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Teoria e tecnica dei nuovi media - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Teoria e tecnica dei nuovi media per l’esame del professor. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l’invenzione della scrittura, negli USA il quotidiano si trasforma in uno strumento a disposizione dei cittadini e in Italia il quotidiano moderno fa la sua comparsa a metà 800.

Esame di Teoria e tecnica dei nuovi media docente Prof. M. Pratellesi

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ESTRATTO DOCUMENTO

le esigenze dei lettori, il modo corretto di citare le fonti e di scrivere le notizie alla luce dei

cambiamenti introdotti da internet. Con il sexgate internet rivela la sua doppia faccia potente e

pericolosa e segna la nascita di un nuovo giornalismo figlio della contaminazione fra quello

tradizionale e online. Così nella corsa frenetica allo scoop saltano alcune regole fondamentali del

giornalismo; ciò che appare su internet diventa di per sé notizia, senza verifica, senza che si senta

il bisogno di attribuire le informazioni a qualche fonte. Il sexgate ha costretto i media a riflettere su

come il giornalismo stava cambiando e sulle nuove regole da osservare se non si voleva correre il

rischio di perdere credibilità. Inchiesta Mike Isikoff, gioco sporco Matt Drudge  racconto parziale e

lacunoso ma sufficiente a scatenare lo scandalo; la macchina mediatica è inarrestabile.

Il giornalismo anglosassone attribuisce ai media una funzione “watch dog” nei confronti dei poteri;

Sabto individua 3 stadi che hanno caratterizzato il giornalismo USA del 900: cagnolino da grembo

(40-60 i giornalisti scodinzolano dietro al potere e trasmettono un’informazione propagandistica);

cane da guardia (watergate, giornalismo investigativo che esamina l’operato dei politici; è un

giornalismo che rivendica la propria indipendenza dai poteri); cagnaccio da letamaio (giornalismo

aggressivo , pettegolo pronto a vendere come notizie voci incontrollate senza distinguere fra vita

pubblica e privata).

Dal sexgate in poi la pressione del web comincia ad infastidire gli altri media costretti a rincorrere

le notizie online: è internet adesso che detta i tempi delle notizie; in questa prima fase però si

moltiplicano anche i rimandi fra carta e siti e si invitano i lettori a collegarsi con il sito per seguire

tutta la vicenda in questione. Su internet non esiste una versione definitiva, tutto può essere

continuamente cambiato liberando i freni inibitori dei giornalisti. Inoltre la pressione della

concorrenza fa saltare tutte le regole: la fretta di fare uno scoop ha la precedenza rispetto al

controllo accurato della notizia e delle sue fonti e l’espressione “if true” diventa una precauzione

sufficiente per autorizzare la pubblicazione di ogni tipo di informazione. L’utilizzo della rete come

strumento di diffusione di informazioni soddisfa giornalisti e navigatori.

Quindi la contaminazione fra vecchio e nuovo ha prodotto un nuovo giornalismo dove è la

tecnologia a cambiare il modo di lavorare e le regole del gioco, ossia: evitare di pubblicare voci se

non attribuite a una fonte attendibile, essere scettici di fronte a notizie riportate da una sola fonte o

da fonti anonime, non ragionare secondo “è su internet, quindi è di dominio pubblico”, esercitare

diritto-dovere di critica e verifica su notizie diffuse da altri, indicare sempre la fonte, chiedersi se

predomina diritto di informazione o privacy, incrociare 2 fonti indipendenti prima di pubblicare,

affrontare i superiori quando si ritiene di dover verificare una notizia, ricordarsi che il giudizio del

lettore riguarda ciò che abbiamo scritto, evitare di romanzare, se un fatto è controverso raccogliere

tutte le versioni, distinguere fra fonti ufficiali/istituzionali e non, la velocità può portare a errori

grossolani, non lasciarsi prendere troppo la mano dalle competizioni, evitare di farsi manipolare

dalle fonti, una fonte anonima non è sufficiente, distinguere fra informazione che viene dal

giornalismo e quella che viene dai programmi di intrattenimento, se le fonti dicono di aver ottenuto

informazioni non vuol dire che le abbiano ottenute in modo completo o che siano fondate, quando

una storia diventa di dominio pubblico dire chi ne ha parlato, dire di non essere stati in grado di

verificare e approfondire e offrire ai lettori informazioni necessarie perché possano giudicare la

validità della storia; non parlarne sarebbe ancor più dannoso.

