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designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società, contenente la descrizione dei

beni o dei crediti conferiti, l'attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi

attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell'eventuale soprapprezzo e i

criteri di valutazione seguiti. La relazione deve essere allegata all'atto costitutivo.

L'esperto risponde dei danni causati alla società, ai soci e ai terzi.

Gli amministratori devono, nel termine di centottanta giorni dalla iscrizione della società,

controllare le valutazioni contenute nella relazione indicata nel primo comma e, se sussistano

fondati motivi, devono procedere alla revisione della stima. Fino a quando le valutazioni non

sono state controllate, le azioni corrispondenti ai conferimenti sono inalienabili e devono

restare depositate presso la società.

Art 2343 bis – acquisto della società da promotori, fondatori, soci e amministratori.

evitare procedimento aggravato e andare per via semplificate.

Art 2343 ter – conferimento di beni in natura o crediti senza relazione di stima. È prevista

una procedura semplificata. Il valore attribuito ai fini del conferimento è pari o inferiore a un

fair value. Fair value non è un valore storico ma nasce da stime più attuali. Se il fair value è

iscritto in bilancio significa che quel bilancio è redatto sulla base dei principi contabili

internazionali.

Il fair value può essere valore sostitutivo che emerge da una perizia giurata ex art 2343.

L’alternativa è valore risultante dalla valutazione di un esperto indipendente dotato di

adeguata e comprovata professionalità riferita ad una data precedente di non oltre 6 mesi.

Il secondo momento valutativo.

Quello volto alla determinazione del prezzo di emissione (art 2441).

Comma 6: “Le proposte di aumento di capitale sociale con esclusione o limitazione del diritto

di opzione, devono essere illustrate dagli amministratori con apposita relazione.”

Gli amministratori di B (società che aumenta il cap sociale) devono illustrare l’operazione all’

assemblea dei soci chiamata a deliberare l’aumento di capitale dell’operazione. Quando

l’esclusione deriva da un conferimento in natura vanno indicate le ragioni di questo e in ogni

caso i criteri adottati per la determinazione del prezzo di emissione delle azioni emesse a

favore del soggetto che conferisce i beni (A).

La relazione deve essere comunicata dagli amministratori al collegio sindacale almeno 30 gg

prima di quello fissato per l’assemblea. Entro 15 gg il collegio sindacale deve esprimere il

proprio parere circa la congruità del prezzo dell’azione.

La deliberazione dell’assemblea determina il prezzo di emissione delle azioni in base al valore

del pn tenendo conto anche dell’andamento per le azioni quotate in borsa nell’ultimo

semestre.

Il contesto è una società che aumenta il cap sociale escludendo gli azionisti originari e quindi

privilegiando in sede di aumento del cap il soggetto che conferisce dei beni valutati da un

esperto indipendente. Non stiamo dicendo di quanto aumentiamo il cap ma la domanda da

farsi in questo caso è: come lo aumentiamo? Sulla base di quale prezzo di emissione?

Il consiglio di amministrazione di B deve illustrare e motivare la operazione (perché è bene

che venga conferito questo ramo aziendale nella società di cui siamo amministratori);

determiniamo il prezzo di emissione.

Il valore del patrimonio netto del conferitario come lo determino? Dall’ultimo bilancio

approvato. Se la società è quotata devo tenere conto anche dell’andamento delle quotazioni

nell’ultimo semestre, raramente è confrontabile il valore di borsa con un valore contabile del

pn.

Il prezzo di emissione deve essere congruo (concetto relativo- congruo confrontato a qualcosa

altro) dopo che viene confrontato rispetto al valore che si sta conferendo perché le azioni

rappresentano la contropartita; lo peso sui beni conferiti.

Cosa succede di regola se nel dare un valore ai beni oggetto di conferimento vado a verificare

quello che è il valore economico dei beni conferiti non posso adottare sistemi diversi nel

determinare il prezzo di emissione.

Come abbiamo determinato il valore che risulta dalla relazione dell’esperto ? Sulla base di una

valutazione di capitale economico. Lo stesso concetto dovrebbe essere fatto nel determinare il

prezzo di emissione delle azioni. Il contenuto da dare a questo concetto che è quello del pn,

non è tanto il contenuto che noi diamo a un pn netto contabile, ma dovrebbe essere un

contenuto più articolato che è quello che mi dice vai a verificare qual è il valore del cap

economico della conferitaria, e sulla base di quel valore calcoli il prezzo di emissione.

Il prezzo di emissione delle azioni di regola ha un sovrapprezzo e dovrebbe essere calcolato

sulla base del valore economico della conferitaria stessa. Se la società è quotata teniamo conto

delle quotazioni nell’ultimo semestre.

Come determiniamo l’aumento di cap della conferitaria?

Partendo dal valore economico del ramo di azienda conferito e confrontandolo con il valore

del cap economico della conferitaria.

Di fatto i momenti valutativi sono due: 1 stabilito, regolato nel 2343, 2343 ter. L’altro

implicitamente richiesto dall’ art 2441 ma non definito in modo così forte per arrivare a

determinare il prezzo di emissione, ma devo passare anche in questo caso attraverso una

valutazione del capitale economico di B.

Passaggio successivo: il valore del capitale economico della conferitaria viene diviso per il n°

di azioni in cui è diviso il capitale sociale. Questo rapporto mi fornisce il valore economico per

azione. Come otterrò il n° di azioni da emettere da parte dalla conferitaria a fronte del

conferimento?

Valore economico per azione rappresenta il prezzo di emissione per azione. Quindi se ho un

valore del cap economico di 500.000 euro e 1000 azioni, il prezzo delle azioni è

500.000/1000 = 5000.

Se poi dividiamo il valore di capitale economico del ramo di azienda per il valore del cap

economico della conferitaria, trovo il n° di azioni da emettere da parte della conferitaria a

fronte del conferimento.

Questo aumento di capitale è riservato solo a chi conferisce e esclude tutti gli altri soci.

A parità del valore di conferimento tanto più basso è il prezzo di emissione più azioni

verranno emesse a favore del socio conferente e ci sarà una effetto diluitivo dei vecchi soci.

Cosa può dare garanzia di equità dell’operazione? Il fatto che il prezzo di emissione sia

congruo. (la congruità la troviamo anche nella fusione, ma li si parlerà di congruità del

rapporto di cambio, nella fusione si scambiano azioni si società della incorporata che sparisce

con azioni emesse a favore dei soci dell’incorporata che diventano soci dell’incorporante – la

congruità sta nelle ragioni di scambio delle azioni).

C’è una relazione inversa e un possibile conflitto di interessi tra chi conferisce da una parte e i

soci della conferitaria dall’altra. Ulteriore possibile contrasto con un annacquamento di

capitale non solo a sfavore dei vecchi soci ma anche a sfavore del mercato, dei terzi. Di fatto

l’andare a modificare in aumento il cap di una società, tutte le volte che conferisco qualcosa il

cui valore non sia oggettivamente determinabile immetto nella società che aumenta il capitale

un grado di rischio. È conferibile anche l’avviamento. Il prezzo dell’avviamento idealmente lo

trovo nel capitale.

Profili procedurali, profili valutativi (valutazione dei beni oggetto di conferimento,

determinazione prezzo di emissione), diversi possibili ruoli del professionista (valutatore

nominato dal tribunale, valutatore nominato dagli amministratori ma comunque

indipendente, affianca gli amministratori nella determinazione del prezzo di emissione,

potrebbe essere uno degli amministratori o dei sindaci della conferitaria, verificare la

congruità del prezzo di emissione).

Quali sono gli effetti contabili in capo alla conferente (A) ?

In capo ad A dovrò stralciare un ramo d’azienda. Il ramo viene conferito contabilmente

quando viene scorporato. Si stralceranno le attività e passività del ramo oggetto di

conferimento tenendo conto ai valori contabili (delle attività e pass).

Qual è il passaggio successivo in capo alla conferente? La conferente riceverà delle azioni di

nuova emissione da parte della conferitaria. Quale sarà il valore di queste azioni? Da cosa

dipende il valore della contropartita? Dal valore del ramo oggetto di conferimento stabilito

dall’esperto. Se questo valore stabilito dall’esperto (che rappresenta il limite massimo) fosse

più alto del valore contabile, la parte in più si trasformerà in un certo di numero di azioni

piuttosto che un altro sulla base del prezzo di emissione delle azioni. C’è un problema in

quanto il valore della partecipazione è eccedente rispetto al valore del pn oggetto di

conferimento. C’è un eccedenza che ha segno avere. Questa eccedenza potrebbe essere una

plusvalenza ma ancora non lo è perché non è stata realizzata. Questa eccedenza potrebbe

essere il maggior valore liberato a seguito dell’operazione (potrebbe essere quasi una

riserva).

Di regola si attua un criterio di continuità dei vecchi valori contabili.

In capo alla conferitaria cosa succede? Di fatto integro le attività e passività oggetto di

conferimento con le attività e passività in capo alla conferitaria. Se avessi conferito dei crediti,

questi vanno a incrementare il portafoglio crediti della conferitaria.

L’esperto effettua le valutazioni al 30 settembre. La valutazione è giurata il giorno 11 o 12 di

novembre. L’ atto di conferimento viene fatto subito prima di natale. Il problema è che

abbiamo dei dati riferiti al 30 settembre in una perizia chiusa l’11 di novembre e un

trasferimento effettivo fatti il 18 di dicembre. ma stiamo trasferendo un azienda che opera,

quindi dovrà essere verificato nel momento in cui si da esecuzione al conferimento se i beni

materiali ci sono ancora tutti, e per tutti quei beni che per effetto della gestione potrebbero

aver subito delle variazioni alla fine dovranno essere quantificati delle poste di pareggio tra

conferente e conferitaria che si chiamano poste di conguaglio. Non potranno ovviamente

stravolgere le valutazioni. Anche a questa circostanza si aggancia il tema del controllo delle

valutazioni legato all’intervallo temporale che c’è tra inizio delle operazioni, valutazioni e

chiusura del tutto.

TECNICA 13/11/2015

Determinare un prezzo di emissione congruo. La congruità del prezzo di emissione assicura

da una parte ai vecchi soci esclusi dall’aumento di capitale una tutela nei limiti del possibili

delle loro ragioni e dei loro interessi, dall’ altra assicura al soggetto che si appresta a diventare

socio di avere una garanzia in ordine alle condizioni di entrata. Il tutto confrontando nei limiti

del possibile i due valori economici che entrano nell’operazione: valore del ramo oggetto di

conferimento; valore della conferitaria pesato sul numero delle azioni quindi il prezzo di

emissione.

Tutto questo ha dei riflessi sulla rappresentazione contabile della operazione. Sui diversi

momenti in cui il professionista può essere coinvolto nell’ operazione.

Dal punto di vista normativo manca ancora un ultimo passaggio che è quello previsto dall’ art

2423 ter c.c. : gli amministratori devono nel termine di 180 gg dall’ iscrizione della società

controllare le valutazioni contenute nella relazione dell’ esperto. Fino a quando le valutazioni

non sono state controllate, le azioni corrispondente ai conferimenti sono inalienabili. Fino a

quando non si è adempiuto a questo ultimo passaggio, le azioni sono state emesse, sono state

assegnate a chi ne ha diritto ma restano depositate presso la sede della società che ha

aumentato il capitale sociale. Sono vincolate fino a quando il controllo non è effettuato.

