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finanziaria, amministrativa ecc.) tipiche che ritroviamo dal 1400 al 1700.

Questa idea di “Stato” riprende qualcosa dalla tradizione romana veicolata dalla Chiesa, ma

non è proprio quello, va oltre ciò che la Chiesa a tramandato, perché si radica

territorialmente, anticipa l’idea di cittadino e di patria, ha dei confini abbastanza definiti e si

pone molto razionalmente il problema di come fare a sopravvivere, cioè i mezzi che gli

consentono di mantenersi.

L’idea stessa di Stato ha due radici: sta che indica ciò che sta, che è posto, ma ha anche

dentro l’idea di status cioè come coloro che stanno con, i consiglieri. C’è una radice inglese

che corrisponde a to stay, ma anche a to stand, sono due componenti intersecate che

rappresentano l’elemento politico-militare ed economico. “La Ragion di Sato” cioè ciò che

fa sopravvivere lo stato, che lo rende stabile. Il termine compare nel Principe di Machiavelli,

un esempio Firenze, dove in consiglio dei Cento si riunisce per parlare di ciò che attiene

allo Stato.

Significato politico di Stato, le radici le troviamo già nel Comitatus, cioè qualcuno che si

riunisce con qualcun altro per prendere delle decisioni che riguardano tutti, oppure quando

non avremo più una struttura signorile (cioè regni barbarici e medievale, cioè signori legati

tra loro da vincoli personali), ma iniziano a comparire dei funzionari con determinate abilità

tecniche, “stipendiati”, senza rivolgersi ai signori feudali, il tutto per garantire stabilità, vuol

dire che qualcosa sta cambiando.

I Comuni faranno qualcosa di ancora più innovativo dei Normanni, inserendosi sempre nelle

catene feudali.

La Signoria

Sistema politico fondato sulla Guerra Giusta. Da un punto di vista istituzionale la Signoria

rappresenta la somma parte del medioevo, inoltre simbolizza una fase fatta di guerre private.

È il periodo dove molti filosofi iniziano a teorizzare il concetto di guerra giusta, proprio

perché influenzati dal contesto politico e dalla Chiesa.

La Signoria è un territorio autarchico dove il signore esercita poteri pubblici in nome

proprio, cioè il titolare del feudo esercita diritti politici in nome proprio, è molto più

autonomo del tipico signore feudale studiato fin ora, perché il signore della Signoria non

rende conto a nessuno, anche se nasce come un prodotto dei complessi rapporti feudali.

Ha i soliti poteri, cioè la giudicatura, attuare direttive dall’alto, comunica oralmente le sue

ordinanze (qualche volta li scrive), e la leva delle imposte (quando ci sono). Se è altamente

autonomo vuol dire che ha un grande potere militare.

La Signoria è figlia dello smembramento di poteri feudali, cioè la stretta connessione tra

possesso della terra e potere politico (avvolte si tratta ancora di possesso e non di proprietà).

Inizialmente si accontenta di trattenere le rendite del territorio, successivamente riesce a

distaccarsi dal centro ed esercita una giurisditio personale diventando un Signore. È una

forma di potere locale, che può essere collegata al centro ma cerca di sganciarsi.

Si cerca di tenere insieme il sistema vincolando al centro, come fa Carlo Magno, ma la

strategia non funziona e si formano molti potere locali anche abbastanza forti.

Le signorie sono legate da un sistema gerarchico, dove il vertice può avere un potere uguale

o superiore al Re, ad esso si susseguono delle gerarchie concatenate tra loro.

L’unità di base è quella del feudo del cavaliere e dei suoi uomini.

La Signoria è l’unità politica di base che tiene insieme il sistema gerarchico, un’unità che è

compiuta sia da un punto di vista politico che economico, si esaurisce in sé stessa, quindi è

autarchica.

L’aiutantato (chi sostiene il Signore nella gestione del territorio) si specializza sempre di

più, i servatori si specializzano in funzioni. Abbiamo una Corte del Signore, composta dai

signori feudali/vassalli più vicini al Signore, quelli che più prestano servizio militare e

forniscono l’esercito.

Ci sono diversi servizi d’armi, ad esempio:

il Servizio d’Armata, è richiesto solo ai Grandi signori feudali, che hanno l’obbligo

1. di seguire il Signore per 40 giorni a spese loro, quindi si inizia a sistematizzare

l’azione militare. Il fatto che ci sia un limite di tempo vuol dire che esso deve essere

rispettato dagli uomini e che la campagna militare deve concludersi entro un dato

giorno, altrimenti è il Signore ad assumersi le spese;

Servizio di Cavalcata, richiesto per le guerre minori, e va da un giorno ad una

2. settimana;

Servizio di Guardia, molto simile a quello che abbiamo visto studiando i missi

3. dominici, cioè si presta servizio nella guarnigione del castello ed è riservato ai

vassalli troppo anziani o a chi non ha un feudo e non può mantenere un cavaliere;

Servizio di Scorta, quando il Signore si muove (per un tempo breve) e chiama con sé

4. alcuni armati. Spesso si traduce nel corpo di guardia personale del Signore, che è la

tipica guardia armata, cioè gli stretti servitori personali del Signore che gli

garantiscono la sicurezza.

Tutto ciò ha una stretta connessione con la nobiltà, stiamo vedendo gli albori della nobiltà

d’armi, coloro che pagano i tributi con le armi e con il sangue.

Inizierà però a comparire una nuova nobiltà che non si basa più sulle armi, ma sulla

ricchezza e sulla competenza, cioè coloro che sanno servire il Signore nell’amministrazione

sempre più specializzata, stiamo parlando della nobiltà di toga. Questo significa che il

centro sta cercando di far fuori la “vecchia classe politica”, quella che ha preso potere e terre

con le armi.

I roturiers sono i laici non nobili che non hanno la terra e quindi sono esclusi dal servizio

militare e dalla logica di rapporti personali, lavorano all’interno dei confini territoriale e

pagano una “tassa” che permette al Signore di pagare i cavalieri ed i mercenari, anche se

dopo anni si cercherà di ottenere anche i servizi militari da questa componente della

gerarchia. Loro pagano e svolgono funzioni, che possono essere economiche, oppure

inizieranno ad occuparsi di un’amministrazione efficiente e razionale, e riusciranno a far

parte del sistema feudale riunendosi in corporazioni o gilde.

La Guerra Privata

Non è una guerra tra eserciti regolari, è una guerra tra Signori, cioè un modo per valere i

propri diritti (è ancora il mondo della faida). Si inizia però a privilegiare delle formule che

ricordano il wergeld, cioè della attività di giudicatura che risolve il conflitto, ma non basta

per questo si ricorre a limitazioni di tipo laiche e limitazioni di tipo religiose.

• Pace di Dio, formulata in un concilio del 1059, vuol dire che certe persone e

determinati beni o luoghi (sia quelli di culto che mulini, pozzi e tutte le fonti

produttive che servono a sopravvivere) non devono essere toccati (cioè chi e cosa

gode del mundio speciale). Ad esempio donne, vecchi e bambini non si dovrebbero

toccare, cioè i civili (anche se poi lo fanno comunque, ma passa l’idea che la guerra

non deve toccare chi non è difeso). Si concepisce che la guerra prima o poi finisce

bisogna porsi il problema di cosa fare dopo, come sopravvivere dopo;

• Tregua di Dio, formulata in un concilio del 1095, cioè la pace deve essere rispettata

in alcuni giorni della settimana, cioè da venerdì a domenica, ed alcuni periodi

dell’anno. La pena è la scomunica.

I teologi influenzano l’idea di guerra teorizzando la Guerra Giusta, uno dei massimi fautori

sarà San Tommaso. Cioè la guerra condotta da un’autorità legittima per causa giusta, cioè

riparare l’ingiustizia ed ha una retta intenzione (vd il discorso di George Bush nel 2001).

Riguarda anche il tema della cavalleria, cioè combattere in modo cavalleresco, seguendo

determinati codici (i paladini). Il tema sopravvive a lungo e si infrange solo nella

contemporaneità, sarà il ‘900 a spaccare la logica, cioè quando cambia il modo di fare

guerra e non c’è più scontro diretto o rispetto delle regole.

La limitazione è anche da parte Regia:

• Proibizione della guerra tra roturiers, cioè i laici non nobili non possono farsi guerra

privata;

• Quarantena del Re, cioè non si atta l’avversario prima di un certo tempo (40 giorni di

attesa)

• Salvaguardia del Re, mundio speciale, cioè determinate persone sono sotto la

protezione regia e non si possono attaccare certi luoghi, signori, feudi, ecc. è un

modo per concedere qualcosa a qualcuno (gli uomini che giurano al Re non attaccano

chi ha questa protezione speciale);

• Giuramento del Re, si giura difronte al Re di non attaccare determinati luoghi e

persone (collegato alla Salvaguardia del Re).

Nel 1258 S. Luigi, Re di Francia proibisce la guerra privata, cioè prende posizioni in modo

ferreo e cerca di far sparire una consuetudine, anche se poi si continua comunque per un

paio di secoli a fare guerre private.

Si afferma con molta fatica l’ereditarietà dei feudi, quindi anche il ceto nobile ereditario non

esiste finché non si inizia a concedere il feudo in eredità. Diventa nobile chi riceve un feudo

o viene nominato cavaliere, oppure chi acquista un feudo.

Verso la fine del XII la nobiltà inizia a diventare un ceto chiuso, nel momento in cui la

borghesia inizia a svilupparsi ed a comprare la terra, quindi la cristallizzazione della nobiltà

è una reazione all’arricchimento della borghesia.

Nel XIII si afferma un nuovo metodo per acquistare la condizione nobiliare, cioè si inizia a

concepire l’idea che è il Re (e cerca di riservare per sé questa capacità) o chi per lui a

nobilitare, cioè a rendere nobili, in cambio il Re si fa pagare (diventa una forma di rendita).

È una sorta di anticipazione delle lotte delle investiture tra Papato e Potere politico.

Essere nobili è un titolo molto ambito, questo perché in un mondo dove non ci sono classi

appartenere ad un determinato ordine sociale ha notevoli benefici, infatti porta ad avere uno

status giuridico particolare (privilegi, puoi fare la guerra privata, esentato dalle imposte, sei

protetto dal re, non puoi subire certi tipi di condanne, non puoi essere giudicato da altri che

non sono tuoi pari ecc., è un po’ quello che è alla base della rivoluzione francese, che

scoppia per combattere proprio gli ordini privilegiati).

I Rotutiers sono quelli che sono fuori dal gioco feudale, sono liberi e non sono vincolati alla

terra e non devono prestare servizi, saranno i più favoriti nel periodo di ripresa economica

perché potranno muoversi a loro piacimento, hanno studi laici (legge, matematica, latino

ecc.) e pagano le tasse.

Movimento Comunale

La seconda fase del Medioevo è quella piena di cambiamenti e rinnovamenti, come

l’incremento demografico, la ripresa dell’agricoltura e del commercio, ripresa della città.

Per il commercio ci sono degli avvenimenti storici importanti, come le crociate o gli

insediamenti normanni (porti, castelli, vie di sicurezza), nascono strumenti che consentono

di pagare a distanzia, cioè dei documenti simili alle carte di credito. Qui la fanno da padrona

i banchieri italiani, specialmente i fiorentini e genovesi (Medici, Doria ecc. gente che non ha

nulla a che fare con le armi, ma è ricca).

La cultura si sviluppa grazie alla borghesia e al clero, cioè i monasteri che avevano

conservato i testi romani e gli avevano trascritti. Inoltre sono sempre i monaci a spingere

verso lo sviluppo dell’agricoltura, perché elaborano dei sistemi agricoli molto particolari e

raffinati che vengono poi copiati dai Signori locali, dai Re ecc.

Inizia a cadere il meccanismo dell’autarchia si produce di più e meglio e si vende, la gente

si sposta dalle campagne e va in città perché intravedono migliori condizioni di vita, questo

porta ad una crescita demografica (le città diventano centri di sicurezza).

In quelle terre è il Signore che concede di fondare una nuova città, oppure il signore feudale

ottiene la possibilità di fondare nuove città e modifica in questo modo lo stato del feudo,

producendo di più ed arricchendosi di più.

La nascita delle città però mette in crisi le regole del potere politico, le nove città sono fuori

dai doveri signorili, sono più autonome.

Abbiam due tipi di città, quelle vescovili e quelle fortificate. In Italia spesso la città si unisce

alla figura clericale del luogo, alla diocesi, oppure sceglie di unirsi alla figura militare.

Le Associazioni

Si consolidano le Gilde e le Corporazioni che sono importantissime per la crescita e lo

sviluppo delle città (società minuto soccorso che in alcuni casi esistono ancora). Riuniscono

chi non è protetto dal potere politico, si giurano fedeltà tra loro e formano un’entità

collettiva. Sono tutti coloro che svolgono determinate professioni che non sono collegate

alla terra o alle armi, e diventano sempre più potenti (ad esempio I Mastri lavoratori

dell’Arsenale, cioè chi produce la flotta per Venezia), sono anche molto ricche e vengono

anche interpellate nelle decisioni politiche.

Queste Associazioni hanno un che di rivoluzionario, esclusivo e giurato. Cioè i membri sono

esenti da ogni altro vincoli associativo (ritorna in parte la logica feudale, ma non con la

complessità dei vincoli), quindi nobili in teoria non possono farne parte, così come i membri

del clero. Ci si giura fedeltà reciproca e chi giura si deve aiuto, ma sono rivoluzionarie

perché non hanno scopi di lotta armata, nascono con tratti molto particolari per il mondo in

cui si contestualizzano, ma contraddicono il mondo medioevale, cioè un mondo dove

l’escalation sociale, l’arricchirsi, il viaggiare, commerciare ecc. è vietato, loro riescono a

farlo comunque.

Le prime forme di movimento comunale compaiono nel Nord Europa dove trovano più

opposizione da parte dei vescovi, più tardi arrivano anche a Sud sono più ben accette, così

come la nascita di nuove città.

Questo permette al Signore di avere più potere, perché se permette di costruire una città,

mette in discussione una serie di principi religiosi e politici che portano ad un indebolimento

del centro, ad uno sviluppo economico e sociale maggiore, inoltre questo è un punto sul

quale molti storici si dibattono, cioè perché nel nord Italia si concedesse la costruzione di

città nuove che poi con l’andare dei secoli avrebbero portato ad uno sviluppo economico ed

industriale non indifferente, e perché questa dinamica fosse quasi assente nel Sud, cioè era

molto difficile che si concedesse di costruire le città nuove capaci di mettere in crisi tutta

una serie di valori e di progredire verso lo sviluppo economico (e poi l’industrializzazione).

Regime Signorile e Movimento Comunale sono in contrasto, perché il Comune nasce

attraverso una Carta, compare una fonte scritta, cioè Carte dove si stabiliscono limitazioni

al potere politico, permette l’apertura di una finestra d’autonomia che è concessa dal signore

in modo scritto e fissa dei limiti e delle libertà che devono essere rispettate.

Formalmente è una concessione del signore ma di fatto è una contrattazione verso il basso,

ed è tipica della logica borghese che ha riscoperto il diritto romano, il commercio ecc.,

perché sono garanzie scritte contro possibili rivendicazioni da una delle due parti.

All’inizio queste Carte non sono modificabili unilateralmente, e lo rivedremo nella faccenda

dei Comuni contro il Signore, si arriva anche a situazioni di guerra e spesso non è il vertice

a vincere contro il basso.

Ogni città ha la sua carta, che è diversa dalle altre, e ci sono tre tipologie di città:

-Citta di Comune: si basa essenzialmente su coloro che giurano in comune, ed hanno il

titolo di borghesi. Elabora un servizio di armata e si sgancia dalle logiche di protezione

feudale tanto da sfidare l’esercito imperiale (esercito signorile).

-Città di Prevostura: ha un prevou, riceve molti privilegi anche se qui il Signore riesce in

qualche modo a controllare, cioè ha un suo funzionario che controlla;

-Città di Consolato: magistratura collegiale, organi amministrativi del governo che riducono

il potere del signore e la rendono autonoma, il giuramento delle associazioni sarà esteso a

tutta la città in alcuni casi.

Ci sono città che rimangono nell’ambito della Signoria, e città che diventano Signorie a sé

stessa, ad esempio Venezia che sarà una sorta di signore suzerain, tutte le idee di

libertinismo vengono da lì, perché p fuori dalla catena feudale del Papa, anche se avrà dei

vassalli e si farà giurare fedeltà, arrivando poi ad avere un vero e proprio esercito (paga i

mercenari e flotta).

(NB: Magna Carta, che non riguarda una citta, è rilasciata dal Re dove scrive alcune cose

che non può più fare).

È importantissimo ricordare che le Carte prevedono un giuramento di fedeltà (si giura sulla

carta).

Inizia a nascere un nuovo ceto sociale, la borghesia (che non è una classe) a cui fanno parte

coloro che sono liberi, si sono arricchiti ma non sono nobili o esponenti del clero ed hanno

prestato giuramento di fedeltà alla carta ed alla comune. Con il passare del tempo il titolo

diventare ereditario e loro iniziano ad ottenere una serie di privilegi e questo comporta una

serie di problemi sia per la nobiltà che per il clero, questo perché i borghesi hanno una

cultura ed una serie di valori che contrastano con la religione.

Il Comune in Italia

All’interno delle stesse città non abbiamo la stessa situazione, spesso ci sono lotta tra le

municipalità ecc. L’Italia ha un rapporto con la città diversa da altrove, esistono tipi

comunali molto specifici, ma non solo, perché c’è il fenomeno del campanilismo cioè chi

abita nelle città concepisce la propria città come una sorta di patria, per cui combattere e da

difendere.

Fulcro della vita cittadina e nucleo attorno a cui tutto si addensa è la Chiesa, infatti il

Vescovo è una figura di importanza capitale e viene considerato il defensor pacis et civitatis,

che esercita poteri significativi, giudica, conia monete.

Gli Imperatori in linea di massima si disinteressano per lungo tempo al fenomeno comunale,

ma la situazione cambia nel 1158, quando Federico Barbarossa chiede il contributo alle

spese militare e il divieto dell’alienabilità dei feudi, si arriva così allo scontro

(preannunciato tra Impero e comune). Dopo anni di scontri si giunge, però, alla pace di

Costanza (dopo alla battaglia di Legnano).

I comuni vengono di nuovo inseriti nella catena feudale l’elezione dei consoli diviene una

cosa solo formale con il tempo e l’Imperatore non ottiene, comunque, la Retroattività dei

Feudi. La vittoria dei comuni sull’imperatore diventa una questione quasi spirituale, perché

porta alla nascita della coscienza cittadina e rinforza l’autonomia dei comuni.

In Italia è possibile rintracciare 3 forme principali di Comune:

Il Comune di Console: con carica di console elettiva, inizialmente sono eletti da tutti

1. i cittadini. Alla base abbiamo l’assemblea degli uomini, detta Arengo Concilio o

Parlamento (altra origine della parola a noi nota);

Il Comune di Podestà: Il Podestà (sarà anche una carica fascista) è un rappresentante

2. straniero, imperiale, sostanzialmente straniero affinché fosse al di sopra delle parti (o

Germanico oppure di un’altra città). Il podestà ha spesso cariche semestrali, è

stipendiato dalla città e quando ha finito il periodo di governo è sottoposto a

sindacato, potrà andarsene solo se ha amministrato in modo corretto. È una sorta di

amministratore di professione che gira di città in città, quindi questa tipologia di

cariche smette di essere imperiali per diventare più tecniche. Arriva con la sua

Masnada, cioè il gruppo di persone che lo aiuta nell’esercizio delle funzioni, e

diventano quasi degli uomini d’armi, infatti quelli più famosi hanno anche un piccolo

esercito professionale. In questa tipologia il potere democratico del comune viene

meno.

Comune del Popolo: rispetta il gioco di potere con le associazioni di mestiere, la

3. scelta di un rappresentante dalle associazioni di mestiere che governa affianco al

Podestà, a volte funziona ma spesso ci sono scontri e si devono chiamare in aiuto

altre città per riportare l’ordine. (es. Milano e gli Sforza 1458?) Spesso la città si

sottomette a qualcun altro per ottenere l’ordine (Guelfi vs. Ghibellini), quindi la

situazione fa sì che essa oscilli fra Signoria e Comune.

FIRENZE E VENEZIA, PREMESSE

Sono due esperienze politiche emblematiche, uno per il livello di teorizzazione a cui è

sottoposto ed è il caso di Firenze, mentre l’altra per una straordinaria persistenza temporale,

cioè Venezia. Entrambe possono essere viste come mix Istituzionali, cioè, sono forme

ibride. Sarà da quest’esperienza istituzionale che Machiavelli “partorisce” e teorizza il

termine “Governo”, così come lo intendiamo oggi (dopo Giamboni).

Egli riesce ad interpretare la realtà Politica suddividendola in due gruppi, da una parte

abbiamo la classe dei Governanti dall’altra la classe dei Governati.

Il Governo era composto dal Principe e dal suo éntourage, questa definizione sarà ripresa e

sistematizzata nel tempo, ma lo porterà ad affermare che il Governo consiste proprio nel

Principe e la sua équipe.

Machiavelli riprende in parte Aristotele, sostenendo che c’è una differenza tra le Forme di

Governo ed il Governo. Di fatti egli anticipa la disciplina della scienza politica.

Comunque, nonostante avrà il problema di trovare i dati empirici, egli decide di studiare la

sua realtà.

La Firenze Medicea

Con Machiavelli abbiamo l’esplosione dei significati del termine governo. È moderno anche

nel suo approccio politico, empirico ed analitico che anticipa il positivismo e l’illuminismo.

Ha come base l’esperienza romana ed il modello della Firenze, dove si distingue come

operatore politico.

Firenze propone un sistema repubblicano mescolato ad un controllo famigliare, quindi un

sistema misto, che permettono a Machiavelli di individuare due pilastri da cui si sviluppano

i regimi politici, che lui definirà come “forme di governo”.

Egli afferma una cosa molto importante, cioè che tutti gli Stati sono stati oppure sono o

Repubbliche o Principati, che non connota come due ideal-tipi statici, ma sono dinamici, è

possibili trovare regimi che non possono essere inquadrati in modo puro in una forma o in

un’altra, in questi casi assistiamo alla trasformazione che un regime sta subendo, passaggio

dall’una all’altra forma. A Firenze vedremo prima una stretta cerchia di persone che

amministra il potere, successivamente si verticizza in una famiglia, da cui uscirà un solo

vertice (Lorenzo Il Magnifico), il tutto all’interno di una Repubblica.

Firenze è un Comune che si trasforma in una Signoria ed ha al suo interno alcuni organi,

uno di questi si chiama signoria, che non si riferisce alla signoria feudale ma è una

magistratura, un organo collegiale a capo dell’amministrazione, ci sono diversi individui che

vengono da diverse realtà della comune, una sorta di primordiale rappresentanza.

L’altro organo è il consiglio grande, o del popolo, cioè esprime la volontà complessiva dei

cittadini, e la scelta di chi partecipa è molto particolare, perché è una modalità che

riscontriamo solo poche volte, e questo uno di quelli, cioè l’estrazione a sorte.

All’estrazione partecipano gli uomini liberi, e la carica dura solo 4 mesi, quindi c’è una forte

circolazione cittadina all’interno della pubblica amministrazione.

Abbiamo anche il Consiglio Ristretto che prende nomi diversi, è una commissione ristretta

che è quella che prende veramente le decisioni.

Teoricamente tutti coloro che giurano al comune possono andare al governo, ma

praticamente, nel tempo si afferma una categoria di individui privilegiati, beneficiati (parola

famigliare al medioevo, ma qui ha una connotazione diversa), cioè le famiglie che nel

passato hanno già svolto attività politiche e magistrature, che ha più possibilità/diritto

perché ha già mostrato di saper fare il suo lavoro.

Abbiamo da un lato il governo popolare a cui partecipano prima tutti, e poi solo tutti i

beneficiati, e dall’altro il governo ristretto, con organi formati solo dalla frazione più potente

dei beneficiati stessi.

Ricordiamo però che tutto questo avviene all’interno di una Repubblica, e questo è possibile

con la logica dell’estrazione a sorte, cioè lo Squittinio, l’estrazione a sorte dei nomi a cui

vengono affidate le cariche, e ciò è possibile influenzando l’estrazione. I nomi venivano

estratti da una borsa, e la manipolazione avveniva nel momento in cui si inserivano i nomi,

spesso c’erano accordi alla base di tutto questo, che erano tenuti segreti, per far sì che tutto

sembrasse regolare. Per i Medici, che riescono a verticizzare il tutto verso di loro, senza di

fatto mai apparire da un punto di vista formale (non erano i principi della città, ma erano i

più ricchi), questo era un modo per assicurarsi che il sistema politico funzionasse al meglio.

Uno dei problemi sarà la divisione all’interno dei Comuni tra le varie lobby, corporazioni o

tra famiglie, che mettono in crisi il sistema.

Compare a questo scopo la Balìa, cioè un organo che deve risolvere le controversie. È un

organo straordinario e si occupa di casi gravi, prevede l’approvazione da parte del

parlamento (cioè la popolazione maschile che si riunisce nella piazza centrale, Piazza della

Signoria), possono approvare o rifiutare la proposta del Signore. (tutto si gioca sui rapporti

di potere, sull’equilibrio dei poteri, è un gioco già visto con Augusto).

