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Appunti Didattica della lettura e della scrittura Appunti scolastici Premium

Appunti di Didattica della lettura e della scrittura basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Anello dell’università degli Studi di Palermo - Unipa, della facoltà di Scienze della formazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Didattica della lettura e della scrittura docente Prof. F. Anello

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ESTRATTO DOCUMENTO

 Capacità intellettive del bambino a livello delle operazioni concrete (distinguere relazioni

nello spazio, nel tempo, di direzione, di somiglianza)

 Superamento dello stadio globale della conoscenza

 motivazioni all’apprendimento

Sufficienti

Alfabetizzazione emergente: costrutto di abilità, atteggiamenti e processi tra loro interdipendenti,

che percorrono l’apprendimento di lettura e scrittura convenzionali; attività e procedimenti il cui

sviluppo è influenzato sia dalle opportunità familiari ed ambientali a carattere formale, sia dalle

pratiche e dagli stimoli che mirano a incrementarli.

Alfabetizzazione formalizzata: il cui esito è il riconoscimento del valore sonoro distintivo di ogni

lettera e nell’utilizzo di queste ultime per costruire parole e frasi, si riferisce all’apprendimento di

lettura e scrittura convenzionali di testi alfabetici.

Come avviene il processo del leggere?

Per due vie: una via che dopo aver riconosciuto le lettere elabora la parola nel suo insieme e ne

identifica il significato; una seconda via che elabora le singole lettere o gruppi di lettere che

compongono la parola per trasformarla in suoni.

La prima strada utilizza il lessico visivo: questa via di accesso al significato viene denominata

“via visiva” o “via ad accesso diretto”, in quanto avviene sulla base delle sole caratteristiche

visive e non vi è nessuna mediazione dl suono della parole né dei singoli suoni di cui è formata

(fonemi). anche prelessicale, in quanto l’accesso lessicale è

La via fonologica è la seconda, è denominata

mediato dalla conversione in suono della parola stampata.

Entrambe le vie richiedono un passaggio preliminare di riconoscimento delle singole lettere che

compongono la parola da leggere.

In quanto tempo, e tramite quali tappe si diventa un lettore esperto?

L’apprendimento della lettura da parte del bambino attraversa fasi caratterizzate da una specifica

conquista di abilità.

TAPPA LOGOGRAFICA: in cui il bambino riconosce alcune parole ma non possiede la

conoscenza sulla scrittura ortografica o fonologica della parola, avviene verso i 5 anni.

TAPPA ALFABETICA: primi anni di scolarizzazione dove il bambino apprende l’esistenza di

una forma orale e di una forma scritta delle parole e impara a segmentare le parole che incontra,

riconoscendo l’esistenza dei fonemi.

TAPPA ORTOGRAFICA: si comprende che vi è regolarità nel meccanismo di conversione dei

grafemi in fonemi e che la combinazione delle lettere in parole è disciplinata da regole

ortografiche e sintattiche della lingua.

TAPPA LESSICALE: il bambino legge parole conosciute accedendo alla forma fonologica della

parola. Il completo apprendimento di questi stadi consente di poter divenire abili nei compiti di

lettura e quindi nella comprensione del testo.

Metodi di insegnamento

Il compito del metodo di insegnamento è quello di facilitare i bambini nell’acquisizione e nel

padroneggiamento delle abilità essenziali per leggere e scrivere.

Non esiste un metodo educativo universale o migliore di altri, il metodo dovrebbe far rinvenire

aspetti riferibili alla competenza e allo stile di insegnamento personale, dovrebbe includere

duttilità e flessibilità, richieste della diversità dei libelli di conoscenza generale e

concettualizzazione della lingua scritta dei bambini. Bisogna assumere in modo consapevole una

modalità di lavoro dipendente dall’osservazione della situazione della classe e del contesto di

intervento, delle caratteristiche e dei livelli dello sviluppo e dagli obiettivi educativi. Buono è

quindi quel metodo didattico che organizzi, aiuti e faciliti il personale processo di acquisizione di

conoscenze del singolo bambino, guidandolo a mettere in atto specifiche strategie che gli

consentono di apprendere a comporre in vocaboli significativi e frasi gli elementi isolati e a

scomporre le frasi e le parole nelle unità elementari, costitutive e distintive.

Un buon metodo ha il compito di facilitare ai bambini il processo di acquisizione di conoscenze

e il padroneggiamento delle abilità ritenute essenziali per leggere (sintesi) e scrivere (analisi). Il

metodo deve guidare ciascun bambino a mettere in atto le specifiche strategie che gli

consentiranno di apprendere in vocaboli significativi e frasi gli elementi isolati (fonemi e

grafemi) e a scomporre le frasi e le parole nelle unità elementari, costitutive e distintive.

prevedono l’inizio dell’apprendimento degli elementi più semplici della

I METODI SINTETICI

lingua scritta (lettere) e per collegamenti successivi (sintesi) portano i soggetti a formare e a

le sillabe, le parole, le frasi. Il processo consiste nell’iniziare dal fonema e

conoscere

nell’associarlo alla sua rappresentazione grafica. La lettura è inizialmente un’abilità meccanica,

la lettura intelligente interverrà in una fase successiva.

Per poter giungere a distinguere i suoni e stabilire le corrispondenze fonema-grafema è

importante che:

 La pronuncia si corretta per evitare confusione tra i fonemi;

 Che le grafie di forma simile appaiano separatamente;

 Che si insegni una coppia fonema-grafema per volta.

Linee procedurali:

L’acquisizione delle lettere dove il bambino compie associazioni che caratterizzano i vari

1. esercizi; a una data forma grafica (lettera) deve associare il suono. Gli esercizi avviano il

bambino alla lettura, alla copia e al dettato. In questo stadio il bambino deve associare ad

uno stimolo (lettera) una risposta (nome della lettera). Lo scopo finale di questo stadio è

condurre il bambino a creare le associazioni fra dati elementi visivi e vocali.