4° comma : se risulta dopo il controllo che il valore dei beni conferiti era inferiore di oltre 1/5

di quello per cui è stato portato avanti il conferimento, la società deve ridurre il capitale,

annullando le azioni che risultano scoperte. Tuttavia il socio conferente può versare la

differenza in denaro o recedere dalla società.

Perché deve essere effettuato un controllo degli amministratori sulla relazione dell’esperto?

Per due ordini di motivi: per l’intervallo temporale che intercorre tra la data di riferimento

della valutazione e il momento in cui il conferimento ha avuto luogo. Ci può essere una

differenza di addirittura qualche mese. Per le variazioni fisiologiche, derivanti cioè dalla

normale attività che può caratterizzare il ramo, possono essere previsti conguagli in denaro .

per le variazioni non fisiologiche (> 20%) – snaturano l’operazione di aumento di capitale

perché l operazione è nata con una logica diversa.

Abbiamo un ramo beta che viene scorporato e conferito in B. i due momenti valutativi che

vanno definiti sono: quello in capo al ramo Beta e quello in capo a B .

Il valore del ramo beta nel caso adottassimo una metodologia patrimoniale potrebbe essere il

seguente:

valore patrimonio netto contabile 1000

rivalutazione poste attivo + 100

avviamento +100

PN conferimento =1200 -> è l’importo massimo per cui si può valutare il

capitale determinato dall’ esperto

SOCIETà B

CS economico 3000

Riserve 200

Avviamento 400

Valore cap economico = 3600

Qual è il prezzo di emissione delle azioni ? è il valore del pn pesato sul numero delle azioni

= 3600/3000 = 1,2

vediamo subito che il prezzo di emissione è maggiore del valore nominale (1,2 >1). Per ogni

unità monetaria di aumento di capitale sociale avremo quanto sovrapprezzo ? 20 centesimi.

Quindi se noi dovessimo calcolare il numero di azioni da assegnare al conferente sulla base

del fatto che i valori a cui avviene il conferimento sono i pieni valori dell esperto- recepiamo il

massimo possibile.

N° AZIONI DA EMETTERE

Deriva dal rapporto tra il valore dei beni oggetto di conferimento (patrimonio netto da

conferimento / il prezzo di emissione = 1200/ 1,2 = 1000. L aumento di capitale sociale è

1000.

A quanto ammonterà il capitale sociale ex post ? 3000 + 1000 = 4000

Come va la compagine sociale a seguito del conferimento. Ex ante i soci pesavano 3000 su

3000, nella operazione ex post avremo 3000 azioni in capo ai vecchi soci su un totale di 4000

3000/4000 = 75% . i vecchi soci sono diluiti del 25% (1000/4000).

Ramo Beta 1200

Società B si basa esclusivamente su criteri di tipo contabile 3200. (patrimonio netto contabile)

A questo punto dobbiamo calcolare come prima cosa il prezzo di emissione delle azioni che

sarà più basso di prima -> 3200 /3000 = 1,067.

Il n° di azioni da emettere sarà maggiore o minore? 1200/ 1,067 = 1125

Cambia il sovrapprezzo (prima 1200-1000) ora 1200-1125= 75

Ex post i vecchi soci avranno 3000 azioni su 4125

Mantenendo fermo il valore del bene oggetto di conferimento e conferendo i beni in

continuità di valori con il loro valore economico non è indifferente modificare il valore del

prezzo di emissione.

Nel primo caso avevamo omogeneità.

TECNICA 18/11/2015

Continuiamo a ragionare sulla concentrazione aziendale.

Dopo l’aumento di capitale attraverso conferimento di beni in natura, quello che ora ci spetta

da considerare è l’aumento di capitale sociale a seguito di fusione.

Prima di addentrarci nel tema, è necessario fare una riflessione sulle differenze da una parte,

sulle analogie dall’altra, che ci sono tra l’operazione che abbiamo appena esaminato

(conferimento di ramo d’azienda o d’azienda) e la cessione d’azienda o ramo d’azienda. In

entrambi i casi infatti siamo di fronte ad una operazione di trasferimento.

Il ramo BETA viene trasferito sia in caso di conferimento sia in caso di cessione da un soggetto

A ad un soggetto B.

Quindi che differenza c’è?

Tra l’altro anche per la scissione potrei fare un discorso analogo: anche nella scissione infatti

scorporo il ramo BETA da A e lo scindo a favore di B.

Nel caso del conferimento scorporo il ramo e lo conferisco. Quindi significa che a quel punto B

aumenta il capitale e assegna le azioni, derivanti dall’aumento di capitale, a chi conferisce.

Nel caso della cessione da A a B, anche qui ho lo scorporo e il trasferimento del bene, ma ciò

che cambia è la contropartita. Il cedente infatti riceve dal cessionario non azioni (quindi non

ho un aumento di capitale in capo a B), ma B riconoscerà al venditore un prezzo regolato in

denaro. Quindi in capo a B non vi sarà alcun aumento di capitale. O meglio, potrebbe avere

luogo un aumento di capitale, però finalizzato alla cessione. Questo significa che chiedo ai soci

delle risorse liquide e con queste risorse liquide pago l’operazione: potrei indebitarmi oppure

potrei avere già le risorse liquide per perfezionare l’operazione di acquisto.

Da una parte il conferimento è una operazione di concentrazione e prevede la permanenza di

una relazione nel capitale tra chi conferisce e chi riceve i beni.

Nel caso della cessione invece non è prevista alcuna relazione tra cedente e cessionario.

Quindi il cedente non rimane nel capitale della cessionaria perché l’operazione è

immediatamente chiusa.

Da un’altra parte ancora, l’operazione di scissione sempre riguarda un ramo.

Anche qui il solito punto di partenza: BETA viene scisso a favore di B scorporandolo da A.

In tale operazione le azioni, che comunque B dovrà emettere, non verranno assegnate a chi

scinde, quindi ad A, ma ai soci di A.

Questo contabilmente è molto complicato: infatti scorporo attività e passività e annullo una

parte del netto.

FUSIONE

Anche qui si parla di aumento di capitale.

Insistiamo sull’aumento di capitale perché stiamo ragionando sui percorsi di crescita

dell’impresa. Anche la fusione può essere un utile strumento di crescita per vie esterne

dell’impresa.

Di fatto l’operazione di fusione più coerente con questa affermazione è l’operazione di fusione

tra 2 società che non hanno rapporti di partecipazione l’una con l’altra.

La società A e la società B sono due società autonome. A seguito dell’operazione di fusione

potremmo avere o una terza società, che nasce dalla somma delle 2, oppure una delle due che

incorpora l’altra.

Cosa si realizza, dunque, partendo da una rappresentazione contabile?

Si realizza un consolidamento dei valori, una somma di valori.

Integro le 2 realtà. Ho due società che svolgono attività, si spera, complementari che si

possono integrare.

Sulla base di finalità di crescita integro delle aziende e le faccio crescere, incremento le

dimensioni.

Se metto insieme due aziende avrò:

Una capacità produttiva maggiore;

• Personale più specializzato che non avrei altrimenti avuto;

• Possibilità di accesso al credito;

• Impianti più moderni.

Posso e devo avere delle motivazioni industriali importanti. In questo modo posso qualificare

l’operazione di fusione come un’operazione di crescita, possibilmente esterna.

Le finalità potrebbero essere:

Integrazione verticale: posso integrare due realtà perché integro due imprese che sono

• operative in stati di produzione continua. A monte e a valle;

Integrazione orizzontale: cioè tra imprese che operano nello stesso settore. Oppure tra

• settori diversi ma che l’un l’altro si integrano.

E qui siamo sempre in un ambito di autonomia tra le società.

è Nulla vieta però che l’operazione possa essere funzionale o finalizzata a razionalizzare

• e ristrutturare situazioni di confusione all’interno di gruppi.

Potrebbe essere in qualche modo un’operazione di ritorno dall’operazione di scorporo:

si tratta dell’operazione contraria.

Nello scorporo io sostanzialmente enucleo da una realtà e conferisco in altre realtà, qui

è come se tornassi indietro: determinate società nate per scorporo, per scissione

nell’ambito di un gruppo, ad un certo punto possono avere esaurito la propria utilità.

Posso sistemare nella maniera migliore questa situazione o liquidando (ma il processo

è lungo e rischioso) oppure dovrei svolgere una fusione. La fusione genera il venir

meno della vecchia società e la continuazione in capo alla società che risulta dalla

fusione di tutti gli eventuali residui rapporti con i terzi.

La fusione potrebbe essere anche uno strumento di salvataggio di una società che

• versa in grave difficoltà e i cui soci non sono più disponibili ad investire, a

ricapitalizzare. Anche qui l’alternativa è tra la liquidazione oppure la fusione. In questo

caso non sarà una fusione alla pari in quanto avremo la fusione tra due società di cui

una è in condizioni di continuità e l’altra è in condizioni di fallimento imminente.

E la negoziazione del prezzo in questo caso è molto simile a quella vista

nell’operazione di conferimento.

Nell’operazione di fusione, il prezzo è rappresentato dalle azioni della società che

aumenta il capitale.

Vengono assegnate non alla società fusa, ma ai soci della società fusa. Dunque si sale di

livello rispetto all’operazione vista finora.

Nel conferimento le azioni, per l’aumento di capitale, vengono assegnate alla società

che conferisce. Se la società che conferisce qui è la società che viene fusa, tale società

non esiste più. Chi continua ad esistere sono i soci della società fusa, che, a seguito

dell’operazione di fusione, riceveranno le azioni derivanti dall’aumento di capitale.

Ci sono anche delle finalità produttive: sfrutto meglio gli impianti, li utilizzo meglio,

• integro le capacità produttive.

Si tratta di integrare meglio anche le fasi produttive consecutive;

Finalità tecnologiche: acquisisco licenze, brevetti, know how.

• Conseguo economie di scala e sinergie commerciali, logistiche, amministrative.

Vedi slide sulle finalità.

Alla base di tutto deve esserci una forte volontà da parte dei soggetti economici nel porre in

essere una fusione.

La fusione può presentare dei problemi tecnici.

Come tutti i processi di integrazione, anche nella operazione di fusione vi è un problema di

CULTURA AZIENDALE.

Si tratta di un problema di cultura aziendale perché le aziende sono composte soprattutto da

persone.

Uno dei primi indici che l’operazione di fusione, ad esempio, possa avere un significato

economico, è quello della valorizzazione delle cosiddette SINERGIE.

La sinergia generalmente più comprensibile da tutti i soggetti che parlano di operazioni di

concentrazione è quella sulle PERSONE.

Ad esempio consideriamo la finalità amministrativa: riduzione dei costi amministrativi.

Se vogliamo immaginare anche solo una fusione tra due società che hanno entrambe una

pesante struttura amministrativa, porta, come risultato, quello ad esempio di non avere più

due direttori amministrativi.