La struttura di base non viene mai cambiata, si cerca un modo per accumulare il potere

senza di fatto averlo (un po’ come aveva fatto Augusto), i Medici mantengono l’estrazione a

sorte e non si impongono come i dittatori della città, la legittimazione è il consenso popolare

(anche se è fittizio). Cercano di modificare anche le liste elettorali, cioè modificare

l’andamento politico senza cambiare le regole, si modificano le condizioni su chi può votare

e come votare, l’obbiettivo è creare organi sempre più ristretti e controllati.

Nel 1458 ai due consigli tradizionali si affianca il Consiglio dei Cento, cioè ha il compito di

stabilire se le elezioni sono regolari o meno e può prendere le decisioni più importanti,

possiamo considerarlo come una sorta di Balìa evoluta.

Nel 1471 Lorenzo il Magnifico affida al nuovo Consiglio Maggiore l’incarico dello

squittinio, diventa un organo di primo piano, nasce come eccezionale ma poi persiste.

Si arriva il Consiglio dei 70 che è quello che determina le elezioni per tutte le cariche più

importanti, tra cui anche quelle che riguardano la difesa ed il debito pubblico.

Siamo arrivati all’intreccio tra la realtà finanziaria e quella militare.

Nonostante la Balìa, ai fiorentini rimane il problema di come poter fare per risolvere le

controversie, alcune volte è necessario appellarsi all’intervento di potenze straniere tra cui il

Ducato di Milano (via di mezzo tra città e Signoria), cioè quelle fuori dai giochi di potere

interni.

Per un certo periodo la struttura comunale di Firenze si inserisce nella logica feudale, perché

riconosce in minima parte la sua dipendenza da Milano.

L’apogeo di Firenze finisce a causa delle discordie interne, il culmine lo abbiamo quando

Savonarola prende il potere e finisce l’epoca dei Medici.

CARATTERISTICA STATO MODERNO: autonomia militare, con eserciti statali,

nazionali, legati al tema del drenaggio di risorse del territorio, cioè si paga l’esercito

autonomo, germoglio dell’amministrazione razionale.

La Repubblica di Venezia

Forma ibrida al massimo grado, perché mette insieme tutte le forme di governo

(democrazia, oligarchia ecc.) Le date del primo ed ultimo doge ci fanno capire lo

straordinario caso di longevità di questo sistema, anche con grandi trasformazioni, ma che

passa indenne per un millennio di storia e

sempre centrale negli equilibri dell’Europa centrale e crolla solo per la presa di Napoleone.

Venezia nasce più o meno tra il 500 ed il 600, dopo le invasioni barbariche e le popolazioni

della pianura padana scelgono di fuggire verso la costa e si insediano negli isolotti oltre la

manica di mare, trovando sicurezza.

La prima forma istituzionale è quella del capo militare, che aggrega i maschi in grado di

difendere gli altri da possibili attacchi.

I primi termini che riscontriamo sono quindi il consul che indica qualcosa di civile ed il dux,

che si riferisce all’ambito militare (tipici della terminologia romana), dal dux deriva il doge.

All’inizio abbiamo piccole strutture autonome che iniziano ad accordarsi ed allearsi

promettendosi alleanza e difesa reciproca, finché non si arriva al momento in cui tutte le

isole si riuniscono, con a capo l’isola di Rialto, e con forte volontà popolare si elegie un

unico Doge (eletto dai capi- famiglia per elevazione). La figura aveva origini carismatiche e

legittimato dal popolo (maschi di una certa età con un certo potere), è una carica di altissimo

valore e vitalizia, ma non è ereditaria quindi alla sua morte si ridefinisce tutto.

Non è una repubblica dal basso, popolare, anzi si sente la forte presenza di un’aristocrazia.

Nel XII sec, cioè pieno periodo feudale, Venezia fa molta eccezione (ha il problema di

espandersi verso la terra ferma e mette insieme un esercito), dal punto di vista istituzionale

vediamo comparire dei consigli che lavorano assieme al Doge, sono “rappresentativi” della

nobiltà del luogo che si sta costruendo proprio in quel tempo, che progressivamente iniziano

a rivendicare la scelta del Doge e ad escludere il popolo, inoltre il Doge stesso vede

diminuire i propri poteri.

Venezia in quel periodo sta costruendo il proprio potere militare sul mare, è anche l’unica a

far commercio, è molto ricca ed è capace di raggruppare le caratteristiche migliori delle

città, delle signorie sviluppando al suo interno un’oligarchia. Ovviamente l’aristocrazia non

ha origini legati alle armi, bensì alla ricchezza, e riesce a far sì che il Doge diventi solo

qualcosa di formale.

L’aristocrazia tende a consolidare il proprio potere ed a cristallizzarlo, tanto da fare una

legge che le accerta il monopolio dell’elezione del Doge, che diventerà espressione di essa.

Nel 1297 si rivedono i criteri che stabilivano l’appartenenza all’organo politico, cioè si

stabilisce che al Gran Consiglio possono partecipare solo coloro che vengono da una

famiglia che ne ha già fatto parte. Questo è il sintomo che il potere sta iniziando ad andare

in crisi, si cerca di evitare che ci siano nuovi nobili, questo perché è molto facile arricchirsi

con il commercio, e sempre più gente ha quest’ambizione.

L’elezione del Doge è stata esclusa ormai dal contesto popolare e la sua figura diventa

sostanzialmente qualcosa di simbolico, ma intorno alla sua figura si giocano dinamiche di

potere molto importanti. Nel momento in cui viene eletto egli giura un documento dentro al

quale ci sono tutte le regole della sua carica, i suoi poteri ed i limiti alla sua autorità.

Compare quindi la Promissione Ducale, ed ogni volta che il Doge muore, la promissione

viene rivista, corretta e quasi sempre aggravata, cioè si cerca di erodere la carica del vertice,

ad un certo punto la nobiltà decide di istituire due magistrature: i correttori della

Promissione ducale e gli Inquisitori sopra il Doge defunto, i correttori sono coloro che

modificano la promissione ducale, mentre gli inquisitori sono coloro che giudicano il

comportamento del Doge durante la sua carica, vista in questo senso sembra relativamente

inutile, in realtà presenta dei giochi di potere molto forti, perché se un doge viene giudicato

negativamente diventa difficile che la famiglia riesca a far eleggere un altro suo membro

doge, mentre se la famiglia di provenienza è molto potente, allora è molto difficile che si

abbia un giudizio di tipo negativo. Il nuovo Doge (magari da una nuova famiglia) deve

sottoscrivere la Promissione Ducale che riguarda anche tutte le aggravanti dovute a colui

che lo ha preceduto.

Il vero potere di Venezia è in mano al Maggior Consiglio (i membri sono vitalizzi), che ha

potere legislativo, revoca qualunque provvedimento di altri consigli, distribuisce le cariche

anche sulla terra ferma (cioè le zone dove si espande).

Nel XVI compare il Libro d’Oro, cioè si elencano tutti i nomi di tutte le famiglie nobili della

Repubblica, questo è il segnale che qualcosa non va più bene come prima, cioè la tenuta

dell’aristocrazia veneziana dopo la serrata non è sufficiente tanto è vero che si fanno i

processi di nobilitazione, la spinta degli “arricchiti” si sente sempre di più. Ovviamente

questo provoca una forte instabilità politica generata proprio dalle fazioni interne (questo

non succede mai nelle signorie), si cerca di arginare il problema istituendo il Consiglio dei

Dieci (tecnica adottata da Firenze) che si pone come tribunale provvisorio per risolvere i

tumulti generali, successivamente diventa esclusivo e si stabilizza diventando ennesima

manifestazione della nobiltà, quindi anche in questo caso vediamo un organo straordinario e

provvisorio che si stabilizza, e diventa il tribunale di giudicatura dell’aristocrazia.

La storia di Venezia si basa su una nobiltà che cerca di tenere il potere dopo averlo

conquistato, e la nobiltà veneziana non è più quella di prima perché il commercio non è più

come prima, infatti dopo la scoperta dell’America tutto si sposta ad occidente.

Venezia rimane comunque indipendente fino alla caduta per colpa di Napoleone, inoltre è

sempre stata una realtà molto autonoma, aperta, libertina, sempre fuori alle logiche feudali,

che forma molto la cultura italiana d’oggi.

Alle Origini dell’Assolutismo

Venezia e Firenze sono realtà che spaccano il feudalesimo e daranno in qualche modo vita

ad una realtà che porta in vita soggetti nuovi, competenze nuove e si tratta dell’Assolutismo.

Si tratta dell’esperienza che contraddistingue la modernità europea, tanto che i nostri sistemi

derivano in parte da lì, cioè dal 700 fino al 800, tutte le Repubbliche e le loro costituzioni

anche se si pongono come barriera alla presa del potere in modo arbitrario, di fatto sono

esattamente la massima realizzazione dell’esperienza assolutista e delle sue tendenze,

avremo infatti stati molto potenti, con governi molto centralizzati.

Assolutismo vuol dire realizzazione di una tendenza che si sviluppa già nel medioevo.

In un periodo che va dal XIV al XV secolo l’azione del Re mira ad una politica di

unificazione che ha lo scopo di contrastare tutti i centri autonomi che fino a quel momento

avevano causato danni al potere centrale ed alle sue decisioni (lotta della monarchia

centralizzata per far fuori tutti i poteri autonomi). Alla politica di unificazione si unisce la

volontà di mettere in piedi qualcosa di molto simile all’amministrazione, cioè un corpo che

mette in azione le decisioni prese dal centro anche nei punti più periferici.

Si tratta di una lotta al vincolo di fedeltà tra vassalli e comuni, si apre così la questione delle

Carte, cioè documenti scritti dove si concedono alcuni tipi di autonomie ma che sono

concesse direttamente dal Re.

A cavallo tra il 1400 e 1500 la monarchia inizia a rilasciare delle Carte che fissano una serie

di autonomie, privilegi, libertà particolari ecc., questo è un punto molto importante perché

da una parte si delineano le differenze tra i diversi gruppi, dall’altra si inizia a concepire che

il potere politico centrale può imporsi dei limiti tramite documenti scritti. Abbiamo già qui

pezzi di autoritarismo ma anche i germogli del costituzionalismo.

Quando parliamo di poteri autonomi ci riferiamo sia a quelli tipici della struttura feudale che

quelli impliciti, ad esempio la struttura federativa della Francia. Federazione non in senso

moderno, indica la presenza di una monarchia che ha a che fare con una serie di aggregati

che la compongono, cioè:

• Stati, ovvero una divisione sociale con una precisa connotazione, successivamente

diventano gli stati generali;

• Paesi, divisione territoriale del Regno, cioè aeree che conservano la loro autonomia

per ragioni legate alla storia, lingua e cultura (città);

• Ordini, dove ognuno fa delle cose specifiche;

• Corpi ecc.

Stiamo parlando di tantissime forme di autonomia, molto difficili da collegare al centro

facendo sì che tutti si sentano parte di una stessa unità politica.

La Francia del 1500 si presenta come un mosaico di tutti questi elementi, tenuti insieme dal

Re, che usa diversi mezzi per riuscire a mantenere i contatti con ogni singola parte del

Regno, come gli Stati Generali , cioè organi di consenso che nascono dalle antiche

assemblee feudali.

Non sono organi dediti alla rappresentanza politica, cioè non ci sono correnti ideologiche o

partitiche, sono formati dalle varie componenti della nazione federativa, cioè ogni stato,

corpo, paese, ecc. manda un suo inviato, che non è eletto e non ha un programma politico.

Il monarca cerca di convocare gli stati generali il meno possibile, il Re può decidere quando

convocarli perché non è stabilita una convocazione periodica, ma quando arrivano generano

consenso per le decisioni del Re ma portano anche le lagnanze e quindi prevedono una

necessaria contrattazione. Per il Re è una situazione molto particolare e dannosa perché gli

stati generali sono il suo mezzo di legittimazione, quindi inizia a convocarli in modo che

tutto funzioni per ordine, cioè il voto diventa un per ordine e due degli ordini convocati sono

molto vicini alla monarchia, cioè clero e nobiltà. Successivamente inizia a convocare delle

assemblee di contabili a cui si chiede consiglio, oppure si creano tasse sulla base di quelle

che già ci sono, cioè ne prevede una modifica in modo da aumentare il drenaggio di risorse

del sistema. La funzione prima degli stati generali è proprio questa, approvare nuove tasse,

non sono necessari invece qualora si applica una stessa tassa ma con un incremento.

Le vicende Europe si differenziano in modo totale dalla Monarchia Inglese, perché lì i “stati

generali” diventeranno molto prima organi dediti alla rappresentanza in senso moderno

(rispetto al resto d’Europa si intende). L’Europa va verso l’assolutismo mentre l’Inghilterra

si avvia verso una tradizione parlamentare.

NB: Il termine privilegio non significa abuso, indica una regola che vale solo per alcuni,

tanto è vero che deriva dal latino e significa proprio legge privata. La questione dei privilegi

è un tema scottante perché intaccherà il sistema per secoli, fino alla rivoluzione francese che

scoppia, per l’appunto, come rivolta contro le leggi private della nobiltà. Infatti se i francesi

rivoluzionari affermeranno che “La legge è uguale per tutti”, è perché vogliono privare i

nobili di tutti i loro benefici.

Se il Re è Assoluto meno interlocutori ha, meglio è, quindi è necessario riderle al minimo se

si vuole partire con il processo di razionalizzazione e centralizzazione. Gli Stati Generali

sono un mezzo per raggiungere il suo intento, in quanto organi proto-rappresentativi e di

tassazione, ma al contempo sono un ostacolo. Secondo una logica diffusa ovunque, si

impongono certe prestazioni solo se sono d’accordo (sia convincere che con la forza), il

metodo più ovvio è quello di portare davanti alle Assemblee Generali decisioni prese

precedentemente, e far sì che le approvino oppure no, ed è quello per cui vengono convocati

gli Stati Generali, servono alla monarchia per legittimarsi e per far approvare ogni tassa. Il

consenso però deve essere negoziato, bisogna trovare il consenso della maggioranza, quindi

per la monarchia questo è dispendioso.

Nel corso dei secoli essi si evolvono ed il problema cresce sempre di più, e si arriverà a non

convocarli dal 1600, questa sarà una delle cause dello scoppio della rivoluzione francese,

perché verranno convocati solo circa due secoli dopo, cioè nel 1789.

Nel frattempo la monarchia cerca di trovare vie di fuga alla convocazione, avvolte convoca

un consiglio di fidati ed altre volte rinnova le tasse (vd prima). Un esempio è il caso inglese,

cioè una legge nata a livello locale per una città marittima e già approvata, viene estesa a

tutte le città.

Le vicende degli Stati generali possono essere suddivisi in due periodi.

I° Periodo

Va dal XIV secolo al 1484, sono assemblee feudali che si riuniscono. La chiamata è

personale, cioè il Re chiama coloro che sono i suoi vassalli, ad un certo punto compare la

prima forma di rappresentanza nel senso che qualcuno delega qualcun altro al suo posto, è

una rappresentanza privatistica (origini nel diritto romano e tema dei contratti), non politica.

Ha la forma di delega e deve attenersi a ciò che gli viene detto di fare (mandato imperiale), è

privata nel senso che il delegato è qualcuno che ha forti vincoli con il signore e questa è la

differenza con la rappresentanza politica, che non prevede un mandato imperiale e si basa su

un tipo di fiducia molto diversa da quella feudale.

I rappresentanti sono nominali e fanno quello che gli viene detto. Gli Stati Generali, in tutta

Europa (tranne che in Inghilterra), sono convocati dal Re e fissa l’ordine del giorno. I tre

ordini discutono separatamente gli uni dagli altri l’ordine del giorno e poi si riuniscono per

la votazione, che avviene per baliaggio, circoscrizione territoriale. Man mano che la

composizione degli ordini si definisce la votazione si compie per ordini. In genere i due

organi conservatori prevalgono sul terzo, ed è più facile che si accordino con il Re.

Le questioni politiche-internazionali e la questione delle imposte sono gli argomenti più

comuni.

Dal 1400 in poi si precisa una sorta di autonoma iniziativa legislativa, perché gli Stati

Generali raccolgono le lagnanze e diventano organo di raccolta delle richieste di giustizia, ei

si arriva alla denotazione dei cahiers de doleance, (amministration par requete).

II° Periodo

I problemi con la monarchia nascono proprio da questo punto, perché gli Stati Generali

iniziano ad avanzare richieste e a chiedere compromessi, diventano organi di potere

abbastanza forti e riescono a prevalere in casi in cui il monarca è debole (es. le guerre di

religione, dove il Re ha bisogno di consenso e soldi), quando invece hanno una monarchia

forte e carismatica, si vedono togliere il terreno da sotto ai piedi.

Iniziano a proporsi come organi che portano istanze dal basso e fanno da contrappeso

all’eccessiva centralizzazione, in presenza di una monarchia fortissima la situazione

raggiunge l’equilibrio, altrimenti porta a situazioni di squilibrio.

Si delinea sempre di più il processo di raccolta delle richieste, che diventa quasi continuo e

porta problemi alla monarchia perché, come detto precedentemente, se essa è debole deve

ascoltare e scendere a compromessi, e quindi fa sì che gli Stati Generali si pongano come

organo di decisione politica, altrimenti può permettersi il lusso di non assecondarli.

È un continuo scontro fra razionalizzazione e centralizzazione ed una concessione di

autonomia alle periferie.

Spesso quando il Re, quando non vuole convocare gli Stati Generali, convoca le Assemblee

Notabili, che sono molto più deboli da un punto di vista “legittimativo”, in quanto partecipa

gente scelta personalmente da lui, è un gioco che si ripete anche nelle questioni

Costituzionali (costituzioni scritte), par dare l’idea che ascolta la base ma senza dare potere

politico.

Esistono anche gli Stati Particolari, che sono riunioni consigliari speciali e locali, convocati

nelle aree della Francia federativa che hanno maggiori autonomie, i Pays (Pesi, città), che in

qualche modo scimmiottano gli Stati generali perché hanno i rappresentanti dei tre ordini e

votano le tasse che valgono solo per quel luogo. Anche loro propongono lagnanze, che data

la loro autonomia, sono particolari perché riguardano le consuetudini tipiche di quella zona

che chiedono di codificare, ed è un problema per il potere centrale.

Tra il XIV ed il XV, la monarchia assoluta interviene sulle città, che sono diventate soggetti

molto autonome, ponendosi al di sopra delle parti (in casi di conflitto), cercando di portare

all’interno del sistema questi pezzi centrifughi che sono altamente autonome. Questo è

l’esempio più evidente in cui l’opera di centralizzazione riesce bene, e nel 1500 quasi tutte

le città diventano qualcosa di molto simile a quello che noi intendiamo oggi, cioè pezzi di

territorio di uno stato, passano all’amministrazione regia, il processo riesce perché

l’autonomia di cui godono è frutto di una concessione regia, le Carte.

La tendenza è accentrare i Poteri nel Re, in senso figurato, perché si intende il centro

Istituzionale. Ci sono casi eccezionali in cui il potere si accentra fisicamente nella figura del

Re (Luigi XIV).

In genere troviamo dei consigli a cui partecipano le persone di fiducia del Re, ed in alcuni

casi partecipa sempre il Re.

Unificazione del Potere Legislativo

Fino a questo momento il potere legislativo e quello giudiziario erano strettamente connessi,

emanare ordinanze e giudicare coincidevano, il tutto per due ragioni essenziali:

1. La giustizia emana dal Re, egli è Re giudice e delega ai suoi tribunali.

2. Il Parlamento, che in Francia è un organo giudiziario, amministra giustizia delegata

dal Re, inizia però a fare qualcosa di diverso, cioè acquisisce il potere di intervenire

nell’iter legislativo fino a bloccarlo, quindi inizia a dimostrare il suo potere politico.

Si sviluppano i Parlamenti come organi di giudicatura, che valutano nella forma le

decisioni del Re, è il diritto di registrazione, inizia poi ad intervenire facendo

cambiare la forma ed acquisisce il diritto di rimostranza, che costringerà il Re ad

intervenire anche in modo brusco (dimostrazione di perdita di autorità e di collisione

tra Re e Parlamento che era una sua arma di giudicatura).

All’interno del processo di unificazione del sistema legislativo, ordina ai funzionari di

baliaggio di censire le consuetudini e di inviarle al Re in modo da riportarle in forma scritta,

il processo è lunghissimo ed arriva quasi fino ad oggi, con le Regioni a Statuto Speciale.

Una curia del Parlamento è fissa ed inizia ad emanare decisioni in nome proprio, senza

sottoporle più al Re.

All’inizio c’è una sola Grande Camera, che è un organo dove si svolgono i processi, diventa

poi un organo stanziale, successivamente si specializza dividendosi in tre diverse camere:

-Chambres des Enquetes,

-Chambre des Requestes

-Tournelle.

La monarchia controlla tutto e sottrae autonomia, quindi ha bisogno di più istituzioni per

poter controllare meglio anche le periferie, quindi nascono altri corte sovrane in diverse

regione, ad esempio lo Scacchiere della Normandia, che diventa una corte di giudicatura,

ogni regione ha un parlamento proprio. Succede che si emettano dei regolamenti locali che

colmano le lacune del diritto vigente, emanando poi ordinanze che regolano alcuni casi e

che valgono in un territorio, ed in alcuni casi anche fuori.

Il Parlamento inizia ad estendere la competenza formale della registrazione degli atti al

merito, perché inizia a giudicare la sostanza. Il Parlamento di Parigi è il fulcro, perché se

non vuole, può riuscire a non far passare un’ordinanza del Re, in quanto deve essere la

prima ad approvare per poi far sì che le ordinanze passino anche agli altri parlamenti.

Questo porterà a scontri tra Re e Parlamento, spesso si arriva ad applicare il “lit de justice”,

cioè va in Parlamento e si registra, impone quindi la sua scelta, oppure può cedere.

NB: Grandi avversari della Monarchia sono i Parlamenti, organo di giudicatura che hanno

una delega permanente di giustizia, ed esercitano in maniera stanziale la loro funzione,

mentre gli Stati Generali devono assolutamente essere convocati dal Re.

Diventano da tecnici a politici, e questo si vede dallo sviluppo del diritto di registrazione,

cioè funzione tecnica di controllare le ordinanze del re, diventa una possibilità di

manomettere l’atto regio, acquisendo il diritto di rimostranza.

Nel Parlamento risiede la nobiltà di toga, che non ha interesse nel far passare le ordinanze

regio che limitano i loro privilegi, e questo diventa per il Re un problema nel suo processo

di razionalizzazione e centralizzazione.

La struttura feudale non è completamente messa in gioco, rimangono sempre sacche di

giudicatura feudale, cioè territori autonomi in cui il Re non riesce ad assumersi la

giurisdizione, ed in cui si applicano processi medioevali che già conosciamo, dove il Re o i

parlamenti rappresentano solo l’ultima istanza.

Le giurisdizioni locali ripercorrono le dinamiche feudali e sono presieduti dai signori locali.

Organi di Centralizzazione

Come fa la Monarchia ad inserire tutti i pezzi autonomi nel sistema ed a centralizzare?

Adotta un metodo simile a quello di Carlo Magno, cioè si ricorre ai commissari (qualcosa di

molto simile ai missi dominici), cioè sono organismi di extra ordine che controllano le

periferie e le mettono in connessione con il centro.

L’amministrazione locale vede stabilizzarsi una triade di cariche (sulle slides), e su questa

struttura in via di sviluppo e sui residui della struttura feudale che cerca di sopravvivere e

sottrarsi al controllo centrale, si cerca di rimediare con l’istituto degli Inquisitori, cioè

organi di commissione che amministra la giustizia, e sono inviati in coppia. Non si dimostra

però una soluzione molto efficiente, perché i controlli non sono regolarizzati, quindi

intervengono al momento per tamponare la situazione ma non la risolvono del tutto.

Gli Inquisitori sono persone molto conosciute, di cui il Re si fida, ed hanno un potere

notevole che deriva da delega regia, il problema è che spesso loro tendono ad infeudare la

carica, cioè una carica che era straordinaria diventa permanente e reiterano la situazione che

in realtà dovevano distruggere.

La soluzione a questo problema è un nuovo tipo di commissario, l’Intendente, è una figura

che sopravvive fino all’età napoleonica, ed è particolarmente vincolato al centro ed è una

figura a cui si ricorre quando si deve risolvere un problema grave.

La sua origine risale a metà del 1500 e vengono scelti dai maitres des réquetes, ed hanno

diverse funzioni che dipendono dalla lettera di delega del Re, che esprime quali sono le loro

funzioni.

C’è una grande differenza tra Officio e Commissione, in termini di compressione della

realtà politica sono qualcosa di nettamente separato, anzi c’è una stretta relazione, infatti

spesso molti dei commissari sono scelti tra gli ufficiali, ed altrettanto spesso i commissari

finiscono a fare gli ufficiali.

Officio: lui è un po’ il funzionario, cioè una funzione pubblica permanente, ad esempio i

burocrati oggi, cioè la funzione esiste a prescindere dalla persona che la occupa. È delegata

dal Re tramite una lettera che nomina la persona alla carica, ma le funzioni sono già fissate

da una legge, oppure una consuetudine. È una funzione permanente, ordinaria e regolare.