2. La formazione delle sillabe dove il bambino deve acquisire la padronanza della sillaba,

comprendendo che la risultante non corrisponde alla somma delle parti. Leggere in

questo caso equivale a decifrare, è opportuno che si facciano esercitazioni numerose e

frequenti.

3. La lettura delle parole in cui al bambino è chiesto di analizzare una parole e scomporla

anche se non è mai stato interessato alla parola nella sua totalità.

4. La lettura delle frasi dove il bambino che sa leggere le parole può imparare a leggere le

frasi.

Punti forti e punti deboli:

 per l’insegnante

Metodo

 Utile per i bambini con difficoltà di apprendimento

 Favorisce abilità di decodifica e correttezza

 Tendenza alla lettura lenta, stentata, sillabica nelle parole lunghe

 Orienta più il bambino sulla forma che sul significato di ciò che legge

 Demotivazione rispetto alla scarsità di parole conosciute

METODI ANALITICI O GLOBALI: prevedono l’inizio dell’apprendimento da elementi

strutturalmente compositi della lingua scritta significanti esperienze complete, come parole o

intere fasi; il processo avviene per progressiva scomposizione di tali elementi in elementi più

semplici, il loro riconoscimento e possibilità di uso per leggere o scrivere parole, frasi. Nel suo

apprendimento il riconoscimento globale della parole o della frase precede la fase analitica (il

riconoscimento di frasi o parole avviene sulla base del ricordo di atti di lettura precedenti) in un

secondo momento si arriva all’identificazione analitica degli elementi sonori, le sillabe, che

compongono unità linguistiche più complesse. Nel metodo globale non ha importanza la

difficoltà uditiva di ciò che si apprende, poiché la lettura è un compito visivo.

Linee procedurali

Dall’osservazione di oggetti o da esperienze vicine il bambino viene invitato a esprimere un

significato. L’insegnante presenta al bambino una frase di qualche parola, scritta alla lavagna, il

bambino riconosce la frase scritta e la pronuncia non leggendola ma ricordando la situazione e la

frase orale associata. I bambini arriveranno quindi a scomporre frasi e riconoscere alcune parole

che ne fanno parte. Bisogna ovviamente fornire solo frasi che il bambino può comprendere.

Vengono quindi svolti esercizi di utilizzazione delle frasi acquisite dal bambino che prevedono la

all’interno della frase, la forma negativa,

sostituzione del soggetto e dei vari complementi

interrogativa, la risposta, lo studio di frasi con parole nascoste. Il successivo momento prevede

che il bambino sia impegnato in esercizi di analisi e lettura di parole nuove. Nell’ultimo

l’analisi delle parole deve essere portato al suo punto di arrivo,

momento di apprendimento

all’identificazione delle lettere.

Punti forti e punti deboli

 Valorizzazione esperienze degli alunni

 Leggere per ragionare

 Relazione significativa tra parole

 Passaggio dal livello sillabico a quello alfabetico

 Riuscita attività: curiosità, motivazione, capacità bambino

 Ruolo dell’insegnante

 Materiale didattico

 Personalizzazione degli apprendimenti

 Incentiva la velocità di decodifica, comprensione, sensibilità alla scrittura del testo e al

significato

 Non si possono trattare parole non presenti nel vocabolario visivo

METODI ANALITICO-SINTETICI: sono metodi misti che integrano i due approcci prima

descritti anche se sono qualcosa di diverso. La frase iniziale prevede un contatto globale con

parole o brevi frasi, al quale segue la prima analisi e poi la sintesi. La parola e gli elementi sonori

e grafici che la compongono vengono presentati quasi contemporaneamente.

Linee procedurali:

Momento di conoscenza d’insieme: (fase globale) in cui ai bambini

1. viene mostrata una

parole e la si fa riconoscere nel suo insieme, in collegamento con la figura o oggetto di

cui la parola è simbolo.

2. Momento scompositivo che prevede la parola di prima venga smontata e scomposta negli

è la fase analitica dell’apprendimento in cui si presenta una

elementi che la costituiscono,

parola divisa nelle lettere che la compongono, collegandole al rispettivo suono con

chiarezza e sforzandosi di pronunciarle.

Momento ricostruttivo dell’apprendimento impegna il bambino nella composizione

3. o

ricomposizione della parole dalle lettere in cui era divisa; fase sintetica in cui la parola

viene ricostruita riunendo le singole lettere che la formano ponendo l’attenzione anche

sulla posizione dei singoli pezzi.

4. Il bambino può poi provare la lettura e scrittura di parole diverse da quelle studiate che

presentano la stessa struttura.

Il materiale sono schede di lavoro dove un foglio è diviso a metà, da una parte vi è il disegno,

dall’altra la parola corrispondente in stampato maiuscolo poiché questo carattere è percepito

singolarmente.

Punti forti e punti deboli

 Molto tempo per portare avanti quest’attività

 Utilizzo di parole già codificate dal punto di vista lessicale e semantico

 Organizzazione del lavoro da portare a casa

 poi conto che c’è un altro modo per scrivere i caratteri

Si allena, si rende

 Il bambino comprende il perché sta imparando a leggere

Indicazioni esemplificate

La parola MELA viene scritta alla lavagna, la figura e poi sotto la parola; lettura globale della

di suoni diversi e l’insegnante quindi scandisce i singoli suoni. Taglia la

parole che si compone

parola scritta in un cartoncino nei singoli pezzi a fa seguire ai bambini alcuni esercizi di analisi

per far isolare i singoli suoni della parola; si avvia quindi il processi di sintesi per ricomporre la

parola. Le attività sono di lettura, ora parte la seconda fase di scrittura in cui i bambini disegnano

la mela e sotto copiano la parola MELA e si invitano i bambini a scrivere una riga per ogni

grafema.