È vero che si possono compensare anche degli eventuali squilibri, integrando ciò che mi

manca, ma si va anche a tagliare ciò che con la fusione duplico.

Quindi le fusioni, tra tutte le operazioni, sono quelle che vengono viste con maggiore timore

dalle persone che compongono l’azienda.

Con la fusione si otterrà valore attraverso una serie di efficientamenti, razionalizzazioni, che

però passano attraverso delle ristrutturazioni sulle persone.

Questo elemento, che non è un elemento tecnico, è molto importante.

Un altro tema importante è quello dell’APPARTENENZA.

Soprattutto se la fusione riguarda due società che operano nello stesso campo, e che fino a

poco tempo prima si erano fatte la concorrenza, e che appartengono a zone diverse ma che ad

un certo punto si trovano insieme con:

- Sistemi informatici diversi;

- Tutta una serie di procedure diverse.

Quindi in questo caso l’operazione di fusione richiede alle persone un grosso sforzo culturale

per cui chi erano prima i concorrenti, ora sono i colleghi.

Il sistema cui si era abituati viene all’improvviso abbandonato, cominciando ad utilizzare

quello del concorrente.

Si troveranno molti difetti nel nuovo sistema perché vi sarà una resistenza culturale da parte

delle persone nei confronti del cambiamento.

Su questi argomenti, che sono strategici, non si entra in profondità perché non sono

quantificabili ex ante. Ma sono ugualmente importanti proprio perché, è vero che si integrano

impianti, sistemi, mercati, ma è vero anche che le variabili più difficili da integrare sono le

persone, soprattutto se le due aziende erano, prima di fondersi, concorrenti.

Tipologie di fusione:

1) Fusione pura: o perfetta. Prevede la costituzione di una nuova società (stiamo parlando

di fusioni tra società di capitali).

La fusione genera la costituzione di una nuova società, con l’estinzione delle società

fuse.

NB: la società potrebbe coinvolgere anche più di 2 società.

Dalla fusione di A e B, nasce C. Nasce dunque un soggetto completamente diverso che

concentra le attività e le passività di A e B in perfetta continuità temporale e

discontinuità di valori.

La fusione perfetta è una operazione minoritaria nel panorama delle operazioni di

fusione (è più rara).

In questo caso i soci di C sono quelli di A e B i quali riceveranno, a seguito della fusione,

nuove azioni emesse da C, in sede di costituzione, contro l’annullamento delle azioni

rispettivamente di A e di B che possedevano precedentemente.

Quindi tutti i soci di A e B diventeranno soci di C.

2) Fusione per incorporazione. È la più frequente e rappresenta la quasi totalità delle

operazioni di fusione.

Qui la differenza con la fusione pura è che rimane una delle società che si fondono.

Quindi ho A e B, e B viene incorporato in A.

A continua e B sparisce.

B sparisce ma non perché viene liquidata, ma viene incorporata in A.

In questo caso i soci di A rimangono soci di A, ma verranno diluiti.

La società A emetterà delle azioni, con un aumento di capitale riservato ai soci di B, ed i

soci di B diventeranno soci di A, sulla base di un rapporto di “cambio delle azioni”.

Di regola questa operazione è preceduta da una operazione propedeutica: la società A,

che si definisce incorporante, prima di incorporare, acquista una partecipazione più o

meno rilevante in B.

Quando poi si andranno a perfezionare le operazioni funzionali alla fusione, le azioni di

A emesse a favore dei soci di B, saranno emesse a favore di tutti i soci ad esclusione del

socio A.

Supponiamo che la fusione per incorporazione di B in A nasca così:

A possiede una partecipazione pari al 30% del capitale sociale di B.

Quando andiamo a fondere le 2 società attraverso una incorporazione di B in A, A

dovrà aumentare il proprio capitale sociale a favore di tutti i soci di B diversi da A.

Quindi sulla base delle proporzioni che abbiamo visto, A andrà ad aumentare il capitale

sociale a favore dei soci di B pari al 70% del capitale.

Diversamente, andrebbe ad aumentare il proprio capitale sociale anche a favore di sé

stesso.

Potrebbe essere funzionale all’incorporazione avere prima una partecipazione perché

chi delibera le operazioni di fusione è un’assemblea. Nell’assemblea di B voterà anche

A: e avere una partecipazione rilevante nel momento in cui si va a deliberare una

operazione del genere è molto importante.

Ovviamente ci potrebbe essere il rischio che A imponga nell’assemblea di B delle

condizioni peggiori.

Ed anche qui nasce un TEMA DI CONGRUITA’.

TECNICA 19/11/2015

LA CESSIONE DEL RAMO DI AZIENDA

Qual è la forma migliore per trasferire il business? Scissione, trasferimento, cessione,…?

Qual è il percorso più idoneo per raggiungere l’obiettivo?

NORME DI RIFERIMENTO

- Artt. 2555-2562 c.c. – cessione del ramo di azienda

- Artt. 58, 86 TUIR –

- Art 14 del decreto legislativo 472 del 1997 – tema della responsabilità

La cessione si realizza con un contratto. Come redigere un contratto di cessione ?

È un contratto giuridicamente di compravendita disciplinato dall’art 2555 c.c.

Oggetto specifico: l’azienda art 2555 - “L’azienda è il complesso di beni organizzati

dall’imprenditore per l’esercizio di impresa”.

È l’oggetto del contratto con le conseguenze giuridiche, contabili, fiscali e giuris-lavoristiche.

La redazione dell’atto di cessione (art 2556 c.c)

- redatto in forma pubblica o per scrittura privata autenticata dal notaio;

- deposito entro 30 gg dell’atto di cessione presso il registro delle imprese.

- Comunicazione al questore della generalità dei contraenti, del prezzo pattuito e dei

dati identificativi dell’azienda. (entro il mese successivo alla vendita).

Obblighi introdotti con l’art 6 della legge 12.8.1993, n.310.

Oltre le attività e passività iscritte in bilancio, ci sono una serie di contratti che fanno parte del

ramo di azienda (es : contratto di affitto dei muri, contratti di assicurazione,…).

Il divieto di concorrenza (art 2557 c.c) – per l’alienante, per un periodo di 5 anni.

La successione nei contratti (art 2558 c.c)

L’ acquirente subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa, che non

abbiano carattere personale.

Salvo diverso patto- vuol dire che ci sono deroghe.

Diritto di recesso del terzo contraente per:

giusta causa;

Ø libera scelta nei tre mesi successivi alla cessione.

Ø

I crediti pregressi (art 2559 c.c)

Il subentrante diventa il titolare dei rapporti di credito a partire dal momento dell’iscrizione

del trasferimento nel registro delle imprese.

Tuttavia il debitore ceduto è “liberato se paga in buona fede all’ alienante.

Se inserisco nel ramo dei crediti che non sono elemento costitutivo del ramo di azienda, ho un

effetto sul prezzo e una gestione e onere, rischio a poi incassarli. Mentre per il venditore si

tratta di monetizzare subito quei crediti senza dover ricorrere ai debitori.

I debiti dell’azienda ceduta (art 2560 c.c.)

Tanti più debiti tasso, tanti più debiti riduco nel prezzo.

L’alienante non è liberato se non risulta che i creditori abbiano rinunciato. Il subentro

dell’acquirente dell’azienda mediante accollo dei debiti richiede il preventivo consenso del

creditore .

I debiti di lavoro dipendente (art 2559 c.c.)

Il contratto di lavoro continua con l’acquirente.

L’ acquirente è obbligato in solido con l’alienante per tutti i crediti che il dipendente aveva al

momento della cessione.

I debiti tributari (art 14 D.Lgs n 472/1997)

Vera e propria Responsabilità solidale.

LA CONTABILIZZAZIONE

1)scritture del cedente

Il contratto di cessione del ramo di azienda è un contratto attraverso il quale interviene una

compravendita, un’acquirente e un cedente e riguarda l’oggetto ramo di azienda o azienda.

Nel momento in cui vendo un‘azienda dismetto tutti gli elementi contabilmente rilevanti

dell’azienda. Il prezzo di cessione meno sommatoria degli elementi attivi e passivi ceduti a

valori contabili (uguale) PLUSVALENZA CONTABILE DI CESSIONE. L’avviamento coincide

spesso con la plusvalenza che si viene a generare.

Storno delle attività e passività cedute con la rilevazione dell’eventuale plusvalenza di

cessione. Lo scarico della contabilità delle attività e passività cedute si effettua a valori

contabili. Dall’ altra parte l’acquirente caricherà nella sua contabilità gli elementi che

costituiscono il ramo di azienda sui valori correnti.

2) scritture dell’ acquirente o del cessionario.

Nel caso di acquisto e contestuale inizio dell’attività imprenditoriale: scritture di costituzione.

Altrimenti, recepimento in contabilità delle attività e passività relative all’azienda acquistata

rilevando, come contropartita, l’uscita finanziaria o il debito.

Il valore delle attività o passività sarà quello desunto dallo stato patrimoniale di cessione, a

valori correnti.

Possibile avviamento, da ammortizzare.

LE FASI CONTRATTUALI

Il processo di acquisizione, generalmente, si svolge lungo le seguenti fasi:

- lettera di confidenzialità;

- accesso alla documentazione del cedente;

- valutazione del capitale economico;

- identificazione del prezzo;

- negoziazione;

- lettera di intenti;

- due diligence;

- contratto preliminare;

- contratto di cessione (closing);

- controlli successivi e conguagli prezzo; se nel mio contratto metto condizioni per cui al

verificarsi di eventi c’è un conguaglio prezzo.

TECNICA 20/11/2015

LA CESSIONE D’AZIENDA

ASPETTI FISCALI

C’è una fiscalità ai fini IRES, ai fini delle imposte dirette. Se conseguo una plusvalenza, su

quella plusvalenza devo pagare le tasse IRES: Art 58 (soc individuali e soc. di persone)e 86

TUIR (soc di capitali).

Il problema fiscale sulla rilevanza della plusvalenza riguarda il venditore o anche l’acquirente?

Riguarda il venditore e anche il venditore ai fini delle imposte dirette un suo calcolo di

convenienza lo deve fare, perché in prospettiva lui quello che paga in termini di beni singoli

che costituiscono il ramo di azienda, in termini di ramo di azienda che riconosce, al momento

in cui fa le proiezioni future sono costi fiscalmente rilevanti.

Nel conferimento la conferitaria deve sapere che quei maggiori valori che prende in carico a

fini fiscali è come se non ci fossero. Se è neutra è come se non ci fossero. Se voglio fare una mia

proiezione futura, quando calcolo le imposte dell’ es futuro devo sapere che quei beni

trasferiti per effetto della cessione sono un maggiore costo fiscale (fiscalmente deducibili). I

beni trasferiti nel processo di trasferimento a valori correnti non vengono riconosciuti ai fini

fiscali, e quindi nel mio business plan non posso considerare quei plusvalori come beni

ammortizzabili.

La plusvalenza da cessione di ramo di azienda per il cedente è componente ordinaria o

straordinaria ? straordinaria. Ai fini IRAP non è soggetta perché la legge dice che (art 11) la

base imponibile è composta da componenti di reddito A – B (gestione ordinaria). È la corretta

applicazione dei principi contabili che mi porta a sostenere un domani che quella componente

straordinaria non entra nella base imponibile IRAP.

