Didattica della lingua italiana magistrale
03/03/2020
1)
Facoltativo:
- Test finale: 15 domande a crocette e 5 aperte, si correggerà all’orale
- 2 tesine di cui una individuale e l’altra individuale o in coppia/gruppo). 1.
Pensare e descrivere delle forme che preferite, come stratificate il vostro uso
dell’italiano attuale e come ci siete arrivati? (Origini familiari genitori nonne
fratelli cugine, scuole, come abbiamo sviluppato il modello di italiano che
usiamo, autobiografia sociolinguistica, alcuni dei tratti neostandard cioè tratti in
cui, pochissimi, accettano cose che la grammatica classica non accetta come
congiuntivi/non congiuntivi ecc.). 2. Consigliata in due-tre persone: cercare
documenti autentici di scritture popolari: lettere, ricettari in casa, annotazioni
sui calendari, cartoline tra i nonni, appunti da fotografare e trascrivere,
conoscere info su chi le ha scritte; non documenti a caso
tendenziale/vorrei ma non posso/le
Italiano scritture di chi non avrebbe mai
scritto: contadini, persone non colte
Come si è formato il modello dell’italiano e come è entrato in crisi
Programma:
- l’italiano lingua strana. Qual è il modello su cui si è formato l’italiano di oggi?
Pietro Bembo, ha fissato il modello di italiano. Stranezza: normalmente non si
fissa una lingua per la scrittura ma per comunicare oralmente, cosa che non
interessava a Bembo, patrizio veneziano di altissimo livello, aveva studiato
greco ed era stato nella segreteria di papa Leone X, figlio di Lorenzo de’ Medici.
Fissa una lingua scritta letteraria, è uno degli umanisti massimi dell’Europa. Non
parla di italiano ma di “volgare”. Bembo, che scrive “Prose nelle quali si ragiona
della volgar lingua” punta a una lingua classica, esattamente come il latino. Ma
il latino classico è scomparso da 1000 anni, l’operazione classicistica si può fare
soltanto su modelli del passato. Per Bembo il Petrarca dal quale ispirarsi è il
Rerum vulgarium
Canzoniere. Almeno una volta, Bembo corregge Petrarca “
fragmenta”. Quanto a Boccaccio, Bembo non parla delle parti dialogiche ma di
quelle diegetiche, in cui cioè Boccaccio parla in prima persona. È una lingua che
nasce solo per scopi di altissima cultura, non nasce parlata, Bembo parlava in
latino e veneziano, dicono che parlasse in quella che è chiamata “lingua
cortigiana” per comunicare con persone provenienti da altre parti d’Italia
(italiano regionale?).
L’italiano è il fiorentino delle opere letterarie del Trecento
Dante muore nel 1321
Petrarca muore nel 1374 (preistoria)
Manzoni 1785-1873
1861, Italia Stato unitario: Massimo d’Azeglio (genero di Manzoni oltre che
l’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani
grande politico):
La vera nascita è il 1911: il 51% degli italiani ha fatto la V elementare, dunque
sa leggere e scrivere.
I guerra mondiale: qualche miliardo di lettere vengono scritte
L’italiano è stato qualcosa che il popolo voleva in quanto strumento di
ascensione sociale.
Non è tanto la grammatica in sé, quanto l’uso che la gente fa della lingua in
determinate situazioni per collegarsi alla pragmatica, i risultati. Tutti parliamo
convincere, (Se lo saprei te lo direi
per noi stessi o gli altri. , è sbagliato ma
perfettamente comprensibile, dunque è pragmaticamente corretto) 1
2 lez diapositive, come la 1
23/03/2020
3)
Base storica dell’italiano di OGGI: fiorentino di fine 1200 e larga parte del 1300, così
;
come è stato impiegato in FORMA SCRITTA dai tre grandi poeti italiani del periodo 80-
90% delle strutture di base FIORENTINO dei CAPOLAVORI LETTERARI delle ‘TRE
Divina Commedia Comedìa]; Canzoniere Rerum
CORONE’ DANTE, [ PETRARCA, [
Vulgarium Fragmenta], Decamerone
BOCCACCIO, [parti elevate del]
(1280 circa, Dante quindicenne, primi componimenti poetici – 1375, morte di
Boccaccio, l’anno prima era morto Petrarca)
L’italiano di oggi non corrisponde in tutto e per tutto all’italiano del 1300, ma solo in
parte, soprattutto quanto alle strutture di base fono-morfologiche, sintattiche e per
quanto riguarda il vocabolario di base. È difficile fare una statistica precisa, non si
possono contare con esattezza i fatti, fenomeni e così via. Grosso modo, la
amiamo,
corrispondenza riguarda l’80-90% delle strutture di base. Se diciamo:
leggiamo, dormiamo amamo, leggemo, dormimo,
e non è grazie al fiorentino oppure
fuocherello fuocarello.