1998-2001  grande euforia per la New Economy, esodo dei giornalisti dalla carta; fase che si

conclude con lo scoppio della bolla speculativa e con l’11 settembre 2001.

Fra il 1999 e il 2000 i titoli tecnologici in borsa vanno bene e si creano i presupposti per una

concorrenza fra i siti delle principali testate italiane. Nel 1999 nasce anche Quotidiano.net e anche

il Corriere della Sera rivede la sua strategia ridisegnando il sio e trasformandolo in un vero e

proprio giornale online realizzato da una specifica redazione guidata da Savoia. Le prime

avvisaglie della crisi della New Economy arrivano nel 2000: in pochi mesi l’entusiasmo sviluppatosi

negli anni precedenti svanisce e lascia una montagna di debiti; quando sembra che tutto sia finito

arriva l’11 settembre.

2002-oggi  lenta uscita dalla crisi, la fase matura del web (diffusione della banda larga,

l’alfabetizzazione digitale, affermazione web 2.0 e dei ricavi pubblicitari.

Dal 2002 c’è una lenta uscita dalla crisi che porta alla fase matura del web e all’affermazione del

giornalismo online grazie alla diffusione della banda larga, all’alfabetizzazione digitale,

all’affermazione del web 2.0 (dalla blogosfera a myspace, da wikipedia a Youtube), all’affermarsi

del citizen journalism (moderna versione del giornalismo di strada). Sempre più lettori cercano

notizie sul web e le principali testate raggiungono il pareggio e cominciano a produrre utili. È

soprattutto il pubblico più giovane a spostarsi sull’edizione online. Così gli investimenti pubblicitari

migrano sul web e a editori e giornalisti conviene unificare le redazioni online e cartacea.

Fra il 1992 e il 2002 gli editori italiani vedono internet sia come un’opportunità che come una

minaccia: un’opportunità perché il web consente di diffondere notizie su scala globale a costi

ridotti, è più semplice ed economico archiviare bit piuttosto che carta; una minaccia perché anche il

web comporta un minimo di investimenti e bisogna considerare che le imprese editoriali stanno

attraversando un momento di crisi e gli editori sono impegnati in ristrutturazioni aziendali e inoltre

temono la cannibalizzazione del giornale cartaceo da parte di quello elettronico. Inoltre pesa la

scarsa alfabetizzazione elettronica, la lenta penetrazione di internet, l’incertezza relativa alla

domanda per il nuovo prodotto. Il giornale online divide anche i giornalisti: apocalittici, che vedono

in esso una minaccia per la professione in quanto notizie elaborate troppo rapidamente, scarsa

affidabilità delle fonti, nessuna possibilità di controllare e verificare i contenuti affidati alla rete, e gli

“ingegneri” in cui prevale la curiosità di speriementare nuove frontiere della professione; essi

replicano agli apocalittici dicendo che l’utilizzo di mezzi diversi comporta messaggi e prodotti

deversi e differenti ambiti di consumo.

Infatti giornali cartacei e online sono destinati a occasioni di consumo diverse. Il sistema dei media

è una struttura complessa dove tutto è collegato e così la figura dell’editore tradizionale

proprietario di un solo giornale sta scomparendo perché la richiesta di informazione, multimediale

e multicanel, non può essere soddisfatta da un solo prodotto; infatti l’obiettivo dei grandi gruppi

editoriali è quello di catturare il lettore con uno dei media del gruppo e tenerlo ancorato al proprio

sistema tutta la giornata grazie a un’offerta integrata. Gli utenti usufruiscono dei giornali online

essenzialmente in ufficio perhcè è più discreto che leggere il giornale cartaceo, perché la

connessione è a banda larga e gratuita; c’è però anche una nuova fascia di lettori: quella dei

giovani poco propensi al giornale cartaceo ma abitualmente frequentatori di internet.

