MARTINA PITTALIS - UNIBO
DIDATTICA DELL’ITALIANO L2
1° • Introduzione al corso • Modelli acquisizionali
2° • L’interlingua e l’italiano L2 • Livello fonetico/fonologico • Livello morfologico
3° • Livello semantico • Livello pragmatico e testuale
4° • Acquisizione e distanza tipologica
5° • Varietà di contesti: o associazionismo o formazione agli adulti o scuola dell’obbligo)
6° • Varietà di contesti o università in Italia o università all’estero
7° • Esercitazione: l’analisi dell’interlingua • L’italiano in prospettiva interculturale
8° • Esercitazione: manualistica per l’italiano L2 e interculturalità • Ripasso e conclusioni
11/02/2019
Non ci occupiamo di insegnare la lingua italiana agli italofoni. Noi ci occupiamo si italiano come
lingua seconda. Ci occuperemo di apprendimento linguistico e linguistica acquisizionale.
Le modalità di acquisizione dell’italiano L2 orientano le scelte metodologiche e le pratiche didattiche.
Ci occupiamo anche di apprendimento linguistico.
L’apprendente è un attore sociale (usa la lingua per scopi comunicativi specifici, in domini
determinati, con interlocutori vari, ecc.). Ci occupiamo anche delle dinamiche macro- e micro-sociali
che influenzano gli usi dell’italiano L2. Non parleremo solo della didattica in aula ma anche
dell’insegnamento in altri contesti sociali.
Alcuni processi/fattori acquisizionali e molte metodologie didattiche prescindono dalla lingua target
specifica. Il nostro cervello elabora le informazioni linguistiche in modo uguale a prescindere dalla
lingua a cui è esposto.
La glottodidattica è: • una disciplina teorico-pratica, • una scienza interdisciplinare, che ha come
oggetto l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue.
ORGANIZZAZIONE DEL CORSO:
processi e le variabili che incidono sull’apprendimento e sull’insegnamento
I delle lingue seconde.
1. Particolarità dell’uso e dell’apprendimento dell’italiano a livello fonologico, morfosintattico,
semantico, pragmatico e testuale.
2. I contesti dell’italiano L2:
- Mete educative;
- Definizione del sillabo;
- Predisposizione di materiali e ausili didattici;
- Atti di insegnamento. 1
MARTINA PITTALIS - UNIBO
SLA: Second Language Acquisition
L1: è la lingua prima, la LINGUA MATERNA. Sempre più spesso ci sono più di una lingua prima:
bambini bilingue.
L2: LINGUA SECONDA: il numeretto sta a significare una differenza cronologica, ovvero una
lingua che si acquisisce dopo altre lingue.
CONTESTO DI LINGUA SECONDA: insegno italiano in classe ma la lingua della comunicazione
è esposto alla lingua
quotidiana fuori dalla classe è italiano. Quando esce dalla classe l’apprendente
e ha la possibilità di usare l’italiano. È probabile che l’apprendente impari di più al di fuori della
classe. l’apprendente esce dall’aula ma non sente parlare la
CONTESTO DI LINGUA STRANIERA:
Per esempio quando si sente l’italiano all’estero. Questo ha un impatto sui
lingua target (italiano).
processi acquisizionali: la quantità di input alla quale è esposto. Si ha un controllo maggiore sul loro
perché quello che imparano deriva dall’insegnamento dell’insegnante.
apprendimento
in entrambi questi contesi i processi che regolano l’acquisizione delle lingue non cambiano, ma
MA
cambiano altre variabili. Quindi a livello di acquisizione si parla di lingua seconda. 12/02/2019
LA COMPETENZA COMUNICATIVA
LINGUA PRIMA (L1):
→ Lingua materna, si possono avere anche due o tre lingue prime. La L1 si dice come strumento di
categorizzazione della realtà. Noi acquisiamo delle conoscenze linguistiche che sono trasportabili
nelle altre lingue. La L1 può essere anche un dialetto.
LINGUA SECONDA (L2):
• qualsiasi lingua che viene appresa dopo la prima. Con la L2 cerchiamo di apprendere i
(↔ L1);
concetti linguistici già appresi con la L1
• una lingua non materna che viene appresa in un contesto in cui è anche il mezzo della
quotidiana (↔ LS);
comunicazione
• la lingua imparata dall’apprendente, caratterizzata spesso da strutture e fenomeni più o meno
transitori’ (Chini, 2005: 13) (↔ LT). La varietà temporanea che un apprendente parla in un
dato momento, può rappresentare la lingua seconda che si distingue in questo caso dalla lingua
target.
