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Appunti didattica generale

Concetti e termini di base

Filosofia dell'educazione

Riflette a livello teorico sullo scopo della formazione, relativamente ai mezzi, alle tecniche, alle strategie operative, anche e soprattutto rapportandosi agli obiettivi finali che ogni metodo educativo voglia realizzare.

Pedagogia sperimentale

Il termine è usato fin dagli inizi del '900 per indicare la ricerca e sperimentale nel campo dei fenomeni educativi. Per collocare nel tempo questa disciplina si fa riferimento a Maria Montessori.

Didattica-docimologia

Si studiano i metodi di valutazione negli esami, cercando di eliminare per quanto possibile l'elemento soggettivo del giudizio nelle prove. La didattica si occupa della rilevazione degli elementi da valutare, dei metodi di misurazione, della tabulazione e comparazione dei risultati. Fu introdotta nel 1922 da H. Piéron.

Didattica speciale

Ha lo scopo di creare le condizioni ottimali affinché un soggetto con problemi di apprendimento che voglia apprendere possa apprendere, modificando gli obiettivi da raggiungere. Si applica in caso di soggetti con problemi di apprendimento, che devono essere integrati all'interno della classe e più in generale all'interno della società.

Tecnologie educative

Si opera in questo campo tutte le volte in cui, in riferimento all'apprendimento, si cerca di migliorarlo avvalendosi di particolari metodologie basate sull'impiego di mezzi tecnologici adeguatamente utilizzati.

Pedagogia comparata

Metodo di comparazione fra sistemi educativi diversi.

Definizione di didattica

Parlare di “didattica” assomiglia a parlare di “Instructional Design”. Si tratta di una vera e propria scienza. È l’ambito di studio che si occupa di selezionare, allestire e gestire azioni educative capaci di portare ad un apprendimento efficace, efficiente e motivante.

  • Efficace: che raggiunge gli obiettivi prefissati.
  • Efficiente: che raggiunge gli obiettivi prefissati con il minor dispendio di energia e velocemente.
  • Motivante: che deve essere coinvolgente.

Terminologia

P.I.S.A.

Programme of International Student Assessment. È uno studio internazionale che ha lo scopo di valutare i sistemi di istruzione di tutto il mondo attraverso la rilevazione di competenze e conoscenze degli studenti di 15 anni. Le prove si svolgono ogni tre anni su studenti sorteggiati.

O.C.S.E.

Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. È un'organizzazione economica internazionale che ha lo scopo di favorire il progresso economico e sociale nel mondo. È nota per le prove periodiche di valutazione degli apprendimenti (tipo P.I.S.A.).

I.N.V.A.L.S.I.

Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell'Istruzione. È una prova nazionale scritta che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti al secondo e quinto anno della scuola primaria e al terzo anno della scuola secondaria di primo grado.

Educazione

L’educazione è lo sviluppo di tutti gli aspetti della personalità umana, fisici, intellettuali, affettivi e del carattere. Coinvolge tutti gli stimoli che ci provengono dal mondo esterno e interessa la crescita fisica e spirituale di ciascuno di noi.

Istruzione

Il concetto di istruzione è più limitato di quello di educazione. L’istruzione si riferisce alla sola educazione intellettuale.

Formazione

È un processo complesso di trasferimento di contenuti e metodi per fare acquisire alle persone livelli intellettuali, culturali, emotivi e spirituali sempre maggiori.

Apprendimento

Un processo che si sviluppa dall’interno del soggetto e che porta a cambiamenti significativi dal punto di vista adattivo, sul piano motorio e/o cognitivo e/o emotivo e/o relazionale-sociale.

Obiettivo didattico

Prestazione auspicata al termine del processo. Gli obiettivi didattici vanno “operazionalizzati”. Il concetto di operazionalizzazione si riferisce al fatto che nella formulazione di un obiettivo viene anche fornita un’esemplificazione del sistema di verifica che verrà adottato (accanto all’obiettivo viene mostrata la procedura attraverso cui si potrà valutare se esso è stato raggiunto o no).

Valutazione

È l’applicazione di un criterio di riferimento.