La cessione di azienda è operazione fuori dal campo IVA, perché i presupposti impositivi

dell’iva sono la cessione dei beni e le prestazioni di servizio. (Art 2 comma 3 lettera b).

Necessaria la forma pubblica o scrittura privata con firma autenticata dal notaio.

Imposta di registro: Imposta proporzionale di registro sul valore complessivo dei beni, al

netto di passività e incrementato del valore dell’avviamento.

Obbligo di registrazione per data certa e valore legale. Il prezzo di cessione del ramo di

azienda è soggetto a imposta di registro pari al 3%. Chi la paga? Da un punto di vista civilistico

comanda il contratto (viene definito nel contratto). Secondo gli usi e costumi l’imposta di

registro la paga l’acquirente. La legge fiscale dice che la può pagare chi vuole ma venditore e

acquirente sono solidali: un domani in caso di contestazione rispondono del mancato

pagamento tutti e due.

Il contratto di cessione di ramo di azienda ha un rischio fiscale. Giudizio di congruità della

agenzia delle entrate sul valore del ramo di azienda.

Il rischio è il giudizio di congruità. Quindi l’esigenza professionale è di disciplinare anche

come ci comportiamo nell’eventualità che questo fatto accada e che di fronte

all’amministrazione finanziaria ci vede solidamente responsabili.

Il problema di fondo è che se è un ramo di azienda devo identificarlo correttamente a partire

dai profili aziendalistici, a partire da una descrizione del contratto che sia puntuale, a partire

dal fatto che sia in grado di documentare che quella sia un azienda e arrivando a gestire il

rischio fiscale che ne consegue.

La fiscalità deve essere gestita e valutata in termini di rischi da gestire e disciplinare le

responsabilità conseguenti, perché di fronte al fisco le responsabilità sono solidali.

In un decreto rubricato “sanzioni” , c’è questo passaggio fondamentale per il professionista

che prima di stipulare un contratto di cessione di ramo di azienda, deve leggere.

Io acquirente ho una responsabilità solidale anche per i debiti pregressi col cedente, io

professionista dell’acquirente ho gli strumenti per verificare a quanto ammonta questo

rischio.

Nel contratto io professionista chiedo che prima di andare dal notaio sia prodotto il certificato

da allegare al contratto che indica il grado di responsabilità, quindi il grado di rischio che

l’acquirente subisce.

TECNICA 25/11/2015

CLAUSOLE CONTRATTUALI

Non esiste un contratto standard : le clausole dipendono dalle situazioni contingenti e/o

particolari attinenti le parti. Forma libera.

Ci sono una serie di condizioni e garanzie (representations and warranties), che l’acquirente

chiede che vengano messe nel contratto. Non è la dichiarazione dell’ovvio (es dichiaro di aver

pagato le imposte, …).

Queste dichiarazioni e garanzie si agganciano alla clausola di indennizzo in quanto il diritto ad

un indennizzo si verifica allorché emergano situazioni non corrispondenti a quanto

dichiarato.

Es: Io ti dichiaro che la licenza per la proiezione al pubblico esiste, è questa, ti chiedo di

garantire la correttezza, l’esistenza della licenza, ma se poi un domani per motivi

imprevedibili questa licenza venisse revocata sicuramente quell’azienda perde valore/può

venire anche meno il concetto di azienda.

Una serie di dichiarazioni che apparentemente sembrerebbero insignificanti hanno il senso

giuridico di collegarsi agli indennizzi.

Obbligazioni delle parti per il periodo necessario al trasferimento (covenants): impegni delle

parti in un predeterminato periodo che si estrinsecano in obbligazioni “di fare e di non fare”.

Condizioni sospensive: subordinare l’efficacia del contratto al verificarsi di eventi successivi.

Siccome non mi basta la licenza a mio favore, invece di limitarmi a dichiarazioni di garanzia e

indennizzo, chiedo anche una condizione sospensiva.

Clausole di indennizzo: al verificarsi di certi eventi che vanno ad alterare il valore economico

dell’azienda , per effetto di garanzie dichiarate non veritiere -> indennizzo. Non devo pensare

solamente a clausole a tutela dell’acquirente. Ci sono clausole che fanno aumentare il valore e

quindi fanno aumentare il prezzo -> indennizzo a favore del venditore (es azienda che

beneficia di contributi statali -> al verificarsi dell’evento incasso del contributo, la parte che

vende ha diritto a un indennizzo a suo favore.

Tutte queste premesse portano a fare una descrizione del ramo di azienda da parte del

professionista.

Lista clienti-> forse uno dei valori maggiori che vanno a formare l’avviamento. Molto

importante per la determinazione del valore tuttavia a livello di rappresentazione contabile

non ha nessuna evidenza.

Descrivo i motivi per cui ho scelto un metodo di valutazione e descrivo i motivi che hanno

portato a determinare quel dato valore dell’avviamento.

La variabile finanziaria gioca un ruolo importante nella cessione. La cessione di azienda ha

una movimentazione finanziaria. Nel conferimento chi riceve il bene paga con un aumento di

capitale sociale. Mentre nella cessione c’è un assenza di aumento di capitale sociale.

Nella cessione di ramo di azienda l’acquirente cambia il suo patrimonio netto ? cambia la

compagine sociale. Nel conferimento io conferisco, ottengo in cambio azioni, i due soggetti

diventano soci della stessa società. Il tema è che cambia la compagine sociale e quindi anche le

relazioni tra i soci. Io n ragionamento sulle modifiche dello statuto devo farlo.

ASPETTI I FISCALI

Nella cessione di ramo di azienda la fiscalità è molto importante. C’è tutta una disciplina di

rischi presenti e futuri. Art 14 – responsabilità . l’operazione di cessione ai fini tributari è

operazione realizzativa. Se realizzo c’è un effetto fiscale conseguente.

Nel conferimento di ramo di azienda, la normativa fiscale dice che non è operazione

realizzativa, ma neutra, in continuità fiscale. La realizzazione fiscale si avrà nel momento in

cui vendi le azioni.

Di conseguenza il giudizio di congruità nella cessione del ramo di azienda è presente e lo vivo

come rischio. Nel conferimento no. Sul presupposto che quella cosa trasferita sia

effettivamente un ramo di azienda.

La considerazione sui tempi.

Chi intende conferire un ramo di azienda, un bene, deve : presentare la relazione di stima

redatta da un esperto nominato dal giudice tribunale.

1) Disciplina IRES: le plusvalenze

Art. 58 (soc. individuali e soc. di persone) e art. 86 TUIR (soc. di capitali).

Art. 86: “concorrono alla formazione del reddito anche le plusvalenze delle aziende, compreso

il valore di avviamento, realizzate unitariamente mediante cessione a titolo oneroso” .

Possibile opzione per la tassazione in un solo esercizio o in cinque.

Plusvalenza determinata in relazione all’intera azienda, come differenza tra corrispettivo

pattuito e costo non ammortizzato dei beni trasferiti .

Quantificazione dell’avviamento e valutazioni soggettive.

Alle condizioni ex art 17 TUIR: opzione per la tassazione separata in capi all’imprenditore

individuale.

2) Disciplina IRAP: corretto trattamento contabile delle plusvalenze

Art. 5 D.Lgs. n. 446/97: determinazione della “base imponibile”.

Dall’ esercizio 2008 è stato introdotto il “principio di derivazione” della base imponibile dalle

risultanze di bilancio, senza necessità di “variazioni”.

Art. 11 D.Lgs. n. 446/97: disposizioni comuni per “base imponibile” .

Natura STRAORDINARIA della plusvalenza e allocazione contabile, rilevante ai fini del

trattamento tributario.

RILEVANZA (=applicazione corretta) DEI PRINCIPI CONTABILI.

3) Disciplina IVA

Art. 2, co. 3 lettera b) DPR 633/72.

Art. 2, co. 3 lettera b) DPR 633/72: la cessione d’azienda non è considerata cessione di beni e

pertanto è operazione esclusa dall’ambito di applicazione dell’ imposta.

Necessità che il trasferimento del complesso avvenga con un unico atto. Obbligazione solidale

del cessionario per il pagamento dell’IVA.

Obbligazione solidale del cessionario per il pagamento dell’IVA.

Presentazione di un’unica dichiarazione IVA nel caso di previsione contrattuale di subentro

dell’acquirente nel credito/debito IVA.

Presentazione sia della dichiarazione IVA da parte del cedente che da parte dell’acquirente nel

caso di assenza di previsione contrattuale di subentro dell’acquirente nel credito/debito IVA.

4) Imposta di registro

Obbligo di registrazione per: data certa e valore legale.

Art. 3, lettera b) DPR 131/86 e art. 6 legge 310/93.

Art. 3, lettera b) DPR 131/86: imposta proporzionale di registro sul valore complessivo dei

beni, al netto di passività e incrementato del valore dell’ avviamento.

Art. 6 legge 310/93: necessaria la forma pubblica o la scrittura privata con le firme

autenticate dal notaio.

Atto a cura del notaio: (*) registrazione all’Agenzia Entrate;

(*) iscritto entro 30 gg. nel Registro Imprese.

Necessaria la successiva comunicazione della generalità delle parti, del prezzo di cessione e

degli estremi identificativi dell’azienda.

5) Art. 14, D.Lgs. 18 dic. 1997, n. 472

Responsabilità in solido del cessionario, salvo ... entro i limiti... (co. 1).

Arco temporale: nell’anno della cessione nonché nei due precedenti (anche per violazioni

commesse in epoca anteriore).

Responsabilità limitata al debito risultante dagli atti degli uffici dell’Amm. Fin. (co. 2)

Gli uffici dell’ A mm. Fin. sono tenuti a rilasciare, su richiesta dell’ interessato, un certificato

sull’esistenza delle contestazioni in corso e di quelle definite, ancora da saldare.

Effetto liberatorio del certificato.

Effetto liberatorio totale se non rilasciato nel termine di 40 giorni dalla data di sua richiesta

(co. 3).

ASPETTI SALIENTI DELLE SINGOLE OPERAZIONI

1) Cessione ramo d’azienda

Entrata/ Uscita monetaria

Assenza di aumento di capitale sociale

Rilevanza fiscale

Giudizio di congruità (dell’ammin. fiscale)

Tempi rapidi

2) Conferimento

Assenza entrata/ uscita monetaria

Aumento di capitale sociale

Perizia

Irrilevanza fiscale

Tempi articolati

3) Fusione

Assenza entrata/ uscita monetaria

Aumento di capitale sociale

Irrilevanza fiscale

Tempi più lunghi

TECNICA 26/11/2015

LA FUSIONE

Operazione di crescita. Due aziende che si uniscono. realizziamo quella strategia di crescita.

Il risultato finale è quello di crescita che si realizza attraverso l’unione o incorporazione di due

o più realtà.

Manca il passaggio di denaro (differenza con la cessione). Ma c’è un prezzo che si paga in

azioni. Rapporto di cambio tra azioni che devono essere annullate e azioni che devono essere

emesse a fronte di quelle annullate. È un’ operazione di concentrazione e crescita esterna.