LINGUA STRANIERA (LS):
→ dall’aula, si
Una lingua non materna che viene appresa in un contesto in cui, fuori parla la L1
dell’apprendente c’è una
OPPOSIZIONE FRA L1 E LA L2: distinzione principalmente cronologica / temporale.
Alcuni aspetti linguistici e non linguistici noi li acquisiamo una volta per tutte con le nostre lingue
materne. Si parla in questo caso di concetti: cosa è piano, profondo ecc. I riferimenti spaziali li
acquisisco con la L1 e non avrò bisogno di riacquisirli con la L2, ma imparerò come rendere quei
concetti linguisticamente nella L2. Questo riguarda anche i concetti metalinguistici (cosa è un nome,
un aggettivo ecc.). Questo crea un legame cognitivo forte con le lingue materne.
2
MARTINA PITTALIS - UNIBO è basata sulla relazione fra l’apprendente e
OPPOSIZIONE FRA L2 E LS (pag. 180 KEY):
l’ambiente linguistico circostante. La differenza sta nella differenza della lingua che viene parlata
al di fuori dell’ambiente di classe (contesto di lingua seconda o di straniera).
Questa distinzione è molto importante a livello glottodidattico. Per quanto riguarda la linguistica
acquisizionale questa distinzione non è rilevante. Incide molto solo nella dimensione didattica (per la
quantità di input a cui l’apprendente è esposto: in un contesto di L2 è esposto sempre alla lingua
target mentre in un contesto di LS no).
Un processo di migrazione in un altro paese può portare con sé dei fattori affettivi, difficoltà nel
socializzare e questi possono rallentare i processi di acquisizione.
In un contesto di L2 noi abbiamo bisogno della lingua target perché ci serve anche al di fuori del
contesto didattico (la motivazione per l’acquisizione della lingua è di tipo strumentale, mi serve). Nel
dei bisogni immediati nell’utilizzo
contesto di LS non è così, non ci sono di quella lingua.
Con il contesto di LS hai il controllo su quello che l’apprendente impara. In un cotesto di LS
l’apprendente porta con sé forme che ha sentito fuori dal contesto didattico (ogni apprendente può
portare diverse forme e funzioni e questo provoca allo stesso tempo ricchezza e caos).
In un contesto di LS non si potranno portare a lezione materiali autentici (volantini ecc.) e spesso
l’apprendimento.
avere la copia originale del materiale e non solo la copia stampata motiva
Tendenzialmente la classe in un contesto di LS è monolingue e la lingua insegnata è al tempo stesso
la lingua target e la lingua di insegnamento, in un contesto di lingua seconda questo succede
raramente.
LA LINGUA TARGET (lingua obbiettivo / bersaglio):
→ l’oggetto di apprendimento.
È la lingua che stiamo insegnando, La lingua oggetto di
apprendimento e/o di insegnamento. La lingua target è anche un modello, la lingua alla quale gli
apprendenti aspirano.
LINGUA ETNICA:
→ La lingua della comunità di origine che viene parlata in un contesto che non è la lingua della
al di fuori dell’ambito familiare.
comunicazione quotidiana
ESEMPIO: i discendenti degli emigrati italiani all’estero: in casa parleranno probabilmente
italiano/dialetto, ma se escono fuori dal contesto familiare non hanno più la stessa esposizione
all’input. L’input è legato all’ambiente domestico e familiare, l’apprendente non ha la possibilità di
parlare l’italiano al di fuori di questi domini.
LINGUA FRANCA:
→ La lingua usata tra parlanti di lingua materna diversa, per nessuno dei quali rappresenta una
L1.
→ incluso chi è parlante nativo, quando quest’ultimo
La lingua usata tra persone di L1 diversa,
modifica la propria lingua per adattarsi all’interlocutore (Le caratteristiche intrinseche della lingua la
‘franca’, non i repertori linguistici dei parlanti).
rendono
→ Il concetto di lingua franca è legato maggiormente alla lingua inglese, ma tutte le lingue sono
potenzialmente delle lingue franche. Per l’italiano sta diventando sempre più rilevante.
È rappresentata anche dalla lingua locale usata come lingua franca da persone che provengono da
regioni diverse (italiano). È una lingua soggette a semplificazione, poco idiomatiche, risentono delle
interferenze delle diverse lingue. 3
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tutto l’italiano (i
INPUT (pag. 127 KEY): dati linguistici / la materia linguistica di una seconda
Non è sufficiente l’input per imparare una lingua,
lingua) a cui i nostri apprendenti sono esposti.
ma è imprescindibile. dell’input
INTAKE (pag. 131 KEY): è quella parte che viene elaborata e possibilmente acquisita.