Lo stampato maiuscolo risulta essere un carattere di scrittura più adatto per le attività di codifica

e decodifica, deve essere semplice date le non poche difficoltà a cui va incontro il bambino. È

opportuno non utilizzare per troppo tempo questo carattere.

PROCESSO DI SINTESI: La sintesi è un problema includibile nella lettura: la struttura divide la

parola orale, la lettura deve ricomporla. La sintesi inoltre richiede un passaggio dalle parti al

tutto tenendo conto che il tutto non è la semplice somma delle parti e le parti da sole non

formano il tutto. I grafemi e i fonemi devono essere interpretati per poi esercitare la sintesi.

PROCESSO DI ANALISI: La segmentazione fonetica, ovvero la divisione della parola orale

sul significante; non c’è

nelle unità minime, è una difficoltà perché è difficile concentrarsi

corrispondenza diretta tra unità acustiche e unità fonetiche; la parola maschera le parti; il

riconoscimento delle parti prevede il concetto di divisibilità; nella comunicazione orale i

vocaboli non vengono segmentati; è necessario il passaggio dal piano lessicologico al piano

fonologico.

Qualunque metodo utilizzato il bambino affronterà comunque due difficoltà: inerenti ai processi

che l’apprendimento della letto scrittura implica, il processo di sintesi e quello di analisi. È stato

quindi elaborata una proposta metodologica con lo scopo di accertare se la pratica scolastica del

metodo fonematico potesse essere considerato una scelta metodologica valida per un

apprendimento efficace e piacevole attraverso quello che può essere considerato un gioco.

METODO FONEMATICO: dapprima la scrittura viene esclusa. Si parte dalla narrazione di una

storia, in cui sono presenti parole bisillabe con sillaba semplice. La maestra quindi chiede, a

conclusione del racconto, quali fossero i personaggi della storia e mostra le rispettive immagini

delle parole. Poi propone ai bambini un gioco in cui l’insegnante proporrà una parola strana

(scomposizione di questa nei singoli fonemi) e loro la dovranno riconoscere, indicando fra due il

disegno corrispondente. In questo modo il bambino fa la sintesi dei fonemi. La scrittura viene

introdotta solo in seguito. Serve a predisporre il bambino al processo di sintesi e analisi che sono

le basi per leggere e scrivere. L’insegnante fa quindi l’analisi (scomposizione della parola).

La caratteristica fondamentale del metodo fonematico è quindi che non c’è scrittura, preparare

alla scrittura senza scrittura.

Il processo risulta complesso dal momento che agli elementi della sintesi (fonemi) nella lettura si

aggiungono i simboli grafici (lettere), passaggio che risulta complesso al bambino poiché si deve

riconoscere acusticamente, effettuare un’analisi fonologica, convertire il fonema nel grafema

corrispondente, scegliere un sistema allografico ed eseguire il programma motorio. Il metodo

operativo parte dalla sequenza dei fonemi.

Le schede utilizzate sono ricche e minuziose con immagini attraenti e colori vivaci.

Inizialmente è stato necessario rilevare la situazione di partenza della classe e i prerequisiti per

l’acquisizione di lettura e scrittura.

operano sul piano fonologico: l’insegnante infatti pone ai bambini un

Gli esercizi di sintesi

indovinello, scompone la parola nei fonemi che la costituiscono (analisi), chiede ai bambini di

ricomporre i suoni uditi nell’unità significativa della parola; i bambini quindi apprendono la

sintesi. Le parole inizialmente proposte presentano una struttura semplice e poi si aumenta la

difficoltà. Inizialmente la sintesi dei fonemi è proposta tra due possibilità di una coppia di parole,

successivamente sono state offerte diverse possibilità di risposta. Le parole di ciascun gruppo

sono inoltre state inserite in una trama narrativa al fine di inserirle dentro un contesto di senso

compiuto. rispondendo ai quesiti posti dall’insegnante.

Inizialmente quindi il bambino apprende la sintesi,

il bambino apprende l’analisi del vocabolo orale, ponendo egli stesso i

Gli esercizi di analisi:

quesiti ai compagni.

Esercizi di lettura e scrittura

Analisi del vocabolo orale compiuta dal bambino, a questa viene associata la trascrizione

dell’l’insegnante alla lavagna, primo passo tra coordinazione del piano fonico e di quello grafico;

scrittura dell’insegnante e lettura degli alunni; scrittura dei bambini del fonema posto

dall’insegnante da ricopiare dalla lavagna; lettura e scrittura di parole che non appartengono al

repertorio studiato.

Gli esercizi individuali autocorrettivi

Semplici esercizi di scrittura: il bambino scrive una parola sotto il disegno utilizzando i caratteri

mobili; verifica rigirando la scheda di controllo.

Esercizi di scrittura connessa con la lettura: il bambino scrive la parola indicata dal disegno

quindi cerca, fa le schede poste in ordine sparso, quella corrispondente alla parola scritta;

verifica la corrispondenza della figura sulle schede di controllo.

Semplici esercizi di lettura: il bambino abbina ciascun disegno presentato su una scheda

operativa alla parola corrispondente, verifica la corrispondenza della figura su schede di

controllo.

Esercizi di sintesi e analisi di parole della scrittura complesse

Studio delle parole della stessa famiglia semantica (fiore)

Esercizi di lettura e scrittura di frasi e brevi testi

Lettura della prima frase: ciascun bambino riceve un pacchetto di schede, ciascuna numerata in

ordine progressivo; il bambino sfoglia le schede e trova lo sviluppo che va dal tratteggiato (della

struttura vuota) alla frase completa.