Compro qualcosa che c’è già.

Caratteristiche: concentrazione per integrazione verticale (tra imprese che opera nell’ambito

di stadi della produzione contigui es-impresa che produce bene che si fonde con il fornitore di

mp). Integrazione orizzontale: espansione della posizione sul mercato. Integrazione

conglomerale: fusione tra imprese che operano in settori diversi di attività (es. incorporazione

di una holding delle partecipate o controllate).

La fusione è un utile strumento di razionalizzazione e ristrutturazione all’interno di gruppi

aziendali. Finalità fusione: si realizzano economie di scala e economie di scopo. Benefici e

vantaggi che derivano da una strategia di crescita: riduzione costi fissi (migliore utilizzo e

sfruttamento degli impianti e delle attrezzature), riduzione costi variabili (es. inglobando un

fornitore), riduzione costi di distribuzione, riduzione tempi di attesa di ottenimento dei

prodotti necessari alla produzione, riduzione tempo di collocamento. Economie in termini di

condivisione e know how, brevetti, licenze. Maggiore possibilità di poter avere accesso al

capitale di terzi per via di maggiori capitali. Miglioramento forza contrattuale, potenziamento

pubblicità, riduzione costi amministrativi, possibilità di compensare eventuali squilibri

esistenti nella struttura organizzativa delle imprese.

Tipologie di operazione di fusione:

Incorporazione – attuata mediante incorporazione di una o più società in una società

• già esistente ;

fusione per unione o fusione pura – quando si costituisce una nuova società dalla

• fusione di due società con conseguente estinzione delle società fuse ;

inversa – è un particolare tipo di incorporazione, ma presuppone un rapporto

• partecipativo tra l’incorporata e l’incorporata. La incorporante incorpora la sua

controllante (fusione inversa).

Eterogenea - progressiva/regressiva.

• Fusione a leva (art2501 bis) o MLBO (leveraged by out). Particolare tecnica finanziaria

• nella quale il debito che si contrae per acquistare il controllo di una società è

supportato dalla società stessa oggetto di acquisizione.

Dopo l’operazione di fusione B cessa di esistere, esiste invece A che però è più grande, ha

incorporato B. A in cambio dell’ottenimento del patrimonio di B deve emettere delle nuove

azioni (aumento di capitale sociale) da assegnare ai vecchi soci di B.

Qual è il tema chiave ? determinare quante azioni di A devono essere emesse a favore dei soci

di B. Lo strumento tecnico aziendale che ci consente di determinare ciò è il rapporto di

cambio.

Perché rapporto di cambio? Cambio tra azioni annullate e azioni emesse.

Un aspetto importante è rappresentato dalla procedura. Una prima fase importantissima è

quella che culmina con il progetto di fusione. Per il contenuto progetto di fusione rinvio al

2501 ter: Identificazione delle società che partecipano, indicazione dello statuto della nuova

società risultante dalla fusione, indicazione del rapporto di cambio. (rapporto tra n azioni da

emettere e n azioni da annullare). Presenza di eventuali conguagli in denaro (il concambio lo

faccio in azioni- laddove non sia perfetto conguaglio la differenza in denaro) con un limite

perché altrimenti diventa una cessione. Effetti della fusione, successivi o precedenti alla data

di efficacia dell’operazione di fusione? Il più delle volte questi effetti sono retrodatati.

Fase progettuale – redazione del progetto di fusione – determinazione del rapporto di

Ø cambio, determinazione di eventuali conguagli, indicazione di eventuali difetti

civilistici dell’operazione di fusione,…. Questa fase si colloca al termine delle trattative.

Chi definisce il rapporto di cambio ? azionisti di maggioranza concordano il prezzo

dell’operazione. Il rapporto di cambio tra A e B deve essere uguale. I consigli di

amministrazione sono chiamati ad approvare il progetto di fusione che deve essere poi

depositato presso il registro delle imprese. A chi spetta il potere deliberativa finale?

All’assemblea dei soci. Dal deposito del progetto di fusione presso il registro delle

imprese parte la fase pre-deliberativa.

Fase pre-deliberativa – fase in cui deve essere creata la base informativa per

Ø l’assemblea dei soci. Fase delicata perché comporta un aumento di capitale e quindi

una modifica dei pesi dei soci di A e di B nell’ambito della nuova compagine di A. quali

sono i documenti che concorrono a formare la base informativa? Situazione

patrimoniale ex art 2501 quater, la situazione patrimoniale redatta con gli stessi criteri

della predisposizione di un bilancio in funzionamento purché sia aggiornata ad una

data non inferiore ai 120 gg a quelli di riferimento dal progetto di fusione oppure la

riferiamo al bilancio purché si riferisca ad una data non anteriore ai 180 gg.

Predisposizione e deposito della situazione patrimoniale, del progetto di fusione,

accompagnato poi dalla relazione degli amministratori.

Relazione illustrativa del rapporto di cambio del progetto di fusione. Contenuto

fondamentale della relazione degli amministratori: spiegazione dal punto di vista

economico, gestionale, aziendale del progetto di fusione, della convenienza economica

dell’operazione di fusione; illustrazione del progetto e in particolare del rapporto di

cambio. Cosa del rapporto di cambio dovrò illustrare? Le modalità attraverso la quale

ho definito quante azioni devo emettere. Su quale base determino quante azioni di A

devo emettere ? di certo non bisogna prendere i rapporti di partecipazione dei soci in

A e A e dei soci in B e B, ma bisogna fare riferimento al concetto di valore del

patrimonio di B. (Le azioni da annullare sono tutte quelle di B). Dobbiamo determinare

il numero delle azioni da assegnare ai soci di B in funzione del valore economico di B

(NON IN FUNZIONE DEL PATRIMONIO NETTO).

Così facendo chi tutelo? I soci di B, ma non i soci di A. come possono contemperare le

due esigenze? Duplicando il processo valutativo. Non posso valutare solo il patrimonio

di B (società incorporata), ma devo valutare anche il patrimonio di A (Incorporante).

Quindi il numero delle azioni che deve essere emesso da A è funzione del rapporto di

cambio che è un rapporto tra valori effettivi dei due patrimoni delle impresi. Faccio

riferimento NON al patrimonio netto, ma al valore economico delle due società.

Pertanto applico metodi di valutazione diretti o indiretti. Cosa dovrò dire nella

relazione degli amministratori? Non posso limitarmi a dire che il rapporto di cambio è

per esempio 3 a 2, perché quel dato è già nel progetto. L’apporto informativo che deve

essere contenuto nella relazione è spiegare come sono arrivato a quel rapporto di

cambio, quali metodologie di valutazione ho adottato per determinare i due valori

economici delle società e spiegare i criteri, le motivazioni, quali difficoltà, limiti nella

valutazione ho incontrato, altre info di natura secondaria: atti, fatti, eventi verificatesi

tra la data di riferimento delle situazione patrimoniale e la data in cui viene approvata

la relazione degli amministratori. Chi approva la relazione degli amministratori? Il

consiglio. La relazione va depositata insieme al progetto di fusione nel registro delle

imprese.

Questo bagaglio informativo non basta perché devo dare un conforto all’azionista di

tutte e due le società, perché entrambe hanno interesse affinché venga determinato un

rapporto di cambio in funzione dei valori effettivi delle imprese e che quindi venga

mantenuto inalterato il peso aziendale delle due realtà aziendali. È importante che

questo processo valutativo sia sottoposto ad un ulteriore vaglio professionale:

rappresentato dal vaglio dell’esperto , che a seconda dei casi può essere nominato dalla

società (nel caso di società a resp. limitata), o dal tribunale (società per azioni). Un

soggetto terzo indipendente chiamato a esprimere un giudizio professionale di

congruità o non congruità del rapporto di cambio. L’ altro importante documento

quindi da essere depositato presso il registro delle imprese che concorre a formare la

base informativa è la relazione dell’esperto (art 2501 - 7). Dovrà verificare la genesi

del rapporto di cambio che è stato determinato con la valutazione del capitale

economico delle due realtà. Che metodologie di valutazione sono state adottate. Sono

metodi comuni o no? Accettati o no? Sono metodi coerenti con le realtà aziendali che

vado a valutare? Se parliamo di imprese che si fondano e che operano nella

comunicazione digitale, imprese che operano nella comunicazione, potrò usare un

criterio di valutazione patrimoniale? NO, l’informativa patrimoniale si addice ad una

società immobiliare, ad una holding di partecipazioni. Un ‘impresa di servizi di

comunicazione e social sarà valutata in base alla sua capacità di produrre reddito,

grandezza e flusso (metodo reddituale o finanziario).

Ulteriore aspetto da considerare: omogeneità dei criteri di valutazione. Se le due realtà

operano nel medesimo settore, ambito , le due realtà devono essere valutate con il

medesimo criterio di valutazione. Parliamo sempre di valori relativi, mai di valori

assoluti. È importante che i criteri di valutazione adottati siano coerenti con la realtà

aziendale e siano omogenei.

Fase della decisione – approvazione del progetto di fusione da parte delle assemblee

Ø dei soci di A e B. I soci possono solo approvare o non approvare il progetto, non

possono modificarlo. Se non approvano l’operazione torna al consiglio e li

eventualmente può essere modificato tutto l’iter. La delibera approvata di fusione

viene depositata al registro delle imprese e da li parte la fase a tutela dei creditori e

dissenzienti.

Fase di esecuzione – atto di fusione , la società B si estingue. Gli effetti di questa

Ø operazione possono essere retrodatati all’inizio dell’esercizio.

Cuore, nocciolo di tutta l’operazione è il rapporto di cambio.

Il rapporto di cambio mi dice il numero e la tipologia di azioni della società incorporante o

della società risultante dalla fusione pura che devono essere attribuite in cambio ad un

numero e a una tipologia di azioni della società incorporata o fusa.

Rapporto tra n° di azioni da emettere di A e n° di azioni da annullare di B.

Devo preoccuparmi di stabilire il n° di azioni da emettere (quelle da annullare le conosco). Si

determina rapportando il valore economico unitario delle azioni di B rispetto al valore

economico unitario delle azioni di A.

Le assunzioni poste alla base della stima sono affidabili, ragionevoli, credibili?

CASO

La società A han cap sociale di 2800 E HA 560 AZIONI DAL VALORE NOMINALE 5 CIASCUNA.

Cap economico di 5600 ->Valore unitario per azione di 10.

La società B ha un cap di 1800, valore unitario per azione =1 -> n azioni 1800. Capitale

economico 3600 e ha un valore unitario di 2.

Il valore effettivo unitario di B è 2. Il valore unitario economico di A è 10. IL RAPPORTO DI

CAMBIO SARA’ 1 a 5 (2/10). Dovrò assegnare agli azionisti di B 1 azione di A per ogni 5 azioni

di B che detenevano.

TECNICA 27/11/2105

Fusione (continua)

Perché vi è la necessità di effettuare una valutazione d’azienda? In funzione dei valori

economici delle società che partecipano alla fusione verranno determinati i nuovi pesi che le

compagine azionali di a e b avranno all’interno della nuova società risultante

dall’incorporazione di B in A.

