nel quale vi è l’incorporazione di mobili ad immobili. Secondo l’ART. 934

qualunque piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo

appartiene al proprietario.

Nel caso in cui nella costruzione di un edificio, però, si sconfina nel terreno vicino,

tenuto conto delle circostanze e della buona fede, si può attribuire al costruttore la

proprietà dell’edificio e del suolo occupato; occorre, ovviamente, la prova della

buona fede.

- SPECIFICAZIONE

Nel caso della specificazione vi è la trasformazione della cosa da parte dell’uomo e

di conseguenza ne diventa proprietario ovvero se una persona trasforma una

materia altrui in una nuova, pagando il prezzo al proprietario diventa lui stesso

proprietario.

- UNIONE O COMMISTIONE

Con l’unione o commistione si fa riferimento al caso dell’accessione di un bene

mobile ad un altro. Se le cose mobili appartenenti a diversi proprietari sono state

unite o mescolate, in modo da formare un tutto ma comunque sono separabili senza

deterioramento allora ciascuno conserva la sua proprietà ed ha diritto a chiedere la

separazione; se le cose mobili,invece, sono diventate inseparabili la proprietà

diventa comune.

E’ da dire quindi che la commistione caratterizzata dalla perdita di personalità delle

cose determina sempre l’inseparabilità, l’unione invece lascia come tale l’identità

delle cose e quindi può determinare una situazione di separabilità.

Questa regola però non vale nel caso in cui una delle cose può essere considerata

principale poiché in questo caso il proprietario della cosa principale acquista la

proprietà del tutto.

11.2) AZIONI A TUTELA DELLA PROPRIETA’

Il codice disciplina quattro azioni a tutela della proprietà, le quali vengono definite azioni

petitorie che sono azione di rivendicazione, la quale può essere esercitata dal proprietario

nei confronti di chiunque possieda o detenga la cosa al fine di ottenere la restituzione;

azione negatoria,la quale il proprietario può dichiarare l’inesistenza dei diritti affermati da

altri sulla cosa (la prova è necessaria solo se il convenuto vuole dichiarare il contrario);

azione di regolamento di confini, la quale determina i confini tra due fondi nel caso in cui

questi siano incerti; azione per apposizione di termini, la quale fa si che ciascuno dei

proprietari, se tra i loro fondi mancano o sono diventati irriconoscibili i termini, ha diritto a

chiedere ch essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni.

Al proprietario, al titolo di altro diritto reale di godimento su cosa altrui e al possessore

spettano le azioni di nunciazione, che sono denunzia di nuova opera e denunzia di danno

temuto. Queste ultime sono azioni cautelari poiché sono indirizzate a prevenire il pericolo

di danni derivanti da opere intraprese o da cose esistenti su altri fondi.

Per quanto riguarda la denunzia di nuova opera, chi pensa di temere che da una nuova

opera (come costruzione, scavi ecc..) intrapresa da altri su un fondo proprio o altrui, stia

per arrecare danno ad una sua cosa può denunziare all’autorità giudiziaria la nuova opera,

purchè questa non sia terminata e non sia trascorso un anno dal suo inizio; non occorre

quindi che il danno si realizzi o sia certo.

Con la denunzia di danno temuto, invece, chi teme che da qualsiasi edificio, albero o altra

cosa derivi un pericolo di danno grave e prossimo ad una sua cosa può denunziare il fatto

all’autorità giudiziaria e ottenere, secondo le circostanze, che si provveda per eliminare il

pericolo.

Le azioni di nunciazione si caratterizzano per la presenza di due fasi: la prima ha carattere

cautelare in quanto rivolta ad assicurare gli effetti della futura decisione, mentre la

seconda tende ad accertare l’esistenza o meno dei presupposti.

12) DIRITTI REALI DI GODIMENTO SU COSA ALTRUI

Nel quadro nei diritti assoluti la categoria dei diritti reali comprende da una parte la

proprietà e da una parte i diritti reali su cosa altrui che a secondo del tipo di interesse

tutelato si dividono in diritti reali di godimento e diritti reali di garanzia, i primi

conferiscono al titolare la possibilità di esercitare sulla cosa di proprietà altrui facoltà di

godimento, i secondi invece conferiscono al creditore che ne sia titolare il diritto di essere

soddisfatto con preferenza rispetto agli altri creditori. (VEDI SCHEMA SU FOGLIO)

In particolare i diritti reali di godimento su cosa altrui sono definiti diritti reali limitati in

quanto conferiscono al relativo titolare solo alcune determinate facoltà di godimento.

I diritti reali limitati si prescrive dopo 20 anni che vi sia stato un mancato esercizio, con la

conseguente, ovviamente, riespansione del diritto del proprietario nella pienezza. Altre

simili estinzioni del diritto di godimento su cosa altrui avvengono con la rinunzia da parte

del titolare o con la confusione ovvero quando si riuniscono nella stessa persona

proprietario e titolare del diritto di godimento su cosa altrui.

Il codice civile disciplina per diritti reali di godimento su cosa altrui i seguenti:

- SUPERFICIE

Il diritto di superficie regola la proprietà riguardate le costruzioni separate dalla

proprietà del suolo su cui insistono.

L’ART. 952 prevede la costituzione da part del proprietario del suolo del diritto di

fare e mantenere una costruzione al di sopra del suolo a favore di altri che ne

acquista la proprietà, tale situazione viene definita concessione di costruzione. Il

diritto di superficie non si estingue ma si prescrive per effetto del non uso per 20

anni.

- ENFITEUSI

Con l’enfiteusi il proprietario (CONCEDENTE) cede il godimento di un immobile ad

un altro soggetto (ENFITEUTA) che acquista su di esso facoltà e poteri

sostanzialmente corrispondenti a quelli spettanti al proprietario con l’obbligo di

migliore il fondo e di pagare un canone. La durata dell’enfiteusi può essere

perpetua o temporanea, quella minima inoltre è di 20 anni.

L’enfiteusi può essere costituita per contratto o per testamento, nel caso di

contratto si richiede la forma scritta.

Nel caso di alienazione del proprio diritto da parte dell’enfiteuta il nuovo enfiteuta

resta obbligato in solido con il precedente per il pagamento dei canoni; non è

ammessa invece la subenfiteusi.

La cessazione dell’enfiteusi può avvenire mediante il diritto di affrancazione ovvero

il potere dell’enfiteuta di conseguire la proprietà del fondo mediante la

corresponsione al concedente di una somma di denaro e mediante il diritto di

devoluzione ovvero il potere di far cessare il rapporto di enfiteusi sul fondo nei casi

in cui o l’enfiteuta deteriora il fondo o non lo migliora o se è in mora nel pagamento

di due annualità del canone.