IL QUOTIDIANO POST-INTERNET

L a crisi dei giornali non è di oggi ma precede internet poiché già agli albori del web il calo delle

vendite è stato netto e inarrestabile. Fino al 2005 gli editori hanno sottovalutato la crisi perché,

nonostante il calo delle vendite, gli introiti pubblicitari restavano alti; solo con la crisi dei ricavi

collaterali e della pubblicità gli editori hanno cominciato a preoccuparsi del destino dei giornali di

carta. Fin dagli anni 80 l’obiettivo dei giornalisti era riempire le pagine dei menabò: il capo restava

in redazione e tutti gli altri andavo fuori a cercare notizie: infatti le agenzie e i comunicai stampa

erano scarsi, poco interessanti e talvolta impubblicabili. Fra il 1985 e il 1995 il lavoro diventa

invece la selezione e la gerarchizzazione delle notizie: il tutto grazie alle grandi reti. Quest’ultime

però nel 2000 arrivano anche nel privato e i lettori sono immersi in un flusso continuo di notizie,

hanno molteplici opportunità per informarsi e il quotidiano appare una yesterday news. Ma i

quotidiani non saranno uccisi da internet ma si “suicideranno” se i giornalisti e gli editori non

riusciranno a ripensare il modello alla luce delle nuove tendenze. Le notizie devono essere meno

ripetute perché i giornali adesso subiscono l’agenda degli altri media e se vogliono sopravvivere

devono riconquistare presto l’agenda. È necessario che i giornali vadano a cercare i lettori

adattandosi alle loro esigenze perché oggi è la gerarchia del lettore, che ha una vastissima scelta,

che si impone; occorre dunque spostare gran parte dei contenuti del quotidiano fuori dal flusso

mediatico globale; i quotidiani devono tornare a imporre l’agenda setting sfruttando il gran numero

di giornalisti a disposizione da mandare fuori a cercare notizie, idee di prima mano, informazione di

qualità, deve essere limitato il lavoro al desk così da consentire ai giornali cartacei di essere

appetibili anche per il pubblico del web. I giornali dovrebbero costruire una forte influenza sulla

comunità con il giornalismo investigativo, dedicarsi all’interpretazione degli eventi, conservare un

profilo di forte affidabilità, pubblicare interviste esclusive, produrre reportage interessanti e

affidabili, fornire opinioni sui temi d’attualità. In Gran Bretagna per esempio ci sono 2 tipi di giornali

d’opinione: l’Indipendent che prende una posizione politica sugli argomenti e il “Guardian” basato

sulla presentazione di un ampio raggio di opinioni anche molto diverse.

I giornalisti sono stati colti di sorpresa dall’avanzata del citizen journalism e dai blogger ma ora è

necessario anche per i quotidiani sperimentare le caratteristiche interattive che i giovani vogliono

dalla fruizione delle notizie online; d’altronde i blog non sono un territorio a parte ma possono

diventare i luoghi dove i reporter possono arricchire quello che hanno scritto sul giornale e lanciare

inchieste per raccogliere informazioni anche dai lettori. Anche i direttori devono fare il giornale

pensando al sito, il sito pensando al giornale e soprattutto ai lettori e alle loro aspettative

(trasparenza, spiegazioni). Quindi stampa e online hanno bisogno l’una dell’altro.

Probabilmente oggi i giornali vendono meno copie anche perché nessuno ha più tempo di leggerli:

non è che i lettori sono diminuiti, anzi, ma comprano meno giornali perché utilizzano altri mezzi per

informarsi. La soluzione è unificare web e cartaceo per fornire informazioni su supporti diversi.