Scrittura della prima frase: al contrario (autodettatura).

Esercizi autocorrettivi di abbinamenti ed incolonnamenti di disegni tra parole con doppie e

parole senza.

Aree di sviluppo

Nel processo di alfabetizzazione hanno un ruolo importante alcune aree di sviluppo:

COMPETENZA PRAGMATICA: capacità di utilizzare la lingua in modo appropriato in

pragmatica legata all’oralità e una relativa

relazione al contesto. Si distinguono una competenza

al linguaggio scritto; rivestono un ruolo importante nel periodo prescolare, nel momento in cui il

bambino elabora idee e conoscenze riguardo il sistema alfabetico.

COMPETENZA FONOLOGICA: comprende la capacità di discriminare i suoni che formano le

parole, di attribuire loro un diverso valore sonoro e manipolare prescindendo dal significato della

parole orali. È l’esito di due componenti: la capacità di riconoscere per via uditiva i fonemi che

compongono i vocaboli del linguaggio parlato e la capacità di articolare e produrre unità sonore

riconoscibili ad accettare nella lingua della comunità di appartenenza.

COMPETENZA LINGUISTICA: capacità relative alla consapevolezza espressiva e del

linguaggio verbale e non; essa rappresenta il requisito necessario per la codifica fonologica della

parole e la corrispondente rappresentazione semantica. È la capacità di segmentare il discorso in

parole, di definire la struttura specifica degli enunciati e accedere ad un vasto repertorio

lessicale.

Come si evolve, da un punto di vista cognitivo, la capacità di raccontare da parte di un bambino?

1. Non storia: elencazione di azioni non connesse tra loro;

2. Abbozzo di storia: evento iniziale seguito da una conseguenza;

iniziano a comparire gli intermedi compresi tra l’evento iniziale e la

3. Storia incompleta:

conseguenza;

4. Storia essenziale composta da un episodio centrale introdotto da un problema e da

tentativi di risoluzione;

5. Storia completa ovvero un racconto in cui sono presenti episodi collegati tra loro

logicamente da relazioni temporali o causali.

Le procedure operative del metodo fonematico:

 Esercizi di sintesi di parole bisillabe dalla sillaba diretta

 Esercizi di analisi di parole bisillabe dalla sillaba diretta

 Esercizi di scrittura e lettura con il carattere stampato maiuscolo

 Esercizi individuali autocorrettivi

 Lo stampato minuscolo

 Il corsivo

 Bisillabe con prima sillaba inversa, con prima sillaba monovocalica, con vocali

consecutive

 Esercizi di lettura e scrittura di brevi frasi

5. ESPRESSIONE ORALE

Nessuno ricorda di aver ricevuto, relativamente all’arte del parlare o dell’ascoltare, un’istruzione

analoga a quella ricevuta per imparare a leggere e scrivere nonostante tante occasioni richiedano

al soggetto la maturazione delle capacità di intervento in modo efficace, di esporre una questione

o un punto di vista seguendo un ordine logico, di argomentare per sostenere una tesi.

L’espressione orale è manifestazione e partecipazione di sé agli altri. Nella produzione orale si

distinguono fattori cognitivi della pianificazione e dell’esecuzione. Il primo consiste nella

formazione di un piano mentale in cui sono specificate le informazioni che saranno espresse

nell’enunciato. Il secondo è rappresentato dall’azione motorio-articolatorio che permette di

produrre la sequenza di suoni corrispondente alla frase che si intende produrre. Vi è tra i due una

continua integrazione.

Affinché l’alunno padroneggi l’espressione orale ha bisogno di imparare ad emettere certamente

i suoni, acquisizioni delle conoscenze grammaticali, sintattiche, semantiche, utilizzare le

principali funzioni del linguaggio, fluidità verbale e uso di paralinguismi; bisogna imparare ad

utilizzare lo sguardo, la mimica facciale, la gestualità, postura, prossemica, stabilire la giusta

collocazione degli elementi, organizzare sequenze logiche, curare esattezza e sinteticità dei

passaggi evitando ripetizioni. Occorre che gli insegnanti sappiano cosa individuare e andare a

cogliere per accertare le abilità espressive.

Bisogna quindi individuare criteri pertinenti con i rispettivi indici da rilevare costantemente;

determinare le informazioni da raccogliere.

ORDINE IDEATIVO ED ESPOSITIVO: capacità di pianificare e organizzare il contenuto del

proprio messaggio, l’ordine in cui gli argomenti sono esposti, saper collegare enunciati in modo

pertinente, secondo un ordine cronologico, logico, psicologico e non saltare da un punto all’altro

senza motivazione. L’ordine espositivo evidenza la comprensione del tema, direzione coerente

degli argomenti che sono legati un una successione di sviluppo che tiene conto di una

conclusione.

I segni sono: ordine nell’argomento che prevede inizio, testo e conclusione; l’esame di

divagazioni o deviazioni del tema; ordine ed organizzazione dei pensieri.

Attività di analisi: individuare informazioni principali e secondarie, segmentare in sequenze,

riconoscere la struttura organizzativa di un testo, possono rappresentare occasioni propedeutiche

allo sviluppo delle abilità di comprensione e organizzazione sistematica di idee e conoscenze

disciplinari.

STRUTTURAZIONE LOGICA DEI PENSIERI: capacità di esprimere compiutamente e

correttamente le proprie idee consente di avviarlo ed articolare in periodi chiari e collegati fra

loro ciò che egli vive, sente e osserva. Gli errori sono periodi sconclusionati, sospesi, con

anacoluto. L’organizzazione logica dei pensieri finalizzata all’espressione orale esige di un

processo di ragionamento. È necessario che l’alunno svolga un ragionamento (analisi e sintesi).