- USUFRUTTO

Con l’usufrutto si ha una situazione in cui l’usufruttario ha diritto di godere della

cosa, traendone tutte le utilità che essa offre, spettandogli tutti i frutti naturali e

civili per la durata del suo diritto; per trarre tali utilità, quindi, ha il diritto di

possedere la cosa.

Una particolare caratteristica dell’usufrutto è la temporaneità poiché la durata non

può eccedere la vita dell’usufruttuario e per quanto riguarda le persone giuridiche

non può andare oltre i trenta anni.

L’usufrutto può avere ad oggetto qualsiasi bene, mobile o immobile, comprese le

universalità di fatto come ad es. una mandria e di diritto come ad es. l’eredità e

quindi anche le aziende. In caso di miglioramenti l’usufruttuario ha diritto ad una

indennità; se l’usufrutto invece comprende cose deteriorabili l’usufruttuario può

servirsene normalmente e le deve restituire come sono in quel momento.

L’usufrutto può avere come oggetto anche cose consumabili in questo caso

l’usufruttuario si sere di esse in quanto ne acquista la proprietà ma con l’obbligo di

pagarne il valore al termine dell’usufrutto.

L’usufruttuario può cedere ad altri il suo diritto per un determinato periodo o per

tutta la durata dell’usufrutto; quest’ultimo però termina lo stesso anche in capo al

cessionario in caso di morte dell’ usufruttuario originario.

L’usufruttuario il quale prende le cose nello stato in cui si trovano ha l’obbligo di

restituire le cose oggetto del suo diritto al termine di esso e nel loro godimento

deve usare la diligenza del buon padre di famiglia; deve effettuare, inoltre, le spese

per la custodia, l’amministrazione e la manutenzione ordinaria (quelle straordinarie

sono invece a carico del proprietario).

Per l’usufrutto vi è però un canone annuale da pagare e l’usufruttuario per tutelare

può utilizzare azione confessorie.

L’estinzione dell’usufrutto si verifica per scadenza del termine eventualmente

apposto, per morte dell’usufruttuario, per prescrizione per non uso per 20 anni, per

riunione dell’usufrutto e della proprietà nella stessa persona, per distruzione totale

della cosa e nel caso in cui l’usufruttuario abusi del suo diritto.

L’usufrutto può essere anche a favore di più soggetto con diritto di accrescimento

tra loro, tale usufrutto viene definito congiuntivo poiché la quota di ciascuno si

accresce ogni volta che viene a mancare uno dei soggetti.

- USO E ABITAZIONE

L’uso e l’abitazione sono diritti di godimento su cosa altrui simili all’usufrutto per

tale motivo vengono applicate le stesse disposizioni. Caratteristiche di uso e

abitazione sono, però, la personalità poiché non possono essere ceduti o dati in

locazione e la temporaneità, che come l’usufrutto, sono limitati alla vita del

soggetto.

Essi possono essere costituiti per contratto e testamento.

Il titolare del diritti d’uso può servirsi della cosa, di cui ha il diritto di possedere, e se

essa è fruttifera può fare suoi i frutti nei limiti però di quanto occorra per soddisfare

i suoi bisogni e della sua famiglia.

Il diritto di abitazione invece è un particolare diritto d’uso poiché conferisce al

titolare la possibilità di abitare la casa che ne costituisce oggetto, sempre però

entro i limiti dei bisogni suoi e della sua famiglia.

- SERVITU’ PREDIALI

La servitù prediali consiste nel peso imposto sopra un fondo per l’utilità di un altro

fondo appartenente a diverso proprietario. Si tratta di un vero e proprio diritto reale

di godimento su cosa altrui in quanto al titolare (proprietario fondo dominante) è

riconosciuto sul fondo di proprietà altrui (fondo servente) l’esercizio in via diretta di

facoltà di godimento per trarne una determinata utilità.

Le servitù prediali in base a vari criteri si suddividono in servitù apparenti e non per

quanto riguarda l’esistenza o meno di opere visibili e permanenti o di passaggio; in

servitù continue e discontinue per quanto riguarda la prescrizione; in servitù

positive e negative per quanto riguarda ciò che deve sopportare il proprietario del

fondo dominante o ciò che non deve fare.

Una distinzione ancora più importante è però tra servitù coattive o legali le quali

sono servitù che possono essere imposte al proprietario di un fondo a prescindere

dal suo consenso ovviamente con una indennità da riscuotere e in servitù volontarie

le quali possono avvenire o per contratto o per testamento a titolo derivativo e

richiedono il consenso del proprietario o di tutti i comproprietari.

13) COMUNIONE E CONDOMINIO

13.1) COMUNIONE

La comunione è la situazione che si determina quando la proprietà o altro diritto reale

spetta in comune a più persone; se invece sussistono più diritti di proprietà su uno stesso

bene è ammessa la contitolarità dello stesso.

La comunione può essere volontaria quando sorge per volontà delle parti o incidentale

quando sorge indipendentemente dalla volontà delle parti.

Per regolare la partecipazione di ciascuno alla contitolarità del diritto l’ordinamento ricorre

al concetto di quota ovvero, quindi, con il diritto a una quota ideale della cosa

intendendosi con ciò che non si tratta di diritto su una parte della cosa in senso fisico ma

solo nel caso di scioglimento alla divisione della stessa.

In altre parole la quota indica la misura della partecipazione di ciascun contitolare ed

inoltre si presume che sia uguale per tutti.

Per l’utilizzo del bene ogni partecipante può utilizzarla individualmente tendo conto però

di ciò che spetta anche agli altri partecipanti.

Questi ultimi sono tenuti a partecipare alle spese necessarie per la conservazione della

cosa in porzione alla quota e sono tenuti ad amministrarla.

La comunione prevede la rinunzia e in tal caso andranno ad aumentare le quote degli altri

partecipanti ed inoltre ognuno di questi ha il diritto di chiedere lo scioglimento e la

divisione della cosa che avviene materialmente laddove è possibile.

13.2) CONDOMINIO NEGLI EDIFICI

Secondo il codice civile per il condominio negli edifici ciascuno ha la proprietà individuale

di un piano o porzione del piano ed è allo stesso tempo contitolare di tutte le parti comuni

dell’edificio, le quali sono le fondamenta, i tetti, i porticati, i portoni, i cortili ecc..

Nessuno può rinunziare al suo diritto riguardante le parti comuni e di conseguenza non

può sottrarsi al pagamento delle spese per la relativa conservazione; per tale motivo è

prevista la presenza di un amministratore quando i condomini sono più di otto.