La parte dell’input che gli apprendenti notano e assumono nella memoria temporanea di lavoro (Ellis,
1994).
Un suono, una struttura lessicale che viene notata e viene fatta propria, cominciano ad elaborarla.
L’apprendente che
OUTPUT (pag. 153 KEY): La lingua prodotta dagli apprendenti (Ellis, 1994).
è esposto a tanto italiano, ne noterà una piccola parte, lo elaborerà, ne farà acquisizione e poi ne
produrrà un’altra piccola parte. Non tutto quello che elaboriamo è subito pronto per essere prodotto
in maniera creativa.
APPRENDIMENTO = ACQUISIZIONE (pag. 89 KEY): tranne che nella TEORIA DEL
l’aquisition,
MONITOR DI KRASHEN (1970): è veramente acquisizione soltanto quella forma di
l’apprendente acquisisce la lingua attraverso l’esposizione
apprendimento del tutto inconsapevole e
all’input. L’apprendimento, libri o dall’insegnante).
learning, invece è consapevole (delle regole da
l’apprendimento l’acquisizione della L2
Per Krashen non è duraturo. Krashen paragona
all’acquisizione della L1: cerca di riprodurre le stesse condizioni in cui si trovano i bambini durante
l’acquisizione della L1, nella L2. Non si dovrebbero spiegare le forme agli apprendenti.
Secondo Krashen quindi l’acquisizione avviene grazie all’esposizione all’input e non perché si
imparano e si praticano le regole. Learning e acquisition sono due processi separati che non
interagiscono e l’apprendimento non può interagire con l’acquisizione (un apprendente non impara
una lingua e in seguito alla pratica la acquisisce).
Tuttavia: i ricercatori sostengono che gli apprendenti sviluppano una rappresentazione mentale
implicita del linguaggio (che comprende il sistema di acquisizione di Krashen. Gli apprendenti
possono anche avete una conoscenza esplicita che comprende le conoscenze imparate di Krashen sul
linguaggio.
Il termine Acquisizione è oggi usato come copertura per quello che accade agli apprendenti a
prescindere dal contesto e a prescindere dal fatto che pratichino o meno le regole linguistiche.
Il campo viene chiamato second language acquisition e non second language acquisition and
learning.
La distinzione fra learning e acquisition viene riformulata da Bonnie Schwartz alla fine degli anni
1980 inizio 1990. l’input
APPRENDIMENTO SPONTANEO: si impara tramite comunicazioni autentiche e ha
delle caratteristiche particolari: velocità normale, costante, offerto da più persone: caotico.
L’apprendente tende a fare un’analisi induttiva dei dati linguistici: nota degli aspetti e forma delle
ipotesi. l’input
APPRENDIMENTI GUIDATO: si impara in aula, ha delle caratteristiche diverse: non è
l’insegnante segue delle ipotesi di processualità della
costante ma è graduato (progressione lineare:
lingua). La velocità è variabile e controllata e offerto da pochi parlanti (Teacher talk: parlato
scandito che controlla la velocità dell’eloquio, utilizzo di un vocabolario di base, si evitano le strutture
idiomatiche a meno che non siano oggetto di insegnamento). È offerto da pochi palanti.
l’analisi
Tendenzialmente dei dati linguistici è più deduttiva.
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APPRENDIMENTO MISTO: studente Erasmus al bar viene corretto: apprendimento guidato in
Se l’insegnante fa parlare in italiano la classe senza guidarne la riflessione
un contesto non di classe.
metalinguistica avremo un contesto di apprendimento spontanea in classe.
Nella realtà noi impariamo le lingue in tutti e due i modi.
LA COMPETENZA COMUNICATIVA (CC)
Non avere un’ottima competenza linguistica ma
Cosa significa sapere una lingua? saper usare
quella lingua.
La COMPETENZA COMUNICATIVA è:
• la capacità del parlante di selezionare quelle forme che riflettono in modo appropriato le
norme sociale che governano il comportamento in situazioni specifiche (Hymes 1972).
Parlava di competenza comunicativa in L1;
• la competenza che permette a un agente sociale di agire utilizzando mezzi linguistici (QCER,
2002 [2001]). È la competenza di fare, si sa essere agenti sociali in contesti diversi.
• la capacità di agire linguisticamente nei contesti.
