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Appunti lezioni teoria e tecnica dei nuovi media A.A.2020/21

Cap. 1 – Media e tecnologie digitali

Introduzione ai media digitali

Che cosa sono i media? Le società contemporanee sono caratterizzate dall’onnipresenza e pervasività crescenti dei media nelle vite quotidiane degli individui. Le persone vivono immerse in flussi di comunicazione continui. Questo fenomeno è stato definito mediatizzazione. I media sono i mezzi per la comunicazione.

Modello a due livelli di Lisa Gitelman

Modello a due livelli sviluppato dalla storica Lisa Gitelman in "Always Already New" (2006):

  • Un medium è una tecnologia che permette la comunicazione;
  • Un medium è un insieme di protocolli (o di pratiche sociali e culturali) che sono cresciute intorno a quella tecnologia, senza la quale la tecnologia non funzionerebbe.

I protocolli non nascono con la tecnologia, ma si sviluppano con essa quando l’abbiamo a disposizione. Es. evoluzione del telefono.

L’evoluzione continua delle tecnologie per la comunicazione diventa un fattore importante. Infatti parte dell’esperienza dei media digitali risiede proprio nella continua successione di rapidi cicli tecnologici che portano sul mercato nuovi gadget, applicazioni e servizi. Si divide in due fasi la vita emergente di un nuovo media:

  • Hanno una crisi di identità, caratterizzata dall’incertezza sul loro ruolo sociale.
  • Dopo la sua introduzione, il significato e le funzioni di una nuova tecnologia sono lentamente plasmati dalle abitudini di uso dei media preesistenti e dai desideri dei nuovi utenti, oltre che dalle sue caratteristiche tecnologiche. La fase di crisi si risolve quando una nuova tecnologia sorpassa la fase di novità iniziale e diviene un prodotto di consumo di massa. Avviene quindi un processo di addomesticazione, vi sono quindi nuovi protocolli d’uso.

Nessun medium muore davvero, ma tutti si integrano in qualcos’altro, in quanto forma di comunicazione. Il contenuto di un medium può modificarsi, il suo pubblico può cambiare e il suo status può elevarsi o abbassarsi, ma una volta che un medium soddisfa una domanda fondamentale per qualche essere umano, continua ad assolvere la sua funzione all’interno di un sistema di opzioni più ampio.

Approcci al rapporto tecnologie/società

Le scienze sociali si occupano da tempo delle tecnologie. Analizzare in profondità il legame tra tecnologie, media e società e sviluppare uno sguardo critico sul ruolo e sullo sviluppo dei media digitali.

Le principali teorie sul rapporto fra tecnologie e società si sono sviluppate a partire dalle tecnologie predominanti nel XX secolo. Alcune prospettive vedono la tecnologia come un fattore esogeno, cioè una forza esterna il cui sviluppo è indipendente dai fenomeni sociali. Non importa chi sviluppa una tecnologia ma piuttosto quale funzione specifica essa assolva per lo sviluppo di una società. I computer in questo senso sarebbero funzionali agli scopi delle istituzioni.

Determinismo tecnologico

Le tecnologie sono in grado di determinare lo sviluppo delle società umane. In questa prospettiva, le caratteristiche dei media digitali determinano i modi in cui gli individui interagiscono fra loro, dando vita a forme particolari di organizzazione sociale, o sono responsabili di cambiamenti nella struttura economica e politica di una società. È molto diffuso nel senso comune. Versioni più o meno estreme del determinismo hanno sempre rivestito un ruolo importante. Critiche: sarebbe semplicistico pensare che le tecnologie non abbiano un ruolo; tuttavia questa visione mono-dimensionale, non prende in considerazione il fatto che gli individui e i gruppi sociali possono piegare l’uso delle tecnologie a loro favore, dato che nega la complessità del rapporto fra tecnologie e società.

Costruzione sociale delle tecnologie

Negli anni si sviluppa qualcosa di diverso, negli anni ’70 entrano i cultural studies, “studiano” il potere del pubblico, come il pubblico decodifica i messaggi che riceve dai media. Viene messo al centro il pubblico. Vogliono vedere cosa succede se viene messo al centro il pubblico. I testi dentro la televisione da studiare e vedere come il pubblico reagisce a questi testi.