L’officiale tende a diventare indipendente dal Re, inizia ad agire secondo i criteri stabiliti da

una legge, deve superare una commissione che analizza se lui ha o meno le possibilità per

fare quel compito, in prospettiva diventano delle analisi per valutare i requisiti tecnici.

Commissione: è una funzione straordinaria, è nominato dal potere centrale ed ha una lettera

che stabilisce cosa fare, dove fare e la durate dell’azione. Le limitazioni sono per materia,

tempo e luogo. Questo organo dipende direttamente dal centro e viene incaricato delle

questioni politiche più delicate. Lui deve essere fuori quindi anche dai giochi di corruzione e

clientele, questa è anche una questione di credibilità legale del Centro.

L’Officio appartiene al Re, è il re a mandare qualcuno e a fargli occupare la carica, quindi la

carica non potrebbe essere tramandata ma dal 1300, il Re concede agli ufficiali di nominare

dei subalterni, cioè degli aiutanti. Questo apre la possibilità a coloro che occupano la carica,

di farsi pagare per poter nominare qualcuno piuttosto che qualcun altro come suo

subalterno, si arriva anche a venderle.

I primi uffici ad essere venduti sono quelle finanziare, per le quali si paga una cauzione

prima di entrare in funzione, se i soldi affidati ci sono e sono amministrati in modo giusto la

cauzione torna indietro, se l’amministrazione dei soldi è stata negativa viene usata la

cauzione per coprire i danni. Talvolta l’ufficiale uscente non riesce a farsi restituire la

cauzione, e allora il nuovo ufficiale dà la sua cauzione non più al re, ma all’ufficiale

uscente. Dal 1400 quindi si afferma la pratica della resignatio in favorem, cioè l’ufficio dà

le dimissioni in favore di qualcun altro, oppure lo designa davanti la Re, facendosi pagare

per questo favore, il tutto con l’approvazione per il Re, il prezzo degli uffici varia a seconda

della loro rilevanza. La faccenda fa sì che il Re perda controllo sulla distribuzione della

carica, tanto che cerca di impedirla. Il fenomeno però è un importante perché diventa una

grande fonte di rendita, ed il Re vorrebbe poterle vendere lui in modo da trarre guadagno,

inoltre il ceto sociale che si sviluppa in quel periodo è molto ricco, ha molta potenza

monetaria. Questo però conduce anche il Re ad una situazione particolare, perché si scontra

o con il clero, oppure con la nobiltà e la borghesia. La borghesia cerca di crescere ed

arrivare alla nobiltà in modo da poter, attraverso la competenza tecnica, essere nominati

nobili di toga, è una scalata sociale. All’inizio in gioco consisteva nel pagare per non

prestare servizio militare, con il tempo pagare è diventato un mezzo per fare una scalata

sociale.

La vendita di carica diventa un fattore di entrata nel bilancio di stato, tanto che si crea un

ufficio per vendere le cariche, cioè un pezzo di amministrazione che vende pezzi di

amministrazione, il Re inizia a creare anche altri uffici, ma questo significa che dovrà

trovare un modo per poterli controllare e quindi nominerà più commissari. Si sviluppa così

il complesso apparato burocratico.

Dopo un po’ però si afferma il diritto di ereditarietà, all’inizio è una concessione agli

ufficiali più importanti, dopodiché si arriva all’affermarsi dell’ereditarietà delle cariche.

Per risolvere il problema il Re propone agli ufficiali una sorta di assicurazione, cioè si paga

parte del dovuto e qualora si viene a mancare prematuramente, la carica viene lasciata in

eredità, le cariche degli ufficiali però diventano di proprietà di qualcuno che non è il Re, ed

il gioco della monarchia di accentramento si complica, perché le cariche sfuggono dal

controllo.

Comunque abbiamo una serie di conseguenze positive, ad esempio nell’amministrazione

troviamo un personale sempre più tecnico, gli uffici diventano un sistema di rinnovo del

sistema, cioè gente che cambia con un atteggiamento nuovo e con un insieme di valori

diversi da quelli antichi, che spinge verso il progresso e la nobiltà inizia a diventare di toga.

Alle conseguenze positive però dobbiamo aggiungere anche quelle negative, cioè

un’eccessiva suddivisione degli incarichi, una tendenza centrifuga dal controllo della

monarchia.

Anche nel sistema militare inizia a cambiare qualcosa, perché la nobiltà di armi inizia a

diminuire e non ha più lo stesso potere politico di prima, l’esercito non è più di radunata,

non si basa più sui legami personali e non deve più trattare questioni relative la faida o

guerre private. Il Re inizia ad affiancare all’armate feudale un suo esercito, all’inizio il

reclutamento è volontario e questi rispondo no direttamente a lui. Nel 1488 crea un Armata

Nazionale a cui partecipano anche i non nobili ed i laici, iniziano ad apparire anche gli

arcieri ecc., quindi si compie l’espropriazione del potere militare da parte dei nobili, non è

un sistema militare basato sui legami personali.

Tutto il mondo militare conserva comunque, fino al 1800 la fedeltà verso l’alto, cioè la

fedeltà verso la casa regnante, idealmente si fondano su un rapporto di fedeltà dal basso

verso l’alto con un senso di identificazione. (es. pezzi di esercito rimarranno fedeli al re di

Savoia e non al duce e questo sèiega il totalitarismo imperfetto dell’Italia). La leva

obbligatoria compare a pieno con la rivoluzione francese, ma ultimamente inizia a già ad

apparire, e dimostra la fine dei rapporti personali con il Re, poi nel 1700 si arriva

all’istituzione di un Armata Permanente, così come lo Stato che è permanente. Tutto ciò è

possibile grazie agli intendenti, che controllano il tutto direttamente.

Stato ed Economia

Il tema delle finanze è una spina nel fianco della monarchia, e diventa un vero e proprio

argomento di crisi. Si cerca in qualche modo di organizzare il bilancio e prevedere le entrate

ordinarie, che dipendono dal demanio del feudo e le entrate straordinarie, cioè reddite ed

imposte, calcolare le spese ecc. Le imposte stabili vengono stabile verso il 1400 quando gli

Stati Generali accettano una certa tassa detta taglia, cioè la somma pagata per l’esenzione

militare. Ci sono organi i più gravati dalle imposte ed altri che ne sono quasi esenti, come il

clero ed i nobili che possono permettersi pressioni politiche molto forti, tendono a

cristallizzare la situazione che gli porta a godere di una situazione di vantaggio, e fanno

resistenza con tutte le loro forze per poter mantenere il loro privilegio, cioè la legge privata.

La monarchia non funziona economicamente proprio per questo aspetto, perché i ceti più

ricchi e che controllano gran parte del regno non pagano, inoltre gli organi di raccolta che si

moltiplicano sempre di più, sono locali e spesso sottomessi ai nobili, questo si traduce in un

drenaggio fiscale molto più basso e poco prevedibile.

Il 1500 è il secolo d’oro per lo sviluppo della Monarchia. Ci sono degli elementi di crisi

interna alla monarchia ma ciò non toglie che questi sono anni di grande sviluppo, di

deframmentazione che porta ad una riduzione della guerra privata e di conseguenza una

maggior pace e stabilità. Lo stato si afferma, centralizza ed uniforma e garantisce più pace.

Abbiamo un incremento delle entrate e ricchezze statali, che rende la situazione diversa

dalle Monarchie feudali, dove non si concepiva una tale ricchezza ed un tale accumulo

dovuto ad un grande numero di tasse gestito da un forte apparato burocratico.

Sono inoltre gli anni delle grandi scoperte geografiche, esplodono anche le differenze

culturali, si riaprono rotte commerciali sconosciute, il commercio rinasce e si sviluppa su

grandi percorsi, così come l’industria manifatturiera, nascono enormi domini coloniali e

monopoli su beni a dir poco sconosciuti.

L’inizio del colonialismo è dettato dalla ricerca dei metalli preziosi ed in questo fronte

troviamo schierate Spagna e Portogallo, e qui nasce una sostanziale differenza delle

impostazioni economiche, perché grazie al forte afflusso di metalli preziosi possono

permettersi di vivere di rendite, mentre Francia ed Inghilterra devono trovare altre vie,

l’economia sarà più attiva ed intraprendente (manifattura, mezzi di comunicazione, industria

ecc.) e questo spiega la grande ripresa demografica.

L’economia non è più di baratto, diventa monetaria e compaiono una serie di richieste di

beni che vanno al di là del semplice consumo primario, e tutte queste tendenze sono accolte

ed attecchiscono nel mondo comunale, le città e la nascente borghesia, ed inizia ad

affermarsi il valore del profitto e della ricchezza. La svolta culturale è l’umanesimo, cambia

il sistema di valori, le “ideologie” ecc.

Lo Stato non è più quello che garantisce la giustizia ma anche il “benessere”, cioè lo stato

deve garantire una certa prosperità economica, e non perché lo dice Dio, ma perché è la

ragion di stato, il modo in cui esso si mantiene in vita. Il potere politico deve essere in grado

di sviluppare l’agricoltura, il commercio, garantire vie di comunicazioni efficienti,

permettersi un esercito ecc. (economia politica nasce in quegli anni).

Il termine di Stato in questo periodo può essere usato in senso proprio.

Lo spirito di assolutismo nel mondo occidentale in questo periodo, si trova in tutta Europa,

al di là del fatto che uno stato o una citta siano o no assolutiste, però tutti iniziano a

concepire l’intervento statale in ambito economico-politico come qualcosa di giusto e

necessario.

Esempi: tasse sulle città marittime, leggi sulla navigazione, sui fiumi, scuole ecc. Si crea un

sistema primordiale di posta, cioè le messaggerie.

I maitres des réquete hanno il compito di unificare i pesi e le misure in modo da rendere più

semplice il commercio. Si tende a proteggere il sistema in modo da farlo crescere, si evita

l’esportazione di materie prime e si importa manodopera e prodotti elaborati.

Il processo di unificazione del potere Assoluto si vede anche dalle piccole cose.

Troviamo anche il monopolio di Stato, cioè determinate cose possono essere commerciate o

prodotte solo dallo Stato, è il caso degli arsenali, cioè sia le flotte che le navi da commercio

polvere da sparo (cambia il sistema sociale che si basava sulla nobiltà di spada), armi.

Compare qualcosa che si chiama credito pubblico, cioè lo Stato che viene fidanzato e dà in

cambio un interesse, e questo è un processo di laicizzazione, lo Stato lucra sul denaro, lo

porterà ad avere dei capitali che gli permetteranno di fare investimenti in ambito di politiche

pubbliche.

Il mondo Medioevale che era fermo inizia a muoversi:

- i Nobili: si impoveriscono e cercano di avvicinarsi il Re, egli la chiama a corte, dove essa

poi si stanzia abbandonando le contee o i marchesati o i ducati, segue i modelli di vita della

monarchia che sono costosissimi (nasce la moda, tutti copiano la monarchia);

-il Clero: si afferma la frattura tra alto e basso clero;

-Borghesia: classe divisa e frammentata che inizia a coprire le cariche dello stato, si

arricchisce ecc;

-salariati, servi della gleba e contadini: che continuano ad impoverirsi.

La politica economica del sistema è il mercantilismo che tende ad accumulare materie

prime, acquisire manodopera specializzata dall’estero, esporta i prodotti lavorati e sfavorire

l’uscita dei metalli preziosi. Lo Stato inizia a progettare piani generali di sviluppo, crea

nuove infrastrutture, impianti, vie di comunicazione ecc., promuove scuole di stato che

privilegiano l’insegnamento tecnico ed i procedimenti industriali e si sottrae spazio alla

Chiesa, perché fino a quel momento l’istruzione era in mano al clero, sottrae quindi tutta

una serie di possibilità di azione, come le cure, i poveri, scuole, ospedali, cioè fattori di

legittimazione del ruolo degli ecclesiastici viene meno.

Assolutismo

1500-1600 generale rafforzamento dei governi monarchici, che si liberano dai vincoli di

origine feudale, dalle istituzioni.

Tre fattori contribuiscono all’Assolutismo:

• Cristallizzazione progressiva del modello medievale feudale;

• L’indebolimento di alcune categorie sociali, come la nobiltà di armi, gli Stati

generali ecc.;

• Contesto politico internazionale che diventa, per la monarchia, qualcosa di cui

usufruire per rafforzarsi, ad esempio le guerre di religione.

Storicamente qualcosa che somigliasse all’assolutismo esisteva già da prima, ma l’epoca

dell’assolutismo di fatto va dal XVI al XVII. Sostanzialmente si divide in tre periodo, il

primo è una fase in cui va perfezionandosi la macchina amministrativa, il secondo è un

periodo di apice ed infine abbiamo la crisi.

NB: l’assolutismo rimane un’esperienza politica molto importante, infatti laddove si

presenta, una volta dopo la crisi, rimane sempre qualche traccia di questo tipo di sistema

tanto che si può dire che i nostri Stati attuali sono una “prosecuzione” di questo sistema.

Nel XVI Luigi XIV ha il massimo possesso dello Stato sulla Nazione, viene considerato la

punta dell’icerbeg, ed il tutto resta in piedi anche dopo la crisi, fino alla rivoluzione

francese, prima si chiederanno riforme che spesso non saranno realizzate.

Il Potere Regio riesce ad affermarsi grazie ad alcuni mezzi, ad esempio l’alleanza Re-

borghesia, che non significa che questi prende le complete distanze dal clero e la nobiltà, è

possibile perché la monarchia aveva iniziato da un po’ a vendere gli uffici, a facilitare il

commercio ed altre attività tipicamente borghesi, guerre tra i vari Stati Europei che

necessitano un potere centrale ed una maggiore organizzazione militare, si riafferma un

nuovo pensiero politico che ha le sue radici nel medioevo, cioè il Re come Immagine di Dio

in Terra, quindi sfugge in questo modo dal controllo del Papato.

La Dottrina lavora a lungo, anche da un punto di vista etimologico, infatti Assoluto deriva

da ab-solutus, cioè sciolto dai legami, libero dalle leggi e vincoli esterni, quindi il Re deve

essere libero da poteri esterni. Comunque questo possibile solo nei momenti di picco di

forza della monarchia, nei momenti deboli sarà un po’ diverso, inoltre il Re deve comunque,

in quanto rappresentazione di Dio in terra, sottostare alle leggi divine e naturali, deve essere

giusto (diritto naturale, cose immanenti al mondo).

Ci sono leggi che stabiliscono la successione, le leggi che stabiliscono o che vincolano

parecchio la Monarchia, le leggi che obbligano alla convocazione degli Stati Generali, il

Parlamento ecc.

Possiamo considerare l’Assolutismo non come un periodo di tirannia, ma come una

soluzione politica ai problemi ed al contesto storico di quelle società, e questo spiega il

perché dello sforzo di tanti filosofi e legisti nel legittimare il potere Assolutista o nel

contrariarlo, ci riferiamo al pensiero politico di tutto il XV-XVI.

Le premesse di tutto questo le troviamo nella Secolarizzazione della Politica, cioè si sgancia

dal mondo religioso e dai dettami ecclesiastici, che verte verso un approccio più laico, e

subisce l’influenza delle guerre di religione e del protestantesimo, che porterà poi

all’umanesimo, l’individuo che ha un rapporto diretto con Dio, e tutto questo porta alla

teorizzazione della Ragion di Stato.

Grandi filosofi e legisti teorizzano su questi temi, ad esempio Jean Bodin oppure Thomas

Hobbes, dove il primo parla di una potestas sciolta dalle massime legge, mentre il secondo

intende il potere assoluto fondato sulla tragica condizione dell’uomo, cioè la soluzione

all’uomo che si fa guerre private è il potere centrale, cioè la somma della società.

I legisti anche teorizzano un impianto che legittimi l’assolutismo, attribuendogli una

sovranità piena, inalienabile, cioè lui non può darla a qualcun altro a suo piacimento, ed

imprescrittibile cioè che va al di là della persona, non muore mai.

Ecco la differenza tra giustizia delegate e ritenuta, cioè quel pezzo di sovranità assoluta che

il Re non affida a nessuno ma che tiene per sé.

Il Re è superiore alla legge, ma è tenuto a rispettarla, quindi il potere politico inizia a darsi

dei limiti, ma non ci sono organi di controllo, perché sopra il Re c’è Dio, e lui rende conto

delle proprie azioni solo a Dio.

Dentro tutta la teoria degli uffici vista precedentemente, si inizia a sviluppare l’idea che

anche la figura del Re è un ufficio, è il germoglio della spersonalizzazione della legge e

della figura monarchica stessa, il Re diventa il massimo ufficiale dello Stato, il massimo

servitore, il Re è la personale e la Corona è la carica. Cambiano i Re ma l’ufficio resta.

NB: Tutta la centralità del potere del Re ha lo scopo di garantire la legittimità degli

interventi extra ordine, cioè lui può iniziare il meccanismo di interventi straordinari come i

commissari, che gli permettono di controllare la periferia e di intervenire sulla struttura base

presente nella legge, cioè gli ufficiali. Deve poter fare qualcosa di superiore alla legge.

Ci sono una serie di leggi che limitano il potere regio, come già detto prima, cioè le leggi

fondamentali, che si andranno ad affermare sempre di più e che poi vedremo essere le

protagoniste del costituzionalismo, quando sistematizzeranno le leggi che già esistono e che

limitano il potere e che sono proprie dell’ufficio della monarchia (successione alla corona,

casi di reggenza, il consiglio di reggenza, capacità del Re, ecc.): Ci sono principi di

legittimità, che non prevedono che il Re modifichi le leggi a propria volontà perché la

Corona non è di proprietà regia, e la cattolicità che non ammette che un non-cattolico

diventi Re. (In Inghilterra la storia è un po’ diversa, perché l’adesione ad una corrente

piuttosto che all’altra dipende dal Re che sale al trono).

Il Demanio

Cioè ci sono beni che non sono personali del Re, sono dello “Stato”, che sono

imprescrittibili ed indisponibili, cioè sono della Corona, non possono essere venduti, non

sono suscettibili di usucapione da parte di chiunque.

Fattori di Successo dell’Assolutismo

Sono elementi che hanno a che fare con il successo dello Stato Assoluto, alcuni li abbiamo

già nominati:

Sati Generali, già nominati precedentemente, il loro sviluppo segue due fasi e nella

1. prima fase sono molto importanti perché sono funzionali alla monarchia in quanto

consente di tenere i rapporti con la periferia ed il drenaggio delle risorse. Diventano

un problema quando la monarchia inizia a consolidarsi e rafforzarsi sempre di più,

tanto che non saranno più convocati. Quando sono convocati si pronunciano sullo

spazio politico, sono utili all’attività di uniformazione e regolarizzazione, che non

riguarda solo le misure ma anche il sistema di tassazione e cercano di inserirsi nella

gestione delle risorse monetarie ad esempio cercarono di intromettersi nella

successione monarchica, oppure verranno espressamente richiesti, nella loro fase più

potente;

Parlamenti, Re e Parlamenti sono sempre in tensione, spesso il parlamento è capace

2. di dimostrare poteri che danno fastidio ad un Re, specialmente se questi è debole.

Esattamente come gli Stati Generali anche i Parlamenti acquisiscono alcuni diritti,

che diventeranno di fortissima importanza quando il reggente chiederà esplicitamente

l’intervento del Parlamento come organo esterno per giudicare le diatribe relative ai

vari testamenti, che lo porterà ad ottenere il diritto di rimostranza. Verso la fine del

1700 il rapporto tra Monarchia e Parlamento, che fanno resistenza e quello Parigino e

sulla base della teoria della solidarietà tra parlamenti, cioè le ordinanze da Parigi

passano a tutte le altre corti francesi, e se il parlamento di Parigi si dimette il Re

decide di rinominarlo, ma in realtà le cose vanno diversamente;

Diritti Acquisiti ed autonomie municipali, viste come concessioni revocabili dal

3. monarca. È uno dei punti fondamentali, cioè il potere centrale cerca di venire a capo

all’autonomia dei poteri locali che sono distaccate dal diretto controllo monarchico,

ad esempio gli Stati provinciali sono la dimostrazione che in alcuni punti il processo

di unificazione centro-periferia non si è sviluppato, il monarca non li convoca di

buon grado perché sono organi di raccolta di lagnanze locali, che dimostrano di avere

uno spazio autonomo. La monarchia usa, in un prima periodo, questi organi per avere

consenso ma poi la situazione cambia. Per le città invece il discorso è un po’ diverso,

anche qui la Monarchia usa gli Intendenti (uno strumento del centro per controllare le

periferie, specialmente l’aspetto finanziario ed economico, in modo da evitare che

siano troppo autonome, e quest’arma è molto importante). Un'altra forma di controllo

è la vendita della carica di sindaco a prezzi molto alti, in modo da garantire la

possibilità d’acquisto ad una fascia sociale molto alta con cui si ha un rapporto. Nella

città spesso si hanno disordini interni ma in linea di massima si riesce a creare

un’amministrazione centrale ed efficiente;

Indebolimento della Nobiltà, che viene integrata all’interno dei servizi sociali. In

4. Inghilterra si crea una chiesa autonoma, mentre la Francia sostiene con forza la

dottrina della libertà della Chiesa Gallicana che si sgancia dall’autorità papale, si

prepara un’idea laica che la Francia respira tutt’ora. Si staccano i due poteri, cioè

quello politico e spirituale e lo stato interviene in alcune faccende della chiesa, che

risultano dispendiose ma hanno una grande valenza politica perché sono mezzi di

legittimazione della chiesa e che permettono di penetrare tutte le sfere del sociale,

innervandolo;

Stampa, si può fare un discorso analogo, il Re cerca di assicurarsi un clima

5. favorevole tra gli intellettuali e gli strati più alti della popolazione tramite la stampa,

infatti l’Accadémie Française viene trasformata in una società di stato, quindi sono

veri e propri organi di propaganda rigidamente regolamentati e controllati, sottoposti

quindi ad una stretta censura. Il potere inizia ad avere a disposizione un mezzo di

comunicazione, cioè può far circolare quello che vuole e censurare ciò che dimostra

la sua debolezza o imperfezione, e questo spiega il perché delle lotte

dell’Illuminismo sulla libertà di stampa. Mezzo di comunicazione ha forti

connotazione politiche;

Indebolimento della Chiesa che non è più l’istituzione forte che ha caratterizzato il

6. medioevo,

Attenuazione di limiti esterni, ad esempio il papato o l’impero;

7. Costituzione di un Esercito Nazionale.

8. Funzionamento della Monarchia Assoluta

Prerogative fondamentali del Re, la quale formula andrà precisandosi nel tempo, cioè ci

sono aspetti ce derivano dal medioevo ed altri che sono nuovi:

La natura sovraumana, tipicamente medioevale, cioè il Re rappresenta Dio in

◦ terra, oppure ne fa le veci, ed è una percezione che sopravvive anche alla

rivoluzione francese ed arriva fino al 1800;

Il giuramento, che si è trasformato perché il Re giura di difendere il bene dello

◦ Stato, che si identifica nel bene comune, cioè la Ragion di Stato, il bene della

comunità è il bene dello Stato, e questo si sviluppa nel momento in cui la Nazione

viene incorporata nello Stato;

La Consacrazione, è un semplice atto formale, perché il Re riceve il potere

◦ direttamente da Dio, senza intermediari ed in parte da questo punto derivano i

seguenti;

La Completa Irresponsabilità del Re, egli è irresponsabile, nel senso che risponde

◦ solo a Dio, principio che sopravvive fino all’epoca costituzionale. Il re è il

padrone dello stato e ne è anche il primo servitore, dunque qualunque momento

della sua vita sia è vitale per la vita politica e pubblica, egli è il vertice del sistema

non esiste un suo atto che non abbia senso. Se il Re è lo Stato, non può fare

qualcosa che è considerabile inutile o indifferente alla vita pubblica e quindi

politica.

La Totale pubblicità della vita del Re, cioè la sua condizione privata sparisce nella

◦ sfera pubblica e regia, è un modo che usa per pagare tutto il suo potere;

La perfetta coincidenza del volere del Re col bene dello Stato, in virtù del fatto

◦ che risponde solo a Dio e che lo Stato è lui;

L’esercizio della legalità;

◦ L’amministrazione par Requete, è un modo che il Re ha per gestire qualcosa di

◦ nuovo, cioè lontani da una visione progettuale di lungo periodo, si concede

qualcosa per avere qualcos’altro, si fa da equilibrio tra le persone e le istituzioni

le contingenze già esistenti, cioè scendere a patti con le varie parti, non c’è uno

spazio d’azione. La Monarchia vorrebbe non amministrare in questo modo, ma

non è possibile;

La continuità del potere, si afferma l’idea di continuità del potere, gli atti politici

◦ non sono più personali e non scompaiono con la morte del Re, dopo la

spersonalizzazione della corona il tutto resta in piedi anche dopo la morte del re,

diventa continuativo, ed un esempio è il demanio cioè beni che non sono di

proprietà del Re ma della Corona, dello Stato. Lo scatto viene anche dal campo

internazionale, perché il Re si pone come interprete dello Stato verso l’esterno, in

argomenti che riguardano accordi, pace, trattati, guerra ecc. e questo spiega la

necessita della continuità del potere e delle decisioni, così come non è necessario

riconfermare tutti i funzionari e gli amministratori dopo la morte del re.