Per i soci l’operazione di fusione deve essere una operazione neutrale. Rapporto di

equivalenza tra rapporto effettivo dell’investimento effettuato dai soci della incorporata pre

fusione rispetto al valore effettivo dell’investimento che avrà luogo nella società risultante

dall’incorporazione.

Per determinare questi valori effettivi dobbiamo fare riferimento a concetti di capitale

economico, di valore effettivo dell’impresa.

Metodi di valutazione indiretti (es patrimoniale)

Metodi diretti (es di mercato): dove il valore effettivo dell’azienda viene desunto da un

processo di osservazione diretta di società comparabili e di transazioni comparabili a quella

effettuata o che si sta per fare.

Scetticismo nei metodi diretti perché sono più aleatori, elevata difficoltà nell’individuare

società, transazioni comparabile a quelle oggetto di valutazione.

I metodi diretti vengono solitamente utilizzati come metodo di controllo.

La valutazione è una valutazione stand alone. Non stiamo considerando le sinergie e strategie

future che si potranno creare a seguito della fusione.

Campo di valutazione solitamente dell’ Esperto nominato dal tribunale – parere di congruità

del rapporto di cambio.

Nulla vieta che vi siano altri professionisti chiamati in causa non per dare un parere di

congruità ma a supporto del processo di valutazione: Advisor finanziario –> chiamato dalla

società per aiutare il consiglio a determinare il rapporto di cambio.

Rapporto di cambio teorico: figura di rpdc che trova la sua determinazione unicamente tra

valori unitari effettivi delle società. È un risultato di una formula automatica. Non è il rapporto

di cambio effettivo.

Possono subentrare altri fattori esogeni che incidono nella determinazione del rdc: art 2501

ter -> conguaglio in denaro -> necessità di conguaglio quando il rdc non è pieno

È prevista la possibilità di poter conguagliare in denaro le eventuali differenze che dovessero

sorgere tramite l’applicazione del rapporto di cambio. Limite del conguaglio: 10% del valore

nominale delle azione che sono oggetto di assegnazione ai nuovi soci.

Ci possono essere degli altri fattori che incidono nella determinazione del rapporto di cambio

effettivo rispetto quello teorico: potere negoziale delle parti. In che modo il potere delle parti

incide nel rdc?

Come facciamo a determinare il numero delle azioni da emettere?

N° azioni da annulare * rdc (se conosco rdc).

Se dovessi determinare in un altro modo il rdc. Voglio determinare il peso dell’incorporata

sull’incorporante basta che prenda il peso economico di B e lo rapporti al n° delle azioni

unitario di A e otteniamo il n° azioni da emettere.

Il valore economico unitario di un azione è pari al capitale economico / n° azioni.

CASO

A , B due immobiliari di gestione

A Incorpora B

ATTIVO DI A

Immobili 700

altre attività 300

PASSIVO DI A

cap sociale 700

riserve utile 300

ATTIVO DI B

Immobili 1200

PASSIVO DI B

Cap sociale 1000

Altre pass 200

Azioni di A e B hanno entrambe valore nominale di 1.

Hanno diverso n° di azioni A: 700 AZIONI, B: 1000 AZIONI.

Cap economico di A : 2000

Cap economico di B: 3000.

COME DETERMINO RDC ? rapporto il valore economico unitario dell’azione di B con il valore

economico unitario dell’azione di A.

Valore ec unitario az di B: 3000/1000 = 3

Valore ec unitario az di A: 2000/700= 2,86

RDC= 3/2,86= 1,05

N° azioni da emettere da parte di A: 1,05 * 1000 = 1050.

A ha acquisito per fusione anche le attività di B. Da 700 ha aggiunto 1200 di immobili di B

(700 + 1200=1900).

Il nuovo attivo patrimoniale di A per fusione : IMMOBILI 1900, ALTRE ATTIVITA’ 300.

TOT ATTIVO = 1900+300=2200.

Le ALTRE passività di B diventano per via della fusione delle passività di A. PRE FUSIONE il

cap sociale di A era 700. Dopo la fusione il cap sociale di A è 1750 (700 cap sociale originario +

1050 di azioni emesse dal valore nominale di 1).

TOT PASSIVO = 1750 + 300 + 200 = 2250.

Perché non quadra ?

La differenza di 50 deriva dalla determinazione del numero delle azioni che ho emesso, quindi

dall’aumento di cap sociale che è stato deliberato da A al servizio dei soci di B.

In questo caso considerando i valori effettivi ho deliberato un aumento di cap sociale per un

rapporto più alto rispetto al valore contabile delle attività e passività di B.

Differenza -> DISAVANZO DA CONCAMBIO.

La genesi di una differenza da concambio è una genesi derivante dalla diversa configurazione

di valore che è sottostante tra l’aumento di capitale sociale di A e le azioni annullate di B.

TECNICA 02/12/2015

FUSIONE (continua)

La presenza di differenze tra l aumento di capitale e la quota parte del pn netto contabile ->

avanzi o disavanzi di fusione – differenze da concambio. La genesi della differenza deriva dal

fatto che stiamo confrontando due grandezze che hanno una origine diversa, che sono state

misurate e determinate in modo diverso e con finalità diverse. Da un lato abbiamo l’aumento

di capitale sociale dell’incorporante che si quantifica in funzione del rapporto di cambio che a

sua volta è il rapporto tra valori effettivi delle società che partecipano alla fusione e che a loro

volta sono valori economici quindi valori che esprimono quello che è il valore della società a

prescindere da come questo sia rappresentato dai suoi dati di bilancio. Dall’altro lato l’altra

grandezza da confrontare è il patrimonio netto contabile della società incorporata. Ma come è

espresso questo pn contabile dell’incorporata? È stato determinato in funzione dei principi

contabili, quindi è una figura del capitale di funzionamento.

La presenza di differenze tra l’aumento di capitale e la quota parte del patrimonio netto

contabile della incorporata fa si che vi possano essere degli avanzi o disavanzi di fusione.

Perché ho emesso azioni per un controvalore più alto? Perché probabilmente quel pn

contabile che vado a incorporare presenta dei plusvalori latenti. Dei plusvalori che non sono

riflessi nel bilancio e quindi nel pn contabile. Questi plusvalori latenti sono rappresentati

dall’avviamento. L’avviamento può essere iscritto in bilancio solo se è stato acquistato a titolo

oneroso.

L’impresa non può valorizzare nel proprio valore netto contabile il cosiddetto avviamento

prodotto, questo emergerà solo in presenza di operazioni straordinarie (cessione, fusione,..).

Disavanzo da concambio – aumento c.s. incorporante > quota p.n.c incorporata

Avanzo da concambio - aumento c.s incorporante < quota p.n.c incorporata.

Nella valutazione del n° di azioni da emettere sconto delle passività potenziali latenti in capo

all’incorporata. Nella determinazione dei rapporti e dei pesi sconto il fatto che

sull’incorporata gravano un’ area molto elevata legata a passività potenziali (es contenziosi)

che vengono stimate e scontate in termine di un minore numero di azioni da emettere. A

seconda delle ragioni che portano a determinare un avanzo o disavanzo da concambio,

diverso è il comportamento contabile che a questa differenza deve essere dato. In quale

concambio si registra l’avanzo o disavanzo da concambio ? Dove si registra

l’avanzo/disavanzo da concambio? Nel bilancio dell’incorporante, art 2504 c.c., perché

l’incorporata si estingue.

Plusvalori latenti possono riferirsi anche ad attività materiali tangibili che sono presenti nel

patrimonio dell’azienda. laddove è possibile questo maggiore valore va imputato agli elementi

del patrimonio dell’incorporata a cui fa riferimento.

Se dalla fusione emerge un disavanzo, esso deve essere imputato , ove possibile, agli elementi

dell’attivo e del passivo delle società partecipanti alla fusione e per la differenza e nel rispetto

delle condizioni previste dal numero 6 dell’art 2426 c.c., ad avviamento.

Se ho iscritto in bilancio un’attività patrimoniale che non è più recuperabile in futuro sulla

base dei risultati economici, quindi il costo sostenuto non è più espressione del suo valore di

funzionamento, quindi recuperabile tramite l’utilità futura, devo svalutare il disavanzo. Come

dobbiamo trattare l’avanzo ? Una volta iscritto l’avanzo lo devo considerare come una riserva.

Lo considero come una riserva patrimoniale. Se invece l’operazione tiene conto di rischiosità e

potenziali passività che gravano sull’incorporata, devo rilevare una apposita voce di fondo

rischi.

ESERCIZIO

L’incorporante ha una partecipazione del 10% nel patrimonio dell’incorporata. L’elemento

caratteristico è la presenza di rapporti partecipativi tra chi incorpora e chi viene incorporato.

È una fusione normale, non inversa.

Determino il rdc.

Come determino il rapporto di cambio: rapporto tra valori effettivo azioni di B e valore

effettivo azioni di A.

Il valore effettivo unitario dell’incorporata = cap economico B / n° azioni di B (1500/500).

Valore effettivo unitario di A = 1,5

Rapporto di cambio = 3/1,5 = 2

N° azioni da emettere a fronte dell’annullamento delle azioni di B:

rapporto di cambio * n° azioni DELL’INCORPORATA da annullare.

C’è un problema, perché c’è una partecipazione. C’è una scelta a monte da fare. Quella più

seguita è quella di determinare il n° delle azioni in funzioni delle azioni disponibili, cioè delle

azioni che non sono legate da rapporti partecipativi. Quindi il n° delle azioni dovrà essere pari

al n° delle azioni che non sono di competenza dell’incorporante. Quelle 100 azioni sono azioni

proprie. Se dovessi determinare il n azioni da emettere senza tenere conto della quota di

partecipazione dell’incorporante nella incorporata andrei a determinare un n° delle azioni che

dovrebbero essere assegnate anche all’incorporante stessa, in quanto socia dell’incorporata.

Differenze da concambio: aumento CS – PN incorporata;

a fronte dell’emissione di azioni dell’incorporante si annullano le azioni dell’incorporata. Che

fine farà la partecipazione dell’incorporante nell’incorporata? Viene sostituita dal patrimonio

dell’incorporata -> differenza da annullamento della partecipazione. Quali sono i termini di

confronto ? il valore di iscrizione della partecipazione nel bilancio dell’incorporante rispetto

al pn contabile corrispondente a quella percentuale dell’incorporata.

In questo caso avevo un valore della partecipazione di 60 ma quel valore faceva riferimento al

10% di una società che aveva un pn contabile di 940. Avrò un valore della partecipazione

inferiore rispetto al pn contabile della società –> avanzo da annullamento.

Quando ci si pone il problema di confrontare e rilevare la differenza tra le due grandezze in un

attività ordinaria della società ?

Quando faccio il consolidato.

Da quando decorrono gli effetti della fusione?

Dal punto di vista giuridico da quando decorre l’ultimo deposito dell’atto di fusione presso il

registro delle imprese. Tuttavia è consentito a fini civilistici e ai soli fini fiscali poter anticipare

gli effetti contabili di questa operazione. Di poterli quindi retrodatare all’inizio dell’esercizio

di riferimento. Grande vantaggio in termini operativi: poter realizzare un unico bilancio da

subito della nuova realtà aziendale. Al fine di evitare moltiplicazioni di adempimenti civilistici

fiscali, tenuto conto peraltro che la fusione non ha rilevanza fiscale (è neutrale) è data la

possibilità di anticipare gli effetti contabili al primo giorno dell’esercizio (1gennaio).