Abbiamo qui una costruzione sociale delle tecnologie; questi studiosi dicono che è la società che controlla la tecnologia, e il successo di una tecnologia e il suo scopo è dato da come questa viene usata. Una prospettiva opposta a quella determinista è quella della:

  • Costruzione sociale delle tecnologie: la struttura e il successo di una tecnologia dipendono dalla forza, dai bisogni e dai valori del gruppo sociale che la promuove. La metafora della costruzione indica che l’evoluzione delle tecnologie è qualcosa a cui le persone partecipano attivamente.

Questo approccio sottolinea come le tecnologie non siano naturali o esogene, ma dipendano dai processi sociali dai quali hanno origine e in cui sono immerse le persone che le sviluppano. Inoltre, chi utilizza i media digitali può farne usi non previsti o diversi da quelli immaginati da chi li ha progettati.

Tecnologie politiche

La tecnologia non è neutrale, dato che incarna i valori e i bisogni di una parte della società. Secondo Langdon Winner (1980), le tecnologie hanno una “politica”: il modo in cui sono progettate, oppure la decisione di adottarle o meno, possono ribadire una forma di potere o di autorità. Questo approccio porta a chiedersi perché una certa tecnologia abbia assunto una certa forma piuttosto che un’altra, e quali siano gli attori che hanno concorso al suo sviluppo.

Negli anni ’80 sono quelli del personal computer, proprietari di computer, ecc. nel momento in cui una compagnia privata ci vende la sua tecnologia noi siamo nelle mani di quella compagnia privata. Così come lo fa la compagnia lo può fare lo stato e dirci a cosa possiamo avere accesso. Possiamo cambiare i modelli di uso ma stiamo entrando in un sistema di pochi. Registrazione. C’è una certa gestione politica.

Co-produzione di tecnologie e società

Altre teorie sociali parlano della coproduzione di tecnologia e società, invitano a non focalizzarsi su un solo legame di causa/effetto: società e tecnologie si influenzano e modificano a vicenda, in un processo di co-evoluzione in cui i cambiamenti dell’una producono le altre e viceversa. Tutto cambia, tutto si evolve, insieme.

Media digitali e loro caratteristiche

I media digitali sono un insieme di mezzi di comunicazione basati su tecnologie digitali e che hanno caratteristiche comuni che li differenziano dai mezzi di comunicazione che li hanno preceduti.

Nuovi media o media digitali?

  • I “nuovi media” sono un termine-ombrello che identifica le tecnologie di comunicazione basate su computer e reti, che iniziano a diffondersi dagli ultimi decenni del XX secolo. Studiare i nuovi media non significa solo studiare i nuovi media di oggi, ma il momento in cui una nuova tecnologia emerge e si afferma in un preciso contesto storico.
  • Eppure, è una definizione problematica in quanto:
    • Troppo generica, mentre c’è diversità al suo interno;
    • Molti “nuovi media” non sono più nuovi;
    • Tutti i media sono nuovi quando vengono introdotti. E poi?
    • Il termine “nuovo” implica, idealmente, la sostituzione del vecchio. Un nuovo media non sostituisce i vecchi media, ma piuttosto li integra e li modifica senza per questo condannarli all’estinzione. Oggi assistiamo più all’ibridazione fra vecchio e nuovo, all’integrazione e la modifica senza estinzione.

Meglio parlare quindi di media digitali, cioè i mezzi di comunicazione basati su tecnologie digitali, con caratteristiche comuni che li differenziano dai mezzi di comunicazione che li hanno preceduti (in generale, cartacei o analogici). Non c’è molta differenza tra i media di una volta e i nostri attuali. Più che parlare di vecchi e nuovi media è bene parlare di ibridazione, alcuni contenuti di alcuni media vanno a confluire in altri, senza morire veramente. Noi ci occupiamo di media digitali, i media pervasivi della nostra vita contemporanea, politica, sociale ed economica.

Differenza tra analogico e digitale

Analogico

Tipologia di rappresentazione dell’informazione, del testo, attraverso segnale continuo, non analizzabile entro un insieme finito di elementi. Es. vecchio segnale televisivo (broadcasting).

Digitale

Tipologia di rappresentazione dell’informazione attraverso codice binario, cioè sistema numerico discreto (quindi finito) che contiene solo 0 e 1. Non deve essere leggibile per noi, lo deve essere per una macchina; non occupa spazio in questo senso, ci serve una macchina che lo traduca. Le tecnologie digitali possono trasportare molto rapidamente grandi quantità di informazione.

