Storia delle istituzioni politiche
Questa disciplina è relativamente recente, nasce infatti nei primi anni '60 del secolo scorso, inizialmente in Francia, poi si diffonde nel restante ambito accademico europeo. Uno tra i maggiori complici di tale sviluppo è il professore Gianfranco Miglio, che si formò proprio nell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ipotizzando una materia che potesse mettere d'accordo la psicologia, l'ambito giuridico, sociologia e storia economica.
La storia delle istituzioni politiche studia come si organizza il potere politico, studia il mantenimento dell'ordine e dei mezzi con i quali si è perseguito tale fine e che hanno lo scopo di far funzionare il sistema (storia amministrativa, dell’amministrazione pubblica), studia la storia degli apparati alti di esercizio del potere e di decisione (storia costituzionale, dell'organizzazione costituzionale).
In poche parole lo scopo di questa disciplina è dar ragione dei cambiamenti, vederne anche la contro-faccia, quindi ciò che dura e permane (in senso positivo e negativo).
Concetto di istituzione
- Il termine institutio-is deriva dal latino e significa: disposizione, norma implica quindi l'esistenza di un insieme di valori, regole e consuetudini che in modo permanente disciplinano i comportamenti sociali. In senso moderno, invece, il termine istituzione si riferisce a qualcosa di imposto, “cosa istituita”, rinvia al momento non spontaneo ma coercitivo dell'organizzazione politica, tipico del concetto di impositio.
- Institution invece è il termine impiegato da Jean Barbeyrac per tradurre “Impositio” in uno dei passi di De iure naturae et gentium del 1672 di Pufendorf, attribuendogli, appunto, il significato di apparato coattivo, disciplina, sistema che rappresenta i mezzi di esercizio del potere.
Per riassumere possiamo dire che usando il termine istituzione ci riferiamo a una realtà che è immersa nell'ambito economico, sociale, religioso, politico, qualcosa che va oltre la legge o il diritto, prevede una serie di situazioni diverse, che si collocano su una realtà organizzata all'interno di un sistema di valori, perciò tutto ciò che è organizzato volontariamente in una data società.
Lo studio di questa disciplina inizia ben prima della nascita del diritto ed accetta ogni tipo di fonte attendibile (fonti globali).
NB: L'istituzione deve essere considerato come qualcosa di pratico, guardare come essa è (realtà oggettiva), non come dovrebbe essere, collocarle nel giusto momento storico e osservare quale dovrebbe essere la funzione formale, ma soprattutto, la funzione pragmatica ovvero come variano e funzionano effettivamente (anche in una accezione storica).
Concetto di governo
- Da un punto di vista puramente etimologico, il termine deriva dal greco dove significava “timone” quindi era un termine tipico del lessico marinaro, successivamente ha assunto una accettazione metaforica diversa, intendendo l'atto di reggere, guidare la Nave dello Stato.
- Verso il VI secolo a.C. si inizia ad affermare l'idea di “governare” come “dirigere”, oppure “pilotare la nave”, “essere in grado di pilotare la nave”, chiari esempi di queste definizioni si ritrovano nei testi di Plauto, Orazio, Cicerone.
Termini latini per il governo
- Regere o regnare, che derivano entrambe da REX ed hanno un'origine del tutto materiale, legata all'azione di tracciare una linea, atto che può essere considerato magico o religioso, che ha lo scopo di tracciare dei confini entro i quali il terreno verrà considerato come consacrato (perimetro del tempio o della città). Il Rex diventa colui a cui è affidato il compito di tracciare la linea e trovare la via da seguire, è più facilmente considerata una figura religiosa invece che politica.
- Administrare (radice manus o minus): attività di un minister che è colui che esegue materialmente la volontà del podestà superiore, infatti minister deriva da minus, e si contrappone alla figura del magister che indica qualcosa di superiore (più potente). In tedesco invece il termine Verwaltung significa amministrazione e deriva da Waltern che significa agire/comandare/governare ed indica una posizione di rilevanza, qualcuno che ha la forza di atto autonomo di potere.
- Ducere: significa governare ma è da intendersi in un senso più militare.
- Curare: occuparsi di, amministrare (applicato anche esso in ambito militare).