Valutazione sommativa

È il metodo più tradizionale di valutare, fatto attraverso la somministrazione di prove. Ha la funzione di certificare l’apprendimento e di attribuire un giudizio di merito, solitamente su base numerica. Da un punto di vista educativo questo tipo di valutazione è quello che serve di meno.

Valutazione formativa

È una valutazione dinamica che si fa in itinere durante il processo di apprendimento; si concretizza in un’indicazione data all’alunno per migliorare il suo apprendimento, ha lo scopo di fare il punto o di riorientare l’allievo in vista dell’obiettivo finale.

Feedback

Questo concetto nasce dalla cibernetica e dall’informatica. Gli alunni, così come le macchine danno un feedback, cioè un segnale. Si tratta di un’informazione di ritorno che un soggetto o un sistema riceve in conseguenza ad un’azione. Tali informazioni devono essere analizzate correttamente in ambito scolastico e devono far capire all’insegnante quando e come intervenire in aiuto dell’alunno.

Rinforzo

È un concetto elaborato con il comportamentismo (B. F. Skinner), che prevede che l’insegnante operi per aumentare la probabilità che nello studente venga associata la risposta comportamentale appropriata ad un determinato stimolo. Il rinforzo può essere positivo o negativo. Quello positivo prevede l’aggiunta di un elemento positivo, gratificante, una sorta di ricompensa a seguito di un comportamento adeguato che si intende promuovere. Il rinforzo negativo prevede la riduzione o eliminazione di una situazione sgradevole (rimuovere condizioni di disagio). Skinner studiò questo concetto analizzando dei topi. Il rinforzo inoltre può essere differenziale (gratificazione per l’assenza di un comportamento inadeguato), continuo (si verifica ogni volta che si manifesta il comportamento da apprendere), intermittente (che si manifesta solo dopo alcune risposte) e contingente (che avviene in seguito ad una precisa risposta).

Zona di sviluppo prossimale

Concetto elaborato da Vygotskij il quale credeva che ci fosse sempre uno spazio d’intervento educativo possibile per far sì che l’allievo raggiunga prestazioni superiori. La ZSP individua la distanza tra il livello di sviluppo raggiunto dal soggetto e il livello raggiungibile dallo stesso soggetto se aiutato.

Teoria del carico cognitivo

Fu introdotta da Mayer nel 2001. Questa teoria ha introdotto il concetto di carico cognitivo, cioè il carico imposto alla memoria di lavoro dall’informazione presentata. Esso può essere di tre tipologie: estraneo, intrinseco e pertinente.

  • Estraneo che deve essere ridotto al massimo (è associato ai processi mentali che non servono per l’apprendimento);
  • Intrinseco deve essere ad un livello adeguato, né troppo alto, né troppo basso (è il livello intrinseco di difficoltà associato ad un preciso argomento);
  • Pertinente che deve tenersi alto (è l’impegno cognitivo utile per apprendere in modo definitivo).

L'apprendimento

Definizione

Possiamo definire l’apprendimento come un processo che si sviluppa dall’interno del soggetto e che porta a cambiamenti significativi dal punto di vista adattivo, sul piano motorio e/o cognitivo e/o emotivo e/o relazionale-sociale.

Da cosa dipende l'apprendimento?

  1. Dall’esperienza concreta e dalla riflessione;
  2. Da dinamiche di percezione, strutturazione o intuizione visiva;
  3. Da dinamiche motivazionali o a fattori interni di personalità (ansia, autostima/autoefficacia). La motivazione può essere intrinseca (quella più profonda e personale) o estrinseca (portata avanti dai risultati). Essa può infatti anche essere creata facendo capire il piacere dell’apprendere, proponendo obiettivi semplici in un contesto sereno;
  4. Dalla ricompensa ricevuta dall’ambiente (rinforzo);
  5. Dalla informazione ricevuta dall’ambiente (feedback) in rapporto alla chiarezza degli obiettivi;
  6. Dall’imitazione e modellamento;
  7. Da dinamiche specifiche della strutturazione cognitiva;
  8. Dal linguaggio e consapevolezza che può accompagnare i processi di apprendimento;
  9. Dalla gestione del carico cognitivo;
  10. Da processi di negoziazione, partecipazione sociale e presenza di ambienti di apprendimento come scaffolding;
  11. Dall’essere parte attiva nel network.