Il quotidiano ha sempre rappresentato un modo per scandire il tempo, fornendo un ancoraggio,

fotografando la situazione in un arco temporale dato; la rete ha introdotto una nuova scansione del

tempo: il tempo reale, perché il web è l’accumularsi di frammenti in un continuum temporale senza

però fornire una visione d’insieme; è una fotografia d’istanti. Entro il 2010 internet supererà i

giornali e raggiungerà la televisione come importanza; poiché uno dei punti di forza dei giornali

online è l’interattività, sarebbe opportuno creare link fra il sito e il giornale cartaceo così da rendere

i lettori partecipi anche di quest’ultimo. D’altronde un lettore online non rimpiazza il lettore di un

quotidiano perché la vendita di un cartaceo è molto più redditizia. Inoltre mentre i siti dei quotidiani

nazionali sono in crescita, quelli dei giornali locali faticano, questo perché i nazionali sono legati a

grandi marchi, c’è la possibilità di sfruttare il medium tradizionale per invogliare i lettori ad andare

anche sul sito e c’è la maggiore capacità di coprire le notizie. Così sembra che l’informazione

globale metta a rischio soprattutto quella locale.

L’INTEGRAZIONE DELLE REDAZIONI

Il problema dei giornali di oggi è di come impiegare i giornalisti per alimentare sia l’edizione online

che quella cartacea; l’integrazione è una sfida delicata e importante per il futuro dell’editoria.

L’equiparazione fra il giornalista online e cartaceo è solo “nominale” e non di fatto perché i primi

lavorano sia sul sistema editoriale del web che su quello della stampa producendo audio e video

mentre gli altri continuano a svolgere il loro lavoro tradizionale. La contaminazione cross-mediale è

la parola chiave per uscire da questo problema. I giornalisti che hanno una notizia non esclusiva o

uno scoop devono scrivere prima per il web e poi per la carta anche perché per molti nuovi utenti,

e in crescita, il sito del giornale è il giornale. Le testate devono quindi anticipare i concorrenti e

diventare un punto di riferimento dei lettori per tempestività, accuratezza e prestigio; nell’azienda

editoriale moderna conta la qualità e la capacità di raggiungere i propri utenti con ogni medium e

l’integrazione deve avvenire in tempi brevi a tutti i livelli delle redazioni. L’obiettivo è creare in ogni

redazione delle figure in grado di coordinarsi con la redazione online e di alimentare la produzione

di notizie anche multimediali.

Con il fatto che le aziende editoriali saranno sempre più multimediali, un giornalista deve essere

formato in modo da essere in grado di esprimersi con più mezzi.

I nuovi strumenti informativi hanno introdotto rapidi cambiamenti nel consumo ma anche nella

produzione dell’informazione: il giornalismo del futuro sarà sempre più dipendente dai contributi

degli utenti perché non è importante chi informa ma come informa.

IL GIORNALISTA

Fino agli inizi degli anni 80 la scuola per i giornalisti era la gavetta andando sui marciapiedi in

cerca di notizie anche perché il flusso di informazioni era assai inferiore a quello di oggi. Al

giornalista quindi bastava un buon attacco, la capacità di titolare, fiutare, selezionare e

gerarchizzare le notizie: quindi molta pratica e poca teoria. Poi c’è stata la prima rivoluzione con il

videoterminale al posto della macchina per scrivere e una seconda con l’avvento di internet; i

giornalisti si sono dovuti adattare a capire i nuovi media, hanno dovuto imparare a usare e

padroneggiare nuovi strumenti di ricerca e di verifica. Occorre una padronanza di tutti i sistemi di

produzione e diffusione delle notizie e una capacità di muoversi fra reale e virtuale. I nuovi media

non cancelleranno il giornale di carta ma convivranno con esso.