L’analogico occupa spazio fisico, nel digitale no. Il contenuto nel digitale non lo vediamo mai impresso su qualcosa, mentre l’analogico sì; pensiamo ai rulli, al film impresso sulla pellicola. Supporto fisico per vedere le cose.

Evoluzione dei media digitali

Colossus, 1943

Primo computer digitale programmabile. Venivano inserite delle schede (non è immediato il passaggio dalla materialità all’immaterialità). All’inizio al computer ci lavorano principalmente le donne, perché le schede erano così fini che riuscivano ad inserirle solo le donne.

Arpanet, 1969

È un sistema militare. Nasce in ambito militare, poi viene adattato in ambito universitario. A un certo punto i militari hanno bisogno di un sistema di comunicazione che non sia un telefono, un sistema che colleghi più istituzioni molto lontane. Questa è la prima rete di internet. All’inizio è una rete protetta con accesso solo ai militari e gli universitari.

Verso i media digitali pervasivi

  • 1971: Ray Tomlinson (BBN) inventa il sistema di posta elettronica. Anche questo è un mezzo di comunicazione, possiamo considerarlo un nuovo medium.
  • La diffusione dei media digitali è cresciuta costantemente a partire dagli anni ’80 del XX secolo. Bisogna creare dei protocolli che sia visibile e validi a tutti.
  • Anni ’80: definizione dei protocolli su cui si basa la Rete, TCP/IP; TCP (Transmission Control Protocol - controlla la trasmissione dei dati) e IP (Internet Protocol - indirizzamento e dell’instradamento fra sotto-reti eterogenee) sono la “lingua comune” con cui i computer connessi a Internet comunicano fra loro. Il TCP è la strada e l’IP è quello che le informazioni seguono, per esempio.
  • Anni ’80: una volta sviluppati i protocolli, il computer inizia a rimpicciolirsi e vi è la messa in commercio di personal computer basati su microprocessori a basso prezzo, con interfaccia grafica di facile uso, che permette a tutti di usare quello che si clicca senza dover usare dei codici, e pensati per un mercato di massa.
  • Non basta avere un computer per accedere ad internet. Fino al ’91 non esistevano pagine web.
  • 1991: Tim Berners-Lee introduce il World Wide Web (www), un sistema informatico accessibile attraverso internet in cui doc e risorse sono identificati attraverso URL e ipertesti pubblicati tramite server e accessibili tramite browser. La Rete diventa accessibile e usabile e arriva nelle case e nelle imprese dei Paesi avanzati.
  • Anni 2000 si assiste all’emergere del “Web collaborativo” (web 2.0), cioè di software e piattaforme online che permettono agli utenti di produrre e distribuire contenuti in prima persona. Non solo posso andare su un sito, ma posso anche crearlo, fare rete con altre persone. Il Web collaborativo:
    • Software e piattaforme che permettono agli utenti di produrre e distribuire contenuti in prima persona;
    • Tecnologie mobili (come smartphone e tablet) che trasformano l’esperienza della Rete da domestica a pervasiva.

L’emergere e l’affermazione di tecnologie che processano informazioni in formato digitale è alla base di trasformazioni profonde non solo nel modo in cui funzionano i media: grazie alla capacità di integrarsi e interagire con la maggior parte delle tecnologie preesistenti, i media digitali hanno assunto un ruolo chiave anche nell’organizzazione della produzione e nell’economia delle società contemporanee. Questi cambiamenti hanno un impatto anche sull’ecologia dei media.

Yochai Benkler parla della nascita di un “ambiente digitale di rete” caratterizzato dalle maggiori possibilità a disposizione degli individui per assumere un ruolo più attivo all’interno del sistema mediale. Allo stesso tempo, però, questo ambiente è denso di scontri proprio sul futuro delle relazioni ecologiche tra gli organismi che lo compongono.

La teoria dei sei gradi di separazione: tutti siamo connessi nei sei gradi separazione. Qualcuno ha messo in pratica la teoria, mettendo al centro Kevin Bacon.

La teoria del piccolo mondo

Tutte le reti complesse presenti in natura sono tali che due qualunque nodi possono essere collegati da un percorso costituito da un numero relativamente piccolo di collegamenti. È la base del funzionamento di internet di come lo conosciamo oggi.

Internet, 2020

Fotografia di come funziona internet oggi nel mondo. Attraverso i nodi, che sono i server, si possono creare molti più nodi e collegazioni. Questo è il principio di internet come lo conosciamo. Collegare tutti ad alcuni hub di passaggio connessi in rete.