invece di Alcuni fenomeni sono scarsamente o per nulla
penetrati negli scritti di alta letteratura e lo standard li ha rifiutati ma son continuati
nel parlato e dunque, quando l’italiano si è diffuso a livello parlato, gli italiani hanno
lui, lei loro gli
iniziato a usarli: è il caso di e come pronomi enfatici di 3° persona e per
a loro, a me mi piace.
usati da Manzoni, fino alla “bestia nera” dei puristi: Alcuni
fenomeni, tra quelli del neostandard, presenti in un certo modo da sempre nella
tradizione linguistica italiana, ad esempio l’anticipazione di un elemento tematico che
va alla fine della frase normalmente:
Il giornale lo leggo io (dislocazione a sinistra o anticipazione) Sao ko kelle terre,
Questo fenomeno si ritrova nel Placito capuano o cassinese del 960,
per kelle fini que ki contiene trenta anni le possette parte sancti Benedecti (So che
quelle terre, entro quei confini che qui sono indicati, per trenta anni le ebbe in
possesso il monastero di San Benedetto.)
Esempio di fiorentino parlato dell’epoca di Dante che non è entrato nell’italiano
parlato: De vulgari eloquentia,
Dante, nel cita, come forma popolare (oggi diremo parlato,
colloquiale), non degna della poesia più elevata:
Manichiamo introcque che deriva da “MANDUCAMUS INTER HOC” ‘mangiamo
De vulgari eloquentia,
intanto, nel mentre, durante questo momento’ (Dante, I, 13;
nell’Inferno
che adopera XX, 130).
Ciò che forse colpisce di più un non addetto ai lavori è il fatto che l’italiano di oggi
contenga nel suo lessico di base (poco più di 1000 parole che adoperiamo per
comunicare nelle situazioni più semplici della vita quotidiana) 80-90% parole già
formatesi nel 1200-1300. L’ha dimostrato uno degli studiosi più grandi del Novecento,
Tullio De Mauro, nella postfazione ad una delle sue più grandi opere, ancora oggi più
Grande dizionario italiano dell’uso
utilizzata: il (vari volumi, Torino, UTET, 1999), dalla
quale ha poi tratto il Dizionario della lingua italiana De Mauro, compatto, in un solo
Il Nuovo De Mauro.
volume e poi lo ha pubblicato sulla rivista Internazionale come Uno
dei primi problemi affrontati da De Mauro è la stratificazione del lessico italiano in
termini storici, temporali.
Eccone una dimostrazione, intorno al 1280, Dante compone il famoso sonetto in lode
di Beatrice:
Tanto gentile e tanto onesta pare
È vero che, come ha dimostrato in un saggio magistrale Gianfranco Pontini, queste
gentile nobile, pare appare.
parole hanno cambiato di significato: è è Però, qualsiasi 2
persona oggi, anche scarsamente alfabetizzata (chi ha frequentato la scuola
probabilmente ha cognizione di questo componimento), sentendo “quella persona
pare tanto gentile e onesta”, con ordine normale della prosa rispetto alla poesia, lo
capisce.
Così come il famosissimo verso di avvio della Divina Commedia, intorno al 1305:
Nel mezzo del cammin di nostra vita
Se eliminiamo le apocopi, nel mezzo del cammino della nostra vita, sostanzialmente, è
italiano di oggi.
Ma anche l’ultimo verso della divina commedia:
L’Amor che move il sole e l’altre stelle, 1321
Move muove,
e senza il bisogno di sapere che qui è un latinismo mediato dal
provenzale e dal siciliano probabilmente, molti dialetti, ad esempio a Roma, hanno il
Che fai, te movi da casa?
singolo suono e non il dittongo di tipo tosco-fiorentino. Es.:
Non è banale, queste frasi sono state composte circa 700 anni fa.
Chiare, fresche et dolci acque
30 anni fa un verso famoso di Petrarca, (1374) è stato
Chiara fresca Sprite
adoperato per la pubblicità della Sprite: (1990).
Insomma, ecco il primo elemento enormemente strano, diverso dalle altre lingue
europee che, nella loro versione moderna, iniziano nel XVI secolo, noi le anticipiamo a
dir poco di 150 anni. Ma c’è di più, queste lingue hanno avuto importanti mutamenti
(es. fonetici) dal XVI secolo. Ricostruiamo qualcosa nel “teatrino della mente”. Dante
che rinasce, si risveglia.