L'apprendimento dipende dall'esperienza concreta

(Piaget e Dewey)

Secondo John Dewey, l’apprendimento dipende dall’esperienza pratica e dalla riflessione sull’esperienza. L’apprendimento può essere visto come un problem-solving ancorato nell’esperienza (Learning by doing). Il processo parte a fronte di una situazione critica (non routinaria): si crea una tensione. Il soggetto prova ad immaginare una soluzione e la applica. I risultati sono oggetto di una nuova valutazione. L’apprendimento si rifà ai recenti modelli di problem solving o enquiry che si articolano in problema, ipotesi, pratica, soluzione.

Problem solving

Riguarda tutte le situazioni in cui il soggetto avverte un divario tra situazione reale e situazione desiderata e la mente si attiva per il suo superamento. L’interesse per l’apprendimento come problem solving è stato al centro sia della tradizione deweyana, che di quella gestaltica, dando vita anche ad orientamenti didattici basati sull’apprendimento per scoperta o per insight (intuizione, concetto introdotto dalla Gestalt). Questo concetto riceve grande attenzione nel dibattito internazionale, la capacità di risolvere i problemi viene compresa tra le competenze chiave e le abilità per la vita. John Dewey è un filosofo dell’educazione vissuto nel primo '900. È considerato uno dei pionieri dell’attivismo.

Attivismo pedagogico

È un movimento che mette al centro il bambino e che dà molta importanza all’attività pratica e alla cooperazione; le attività inoltre, secondo la scuola attiva, devono partire dall’idea del bambino. Dewey ha rivoluzionato la concezione della scuola che in precedenza era vista come un’entità distante dal mondo esterno; con lui la scuola deve insegnare la democrazia e non deve essere divisa dalla società.

Secondo J. Piaget

Che si riconosce nella dimensione cognitiva (si occupa di come si sviluppano gli schemi cognitivi), lo sviluppo è visto come una dinamica tra assimilazione e accomodamento, il pensiero è azione interiorizzata.

L'apprendimento dipende da dinamiche motivazionali o da fattori interni di personalità

(Sullivan, Rogers, Malone, Bandura)

Secondo Sullivan e Rogers, l’apprendimento è ostacolato dall’ansia e dalla paura di sbagliare.

Secondo Malone, la motivazione si può generare ma devono essere coinvolte dimensioni psicologiche (gratificazioni sensoriali/immaginative/emozionali, autoefficacia, conflitto cognitivo) e dimensioni riguardanti il contesto strutturale (chiarezza dell’obiettivo, indicatore di prestazione, variabilità del livello di difficoltà, feedback continuo). Egli in particolare esamina i videogiochi, in particolare i concetti di Sfida, Interattività, Velocità, Dinamismo, Fantasia e Curiosità.

Secondo Bandura

La motivazione è legata al processo in cui si genera autoefficacia. L’autoefficacia è una sorta di autostima ma in settori particolari. Possiamo infatti avere una bassa autostima ma un’autoefficacia alta in un determinato settore. L’autostima infatti non è pregiudicata dal raggiungimento di un obiettivo ma dal giudizio degli altri nei nostri confronti. L’autoefficacia può essere prodotta facendo capire al bambino che ce la può fare da solo, aiutandolo in questo mettendo obiettivi con difficoltà crescente. Con il raggiungimento dell’autoefficacia si crea motivazione, che è alla base dell’apprendimento.

Definizione di autoefficacia (Bandura)

“Il senso di autoefficacia corrisponde alle convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati. Le convinzioni di autoefficacia influenzano la scelta del corso di azioni da intraprendere, la quantità di impegno investita in determinate imprese, la durata della perseveranza di fronte a ostacoli o insuccessi, la resilienza di fronte alle avversità”.

L'apprendimento dipende dalla ricompensa ricevuta dall'ambiente: rinforzo

(Skinner)

Secondo Skinner, Skinner ha studiato scientificamente il processo di apprendimento facendo esperimenti sugli animali, in particolare topi e piccioni. Egli fu uno dei più importanti esponenti del comportamentismo.