La competenza comunicativa non è solo sapere le forme linguistiche, ma anche sapere come
applicarle nei diversi contesti. L’uso è incluso nella definizione stessa della competenza comunicativa
(ma Chomsky distingueva nettamente tra la competenza e la performance).
LE SOTTOCOMPETENZE DELLA COMPETENZA COMUNICATIVA (le prime tre sono
quelle imprescindibili):
• COMPETENZA LINGUISTICA (grammaticale): comprende altri tipi di competenze. Per
essere competenti linguisticamente dobbiamo essere competenti a livello fonologico (suoni,
intonazione), a livello lessicale, a livello morfosintattico, ma comprende anche la competenza
grafemica, ortografica, testuale ecc. Essere competenti linguisticamente non è sufficiente per
esserlo comunicativamente. È quindi la capacità di produrre e comprendere frasi ben
formate e giudicarne la correttezza grammaticale;
• COMPETENZA SOCIOLINGUISTICA: è relativa alle conoscenze e alle abilità implicate
nella dimensione sociale dell’uso linguistico e rappresenta la conoscenza delle convenzioni
regolano l’interazione
sociali che in diversi contesti (forme di saluto: quando dire ciao o
arrivederci; le convenzioni sociali per prendere la parola in diversi contesti; il registro; gli
accenti e i dialetti);
• COMPETENZA PRAGMATICA: essere efficaci nella lingua, saper raggiungere i propri
obbiettivi attraverso la lingua (formulare richieste, fare delle domande, raccontare: saper
modulare delle funzioni comunicative). È capacità di selezionare cosa dire, a chi e quando,
e di giudicare quale comportamento sia possibile e appropriato in una data situazione.
Può essere descritta come funzionale, di tipo discorsivo (la coerenza e la coesione testuale),
ma anche di tipo interazionale (quando prendere la parola, quando ci sono delle risposte attese,
il disaccordo o l’essere d’accordo);
come si esprime
• COMPETENZA EXTRALINGUISTICA: parliamo di gestualità (paracinesia: i significati
dei gesti). Ci sono dei gesti che sono codificati culturalmente e che si sostituiscono alla parola
e altri che accompagnano alla parola. Il fatto di gesticolare spesso è collegato al parlare
italiano. Gli italiani sono percepiti come rumorosi. Questi aspetti potrebbero veicolare un
messaggio di aggressività. La consapevolezza dell’uso sociale della lingua può aiutare ad
evitare delle incomprensioni fra i parlanti. Anche la prossemica: vicinanza dei corpi, se si sta
vicini probabilmente ci si dà del tu; 5
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• COMPETENZA SOCIOCULTURALE E INTERCULTURALE: quali informazioni
culturali passare senza veicolare degli stereotipi;
• COMPETENZA METALINGUISTICA E METACOGNITIVA: sapere come funziona la
lingua e saperne parlare. A non tutti gli apprendenti questo aspetto potrebbe interessare (ad
uno studente Erasmus è nel suo interesse veicolare informazioni metalinguistiche. Ai bambini
o in apprendenti non scolarizzati in L1 non sarebbe appropriato).
Canale e Swain distinguono la competenza pragmatica in competenza discorsiva e competenza
strategica.
(ALCUNI ESEMPI NELLE SLIDE: slide 25 e 26 settimana 1)
- Cara Luisa, (apostrofe) ma è un’apertura
- come stai? (domanda: non è casuale che è anche codificata nel genere della
lettera/e-mail, ma anche culturalmente)
- Io sto abbastanza bene. Sono appena tornato dalle vacanze. (affermazioni: stiamo assolvendo
ad una routine pragmatica e l’adempimento della partecipazione è fondamentale)
- Ti scrivo per chiederti un favore. (pre-richiesta)
- Potrei riprodurre il tuo ultimo articolo per i miei studenti? (richiesta)
Un messaggio che inizia con una richiesta è inappropriato a livello pragmatico e comunicativo. Il
problema con gli apprendenti è che non si ha il controllo delle variabili pragmatiche e
sociolinguistiche e quindi si tende a risultare più diretti e di conseguenza più maleducati. Questo
potrebbe limitare la socializzazione.
TEORIA DEGLI ATTI LINGUISTICI
È un concetto che sta alla base della competenza comunicativa. Descriviamo la lingua in base agli
atti linguistici. Gli enunciati che pronunciamo molto spesso servono a compiere delle vere e proprie
azioni, e non sempre hanno un valore descrittivo.
1.La mia macchina è rossa
2.Ti chiedo scusa
3.Scommetto 10€ che domani pio
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