«Vorrei comp(e)rare un po’ di pane»
Dante in un forno:
NTF: nuovi testi fiorentini, di Arrigo Castellani
Gattoweb, Il nuovo etimologico Zanichelli
Motore di ricerca dell’istituto Opera del Vocabolario italiano, di Firenze, del CNR, opera
in stretto contatto con la Crusca, è un software di interrogazione di testi dell’italiano
antico.
Enciclopea dantesca Treccani
28/03/2020
4)
Info su tesine e libri
01/04/2020
5)
Il problema è più complesso rispetto a dire che l’italiano, che presenta aspetti diversi
dalle altre lingue appartenenti allo stesso gruppo, è una lingua strana. L’Italia è una
“nazione strana” per la sua storia particolare. Infatti, in questa prospettiva si è
”Italia delle Italie”,
parlato di titolo di un volume di De Mauro. Problema: quando (e
come) sono nate l’Italia e la lingua italiana?
Di fronte al latino classico, delle classi egemoni, dominanti, del I secolo a.C., che
diventa il modello scritto eterno, esistono i latini volgari, parlati nelle varie parti
dell’impero a seconda dei gruppi sociali. Questo latino volgare, in un certo senso, è
tenuto assieme dal latino classico “ufficiale”. Con il crollo dell’impero romano
d’Occidente nel 476, nell’area detta Romania, cioè l’area dell’Europa in cui si
parlavano varietà latine, si cominciano a sviluppare nel parlato, in una situazione di
analfabetismo pressoché totale, le evoluzioni locali del latino volgare (del popolo
analfabeta). Queste varietà, nell’arco di circa tre secoli, procedono differenziandosi
l’una dall’altra tanto che nell’813 il concilio di Tours (vescovi dell’impero) stabilisce
che la messa deve essere in latino ma la predica, in latino, poi deve essere tradotta,
perché tutti comprendano, in una delle due varietà fondamentali linguistiche
teudisca lingua rustica romana lingua,
dell’impero di Carlo Magno: in oppure in rustica
3
sta per “degli analfabeti”. Significa che ormai se si parla in latino, non si è compresi. È
romance parabulare,
la data di nascita dei volgari romanzi, dal latino parlare al modo
volgari
dei romani, del popolo, pressoché la totalità della popolazione: perfino Carlo
Magno impara a leggere e scrivere in vecchiaia.
Ogni comunità/località elabora il proprio volgare, così si sviluppano le lingue romanze,
fino a che si arriva, alla fine del XIII e inizio XIV, quando la varietà volgare delle classi
elevate, la borghesia commerciale e finanziaria di Firenze, centro culturale e
finanziario molto importante, sarà portata al suo massimo livello da Dante Alighieri
(Rime, Vita Nova)
nelle varie opere sia in poesia soprattutto quelle commentate dalla
(Convivio)
in prosa e finalmente il suo capolavoro fondativo della nostra identità
Comedìa.
italiana, la Lo stesso modello di lingua stilnovistica sarà adottato per la lirica
Canzoniere
da Petrarca nel suo e poi portato in prosa dal terzo delle tre corone,
Boccaccio, nel Decamerone. È questo l’aspetto assolutamente paradossale: le
strutture grafico-morfosintattiche e lessicali di base dell’italiano di oggi, corrispondono
all’80-90% all’italiano di oggi, il tosco fiorentino letterario diffuso dalle opere, dai
capolavori delle tre corone.
Ma per arrivare all’italiano di oggi, la strada è lunga perché per secoli (dal 476 al 1861
formalmente, ma in realtà al 1918 in pratica), per la bellezza di quasi 1500 anni,
“L’Italia delle Italie”.
l’Italia è un Paese plurale, da De Mauro definito Esiste una
Italia settentrionale, tirrenica, meridionale, orientale, ecc. il Paese è un vero e proprio
crocevia di popoli diversi. Da uno studio recente è emerso che in Italia, a livello
genetico, tra paesi distanti pochi chilometri, c’è una distanza che negli altri Paesi si
incontra tra Lisbona e Mosca. Queste comunità, oggi circa 10.000, intorno al 40%
hanno la bellezza di 2000 anni, cioè risalgono minimo all’epoca romana. L’Italia dei
10.000 dialetti, è stata prevalentemente dialettofona almeno fino alla metà del XX
secolo e ancora oggi i dialetti influenzano direttamente e, più spesso, indirettamente il
modello italiano che usiamo nelle nostre comunicazioni. Specificità e ricchezza del
nostro Paese ma a volte anche debolezza.
Come nasce il concetto di “Italia”? Sembra scontato: esisteva l’Italia all’epoca dei
regnum Italiae
romani, poi c’è il post-franco, della fine del primo millennio-inizi del
secondo, che però riguarda soltanto l’Italia settentrionale, poi c’è l’Italia. Ma non è una
continuità, è un concetto colto, che per secoli non è appartenuto alla cultura popolare.