13.3) MULTIPROPRIETA’

Con il termine multiproprietà si intende una pratica commerciale in cui più soggetti sono

pieni proprietari di uno stesso immobile, goduto da ciascuno, a turno, per una frazione

limitata dell'anno. 14) POSSESSO

Si definisce possesso il potere su una determinata cosa, il soggetto quindi è titolare di un

diritto poiché tiene un comportamento che gli sarebbe consentito dalla titolarità della

proprietà. ius possidendi

Si fa riferimento in tale contesto allo quale diritto del titolare del potere di

ius possessionis

possedere la cosa concretamente e allo quale insieme dei diritti che

derivano dal possesso.

Il possesso se riguarda diritti reali di godimento di cosa altrui è minore.

14.1) DETENZIONE

La detenzione si differenzia dal possesso in quanto la prima indica avere una cosa nella

propria materiale disponibilità e invece la seconda indica un comportarsi come

proprietario della cosa.

L’ordinamento ammette cosi che il possessore resti tale anche se altri sia nella sua

immediata disponibilità di fatto della cosa (possesso indiretto) e quindi nella detenzione

l’intenzione è quella di tenere la cosa di altri.

Secondo l’ART. 1141 l’ordinamento presuppone che siano tutti possessori a meno che non

ci sia la prova che qualcuno è detentore; la distinzione tra i due è molto sottile infatti per

riconoscerla è essenziale avere un titolo della detenzione.

In alcuni casi il detentore può trasformarsi in possessore, non è sufficiente però che cambi

l’atteggiamento psicologico infatti l’ART. 1141 prevede anche la trasformazione che

accade solo in due casi ovvero quando il titolo muta per causa proveniente da un terzo

oppure quando il detentore fa opposizione contro il possessore.

Inoltre secondo l’ART.1144 se non viene restituito un bene detenuto entro il tempo

indicato ed il possessore è tollerante di ciò allora vi è un cambio di titolo.

14.2) OGGETTO E VICENDE DEL POSSESSO

Possono essere oggetto del possesso tutte le cose aventi una realtà oggettivamente

percepibili.

Per quanto riguarda l’acquisto del possesso esso può avvenire originariamente con

l’impossessamento (modo di acquisto originario del possesso si realizza mediante

l’apprensione materiale della cosa) o derivativamente a seguito di trasmissione da parte

di altri.

Tale situazione è un atto giuridico in senso stretto e quindi necessità la capacità di

intendere e di volere.

Per quanto riguarda la perdita invece essa può avvenire per la distruzione della cosa, per

abbandono della cosa o per la sua restituzione.

Fondamentale per il possesso è il tempo infatti il possessore attuale che abbia posseduto

però anche in tempo remoto si presume che sia stato possessore anche nel tempo

intermedio; l’attuale possessore di conseguenza non dovrà fornire la prova di avere

posseduto in ogni momento ma può provare il suo possesso in un momento anteriore.

14.3) EFFETTI DEL POSSESSO

Gli effetti del possesso sono raggruppati in base a 3 problemi:

- DIRITTI ED OBBLIGHI DEL POSSESSORENELLA RESTITUZIONE DELLA COSA

Il possessore in buona fede fa suoi i frutti fino al giorno della domanda giudiziale

della restituzione, il possessore di male fede quindi non è ritenuto meritevole di

tutela e deve quindi restituire i frutti.

- POSSESSO DI BUONA FEDE DEI BENI MOBILI

Il possesso di buona fede può riguarda anche i beni mobili e si ha quindi un

possesso ricevuto da chi non è il proprietario che fa acquistare di conseguenza la

proprietà al possessore solo se il possesso è stato conseguito in buona fede e se

esiste un titolo idoneo al trasferimento della proprietà.

- USUCAPIONE

L’usucapione è un modo d’ acquisto a titolo originario mediante il possesso della

cosa stessa per un periodo di tempo stabilito dalla legge. Perché si possa parlare di

usucapione il possesso deve avere dei requisiti ovvero pacifico e pubblico (non deve

essere acquistato in modo violento),continuato (non deve mai interrompersi il

possesso) e non interrotto (l’interruzione avviene solo in modo naturale ovvero vi è

l’impossibilità di esercitare il potere sulla cosa, nel caso non sia così si può

interrompere solo su domanda giudiziale).

L’usucapione produce l’acquisto con modalità temporali diverse a secondo del tipo

di bene, per quanto riguarda i beni immobili, per le universalità di mobili e per i beni

mobili è necessario il possesso protratto per 20 anni, mentre per i beni mobili

registrati sono necessari 10 anni.

14.3) POSSESSO DI BUONA FEDE

Viene considerato possesso in buona fede quando chi possiede ignorando di arrecare

danno al diritto altrui. Il possesso viene sempre considerato in buona fede e quindi va

provata la malafede.

14.4) AZIONI A TUTELA DEL POSSESSO

Il possesso riceve una tutela diretta dall’ordinamento indipendentemente dalla buona o

mala fede e pure se contro lo stesso proprietario. Le azioni a tutela del possesso sono due:

- AZIONE DI REINTEGRAZIONE (Concessa al possessore e al detentore)

Essa compete a chi sia stato violentemente spogliato del possesso al fine di

ottenere la reintegrazione del possesso medesimo. L’azione deve essere esercitata

entro un anno dallo spoglio.

- AZIONI DI MANUTENZIONE (Concessa solo al possessore)

Essa è diretta ad ottenere da parte di chi sia stato molestato la cessazione delle

molestie arrecategli entro un anno da quando queste sono verificate. La molestia si

distingue dallo spoglio in quanto nella prima ipotesi la cosa permane nella

disponibilità del possessore; le molestie possono essere di fatto e quindi vi è

un’attività materiale o di diritto e quindi si tratta del compimento di atti giuridici

volti ad impedire o ad ostacolare il possesso.

15) OBBLIGAZIONI E RAPPORTO OBBLIGATORIO

vincolo giuridico

L’obbligazione consiste in un tra due soggetti, nel quale un soggetto,

detto debitore, è tenuto ad un comportamento verso un altro soggetto, detto creditore,

per soddisfare un interesse anche non patrimoniale di quest’ultimo. I due soggetti sono

titolari di situazioni giuridiche soggettive correlate, rispettivamente, di debito e di credito

ovvero passiva e attiva.

15.1) FONTI DELLE OBBLIGAZIONI

Per fonti di obbligazioni si intendono i fatti giuridici da cui le obbligazioni derivano.