Ragionare significa coordinare enunciati per arrivare a conclusioni che possono essere poste

senza ricorrere a nuove constatazioni. I due tipi fondamentali di attività intellettiva nel

ragionamento sono induzione e deduzione. L’abilità di costruire testi coerenti e logici si deve

sviluppare durante la scuola primaria.

Esercizi: che si propongono di tradurre in espressioni compiute azioni o fatti che si svolgono in

classe o nell’ambiente scolastico. Osservare un’azione, evento, episodio di vita scolastico ed

esprimerlo verbalmente. Esercizi di comunicazione orale: dialogo, conversazione, discussione.

Esercizi scritti: piccole frasi da mettere insieme, trasformare testo-telegramma in un discorso,

completare testi.

ATTINENZA AL TEMA: comprensione del messaggio di fondo, rivelazione dalle divagazioni,

considerazioni o osservazioni superflue. Interpretare un tema equivale a farlo diventare lo sfondo

di un intervento; dimostrare la tesi del tema. Costruzione di uno schema.

EFFICACIA PRAGMATICA E CHIAREZZA ESPOSITIVA: coscienza del suo uso con

riferimento al contesto sociale in cui si comunica, alla situazione, tipo di messaggio, funzione,

destinatario, determinarsi dei meccanismi che ne regolano l’efficacia comunicativa rispondente

alla necessità di capire ed essere capiti. Il soggetto è in grado di scegliere una modalità adatta al

significato che vuole comunicare e allo scopo che vuole perseguire. Abilità dell’alunno di

controllare l’efficacia del discorso e del processo espressivo mentre essi stanno avvenendo,

analizzare gli elementi della situazione comunicativa e adeguarvi la produzione; regolare

l’esposizione in base alle risposte degli interlocutori, modificare i messaggi espressi in base a

indici ricavati dal contesto, chiarire informazioni, usare espressioni di collegamento. È

fondamentale la chiarezza per coinvolgere l’ascoltatore, suscitare il dovere di chiarire,

conservare e approfondire.

CAPACITÀ ESPRESSIVA NON VERBALE: il linguaggio silenzioso è il linguaggio del

comportamento: gestuale, posizioni del corpo, modo di trattare il tempo, assegnare valori e

significati a una attesa, anticipo o ritardo. Gesti, espressioni del viso, inflessioni della voce, ritmo

delle parole, segni di comunicazione. Comportamenti paralinguistici (tono, grida, inflessione,

intonazione, timbro, velocità) e modalità gestuali, non linguistiche (gesti, distanza, abiti). Alcuni

comportamenti non verbali servono ai messaggi verbali concretizzandoli, illustrandoli,

ritmandoli, punteggiandoli, assicurando una migliore comprensione. Il linguaggio non verbale è

più adeguato per esprimere sentimenti e atteggiamenti inconsci. Il linguaggio non verbale è usato

perché vengono utilizzati nelle lingue parlate in Occidente dove vi è povertà di vocabolo, per

interpretare l’atteggiamento di un interlocutore, perché è più autentico, l’assenza di linguaggio

non verbale è fonte di perturbazione delle relazioni interpersonali, un secondo canale di

comunicazione è necessario.

In campo educativo la comunicazione non verbale è un insieme di elementi che vanno orientati

per il buon esito formativo personale e per attivare relazioni positive.

CORRETTEZZA GRAMMATICALE: insieme di convenzioni che danno stabilità alle

manifestazioni espressive degli esseri umani che parlano una stessa lingua in un tempo

determinato e in uno spazio specifico, sia alla descrizione dei diversi sistemi in cui si realizzano

nel campo fonetico, sintattico e lessicale. La grammatica consiste in un complesso di regole

generalmente accettate dagli utenti costituito da connettivi, determinativi, flessioni per numero,

genere, persona, cose, tempo, modo, coniugazione, regole sulla disposizione. La correttezza

sintattica si riferisce alla disposizione delle parole all’interno delle singole frasi all’interno del

periodo. Nel caso della lingua orale la competenza sintattico-grammaticale va intesa come

applicazione rigorosa di regole grammaticali e va inserita in un discorso globale di pratica

comunicativa. – –

CREATIVITÀ: FLUIDITÀ FLESSIBILITÀ ORIGINALITÀ: generazione di qualcosa di

nuovo, originale ed inaspettato, il processo nel quale risulta un prodotto notevole e insolito.

Capacità di risolvere un problema al di fuori delle risposte consuete e stereotipate. Creatività è

quel pensiero capace di percepire le differenze e gli elementi mancanti e disturbanti, di formulare

idee o ipotesi, di verificare, comunicare risultati. Il pensiero creativo è un set di capacità,

competenze, abilità e motivazioni legate alla gestione e alla soluzione di problemi.

La creatività ha il suo segno distinto o caratteristica essenziale in un atto che produce una

sorpresa produttiva, l’inattesa che colpisce l’osservatore destando stupore o meraviglia.

L’individuo creativo è una persona razionale mossa da una spinta emozionale profonda e dalla

volontà di portare avanti le proprie convinzioni. Creativi sono coloro capaci di individuare le

aree problematiche, con difficoltà e incertezze, elaborare soluzioni nuove, provvedimenti

determinanti, rielaborare informazioni in forma nuova ed originale.

Pensiero convergente: tende a produrre un risultato unico e predeterminato dal compito e dagli

elementi informatici che vengono dati, procede verso una risposta e soluzioni limitate.

