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Lezioni su: breve storia delle emozioni - Oatley

Introduzione alle emozioni

Le emozioni sono condizioni neurobiologiche che vengono influenzate dal contesto socio-culturale e dipendono dall’esperienza soggettiva. Il primo a interpretare le emozioni secondo condizioni neurobiologiche fu Charles Darwin, collegandole a circuiti nervosi. Sin dall’antichità, uno dei problemi più grandi per il genere umano è quello di calibrare le emozioni: l’uomo non è un robot, le emozioni servono per rispondere a delle situazioni impreviste, risultano una specie di istinto che funge anche da adattamento all’ambiente. È importante conoscere le proprie emozioni perché esse vengono esternate durante la relazione con gli altri e sono alla base dei legami sociali. Ogni individuo è dotato di una propria intelligenza emotiva, ovvero è (o deve essere) capace di gestire le proprie emozioni. Il suo sviluppo può portare al benessere dell’individuo, ossia gli permette di raggiungere l’equilibrio, di vivere la vita senza ansia, con il massimo della contentezza.

Teoria evoluzionistica delle emozioni

Secondo la teoria evoluzionistica (Darwin), le emozioni sono tramandate attraverso i geni e si sviluppano attraverso le relazioni sociali, quindi si evolvono all’interno della storia personale dell’individuo. Ma ogni società ha dei propri valori, usanze e costumi e, anche, delle proprie emozioni. Secondo la definizione di W. James (1884) risulta che le emozioni sono provocate dal modo di giudicare gli eventi e portano alla formazione di stati d’animo e sentimenti. Le emozioni più comuni (emozione reattiva) si manifestano in modo improvviso, si basano su ciò che conosciamo, sui contesti, e tendono a seguire un impulso.

Manifestazione ed evoluzione delle emozioni

Le emozioni si manifestano in base all’appercezione che nasce di fronte a un determinato contesto, ovvero come “gli occhi” interpretano quella situazione, quando ci confrontiamo con la verità. Questo impatto può provocare una reazione emotiva che, se duratura, si trasforma in sentimento. Inoltre, l’emozione può portare a un cambiamento, a un’altra emozione.

Le emozioni fanno da sempre parte della storia dell’uomo: dai Sumeri, i quali raccontano dell’amore della dea Inanna per il giovane Gilgamesh, al Vangelo, dove Adamo ed Eva, dopo essere stati cacciati dal Paradiso Terrestre, provano vergogna per loro stessi. Altre fonti, come l’Iliade di Omero, narrano dell’ira di Achille; oppure nelle tragedie di Eschilo e Sofocle emerge il problema delle emozioni, ossia il fatto che annebbiano l’uomo, lo accecano.

Il ruolo della cultura nelle emozioni

Tra le emozioni che nascono dalla cultura c’è l’amore. Esso cambia nel tempo, come cambia anche l’amore in base alle prospettive: amore per il partner e amore per la famiglia. L’amore si è evoluto attraverso la cultura e la letteratura, facendo parte del nostro essere e avendo bisogno di essere espresso. Attraverso la letteratura, le emozioni sottolineano ciò che più conta per noi, che siano esse positive o negative, pongono dei limiti di difficile soluzione, possono ripresentarsi in maniera involontaria e possono far emergere obiettivi o interessi.

Emozioni e creatività

Perché le emozioni danno vita a opere d’arte? Le emozioni aumentano la creatività e prendono forma attraverso l’arte. Il rapporto con le emozioni nasce nel Romanticismo, dove le emozioni erano le vere protagoniste delle opere di Wordsworth a cui viene attribuito il primato delle emozioni, e J. Austen (Orgoglio e pregiudizio).

Charles Darwin e la teoria dell'evoluzione

Darwin era partito dal presupposto di dimostrare che Dio avesse creato specie di animali distinte tra di loro e immutabili, e che l’uomo fosse stato creato a sua immagine e somiglianza. Ma egli ipotizzò la teoria dell’evoluzione, la quale prevedeva tre fattori fondamentali:

  • Sovrabbondanza: Ogni specie produce una quantità di eredi tale da garantire la sopravvivenza del maggior numero di essi.
  • Variazione: Non tutti gli elementi di una stessa specie contengono lo stesso patrimonio genetico, ma durante la riproduzione possono avvenire variazioni che permettono a una specie di adattarsi all’ambiente in una maniera migliore.
  • Selezione: Una selezione maggiore ha portato a una differenziazione di specie. Ciò è dimostrabile dal fatto che l’uomo ha mantenuto dei tratti simili agli altri animali: tratti anatomici e fisiologici e tratti del comportamento e del funzionamento psicologico.