Secondo l’ART. 1173 le obbligazioni derivano “da contratto, da fatto illecito o da ogni altro

atto o fatto idoneo a produrle in conformità con l’ordinamento giuridico”.

Le fonti d’obbligazione rappresentano i titoli che identificano i rapporti obbligatori, infatti

uno dei criteri di identificazione oltre al suo contenuto (prestazione) è appunto la causa

ovvero il titolo.

Il sistema delle fonti di obbligazione è organizzato in tre classi; le prime due sono il

contratto e il fatto illecito di cui il primo è fondato sul consenso ed il secondo sulla legge,

la terza invece è riferita ad ogni altro o fatto non riconducibili al contratto e al fatto illecito.

Le fonti possono essere distinte tra fonti volontarie e fonti legali a seconda che le

obbligazione derivino o dalla volontà degli interessati o dalla legge.

Le fonti volontarie sono riferite all’emissione dell’autonomia privata, quindi con negozi

unilaterali o con contratti, le fonti legali invece derivano appunto dalla legge e quindi chi

senza giusta casa si è arricchito a danno di una persona è tenuto ad indennizzarla della

correlativa diminuzione del patrimonio.

15.2) STRUTTURA DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

Si fa ricorso al rapporto obbligatorio quando si ha necessità di realizzare un interesse che

non si è in grado di soddisfare personalmente e autonomamente e quindi vi è l’esigenza di

avvalersi dell’attività di un altro soggetto.

La struttura del rapporto obbligatorio è quindi caratterizzata dalla correlazione di una

posizione di credito e di una posizione di debito.

Le obbligazioni sono diritti di credito, e quindi relativi, e per tale motivo sono

caratterizzate da mediatezza e relatività, a differenza dei diritti reali che sono immediati e

assoluti, in quanto il credito è realizzabile solo tramite la cooperazione di altro soggetto e

può essere fatto valere sono nei confronti del debitore.

I caratteri del rapporto obbligatorio sono i soggetti, il contenuto, l’oggetto e che la

prestazione deve essere economicamente valutabile e il comportamento del debitore è

essenziale per il soddisfacimento del creditore.

- SOGGETTI

I soggetti sono i titolari delle situazioni soggettive di credito e di debito; titolare

della situazione attiva è il creditore e titolare della situazione passiva è il debitore.

I soggetti quali titolari di due situazioni opposte e correlate esprimono due centri di

interessi diversi, può accadere però anche che più persone sono titolari di un centro

di interesse; essi devono essere determinati o determinabili ovvero se non sono

precisamente indicati devono almeno risultare i criteri per determinarli. Può

avvenire che la persona del creditore o del debitore possa nel tempo cambiare in

quanto l’obbligazione è connessa ad un'altra situazione soggettiva.

Il rapporto obbligatorio si estingue per confusione quando si riuniscono nella stessa

persona creditore e debitore.

- CONTENUTO

Il contenuto del rapporto obbligatorio varia in base alla posizione soggettiva attiva o

passiva.

Il contenuto della posizione attiva è la pretesa alla prestazione di un bene a cui è

connesso, quindi, l’obbligo del debitore di attuazione; l’interesse del creditore può

anche non essere economico.

Il contenuto della posizione passiva,invece, è l’obbligo di prestazione di un bene al

creditore; la prestazione è dunque il comportamento dovuto dal debitore per

procurare al creditore un determinato interesse, un’ errata esecuzione comporta un

inadempimento dell’obbligazione.

La prestazione, inoltre, per essere tale deve avere determinati requisiti:

patrimonialità, ovvero la prestazione deve essere suscettibile di valutazione

economica; corrispondenza, ovvero la prestazione deve corrispondere ad un

interesse del creditore; temporaneità; e inoltre dato che la prestazione è ricollegata

all’oggetto del contratto essa deve essere possibile, lecita, determinata o

determinabile.

Per quanto riguarda il contenuto della prestazione si fa riferimento a tre tipi di

prestazione ovvero dare,consegnare e fare; queste possono essere semplici o

complesse a seconda che si svolga un unico comportamento del debitore oppure

una seria di comportamenti tenuti tutti dal debitore. Con la prestazione di dare vi è

il trasferimento di un diritto, con la prestazione di consegnare vi è la disponibilità

materiale di una cosa e con la prestazione di fare vi è la realizzazione di un fatto (la

prestazione è fungibile se occorre che la realizzazione sia data da qualsiasi persona,

è infungibile quando occorre una determinata persona) o al contrario di non fare nel

quale il debitore è obbligato a non compiere un determinato comportamento .

Per quanto riguarda invece l’esecuzione della prestazione si distinguono due

obbligazioni quella istantanea nel quale vi è una realizzazione immediata ed

unitaria dell’interesse del creditore e quella di durata che mira a soddisfare un

interesse duraturo del creditore, a sua volta tale prestazione può essere continuata

se perdura continuamente nel tempo o periodica se è eseguita ad intervalli.

- OGGETTO

Il codice civile qualifica come oggetto del rapporto obbligatorio la prestazione. I beni

oggetto della prestazione possono essere o beni di consumo o di non consumo a

seconda che il bene dovuto dal debitore sia o meno destinato a soddisfare consumi

personali o familiari del creditore o viceversa sia ricollegato alla sua attività

economica.

Rispetto ai modi di determinazione del bene da procurare vi è una fondamentale

distinzione tra obbligazioni di specie e obbligazione di genere; la prima è quella

rivolta a procurare una cosa determinata solo per la sua appartenenza a un genere,

la seconda è quella rivolta a procurare una cosa determinata solo per la sua

appartenenza ad un genere.

15.3) DOVERE DI CORRETTEZZA

Per il codice civile il debitore ed il creditore devono comportarsi secondo le regole della

correttezza, da ciò nasce il principio di inesigibilità in base al quale è ammesso che

l’inadempimento del debitore risulti giustificato se l’interesse risulti tutelato

dall’ordinamento.

15.4) SPECIE DI OBBLIGAZIONI

Vi sono alcuni rapporti obbligatori che presentano alcune specificità per cui si distinguono

da quelli generali.

Una prima distinzione avviene tra

- OBBLIGAZIONI SEMPLICI, le quali sono caratterizzate dalla presenza di due soggetti,

creditore e debitore.

- OBBLIGAZIONI COMPLESSE, le quali sono caratterizzate da una molteplicità di

soggetti (obbligazione complessa plurisoggettiva) e/o di prestazioni (obbligazione

complessa cumulativa).