Pensiero divergente: è più aperto a soluzioni e prodotti diversi, mette in modo fattori

dell’intelligenza che hanno un ruolo più creativo. La produzione divergente è la capacità di

trovare svariate soluzioni per uno stesso problema, esprimere o interpretare un’informazione in

modo diverso, concepire idee nuove e valide, creare e immaginare, scoprire e inventare. Rimedio

contro la rigidità mentale. I tratti del pensiero divergente:

5. Fluidità ideativa: capacità di produrre un flusso di nuove idee e associazioni es esprimerle

verbalmente puntando sulla quantità del flusso ideazionale a partire da un determinato

stimolo, capace di produrre molte idee, esprimere un numero considerevole di

considerazioni ed osservazioni. Per svilupparla: stimolare gli alunni a dare i particolari

che sono utili a chi riceve il messaggio per comprenderlo meglio.

6. Varietà lessicale: molte parole diverse per esprimersi, capacità di elencare una grande

quantità di vocaboli differenti tra loro conoscendone il significato

7. Flessibilità: capacità di adattamento alle situazioni insolite e inattese, di passare da uno

di far variare l’impostazione del pensiero secondo le

schema categoriale ad un altro,

esigenze contingenti. Grado in cui il soggetto ha la tendenza a trattare un argomento da

vari punti di vista, a vedere gli aspetti molteplici di una realtà o di un problema. I segni

che ne rivelano possesso sono rappresentati dal numero degli aspetti del tema o

dell’argomento considerati nel corso dell’attività espressiva. Per sviluppare la flessibilità

può essere utile esercizi che si propongono di considerare un problema da più punti di

vista.

8. Originalità: maniera personale di impostare una comunicazione, organizzare un

argomento, elaborare le singole idee, intuire un immagine, esprimersi. Può rivelarsi utile

nella scelta dei vocaboli, espressioni, aspetti forti e toccanti, preferenza accordata a certe

immagini, nella carica affettiva legata a certi personaggi, situazioni, si può esprimere

nell’impostazione di una relazione o di un saggio, nella soluzione di problemi. Per

svilupparla occorre essere premiata. l’operazione mediante la quale si

SENSO CRITICO O VALUTAZIONE: la valutazione è

prende una decisione esprimendo un giudizio in termini di criteri di identità o rigore

sull’esattezza, adeguatezza, accettabilità dell’informazione data. Processo di confronto basato su

o verifica critica è un momento d’obbligo essenziale

principi logici. Per Calonghi la valutazione

sia dell’apprendimento, sia del conoscere; è l’ultimo momento del conoscere che verifica i

momenti precedenti a se stesso. Coloro che hanno consapevolezza del loro modo di pensare

hanno maggiore senso critico. Processo mentale di verifica che dovrebbe svolgersi secondo due

linee, applicabili ai vari livelli di sviluppo del conoscere. La valutazione è la fase in cui le idee

vengono giudicate per la coerenza, i fatti per la veridicità, i contenuti per il loro valore estetico. È

in questa fase che il soggetto proietta significati delle parole sul proprio retroterra esperienziale.

La capacità valutativa consente di interpretare ed apprezzare la realtà senza lasciarsi sommergere

da essa.

Valutare per promuovere: esaminare il grado di adeguatezza tra un insieme di informazioni e

criteri può essere possibile attraverso uno strumento di valutazione (check list) da compilare ogni

due mesi circa, è uno strumento di sintesi di quanto l’insegnante ricorda dell’alunno, in termini

di frequenza di comportamenti degli ultimi due mesi.

DELL’ESPRESSIONE ORALE

CHECK-LIST

(ha chiaro lo scopo e l’oggetto della comunicazione; segue una

1. Ordine ideativo ed espositivo

scaletta o uno schema di quanto si intende dire; inizia la sua esposizione con il titolo o enunciando

il tema; presenta all’inizio i concetti fondamentali; mette subito a fuoco l’elemento centrale della

comunicazione; chiarisce i concetti espressi con informazioni specifiche; esemplifica, precisa ed

l’informazione fornita; fa delle pause per riordinare le idee; conclude con una

espande

proposizione generale coerente con il discorso)

2. Efficacia pragmatica (espone in modo chiaro; non è per niente emozionato e si comporta come

se nessuno lo osservasse; seleziona le informazioni rispetto allo scopo che si propone; esplicita le

fonti da cui trae le informazioni; adegua agli interlocutori modalità e intonazione dell’espressione;

tiene conto delle conoscenze che gli interlocutori possiedono; esplicita gli elementi necessarie alla

comprensione degli enunciati; mantiene l’attenzione con parole-contatto, brevi domande,

variazioni di tono e stile del discorso; regola e modifica la propria produzione in base al feed-back

e ritmo all’ambiente fisico e al canale; è capace di

degli interlocutori; adegua altezza della voce

riprendere la regolazione dopo una interruzione).

3. Capacità espressiva non verbale (regola la direzione dello sguardo per rivolgersi a tutti e non

con l’espressione del volto; punteggia la

parlare con un solo; comunica sentimenti ed emozioni

comunicazione verbale con ii movimenti delle mani e delle braccia; regola la propria posizione

rispetto a chi ascolta-interagisce senza invadere lo spazio altrui; si colloca nello spazio con

controlla tono della voce, ritmo dell’esposizione ed enfasi, pause)

sicurezza e senza disagi;

4. Correttezza grammaticale (pronuncia le parole in modo comprensibile e distinto; costruisce

correttamente la forma delle parole all’interno della frase; collega correttamente le parole in una

frase e più frasi in un periodo; usa sistematicamente congiunzioni dal significato specifico per

connettere proposizioni e periodi; usa in modo adeguato pronomi, aggettivi possessivi, evidenzia

correttamente il rapporto soggetto-predicato; usa correttamente i modi e i tempi verbali)