Ciò vuol dire che le espressioni emotive sono installate nel sistema nervoso e possono agire ignorando la ragione. Le emozioni testimoniano l’esistenza di un’evoluzione, svolgono una funzione di adattamento e continuano a manifestarsi sempre. Però le emozioni non derivano solo dall’evoluzione, ma anche dal contesto nel quale l’individuo, da bambino, si sviluppa: si forma un’abitudine che può portare a determinare azioni future.

Emozioni, mente e corpo

Le emozioni risiedono nella mente e nel corpo: attraverso la vista, si percepiscono situazioni in una determinata maniera (funzioni collegate alla mente) che può provocare un’azione sollecitata dalle emozioni. Infatti, quest’ultime servono per poter affrontare la paura o l’ansia in situazioni minacciose o di difficoltà.

Emozioni e differenze di genere

Se si considerano le emozioni che caratterizzano il sesso, maschile e femminile, certi studi hanno verificato che:

  • Nel donna prevale l’empatia, l’affiliazione e la depressione.
  • Nell’uomo prevale orgoglio, solitudine, disprezzo e tendenza a mantenere il proprio individualismo e indipendenza.

Teorie delle emozioni di Dawkins e degli antichi

Per Dawkins, l’uomo è una macchina usa e getta dei geni, essi guidano il corpo e la mente dell’uomo. I primi a interrogarsi sulle proprie emozioni furono gli stoici. Tra questi, Marco Aurelio nei Pensieri riflette su se stesso. In quello stesso periodo, anche gli epicurei analizzano le emozioni, cercando un modo per comprenderle e governarle per poter vivere una vita esemplare. Il maggiore esponente degli Epicurei, Democrito, ne parla per la prima volta in De rerum natura, e afferma che l’uomo è composto da atomi, particelle indivisibili che si aggregano e si disgregano: per questa ragione, non avevano paura della morte, essa coincideva con la fine di tutto. Gli dei sono al di sopra dell’uomo e non si curano di quest’ultimo perché sono fatti di sostanze diverse: infatti, gli epicurei invitavano a occuparsi delle cose materiali. Per cui la visione degli epicurei è materialista.

Phineas Gage e le emozioni

A sostegno della tesi che le emozioni sono determinate anche dalla mente, dal cervello, esemplare è l’episodio di Phineas Gage. A causa di un incidente in miniera, egli riportò danni alla zona prefrontale del cervello, riportando disturbi emotivi e difficoltà nel fare progetti. In particolare, presentava un’assenza di forti emozioni e quindi anche una difficoltà a relazionarsi.

Freud, Beck e la terapia delle emozioni

Nel XIX secolo, S. Freud poneva le emozioni nell’inconscio dell’individuo ed erano considerate come un qualcosa che influisce sulla personalità. Per cui, riportare alla luce le emozioni voleva dire liberarsi dalla schiavitù. Beck fu il primo scienziato a provare la terapia cognitivo-comportamentale per disturbi emotivi, quali la depressione e gli stati d’ansia. La sua terapia si basava sul riconoscimento dei pensieri. Un secondo passo fu fatto dallo scienziato Gross, il quale affermava che non era necessario reprimere le emozioni e prediligeva la comunicazione per permettere la fruizione delle emozioni.

Emozioni e società

Secondo Darwin, la differenza tra le emozioni degli uomini e degli animali sta nell’accrescimento dei neuroni. Infatti, egli individua tre fasi evolutive:

  • Le parti antiche del cervello registrano azioni di routine, abitudini, istinto di sopravvivenza (fuga).
  • Sistema limbico: riguarda le emozioni ed è presente anche nei primati.
  • Corteccia: riguarda la funzione del pensiero e l’inibizione delle parti inferiori del cervello (cioè i punti 1 e 2).