In particolare le obbligazioni complesse plurisoggettive le quali sono caratterizzate

dalla presenza di più soggetti sia nel lato passivo o nel lato attivo si dividono in

obbligazione solidale, nel caso in cui più creditore hanno diritto alla stessa

prestazione o quando più debitore devono eseguire la stessa prestazione (i creditori

possono chiedere l’adempimento a ciascun debitore che libera poi tutti gli altri) e

obbligazione parziaria che presuppone che l’obbligazione sia divisibile e vi è quando

ciascun debitore è tenuto all’adempimento di una sola parte dell’obbligazione.

- OBBLIGAZIONI DIVISIBILI E INDIVISIBILI, le quali nelle prime l’oggetto può essere

frazionato in più parti ognuna avente un suo valore e nelle seconde l’oggetto invece

non può essere frazionato.

- OBBLIGAZIONE FACOLTATIVA E ALTERNATIVA, le quali le prime prevedono una sola

prestazione e se quest’ultima diviene impossibile senza colpa del debitore

l’obbligazione si estingue, le seconde invece prevedono più prestazioni.

- OBBLIGAZIONI PECUNIARIE

Le obbligazione pecuniarie sono obbligazione nel quale va pagata una somma di

danaro o nel quale viene prestata una quantità di moneta.

La caratteristica di tali obbligazioni è l’oggetto poiché è rappresentato dal danaro,

per tale motivo, infatti, sono le obbligazioni più diffuse.

Un problema molto importante che sorge con le obbligazioni pecuniarie è l’uso della

moneta, ovvero quello di identificare quale moneta utilizzare per l’adempimento

all’obbligazione; per regola generale si utilizza la moneta avente corso legale

ovvero la valuta.

L’ordinamento inoltre ricollega alle obbligazione pecuniarie le obbligazioni

accessorie di pagamento dell’interesse per aver utilizzato danaro altrui (funzione

remuneratoria) o di essere in ritardo nel pagamento (funzione sanzionatoria).

La fonte degli interessi può essere la legge oppure le parti; gli interessi legali sono

quelli regolati e stabiliti dalla legge, gli interessi convenzionali invece sono decisi tra

creditore e debitore al momento della costituzione del rapporto obbligatorio o anche

successivamente (se la misura fissata è superiore a quella legale deve essere

scritta altrimenti vale quella legale).

NOTA: Anatocismo, tecnicamente indica la maturazione di interessi su interessi, ciò

avviene quando si è inadempienti agli interessi che quindi diventano scaduti e a

loro volta possono maturarne altri per l’inadempimento. Es. Ogni 3 mesi calcolo

degli interessi, dopo 3 mesi se il debitore è inadempiente ricalcolo degli interessi

sulla somma iniziale + gli interessi precedenti.

16) MODIFICAZIONI DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

Durante il rapporto obbligatorio possono determinarsi modificazioni di esso più spesso per

quanto riguarda i soggetti che gli oggetti; può esserci un mutamento del rapporto sia nel

lato attivo e quindi del creditore e sia del lato passivo e quindi del debitore.

- MODIFICAZIONI NEL LATO ATTIVO

La modificazione nel lato attivo si realizza con la successione di un terzo nella

posizione del creditore; di regola per il debitore è indifferente se il creditore sia

quello originario o muti nel tempo essendo in ogni caso obbligato ad eseguire

sempre la stessa prestazione.

Le successioni tra vivi a titolo derivativo sono tre:

Cessione del credito

 Il termine cessione indica sia il titolo della cessione ma anche gli effetti.

Per l’ART. 1260 il creditore può trasferire, a titolo oneroso o gratuito, il proprio

credito anche senza il consenso del debitore; il relativo contratto si

cedente, cessionario,

perfeziona tra creditore, ovvero e terzo, ovvero senza

l’accettazione del debitore.

La garanzia della cessione cambia in base alla causa onerosa o gratuita della

cessione stessa; se la cessione è a titolo oneroso il cedente è tenuto a

garantire l’esistenza del credito, se invece è a titolo gratuito la garanzia è

dovuta sono lei casi in cui la legge pone a carico del donante la garanzia per

la perdita di un diritto.

Alla garanzia si lega anche il rischio dell’insolvenza del debitore, il quale è a

carico del cessionario che nulla può pretendere dal cedente per il mancato

adempimento del debitore, tale situazione viene definita cessione pro soluto,

mentre nei casi in ci il cedente si assume la garanzia della solvenza del

debitore vi è una cessione pro solvendo.

Il debitore però deve essere informato di cessione del credito affinché possa

adempiere al nuovo creditore ovvero il cessionario, se però esegue in buona

fede l’adempimento al cedente egli è liberato.

Inoltre, può accadere, che il cedente trasferisca il medesimo credito a più

persone, in questo caso prevale quella notificata prima dal debitore.

Sono oggetto della cessione del credito non solo il credito per il

conseguimento di una somma di denaro ma anche il credito ad una qualsiasi

prestazione di dare fare o consegnare.

Vi sono 3 ipotesi per cui non può esserci la cessione del credito e sono:

carattere strettamente personale del creditore, divieto legale, divieto

convenzionale di cessione ovvero tra debitore e creditore si è stabilito che il

creditore non può cedere il credito. factoring

La cessione può riguarda anche più crediti, in questo caso sia ha il

ovvero un contratto con il quale un imprenditore si impegna a cedere tutti i

crediti, futuri e presenti scaturenti dalla sua azienda, ad un altro soggetto

(factor)

professionale il quale, dietro pagamento di un corrispettivo, si

assume l’obbligo di fornire dei servizi di gestione dei crediti e molto spesso

anche di pagamento anticipato dei crediti. Tale cessione può avvenire in pro

soluto ovvero il factor si assume il rischio di insolvenza dei crediti ceduti o pro

solvendo ovvero il factor lascia al cliente il rischio di insolvenza.

Surrogazione per pagamento

 Un fenomeno di successione del credito si ha con l’avvenuto pagamento da

parte di un terzo con la surrogazione dello stesso nella posizione giuridica del

creditore verso il debitore originario; la differenza con la cessione del credito

è che la surrogazione comporta un mutamento del soggetto attivo in

conseguenza del soddisfacimento del creditore.

La surrogazione può avvenire per tre motivi: per volontà del creditore ovvero

quando il creditore ricevendo l’adempimento da un terzo surroga il terzo nei

proprio diritti verso il debitore originario, per volontà del debitore ovvero

quando il debitore prendendo a mutuo una somma di danaro surroga il

mutante nei diritto del creditore, e per surrogazione legale ovvero che la

legge surroga il terzo adempiente nei diritti del creditore verso il debitore.

Delegazione attiva

 delegante,

Con la delegazione il creditore, ovvero conferisce incarico al

delegato,

debitore, ovvero di assumere il debito verso un terzo, ovvero

delegatario.