- Moderare: ci dà l'idea di un governo che frena l'azione del potere, gli pone dei limiti, muove tutte le componenti indirizzandole verso il senso della giusta misura.
NB: il fatto che il mondo romano abbia così tanti termini per indicare l'azione di governo significa che esso aveva ben chiaro che ci sono modi diversi di governare, perciò non cerca di “unirli”.
L'idea che governare proposta come la capacità di condurre qualcuno/qualcosa transita per tutto il Medioevo. Il passaggio culminante lo osserviamo nella sua concretizzazione all'interno del pensiero Cristiano, dove l'attività governativa è attribuita a Dio, capace di esercitarla su tutto il mondo (umanità).
Origine del potere politico
Molti si sono chiesti quali siano state le prime forme di aggregazione politica e sono state avanzate due ipotesi:
- Ipotesi del Cacciatore (Robert Ardrey): il punto principale di quest'ipotesi poggia sulla forza e sul suo uso, infatti si ritiene che in un periodo che va da sei a quattro milioni di anni i primi proto-ominidi iniziano a vivere nella savana, diventano bipedi ed imparano a cacciare. L'uomo impara nel tempo che per vivere e mangiare deve uccidere, questo segna il suo cambio di alimentazione, infatti diventa onnivoro, si nutre di carne rossa e ciò aiuta il suo sviluppo cerebrale e neurologico. Tutto ciò lo rende capace di una maggiore capacità cooperativa ma non solo, anche di prevedere, immaginare e sviluppare un linguaggio ecc. In poche parole possiamo dire che egli aumenta la sua capacità comunicativa: emerge la figura di un “capo” capace di organizzare, strutturare e dividere i compiti e le funzioni all'interno del gruppo, comandando le varie parti, capace di coordinare la caccia ed ambire a prede sempre più grandi. Attorno alla figura del capo appaiono anche i primi “aiutanti/fidati”, ed egli è capace di gestirli, di convincere gli altri a fare qualcosa per lui. Dalla divisione dei compiti si passa alla divisione dei generi, stabilendo che le femmine si occuperanno dei piccoli, della loro crescita e di ruoli di secondo genere (per esempio il raccogliere le bacche ecc). Da tutto questo deriva la prima manifestazione del potere politico del capo: la spartizione del bottino di caccia: la preda. (NB il termine deriva da nemen che significa spartire in cerchio).
- Ipotesi del Padre (origine domestica del potere): può essere considerata come un’ipotesi alternativa o integrativa a quella precedente, le sue fondamenta risalgono alla nascita della famiglia, dove si innescano le prime dinamiche di potere, strettamente legate al grado di “parentela-interesse” che si crea da parte del “padre” nei confronti dei figli e della donna. A ciò segue la comparsa del padre culturale, che non è solo il padre biologico, infatti questa figura si accompagna allo sviluppo del potere maschile ad alla premessa per la trasmissione del potere dal padre al figlio “scelto”, quello cresciuto ed educato dal padre, designato come suo erede (es. adozione ed elevazione romana).
NB: le future forme di organizzazione del potere possono presentare un tipo di origine piuttosto che l'altro.
Bande, tribù e chefferies
- Si ha memoria del primo scontro armato tra uomini circa 13.000 anni fa, nel Sudan Settentrionale.
- Per capire come si transita da una forma politica primitiva ad una più organizzata, capace di gestire una lotta a mano armata, l'antropologia politica ha elaborato tre fasi iniziali, tre diversi sistemi modellistici.
BANDE: tendenzialmente sono gruppi umani molto piccoli, tra i 50 e gli 80 individui, cioè più famiglie affini o imparentate le une tra le altre, in genere sono formate da cacciatori, nomadi e raccoglitori. Possiamo affermare che tutto il genere umano sia vissuto in bande fino a circa 40.000 anni fa e questo può essere ritenuto come la forma aggregativa delle più evolute scimmie antropomorfe. Le Bande mancano di molti istituti, per esempio: solidarietà, specializzazione economica, istituzioni formalizzate ecc, il capo ha molti vantaggi, anche se generalmente esse sono egualitarie, quindi non vi è una stratificazione sociale (assenza preminenza sociale di un individuo, controllo informazione o decisioni da parte del capo sul resto del gruppo).