Il mito del reporter da marciapiede si forma fra metà 800 e la 2 guerra mondiale, ma dopo la 1

guerra del golfo, ossia il primo conflitto in diretta ma, paradossalmente, quello che più di ogni altro

ha limitato gli spazi di manovra dell’inviato di guerra bloccando ogni reportage non autorizzato dal

fronte, si parlò di morte della figura dell’inviato. Infatti tutto quello che si poteva vedere era ripreso

da una terrazza di un albergo di Baghdad. La morte della figura dell’inviato è stata frenata dai

conflitti in Kosovo e in Afghanistan dove gli inviati di guerra sono risultati le uniche fonti in grado di

andare a vedere e raccontare al mondo che cosa stesse accadendo davvero. Inoltre anche la

tecnologia sta cambiando grazie ad internet e soffocare l’informazione è diventato impossibile:

sono nati i warblog che hanno cominciato a raccontare i conflitti sulla rete. Quest’ultima, nata come

progetto per garantire le comunicazioni in caso di guerra, è diventata incontrollabile da parte di

regimi e eserciti. Naturalmente tutto ciò si è ulteriormente sviluppato dopo l’11 settembre. Infatti

con la 2 guerra del golfo l’evoluzione delle tecnologie del giornalismo moderno è entrata nella fase

matura. È impensabile un blackout con una sola voce ufficiale perché le fonti incontrollabili sono

troppe quindi il ministero della difesa USA, che ha interesse a garantirsi un punto di vista amico, si

inventa la figura del giornalista embedded che segue le operazioni di guerra al fronte insieme ai

soldati. Vengono selezionati 600 inviati, sono addestrati in modo particolare e sottoscrivono un

regolamento in 50 punti. Non possono mai diffondere notizie che potrebbero mettere a repentaglio

la sicurezza dei militari e il successo delle operazioni. L’embadded però, vivendo a stretto contatto

con i soldati, finisce per prendere lo stesso punto di vista; facendo leva su questa debolezza

psicologica gli USA sperano di garantirsi l’appoggio della stampa internazionale. Ma grazie alla

miniaturizzazione delle nuove tecnologie anche i giornalisti non integrati raccolgono testimonianze

e realizzano reportage istantanei. Internet dunque si rivela come un boomerang per il Pentagono e

la censura condotta nella 1 guerra del golfo questa volta non riesce. Infatti il 26 – 9 – 05 con il

lancio da parte di Yahoo! Di una sezione video dedicata alle guerre nel mondo, è nato un nuovo

modo di raccontare i conflitti; questo è nato dalla doppia convinzione che i giovani cercano sempre

più le notizie su internet e in rete si consumano sempre più video e anche i blog alimentati dia

soldati al fronte sta guadagnando sempre più l’attenzione degli utenti di internet. La

sovrabbondanza di informazioni però rischia di creare una nuova opacità. Senza il lavoro del desk,

ossia di coloro che stanno dietro ai giornalisti, un giornale non sarebbe possibile. Il suo ruolo è

stato rivalorizzato con l’avvento del villaggio globale e delle nuove tecnologie perché è diventato

un faro che orienta i giornalisti sul campo; è diventato fondamentale per controllare, confrontare,

collezionare le fonti ufficiali e non.

Con l’avvento di internet il ruolo del reporter è diventato ancora più difficile: deve trasformare un

flusso enorme di notizie in un prodotto selezionato e ordinato; il giornalista diventa un osservatore

del web e si trasforma in un cronista globale. La rete dunque è diventata il nuovo “marciapiede” e il

giornalista deve essere estremamente flessibile, rapido nel pensiero e nell’esecuzione, molto

preparato. Infatti le redazioni online sono quanto di più vivo ci può essere all’interno di un giornale

e i giornalisti lavorano in parallelo sul sistema editoriale per la carta e su quello in rete.