La dimostrazione l’abbiamo proprio nel linguaggio: in primo luogo, nell’evoluzione
storica della parola, che, se fosse stata popolare, non avrebbe avuto la i iniziale, ci
sarebbe stata un’aferesi. E poi, l+[j], semi vocalica (non è centro di sillaba, i lunga in
*Taglia.
trascrizione fonetica), avrebbe piuttosto dato Dopo il ‘200, dal nome Italiano,
Tagliani, Tajani.
abbiamo Italiani come cognome >
Quindi, Italia è un CULTISMO, per l’esattezza un LATINISMO, a un certo punto
scomparso (se no avrebbe avuto gli esiti poco prima menzionati) e poi è stato ripreso
Gallia, Lusitania,
tale e quale. Eppure oggi nessuno si sognerebbe di parlare di ecc.
poiché tutte queste regioni dell’impero romano hanno avuto nomi moderni, invece
l’Italia no.
Di fatto, nell’Alto Medioevo, fino al XIII-XIV secolo, l’Italia era divisa più o meno tra
nord e sud (isole escluse) o in due grandi aree: la LONGOBARDìA (tutto il nord
dell’Italia almeno fino a Roma), da cui la Lombardìa a cui si contrapponeva la,
ROMANIA (territori rimasti sotto controllo bizantino, avevano come fulcro l'Esarcato di
Ravenna), da cui Romagna e tutto il sud, la APULIA (insieme complesso: bizantini,
normanni, arabi, ma c’erano fino a Salerno longobardi), da cui Puglia. 4
L’impero germanico terminava praticamente con lo Stato pontificio. C’erano vari
ducati e poi i territori dove si erano insediati i musulmani, in genere berberi,
provenienti dal Nordafrica: la Sicilia, Bari per un periodo. 5
Frammentazione delle comunità locali. Quelli della cartina sono i grandi comuni, al cui
interno c’erano comuni più piccoli, rustici, le piccole comunità che sostanzialmente
erano linguisticamente e anche, in buona parte, socialmente, isolate. Quando c’è stata
la grande peste del 1348, la cosiddetta peste nera, ci sono state località che non
sono state minimamente toccate perché talmente isolate da non avere i contatti
(erano fondamentali per la trasmissione perche la peste è trasmessa dalle pulci
portate dai topi). La distanziazione sociale è anche linguistica. Non è un caso che gli
studi sui fenomeni linguistici siano stati collegati a quelli sui fenomeni epidemiologici.
Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, italiano,
Il Nuovo DELI, su dice: usato
prima del 1292 dall’autore fiorentino Bono Giamboni.
“Sintomo di un ravvicinamento, fra le sparse membra della penisola, è
Italiano.
l’apparizione del nome di Nella latinità medievale accanto a Italia si avevano
Italus Italicus
e (quelle pochissime persone, maschi, 1%, che sapevano il latino), in
volgare mancava ancora un termine complessivo: i Francesi usavano il termine
Lombardo (non a caso, in molte lingue d’Europa, lombardo, per il significato di
prestatore che si occupa di finanza).
banchiere, è diventato: o anche Nel 1278 avverte
uno storico di economia, quando si trattò con il re di Francia per il ritorno a Nîmes dei
capitaneus
mercanti italiani scacciati, si fece avanti un Piacentino col titolo di
mercatorum Lombardorum… invece nel 1288 nelle fiere di Sciampagna apparve
l’universitas mercatorum Italicorum. Già qualche anno prima, Brunetto Latini nel
Trésor, Ytalie Ytalien
fra il 1260 e 1266, aveva adoperato a più riprese e e infine un
traduttore in volgare in un testo che presenta tratti senesi in cui si parla di un grande
italiano, ma qui riferito all’epoca romana, quindi ancora senso archeologico; invece
Italìa Storia della lingua italiana
Latini parla di in senso moderno ” (da di Bruno
Migliorini, 1960, millenario dei placiti capuani o cassinesi).
Il primo a usare “Italia”, in senso moderno, per riferirsi alla situazione moderna, è
Trésor
Brunetto Latini, in Francia perché guelfo (guelfi filofrancesi), nel “ ”
“Ytalie”
(enciclopedia del sapere medievale), è usato sia in senso archeologico, sia
moderno. Storia della lingua italiana.
Migliorini, fondatore della disciplina L’altra grande opera è
La lingua italiana, profilo storico, di Marazzini.
TLIO,
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-
Riassunto esame Dialettologia italiana, prof. Vignuzzi, libro consigliato Sociolinguistica dell'italiano, Berruto; …
-
Appunti Didattica della lingua italiana L2, Prof. Claudia Borghetti
-
Didattica della geografia: Appunti
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Tesi laurea magistrale in didattica della lingua italiana