Chi farà il bilancio ? la sola incorporante con riferimento a tutto l’esercizio 1,1 / 31,12.

ALPHA e RDL

Le nuove azioni di ALPHA a chi devono essere assegnate ? agli azionisti di RDL. A quella

ristretta base azionaria rappresentata dalla famiglia xy.

Quelle azioni emesse da APLHA vanno esclusivamente ai soci di RDL. Quale problema si

potrebbe creare se tutte le nuove azioni le vado a assegnare ai soci di RDL?

La quota di flottante pari a 24, 26 % diminuisce . il comitato di amministrazione e il comitato

delle parti correlate decide di incaricare un Advisor (professionista a supporto dei processi

decisionali) fornire elementi utile per la determinazione del RDC congruo a realizzare la

operazione.

Le analisi e valutazione compiute dall’Advisor hanno il solo scopo di individuare un intervallo

di valori relativo al rdc ritenuto idoneo ai fini della prospettata fusione.

La determinazione del rdc è di competenza del consiglio. A seconda dei dati, riferimenti presi

in considerazione fornisce al consiglio un ventaglio di valori tutti ritenuti congrui per quella

operazione: l’elemento variabile che può fare cambiare i valori del rdc è la stima dei valori

contabili delle società partecipanti alla fusione. I valori economici stimati per determinare il

rdc sono valori economici relativi. Non sono valori economici assoluti. Stiamo confrontando

valori relativi raffrontabili nella determinazione del rdc. Raffrontabili perché devo

determinare i pesi utilizzando le stesse metodologie di valutazione laddove applicabili. In

questo caso il problema potrebbe essere che la quota di azioni flottante potrebbe ridursi.

Trattandosi di valori relativi le info e quindi i dati contenuti nel rdc non possono essere

utilizzati per finalità diverse.

La valutazione adottata ha dovuto contemperare tante diverse esigenze e ha dovuta adeguarsi

alla attività delle società, ha dovuto tenere conto di eventuali partecipazioni, andamenti dei

titoli,… .

È una base informativa che non posso dimenticare. Non posso dimenticare che il mercato ha

delle aspettative su quella società. Il mercato anticipa già le prospettive di crescita di

quell’impresa.

Ho adottato il metodo patrimoniale semplice, ho affiancato al metodo patrimoniale semplice il

metodo delle quotazioni di borsa, con un problema : il titolo ha avuto un andamento in forte

crescita ma spesso speculativo. Vi è stata la necessità di neutralizzare un po’ quelle che sono le

oscillazioni del titolo. Come si fanno a neutralizzare queste oscillazioni imputabili alla

speculazione? Applicando delle medie che hanno come riferimento temporale il giorno

dell’annuncio dell’operazione. Da quella data vado indietro. Come posso ulteriormente

neutralizzare l’effetto speculativo? Facendo una media ponderata : ponderando il prezzo di

quel giorno con i volumi di ponderazione di quel giorno.

In assenza di indicazioni in merito al comportamento del portatore dei warrant ho dovuto

ipotizzare che data la convenienza all’esercizio del warrant questi decidessero di esercitarlo

nella determinazione del rapporto di cambio , perché applicando le metodologie di

valutazione senza contare l’impatto dei warrant, vengo a determinare un valore per azione di

RDL che è di 5,5-6. Quel warrant che diritto dava ? di comprare azioni di RDL a 1,12. È

nettamente conveniente per il portatore del warrant esercitarlo il diritto. Pago 1,12 quello che

può valore tra 5,5 e 6. Devo ipotizzare che avvenga l’esercizio. Come indice il valore

economico della società RDL a seguito dell’esercizio del warrant? Qual è la contropartita? Il

prezzo che questi devono pagare. Per ogni azioni di RDL TE NE DO 5,1 di ALPHA . impatto

devastante sugli altri azionisti di minoranza di ALPHA. Applicando un rdc di questo tipo

derivante dall’applicazione di un metodo patrimoniale omogeno ma sbagliato cioè il metodo

patrimoniale semplice per tutti e due. RDL vale molto di più rispetto ad ALPHA. Nella nuova

compagine azionaria ai soci di RDL spetterebbe il 95% del cap sociale di APLHA. Agli azionisti

di minoranza, il flottante , la quotazione in borsa scenderebbe del 5%.

Applicando una metodologia omogenea non tuteleremmo gli azionisti di minoranza, anzi, dal

24 % al 5%. Contro il valore che oggi potrebbero realizzare vendendo quelle azioni.

TECNICA 04/12/2015

Operazione di fusione per incorporazione di EM in VEM.

In qualità di esperti ci mettiamo in contatto con il management delle due società. Della società

VEM e della società EM e con i professionisti che hanno supportato il consiglio di

amministrazione delle due società nella predisposizione di questo piano. Questo piano di

investimento che ha previsto la costituzione di una società veicolo finalizzata alla acquisizione

del controllo della società EM e del controllo del gruppo EM mediante ricorso al debito

bancario.

In qualità di esperti dobbiamo capire come si è sviluppata questa operazione e come si

evolverà. L’operazione si è sviluppata in 3 fasi:

1) fase preparatoria: costituzione del veicolo nascita della società raider, nascita della

società gnu. La gnu contrae il debito nei confronti di terzi , cerca di recuperare le

risorse finanziarie necessarie per poter fare un investimento: comprare il controllo del

gruppo EM. Per fare ciò fa ricorso al 45% cap di terzi, 55% equity.

2) Liquidazione del soggetto che ha acquistato. Siccome EM è controllata da una società

lussemburghese che oltre ad avere partecipazioni ha liquidità, per poter ristrutturare

questo gruppo si è deciso di mettere in liquidazione volontaria la società EMI, in modo

tale che gli assets di questa società vengano assegnati ad EM. VEM viene a detenere

una partecipazione totalitaria diretta in EM, oltre a ciò viene ad avere partecipazioni

anche nelle altre società e viene ad assorbire la liquidità all’ interno di EMI.

3) Realizzazione dell’operazione di fusione per incorporazione inversa del veicolo nella

società EM. Fusione per incorporazione inversa di VEM in EM.

Si arriva a una struttura nuova in cui non esiste più EMI, e nemmeno la società veicolo che è

stata incorporata in EM.

La società EM che prima dell’operazione era partecipata al 100% da EMI dopo l’operazione

diventa la capogruppo e abbiamo un assetto proprietario di EM diverso da quello che aveva

prima. Non solo abbiamo posto il liquidazione EMI , ma abbiamo cambiato la capogruppo,

abbiamo cambiato la compagine azionaria di EM.

Qual è il tratto saliente di EM? Che cosa si ritrova nel suo patrimonio che non aveva prima?

Il debito , che la società VEM ha contratto per comprare EMI. Questo debito non è soltanto

quello che ha contratto con le banche, ma è anche quel debito che ha contratto nei confronti

degli ex soci di EMI, che per una parte del loro credito hanno accettato che venga postergato al

pagamento del debito bancario.

Quale giudizio dobbiamo esprimere?

Dobbiamo esprimere un giudizio di ragionevolezza della sostenibilità finanziaria

dell’operazione.

La prima cosa che l’esperto deve cercare di capire (momenti valutativi):

capire la struttura del debito e conseguentemente determinare i flussi di cassa assorbiti per

onorare quel debito.

Debito complessivo tra VEM verso terzi finanziatori di 42 mln, di cui 37 mln a breve termine

(scadenza 30 sett 2011) e 5 mln a venditori dilazionati.

Prima della data di efficacia della fusione le banche hanno concordato di rinegoziare il debito.

Quindi la linea B di 12 mln rimane come linea breve termine, la linea A invece (25 mln) verrà

posticipata come scadenza.

Tutta la liquidità che ottengo dalla liquidazione di EMI la rimborso subito alla banca, la parte

residuale (25 mln) li pago in 12 rate semestrali a partire dal 31 ottobre 2011.

I venditori dilazionati li pago al 31/12/2011.

La remunerazione del debito non solo è legata a tassi variabili ma è legata al rispetto di alcuni

indicatori. Se l’impresa EM rispetterà quegli indicatori le condizioni contrattuali rimangono

immutate , qualora la società non dovesse rispettare i coveneants -> incremento tasso

interesse, rimborso immediato debito. Al debito verso le banche si affianca il debito verso i

venditori dilazionati: debito con pagamento integrale, con unica soluzione alla fine (tengo

conto anche degli interessi).

La 2° cosa che l’esperto deve fare è esaminare il piano economico finanziario della società

post fusione. Le indicazioni sono ragionevoli (attendibili coerenti realizzabili) ?

Individuare mancato buon fine della liquidazione di EMI. DEVE PRENDERE IN ESAME LE

VARIBILI ASSUNZIONE CHE SONO ALLA BASE del piano.

Perché il flusso dei ricavi ha quell’andamento ,… . capire le assunzioni vuol dire verificarne la

coerenza.

Il piano industriale deve essere composto da un conto economico previsionale. Oltre che un ce

dovremmo considerare anche uno sp, perché dobbiamo estrarre i flussi di cassa. Il nostro

obiettivo è estrarre i flussi di cassa. Impatto della politica degli investimenti sulla struttura

finanziaria.

Rendiconto finanziario.

Quali sono i flussi assorbiti a servizio del debito?

nel 2011 scade la linea B (30 SETTEMBRE ) e la prima rata dei 25 milioni (2,8 mln più rateo di

2,120 mln). Il primo anno al 31/12 = 12 mln + 2,80 = 14,080 + interessi (2,332) = 16,412 mln.

Nel 2017 rimborso anche i venditori dilazionati.

Quantificato il flusso di cassa assorbito dal debito e il flusso di cassa generato dalla gestione

operativa, in qualità di esperto devo fare un confronto.

I flussi della gestione operativi sono adeguati a far fronte ai flussi assorbiti di debito ?

Il jolly per il primo anno è la liquidità (13 mln) che deriva dalla liquidazione della società EMI.

Flussi di entrata coerenti col debito.

L ‘esperto ha tutti gli elementi per esprimere il giudizio di ragionevolezza delle indicazioni

finanziarie contenute nel piano (sostenibilità finanziaria).

L’esperto conclude la relazione dicendo che non vi sono elementi per esprimere un giudizio di

NON ragionevolezza.

TECNICA 09/12/2015

CRISI DI IMPRESA

Art 67, 160,182

Intervento professionale per il superamento della crisi di impresa -> diverso dal

professionista tradizionale che segue l’imprenditore nella vita aziendale.

Piano di salvataggio, piano per superare la crisi. Strumenti per la soluzione della crisi di

impresa (piani di risanamento) e riforma di alcuni storici istituti (concordato preventivo ma

anche accordi di ristrutturazione dei debiti).

Concetto di crisi di impresa e di insolvenza. Il presupposto del fallimento: l’imprenditore che

si trova in insolvenza,… .

Premessa per la manifestazione di una crisi: capacità di analizzarla e di anticiparla. In certi

momenti serve per porre rimedio.