I BLOG

Il blog è una forma di comunicazione che si esprime attraverso internet e la sua tipologia può

essere molto varia (diario, rassegna e segnalazione, comunicare lo sviluppo di un progetto, ecc);

tutti però sono immediati e informali. I blog sono l’espressione di un processo produttivo che

sintetizza le possibilità offerte dal mezzo per diffondere informazioni con rapidità e semplicità. Il

blog è una pagina web personale sulla quale l’autore annota periodicamente le proprie riflessioni,

segnala gli articoli letti e i siti visitati, dialoga con i lettori; è organizzato secondo un ordine

cronologico, è aperto ai commenti dei lettori. Può essere creato, modificato e gestito senza alcune

competenze specifiche, è gratuito ed è stato accolto come la vera rivoluzione democratica di

internet. Potenzialmente tutti possono comunicare con tutti, sempre, ovunque basta avere un pc,

una connessione, un software di pubblicazione direttamente scaricato dalla rete, aver compilato un

modulo di iscrizione e scelto un modello di pubblicazione. Da blog sono nati molti neologismi fra

cui “blogosfera”, ossia lo spazio virtuale condiviso formato dall’insieme dei blog in rete rintracciabili

attraverso motori di ricerca, e “blogroll”, ossia la colonna nella quale i blogger annotano i link

dell’archivio. Sui blog si pubblica di tutto senza censura ma si era pensato di stabilire delle regole

di civiltà come la rimozione di messaggi anonimi o l’ignorare commenti a contenuto offensivo; in

molti però hanno visto questo come un tentativo di introdurre un controllo.

Stabilire la data di nascita dei blog è difficile: alcuni ritengono che siano l’evoluzione dei vecchi

sistemi di pubblicazione e con questo si intende quindi i siti personali creati fin dai primi anni del

web; attenendosi alla definizione di blog come sito realizzabile da persone comuni grazie alla

semplificazione delle tecnologie allora come data si intende fine anni 90. La parola blog comunque

inizia a imporsi al pubblico con l’11/9 quando i blog assumono un aspetto nuovo e diventano fonti a

disposizione dei giornalisti, storici e psicologi; i media tradizionali ne parlano e li citano, le storie

della rete finiscono in prima pagina. Con la 2 guerra del golfo i blog si sono imposti nel mondo dei

media. Questo nuovo giornalismo partecipativo è destinato a crescere perché parla a un nuovo

tipo di pubblico insofferente verso i media passivi che non offrono interazione, confronto e

discussione. La generazione cresciuta con internet ha sviluppato l’interattività, è abituata a poter

scegliere, partecipare; i blog non sono giornalismo ma possono aiutare i media a crescere. Il

fenomeno die blog ha contribuito a cambiare anche il modo dei cittadini di leggere e partecipare al

processo di news making; e nel mondo dove tutti sono interconnessi con tutti giornali e tv non sono

più padroni assoluti dell’informazione, alcune regole sono saltate. Molti vedono nei blog una forma

di giornalismo nuovo, orizzontale, un contropotere destinato a mettere in crisi la figura tradizionale

del reporter; altri temono che i blog possano alimentare un giornalismo fazioso e dilettantesco che

utilizzando fonti non filtrate, non mediate, non verificabili, finisca per propagare voci spacciandole

per notizie. La risonanza mediatica dei blog cresce in concomitanza di grandi avvenimenti e

campagne politiche soprattutto in virtù del fatto che sono gli stessi mezzi di comunicazione

tradizionali a rilanciarli; i blog contribuiscono in modo rilevante a diffondere il citizen journalism,

sperimentando aperture al contributo degli utenti. Anche in questo caso ci sono dibattiti: da una

parte i difensori del controllo assoluto dell’informazione e dall’altra coloro che sostengono la

necessità di aprire ai contributi dei cittadini reporter. Inoltre la questione deve essere ampliata da

chi informa a come si informa. Non tutti i giornali e le tv garantiscono sempre un buon giornalismo.