Specialmente i penultimi due punti sono importanti, perché per quanto il Re sia vincolato

dalla legge divina, naturali, fondamentali della corona, rispetto di statuti, carte liberta, e dal

giuramento è legibus ab-solutus, sono due aspetti in contraddizione, che i legisti cercano di

teorizzare dicendo che egli, teoricamente, non dovrebbe incontrare limiti nell’applicazioni

delle leggi, anche se nella realtà e nei casi specifici è diverso. Il potere del re diventa

particolarmente innovare, perché ha capacità nuove in campo legislativo ed esecutivo, ma

svolge anche un’azione di equilibrio tra i vari interessi.

La pratica del potere assoluto ha tre fasi

Quella centrale è quella di Luigi XIV, cioè un potere personale del Re ad imporsi sui

consigli, che non potranno riunirsi senza la sua presenza o senza un’esplicita conferma che

lui sappia cos stanno facendo. Esercizio diretto del potere.

La prima invece è detta Governo di Gabinetto, cioè consigli ristretti accompagnati da

consigli specializzati, e dopo Luigi XIV si perde un po’ il vero e proprio spirito assolutista,

ma ci sono ancora dei picchi di massima centralità e personalismo monarchico nel governo,

man mano gli organi che accompagnano il Re nell’amministrazione diventano più

autonomi, specialmente i ministri che formano un comitato per gli affari generali che opera

anche in assenza del Re, quindi sono anche loro a garantire la continuità del potere ed il Re

non è più il solo garante dell’unità di governo.

NB: ci sono comunque due tipologie di governo personale del Re, una è quella

sovraeccitata, cioè l’esercizio diretto, dove il Re riesce a compiere una involuzione

istituzionale, cioè dove ogni organo perde le proprie competenze specializzate ed autonome

e viene direttamente controllato dal Re. Mentre il secondo tipo è detto Ministeriato, cioè

quando un ministro esercita un potere di notevole forza, hanno dei poteri molto forti nei

periodi di reggenza e sembrano quasi dei governanti, ma rendono comunque conto al Re,

due dei più conosciuti sono Richelieu e Mazzarino, che sono due ecclesiastici e quindi non

possono lasciare la carica in eredità. (sorte di alter ego del Re).

Il Potere Legislativo (non si chiama ancora così) diventa una macchina d’azione

fondamentale, la monarchia che combatte da secoli per accentrare il potere e lo fa

unificando il diritto ad esempio i maitres des requetes che sono tenuti a studiare i diritti e le

consuetudini di ciascun luogo per regolarizzare e sistematizzare, questo indica un

progressivo tentativo della monarchia di estirpare tutte le differenze in modo da poter

imporre un diritto unico anche se non ci riesce, ma in questo contesto produce nuove norme

giuridiche per mezzo delle ordinanze, (dai Capitolari di Carlo Magno) e lo fa nei punti di

lacuna, cioè laddove si presentano casi nuovi su cui non si sa che tipo di diritto applicare.

Assistiamo ad un duplice sforzo in ambito legislativo della monarchia, da un lato l’opera di

codificazione e regolamentazione avviene nel diritto pubblico (che inizia a comparire),

perché si allargano le aree di influenza delle norme che regolano l’ambito pubblico,

dall’altro c’è un primo sforzo di intervento in ambito di diritto privato. Fino a quel momento

il diritto privato era formato dai residui del diritto romano e dalle consuetudini, ma come

abbiamo già detto la monarchia aveva il problema di unificare tutto, dai pesi e misure alle

leggi in modo da poterle applicare in modo uguale per tutti, indipendentemente dal luogo di

origini.

Il punto finale del processo si raggiunge con Napoleone Bonaparte che inizia a codificare i

vari codici, il percorso dure circa quattrocento anni.

Dal punto di vista dell’amministrazione centrale abbiamo alcuni organi:

Grandi Ufficiali, sono gli ufficiali del Re (pensa alle monarchie barbariche), che

o effettuano qualcosa per la persona del Re ma diventano qualcosa di diverso dai

funzionari politici, e perdono più potere, perché non sono più i funzionari

amministrativi e non hanno la stessa potenza politica;

Segretari di Stato, vanno specializzandosi e definendosi sempre di più in una forma

o evolutiva più avanzata, all’inizio si divide la Francia in quattro distretti, ed ognuno si

occupa di un distretto, specialmente degli affari interni e delle imposte.

Successivamente iniziano a specializzarsi per materia, e quindi si occupano di

diverse aree, ad esempio la marina, le relazioni con i protestanti ecc., preparano le

decisioni del Re e le ordinanze per ciascun campo in modo che sia applicabile

ovunque, nel periodo di Luigi XIV si specializzano per funzioni e perdono

progressivamente importanza, anche se l’unico funzionario che acquista o mantiene il

proprio potere è colui che si occupa delle Finanze, perché avrà modo di poter

scegliere dove investire soldi e dove no e quindi l’attribuzione di fondi ed il controllo

finanziario diventano una forma di controllo politico. Dopo la morte di Luigi XIV

essi perdono quasi del tutto il loro ruolo, perché avremo la Polisinodia, cioè un

governo di consigli. Dal XVIII avremo 5 Segretari specializzati, la Segreteria della

casa del Re diventa la Segreteria degli Interni (origine personale-domestica del

potere) ed iniziano a comparire sottosegretari ed organi consultivi tecnici, cioè il tutto

inizia a specializzarsi e ad articolarsi sempre di più;

Sovrintendente e Controllore generale delle Finanze, non sono esattamente una

o stessa cosa, ma si alternano o si confondono nell’ambito pratico. Nel 600 abbiamo

l’alternanza di un sovraintendente ed un consiglio delle finanze, poi si afferma la

figura del Controllore Generale, che per un lungo periodo sarà Colbert, ed il Re gli dà

il diritto di approvare gli ordinativi di spesa, diretto controllo della politica

economica. Nel periodo della Polisindonia abbiamo un consiglio di finanza, ma dopo

il 1720 la situazione cambia, perché ricompare il Controllore che ha una direzione

generale sia dell’economia e della finanza. Questo ci fa capire che nonostante si

cerchi di regolarizzare e sistematizzare le dinamiche finanziare, l’operazione è

complicata, e l’operazione di controllo delle spese sarà un problema che diventerà

uno dei fili conduttori della Rivoluzione Francese;

Consigli, il sistema dei consigli raggiunge il suo massimo sviluppo nel momento di

o picco della personalizzazione del potere del re, le decisioni sono elaborate all’interno

del consiglio e si distinguono cinque specializzazioni del Consiglio del re,

Consiglio del Re, dove ci vanno coloro che sceglie lui, ed il numero è

1. variabile all’incirca tra 10 e 100 e sono coloro che hanno rapporti personali

con il Re (principi, pari e nobili anche se cresce progressivamente il personale

tecnico che farà le scarpe alla nobiltà), ed ha origini dalla Curia Regis, quindi

si occupa di decisioni politiche;

Il Conseil des Affaires, ex consiglio segreto, ci sono pochi membri e si occupa

2. delle decisioni più importanti e vi partecipano i 4 Segretari di Stato ed il

Cancelliere;

Il Conseil d’état, si occupa delle finanze e problemi generali dello Stato;

3. il Conseil des Partie, esprime la giustizia personale del Re,

4. Conseil des Finances, che riguarda le questioni finanziare dello Stato.

5.

Non dobbiamo immaginarci i consigli composti da persone diverse, sono le stesse persone

che fanno parte di più consigli, è come se fosse lo stesso consiglio con sessioni diverse che

si riuniscono prima tutti insieme e poi in separata sede, e questo rende più semplice il

momento decisivo ed il passaggio delle scelte. L’apparenza è macchinosa ma la pratica è

molto più semplice, ed è quello di cui ha bisogno la monarchia, cioè organi che si

specializzano, ed il Re cerca di presiedere tutte le versioni della riunione, garantendo la

coerenza.

Durante Luigi XIV ritorna anche il Grand Conseil con i tre consigli specializzati.

Questo significa che non bisogna avere uno stato uniformato, si combatte ancora per

uniformare i territori e ci sono tre tipi di Pays:

Pays d’état, sono quelli che si trovano alla periferia del regno, più distanti dal

1. centro e lì gli stati provinciali sono più forti e non ci sono mezzi di

comunicazione che consentono una comunicazione efficiente,

Pays d’Election, quelli al centro ed hanno una tradizione più vicina al re, ed

2. amministrazione congiunta di officiali ed intendenti, dove i primi si sono

comprati le cariche e le hanno rese ereditarie cercando di acquistare un po’ di

autonomia, ed allora sono controllati dai secondi;

Pays conquis, sono quelli conquistati e lì la monarchia mette gli intendenti.

3.

Intendenti come funzionari politici, commissari, hanno un tasso di caratura di politicità

altissima perché fuori dalla logica di prescrizione delle regole e di ereditarietà e continuità

della carica, si specializzano progressivamente e di base sono un istituto che il Re usa per

fare tante cose perché non hanno uno schema prestabilito, quindi questo ci fa pensare che il

tentativo di razionalizzazione e centralizzazione ha delle lacune, e questo è un esempio.

La Monarchia guadagna terreno sul fronte della legislazione ed ordinanza, sul controllo del

territorio, finanza, specializzazione delle funzioni, uso commissari che sono l’obiettivo

primo del sistema assoluto, perché legittimano il Re ed i suoi interventi extra ordine.

Non è possibile uscire dall’assolutismo senza valutare le forme di opposizione, ad esempio

gli intellettuali, ma non solo.

Gli officiali sanno che l’operato della monarchia toglie loro potere e privilegi, così come i

nobili che perdono il potere e vedono a rischio le proprie prerogative, specialmente per

colpa dei nuovi arrivati, che vanno a comporre un personale tecnico (competenze

giuridiche) che mette in atto una serie di regole che limita il loro potere e crea contrasto tra i

vari livelli.

Nella fase in cui sale al trono Luigi XIV, minorenne, la reggenza è affidata a Mazzarino, ed

è il periodo in cui nobili e parlamenti governano effettivamente ed è la famosa Fronda

Parlamentare e Nobiliare. Quando però il Re diventa maggiorenne la situazione cambia,

torna a Parigi ed obbliga il parlamento a registrare una dichiarazione deve viene proibito ai

parlamenti stessi di occuparsi degli affari di Stato, che in questo periodo indica qualcosa di

preciso, e fino alla morte di Luigi XIV il Parlamento rimane fuori dai giochi politici.

Dopo un po’ il Re riesce a venire fuori dal problema del diritto di rimostranza, limitando il

parlamento con il solo diritto di registrazione, anche se dopo la sua morte avremo contrasti

all’interno alla corona, perché il suo testamento è ombroso e non è regolamentare, quindi ci

sono dibattiti sulla successione. L’unico modo per venire a capo dalla faccenda è quello di

chiedere ad un organo estraneo di intromettersi nella questione della successione, infatti

Luigi Filippo d’Orléans chiederà al Parlamento di regolarizzare il suo testamento,

quest’ultimo si schiera in suo favore ed ottiene in cambio la restituzione dei poteri che aveva

prima di Luigi XIV.

In questo modo la nobiltà ritorna al vertice e porta alla già citata Polisinodia, ma questo

vuol dire tornare indietro, perché si è già affermata da tempo l’idea che il governo per

consigli non va bene è un metodo antiquato di risoluzione politica, infatti dopo poco si

ripristina il sistema dei consigli di Luigi XIV ed i Segretari di Stato.

È un periodo di tensione e disordini, e la classe bassa ne risente sempre.

È importante spendere alcune parole anche per gli intellettuali che caratterizzano questa fase

storica, lo stesso Luigi XIV scrive e teorizza molto sull’assolutismo, come fanno anche

Richielieu e Bossuet, anche se ci sono molti che si oppongono come Saint-Simon che

vorrebbe richiamare in causa la nobiltà, oppure Fénelon che auspica minor dispotismo

contro la sfera religiosa. È un modo per reagire all’assolutismo e limitarlo, cioè reagire al

nuovo ritornando al sistema vecchio, che riporta in auge privilegi ed autonomie, ribandendo

una serie di cose che in passato hanno limitato il potere monarchico non pensano a poter

fare qualcosa di nuovo. (è il periodo in cui Montesquieu studia la divisione dei poteri)

Di lì a poco arriverà l’Illuminismo che rompe il sistema e la cultura, si contrappone a colore

che auspicano un ritorno della nobiltà o della religione, aggrappandosi al sistema

precedente, proponendo qualcosa di totalmente nuovo.

L’Evoluzione Costituzionale Britannica

Magna Charta Libertatum, documento scritto e ce ne sono 4 copie originali, una di queste al

British Library.

È un contratto, una carta del 1215, non è l’antenata primaria delle costituzioni, ma è una

carta privata, cioè il Re che concede qualcosa a qualcuno e vale solo per chi ha firmato.

Si sviluppa dentro alcuni elementi essenziali della storia costituzionale inglese, dove le cose

vanno un po’ diversamente rispetto al feudalesimo ed assolutismo continentale. Tuttora non

esiste una costituzione scritta, esiste la nozione di costituzione interna consuetudinaria, cioè

regole fondamentali di funzionamento e strutturazione del sistema politico che si affermano

per uso e consumo nel tempo, si sedimentano nei secoli.

La costituzione funziona con un meccanismo fondamentale che è il ruolo legislativo e

evolutivo dei giudici, cioè questo modifica in modo lento la costituzione tramite l’attività di

giudicatura delle sentenze, mentre il loro ruolo evolutivo vuol dire che nel momento in cui

si verifica un caso senza precedenti che la possono regolare si fa una sentenza senza

precedenti, e stabilisce una causa che fa da precedente per i futuri casi, ma ogni tanto può

decidere che il precedente non vale più perché è storicamente superato e si stabilisce un

nuovo precedente.

La Nascità delle Libertà

Ci sono tre modelli:

Modello Storicistico, consuetudinario e segue l’evoluzione storica, che è quello che si

1. rifà al principio della legge, cioè con l’evoluzione storica i principi si sedimentano,

ad esempio il processo delle autonomie;

Modello Individualistico, afferma che gli uomini hanno delle libertà innate, sono

2. diritti naturali,

Modello Statalista, 1800 Germania, dove le libertà sono dovute all’azione dello

3. Stato, che è tale perché Stato di Diritto, cioè fissa il diritto e mette delle leggi che

limitano il potere stesso, si autolimita perché lui stesso è tenuto al rispetto di quelle

leggi.

Dal primo modello nasce quella che è l’idea delle libertà passive, cioè le liberty from, nel

senso che non è necessario ribadirle e cercarne una continua conquista, il potere politico

interviene qualora esso viene violato. Classici esempi possono essere la proprietà privata e

la beas corpus, diritto a non vedere violata la propria persona, e questo principio è presente

nella Magna Charta. Ma il modello individualistico combatte per le libertà attive, ad

esempio il diritto di voto, di parola, di stampa, movimento, espressione delle opinioni, che

sono le stesse per cui combatte la rivoluzione francese.

La nozione di rappresentanza non è una novità del 1700 perché c’è già in periodo romano,

anche se in latino significava rappresentanza in senso privatistico (mandato imperativo),

oppure in senso figurativo (es. arti figurative, quadri che rappresentano scene o eventi) ma

dentro, in qualche modo, c’è l’idea di rendere presente qualcuno o qualcosa che fisicamente

non c’è, senza avere per forza un individuo che di fatto lo sostituisce, è sufficiente

l’immagine. Infatti nello sviluppo del pensiero moderno conta tantissimo lo sforzo della

riflessione religiosa sulla dottrina mistica del corpo di Cristo, ovvero i cristiani che

considerano la presenza di Dio ovunque, ed è una riflessione secolare e decisiva che afferma

la presenza di qualcuno che non c’è e che influisce sull’idea di rappresentanza che ad un

certo punto diventa rappresentanza politica e fiduciaria.

Per parlare di rappresentanza politica bisogna riuscire a concepire l’idea che degli individui

rendono presente qualcosa che non sono loro stessi e nemmeno chi li delega, ma si diventa

rappresentante di qualcosa di astratto, sostanziale. Si sviluppa lentamente all’idea bene

comune, sudditi, benessere generale, di nazione ecc.

Nb: il concetto di rappresentanza che si evolve porta allo sviluppo del sistema parlamentare.

Parlamento

Abbiamo studiato tante forme di assemblee, ed i Parlamenti in qualche modo sono

un’evoluzione di questi “organi”, che non avevano caratteri legislativi, non hanno scopo di

rappresentanza politica, non danno corpo alla collettività, hanno categorie del tutto estranee

alla concezione odierna di parlamento.

Tutti i termini che si usano per riferirsi al parlamento ci indicano il luogo di una riunione a

cui prendono parte più individui, in genere il Re ed i suoi consiglieri, non ci sono

rappresentanti ma possono esserci cittadini nel caso delle assemblee rurali e più spesso

partecipano figura di grande rilevanza sociale, a cui spesso il Re concede dei privilegi per

ottenere qualcosa in cambio. Parlamento quindi indica un fatto oggettivo, un evento che può

avere luoghi diversi e periodi diversi, non è un’entità, perché il Parlamento è convocato dal

Re. Chi va nel parlamento lo fa grazie alle prerogative concesse, cioè perché il Re ha

riconosciuto il privilegio di partecipare (diritto di partecipare), un vago tipo di

rappresentanza può essere quello locale o dei diversi ordini sociali.

Non sono Parlamenti, sono dei protoparlamenti/preparamenti.

Magna Charta 1215

Non è l’antenata delle costituzioni, ma è una carta, un documento scritto e duplicato. Non

vale per tutti, perché le libertà che vengono affermate, specialmente libertà passive, che

non riguardano la collettività ma solo la ristretta élite dei pochi e grandi signori convocati

lì in quella riunione, è un documento privatistico che riguarda il Re ed un gruppo di

Signori.

Re Giovanni Senza Terra convoca i più grandi baroni del regno e si accorda con coloro che

si presentano, stipulando un contratto dove vengono affermate delle libertà passive/negative,

non bisogna fare niente per averle ma non devono essere violate, ad esempio l’impossibilità

di essere giudicato da una corte che non è formata da pari, essere “sanzionati” senza un

processo, ecc.

L’interesse della Corona nel concedere queste autolimitazioni quando ha bisogno di

appoggio e consenso nel momento in cui bisogna far approvare delle tasse per il drenaggio

delle risorse (per il mantenimento dell’esercito), il Re in questione è un Re che ha dei seri

problemi di legittimazione e deve risolvere una serie di problemi che riguardano le zone

indipendenti o periferiche, e per raggiungere il consenso concede la carta mettendo per

iscritto alcuni privilegi, validi esclusivamente per i baroni del Regno.

I principi verranno messi in discussione per secoli, ma molto lentamente iniziano a scendere

verso il basso per una serie di dinamiche feudali, e porta (molto lentamente) ad un processo

di affermazione del costituzionalismo, regole emesse e che limitano il potere politico.

Questo processo dà vita al: No Taxation without representation, non si può tassare senza una

rappresentanza che approva quelle tasse.

Si profilano assemblee progressive di feudatari più importanti, che convocati dal re,

contrattano ed approvano contributi straordinari (a patto che il potere politico concede

qualcosa), a livello collettivo comunque l’idea passa molto tardi, in questo momento

parliamo di poteri molto potenti.

Comunque, come abbiamo già detto, è un sistema rappresentativo allo stato embrionale, ed

in Inghilterra questo si sviluppa prima del resto d’Europa, perché con la Magna Charta si

afferma un modello di assemblea che dal punto di vista funzionale e strutturale risulta

operare come un corpo unitario, e se vale il principio che ciò che tocca tutti da tutti deve

essere approvato, diventa vero che le deliberazioni di quest’organo tenderanno anche ad

obbligare coloro che tendenzialmente ne fanno parte, anche se al momento della decisione

non è presente, ci riferiamo a chi non c’è, chi si rifiuta di partecipare, boicotta o non fa

valere il suo pensiero si deve attenere alla decisione della maggioranza. Inizia a definirsi il

Parlamento come entità, non più come un evento, ed è il caso del Model Parliament (in una

società a diritto consuetudinario) che diventa il modello di parlamento, che rompe un po’ le

logiche medioevali di assemblee per ordini, che non ha una regola fissa e si trasforma

lentamente perfezionandosi grazie alla logica di sedimentazione dei passaggi progressivi (ci

saranno circoscrizioni che avranno il diritto di inviare rappresentanti nel governo, diritto

acquisito circa duecento anni prima per logiche feudali).

Un problema del costituzionalismo è il riuscire a svincolarsi dal mandato imperativo,

strettamente connesso alla logica di rapporti personali. Il mandato fiduciario non esiste

ancora, esiste la rappresentanza privata a cui viene delegata una funzione, che è chiaramente

espressa ed il rappresentante non può fare qualcosa che non è presente nella lista del

mandato imperativo, ed è un problema nelle riunioni collegiali. C’è un anello di passaggio

che spiega la trasformazione da un senso all’altro ed è la plenas potestas, cioè il potere

politico accetta di ricevere dei rappresentanti che godono di questa capacità, che allarga di

molto la loro libertà d’azione e quindi sono molto potenti ed è complicato trattare con questa

persona. La plenas potestas ha una doppia anima, carattere bidirezionale perché da un lato

il potere politica accetta di concedere più potere al basso, ma dall’altro si intuisce che le

decisioni, una volta che sono state prese, vincolano tutti e si dilatano enormemente,

diventano applicabili per tutti, si ottiene un potere quindi molto più forte verso la base, è

possibile fare più pressione.

Questo si riduce alle questioni di tasse, imporre le tasse a tutti con le decisioni di pochi, ma

impostata in questo modo vacilla, è necessario individuare un soggetto da rappresentare, che

va al di là del semplice locale, è necessario rappresentare qualcosa di superiore e necessario,

meglio se astratto, perché non può intromettersi su cosa è necessario fare. Inizia così

l’evoluzione del pensiero politico occidentale verso la rappresentanza della Nazione,

compariranno termini come bene comune ecc., ed è lo stesso processo che si applica per il

concetto di sovranità nazionale, intese come astrazioni e finzioni, persone fittizie. Fino a

questo momento la Nazione si configurava anche da un punto di vista figurativo, ad esempio

i quadri, o nel caso dell’assolutismo lo Stato era assorbito dalla figura Regia.

Edmund Burke, parlamentare inglese ed anti-rivoluzionario, infatti scrive contro la

rivoluzione francese ed elabora la nozione di Rappresentanza Virtuale, e scrive la Lettera

agli elettori di Bristol dove ammette che in Parlamento non rappresenta solo i suoi elettori,

bensì qualcosa di molto più ampio, “l’interesse della comunità, il bene comune che nasce

dall’interesse generale”. Significa che la rappresentanza va oltre alla circoscrizione, riguarda

anche chi fisicamente non è presente, chi non vota, non può votare, chi è contro, tantomeno

essa è vuota.

Carattere bidirezionale, segue entrambe le direzioni della rappresentanza.

Nella Storia Costituzionale Britannica si parte dal presupposto che i poteri collaborino tra

loro e che non siano rigidamente separati, in modo da permettere l’interazione dei tre tipi di

poteri. Un altro aspetto istituzionale importante è il king in parliament, che vuol dire che tra

il 1500-1600 troviamo i pezzi fondamentali del sistema mischiati, cioè il parlamento che

prevede anche l’appoggio del Re, perché lui occupa la sfera del potere esecutivo, mentre il

parlamento si occupa del legislativo, questa tecnica è utile perché mette in connessioni i due

rami anche nella condizione di divisione dei poteri, e la stabilità del governo è data

dall’appoggio tra i due organi, che diventa condizione necessaria per il governo (avere la

“fiducia” del parlamento, nasce una vaga forma di governo parlamentare, che si sviluppa nel

tempo assieme al concetto di rappresentanza).

Infine è necessario tornare, dopo aver ripreso ultimamente il termine governo a studiarne le

radici, che hanno a che fare con gubernaculum. Henry de Brecton che è un giurista che in

epoca medioevale e scrive De Legibus e consuetudinibus Angliae, dove distingue due aree

di potere regio indicandole come gobernaculum, cioè il momento in cui il Re agisce in

maniera discrezionale ed insindacabile, decide con criteri di pura opportunità politica e

l’obbiettivo in genere è il mantenimento della pace ed il sostentamento del regno, il secondo

aspetto è invece noto come iurisdictio ed indica il momento in cui il “re dice la legge”, è

limitato da essa, perché è la legge di Dio, ed il Re essendo vicario di Dio in terra è fonte di

giustizia e quindi è limitato da un insieme di valori, tradizioni, morale ecc. In questo caso il

monarca non può dire qualcosa che non è giusto e non rispettare quelle leggi, perché è

vicario di Dio in terra, quindi è il potere politico esercitato nei limiti della legge

(legittimazione anche da un punto di vista religioso).

I due poteri non si distinguono in ambito pratico, ma comunque ci fanno capire in quali

modo il re può decidere di agire e cosà può e non può fare. Quando egli agisce per

gobernaculum risponde delle sue azioni solo a Dio (quando e dove non si sa), quando si

agisce per iurisdictio si rispetta la legge. Nel corso dei secoli si cercherà di ridurre l’ambito

del gobernaculum e di allargare la iurisdictio, limitando tramite le prime costituzioni il

potere politico, evitando quindi le forme di governo dispotiche ed autoritarie, sarà il periodo

del costituzionalismo.