5. Strutturazione logica dei pensieri (utilizza sillogismi; stabilisce confronti e relazioni tra

persone, cose, qualità; utilizza proposizioni ipotetiche, proposizioni finali, proposizioni

consecutive e causali)

6. Flessibilità (tratta un contenuto da vari e molteplici punti di vista; tocca diversi aspetti

dell’argomento)

7. Fluidità: ideativa ed espressivo-verbale (esprimere molte idee relative al contenuto o

argomento trattato; presenta numerose considerazioni e osservazioni sul tema; usa le parole

secondo il loro significato; organizza rapidamente i vocaboli in unità linguistiche significative; usa

parole diverse per esprimere lo stesso concetto; usa i termini specifici della disciplina; utilizza

comuni; utilizza definizioni; richiama l’area dei lessemi relativi ai significati

vocaboli non troppo

da comunicare)

8. Attinenza al tema (esprime argomenti significativi rispetto al tema; espone fatti e/o esperienze

personali pertinenti all’argomento)

o “valutazione”

9. Senso critico (dà spontaneamente un giudizio personale stabilendo un rapporto

con un valore; esprime un giudizio adottando un criterio interno; afferma di compiere una revisione

sul corretto svolgersi del proprio pensiero; si autocritica; esprime dei giudizi riguardo alla coerenza

tra due fatti o due affermazioni)

10. Originalità (espone in maniera interessante, non comune; collega informazioni e/o concetti in

modo non convenzionale ma razionale; fa considerazioni ed osservazioni acute; propone diverse

soluzioni per il problema trattato)

Si è fatto dell’oralità il supporto principale dell’insegnamento. Nelle Indicazioni Nazionali si

legge che l’alunno, alla fine della scuola primaria, dovrebbe conseguire gli obiettivi di

apprendimento riferiti all’acquisizione e alla maturazione di abilità come: prendere la parola

negli scambi comunicativi, esprimere la propria opinione su un argomento in modo chiaro e

pertinente, cogliere in una discussione le posizioni espresse dai compagni, organizzare

un’esposizione utilizzando una scaletta, formulare domande precise e pertinenti, raccontare

esperienze personali organizzando l’esposizione in modo chiaro e logico. A scuola la lingua

orale è però vista solo come strumento per veicolare i contenuti. La scuola e gli insegnanti si

sono preoccupati, spesso, di esprimere una grammatica formale, piuttosto che imparare essi

stessi prima ad esprimersi e poi a far esprimere.

Per una didattica del testo orale l’insegnante necessita di partire da un’attenta ricognizione di

tutte le forme di comunicazione aventi luogo nel proprio spazio-classe. Domande durante la

spiegazione, intervento, esposizione di notizie, appunti.

Occorre quindi curare gli aspetti linguistici (fonetico, lessico, morfologia) ma è necessario

fornire anche i mezzi adeguati per operazioni cognitive di vario tipo: rappresentazione,

classificazione, seriazione, generalizzazione. Si deve promuovere il saper parlare, pensare,

porgere, ragionare, esporre, valutare. Lo sviluppo del linguaggio è favorito dal rapporto con

esperienze reali e operative.

L’interazione verbale in classe può essere utilizzata come mezzo di trasmissione di conoscenze e

come strumento per coinvolgere tutti gli allievi, anche i più svantaggiati.

frequente è rappresentato dall’enorme

Un problema che la scuola si trova ad affrontare di

variabilità di capacità linguistiche e comunicative degli alunni che costituiscono l’espressione

verbale delle loro diversità personali, sociali, culturali, spesso si ignora il problema e i ragazzi

non riescono a seguire l’andamento educativo comune. Gli

linguisticamente svantaggiati

insegnanti hanno però il compito di costruire percorsi formativi basandosi sulla realtà in cui si

trovano ad operare. Muovere delle condizioni specifiche e delle difficoltà contestuali, rispondere

ai bisogni degli alunni significa differenziare e individualizzare l’offerta educativa.

L’identificazione della situazione di partenza degli alunni è il punto cardine dell’impostazione

e supportate dall’osservazione

del progetto didattico. Le tecniche di valutazione vanno integrate

delle performance orali dei ragazzi nelle relazioni e nelle riflessioni parlate.

L’ascolto significa costruire significati per arrivare a una comprensione attiva delle informazioni

trasmesse, richiede di assumere un punto di vista esterno a chi lo fa. Nella relazione educativa

parlare ed ascoltare dovrebbero essere concepiti come comportamenti centrali ed

interscambiabili.

Il piacere di ascoltare è anche legato alla natura dei rapporti interpersonali e all’atmosfera che si

crea, agli argomenti, alle doti di chi parla. Può attivare la concentrazione degli alunni l’uso di

tecniche come la consegna lessicale, che consiste nel preavvisare gli alunni, all’inizio della

spiegazione, che un certo numero di parole saranno usate nel discorso. Si può anche suggerire

agli allievi criteri di selezione tramite tabelle, schede, schemi, appunti.

Forme di interazione verbale a scuola

 Discorsi senza interruzioni: persuasivi, istruttivi, relazioni, conferenze.

 Discorsi a senso alternato: discussioni, dibattiti, conversazioni.

 Dialogo euristico collettivo: analizza i dati per estrapolare e riflettere sulla realtà,

risolvere i problemi, strutturare conoscenze, serve a far circolare opinioni e idee,

precisare ipotesi.

 Conversazione guidata: ha una pianificazione minima e serve per generare idee su un

determinato argomento.

 Discussione: turni dialogici, serve ad impostare un problema presentare posizioni

discordanti, discutere varie ipotesi,.

 Narrazione orale: orientamento iniziale, svolgimento dei fatti, soluzione finale. Si origina

da stimoli esterni.

 Descrizioni-relazioni orali: richiedono pianificazione.