Nella blogosfera alcuni blog informano, altri nel loro insieme non sono giornalismo e la maggior

parte delle notizie sono di seconda mano. Il fenomeno dei blog quindi deve essere ricondotto a

una rete interconnnessa di siti personali, aperti al confronto e alla discussione sui temi più vari; non

è quindi un mezzo sostitutivo in competizione con i media tradizionali ma bensì un complemento.

Ai blog va riconosciuto di aver portato in campo il lettore.

GIORNALISMO ONLINE

È caratterizzato dall’ipertestualità, dalla multimedialità e dall’interattività che lo rendono fruibile a

più livelli e attraverso più linguaggi. Il giornale online è un prodotto in continuo divenire, non finito,

un work in progress portato aventi a più mani all’interno di redazioni autosufficienti, anche se

aperte e comunicanti con il resto del giornale, strutturate in base a regole, organizzazione del

lavoro e processi produttivi propri.

Esiste un pubblico che si informa esclusivamente o prevalentemente online e proprio dalla nascita

di esso è dipesa la comparsa del giornalista online. Negli USA tutti i principali giornali online sono

in attivo dal 2002 con una formula mista basata su contenuti gratis in cambio di pubblicità e su

servizi e contenuti a valore aggiunto a pagamento. Infatti il mercato dell’informazione online è

maturo per l’applicazione del modello tv commerciale o della free press: contenuti gratis in cambio

di pubblicità. Il giornalismo online si inserisce nel sistema dei media in modo concorrenziale e

complementare. La sua presenza ha comportato e comporterà un redefinizione dei compiti e dei

ruoli ma l’informazione tradizionale non è destinata a scomparire; se stampa e tv perdono e

perderanno utenti è perché non hanno saputo rinnovarsi nel quadro di un mutato scenario sociale.

Chi fa i giornali non dovrebbe mai perdere di vista il pubblico dei lettori. La principale forma di

giornalismo online è quella che si sviluppa come la testata online di un giornale cartaceo; di solito

è organizzata come una redazione all’interno della testata. Nel mondo tutto ciò è assai diffuso, in

Italia solo Repubblica e Corriere possono competere con gli altri grandi del mondo.

Anche in un giornale online la scrittura deve essere chiara, ma anche presentata a blocchi

progressivi di approfondimento; ci deve essere l’ipertesto con i collegamenti agli approfondimenti,

ai precedenti, alle fonti, agli elementi multimediali.

Con i BLOG e il CITIZEN JOURNALISM l’etica è rimodellata e adattata a questo modo di fare

informazione.

FUTURO DELL’INFORMAZIONE  è una situazione in divenire. Philip Meyer sostiene che nel

2042 sarà venduta l’ultima copia del NYT ossia dei giornali cartacei; sballata la previsione che i

giornali online possono sostituire benissimo i giornali cartacei. Al momento c’è una grossa crisi

della distribuzione della carta e della pubblicità. Nel 2007 Murdoch acquista WSJ e aumentano le

vendite dello 0.6% dopo un crollo precedente del 10%. Per la prima volta è sceso sotto il milione di

copie ed era l’unico giornale al mondo che guadagnava dalla vendita dei contenuti della versione

online perché è un caso aprticolare, vista la sua necessità per chi lavora in borsa. Nel 2007

Murdoch disse che avrebbe messo i contenuti gratuiti perché bastava guadagnare dalla pubblicità.

Ora tutto è l’opposto.

In Italia non c’è editoria pura: per esempio il Corriere ha come editori un patto sindacato tra le

principali aziende italiane. Se i giornali perdevano l’interesse era minore perché serviva a fare

affari in altri settori.

I giornali dovevano vivere da soli anche su richiesta degli azionisti: quindi i quotidiani devono

produrre utili. Invece l’obiettivo degli editori puri è produrre utili nel mondo dell’editoria e basta.