In questo modo si ha una disposizione indiretta del credito poiché il creditore

non cede il credito al terzo ma incarica il debitore di assumere il debito verso

un terzo, molto spesso ciò avviene perché il creditore è a sua volta debitore

di un altro creditore.

- MODIFICAZINE NEL LATO PASSIVO

Per la modificazione del lato passivo non è indifferente il mutamento del debitore,

poiché il nuovo potrebbe essere insolvibile rispetto all’originario che aveva un

consistente patrimonio, e inoltre per la prestazione di fare molto spesso è molto

importante la capacità professionale.

In conseguenza della morte del debitore però il creditore è costretto ad accettare la

modificazione del debitore con gli eredi; quando invece il debitore intende sostituire

o aggiungere un terzo a se nella posizione passiva si ha una situazione di

assunzione del debito altrui poiché il terzo fa proprio il debito altrui.

I modi di far proprio un debito altrui sono:

Delegazione passiva

 delegante

Con la delegazione passiva il debitore, ovvero conferisce incarico

delegato,

ad un terzo, ovvero di adempiere o di promettere di adempiere il

delegatario;

proprio debito al creditore, ovvero se l’incarico è di adempiere

allora si ha una delegazione di pagamento, se invece è di promettere di

adempiere si ha delegazione di debito in quanto il delegato assume debito

altrui. In quest’ultima situazione il creditore che ha accettato l’obbligazione

del terzo non può rivolgersi al delegante se prima non si è rivolto al delegato.

Secondo l’ART.1268 se il debitore assegna al creditore un nuovo debitore, il

quale si obbliga verso il creditore, il debitore originario non è liberato dalla

sua obbligazione a meno che il creditore non dichiari di liberarlo.

Con riguardo la struttura della delegazione bisogna dire che vi è un mandato

delegatorio del debitore (delegante) al terzo (delegato) con il quale il

delegante conferisce l’incarico al delegato di pagamento o di assunzione del

debito verso il creditore. Con la stipula del mandato il delegante può o meno

anticipare al delegato i mezzi necessari all’esecuzione del mandato o

viceversa può non anticipare i mezzi necessari che a questo punto saranno

anticipati dal delegato dietro promessa di rimborso da parte del delegante.

L’estinzione della delegazione avviene quando il delegante revoca la

delegazione entro però l’adempimento del delegato verso il creditore.

Espromissione

 L’espromissione è un contratto tra creditore e terzo in base al quale il terzo,

espromittente, espromissario,

ovvero assume verso il creditore, ovvero il

epromesso,

debito dell’obbligato originario, ovvero senza ordine del

debitore .

Es. Il genitore che senza iniziativa del figlio assume verso il creditore il debito

di quest’ultimo.

Accollo

 L’accollo è un contratto tra debitore e terzo con il quale il terzo, ovvero

accollante accollato,

assume nei confronti del debitore, ovvero il debito di

accollatario.

questi verso il creditore, ovvero

Le ragioni dell’accollo possono essere varie come ad es. l’accollante si

assume debito altrui per estinguere un suo debito verso il debitore

(accollato).

L’accollo può essere interno se si svolge fra terzo e debitore senza produrre

alcun effetto nei confronti del creditore ed esterno che consiste nella

pattuizione tra accollante ed accollato rispetto alla quale il creditore

accollatario può manifestare la propria adesione.

- MODIFICAZIONI OGGETTIVE

La modificazione oggettiva ha riguardo ad una modificazione del contenuto

dell’obbligazione.

Una modificazione oggettiva è la surrogazione reale che si ha in conseguenza

dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione dovuta.

17) ESTINZIONE DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

Il rapporto obbligatorio è destinato ad estinguersi o quando il soddisfacimento è realizzato

o quando è sicuro che un soddisfacimento non può realizzarsi o anche quando è realizzato

un interesse diverso da quello perseguito dal creditore ma che la legge o lo stesso

creditore considerino comunque idoneo per l’estinzione del singolo rapporto obbligatorio.

Esistono varie cause per estinzione del rapporto obbligatorio alcune sono cause generali di

estinzione come ad es. la prescrizione altre invece sono cause specifiche in quanto riferite

solo al rapporto obbligatorio e vengono definite “modi di estinzione del rapporto

obbligatorio”.

Questi ultimi a seconda che soddisfino o meno il creditore si dividono in modi di estinzione

satisfattivi i quali in qualche modo soddisfano l’interesse del creditore e quindi

l’obbligazione si estingue e non satisfattivi in cui l’interesse del creditore non viene

soddisfatto.

- In particolare sono MODI SATISFATTIVI:

L’adempimento

 L’adempimento è un atto dovuto dal debitore e rappresenta il modo normale

di estinzione di un rapporto obbligatorio in quanto si realizza la pretesa del

creditore attraverso l’attuazione dell’obbligo da parte del debitore.

L’adempimento si definisce esatto se attua gli obblighi previsti; con tale

adempimento il debitore procura al creditore il bene dallo stesso perseguito.

L’esecuzione della prestazione può avvenire personalmente dal debitore

oppure quest’ultimo può inviare un mandatario; le spese però

dell’adempimento sono a carico del debitore.

Il debitore che ha adempiuto ha diritto alla ricevuto di pagamento.

Se il debitore non esegue esattamente la prestazione è tenuto al risarcimento

del danno se non prova che l’inadempimento o il ritardo nell’adempimento

derivano da cause a lui non imputabili.

Inoltre, un altro obbligo del debitore è quello di eseguire la prestazione con

diligenza e di comportarsi, come anche il creditore, secondo le regole della

correttezza legate al principio di buona fede.

Per diligenza si intende la cura e la cautela che ogni debitore deve

normalmente impiegare per soddisfare la propria obbligazione; la diligenza

può essere generica se riguarda l’attenzione dell’uomo in generale e tecnica

se riguarda le conoscenze nello svolgere un’attività economica professionale.