NB: parlamento inglese si sviluppa più velocemente che nel continente, dove rimane un

organo di giudicatura.

Evoluzione Costituzionale Britannica II

 Conflitto monarchia e parlamento

È il precedente della rivoluzione francese, ed anche loro decapitano un Re, e tutto sta nel

rapporto tra monarchia e parlamento, legislativo vs esecutivo.

Il parlamento inizia a strutturarsi funzionalmente ed istituzionalmente e diventa sempre più

ampio, è diviso perché rappresenta le diverse parti, cioè riguarda i tre stati del regno.

In Inghilterra si respira più o meno lo stesso clima del continente ma le linee evolutive sono

particolari, perché ci sono un insieme di fattori che portano alla creazione di due assemblee,

cioè i Lords end i Commons, ma il problema che ci si pone dall’inizio riguarda la questione

delle alleanze tra gli ordini, tra le varie anime di ciascun ordine e che si riflettono nei voti.

Accade dal Parlamento di Montfort (primo parlamento direttamente eletto nell’Europa

Medioevale) che le assemblee iniziano ad essere concepite come manifestazioni di una

stessa realtà istituzionale, cioè il parlamento è un fattore istituzionale che permane anche

quando non è presente, non si conclude dopo la deliberazione, è una componente

istituzionale continua, non è più un evento (entità astratta). Rispetto al continente si

consolida in modo veloce, anche per quanto riguarda i modi convocazione sia per la

componente non elettivo che per quella elettiva, qualcuno inizia ad essere espressione di una

nuova comunità e qualcun altro invece manifesta i diritti acquisiti nel tempo.

Si precisano le regole che riguardano la convocazione e ci si pone fin da subito il problema

della periodicità del parlamento, perché anche se si cerca di definire delle leggi che regolino

chi può essere convocato e chi no, rimane il fatto che i parlamenti per un certo periodo di

tempo non sono fissi, si riuniscono solo se lo decide il re. Questo sarà un punto su cui

monarchia e parlamento lottano per lungo tempo, perché questi ultimi vogliono essere

convocati regolarmente. Le assemblee non sono legislative, hanno lo scopo di approvare le

ordinanze regie, però cerca di acquistare un ruolo politico ed avere il potere di trattativa, dal

1300 al 1500 abbiamo una fase in cui la monarchia si piega e da concessioni agli organi di

consenso ed altre in cui cerca di schiacciarli e nella bilancia ogni tanto è la corona a

prendere più potere ed altre volte sono i parlamenti. Così come in Francia la corona

vorrebbe far fuori il parlamento, ma questo ha un’influenza più forte di quella che possiamo

riscontrare in Francia.

Alla fine del 1400 ci sarà la guerra delle due rose, che è una guerra dinastica interna, ed il

vincitore avrà bisogno di essere legittimato, e per questo chiedono al parlamento di

esprimersi, in cambio essi chiederanno alcune concessioni, l’atto di conferma di Enrico VII.

Inoltre quel periodo è segnato da profondi cambiamenti, c’è lo scisma religioso, ci sono

scoperte geopolitiche strabilianti, tecnologia, stampa ecc., ed il modo europeo si evolve.

L’Inghilterra vive molte di queste esperienze, specialmente lo scisma religioso che segna un

punto di frattura ed il Re si fa dichiarare Capo Supremo ed è il principio di laicizzazione e

secolarizzazione e cerca un organo che legittima la scelta e lo fa con l’Act of Supremacy,

promulgato proprio dal Parlamento (nel frattempo molti studiosi cercano di teorizzare la

rilevanza politica del parlamento). Enrico VIII riesce nel suo processo grazie alla

collaborazione con il parlamento ed alla promulgazione di una serie di atti, le assemblee

giudicative iniziano a diventare un “organo legislatore”, acquisiscono forza innovativa. I

loro atti trasformano l’Inghilterra, perché si inizia a sottrarre patrimoni alla chiesa ed a

distribuirli a dei piccoli proprietari terrieri (che diventano dei piccoli nobili) che formeranno

la classe della gentry, che si rivelerà essere lo scheletro portante della rivoluzione

industriale.

Il Parlamento sostanzialmente si schiera con i protestanti, per cui ogni volta che si presenta

un futuro regnante filo-cattolico o in odore di papismo, sa per certo che deve riuscire a

conquistare il “consenso” del Parlamento, altrimenti diventa difficile governare.

Nel Parlamento inizierà ad esserci una componente più radicale (liberali, democratici ecc.),

ed una seconda componente che patteggia la monarchia, ed è l’embrione del bicameralismo.

Questo spiega la differenza nel regno di Bloody Mary ed Elisabetta I, che avrà un regno

lunghissimo e sarò segnato da eventi straordinari che porteranno l’Inghilterra ad essere una

delle “super potenze” europee di quel tempo, tutto questo grazie al fatto che essendo lei

protestante ottiene facilmente l’appoggio del parlamento, e ne riconosce la funzione politica,

tanto che Thomas Smith in quel momento scrive De Republica Anglorum, dove riconosce al

Parlamento un potere assoluto ed elevato.

Il conflitto tra monarchia e parlamento riprende subito dopo la, morte di Elisabetta I, che

muore senza eredi ed il trono va a Giacomo I, che è in odore di papismo anche se aveva

avuto un’educazione protestante, la questione è complicata anche dal fatto che spesso ci

sono matrimoni ed alleanze con regnati cattolici. Egli è riconosciuto come uno dei maggior

teorizzatori dell’Assolutismo, quindi cerca di operare quanto meno possibile gli organi di

consenso e di negare loro privilegi. Quindi il suo regno sarà in tensione tra questi due poli.

Carlo I, il suo successore, prosegue seguendo le sue orme e sposa una donna cattolica, cerca

di evitare di convocare il Parlamento, e quando lo fa si creano delle tensioni non

indifferenti, quando li convoca lo fa per chiedere l’approvazione delle tasse, specialmente in

momenti bellici che nel 1600 ricorrono spesso sia all’interno dei confini del regno che fuori

(esempio la Scozia e l’Irlanda).

Nel 1628 la corona ha la necessita di convocare il parlamento, che riesce ad ottenere

l’approvazione del Petition of Rights, dove si riconoscono dei privilegi parlamentari e si

riafferma il principio di necessità del consenso delle camere per l’imposizione delle tasse.

Subito dopo però il re decide di sciogliere le camere, cosa che succede di nuovo nel 1640,

perché il livello di contrapposizione è troppo alto.

Il punto è che le necessità di guerra premono troppo e la corona si vede costretta a

convocare nuovamente l’organo (Long Parliament), che riesce a farsi riconoscere l’obbligo

di convocare il parlamento ogni tre anni, con il complesso sistema di autoconvocazione nel

caso di inosservanza, inoltre essa non può essere sciolta senza il proprio consenso.

Ci sono degli aspetti istituzionali non indifferenti all’interno della Guerra Civile, perché la

parte più radicale del Parlamento guidata da Cromwell riesce a conquistare la vittoria finale

nel 1645 e parte della camera, quella fedele a Cromwell riesce a far arrestare il Re che viene

sottoposto ad un processo da parte di una commissione e si decide per la decapitazione,

dopo poco si proclama il Free Commonwealth, dove Cromwell stesso si attribuisce il titolo

di lord protettore, fa fuori il parlamento e rimette l’ereditarietà. Dopo la sua morte il sistema

non resiste, e la “Repubblica” muore facilmente.

Il Parlamento che era stato fatto fuori da Cromwell, si autoconvoca e decide di richiamare

gli Stuart e di restaurare la monarchia in modo da ridare stabilità al sistema, è un passaggio

fondamentale perché dà vita al Convention Parliament, cioè una convenzione che sarà la

stessa ad essere protagonista sia della rivoluzione francese che della rivoluzione americana,

che toccherà anche le vicende costituzionali.

Si fa giurare a Carlo II di governarne in accordo con il parlamento, ritornando in qualche

modo all’idea di king in parliament, ma non succede ciò che si auspica, ed un esempio è il

caso di cabinet, cioè lo studiolo del re dove si riunisce insieme ai suoi consiglieri, formando

di fatto un centro decisionale fuori dall’ambito istituzionale (politica personale del Re) che

porta ad un periodo di continue tensioni. È un periodo di braccio di ferro dove prevale,

all’interno del parlamento, una fazione anti-monarchica e più liberale, e

Si cerca di avviare però un modello istituzionale che non prevede spazi di potere personale

del Re, ci dovrebbero essere processi istituzionali già decisi e previsti.

Comunque il problema non viene risolto e si crea un periodo di tensioni che si identifica con

la vicenda del cabinet, cioè lo studiolo del Re dove si riuniva assieme ai suoi consiglieri più

fidati, cioè un centro di decisione esterno alle dinamiche istituzionali normali, sinonimo di

una politica personale del re, che è proprio quella contro la quale combatte il processo

costituzionale, che di lì a poco si inizierà ad affermare, che prevede la collaborazione del Re

con il Parlamento. In quest’ultimo però inizia a prevalere la fazione anti-monarchica e

liberale che crede che le prerogative parlamentare sia più importante e si delinea la figura

dei Whigs a cui si contrappongono i Torries.

Alla morte di Carlo sale al trono Giacomo II, anche lui ha idee assolutiste ed avvia

programmi di restaurazione della monarchia e del cattolicesimo. Viene giudicato miope nei

suoi atteggiamenti politici, perché si scontra sempre con i parlamenti, si arriva alla Glorious

Revolution (1689), presentata dai parlamentari come “popolare” (cioè tumulti dove piccole

parti della popolazione opera, non tutti) e si spodesta il Re che è costretto alla fuga e le due

anime parlamentari si scontano, l’esperienza del Commonwealth non aveva lasciato segni

positivi, quindi si opta per offrire il trono ad un principe che è imparentato con le dinastie

inglese e con orientamenti politici accettabili e protestante, Guglielmo d’Orange, che

accetta. Lui accetta ed accetta anche certe condizioni, e approva il Bill of Rights definitivo,

che è un documento scritto che concerne le condizioni a cui Guglielmo può governare. Si

giudica la monarchia precedente e si fa un elenco (12 punti) sugli errori della dinastia

precedente che si dichiarano contrarie alle norme ed alle libertà acquisite nel corso dei

secoli, si indica chi sono i “rappresentati”, si accusa il governo di gabinetto e la cerchia

ristretta di consiglieri ecc. Si parla di un trono vagante offerto al nuovo principe perché,

viste tutte le cose prima citate, il precedente Re, che era stato spodestato, viene presentato

come se avesse abdicato perché non era più nel giusto (si anticipano una serie di

prerogative) e Guglielmo d’Orange accetta.

Nella logica Inglese che non prevede un potere costituente ed una costituzione scritta,

ritroviamo un Parlamento che non è ancora attivo, che necessita di essere convocato da

un’autorità, in questa occasione si autoconvoca per la seconda volta, dopo Cromwealth.

Questi eventi segnano una frattura nella continuità del sistema, che si basava sulla

discendenza diretta, al limite sul dualismo che prevedeva l’approvazione parlamentare,

inoltre Lords e Whigs dichiarano di essere la rappresentanza della nazione, anche se non

hanno chiaro cosa sia una nazione, ma si pongono come rappresentanti di un qualcosa che è

astrato e collettivo e questo li legittima a rifondare il sistema.

La novità sono proprio le Camere, che tramite una Convention riforma il sistema sulla

regola di accettazione di determinate sfere di libertà.

Premesse Costituzioni Scritte

Ci sono quattro punti fondamentali da trattare,

Teoria della Separazione dei Poteri, massimo teorizzatore è Montesquieu che

1. sostiene che la libertà è data dalla divisione dei poteri, inoltre lui era un illuminista e

decide di andare a vivere in Inghilterra per studiarne empiricamente il sistema, ha

modo di leggere alcuni teorici inglesi. Sostiene che le libertà inglesi vengono dal

fatto che lì nessuno detiene tutto il potere, anche se quello che avviene di fatto è

qualcosa che va oltre il puro aspetto tecnico di cui parla Montesquieu, perché

prevede la collaborazione dei poteri e quindi dinamiche più socio-istituzionali che

meccaniche, dove un pezzo di società è rappresentata dai Commons, l’altro dai

Lords ed il resto si ritrova nella Monarchia e questo rende possibile il king in

parliament. Durante l’illuminismo Locke, è il teorizzatore del modello Inglese, ed

anche Blackstone è un teorico molto conosciuto in quest'ambito

Separazione diventa sinonimo di libertà e diritti, che perdono la connotazione di

privilegio medioevale, diventano qualcosa di cui tutti possono beneficiare, e

Montesquieu contrappone i vari modelli istituzionali dividendoli per aree

geografiche, tanto che i suoi studiosi la indicheranno come teoria geoclimatica, cioè

nei posti freddi troviamo regimi razionali, mentre nei luoghi caldi non c’è libertà

perché la gente accetta i regimi dispotici, ha a che vedere anche con la tradizione

barbarica (popolazioni nordiche libere perché guerriere). I critici dell’assolutismo

parleranno proprio di questo, cioè divisione del potere come garante della libertà e

quindi l’Assolutismo diventa un momento di regressione;

Numero effettivo dei Poteri, Montesquieu, dopo aver affermato la tripartizione dei

2. poteri, riconosce a quello giudiziario una capacità inferiore, questo perché ha in

mente un equilibrio politico particolare fondato sul gioco di potere tra due poli

composti dal legislativo e l’esecutivo, il punto è che nella pratica istituzionale spesso

ne esistono anche altri, ad esempio il potere costituente che può essere sia esecutivo

che legislativo, fa una legge superiore alla legge normale. In ambito pratico troviamo

schemi diversi alla tripartizione, che piazzano nel mezzo o addirittura fuori altre

tipologie di potere, come il potere amministrativo oppure quello neutro, che può

sembrare quello del nostro Presidente della Repubblica perché può permettersi di

esercitare tutti e tre i poteri insieme, come se fosse super partes (capo dello stato,

firma leggi, rapporti internazionali, capo forze armate ecc.)

Potere Neutro: molteplici capacità di concepirlo, può essere esterno alla

o normale tripartizione dei poteri, perciò non facile da pensare, in alcuni casi un

esempio può essere il potere costituente. Esso può essere anche a cavallo dei

tre poteri classici, (es. Presidente della Repubblica che ha il potere di dare la

grazia, capo delle forze armate, firma le leggi). Ma può essere un potere

incaricato della valutazione di costituzionalità degli altri tre poteri, ed in

questo caso l’esempio può essere la Corte Costituzionale che interviene come

arbitro super partes ed annulla l’atto se agisce al di fuori dei limiti

costituzionalmente previsti. Ma non tutti gli organi addetti alla valutazione

della costituzionalità sono come la nostra Corte Costituzionale, il punto è che

c’è una legge superiore, la Costituzione e si osserva se i diversi atti

applicativi sono legittimi o meno. Un ulteriore modo per intendere un potere

neutro è uno che ha il compito di custodire la Costituzione, affinché non venga

infranta, su questo punto Carl Schmitt teorizzerà a lungo, inoltre si può

immaginare un potere capace di moderare e coordinare il potere politico,

esempio il Presidente della Repubblica Napolitano, dove invitava alle forze

politiche di moderare i toni, o chiedere di fare riforme costituzionali, quando

c’è una crisi parlamentare dove egli chiama a colloquio i vari leader della

forze politiche in caso di formazione di un nuovo governo, che danno vita a

una serie di azioni politiche che vedono il Presidente come protagonista,

anche se non sono così evidenti. Tutte queste accezioni tendono ad

incastrarsi tra loro, questo perché la modellistica non è la realtà;

Potere Costituente e Poteri Costituiti, nel tempo storico di cui parliamo le

1. costituzioni non sono più consuetudinarie come quelle inglesi che si sedimentano nel

tempo, perché si afferma l’idea che sia possibile, in un preciso momento, mettere per

iscritto delle regole politiche in modo razionale. Il primo è un potere che opera una

tantum ed esprime un atto fondante di volontà politica (qualcosa che da un punto di

vista formale non esiste, poche eccezione come il Bill of Rights), crea il sistema e

dopo aver portato a termine il compito esso conclude (per sempre si presuppone) la

sua seduta, ha inoltre bisogno di una forma di legittimazione speciale perché in quel

momento è la massima espressione di sovranità, dopo essersi sciolto non entra più in

gioco finché il sistema regge. I secondi invece sono quelli contenuti e definiti nella

costituzione, cioè orgai che non esistono prima o al di fuori della costituzione, e non

possono intervenire sulle leggi imposte e sono gli organi che si dividono i tre classici

poteri. La distinzione ha un processo di genesi, che si pone nel momento stesso della

nascita di una Costituzione e la differenza nasce nel 1700, il primo esempio storico è

la Rivoluzione Americana, che porterà alla prima costituzione scritta e completa e

che vedrà la prima Convenzione (potere costituente). Un importante studioso è anche

Sieyès, francese che attraversa tutte le fasi della rivoluzione ed è la testa pensante

costituzionale. Potrà affermare che la distinzione tra i due poteri l’ha inventata lui e

ne parlerà come una delle grandi eredità della scienza politica moderna (nuovo

modo razionale di approcciare alla politica). De Vattel invece è un pensatore

svizzero e scrive Le droit des gens, una forma di diritto internazionale (1758), dove

“è manifesto che la nazione ha il pieno diritto di fondare essa stessa la costituzione,

di mantenerla, perfezionarla e regolare a sua volontà tutto quello che concerne il

governo e se una nazione non è contenta di ciò che fa il suo governo ha il diritto di

riformarla”, cioè se una costituzione non va più bene, può essere cambiata;

Potere di Revisione Costituzionale, dopo aver fatto la Costituzione ed aver fissato i

2. poteri costituiti si pone il problema se essa resta fissa oppure cambia, nessun

costituente fa una costituzione in modo leggero, perché un’opera razionale che fonda

l’ordine politico ed aspira al meglio delle possibilità, ma il problema che ci si pone

fin da subito è come far sì che essa non venga distrutta e che duri. Si può sceglierà

tra il non concepire processi di modifica, oppure lasciarla aperta a possibili

cambiamenti, quindi scegliere se mettere le condizioni perché essa cambi e si adatti

ai tempi diventando più flessibile. In questo senso si concepiscono delle regole che

prevedono una possibile revisione della stessa, in modo che la modifica non sia al di

fuori della costituzione o derivata da essa. Nel potere costituente nasce la

presunzione di poter progettare l’ordine politico di un paese qualcosa che fino a quel

momento era immanente, non progettato (spinta illuminista). Ma la presunzione

continua con l’idea di voler dare vita a delle regole che alterano l’ordine politico e

che saranno valide per un futuro storico che non ci è permesso conoscere o

immaginare, bisogna quindi stabilire delle procedure aggravate per le modifiche

costituzionali. Politicamente sono difficili da realizzare, richiedono molti organi, una

diversa maggioranza e si chiede una maggioranza qualificata cioè più rappresentanti

a favore. Succede che si metta un tempo in cui la costituzione non può essere

modificata per far sì che si assesti si può imporre che più legislature consecutive

concordino sulla modifica e si dichiarino a favore. Procedura deve essere aggravata

ma con una logica ponderata, si prova a limitare di intervenire su alcune parti della

costituzione, ad esempio non si può revisionare la Forma Repubblicana.

Da un punto di vista filosofico è importantissimo, perché tutto prende un retrogusto

ingegneristico, diventano delle macchine con capacità di bilanciamento e che

prevedono pesi e contrappesi, ma la politica non è meccanica.

Paradosso della riforma Costituzionale studiato da Zagrebelsky, teorico di analisi

costituzionale e che sostiene che tanto più una riforma è necessaria perché manca la

capacità di decidere, tanto più essa è difficile ma se non si ha la capacità di decide

sulle minime cose è letteralmente impossibile avere la capacità di compiere scelte

così fondamentali. Quindi la riforma assolutamente necessaria è quella impossibile,

la riforma possibile invece è superflua perché il sistema si rivela capace di decidere,

ogni ipotesi di riforma costituzionale ha carattere politico perché si tocca la regola

fondante del sistema, espressione di qualcuno che simboleggiava la massima

sovranità, ed il riformista gioca la sua capacità di decidere;

Costituzioni Scritte e Costituzioni Consuetudinarie, il concetto stesso di

3. costituzione ha una duplice accezione, perché per i romani costitutio indica un

qualcosa di fisico, organica, mentre costitutiones indicavano raccolte di legge ed

entrambe le nozioni si fondono nel significato che ha assunto oggi, perché c’è

un’idea giuridica ed organica, come struttura del corpo politico. Ci sono anche altri

tre modi per concepire la costituzione, ad esempio come atto che contiene le leggi

fondamentali, come atto di separazione dei poteri (modo per garantire la libertà, si

dà nelle mani dei rivoluzionari una forza politica fortissima), infine come atto di un

potere costituente. I tre modelli si fondono;

Verfassung/ Konstitution, Costituzione formale e Materiale, Bockenforde, allievo

4. di Brunner e Schmitt, (NB: i tedeschi hanno due parole per indicare le cose perché

una è tedesca è l’altra latina e distinguono i due aspetti di uno stesso concetto) e

sostiene che per Verfassung si intende la forma concreta di ordinamento politico

esistente in un dato periodo, cioè il tipo di struttura politica essenziale (regole

fondamentali) presente in ogni sistema cioè in senso materiale, mentre il termine

Konstitution indica un concetto ideale riferito ad un contenuto ideologico, tipo del

1700 ed elaborato dalla borghesia che ne fa il suo elemento di lotta contro la

monarchia assoluta, è una precisa realizzazione storica di Verfassung.

Mortati, sostiene che esiste la costituzione formale e quella materiale, la prima è

quella che ci si aspetta che avvenga, mentre la seconda è ciò che risulta, cioè come le

forze sociali-politico-economiche si scontrano ed operano sulla base delle regole

riescono a far funzionare il sistema;

Costituzioni Flessibili vs Rigide, perché dalla seconda metà del 1700 in poi avremo

5. molte costituzioni scritte, le prime sono quelle che non richiedono forme

particolarmente aggravate o organi specifici con legittimazioni particolari, mentre le

seconde richiedono forme più complesse e diverse da quelle originarie e ci sono casi

in cui esse non possono essere modificate. Lo Statuto Albertino è una costituzione

che di fatte non dice nulla, lo si definisce flessibile, alcuni studiosi anche elastico, e

di fatto formalmente resta inalterato fino al 1948, ma nel corso di 100 anni si fanno

tutta una serie di leggi ordinarie che da un punto di vista materiale cambia tutto,

dentro riesce a starci tutto, anche il fascismo, nonostante formalmente essa non viene

cambiate.

Rivoluzione Americana

È la prima rivoluzione costituzionale, e questa costituzione sarà la prima e più longeva,

anche se nel tempo viene modificata, dura da 200 anni. Essa è strettamente legata alla storia

costituzionale inglese ed ha dei tratti molto particolari che faranno sì che per un certo

periodo di tempo essa non sarà un modello a cui ispirarsi, perché le condizioni presenti lì

non le si ritrova in Europa o nei luoghi in cui nasce un movimento costituzionalista, questo

perché nessun altra realtà di tipo occidentale ha la possibilità di costruite un nuovo sistema

su una tabula rasa, avranno sempre il problema di avere alle spalle circa 1500 anni di storia

che è impossibile da eleminare.

Il territorio americano nasce come colonia, il Nord viene colonizzato verso il 1600 e ci sono

una serie di condizioni economiche e geopolitiche diverse, quindi i coloni sono

maggiormente inglesi e belgi, di religione protestante.

Esse diventano territori appetenti alla Madre Padria ma con un regime più o meno autonomo

e dove proliferano risorse, quindi il primo modello che sì considera è privatistico-

commerciale, cioè i coloni, in genere nobili o compagnie commerciali cioè un gruppo di

individui che hanno/usano le risorse per commerciare e sfruttare le terre (simile alle società

per azioni). Essi hanno il diritto di sfruttare il territorio per mantenersi ed inviare al regno

una parte dei loro guadagni. Per fare ciò hanno dei precisi atti normativi, che sono un

incrocio tra carte medioevali e costituzioni.

Il modello politico che si afferma è simile a quello inglese, cioè una figura monocratica che

decide oppure un’assemblea di consiglio (capi di famiglia che decidono su come

amministrare il territorio e come controllare le periferie), o le due cose insieme, tipico

regime dualista britannica. La Corona ad un certo punto invia un governatore, come

rappresentante del Re, il parlamento è a Londra, non si sposta oltreoceano così come il Re, e

questo si spiega con il concetto di Rappresentanza Virtuale. Le leggi delle colonie sono

sottoposte ad un controllo giudiziario, che porta all’affermarsi della revisione giudiziaria

delle leggi ed in Americana tutto questo si sente particolarmente, inoltre molti dei coloni

sono persone che cercano di scappare dall’Inghilterra perché sono dei perseguitati politici,

ideologici, cercano un nuovo mondo e nuove ricchezze, ricordano le tesi giusnaturalistiche e

la common law, cioè credono che ci sono dei valori e principi inderogabili che possono

essere imposti anche al potere politico.