L’apprendimento dipende dall’informazione ricevuta dall’ambiente: rinforzo positivo (cioè i premi). Il rinforzo è una risposta che l’ambiente dà al soggetto in apprendimento sotto forma di ricompensa (rinforzo positivo) o punizione (rinforzo negativo), per aumentare la probabilità che nello studente venga associata la risposta comportamentale appropriata a un determinato stimolo. Per Skinner fondamentali sono i rinforzi positivi che prevedono un elemento positivo, gratificante, come una ricompensa, un complimento o un premio, a seguito del comportamento adeguato che si intende promuovere. I rinforzi negativi (punizioni) sono assolutamente da evitare sotto il punto di vista didattico in quanto ci si deve basare sull’idea dello “sbagliando si impara”, l’errore non deve essere penalizzato; talvolta va anche incoraggiato (purché avvenga un tentativo di risposta). Skinner si è battuto molto per eliminare in particolare le punizioni fisiche.

Secondo Bandura, però, il rinforzo non è sempre adeguato. Bisogna tener conto dell’idea che il soggetto ha dei livelli interni di realizzazione da lui attesi. In certi casi il rinforzo può avere anche una valenza negativa. Si parla infatti di abuso di rinforzi positivi, che possono causare:

  • Discriminazioni (accade quando si valorizzano di più determinati alunni rispetto ad altri). Don Milani negli anni '60 fece una critica alla scuola, la quale premiava i bambini delle classi più abbienti mentre discriminava mediante bocciature soltanto gli alunni provenienti dalle classi più povere. Quest’ultimi infatti, vivendo in un contesto meno favorevole ottenevano risultati più scarsi degli altri.
  • Minor impegno (è possibile che il bambino troppo valorizzato si “adagisugli allori”)
  • Creazione di motivazioni estrinseche (cioè il bambino tende ad applicarsi soltanto perché punta al raggiungimento del premio, vengono meno quindi le motivazioni intrinseche, ad esempio quella che prevede l’applicarsi dell’alunno per il piacere dell’apprendere. Le motivazioni estrinseche provocano l’utilitarismo dell’apprendimento.
  • Perdita di fiducia nell’insegnante. Ragazzi con gravi difficoltà cognitive spesso ricevono molti incoraggiamenti che, se troppi e non meritati possono causare incrinare il rapporto con l’insegnante. Se il bambino capisce infatti che viene incoraggiato troppo per compassione e gli apprezzamenti non sono veri, decade l’efficacia del rinforzo.

Skinner da quest’idea sperimentale ha elaborato la sua teoria di istruzione programmata. L’idea di Skinner è quella di procedere per piccoli passi per portare tutti gli alunni al raggiungimento degli obiettivi. I “passi” vengono chiamati “item”, e questi vengono numerati. Questo metodo è una scomposizione minima di domande e risposte, un’organizzazione sequenzializzata di stimoli e risposte. In ogni item viene fatta una domanda, dalla quale indirettamente è possibile ricavare la risposta, riducendo al massimo l’errore. Questo sistema, trasferito nell’informatica, ha dato luogo ai CAI (Computer-Assisted Instruction: istruzione assistita dal computer), ai CBT (Computer-Based Training) e ai tutoriali. La critica mossa a questo sistema di istruzione è principalmente quella che non tutte le materie sono adatte a questo metodo; in generale le materie scientifiche sono più adatte rispetto a quelle orali.

Dall'informazione ricevuta dall'ambiente (feedback) in rapporto alla chiarezza degli obiettivi

(Hattie, Bloom, Block)

Secondo Hattie, il fattore più importante è l’uso di un buon feedback. Il concetto di feedback viene dalla cibernetica (scienza delle automazioni) e dall’informatica. Si tratta di un’informazione di ritorno che un soggetto o un sistema riceve in conseguenza ad un’azione. Tali informazioni devono essere analizzate correttamente in ambito scolastico e devono far capire all’insegnante quando e come intervenire in aiuto dell’alunno. Il feedback aiuta a riorientare l’alunno durante l’apprendimento.

Secondo Hattie (2009) un buon feedback deve avere le seguenti caratteristiche:

  • Deve far comprendere ad un allievo il punto a cui è arrivato;
  • Deve ricordargli l’obiettivo da raggiungere;
  • Deve mostrargli quale è il passo da compiere per procedere verso l’obiettivo.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

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