La conversazione spontanea è la forma più diffusa di parlato nelle classi, manca un nucleo

tematico e una pianificazione, non si scelgono le parole; è uno scambio sereno di notizie, idee,

impressioni, informazioni, è un colloquio amichevole in un’atmosfera che mette a proprio agio i

partecipanti. Gli interlocutori si accettano l’un l’altro. La conversazione in grande gruppo evolve

verso forme di discussione e dibattito. Può servire per promuovere gli alunni disponibilità verso

gli altri e rispetto delle loro idee, del loro linguaggio, stile relazionale, confronto, sviluppo di

atteggiamenti critici. L’insegnante deve regolare i turni e garantire continuità tematica per

permettere a tutti di esporre la propria idea. La prima norma è quella di rispettare i turni di

parola, chiederli senza disturbare l’ascolto, occorre pensare bene a ciò che si vuole dire e

dialogare con tutti, ascoltare tutti e chiedere chiarimenti senza ripetere cose già dette, portando

avanti elementi nuovi.

UNA DISCUSSIONE RAPPRESENTA UNA CONVERSAZIONE CONDOTTA CON UNO

SCOPO PRECISO E PREFISSATO, STRATEGICAMENTE GUIDATA E CONTROLLATA

PER RAGGIUNGERE UN CERTO OBIETTIVO.

è necessario pianificare e prenotare l’intervento nel momento opportuno,

Nella discussione

scegliere i termini con cura, opinione espressa con cura e in modo chiaro, sintetico,

comprensibile; bisogna ascoltare gli altri. Si può alzare la voce per sottolineare la posizione

aspettando però il turno dato da un regolatore. Le discussioni sono utili per il confronto di idee e

la soluzione collettiva dei problemi. Discussione è quel particolare tipo di interazione verbale in

classe in cui ci si propone di arrivare collettivamente a risolvere un problema, chiarire un campo

concettuale su cui si è già lavorato, mettere in comune esperienze eseguite, confrontare,

osservazioni e interpretazioni, concordare una spiegazione di un fenomeno.

 Discussione regolata: occasione in cui i ragazzi possono esercitare forme di

argomentazione prima ancora che questa diventi oggetto di attenzione sistematica.

 Argomentare potenzia la capacità di esprimere il proprio vissuto e l’attività logica e

razionale; saper legittimare la propria tesi e difenderla, imparare a non essere categorici.

La discussione può essere inoltre intesa come una strategia di apprendimento, la cui finalità

primaria è di recuperare, ripensare ed utilizzare conoscenze progresse, metabolizzare idee,

bisogna però individuare un’esperienza comune, pluralità di letture, elaborare in forma

problematica, formulare una consegna operativa.

Per insegnare la tecnica della discussione:

1. Organizzare lo spazio

2. Moderatore per regolare la discussione

3. Partecipare parlando e ascoltando

4. Fermare dispute

5. Gli interventi argomentati sul tema

6. Appunti presi da un segretario

7. Aiutare gli alunni nella riflessione critica delle idee altrui

Il colloquio in forma interrogatoria è basato sulla conversazione secondo cui si sa che

l’insegnante conosce già la risposta alla propria domanda e che pone all’alunno per verificare se

e quanto sa. Rispondere a un’interrogazione significa consentire a chi rivolge le domande

l’accertamento della preparazione. Le domande possono essere chiuse aperte, le domande aperte

richiedono però pianificazione discorsiva. Spesso quesiti e problemi sono espressi in forma poco

chiara e in modo tale da condizionare la risposta. Le risposte date dagli alunni possono essere

valutate diversamente. L’interrogazione può essere utile nell’analisi dei processi mentali

complessi e di meccanismi di errore. Si può rimediare: decidendo in anticipo gli obiettivi,

strutturare e chiarire le domande, usare domande già esposte, tenere sotto controllo il rapporto

interpersonale, rilevare, categorizzare, valutare le risposte secondo criteri validi e stabiliti.

Particolare attenzione deve essere rivolta anche alla capacità di verbalizzare in modo adeguato da

parte dell’allievo, anche accertando il possesso di abilità prerequisite relative al saper descrivere,

raccontare, argomentare.

Parlare di fronte ad altri richiede l’abilità di saper dominare la situazione, essere capaci di

costruire un pensiero e presentarlo in modo percepibile e comprensibile. La relazione orale

presuppone quindi: conoscenza dell’argomento, capacità di pianificare il discorso, scegliere le

tematiche, dominio della lingua (semantica, struttura, pragmatica e comunicativa). Gli ostacoli di

un’efficace comprensione: pronuncia, tempo, modello di comportamento verbale, forma del

discorso, presenza fisica della persona, aspetto fisico, mimica facciale, gestualità, ordine,

chiarezza e validità sono essenziali.

Tenere desta l’attenzione

1.

2. Curare il rapporto con gli ascoltatori

Importanza dell’elemento emotivo-stabilire

3. empatia-phatos

4. Il linguaggio chiaro e accessibile ma non povero e ripetitivo

L’organizzazione del discorso: introduzione, corpo principale e conclusione.

5.

Per organizzare il discorso può essere utile utilizzare una scaletta, è necessario che il parlante

potrebbero arrivare nel corso dell’esecuzione, per

tenga conto del fatto che nuove informazioni

questo la pianificazione deve essere dettagliata.

Per creare i presupposti di una comunicazione efficace è necessario che l’alunno rifletta su ciò

deve rispondere. L’insegnante può guidare

che vuole comunicare, si chiede a quale domande

l’alunno e strutturare una relazione orale intervenendo a delimitare l’argomento e precisando i


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AUTORE

marta.tr

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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.tr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica della lettura e della scrittura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Anello Francesca.

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