I requisiti affinché venga soddisfatto l’interesse del creditore sono: luogo

dell’adempimento ovvero se il luogo non è previsto la prestazione va svolta

nel luogo in cui si trova la cosa quando l’obbligazione è sorta, mentre

l’obbligazione di pagare una somma di denaro va svolta al domicilio del

creditore; tempo dell’adempimento ovvero che la prestazione va eseguita

entro il termine di scadenza del debito, nel caso in cui però il termine è a

favore del debitore egli può eseguire la prestazione anche anticipatamente

mentre se è a favore del creditore egli può richiedere l’adempimento

anticipato ma il debitore può adempiere anticipatamente senza la volontà del

creditore; bene dovuto ovvero che il debitore deve per intero procurare il

bene promesso (adempimento integrale) se però una parte è divenuta

impossibile allora ci sarà un adempimento parziale; imputazione del

pagamento ovvero quando un soggetto ha più debiti nei confronti della

stessa persona è importante stabilire l’adempimento di quale debito si sta

svolgendo, in assenza di ciò può stabilirlo il creditore ma se anche egli non lo

fa spetta alla legge che assegnerà l’imputazione al debito scaduto (tra i più

scaduti, quello meno garantito, tra quelli meno garantiti al più oneroso per il

debitore, tra quelli più onerosi il più antico) o a tutti i debiti con una

ripartizione; destinatario dell’adempimento ovvero l’adempimento deve

essere fatto al creditore o ad uno rappresentate se non accade ciò il debitore

non è liberato; creditore apparente ovvero secondo il codice civile il debitore

che esegue il pagamento a chi appare legittimato a riceverlo in base a

determinate circostanze è liberato se prova di essere stato in buona fede ed

ovviamente chi ha ricevuto il pagamento è tenuto alla restituzione verso il

creditore.

L’adempimento può essere anche del terzo ovvero un soggetto esegue la

prestazione dovuta ma non è il debitore e dato che il creditore ha ricevuto i

suoi interessi il rapporto obbligatorio si estingue; il creditore può rifiutare

l’adempimento del terzo solo se era richiesto un interesse specifico da parte

di un determinato debitore o se il debitore si oppone all’adempimento del

terzo.

Inoltre, l’adempimento può avvenire per dazione in pagamento ovvero che il

debitore esegue una prestazione diversa da quella richiesta dal creditore ma

comunque il suo interesse viene soddisfatto.

Il creditore nel caso dell’adempimento può risultare anche in mora quando

non accetta quest’ultimo per motivi non legittimi, per risultare ciò però c’è

bisogno di un offerta formale che tende a verificare e documentare che il

debitore abbia avuto volontà di adempiere ed abbia intimato il creditore.

In questo caso il debitore può per i beni mobili eseguire il deposito e solo se

questo è accettato può ritenersi liberato dall’obbligazione, per i beni immobili

può chiedere un sequestrario e con la consegna di ciò è liberato, per le

prestazioni di fare invece è necessaria solo l’intimazione in quanto se non vi è

prestazione che riguarda beni mobili o immobili il debitore non ha un bene di

cui liberarsi e quindi è necessario soltanto l’intimazione.

- MODI SATISFATTIVI CON SODDISFACIMENTO INDIRETTO:

La compensazione

 Con la compensazione due soggetti possono essere obbligati l’uno verso

l’altro per due distinti rapporti obbligatori. Secondo il codice civile quando

due persone sono obbligate l’una verso l’altra i due debiti si estinguono per le

quantità corrispondenti seconde precise regole.

Il soddisfacimento di ciascun creditore avviene quindi non in via diretta con

l’adempimento ma in via indiretta poiché vi è la liberazione della posizione

debitoria in un diverso rapporto obbligatorio. Quando i due debiti non sono

pagabili nello stesso luogo si devono calcolare e pagare le spese di trasporto.

Vi sono dei casi però in cui la legge vieta la compensazione e quindi i rapporti

vanno estinti sono con l’adempimento, sono i casi di credito per la

restituzione di cose di cui il proprietario è stato ingiustamente spogliato e

crediti per la restituzione di cose depositate.

La compensazione può essere: legale se i debiti sono omogenei e quindi

hanno per oggetto stesse somme di denaro,liquidi ed esigibili e quindi che sia

scaduto il termine di adempimento; giudiziale quando il debito è omogeneo,

esigibile ma non liquido ma comunque di facile e pronta liquidazione;

convenzionale e quindi le parti con contratto possono compensare li proprio

debiti cosi estinguendo i rapporti obbligatori reciproci.

La confusione

 Nasce la confusione quando il creditore ed il debitore si riuniscono in una

stessa persona, ad es. un soggetto che è creditore di una persona diventa

suo erede.

- MODI NON SATISFATTIVI:

Novazione

 Con la novazione il rapporto obbligatorio originario è estinto e sostituito con

un nuovo rapporto, con un nuovo oggetto o titolo o con un nuovo soggetto.

Si ha novazione oggettiva quando le parti sostituiscono all’obbligazione

originaria una nuova obbligazione con oggetto o titolo diverso; affinchè si

verifica questa c’è bisogno di un’obbligazione da novare, dell’intento

novativo e il mutamento dell’oggetto o del titolo.

Con la novazione anche le garanzie precedenti si estinguono se le parti non

esprimono di mantenerle, se, inoltre, la garanzia proviene da un terzo è

richiesto anche il suo consenso.

Si ha novazione soggettiva quando un nuovo debitore è sostituito al debitore

originario.

Remissione del debito

 Ognuno può rinunciare ad un proprio diritto, quindi il creditore può rinunciare

al diritto di creditore con la remissione del debito ovvero la sua dichiarazione

comunicata al debitore di rimettere il debito estinguendo l’obbligazione; in

alcuni casi il debitore può anche non volerne approfittare.

Impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al

 debitore

Se l’impossibilità sopravvenuta, ovvero che arrivi inaspettatamente, non è

imputabile al debitore, quest’ultimo non risulta inadempiente ed il rapporto si

estingue senza che il creditore possa chiedere nulla al debitore.

L’impossibilità può essere fisica se si pensi alla distruzione del bene dovuto o

giuridica se viene ritirato un bene dal commercio.

I requisiti necessari affinchè vi sia tale impossibilità sono: sopravvenienza

ovvero l’impossibilità deve avvenire posteriormente la nascita del rapporto

obbligatorio; non imputabilità ovvero l’impossibilità deve essere assoluta

(deve essere così per tutti) e oggettiva (riguarda l’oggetto del rapporto

obbligatorio) o anche relativa ovvero vi è impossibilità al comportamento

dovuto dal debitore; definitività ovvero l’impossibilità deve essere definitiva

non può essere temporanea per una causa transitoria poiché in questo caso

nel periodo di tempo in cui vi è impossibilità il debitore non risulta

inadempiente.

L’impossibilità inoltre può essere anche parziale ovvero una sola parte

dell’interesse non è possibile ed in questo caso solo tale parte si estingue

dall’obbligazione liberando il debitore.