L’amigdala è la parte del nostro cervello che percepisce gli eventi minacciosi; poi è nel sistema limbico che le emozioni trovano la loro espressione. Se quest’emozione è forte, allora influenzerà il comportamento; altrimenti, passerà per la corteccia cerebrale, ovvero l’individuo non risponderà subito al primo movimento, ma cercherà di capire l’emozione = secondo movimento.

Interazione sociale ed emozioni

Però le emozioni non nascono solo dall’uomo, ma si evolvono all’interno della società: è a contatto con le persone (interazione) che si può conoscere il carattere dell’altro e costruire così una storia relazionale basata sulle emozioni.

La teoria delle emozioni di Oatley

Egli spiega la differenza tra il primo e il secondo movimento. Il primo movimento serve per preparare il cervello e, quindi, l’individuo prova un’emozione. Quest’emozione, poi, prepara al secondo movimento, nel quale viene capita l’emozione. Si sa che il repertorio emotivo si eredita attraverso i geni ed è influenzato dall’adattamento evolutivo.

Questi sono:

  • Affermazione di sé: È presente anche nei primati. Nel branco, è presente il maschio α che cerca sempre le attenzioni e le lusinghe di tutti, ma è anche aggressivo nei confronti di chi si vuole ribellare al suo governo. Così il popolo riconosce la gerarchia all’interno della quale l’individuo forma la sua identità. Poi però, può succedere che, all’interno della gerarchia, si formano una serie di emozioni che portano il passaggio dal maschio α al maschio β: collera (crea conflitto e competizione), orgoglio (collegata al prestigio di aver superato qualcuno), arroganza (bisogno di dominare gli altri), vergogna e imbarazzo (quando si viene sottovalutati). Da emozioni si passano a sentimenti come ansia, mancanza di fiducia, desiderio di vendetta.
  • Attaccamento: Consiste nell’equilibrio psichico che il bambino forma con la madre; è il rapporto intimo in cui entrambi trovano appagamento e soddisfazione (Bowlby). La privazione materna è il contrario di un rapporto affettuoso, è assenza di esso e ciò può portare a difficoltà nel creare nuovi rapporti affettivi poiché i programmi di attaccamento sono ereditati a livello genetico e si sviluppano partendo dell’esperienza. L’obiettivo sociale dell’attaccamento è la protezione dai nemici e poi da ciò che fa paura. Le emozioni tipiche che nascono da un buon attaccamento sono: sicurezza, fiducia, coraggio.
  • Affiliazione: Tra i primati, l’affiliazione può essere rappresentata dal grooming, mentre negli uomini consiste nella mera collaborazione. L’evoluzione dell’amore ha portato primati e uomini a prendersi cura della prole perché portatrice del proprio corredo genetico. La prima sede dell’affetto è la famiglia. È attraverso la conoscenza degli stati emotivi degli altri che si può costruire una relazione. Il gioco si basa sull’affetto e sviluppa competenze sociali, risorse mentali e creatività.

Un po' di emozioni

  • Interesse e curiosità: Sono alla base dell’impegno. Esse fanno parte delle emozioni estetiche, cioè sono scaturite dalla bellezza: ad esempio, posso incuriosirmi, interessarmi di un paesaggio come i grattacieli di New York, della savana, della giungla.
  • Disprezzo, disgusto e odio: Sono emozioni che hanno portato alla distinzione “noi e loro”, ovvero si va a negare l’umanità a coloro che non fanno parte del nostro gruppo sociale e spesso queste immagini risvegliano emozioni antisociali che hanno portato a guerre e genocidi come quello dell’uomo di Neanderthal, dei nativi americani sterminati dai conquistadores e degli Ebrei sterminati durante la Seconda Guerra Mondiale.
  • Vergogna e imbarazzo: La prima può segnalare qualcuno che ha commesso una trasgressione; il secondo è la volontà di rimediare a ciò che si ha sbagliato.
  • Compassione: È la capacità di comprendere le emozioni degli altri. Essa poi può portare all’empatia e la pietà. È quest’ultima che può portare alla compassione che si può provare dopo che è stata compiuta una crudeltà.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giorgia_Caponi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Giallongo Angela.
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