Internet oggi

Internet è un sistema di comunicazione che non si basa su un unico centro da cui vengono emanate le informazioni, come una stazione televisiva, ma su un sistema composto da una serie di nodi intercomunicanti. Internet:

  • Ha una struttura a rete distribuita, che significa che le informazioni che lo compongono sono posizionate su migliaia di computer chiamati server, ai quali gli altri computer si collegano per richiedere le informazioni desiderate;
  • È una rete ridondante: le informazioni vengono smontate in pacchetti che possono separarsi e viaggiare su percorsi diversi, e l’interruzione di una linea di comunicazione non pregiudica il loro trasferimento;
  • È un sistema aperto, dato che chiunque abbia accesso a una linea telefonica o di banda larga può accedervi, sia con un personal computer, sia nel caso desideri creare un nuovo server;
  • È basato sul principio della neutralità, cioè sul fatto che gli operatori internet non possono discriminare pacchetti di informazione in base al contenuto o alla provenienza. Le aziende che forniscono contenuti non possono pagare i provider per far passare le proprie informazioni più rapidamente.

Per comprendere le reti e i media digitali è importante differenziare i livelli che li compongono:

  1. Livello fisico, cioè le risorse naturali, come l’etere usato per le trasmissioni radio, e le infrastrutture tecnologiche che costruiscono l’ambiente digitale di rete;
  2. Livello logico, rappresentato dai software, dagli standard e dai protocolli su cui si basano le reti;
  3. Livello dei contenuti, cioè le informazioni in linguaggio umano che vengono prodotte e scambiate in rete.

Accanto ai precedenti, si aggiunge anche il livello giuridico, cioè l’insieme di leggi nazionali e internazionali che regolano il funzionamento della rete e i comportamenti dei suoi utenti, è legato al modo in cui i diversi livelli tecnologici sono progettati e gestiti.

Il web 2.0 e i social media

Anni 2000 come punto di svolta per internet:

  • Nel 2004, durante una conferenza organizzata dall’editore Tim O’Reilly, viene inaugurato il termine Web 2.0 per sottolineare la discontinuità con la “prima fase” del Web. Viene istituzionalizzato.
  • Il Web 2.0 è web partecipativo, nel senso che diventa facile passare dal consumo di contenuti alla loro creazione. Per esempio, chiunque può costruire un sito Web.
  • Critiche: Tim Berners-Lee sottolinea come, in fondo, il concetto di partecipazione sia un fondamento del Web sin dai suoi esordi.
  • Oggi, comunque, si parla più di social media che di Web 2.0, non inteso come la singola compagnia che gestisce la piattaforma, ma quello che collega tutte le comunità. Club house. Scopo principale è la socializzazione. Alla base c’è la comunicazione.
  • L’avvento dei social network segna un passo importante nella logica organizzativa della socialità online. Più andiamo avanti più si sta formando una polarizzazione dei gruppi: abbiamo comunità virtuali geograficamente distanti aggregate da interessi comuni; reticoli di relazioni sociali che ogni individuo costruisce intorno a sé - detti anche ego-centered networks. Nell’era dei social media costruisco intorno a me una serie di persone che la pensano come me, costruisco una rete non più globale, ma una rete che posso costruirmi intorno al mio ego. C’è una possibilità di controllo su quello che posso vedere o non vedere.

Caratteristiche dei media digitali

Cosa sono i media digitali che studieremo? I media digitali possiedono alcune caratteristiche principali che li differenziano dai media tradizionali e che sono cruciali per comprendere il loro legame con le dinamiche sociali, economiche e politiche con le quali interagiscono. Essi sono:

  • Sono digitali, i media trasportano informazione rappresentata da una sequenza numerica che viene poi rielaborata. I codici digitali sono basati su unità discrete. Le tecnologie digitali possono trasportare molto rapidamente quantità immense di informazione. I media digitali possono trasformare codici analogici in digitali e viceversa. Le tecnologie digitali non sono composte solo da hardware cioè dalle componenti fisiche come microchip, ma anche da software, cioè da programmi e codici costituiti da informazione;
  • Sono convergenti, i media si ibridano, tendono sempre a convergere. Anche nel senso che mettono insieme sempre più istanti e bisogni.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaZaffino9876 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Brembilla Paola.
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