TRIBU': può essere considerato come l'anello che lega le bande e le chefferies, ed in alcuni aspetti si confonde o con una o con l'altra. Comunque possiamo studiarlo come lo status successivo, dove troviamo unità più grandi, formate da un centinaio di individui che sono generalmente sedentari. L'unità politica di base è il villaggio, oppure il piccolo gruppo di villaggi strettamente collegati tra loro, molto spesso rivali tra loro. Alcuni esempi di questo tipo di aggregazione risalgono a circa 13.000 anni fa nella Mezzaluna Fertile, zona in cui era semplice produrre cibo e trovare risorse ricche. La struttura sociale tipica era la divisione in clan, cioè una serie di gruppi con legami di parentela che si dividono le terre, tutti i clan sono a conoscenza delle relazioni di Inter-famigliari tra i vari membri. All'interno delle Tribù non troviamo istituzione di repressione (polizia), burocrazia o tasse, però è importante ricordare che al crescere del numero dei membri la gestione del potere diventa più difficile in quanto bisogna far fronte alle molteplici divergenze tra clan, per cui vi è una maggior organizzazione del potere. Nonostante ciò il sistema di governo rimane informale ed i processi decisionali sono comuni a tutti.
CHEFFERIES: appare circa verso il 5500 a.C. Nelle zone della Mezzaluna Fertile o verso il 1000 a.C. in Mesoamerica e sulle Ande. Si arrivava a contare anche più di un migliaio di individui, questo portava a grandi conflittualità interne, perciò era difficile gestire e garantire la regolarità e la stabilità agli individui. La figura del capo assume sempre più rilevanza infatti egli:
- Ha il monopolio della forza legittima, la forza sta nelle sue mani ed egli è l'unico che ha il pieno diritto di usarla.
- Indossa simboli di potere che impongono il rispetto da parte degli altri cittadini.
- Può imporre ordini trasmettendoli attraverso governanti di grado a lui intermedio, capi di basso rango (NB: non è la burocrazia perché non esiste una precisa suddivisione dei ruoli).
Con lo sviluppo delle Chefferies si pone il problema di come fornire ad una popolazione numerosa la quantità di cibo e risorse di cui necessita, in sostanza è il problema del mantenimento, di come raccogliere le risorse, distribuirle e compiere opere di pubblico interesse (prime forme di monumento) ed il superamento del baratto.
Infine, qui possiamo assistere alla nascita di una delle prime forme di ideologia, che anticipa le religioni istituzionalizzate e che ha lo scopo di rafforzare l'autorità del capo, convincere i sudditi ad ubbidire a ciò che viene loro ordinato e risolve i problemi di convivenza, intendiamo quindi la nascita dei primi luoghi di culto o le motivazioni di carattere idealistico.
Prima forma di potere politico che propone una legittimazione al potere del capo.
NB: alcuni termini sono ANACRONISTICI, per esempio useremo il termine Stato anche quando essi ancora non esistono, infatti gli Stati Moderni (forma politica moderna, storicamente parlando dal 400 fino alla fine del 700) propriamente intesi sono quelli nati intorno al XV secolo, questi di cui parleremo noi sono dei Proto-Stati.
Sono delle forme politiche molto organizzate che si avvicinano alle nostre forme di Stato, un esempio sono le Poleis, frutto di una sintesi di piccole e medie unioni di villaggi che alternano fasi di accordo e conflitto reciproco.
Il governo della Poleis e la democrazia diretta
All'origine esse sono delle Chefferies molto evolute e legate tra loro. Parlando di forme istituzionali è importante ricordare che le Poleis sono le prime a proporre una forma di Democrazia Diretta, cioè quando i cittadini esprimono il loro parere politico in modo diretto, senza intermediari (non tramite l’elezione, no democrazia rappresentativa, è comunque diversa dalla democrazia accentuata).
Esempio “storico”: Iliade, data tra il 750 e 800 a.C. cioè il IX ed il VIII secolo a.C, ci fa capire che esistevano ancora dei capi di clan famigliari, delle tribù, con dei capi che sono dei capi guerrieri, wanax micenei, che si traduce in basileus che rimane il capo militare.