La Rottura

Giorgio III decide di aumentare il controllo britannico, imponendo nuove tasse. Per molto

tempo le colonie non hanno inviato particolari quote ed il potere centrale non ha mai preso

posizioni rilevanti verso di loro, inoltre nella Madre Patria parte proprio in quegli anni la

rivoluzione industriale e si è sviluppato nel corso del tempo l’idea che il modo migliore per

drenare risorse è tassare gli individui e le attività economiche.

Il punto di rottura risale a quando il Re fa sapere che i coloni non potranno più commerciare

con i locali perché diventa un’attività di monopolio regio, bandire l’espansione verso il

centro del territorio, tollerare le truppe inglesi sul territorio, pagare la tassa sul te che è un

importante fonte di reddito, censura alla stampa ecc. Gli americani rispondono con il motto

“No taxation without representation” ma gli inglesi sosterranno che con la Rappresentanza

Virtuale anche loro vengono rappresentati, ma in realtà c’è un vero deficit rappresentativo

che in forme diverse è lo stesso punto che fa scoppiare la rivoluzione francese. La mentalità

pragmatica americana sa benissimo di non essere rappresentata in parlamento per via di

problemi tecnologi. Si susseguono delle riunioni e congressi che si concludono con la

Convenzione di Filadelfia, dove i ribelli vincono e fanno di questo loro essere un vanto. La

Convenzione anche in questo caso prende vita da un organo assembleare autoconvocatosi

che fonda un nuovo sistema, imponendo ad ogni colonia di darsi una costituzione, però si

apre fin da subito uno scontro su un problema pratico, cioè Federalismo o Confederazione?

(NB: è un sistema neo fondato che ha bisogno di farsi riconoscere dal mondo

internazionale)

Da una parte abbiamo la Federazione, dove tutti gli Stati su uniscono tra loro e c’è un potere

centrale sovraordinato ai singoli stati e che ha delle sfere di potere in cui ordina a loro cosa

fare, ed essi hanno un potere residuali al potere centrale. Dall’altra invece abbiamo la

Confederazione, gli Stati si considerano come Sovrani e che comunicano tra di loro

servendosi di organi particolari.

Le due anime si scontrano all’interno della Convenzione, che è un organo costituente, ed

alla fine prevale la federazione, anche se la scelta è blanda e si evita di fare un potere

centrale troppo forte perché altrimenti si violerebbero i principi della rivoluzione, che

cercava un margine maggiore di autonomia. Viene fuori una figura monocratica, cioè il

Presidente ed un organo collegiale, il Congresso, la costituzione che è garantita e permette

di disapplicare una legge se si giudica incostituzionale, in gioco c’è anche la faccenda della

rappresentanza virtuale.

Considerazioni

Di fatti lo scontro è contro il parlamento, perché i coloni cercano fino all’ultimo una risposta

nella corona, cercando da lui giustizia con un atto di equità (potere neutro e medioevale), il

re si schiera però con il Parlamento.

La rivoluzione americana è antilegicentrica, perché mette al centro la costituzione come

elemento fondante, quindi meno favorevole al legislativo ordinario, mentre privilegia la

legge superiore (differenza dalla rivoluzione francese, dove la legge è importantissima).

La Dichiarazione d’Indipendenza

Le Costituzioni scritte introduco il tema delle dichiarazioni, cioè testi che sono accumunati

ad essa ma che non ne sono parte strettamente intesa, cioè ci sono degli articoli che non

pezzi della costituzione, riguardano dichiarazioni di principio che non sono leggi e pongono

il problema delle sanzionabili, cioè se si può sanzionare chi non rispetta, come si fa a farle

valere ecc., in genere sono messe al principio della costituzione e sono un po’ gli eredi di

konstitution perché riguardano l’impianto ideologico sul quale essa si fonda. Nel caso

americano troviamo una serie di verità autoevidenti, e tra queste troviamo esplicitato che

l’uomo ha il diritto a perseguire la propria felicità, che è l’embrione dell’essere americani, è

un fattore costitutivo della mentalità americana. Si elencano anche i torti subiti dalla Corona

e si “disconosce” il Parlamento, cioè sul modello del Bill of Rights e giustificano perché

vogliono l’indipendenza. Le colonie vengono proclamati Stati liberi e indipendenti (questa è

una soluzione confederale, momentanea che mette d’accordo un po’ tutte le parti ed evita i

conflitti interni, il dibattito si riapre con l’organo costituente della Convention). Si dovrà

istituire un nuovo governo, strutturare dei poteri che garantiscano libertà e sicurezza e che

seguano determinate ideologie, riconoscono che ci deve essere un atto formativo che fonda

un nuovo ordine politico.

Costituzione Americana

Il sistema è presidenziale, ed il momento clou è proprio l’elezione del presidente, che

politicamente è molto forte. Ci sono 7 articoli che sono tutti strutturati al loro interno (come

se fossero 7 titoli), ed i primi 3 hanno lo scopo di limitare il potere politico e garantire la

separazione dei poteri.

Nel art.1 è previsto un Congresso fatto da due Camere, Camera dei Deputati e Senato, che è

quasi una seconda camera che riprende il modello inglese ma diventa un organo

rappresentativo degli Stati, mentre quella dei deputati è rappresentante dei cittadini, in

questo modo si accontentano gli stati centrifughi perché preferivano una scelta confederale

ed il numero di rappresentanti degli stati è uguale per tutti.

Nel art.2 Esecutivo Monocratico molto forte che si individua nella figura del presidente

degli USA e circondata da un gruppo di membri del Gabinetto scelti personalmente da lui.

Significa che l’entourage burocratica cambia al cambiare del presidente (è il classico spoils

system, the winner takes all).

L’art.3 prevede un potere giudiziario separato nazionale, cioè c’è quello interno degli stati e

quello federale-sovranazionale, che è la Corte Suprema.

L’art. 4 descrive le regole tramite le quali gli Stati possono approcciarsi tra loro.

L’art. 6 e 7 prevedono che i trattati stipulati hanno forza di legge suprema per il Paese e per

ciascun stato, e sono ratificati dalla Costituzione stessa.

Infine l’art.5 prevede un sistema di revisione aggravato, e la pratica è molto particolare

perché riguarda gli emendamenti, cioè le modifiche avvengono tramite articoli aggiuntivi

che sostituiscono o annullano gli articoli precedenti, anche se la legge sostituita non

scompare dalla costituzione.

NB: il doppio livello, cioè locale e nazionale riguarda molti aspetti e va tenuto presente.

Aspetto Istituzionale

Il presidente è percepito come legittimato dal popolo (ci sono i grandi elettori che sono eletti

dal popolo in ciascun stato e loro eleggono il presidente). Il mandato dure 4 anni e non può

essere sfiduciato, ameno che non si parla di impeachement, cioè se il presidente decade

perché accusato di un reato molto grave come l’alto tradimento o comportamenti contrari

all’interesse della nazione (anche se in genere quando percepisce che può essere accusato si

dimette direttamente e viene sostituito dal vicepresidente). Nemmeno il potere legislativo

può essere sciolto.

L’esecutivo può opporsi al legislativo, ha il diritto di veto negativo e sospensivo, cioè è

superabile se la camera riprende in mano la legge e la fa riapprovare con una maggioranza

superiore. Questo ci fa capire che i costituenti cercavano un modo per mantenere

l’indipendenza dei due poteri e metterli, però, in collegamento.

Nella Camera dei deputati la rappresentanza dipende dalla popolosità, al contrario del

senato, i deputati del congresso sono eletti direttamente dal popolo, ma il bicameralismo non

è simmetrico perché le due Camere sono diverse ed hanno poteri diversi.

Il potere giudiziario prevede una Corte Suprema competente per i casi trattati dalla

costituzione, leggi federali o trattati internazionali, presiede i rapporti tra gli stati (perché

essi sono sovrani, quindi il rapporto tra loro è paragonabile al rapporto tra stati esteri).

Da un punto di vista pratico troviamo dicasteri a direzione monocratica, il segretario di stato

ed altri ruoli ministeriali sono molto potenti, e sono considerati fiduciari del presidente e

rispondono a lui, che ha il problema di avere la maggioranza favorevole del congresso.

Nasce quindi un consiglio che ha la modellistica del Cabinet, anche se il sistema rimane

bipolare e molto simile a quello inglese anche se rivisitato e modernizzato.

Il judicial review non è previsto nella costituzione, ma è uno dei principi fondanti e si

afferma a posteriori perché residuo del diritto consuetudinario, potere superiore che

c’è un

controlla la validità del potere inferiore, gli stati non possono prendere decisioni che

contrastano la costituzione, perché essa è superiore anche agli stati sovrani in quanto applica

i principi fondanti. Il sistema sta in piedi perché al centro sta la Costituzione, non la legge,

ed è il mezzo con cui si applicano i principi fondanti ed ideologici. Il primo caso di sentenza

che vede contrapposta legge ordinaria e costituzionale è il caso Marbury vs Madison dove si

stabilisce che la costituzione prevale sempre sugli atti amministrativi nel caso in cui i due

vanno in contrasto.

La rivoluzione americana è costituzionale ed antilegicentrica, perché mette al centro la

costituzione e non il costituente, essa è un valore fondante (nella rivoluzione francese

succede esattamente il contrario, è costituente perché c’è sempre un potere costituente che

fa nuove costituzioni). Non ha vocazioni sovversive, vuole solo fondare un sistema.

Premesse Rivoluzione Francese

“Giuramento della Palla-Corda”, si giura di fare la Costituzione, si rappresentano i tre

ordini.

La rivoluzione francese non è del tutto contro la Monarchia, perché essa non è reazionaria

ed autoritaria e le prime fasi della rivoluzione contemplano figure che non mettono in

discussione l’assetto monarchico, e già questi si pongono come punti di frattura con

l’antiparlamentarismo e antilegicismo americano. La monarchia cerca più volte di riformare

il sistema, specialmente l’aspetto economico ed entrare in un punto molto delicato, cioè il

secolare problema dei privilegi che conferisce ad alcuni individui uno status giuridico

particolare e che non è possibile eliminare perché la monarchia compone i parlamenti e

boccia le ordinanze regie che sono a lei sfavorevoli.

Abbiamo anche qui un deficit rappresentativo, perché gli Stati Generali non sono convocati

da circa 200 e nel momento in cui vengono convocati si crea un clima di tensione. L’organo

è composto dai tre ordini che hanno uno stesso numero di rappresentanti e che votano

separatamente, e le questioni che si agitano riguardano il numero e se votare per testa o per

ordine.

Luigi XVI nel periodo rivoluzionario cerca di cavalcare la tigre rivoluzionaria ma di fatto

non ci riesce e rimane nel mezzo tra posizioni conservatrici e progressiste.

Il terzo stato ha le pulsioni più innovative e chiede il raddoppio del numero di rappresentati,

inoltre ha una posizione di svantaggio perché vede gli altri due ordini sempre coalizzati.

Chiede il voto per testa, perché essendo che i due ordini si coalizzano, il voto per ceto fa sì

che ci sia sempre una maggioranza di 2 contro uno, mentre con il voto per testa è possibile

applicare una strategia diversa. Il raddoppio dei rappresentanti è dato dal fatto che il terzo

stato è molto più ampio ed è l’unico a pagare le tasse, inoltre così si verrebbe a creare una

maggioranza più equa e più facile da far oscillare (ottenendo i favori della parte più basse

del clero o della nobiltà). I rappresentanti di ogni ceto e circoscrizione ed hanno la

prerogativa di raccogliere le lagnanze, cioè documenti scritti e sono redatti da uomini colti,

in genere clericali (la parte bassa) o uomini di legge, ed alcuni hanno anche contenuti

politici oltre che richieste. Una delle richieste avanzate alla monarchia è la Costituzione,

inoltre ci sono altre correnti filosofiche e culturali come l’Illuminismo ed il liberalismo, e

che auspicano affinché l’uomo vada verso il progresso e la predeterminazione delle

condizioni di vita e si criticano fortemente le posizioni dell’Antico regime. Uno dei studiosi

che più influenza il pensiero di quel tempo è Rousseau che riesce a mettere delle categorie,

ed uno di questi è il Contratto Sociale che prevede l’esistenza di una sovranità unica ed

indivisibile che viene attribuita ad una collettività astratta e non può essere alienata o

delegata, è la volontà generale, cioè grazie al contratto sociale il popolo esprime la volontà

generale che è espressione della sovranità nazionale. La volontà generale non è la somma

delle singole volontà, quest’idea fa vacillare la sovranità regia (tutto all’interno dell’analisi

razionale) e critica fortemente autorità e tradizione cioè i capi saldi su cui si pone la

monarchia feudale.

Il liberalismo, inoltre, apre il sistema medioevale, difendendo la proprietà private ed

inneggiando al libero scambio.

La Monarchia cerca di fare delle riforme in ambito agricolo, industriale (manifattura),

amministrative, si cerca di riformare il locale e le assemblee provinciali, intervenendo sul

sistema di privilegi ed autonomie che intaccano con gli interessi del terzo stato, che vuole

abbandonare le tradizioni e cerca il progresso. Alcune riforme riguardano anche l’ambito

giudiziario, sociale, economico e finanziario (liberisti che cercano di intervenire nella

questione economica ma non riescono perché è impossibile sottrarre alcuni privilegi alla

nobilita che risiede nei parlamenti ed ha potere di rimostranza, quindi è impossibile

convocare gli stati generali e si preferiscono i consigli di notabili).

NB: si interviene contro i privilegi perché sono fuori dal sistema e non vanno più bene.

Il sistema non è in grado di rispondere alle crisi, i movimenti antimonarchici si fanno sentire

sempre di più, gli illuministi pubblicano tantissimo e scrivono molto sulla politica, la stampa

esplode ed il tutto affiancato da tumulti e crisi che sottopongono il re ad un uso eccessivo

della forza per controllare la situazione e non controlla la resistenza dei parlamenti che

accusano il centro di voler reprimere le libertà e ne minano la sua legittimità. La Monarchia

cerca di razionalizzare da secoli, e questo spiega il perché del continuo scontro con la

nobiltà, perché gli interessi particolari dei ceti privilegiati non vanno più bene, non si può

più contrattare per ogni decisioni.

Fase iniziale della Rivoluzione

Quattro passaggi della Rivoluzione.

Nel 1788 vengono convocati gli Stati Generali, che si trasformano in Assemblea Nazionale

Costituente, cioè organo collettivo che esprime la Nazione e che è Costituente. La teoria che

legittima questo organo è la sovranità nazionale, cioè le categorie che attribuivano le

sovranità al Re vengono prese ed attribuite ad un nuovo soggetto, cioè la nazione che

diventa un soggetto astratto ed addensa la rivoluzione in sé, è lei ad esprimere dei

rappresentanti che le danno voce. Gli Sati Generali si tramutano in quest’organo, dove il

soggetto politico prevalente è il terzo stato, ma questo avviene in un modo particolare.

Infatti uno dei maggior contribuenti alla nascita di questa teoria che vede protagonista la

Nazione ed il Terzo Stato è Emmanuel Sieyès che è un esponente del basso clero (abate) e

non aveva intenzione di fare il prete, è molto vicino alle posizioni del terzo stato e scrive

poco, dopodiché fa politica attiva il Saggio sui Privilegi e Che cos’è il Terzo Stato? Il

secondo testo sarà uno scritto chiave della rivoluzione, perché egli risponde alla propria

domanda chiedendosi cos’è stato fino a quel momento, e spiega che il terzo stato è tutto.

Usa la teoria della sovranità nazionale e la teoria dei privilegi, spiegando che i privilegiati

sono coloro che hanno leggi private, ma la condizione fondamentale per essere membro del

corpo politico è che tutti devono sottostare alle stesse regole, quindi chi ha delle leggi

proprie non può essere parte del corpo politico. La Nazione quindi è l’insieme di coloro che

hanno le stesse regole, per cui il terzo stato è tutto, coincide con la nazione mentre clero e

nobiltà sono fuori a meno che non rinunciano ai loro privilegi, “La legge è uguale per tutti”.

Ma questo funziona solo se si considera la teoria rappresentativa, infatti Rousseau (che è il

padre della teoria della sovranità nazionale ed cui Sieyès si ispira) è svizzero e non è

favorevole alla rappresentanza, ha dei seri problemi a far mantenere in piedi la sua teoria di

sovranità nazionale, perché lui è figlio della democrazia diretta svizzera, ma in realtà se si

considera la nazione come un entità collettiva è necessaria la presenza dei rappresentanti che

le danno voce ed esprimono la sua volontà attuando la divisione dei poteri e garantendo così

la libertà.

Idea di rappresentanza e politica sono fortissimamente innovative, perché Sieyès è tra i

primi a sostenere la politica come professione, diventa un nuovo modo per intendere la

democrazia, non più come la intendevano i greci (diretta), perché parte dei suoi studi

derivano anche dalle teorie della divisione del lavoro (Smith), che lui applica a livello

sociale, cioè divisione del lavoro sociale. Cioè il terzo stato non vuole la democrazia diretta

perché non ha il tempo per poter partecipare attivamente, è troppo impegnata nei suoi affari

commerciali, preferisce che ci sia qualcuno che lo rappresenti e che di mestiere faccia

esattamente questo.

Quest’aspetto è ideologico e si realizza in ambito pratico solo se è la Nazione a legittimare il

tutto, si fa saltare tutto il sistema precedente, si fa sì che la Lois est la volontée génerale.

Giuramento della Pallacorda, praticamente gli Stati Generali si riuniscono e litigano perché

gli organi vacillano sulle loro posizioni, il terzo stato avanza richieste e la monarchia non sa

bene con chi schierarsi. Visto il blocco del sistema e l’incapacità di accordarsi, la monarchia

fa trovare il luogo della riunione sbarrato ed impedisce la deliberazione, ma i deputati degli

stati genarli si spostano nella sala della pallacorda (un gioco in voga al tempo) perché è

l’unico spazio abbastanza grande da contenerli, e riescono a discutere e deliberare

accordandosi, promettendo anche di non separarsi fino a quando non raggiungono

l’obbiettivo di fixer la costitution. Usano il termine fixer e non écrire, perché loro di fatti

non sanno come farla perché alcuni suggeriscono di farne una razionale ed innovati, altri

sostengono di fissare le leggi che in modo lento si sono sedimentante garantendo certe

limitazioni al potere regio, ovvero osservare le leggi già presenti e modificarle di poco e

metterle per iscritto.

Nel dibattito prevale l’uso del termine fixer perché in qualche modo mette d’accordo tutte le

varie anime del dibattito.

Con questo giuramento nasce un nuovo organo, che si dichiara Assemblea Nazionale

Costituente. La costituzione si rivela essere un’arma per fare la rivoluzione.

La Rivoluzione scoppia nel 1789 e dura fino al 1799, anno in cui sale al potere Napoleone

Bonaparte, anche se per alcuni storici anche quello è periodo rivoluzionario.

• Prima Fase 1789-1791

Si produce la Prima Costituzione che è monarchica (monarchia costituzionale), cioè

mantenendo in vigore il sistema monarchico producono una costituzione scritta;

• Seconda Fase 1792-1794

È il periodo dove viene decapitato il Re e si fa una Repubblica che prevede una nuova

costituzione, convocando un nuovo organo costituente che si chiama Convenzione che

produce una nuova costituzione e che darà vita al periodo del terrore giacobino (quindi non

un periodo di governo costituzionale). Si governa la Francia con dei comitati, cioè la

Costituzione Giacobina prodotta dalla Convenzione non viene mai realmente applicata;

• Terza Fase 1795-1799

Successivamente anche Robespierre verrà decapitato e si produrrà una nuova Costituzione

che abbandona gli “ideali giacobini” ed ha connotati più moderati, questa sarà prodotta dallo

stesso organo che ha prodotto la Costituzione dell’Anno I, cioè la Convenzione che rimane

di fatti attiva per due anni senza sciogliersi. Questa costituzione non ha particolari successi e

porta ad una situazione tumultuosa che sfocia nella quarta fase;

• Quarta Fase 1799 =>

Si produce una nuova Costituzione, ma non è frutto di un nuovo organo Costituente. È il

periodo in cui prende il potere Napoleone Bonaparte.

Al contrario della Rivoluzione Americana, la Costituzione è importante sì, ma non così tanto

da salvaguardarla, è un modo per legittimare il potere politico che arriva al governo.

Nella prima fase della Rivoluzione non si cerca di eliminare la Monarchia (anche se una

componente dell’assemblea si mostra più radicale), anzi spesso è invitata ad approvare parti

della Costituzione, ed una delle prime cose che si chiede alla Corona di sottoscrivere è la

Dichiarazione dei Diritti, producono pochi articoli che vengono approvati ma la

componente più forte della Rivoluzione prende corpo prima che essa si possa reputare finita.

Nel frattempo possiamo osservare il doppiogiochismo di Luigi XVI; che non si schiera mai

con una delle parti e rimane in contatto con le dinastie regnanti in Europa che non sono

assolutamente a favore della Rivoluzione. Riesce a mettersi in fuga ma si ferma in una

locanda e viene riconosciuto e viene riportato a Parigi. Si produce una sorta di messinscena

per non far sapere che il Re scappava e si fa girare la voce che era stato preso contro la sua

volontà, viene “congelato” mentre si decide cosa farne, e la Francia viene convocata senza

un Re. Il problema è capire se egli può o meno essere sottoposto a processo, perché il Re è

sacro, inviolabile ed indiscutibile, ed alla fine si decide di ucciderlo per assicurare la salute

pubblica.

Si cerca in ogni modo di fare una rivoluzione legale, salvando la monarchia, garantendo una

costituente ed una costituzione, ma si sa benissimo che non può essere così, le rivoluzioni

sono politiche e rompono i sistemi, non possono rispettare le leggi, queste posizioni

“radicali” verranno ribadite dai giacobini.

La seconda fase è la cosiddetta fase del terrore, che vede l’assassinio del Re e lo scontro tra

Girondini, che sono più moderati e Giacobini, la componente più radicale, che prevale

anche se non ha la maggioranza a favore, ed elimina fisicamente l’élite girondina. Lo

scontro tra Danton e Robespierre è l’emblema dello scontro tra élite, che non si gioca sulla

logica dell’avversario, ma del nemico e le argomentazioni sono tanto filosofiche quanto

politiche.

Nel momento stesso in cui si decapita il Re la Francia entra in guerra, e vede gli eserciti

delle più grandi potenze europee alle porte, i Giacobini allora congelano la Costituzione e

impongono un regime che ha potere straordinari ad alcuni organi, il Comitato di Salute

pubblica e Sicurezza Generale, ed è legittimato ad averlo visto lo stato di guerra, inoltre vi è

una crisi economica e tutto questo porta ad un eccessivo accentramento del potere. Alcuni

studiosi sostengono che è la rivoluzione a produrre l’esempio più puro di Assolutismo e che

porta a non rispettare nessuna delle leggi per cui la rivoluzione scoppia. Il potere Giacobino

è legittimato dalla populasse che viene smossa ogni qual volta che la situazione prende

pieghe a loro svantaggiose, e governano con dei comitati, composti da poche persone. I

Giacobini sono succubi di un paradosso, perché nel momento in cui cercano di portare al

massimo gli ideali più alti della Rivoluzione (tanto che nella loro Costituzione troviamo

diritti e libertà avanzatissime), realizzano il sistema più autoritario ed Assolutista di tutto i

1700, definito in alcuni casi anche come la radice dei totalitarismi (Hitler, Stalin, Lenin lo

copieranno), rifondano la religione più laica e razionale, i cittadini non hanno protezione ed

il Culto dell’Essere Supremo, tutto è controllato dal potere, e politicamente funziona perché

nell’idea del potere popolare si fa sì che la Francia si sollevi e si riarmi a livello nazionale,

che rovescia le sorti della guerra, guidati alla frontiera dai rappresentanti dei Comitati. Tra

di loro Saint-Just, uno dei più sanguinari e brillanti militari giacobini, la vittoria Francese

nella guerra legittima il terrore, tanto che nel momento in cui si allenta il pugno di ferro il

regime perde la sua legittimazione e le sorti si rovesciano.

Il termine Termidoro indica il mese di luglio, il 9 del 1794 una forza moderata (i

sopravvissuti dei girondini) che sono stanchi del terrore che impedisce la ripresa economica

e contraddice la parte più vasta dei rivoluzionari, cioè la borghesia che ha come principio

essenziale l’arricchirsi ed in una crisi economica non lo permette. Inoltre i francesi sono

stufi della rivoluzione, l’esercito assume sempre più importanza (l’unica fonte di protezione

e sicurezza). Si produce una costituzione molto più equilibrata, ma talmente tanto che

genera immobilità e staticità, il processo decisionale è bloccato e provoca dei “piccoli colpi

di stato”. In ogni caso essa rimane in vigore fino al 1799, dove poi nel mese del Brumaio tre

consoli, Sieyès (che di fatto sopravvive alla rivoluzione, ed attraversa tutte le fasi, il teorico

della rivoluzione) Bonaparte e Roger-Ducos, fanno un colpo di stato militare, cioè

l’esercito ha talmente tanta rilevanza come soggetto sociale da essere lo strumento con il

quale prendere il potere. Bonaparte quando prende il potere non ha in mente di lasciare

ulteriore spazio alla rivoluzione, per questo la dichiara conclusa e ribadisce che essa è

fissata con i principi che l’hanno avviata.