Crisi ->Declino: perdita di valore nel tempo. Non solo conseguimento di risultati economici

negativi, ma incapacità prospettica di produrre redditi. crisi economica.

Il rimedio della crisi non è mettere soldi. La crisi è un fenomeno economico, è declino, è la

negatività dei margini.

Art. 5 legge fallimentare (R.d. 16.3.1942, n.267):

«Lo stato di insolvenza si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori, i quali

dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie

obbligazioni».

L’insolvenza è l’incapacità economica e funzionale, non transitoria, che priva l’impresa delle

possibilità di soddisfare regolarmente e tempestivamente le obbligazioni assunte mediante

mezzi normali essendo venute meno le condizioni di liquidità e di credito necessarie alla

attività tipica.

La legge fallimentare mi da un concetto di crisi tipicamente finanziario.

La crisi è un fenomeno economico. Si deve gestire come fenomeno che individuo nella sua

dinamica economica e va gestita prima dell’ultimo stadio quando si manifesta in modo

finanziario.

La crisi anticipa l’insolvenza e l’insolvenza è la manifestazione della patologia allo stadio

ultimo. La crisi non necessariamente conduce all’insolvenza. L’insolvenza è un momento

storico.

La crisi è una situazione tesa a indicare l’incapacità in futuro di adempiere le obbligazioni

assunte e quelle prevedibili.

CRISI DI IMPRESA: CAUSE

_ Inefficienze e difficoltà nell’implementazione di scelte strategiche

_ Rigidità strutturali e incapacità a rispondere tempestivamente ai mutamenti che si

verificano nell’ambiente esterno

_ Errori manageriali e scelte strategiche inesatte, valutazioni non corrette

CRISI DI IMPRESA: QUATTRO STADI

1) Incubazione/declino/manifestazione di fenomeni di inefficienza

2) Maturazione/manifestazione/depauperamento delle risorse aziendali

3) Crisi conclamata/squilibri finanziari/ripercussioni sulla fiducia degli stakeholder

4) Ultimo stadio/insolvenza e dissesto

STRUMENTI PER IL SUPERAMENTO DELLA CRISI

Sono di natura :

- stragiudiziale -> è una serie di azioni disciplinate dalla legge ma non richiedono l’intervento

del tribunale.

- giudiziale

tra essi si richiamano taluni accordi:

- piano di risanamento;

- accordo di ristrutturazione dei debiti;

- concordato preventivo (in continuità)

ACCORDI STRAGIUDIZIALI

MODIFICHE E PRINCIPI

_ Condizioni di trattamento e “par condicio creditorum”

_ Costi di conservazione e tempistiche

_ Smembramento dei complessi produttivi

CONCORDATI STRAGIUDIZIALI

_ Liquidatori e di salvataggio

_ Accordi transattivi (?)

_ Assenso creditori

REVOCATORIA

Ciò che accomuna questi strumenti è l’adeguatezza – o meno – al perseguimento dell’obiettivo

comune del risanamento dell’impresa.

Importanza della fase precontrattuale che vede il soggetto economico e il professionista, con i

creditori, a valutare la fattibilità del piano di risanamento.

Il legislatore ora dà estrema importanza alla fase “preparatoria” sulla base di un “piano”

idoneo a superare la crisi e attestato dal professionista con predeterminate caratteristiche.

L PROFESSIONISTA E LA L.F.

_ Contributo “giuridico-aziendale” del professionista nella composizione delle situazioni di

crisi di impresa

_ Modifiche alla L.F. (R.D. 16/3/1942, n. 267) che ora prevedono la redazione di

“ATTESTAZIONI” e di “RELAZIONI” a cura di professionisti

_ Si richiamano l’art. 67, co.2 lett. d); gli artt. 160 – 161 e 186 bis, nonché l’art. 182 bis (ma si

veda anche l’art.124 L.F.).

art 67 – mi da uno strumento stragiudiziale per il superamento della crisi , attraverso un

piano che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e

ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria. La risoluzione della crisi

finanziaria presuppone che il piano sia idoneo a riportare l’equilibrio economico.

Il piano di risanamento è il punto di partenza.

Il piano non ha un contenuto, va riempito caso per caso.

esempio di piano:

rinegoziazione esposizione dei debiti, degli interessi, chiedo alle banche di farmi uno sconto,

accordi con banche e fornitori di un diverso tempo di pagamento, di una riduzione quote

capitali, di una rinegoziazione degli interessi. -> cambio dinamica economica, finanziaria.

TECNICA 10/12/2015

ART 67 L.F. - accordo stragiudiziale: REVOCATORIA.

È un istituto per la definizione della crisi di impresa che però non vede coinvolto il tribunale e

gli organi del tribunale.

Revocatoria: istituto che consente di revocare tutti i pagamenti fatti nell’ anno precedente la

dichiarazione di fallimento entro un certo periodo di tempo.

Gli organi della procedura per rispettare la parcondicio creditorium e per non consentire ad

alcuni creditori di essere avvantaggiati rispetto altri, tutti gli atti, vendite predisposte l’anno

precedente vengono revocati. presumo che gli atti sono stati fatti da un imprenditore con

l’acqua alla gola e quindi è stata violata la parcondicio creditorium.

Tutti gli accordi che vado a fare, devo pensare al rischio che la mia controparte nel giro di un

anno fallisca e quindi possa essere soggetto a restituire quello incassato per poi essere

rimborsato con moneta fallimentare. È chiaro se compro un bene consumabile (pane, auto,…)

questo problema non me lo pongo.

Se porto questi concetti in una normale transazioni con una persona in crisi o che non mi

pagava e quindi raggiungo un accordo asettico (con stretta di mano) l’accordo era soggetto ad

azione revocatoria.

Tutti gli accordi stragiudiziali per definire con un imprenditore in crisi le reciproche ragioni di

debito e credito, dovevano essere valutati a ragione di questo rischio di revocatoria. Prima del

2005 la revocatoria era 2 anni. Era difficile proporre a un cliente un accordo contrattuale

stragiudiziale di definizione dei rapporti debito e credito con un terzo.

Novità della riforma art 67: sono revocati salvo che l’ altra parte provi che non conosceva

l’insolvenza del debitore (prova diabolica):

tutti i pagamenti fatti nell’anno inferiore alla dichiarazione di fallimento, tutti i contratti che

faccio per stabilire le mie posizioni di debito credito con un accorodo stragiudiziale sono

soggetti a revoca.

Att! Non sono revocabili:

lett d) novità:

“d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in

esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione

debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria”

Se fai un accordo con un debitore in crisi ma gli atti e i pagamenti sono effettuati in esecuzione

di un piano idoneo a ristabilire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa e ad

assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria questi accordi non possono essere

revocati.

Allegato al contratto col debitore ci deve essere il piano. Se io sono in grado di produrre

domani al fallimento il contratto e la prova che il pagamento è avvenuto in esecuzione a

quanto previsto dal piano, il mio incasso non è più revocabile.

Il PIANO deve essere un documento idoneo a consentire il risanamento della esposizione

debitoria dell’impresa ed assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria. In termini

giuridici un piano idoneo a superare l’insolvenza.

Il piano è un tipico business plan. Questo piano deve avere dei requisiti formali. Una volta

predisposto il piano non basta allegarlo al contratto con cui mi relaziono con i creditori. Il

piano oltre che essere idoneo deve avere un grosso requisito formale: un professionista

indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali E in possesso dei

requisiti previsti dall’art 28 lettera a, b (requisiti del curatore fallimentare -> albo dottori

commercialisti / ragionieri dei conti o avvocati).

Questo professionista indipendente deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità

del piano.

Indipendente -> non può essere professionista che redige il piano, nel consiglio di

amministrazione. Quindi intervengono due diverse figure professionali.

Nella estrema sintesi della norma i due macro capitoli sono la veridicità dei dati e la fattibilità

del piano. Che cosa vuol dire attestare la fattibilità del piano? Devo mettere insieme un

giudizio di ragionevolezza sulla impostazione del piano. È un piano che sta in piedi e può

realizzarsi ? ha dei fondamenti economici e logici ?

Da qui la conclusione che sulla base delle indagini svolte, ripercorse e analizzate le cause della

crisi, condiviso il percorso proposto arrivo a esprimere la fattibilità del piano. Il professionista

si assume una grossa responsabilità, perché ci sono anche conseguenze penali. Deve verificare

se le assunzioni inserite nel piano sono documentate e veritiere. Dimostrare la fattibilità non è

solamente un ragionamento economico.

Che significato ha attestare la veridicità dei dati aziendali? Significato metodologico.

Il piano per sua natura è un documento prospettico. Come un piano si deve fondare sulle

cause della crisi e quindi essere idoneo a superarle così le assunzioni di base su cui si fonda il

piano devono partire da una situazione patrimoniale economica corretta. Costruire un piano

che parta, che si fonda su dati aziendali veritieri.

Dati aziendali, non dice dati contabili. Sta dicendo di attestare la veridicità dei dati in senso

più ampio dei dati contabili.

Domanda di esame:

Quali sono le attestazioni richieste al professionista previste per legge ?

Conferimenti di beni in natura, rapporto di cambio nella fusione, attestazione dei piani di

risanamento. La legge prevede la figura professionale di un soggetto che abbia requisiti

individuali e soggettivi che debba rilasciare una attestazione.

Sanzione penale per il professionista che attesta fatti non veri / che omette di indicare

informazioni rilevanti nella propria attestazione.

concordato preventivo

Art 160 – presupposti per l’ammissione alla procedura.

Procedura tipica che prevede una domanda al tribunale, un giudice che ammette la società

alla procedura del concordato preventivo, un giudice che nomina un commissario e poi un

liquidatore, una formalità che prevede un giudizio di omologa preceduto da una votazione dei

creditori che accettano la proposta di concordato o meno. Quindi un iter giudiziale. il

concordato rettificato dalle modifiche del 2005 non è più un concordato che ha come finalità

la liquidazione ma ha anche come finalità il risanamento.

“L'imprenditore che si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato

preventivo sulla base di un piano che può prevedere:

a) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma,

anche mediante cessione dei beni, accollo, o altre operazioni straordinarie, ivi

compresa l'attribuzione ai creditori, nonché a società da questi partecipate, di azioni,

quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari e

titoli di debito;

b) l'attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad

un assuntore; possono costituirsi come assuntori anche i creditori o società da questi

partecipate o da costituire nel corso della procedura, le azioni delle quali siano

destinate ad essere attribuite ai creditori per effetto del concordato;

c) la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici

omogenei;

d) trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.

Art 161 – domanda di concordato

“La domanda per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo è proposta con

ricorso, sottoscritto dal debitore, al tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede

principale; il trasferimento della stessa intervenuto nell'anno antecedente al deposito del

ricorso non rileva ai fini della individuazione della competenza.

Il debitore deve presentare con il ricorso:

a) una aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria

dell'impresa;

b) uno stato analitico ed estimativo delle attività e l'elenco nominativo dei creditori, con

l'indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;

c) l'elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pierfontanella01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica professionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Dalla Sega Franco.

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