Il Basileus ha dei seguaci, i suoi hetairoi, è a capo di un genos (clan famigliare appunto) ed ha il compito di proteggere la famiglia ed il territorio (compito istituzionalizzato), all'interno di una comunità sociale molto più ampia, detta demos. Solitamente la maggior parte della popolazione viveva in gruppi e piccoli insediamenti, o per lo meno questo succedeva nel c.d Medioevo Ellenico, tanto è vero che Tucidide (primo storico mondo occidentale) lo definisce come la “vecchia maniera di vivere”, questa definizione è figlia del fatto che di lì a breve la situazione si sarebbe evoluta, infatti egli descrive prima una situazione passata e poi quella in cui vive (che è molto diversa).
Alla fine di questo periodo i villaggi formano sistemi più evoluti, nascono i primi nuclei urbani relativamente grandi, promosse dalle famiglie aristocratiche, le Poleis. Esse erano organizzate in famiglie e clan (ghene), e si riuniscono solo alcuni membri, i capi dei clan, che hanno posizioni di rilievo e vantano discendenze con il fondatore della città.
Centralità esperienza greca
In genere quando si parla di Proto-Stati si fa sempre un ampio discorso sulle Poleis, questo perché esse rappresentano il punto di partenza dell'esperienza Occidentale, anche da un punto di vista filosofico-politico, dove la filosofia greca dimostra lo sforzo dell'umanità di acquistare consapevolezza di sé, riflessione razionale intellettuale sull'astrazione dei concetti (logos, categorie interpretative), politica come cosa astratta e come oggetto di studio. (Ta-politica e ptolicus, cioè guerra che porta alla nascita ed allo sviluppo della politica, guerra per difesa, difesa dentro un territorio).
Il concetto di governo (come visto fin ora) non esiste in Grecia, però disseminato in diversi riferimenti linguistici (come i romani) e corrisponde sempre a soggetti interpellati per la gestione del potere:
- Basileus: re o sovrano,
- Tiranno: concentra i poteri in situazioni eccezionali,
- Arcon: chi esercita il potere in senso pratico, chi comanda l'esercito.
(Grecia punto di incontro tra forme primitive e processi molto più evoluti e raffinati).
Ma i Greci non si limitano solo a questo, infatti ipotizzano una serie di termini utili a classificare diverse Forme di Governo (iniziano ad astrarre il potere politico):
- Democrazia: potere del popolo,
- Monocrazia: potere di uno,
- Oclocrazia,
- Oligarchia ecc.
Democrazia: potere del popolo! Qualcosa di simile al governare lo troviamo in nemen, termine che indica la distribuzione/spartizione, e nomos, imporre le leggi.
Al termine Poleis si affianca il termine sempre Politeuo che significa “Cittadino” che significa anche governare e politica (democrazia diretta). Dobbiamo ricordare che ci sono state tantissime forme di Poleis in Grecia, tutte diverse tra loro, noi studieremo però solo Atene.
Atene è la tipica Città-Stato Greca, presenta una democrazia diretta, cioè la soluzione più ovvia alla personalizzazione del potere. Questo assetto politico nasce in modo spontaneo, poi si sviluppa e si raffina sempre di più, tanto che i filosofi greci teorizzano l'agire politico come il governare e l'essere governati, tutti i cittadini esercitano un ruolo politico, perciò tutti partecipano attivamente, i cittadini hanno l'obbligo di partecipare. La comunicazione orale è fondamentale, si va all'Agorà e si convince qualcuno o ci si lascia convincere, la qualità della politica greca dipende dal fatto che essi comunicano, usano le parole. Da qui parte un'etica (morale) sulle decisioni politiche, su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, come si può scindere le due cose, massimo rappresentante di questa riflessione è Socrate e le “discussioni” contro i sofisti.
Istituzioni della Poleis
Si prende in esame il caso di Atene perché rappresenta l'esempio di Poleis greca più raffinata e meglio evoluta rispetto alle altre Città-Stato greche. Come abbiamo già detto Atene propone la Democrazia Diretta, dove tutti i cittadini possono recarsi:
- Agorà: che è appunto l'assemblea dove i cittadini liberi si recano per discutere con i loro pari. Non tutti coloro che vivono all'interno della Poleis possono, però, partecipare attivamente alla vita politica (Discorso di Pericle) ad esempio non sono accettati gli schiavi, meticci, donne, servitori, stranieri, meteci (coloro che sono liberi ma che svolgono attività non concesse tipo commercianti).
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