18) INADEMPIMENTO DELL’ OBBLIGAZIONE

Per l’ART. 1218 il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al

risarcimento del danno se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato causato da

un’ impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

Per astratto ogni prestazione potrebbe essere eseguita al fine di procurare al creditore

l’utilità promessa il problema è vedere a che costo e con quale impegno, per tale motivo

bisogno verificare quale sforzo può essere richiesto al debitore. Ad es. se vi è una vendita

di merce tra imprese operanti in località collegate tra loro attraverso un ponte, ma se il

ponte crolla il venditore potrebbe comunque consegnare la merce al suo creditore

attraverso l’elicottero ma ovviamente comporterebbe un costo troppo elevato.

Per tale motivo bisogna verificare se il venditore può essere ritenuto libero o meno.

18.1) RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE

La responsabilità contrattuale è la responsabilità in capo al soggetto debitore di risarcire i

danni fatti al creditore con la non esatta esecuzione della prestazione, è quindi una

responsabilità per inadempimento.

Se tra i due soggetti esiste un rapporto obbligatorio vi è un illecito contrattuale a

differenza se invece non vi è un rapporto obbligatorio vi è un illecito extracontrattuale.

Il primo consiste nella violazione di un obbligo che ci ha tenuto il comportamento illecito

aveva nei confronti di chi ha subito il danno.

In base a determinati criteri di valutazione si posso distinguere diversi modelli di

responsabilità: Colpevolezza nell’inadempimento che può essere il dolo quando

l’inadempimento è cosciente e volontario e colpa quando l’inadempimento è frutto di

imprudenza; Responsabilità aggravata quando a prescindere della colpevolezza il debitore

è liberato solo nel caso vi è un impossibilità della prestazione non imputabile a lui;

Responsabilità oggettiva nel quale il debitore risponde dell’inadempimento da parte sua

ma anche da parte di terzi se se ne è avvalso.

Il termine di prescrizione dell’azione di responsabilità è di 10 anni.

18.2) GLI STRUMENTI DI TUTELA DEL CREDITORE

Secondo l’ART. 1218 il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è

tenuto al risarcimento del danno se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato

determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

Il risarcimento del danno è dunque uno strumento di tutela del creditore; il realtà però uno

strumento primario di tutela è l’adempimento coattivo ovvero un adempimento imposto

attraverso gli apparati giudiziari al debitore per ottenere il bene in obbligazione; per tale

motivo vi è un esecuzione forzata che può essere in forma specifica se il creditore

consegue il medesimo bene oggetto dell’obbligazione o per espropriazione se una somma

di denaro viene forzatamente tolta dal patrimonio del debitore per ottenere il bene

oggetto dell’obbligazione.

In ogni caso il debitore si è reso inadempiente costringendo il creditore ad un’azione

giudiziaria per il soddisfacimento del suo interesse e per questo vi è un obbligo per il

debitore di risarcire il danno.

Il risarcimento del danno prevede una reintegrazione nel patrimonio del creditore per il

mancato conseguimento del bene dovuto dal debitore.

I criteri per cui viene riconosciuto un risarcimento del danno sono:

- NESSO DI CAUSALITA’

Necessario è quindi il nesso di causalità tra il fatto dell’inadempimento o del ritardo

e la conseguenza dannosa, nel senso che sono valutabili solo quei danni che

immediatamente sono riconducibili al comportamento imputabile del debitore.

- RIPARAZIONE INTEGRALE DEL DANNO

- CRITERI DEL RISARCIMENTO

I criteri del risarcimento sono: risarcimento per equivalente che rappresenta il modo

generale di risarcire infatti esso mira a riparare il danno del creditore con

l’attribuzione allo stesso di una somma di denaro; Risarcimento in forma specifica

nel quale vi è una modalità di risarcimento del danno che comporta il ripristino della

situazione materiale prima del verificarsi del danno; Danni punitivi nel quale viene

riconosciuto al danneggiato un risarcimento ulteriore rispetto a quello necessario se

prova che il danneggiante ha agito con dolo o colpa grave.

18.3) MORA DEL DEBITORE

Il ritardo nell’adempimento comporta un’inesatta esecuzione della prestazione dovuta; ma

non ogni ritardo comporta mora perché accade questo è necessario che il ritardo sia

imputabile al debitore. La mora è dunque un ritardo ingiustificato dell’adempimento della

obbligazione.

Per evitare la caduta in mora il debitore deve offrire la prestazione dovuta entro i termini

di adempimento; nei casi in cui il debitore abbia offerto la sua prestazione ma il creditore

ha rifiutato non può essere considerata mora una volta scaduto il termine.

Anche dopo la scadenza del termine fino a quando la prestazione non diventi

definitivamente impossibile, il debitore ha ancora l’obbligo di adempiere anche se in

ritardo, e il creditore ha, non solo il diritto di pretenderla, ma anche il dovere di riceverla

con il risarcimento aggiuntivo per la mora. Intervenuto poi l’inadempimento il risarcimento

del danno viene unito al risarcimento dell’inadempimento.

Non è applicabile la mora del debitore alle obbligazioni negative, nelle quali cioè il

debitore è obbligato a un non fare poiché non può rilevarsi un ritardo in qualcosa che non

si fa.

Oltre al ritardo imputabile necessario affinchè vi sia la mora è la costituzione in mora che

avviene mediante l’intimazione o richiesta di adempimento da parte del creditore per

iscritto. Solo in alcuni casi la costituzione in mora non è necessaria: quando il debito

deriva da fatto illecito, quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non volere

adempiere l’obbligazione, quando è scaduto il temine di adempimento di una obbligazione

la cui prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore.

La mora comporta vari effetti tutti sfavorevoli per il debitore; l’effetto generale è l’obbligo

del debitore di risarcire il danno conseguente al ritardo, tale risarcimento si aggiunge

comunque alla prestazione originaria che continua ad essere dovuta.

Vi è un principio in cui chi pretende il risarcimento del danno deve dare la prova del danno

sofferto e della sua entità.

L’effetto specifico invece è riferito ad obbligazioni che hanno per oggetto cose deperibili. Il

debitore però se prova che la cosa sarebbe ugualmente deteriorata anche presso il

creditore è liberato.

Il creditore può rimuovere lo stato di mora con la rinuncia espressa di essa

19) GARANZIE

Le garanzie si dividono in:

- GARANZIA GENERICA DEL CREDITO

Quando non vi è l’adempimento spontaneo del debitore questo è ottenibile

attraverso gli strumenti del soddisfacimento coattivo ed inoltre il debitore

inadempiente p obbligato a risarcire i danni.

La realizzazione coattiva del credito si realizza quando il creditore consegue il bene

oggetto dell’obbligazione non tramite il debitore ma mediante la forza

dell’ordinamento, definita esecuzione forzata.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione delle aziende
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dariometal di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Romano Marina.

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