FUTURO  online (fino ad oggi modelli di business dal modello tv commerciale, quindi non nuovo

ma inventato prima di tutti dalla radio, mai a pagamento, solo grazie alla pubblicità. Viene venduto

il pubblico – target a investitori interessati. I primi giornali online in Italia si hanno nel 1994 e sono

una copia del cartaceo. Nel 1994 compare “wired”, il primo banner ma mancava ancora il pubblico,

c’erano pochi utenti, la velocità e l’ampiezza della banda, la connessione flat. La pubblciità aveva

poche possibilità di vivere. Le cose sono cambiate dal 2000 in poi quando si è creato un pubblico

vastissimo, l’ampiezza della banda è aumentata e ciò è stato importantissimo sia per i banner che

per gli utenti, la liberazione dal canone) vs. stampa (giornali e libri sono invenzioni perfette,

modificate ma mai stravolte. Ma il quotidiano può apparire presto vecchio rispetto

all’aggiornamento in tempo reale. Notizia: processo di vita di un giorno, la stampa informava su ciò

che accadeva ieri (yesterday news). Oggi le notizie sono già state affrontate online o in tv quando

compaiono sui giornali. Quindi va ripensata la formula del giornale, vanno riposizionati nel mondo

dei media. Esistono tuttavia giornali che continuano ad avere successo come il Foglio, il Fatto

Quotidiano e il Riformista. Nel mettere a pagamento l’on line chi ne risente è il pubblico che può

decidere di non pagare e informarsi in altro modo: meno pubblico = meno pubblicità. Naturalmente

ci devono essere delle regole di copyright, devo avere la sicurezza che gli altri non copino le mie

notizie su altri siti o blog ma per ora il marchio è forte e regge bene. Per far funzionare i contenuti a

pagamento dovrebbe funzionare il copyright ma la legge è vecchia e poco moderata. Ma se il

modello funziona e ottiene utili perché metterlo a pagamento?? Negli ultimi anni i lettori e gli utili

dell’online sono aumentati rispetto a quelli della carta stampata ma non si possono compensare a

vicenda. Internet comunque sta cannibalizzando il cartaceo.

I giornali di opinione faranno fortuna perché il target è definito (area politica precisa), il taglio è

agile (raccontano fatti su cui fare opinione), la tiratura è limitata (funziona ma non può essere

applicata ai grandi giornali). In un mondo dove i lettori conoscono già i fatti, richiedono opinioni, di

andare oltre la notizia, punti di vista diversi. Offrire anche più servizi o interviste originali. In un

mondo dove l’informazione arriva da ogni parte bisogna ritornare ai reportage e al giornalismo

d’inchiesta; ma nel giornale bisogna comunque salvaguardare un 30% della gerarchia di notizie da

yesterday news. Il giornale deva anche scrivere su cosa accadrà oggi in quel determinato paese e

nel mondo, cosa sarà al centro del dibattito pubblico e l’agenda di eventi o appuntamenti; poi gli

eventi futuri. Il giornale dunque deve essere più agile e concentrato con meno pagine, più originale

e d’opinione, puntare sulla qualità abbattendo i costi.

ANALISI DI KINSEY WILLSON (teoria del 2005): proiezione di ciò che avviene nella dinamica

della stampa (erosione cartaceo, calo copie; crescita informazione su internet e pubblicità anche

all’interno di una stessa azienda editoriale) e dell’online.

RICAVI

Y

Copie e

credibilità della

testata a

b

0 X

1992 2000 2009

Anno nascita TEMPO

quotidiani

online a  indica l’erosione sull’asse del tempo dei ricavi. Linea lungo cui i giornali stanno

scivolando secondo Willson e Meyer

b  crescita lenta, soprattutto all’inizio, e poi dal 2000 in modo sempre più evidente, dell’online:

crescita lettori, credibilità, pubblicità e quindi ricavi. Oggi siamo più meno nel punto d’incontro.

a ha perso un numero significativo di copie, per i quotidiani come Corriere o Repubblica (circa

200.000 copie), quindi perdita di pubblicità nel mondo fra il 20 e il 40%. Un calo che nel 2005


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erikav

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione persuasiva e nuovi media
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erikav di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Pratellesi Marco.

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