Costituzione dell’anno 1791

-Ideologia della Sovranità Nazionale, nessuno è titolare di un potere proprio, perché esso

risiede nella nazione, in quest’idea non esiste il Re dell’Antico Regime, ed ogni funzionario

ha un potere delegato dalla nazione, se è un rappresentante lo è dell’intera nazione, on di un

singolo pezzo. Si discute a questo punto se anche il re è un rappresentante o meno;

-Rivoluzione Municipale, ci si oppone anche all’amministrazione locale ed alle usanze

medioevali, cioè il processo monarchico assolutista giunge al suo massimo compimento. Si

nega la soluzione federativa divergente dal basso, perché la Francia doveva essere unificata

e si rompe l’assetto medioevale. La punta di tutto è la Comune di Parigi, il grande sostegno

dei giacobini, dove si riuniscono tutte le circoscrizioni francesi;

altri punti in slide.

Nel 1793 si decapita Luigi XVI, dopo un lungo dibattito che vede un voto palese (ad alzata

di mano) e dopo si contrappongono più anime.

Processo a Luigi XVI

Saint-Just è un ragazzino detto l’angelo della rivoluzione, giovanissimo e molto sanguinario

e violento, stratega militare. Interviene nel dibattito sostenendo che il Re è al di fuori delle

leggi, è un privilegiato e si contrappone all’idea stessa del progresso. Lui non ha un

contratto con il popolo e non può essere giudicato come un cittadino, deve o regnare o

morire, e se vive regna ed allora la rivoluzione non ha senso. Questo non è un tribunale non

è adatto a giudicare un Re, la rivoluzione non si fa con la giustizia.

Robespierre è il leader dei giacobini, detti anche la montagna, perché si siedono in alto ed a

sinistra e nasce lì la contrapposizione tra destra, conservatori e sinistra, mentre nel mezzo

stava la palude. Riprende le posizioni di Saint-Just, ma le espone in modo più razionale e

politico, “voi non siete giudici, siete uomini di stato, rappresentanti della nazione”, non ci si

piò tirare indietro, non si pronuncia una sentenza a favore o contro, bisogna prendere una

misura di salute pubblica, atto di provvidenza nazionale, se il re è condannato la repubblica

è assolta, se il re è assolto la repubblica muore. Era un avvocato e si vede dal modo in cui

parla, mette in luce le contraddizioni della costituzione, che è già morta viste tutte le cose

che i partecipanti al processo hanno fatto.

Questa Costituzione Monarchica è l’unica prodotta dalla rivoluzione che viene presa come

modello nel periodo costituzionale del 1800 nel resto d’Europa.

All’inizio troviamo la Dichiarazione dei Diritti, e si pone la questione della sanzionabilità.

Sono previsti cieca 17 articoli, dove 8 riguardano le libertà attive (liberty of), libertà

individuali, di stampa, di opinione, voto ecc., e libertà passive come la proprietà privata,

anche la resistenza all’oppressione sancito dalla costituzione, però punto in cui si creano

problemi e che verrà “abolito” dai posteri. L’art.3 sancisce che la sovranità risiede nella

nazione non nel Re, la nazione diventa però la somma di popolo e Re, e questo spiega

perché i giacobini parleranno di sovranità popolare (passaggio teorico).

L’art.16 riguarda il conflitto tra l’antica costituzione e la nuova, che viene risolto mettendo

per iscritto che “Le società dove i diritti non sono garantiti, ne è determinata la separazione

dei poteri, non ha una costituzione”, e questa si pone come una prescrizione per il futuro e

per tutte le nuove costituzioni, ed in modo implicito c’è un giudizio riguardo al passato, le

future costituzioni saranno delle Konstitution.

Costituzione Monarchica

Il Re non è più un re patrimoniale, non è re di Francia, è re dei francesi, il massimo

funzionario, la figura monarchica viene costituzionalizzata, diventa un potere costituito.

Come funzionario egli viene finanziato, gli si attribuisce una lisa civile che serve alla

monarchia affinché (alla corona come istituzione, non al Re come persona) essa mantenga i

suoi possedimenti e la sua immagine (per i rapporti internazionali), diventa il segnale della

fine della patrimonialità del potere. Il Re viene considerato un rappresentante, anche se è

tale per natura ereditaria ed ha un altro tipo di legittimazione, è sacro ed inviolabile (residuo

vecchia monarchia) e questo lo rende diverso dagli altri funzionari perché, al contrario di

loro, egli non è sostituibile se compie degli errori politici perché il Re e le sue azioni non

possono essere discusse. Occupa il campo dell’esecutivo e le sue prerogative sono quelle di

garantire la sicurezza esterna, promulgare le leggi, nomina gli ambasciatori ed agenti

diplomatici, cura le relazioni esterne, fa i trattati internazionali, ed ha un potere di veto cioè

può opporsi alla legge del legislativo. Su questo punto si discute se far sì che esso sia

assoluto oppure sospensivo e si propende per un veto sospensivo, che dura due legislature.

NB: in qualche modo il potere del nostro presidente della repubblica è un residuo di questo.

Per ogni atto regio serve la controfirma ministeriale (ministro competente per aria), in

modo che il ministro competente in materia che ha firmato è colui che risponde dell’atto, è il

primo caso di copertura ministeriale.

Il parlamento, invece, è monocamerale, non si segue il modello inglese ma si predilige ciò

che aveva teorizzato Sieyès, il parlamento deve essere unico perché esprime la volontà della

nazione. Il re sceglie 6 ministri fuori dall’assemblea legislativa, mentre Mirabeau propone

una cosa molto innovativa, che viene bocciata perché non supportata dalla teoria della

separazione dei poteri, cioè mettere in contatto esecutivo e legislativo, nominando alcuni

ministri dal gruppo di parlamentari e viceversa. I ministri sono responsabili difronte al Re,

quindi non si concepisce la forma parlamentare, perché non chiedono la fiducia al

parlamento. I giudici sono eletti al tempo dal popolo, anche se loro sono politicamente nulli,

il vero gioco politico si contende tra legislativo ed esecutivo, questo perché si cerca di

eliminare i parlamenti medioevali, intesi come organi giudiziari che cercavano di intervenire

sulle decisioni del re, esso deve attenersi ad essere un organo rappresentativo.

Distinzione fra cittadini attivi e passivi, cioè tutti hanno i diritti ma non tutti hanno la

capacità ed i mezzi intellettuali, culturali ed economici per esercitarli (sistema censitario), si

escludono tutti coloro che non rispecchiano il modello del cittadino borghese. Gli elettori

eleggono all’interno del loro gruppo quelli che pagano più tasse e sono loro a nominare i

deputati (elezione a doppio grado) quindi i deputati vengono fuori dalla parte più ricca del

terzo stato. La revisione costituzionale è possibile solo dopo il voto favorevole di tre

legislature consecutive, è necessaria molta volontà politica e la quarta legislatura può

occuparsi solo dei punti su cui le prime tre hanno concordato, inoltre i membri della quarta

legislatura non possono essere scelti tra quelli della terza ed in questo modo le possibilità di

revisione diventano del 0%. Il metodo di difesa della costituzione è fortissimo.

L’amministrazione prevede dei rappresentanti in missione che controllano la periferia e si

sopprimono le vecchie corti giudiziarie, quindi si mette fine al binomio amministrazione-

giustizia, diventano due cose separate cioè l’amministrazione diventa una sfera minore

dell’esecutivo, mentre il potere giudiziario è quello che giudica i casi processuali ed è

definitivamente fuori dai giochi politici (ulteriore divisione dei poteri).

Si cerca di razionalizzare il sistema delle imposte facendo un’imposta fondiaria sui

possedimenti delle terre, ma ci sono pochissimi catasti che rendono impossibile la

riscossione delle tasse. Si cerca di risolvere facendo un’imposta immobiliare, cioè si tassa in

modo induttivo relativo agli indici di vita, sui redditi commerciali ecc. Il terzo stato si

autotassa, ma non è un problema in quanto è sempre stato tassato, quindi la crisi finanziaria

di fatto permane.

Costituzione anno I, 1793

Fase post-monarchica che vede lo scontro sanguinario tra due élite e viene eletto un nuovo

organo costituente dopo che l’Assemblea Nazionale Costituente si è sciolta. Il re è stato

ucciso ed i processi revisionali sono troppo lunghi, quindi si elegge a suffragio universale

maschile (ma con i limiti previsti dalla costituzione precedente) un nuovo organo detto

Convention, che deve essere fortemente legittimato dal basso. L’assemblea eletta, visto il

basso numero di affluenza, è molto radicale ed ostile alla monarchia, questo perché la classe

sociale è omogenea e molto coesa. Si dichiara abolita la monarchia e la Francia viene

proclamata repubblica, una e indivisibile, che di fatto è quello che cercava di fare

l’assolutismo dal 1500-1600 e si arriva ad un livello di astrazione politica.

Dentro la Convenzione, che è di sinistra, ci sono alcune componenti più radicali ed altri più

moderati, e da quest’organo si fa un Comitato di Costituzione, che presenta una

maggioranza moderata (girondini che sono meno forti a Parigi ma più forti in altri punti

della Francia) e che sono coloro che dovrebbero preparare la costituzione. Preparano un

progetto molto lungo, di circa 400 articoli che propende per una maggior autonomia dei

locali (quasi federale) in modo da combattere i giacobini (molto forti a Parigi). Pensano ad

una assemblea eletta a suffragio universale e propongono il referendum (forma di controllo

sul potere centrale, anche se da un punto di vista tecnologico è molto difficile in quegli

anni). Questo progetto viene dibattuto, anche se tutto questo dilata i tempi dando vantaggio

ai Giacobini, che cercano nel frattempo di prendere potere e di fare un colpo di stato

(termine in senso lato perché non c’è una costituzione da violare). I Giacobini, in linea con

il clima politico del tempo e con le idee rivoluzionarie, fermano il dibattito proponendo di

fare una costituzione sentendo il parere della base, cioè danno un tot di tempo per far sì che

qualunque cittadino mandi un proprio parere sulla futura costituzione e su quali punti poter

mettere all’organo costituente, quest’idee viene approvato dall’organo. Tantissimi scrivono

alla Costituente, le idee vengono stampate e distribuite tra i parlamentari, finché il 2 maggio

i giacobini attuano il colpo di stato ed eliminano i girondini arrestandoli, successivamente

alterano il comitato di costituzione inserendo 5 loro membri, tra cui Saint-Just e si assiste ad

una svolta nei tempi, la Costituzione viene redatta subito, perché si prende il progetto

girondino che viene plagiato, ridotto ed alterato con le idee giacobine, a tratti molto più

avanzate tanto da farci esclamare che in questa fase essi sono la punta democratica della

rivoluzione. La costituzione non verrà mai applicata di fatto, nasce congelata ma rimane un

modello di studio per le future costituzioni (ad esempio quella di Weimar, che porterà ad un

altro regime di terrore).

Già da subito troviamo una Dichiarazione dei Diritti dell’uomo, non troviamo più la

sovranità nazionale ma quella popolare, perché all’inizio della rivoluzione si era sviluppata

l’idea che la Nazione è data da popolo e Re, ma eliminando il Re rimane il popolo, anche se

spesso all’interno della rivoluzione vedremo la sovrapposizione tra sovranità popolare e

nazionale. L’uguaglianza è al primo posto, si dichiara il diritto all’istruzione (che significa

che in futuro si avranno più cittadini colti e che potranno essere politicamente attivi), diritto

al lavoro, diritto di resistenza (il popolo in armi che difende la Francia quindi diritto

all’insurrezione, come il più sacro dei doveri nel caso di oppressione), il popolo ha il diritto

di rivedere le costituzioni perché una generazione non può assoggettare alle proprie leggi le

generazione future, anche se di fatto non c’è una categoria prescritta di generazione, questo

è un modo per dire che le leggi possono essere cambiate, la rivoluzione non sacralizza la

costituzione.

Per quanto riguarda i poteri costituenti troviamo ancora una camera monocamerale, è tutto

accentrato e si esclude la soluzione federale, l’esecutivo è molto debole e numeroso infatti

conta 24 ministri eletti dall’assemblea, si propende per una rappresentanza assembleare, il

voto è universale (maschile ma con minori limiti al censo), è previsto il referendum per

materie di legge e revisioni costituzionali. Di fatto però la costituzione non è tradotta in

pratica e la convenzione non si scioglie, bensì rimane in piedi, da un punto di vista

sostanziale se la costituzione non viene approvata non vi sono organi costituiti a governare

la Francia, perciò esso rimane l’unico organo politico che rimane in piedi è la convenzione

inoltre all’interno di essa capeggiano i giacobini che sanno che se la sciogliessero

perderebbero la loro legittimazione. Per questo creano dei comitati che si occupano di

diversi aspetti, tra cui quello di Salute Pubblica e di Sicurezza Generale, anche se il primo è

quello a cui farà parte anche Saint-Just e Robespierre. Gli studiosi parleranno dopo di

dittatura dell’Assemblea, perché l’unico organo costituente è la convenzione. Ma per

partenogenesi esso si divide in tanti piccoli organi, assemblee che non garantiscono la

divisione del potere, non ci sono organi costituiti, solo la costituente che di fatto detta un

regime del terrore, che crea un sistema talmente tanto accentrato che nessuno dei Re

assolutisti era precedentemente riuscito a fare. Trionfa la Ragion di Stato che era stata

teorizzata nel XVI, dove non importa nulla se non far sopravvivere lo stato, e per questo si

sopprimono anche le libertà individuali, si scompare ogni limite, il tutto per raggiungere il

massimo ideale.

Anche in ambito fiscale si impongono delle misure estreme che prevedono delle tasse

particolari e che devono essere necessariamente pagate da tutti (uguaglianza e

prevaricazione, calpestano il principio di no taxetion without represantation) perché tutte le

scelte sono prese dalla Convenzione.

C’è un tribunale speciale, prevaricazione assoluta anche in campo giudiziario, si nega la

beas corpus, fanno la legge sui sospetti, cioè si giudica sulla base della delazione (sulla

denuncia) in modo che chiunque non si omologhi ai principi e valori del regime è un

nemico pubblico.

Il Terrore terrorizza troppo, ma raggiunge dei risultati, ed anche molti studiosi dopo lo

ammetteranno specialmente in campo bellico perché l’esercito inizia ad espandersi, un

esercito fatto di cittadini e che mette le radici per l’esercito di Napoleone, ma difronte al

calare della tensione il regime vacilla e gli avversari prendono potere, e si ha un colpo di

stato detto del Termidoro che porta alla decapitazione di Robespierre, ma non all’immediata

soppressione della Convenzione.

I moderati hanno alle spalle l’esperienza giacobina e possono vedere quanto loro ne hanno

esaltato i principi e come sono riusciti a fare un governo forte composto da assemblee, ma

nel frattempo sanno benissimo che questa cosa non va bene perché minaccia le esigenze

della borghesia, che viene schiacciata contro i suoi stessi valori. La svolta moderata cerca

una certa tranquillità e prevedibilità, che garantiscono la normalità della vita privata e la

rivoluzione giacobina non le garantiva né a livello nazionale, né europeo la sicurezza. Anche

se non è detto che i Termidoriani saranno capaci di garantire quello che la borghesia chiede.

Inoltre con la caduta di Robespierre ci si pone un altro problema che riguarda la costituzione

del 1793, di fatti non sanno se scongelarla o farne una nuova. La prima sembra la soluzione

più logica perché l’organo che rimane in piedi anche dopo la disfatta giacobina è la

Convenzione che aveva redatto la Costituzione di cui si discute (dibattito pre-costituente), si

pensa di fare delle leggi organiche, cioè leggi che permettono di attuarla. Il problema è che

la Costituzione è ideologicamente contraria ai Termidoriani ed alla fine si decide che le basi

su cui poggia la costituzione non sono accettabili dal nuovo sistema.

Si decide di redare una nuova costituzione e si cerca di fare un passo di reazione al terrore, a

cui partecipa anche Sieyès ritenuto da tutti il teorico della Costituzione.

NB: molti strumenti del terrore non sono aboliti, vengono adoperati da coloro che hanno

fatto il colpo di stato, tanto che questo periodo è detto Terrore Bianco, dopo aver

eliminato tutti i loro avversari politici decideranno di abolirli.

Costituzione anno III, 1795

I girondini fanno una nuova costituzione ma con la Convenzione che aveva scritto la

costituzione giacobina. Questa è la terza costituzione rivoluzionaria ma ha delle novità

rispetto a quelle precedenti, ad esempio troviamo la Dichiarazione dei Diritti e Doveri

(anche se discussa da alcuni ormai è un punto che ideologicamente si affermato), i cittadini

sono coloro che pagano imposte dirette. Essa è lunga, segno di un regime che vuole regolare

tutto nei dettagli, si cerca di dare poco potere e tutto al vertice, si affermano dei modelli di

raffreddamento della decisione politica, si evitano le decisioni estreme. Si abbraccia la

soluzione Bicamerale abbandonando l’idea di Sieyès, in modo da equilibrare il sistema. Una

Camera è detta dei 500 e l’altra degli Anziani i primi preparano la legge (il motore) mentre i

secondi le approvano (il freno). Si cerca di trovare un modo per rinnovare i personaggi

politici, le assemblee sono elette per tre anni ma ogni anno 1/3 di essa è rinnovabile, questo

porta a far sì che la maggioranza cambia minimo ogni due anni.

Ci si pone fin da subito il problema con l’esecutivo, non si ha più il Re e alle spalle si ha

l’esperienza del terrore, si preferisce evitare la soluzione monocratica e si predilige un

Direttorio, il capo dell’esecutivo è un organo collegiale fatto da 5 persone che non sono i

ministri, ed hanno un potere fortissimo quasi simile a quello regio. Sono dei direttori e sono

eletti dal legislativo e sono rinnovati ogni anno per 1/5, questo porta ad influenzare la

maggioranza dove da una parte abbiamo i moderati, i monarchici e coloro che vogliono

ripristinare la monarchia e cancellare la rivoluzione mentre dall’altra parte ci sono i

giacobini, ed i radicali, quindi basta il movimento di un direttore per far oscillare la

maggioranza. Il fatto che sia le camere che il direttorio porta a continue oscillazione della

maggioranza, dove ogni elezione, anche a sorte, provoca situazioni anche disastrose perché

poi il cambio delle due assemblee non avviene in contemporanea. Si arriva ad un’eccessiva

stabilità che costringerà a sabotare le elezioni a seconda dei giochi di forza da un collegio

all’altro, per uscire da situazioni di eccessiva stabilità, situazione dove la costituzione non

funziona bene e si cerca di trovare delle dinamiche esterne da quelle dell’esecutivo o

legislative. (si susseguono dei colpi di mano politici, circa all’anno).

Il processo di revisione è molto simile a quella del 1791 quindi troppo lenta, nel frattempo

,

l’esercito acquista sempre più potere.

Abbiamo un passaggio della storia dell’evoluzionismo parlamentare non indifferente che ha

come protagonista Sieyès, che fino adesso era scomparso, ritorna sulla scena e dopo i primi

anni rivoluzionari è capace di modificare sempre la propria posizione e rivedere le sue idea,

inoltre è molto conosciuto all’interno dei rivoluzionari, per questo sempre molto atteso. Non

è però un animale politico perché anche se è convinto di essere un genio, non è un fine

oratore, infatti se qualcuno lo contraddice lui non è capace di controbattere e di far valere le

sue idee. Duranti il dibattito sulla costituzione propone le sue idee, tra cui spicca la Jury

Costitutionnaire, cioè un potere neutro, una sorta di guardiano della costituzione, cioè un

organo che controlla che gli altri organi costituiti rispettino ciò che è previsto dalla

costituzione, giudice garante di un’equità naturale. Ma la sua soluzione non viene accolta,

perché i costituenti dibattevano ormai da mesi, ed il loro progetto era quasi pronto, quindi la

tempistica scelta da Sieyès è erratissima, così come anche il pessimo gioco di opportunismo

politico.

Il potere neutro proposto da Sieyès però sarebbe stato un modo per garantire che la

costituzione non venisse violata.

I costituenti dopo aver approvato la costituzione approvano il Decreto dei 2/3 che prevede

che le successive elezione eleggono i membri della successiva legislatura per più del 60%

tra i propri componenti, questo serve ad accompagnare i primi passi della costituzione, in

modo da farla stabilizzare e proteggerla.

Questa sarà una delle costituzioni più sperimentate in Europa, questo perché la Francia

inizia ad esportare gli ideali della rivoluzione esportando questa costituzione durante la sua

espansione territoriale. Il “campione” di questa diffusione in Europa è principalmente

l’esercito e successivamente Napoleone.

Dall’esperienze precedenti, quindi, si cerca di diluire il potere.

La troppa immobilità però comporta instabilità (paradosso) che si ripercuote sulla situazione

di crisi economica ed insoddisfazione general. Inoltre i vari colpi di mano politici che si

susseguono non fanno altro che agevolare la situazione per chi prepara il grande colpo di

stato che scioglie la questione (esercito).

Colpo di Stato decisivo avviene nel 1799, per mano dell’esercito che sta diventando una

delle voci parlanti più rilevanti in ambito politico.

Il tema era la governabilità, cioè l’equilibrio tra legislativo ed esecutivo dove entrambi sono

abbastanza forti, e in quel momento era difficile viste le continue elezioni.

Il Colpo di Stato del Brumaio è proprio di matrice militare, ed ha l’aspirazione di dare più

forza al governo. È diretto da tre consoli che sono Roger-Ducos (che esce di scena subito),

Sieyès, Bonaparte. Sieyès si rivela essere anche in questo caso la figura chiave, perché le

sue idee sono riscontrabili in tutte le costituzioni, ma vorrebbe scriverne una interamente,

che dovrebbe essere proprio questa, cioè la costituzione che racchiude tutti i suoi progetti,

anche quelli rifiutati. Lui sa che non può fare la rivoluzione da solo, per questo gli serve un

capo militare e trova Bonaparte (che era un grande giovane e molto noto a Parigi), che

voleva fare un colpo di stato ma necessitava una testa politica.

Saranno in tre, con l’appoggio dell’esercito e vogliono sospendere il potere delle assemblee,

attribuendolo ai consoli che dovranno fare una commissione in ciascuno dei due organi e

produrre una nuova costituzione (non c’è l’dea di fare una nuova costituente). Questo colpo

di stato presenta ideologie molto più blande, è pragmatico e militare. Di fatto succede che i

collegi vengono trasferiti fuori Parigi, scortati dall’esercito e la costituzione non viene

discussa dalle commissioni che erano previste, bensì in sede privata, cioè la sera (dopo

cena) a casa Bonaparte, con Sieyès e Bonaparte e pochi uomini politici che fanno da

mediatori tra i due, Bonaparte detta legge e riesce a prevalere su Sieyès, che si inabissa dalla

scena politica.

Costituzione anno VIII, del Brumaio

Sieyès propone un Senato Conservatore, erede del Jury Costitutionnaire, una seconda

camera che fa da garante e controllore della Costituzione, organo che riuscirà a prevalere e

successivamente ad avere un ruolo importante. Abbiamo un Grande Elettore, cioè qualcuno

che decide quali funzionari occupano un determinato luogo, cioè al vertice del sistema c’è

un potere monocratico che avendo a disposizione liste di individui scelti per occupare

cariche pubbliche, eletti dal popolo legittimati dal basso), ha il potere di nominarli e di

attribuirli ad una determinata carica, però non può fare nulla a livello di scelta propria o

libera, non ha potere di iniziativa. Sieyès ha in mente di metterci Napoleone, in modo da

limitare il potere. Sieyès elabora un sistema tale per cui tutto è già programmato, basa

premere il bottone.

Ha in mente anche di rivoluzionare il sistema rappresentativo, che si collega al grande

elettore, gli elettori creano delle liste di nomi (fiducia dal basso) ed il grande elettore

stabilisce cosa essi devono fare (autorità dall’alto). Vuole dividere il legislativo in più poteri

(divisione istituzionale e sociale del lavoro). La costituzione viene redatta in sede privata e

fatta approvare, non vi è una vera e propria dichiarazione dei diritti, c’è solo un Titolo Primo

che enuncia in modo sommario alcuni diritti e scompare l’idea di nazione, ma rimangono i

cittadini, che sono quelli in senso economico, cioè paga i tributi. La costituzione è breve (95

art.), è flessibile perché non è prevista in modo esplicito alcuna regola di revisione, cioè non

ci sono procedure prestabilite. Napoleone ha già in mente di volerla cambiare in modo da

legittimare il suo potere da un punto di vista legale, e sceglierà di usare il Senato

Conservatore (sorta di potere neutro) non solo come garante della costituzionalità dei poteri

costituiti, ma anche come potere in grado di intervenire sulle leggi costituzionali e di

approvarne altre. Le modifiche vengono sottoposte a plebisciti, che sono pubblici e

controllati, che permetteranno tante modifiche anche se essa di base rimane la stessa.

L’esperienza Napoleonica rivoluziona l’Europa.

Del progetto di Sieyès rimangono le liste di fiducia, ci sono tre consoli con il potere

esecutivo, ma Napoleone fa passare l’idea che c’è un Console più importante degli altri e

che ha funzioni particolari, si divide il legislativo in modo da fare leggi in modo più veloce

e meno dispersivo e lo fa inserendo un Consiglio di Stato in stretto contatto con il governo,

che prepara la legge e la propone al Tribunato che la discute, infine abbiamo il Corpo

legislativo che vota a favore o contro ascoltando degli oratori (alcuni del consiglio di stato

ed altri del tribunale), l’ultimo pezzo è il Senato, che formalmente è il massimo organo del

sistema, ed ha il potere di valutazione della costituzionalità. Nessuno di questi organi può

agire in senso proprio. La divisione viene conservata da Napoleone, e funzionerà molto

bene, infatti l’esperienza Napoleonica da un punto di vista normativo funziona molto bene,

ad esempio il codice civile, penale ecc., che verranno “copiate” dal resto d’Europa. I giudici,

da un punto di vista formale, rimangono eletti, ma praticamente sono nominati da

Napoleone e si rivelano essere uno degli strumenti molto gestiti da lui. In questa situazione

abbiam molti più poteri di quelli previsti dalla tripartizione dei poteri, inoltre si è indebolito

il potere legislativo e si è rafforzato quello dell’esecutivo.

Una delle novità fondamentali sono le Listes de Confiances, dove chi viene eletto mostra di

avere la fiducia del popolo, ma l’investitura avviene da parte di chi già ha il potere (di

questo incarico si occuperà Napoleone). Le elezioni sono progressive e riducono il numero

degli eletti, si vota a livello di arrondissement e si seleziona il 10% degli eleggibili che

formano le liste di ciascun arrondissement (lista di dipartimento), questi (cioè il 10%) a loro

volta votano riducendosi del 90%, il 10% rimasto vota per produrre la lista nazionale.

La Costituzione dell’anno X

È frutto di una serie di modifiche apportate da Napoleone Bonaparte che continua a

prendere potere e a conquistare territori grazie all’esercito che gli è fedelissimo (in una

situazione di disagio da stabilità, anche se in modo discutibile) ed a fare approvare

modifiche, anche se la base rimane la stessa della costituzione dell’anno VIII. Si “fa”

Console a vita ed inizia a preparare il terreno per farsi proclamare Imperatore. Vediamo

come la rivoluzione conclude il suo cerchio, ha rovesciato il sistema per tornare poi

all’inizio, tanto che Napoleone recupera alcuni simboli della monarchia, legittimandosi in

qualche modo e risolvendo il problema dell’eredità e rovesciando anche il meccanismo

teorizzato da Robespierre ed altri (non si può regnare ed essere innocenti). L’impero di

Napoleone cederà solo davanti alle sconfitte militari ed il logorio pressante. Da un punto di

vista istituzionale abbiamo una Repubblica, ma è flessibile, quindi attraverso alcune

modifiche essa si regge ad Impero, situazione paradossale (situazione molto simile al

fascismo).

Fictio Iuris

Napoleone è il campione della Rivoluzione, perché grazie al suo esercito riesce ad

esportarla in Europa, dove si iniziano a sperimentare una serie di libertà anche se il sistema

poi di fatto viola molte assunzioni, quindi la dilatazione del sistema francese sul resto

dell’ambiente politico è importantissima. Questo significa che Napoleone si ammanta degli

ideali rivoluzionari, tanto è vero che lui afferma che il suo Impero di fatto è una

Repubblica, anche se lui recupera molti aspetti della tradizione monarchica, proclama il

suffragio universale anche se la realtà è molto distante (perché ci sono una serie di limiti che

persistono) e sono in vigore le listes de confiance, anche il sistema di esportazione delle

costituzione comporta situazioni dove tutto ciò che sta in piedi è perché è funzionale al

sistema infatti c’è pochissima opposizione o libertà di stampa, ma Napoleone riesce

comunque a mantenere una determinata “facciata repubblicana” anche se il regime è una

dittatura militare.

Si riorganizza l’amministrazione secondo criteri di razionalità gerarchica e centralizzazione,

mettendo a frutto tutto lo sforzo assolutista, questo diventerà il modello di tutta

l’amministrazione dell’amministrazione razionale ed efficiente del 1800, ad esempio anche

l’Italia di oggi si sviluppa sul modello francese (Piemonte che è influenzato dai francesi).

Troviamo cariche come i Prefetti, che sono direttamente dipendenti al centro, azioni del

governo a livello locale. Anche per quest’ultimo troviamo un’organizzazione molto

razionale, ulteriore progetto assolutista portato a termine, la Francia è divisa in

circoscrizioni che rispondo al centro, pezzi di uno Stato unico.

La produzione Legislativa in epoca Napoleonica funziona benissimo, si riesce ad unificare

tutti i diritti e le norme consuetudinarie che erano diffuse in ciascuna zona francese, un

ulteriore modo per dire che La legge è uguale per tutti, anche se è svuotato dal suo iniziale

valore simbolico.

La Polizia inizia a diventare quello che intendiamo noi oggi, non è più un modo di fare

amministrazione e giustizia in un taglio molto simile a quello dell’antico regime, ma c’è un

ministero della polizia generale che controlla il commercio, strade, salute pubblica, strade

(che permettevano la rapidità dell’esercito), dispaccio (controllo della comunicazione,

mandare informazioni al centro in modo sicuro, una folta rete di spie) ad esempio vi è un

ministro che ha il compito di redare un bollettino dove si esplicita ciò che si può diffondere

e se viene approvato si pubblica solo ciò che è presente li (ennesimo modo per centralizzare

e controllare, informazione ritenute affidabili). La giustizia è gerarchizzata e centralizzata.

Le finanze invece rimangono il problema, perché Napoleone cerca di rimettere in piedi il

catasto, le imposte dirette dipendono dal catasto, lo Stato si fa carico dell’istituzione

bancaria, migliora il credito, ha il monopolio dei billets monete garantite dai beni dello

stato.

È in qualche modo l’eco del sistema romano, che si sviluppa molto meglio e che diventa un

modello per tutta l’Europa. Il problema dello Stato rimane sempre però come riuscire a

finanziarsi, cioè si crea un’entità politica che ha difficoltà a drenare risorse.

La Costituzione diventerà un punto saldo della Storia Costituzionale.

Adesso inizia la storia dopo la Rivoluzione, cioè dopo il periodo di rottura.

L’impero di Napoleone cade nel 1814, viene mandato in esilio sull’isola d’Elba, ma riprende

il potere a Parigi per 100, anche se parte della Francia è vacillante nei suoi confronti, va allo

scontro con le potenze europee perde e viene rispedito in esilio nell’isola di Sant’Elena. Tra

un esilio e l’altro i francesi cercano in qualche modo di ripristinare il sistema, quando cade

nel 1814 viene restaurata la monarchia e diventa Re Luigi XVIII, che nel frattempo aveva

vissuto in Inghilterra, apprendendone il sistema istituzionale, decide fin da subito di

concedere una Costituzione ma fugge via quando ritorna Napoleone. Lui in quel momento

ha una serie di problemi, tra cui riuscire a legittimarsi, per questo cerca di accalappiarsi la

simpatia di alcune frange liberali e fare una costituzione nuova e molto più aperta, affidando

l’incarico a Benjamin Constat. Lui era un feroce oppositore di Napoleone che spesso accusa

essere un usurpatore, lui credeva che si dovessero fissare una sfera di regole per garantire le

libertà, e Napoleone usurpa gli ideali e le libertà dei diritti dei francesi, che diffonde ma poi

di fatto le viola.

Napoleone sceglie lui per strategia politica, Constat accetta perché gli viene offerta

l’opportunità di mettere in pratica le sue teorie. I due si scontrano ma alla fine si fa l’Atto

addizionale alle costituzioni dell’Impero, il problema è che essa viene applicata per

pochissimo, infatti l’unico atto rilevante della Camera è la richiesta di abdicazione a

Napoleone.

Non si sta al potere senza Costituzione, ogni cambio di regime ha bisogno di una

Costituzione che legittimi.

Si apre la questione della Monarchia Costituzionali, cioè la monarchia fatta fuori dalla

rivoluzione e dalle costituzioni che si rivelano essere vere e proprie armi, riesce a tornare ed

a appropriarsi di quella pericolosa arma. Prima le cambia il nome, usando il termine Carta

che ricorda le carte di concessione medioevale e monarchiche, cioè una serie di concessioni

di libertà e poteri che vengono dall’alto. Non si usa un potere costituente, perché il massimo

rappresentante della rivoluzione, si riprende il vecchio schema delle concessioni rege,

diventano concessioni ottriate, concesse dall’alto (il re come padre concede qualcosa ai suoi

sudditi in modo magnanimo).

L’ottocento è un secolo di accelerazione impressionante per quel tempo, si susseguono

novita che un po’ sconcertano chi lo vive, e ci si fa fatica a stare indietro, ad esempio le

novità politiche. L’Ottocento è il secolo del Nazionalismo, che in qualche modo è frutto del

periodo rivoluzionario portato anche all’eccesso nel 1900, mezzo per cui si era rovesciato il

sistema e diventa un mezzo portante, gli effetti a lungo termine sono fantastici, si prende il

significato di nazione e lo si modifica che porta alla crisi degli stati plurinazionali (che dopo

la prima guerra mondiale spariscono), gli stati regionali, salta il principio dinastico perché

non ci si riconosce come suddito di un re ma come cittadini di uno stato (salta il punto per

cui vivevano i sistemi medioevali), l’economia di mercato ed il capitalismo, circolano i

mezzi, stampa, informazioni, le persone (circola tutto in modo veloce e permette maggiore

comunicazione), le novità tecnologiche sono parecchie, ad esempio nuove fonti di energia e

macchine al vapore, le novità sociali, cioè scoperte in ambito medico, industrializzazione,

beni, commercio che portano a migliori condizioni di vita e ad un aumento demografico e

grazie all’urbanizzazione la gente si sposta dalle campagne e va lavorare nelle industrie.

Sono persone che sono disposte a lavorare a prezzi bassissimi e a condizioni disumane, il

che ovviamente crea situazioni di malessere sociale che potrebbero portare a possibili

rivoluzioni, sentimento che terrorizza tutto l’ottocento.

Marx scrive il Manifesto solo 50 anni dopo la rivoluzione francese, che ai rivoluzionari

borghesi fa paura, perché rischia di rivoluzionare il sistema.

Si allarga il suffragio in modo più o meno veloce, crolla la società divisa per ceti, si va per

classi sociali (economiche).

Si cerca di dare un assetto ordinato che è il Congresso di Vienna, che ha in mente il

principio dell’equilibrio, cioè gli assetti in Europa devono essere equilibrati e ci sono dei

sistemi che si sviluppano proprio per questo obbiettivo (un esempio è lo stato di Sardegna,

l’unione di Belgio ed Olanda).

Dal Congresso viene fuori la Santa Alleanza, cioè i tre imperatori si spartiscono determinate

zone in Europa garantendo di mantenere in esse l’ordine, sulla base di un principio

religioso. Abbiamo l’imperatore di Germania che reprime le rivolte protestanti, l’imperatore

d’Austria garantisce lo Status quo nelle aree cattoliche e lo Zar si occupa delle aree

ortodosse.

Forma Istituzionale della Restaurazione

Tutti sono ben coscienti del fatto che la situazione non può tornare come prima, anche se si

vorrebbe restaurare le monarchie ed in qualche modo ci riescono. Il punto p che le

monarchie non sono più uguali, abbiamo i primi casi di monarchia costituzionale (diversa da

quella assoluta), la corona sopravvive molto più delle repubbliche alla rivoluzione, e la

costituzione diventa una sua arma ideologica.

Non è una forma di regresso, ma è l’incubatrice delle forme di Governo Parlamentare. È

previsto un legame tra Esecutivo e Parlamento, perché il governo chiede la fiducia al

parlamento, che si sviluppa per via elettorale (maggioritario). Perché ci sia una forma di

governo ci deve essere solidarietà ministeriale (ministri operano come un tutt’uno e sono

solidali tra loro, se cade uno cadono tutti), ci dovrebbe essere un presidente del consiglio e

ci deve essere un capo dello stato (sia repubblicano che monarchico) che dirime le situazioni

di crisi, cioè un soggetto che interviene se governo e parlamento non vanno d’accordo,

scegliendo se sciogliere l’uno o l’altro. Questo processo non è automatico, è il capo dello

stato che può girare la leva da una direzione o da un’altra. In queste dinamiche non ci sono

partiti e quindi non ci sono opposizioni definite, la prima forma di governo in questo senso

sono gli Inglesi.

Monarchia Costituzionale e Governo Parlamentare

Il potere costituente è visto come mostro, fa paura. Terminologicamente indica qualcosa che

mette insieme ciò che in natura non dovrebbe stare insieme perché contraddice le leggi

naturali ed il potere costituente mette insieme il potere giuridico puro e quello politico,

altrettanto puro perché si fonda il sistema con le regole massime e con un orientamento

politico già dato. L’idea di Carta elimina questo potere.

Inoltre si cerca di Costituzionalizzare il Monarca (fondamentale per incubare il sistema

parlamentare), si mette il Re nella costituzione ma non è responsabile come i ministri,

perché non è eletto, egli non può essere messo in discussione. Rimane però il fatto che non

si può accettare che ci sono decisioni prese dal potere politico che non sono discutibili,

allora si introduce la Responsabilità ministeriale, cioè per ogni atto regio c’è la firma del Re

e la controfirma del ministro competente in materia, che se ne assume le responsabilità. È

un gioco complicato, arma a doppio taglio, infatti si arriverà a giustificare qualcosa come

voluta dal Re oppure nel fascismo succederà il contrario, cioè il Re firmerà le ordinanze del

Duce.

Senza la Monarchia Costituzionale sarebbe stato molto più difficile realizzare un Governo

Parlamentare, anche se essa non si presenta mai in tutto l’ottocento, ma si muovono

parecchi passi verso di essa.

Nel 1800, in prospettiva di analisi del governo parlamentare, il capo dello stato è quasi

sempre un Re che in sé a pezzi dell’antico regime e del nuovo, ha la capacità di girare il

flusso politico in un senso o in un altro, può prendere decisioni molto particolari ma non

può fare a meno delle camere, perché si afferma il diritto di votare le leggi di bilancio e di

discutere sia le entrate che le spese e vari bilanci preventivi e l’approvazione è un sintomo

di fiducia al ministero, che esprime il programma di governo (problema di potere politico).

In parte è una forma di regresso ma in parte è l’incubatrice dei nuovi sistemi.

NB: La Monarchia non convoca una costituente, le sue costituzioni sono ottriate (octroiée)

concesse dall’alto, sono dette Carte (o Statuti) termine medioevale.

Il Re viene inserito nella Costituzione, ma rimane sacro quindi ogni suo atto de ve avere la

firma del ministro responsabile ed è un passo avanti verso la forma parlamentare, mettere in

essere il controllo della camera sull’esecutivo, anche se prima che si sviluppi la

responsabilità dei ministri nel senso che intendiamo oggi deve passare molto tempo.

Copertura ministeriale è anche funzionale alla monarchia, le permette di stare dentro un

sistema che la dovrebbe contraddire.

Sono dei punti di avvicinamento al governo parlamentare, questo non vuol dire che essa

effettivamente si presente.

Il presidente del Consiglio, come si presenta oggi, ci mette molto tempo a svilupparsi perché

anche se storicamente troviamo personalità di spicco che si pongono come veri e propri capi

del governo, in realtà on hanno nessun particolare potere formale.

Il Re diventa un po’ il manometro, quando c’è crisi tra camera ed esecutivo egli può agire

per due vie cioè sciogliere le camere ed andare alle elezioni ed a seconda della maggioranza

si sceglie cosa fare con il governo, oppure si può sciogliere l’esecutivo e creare un nuovo

governo.

Se la maggioranza eletta ha lo stesso ordine politico del governo allora esso risulta

doppiamente legittimato, se gli elettori nominano rappresentanti politicamente opposti allora

la colpa è del governo.

Il Re è lo scapo dello Stato, ed il Presidente della Repubblica ha ereditato parte di essi,

anche se il Re in teoria non dovrebbe esporsi, è sempre coperto, anche se i suoi poteri ci

sono e lui li usa. Per esempio in questo caso può sciogliere le camere oppure revocare i

ministri, il potere formale da un potere effettivo. Il Senato è una Camera molto vicina alla

Corona, le due camere approvano il bilancio ed è una questione non indifferente, perché la

scelta si fa più raffinata e si decide sulle singole spese, su dove investire, bilanci preventivi

ecc. Forma di Governo Parlamentare

Probabilmente è un’evoluzione progressiva, di cui noi siamo protagonista. In pochi sistemi

si presenta nel suo modo più giusto e puro.

La questione della fiducia non entra in gioco solo nel momento della composizione del

governo, essa implica la tendenziale disponibilità di quella maggioranza a votare le politiche

future del governo nel suo periodo di attività, se ciò non avviene abbiamo due conseguenze

negative la prima è che il governo non riuscirà a fare passare molte delle proprie leggi, la

seconda è che viene a mancare la fiducia e questo porta alla situazione precedentemente

indicata, dove sta al Capo dello Stato intervenire (anche se quest’ultima cosa non è messa

ero su bianco nelle costituzioni).

Il percorso per arrivare a questo tipo di sistema è difficoltoso, ogni tanto ci sono segnali di

evoluzioni ed altre volte di regressione, difficilmente troviamo una continuità evolutiva, a

meno che non si prende in analisi l’Inghilterra. Li si crea il bipartitismo (non sono partiti ma

orientamenti/fazioni politici), cioè Whig e Tory (maggioranza e opposizione) e lungo il

Settecento vediamo quanto in questo processo sia importante il ruolo della corona,

specialmente con gli Hannover (Giorgio I e II) che defilano la vita politica e fanno sì che la

monarchia perde potere in favore al ruolo del primo ministro. L’origine divina del Re si

trasforma in via istituzionale, “the King can do no wrong” implica che le scelte del Re non

possono essere sindacate e se le sue scelte sono sbagliate di fatti non è colpa sua ma del

ministro che ha messo la controfirma.

La Monarchia diventa un pezzo del sistema politico, non rimane legata all’ancien regime, al

contrario di quanto racconta il costituzionalismo ottocentesco il Re è attivo, bisogna però

cercare in modo attento dove egli interviene e dove no. In tutto il secolo si cerca di tirare in

ballo il Potere Neutro, cioè un potere che è al vertice dello Stato “ma che non governa,

regna” anche se quest’ultimo verbo non è stato costituzionalizzato, ad esempio Guizot dirà

che “il trono non è una poltrona vuota”. In qualche modo si cerca di spersonalizzare il

sistema, cioè costruire un sistema di entità astratte che se va in crisi aziona in modo

automatico una serie di manovre che riportano la situazione allo status quo. In realtà non è

proprio così, perché le personalità, soprattutto in determinate situazioni, contano ed

interferiscono con quello che dovrebbe essere l’andamento automatico, possono far oscillare

le cose da un lato o l’altro. Il fatto stesso che ci sono due possibilità vuol dire che c’è un

potere di scelta e deve necessariamente esserci qualcuno che sceglie.

Nel 1800 i governi si basano su una doppia fiducia, una è quella del parlamento mentre

l’altra è quella regia, difficilmente traviamo presidenti del consiglio che sono sgraditi al re,

inoltre una delle eredità maggiori della rivoluzione francese e che ritroveremo fino al 1900

sarà riuscire a far coesistere legislativo ed esecutivo, come bilanciare i due poteri e cerca di

farlo usando tutti i mezzi possibili ed uno di questi è la monarchia costituzionale.

La collegialità dell’esecutivo prevede comunque un leader, ma la figura non viene

istituzionalizzata fin da subito anzi spesso è considerato un primus inter pares, quello più

vicino al Re e più politicamente esposto, che marca l’indirizzo politico.

La forma di Governo Parlamentare in senso proprio appare nel momento in cui avremo due

partiti politici contrapposti, perché fin quando il leader ottiene l’incarico di mettere insieme

il governo pur non essendo leader di un partito o gruppo politico ben definito ma

semplicemente un parlamentare carismatico che aggrega il consenso intorno a sé, siamo ben

lontani da quello che intendiamo oggi. Il G.P. mette effettivamente radici con lo sviluppo

della società di massa, quando si inizia a mobilitare l’opinione pubblica, manifestare e

nascono i partiti con dei programmi politici definiti, ma ciò non avviene prima del 1900.

Fino a quel momento abbiamo un voto di elettori molto ristretto che votano per notabilato

(individui noti) e si aggregano su basi regionali ispirandosi ai loro interessi e qualche figura

di spicco in qualche modo raggruppa il consenso su di sé, quindi il legame a doppia corda fa

fatica ad affermarsi.

Il Governo, all’inizio della costituzionalizzazione, è un esecutivo cioè fa qualcosa che è

deciso dall’Assemblea (la bocca della legge e della nazione), c’è un cortocircuito. Andando

avanti però diventa capace di indicare l’indirizzo politico e trova margini di autonomia

uscendo dal semplice esecutivo, si trasforma l’idea di far politica. In parte il processo era

stato intuito da Sieyès, si afferma l’idea che il politico è una professione, chi fa politica poi

non fa altro e proprio alla fine del 1800 si sistematizza un’idea già proposta da Machiavelli,

cioè ci sono i governati ed i governanti (elitisti).

La costituzione del 1814 e la monarchia della Restaurazione

Luigi XVIII, le monarchie sono sul trono perché hanno alle spalle la legittimazione delle

altre monarchie regnanti.

La prima Restaurazione avviene nel 1814, poi c’è il ritorno di Napoleone e dopo la sua

disfatta Luigi XVIII diventa (ritorna) re.

In Francia all’inizio prevale una destra estrema, cioè i monarchici che auspicano ad un

sistema con i criteri dell’antico regime. Ci riferiamo alla “Camera Introvabile” cioè una

camera composta da un orientamento politico particolarmente monarchico, questo perché

votano in pochi (per ovvie ragioni) e sono i più conservatori.

Dal 1816 troviamo una camera più moderata e Luigi XVIII (nb. lui si forma in Inghilterra)

affida il governo a dei moderati, questo è un segnale del governo parlamentare. Nel 1824

muore e viene sostituito da Carlo X che vorrebbe una monarchia costituzionale pura, dove il

re esercita esattamente tutti i poteri che la Carta Costituzionale prevede. Questo periodo

porta ad una regressione del sistema, si cerca di applicare letteralmente la costituzione

formale e il re avrà l’opinione pubblica particolarmente avversa.

Il 1830 è un anno particolare ricco di rivoluzioni in Francia ed Europa.

Ritornando momentaneamente alla Carta del 1814, essa ammette:

Adresse : cioè l’indirizzo, affermando la possibilità delle camere di mandare

o l’indirizzo al re, di indirizzarsi/rivolgersi a lui per proporre una legge. È previsto

anche un indirizzo di risposta specifico, quello dove le camere si rivolgono al re in un

momento particolare. Infatti, anche se non è previsto dalla Costituzione, il Re

solitamente tiene un discorso difronte alle Camere la prima volta che queste si

riuniscono ed in quell’occasione esse non possono votare il discorso del re, ma

votano un indirizzo di risposta, cioè votano loro stesse per rispondere al re. Si apre

uno spiraglio di dialogo tra Re e Camere;

Petizioni : cittadini possono portare al re delle petizioni scritte, capita che la camera

o (specialmente se di tendenza monarchico) chieda di fare interpellanza sul ministro;

Discussioni budget e legge finanziaria: si afferma la prassi dell’esame delle spese,

o cioè è necessario sapere il perché delle spese (c’è un dibattito politico ma non un

voto);

Omogeneità dei ministri: iniziano ad operare tutti insieme sotto una medesima

o compagine.

Si è perso il senso di Suffragio Universale perché in qualche modo è legato alla rivoluzione

francese, ma si vuole dare stabilità politica e per fare ciò si fa sì che al voto si acceda solo

dopo una certa età, se si dimostra di avere un determinato reddito, contributi (300 franchi),

merito, cultura (contribuisce alla politica solo chi può capirla) quindi il corpo elettorale è

ridotto. L’età minima per accedere al voto è altissima, 30 anni il che, nel 1814, vuol dire

che i figli della Rivoluzione per un po’ non possono votare. Possono votare 100.000 su

9.000.000, diminuendo che va diminuendo grazie una politica di sgravio su imposte dirette,

cioè riducendo le imposte una larga fetta di elettorato perde la possibilità di votare,

piccolo meccanismo istituzionale che comporta grandi conseguenze. Il corpo elettorale si

riduce, rimane il più ricco.

Non ci sono dei partiti ma c’è un centro costituzionale (coloro che difendono la carta), i

monarchici ed i liberali, non si sa chi vota dove e solo a queste condizioni si distinguono in

parte le grandi famiglie. In questo contesto quindi Carlo X cerca di ritornare allo spirito pure

della monarchia costituzionale pura e per circa sei anni (24-30) abbiamo una regressione sul

fronte delle “concessioni liberali” (basato sul fronte di una scarsissima rappresentanza). Il

sistema oscilla tra la regressione e l’esperienza rivoluzionaria che permane e che porta a

vicende di omicidi politici, risorgono continuamente focolai rivoluzionari. Nel 1829

abbiamo il momento di massima crisi perché il re chiama Polignac, esponente monarchico,

al governo ma è impossibilitato all’azione politica perché la camera è moderata. Il re la

scioglie ma le elezioni fanno sì che si abbia una camera ancor più moderata della


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:

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