Che cos’è la storia dell’educazione e quali argomenti comprende
Lo storico si interessa al variare delle situazioni in rapporto a specifici contesti. Lo studio storico
non è teorico, ma pragmatico. La ricerca storica cerca di fare degli approfondimenti specifici
riguardo ad un momento specifico.
Lo storico si interessa della diacronia, cioè dei cambiamenti di continuità e di discontinuità nel
tempo. Inoltre si interessa della sincronia, cioè, se sono successi determinati avvenimenti in un
determinato contesto, che cosa è successo in altri luoghi. A prescindere dai contesti, nei confronti
del bambino si trasmette un certo tipo di educazione.
Lo storico ha un approccio micro quando di interessa di una storia locale, che ha un suo fascino ed
una sua importanza. Non esiste solo la storia locale o regionale, ma anche la storia dello stato o
della nazione. Esiste quindi una storia comparata, ad esempio tra nazioni, ed una world story, cioè
la storia del mondo.
Galleranno è stato un grande storico italiano che diceva che alcuni storici erano come i cercatori di
tartufi perché andavano a cerare piccole cose nascoste (micro). Invece altri storici venivano
comparati ai paracadutisti che cercano di avere una visione globale delle cose (macro).
Dentro la storia dell’educazione abbiamo:
la storia della pedagogia o philosophy of education. Per molto tempo, la pedagogia è stata
• l’etichetta più grande dentro la quale inserire tutte le altre. Oggi il termine pedagogica non è
riconosciuto nel contesto internazionale. La pedagogia è la storia delle teorie sull’educazione. La
storia dell’educazione comprende al suo interno molte varianti.
la storia dell’infanzia. Essa nasce nella seconda metà del Novecento.
• la storia della scuola.
• la storia della famiglia.
• la storia della didattica o storia dell’editoria educativa e scolastica o storia delle materie
• scolastiche.
Purtroppo, tutte le volte che andiamo a studiare il passato, tendiamo a dare dei giudizi. Questo può
portare ad una situazione paradossale perché qualsiasi storia si studi, si comincia a dare giudizi
negativi sul passato dal momento in cui siamo convinti che il presente sia migliore. Il rapporto tra
presente e passato deve essere quindi sciolto. Come si fa a dare un giudizio che non si
anacronistico nel passato? Bisogna capire e analizzare in quel contesto quali erano le posizioni di
maggioranza e le posizioni di minoranza.
La storia ha sempre un rapporto molto forte tra le domande dell’oggi e quelle che lo storico pone al
passato. Abbiamo un’idea di storia che spesso deriva dalla storia scolastica. La storia scolastica dà
una certa idea di cosa sia la disciplina storica.
Quando affrontiamo questioni educative e scolastiche, il cambiamento avviene in tempi lunghi. Per
una scuola efficace, la cosa che conte di più è la formazione iniziale.
I tempi lunghi della storia dell’educazione e i cambiamenti dell’aula scolastica nel tempo
Ogni generazione porta con sé delle precedenti azioni. I tempi lunghi del cambiamento
dell’educazione si ritrovano in molti luoghi. Principalmente, nella famiglia. Per motivi biologici e
culturali tendiamo a replicare una serie di atteggiamenti tipici della prima infanzia che ci vengono
dati dall’esterno. Qualche psicologo ha studiato in modo particolare il passaggio da una
generazione ad un’altra. Per quanto riguarda la scuola, essa mantiene una forza della tradizione
fortissima. I tempi di cambiamento sono generazionali e variano dai
30 ai 40 anni. La formazione iniziale è il modo migliore per poter
accelerare il
cambiamento. Il
cambiamento
nell’educazione può
essere soltanto
formale, ma non è
detto che ci sia un
cambiamento reale.
La scuola tende a
cambiare molto poco
e molto lentamente, 1
con ritmi più secolari che
generazionali. Nel corso del tempo, la
scuola ha assunto compiti sempre
diversi.
Nell’Ottocento, l’aula scolastica aveva
un ritratto di Garibaldi. I medaglioni
servivano a ricordare un personaggio
famoso.
Nelle aule di Boston, la classe era
veramente numerosa.
A Teramo, la carta geografia entra
nelle scuole verso la fine
dell’Ottocento e, non a caso, viene
mostrata la carta dell’Italia. I
programmi erano precedentemente
centrati sul mondo, poi l’impostazione
cambia e viene insegnato per primo il
luogo in cui lo studente vive. L’Italia veniva fuori da una frammentazione in vari stati, nei quali si
insegnava solo la storia degli stati in cui gli studenti risiedevano (uno studente che risiedeva nel
Regno di Sardegna, studiava la storia del Regno di Sardegna). La lavagna era piuttosto costosa e
per questo non sempre le scuole se le potevano permettere.
I banchini, classici per l’epoca, hanno l’alzata per riporre sotto i libri, la scanalatura per riporre
pennini e un buco nel legno dove si riponeva un contenitore di porcellana in cui si metteva
l’inchiostro.
Negli anni 30, a Fivizzano, tutti i bambini erano vestiti con un grembiule chiamato divisa. Alle pareti
sono attaccate cartine dell’Italia e le cartine delle colonie italiane in Africa perché l’insegnamento
del tempo si riferiva all’Impero, di cui facevano
parte anche i possedimenti coloniali. 2
Negli anni 50, in Australia, c’è una cartina del paese, ma c’è anche la cartina del mondo.
Negli anni 50, in Inghilterra, la stanza è luminosa perché in Inghilterra c’è stato un movimento
molto importante che ha fornito l’idea di educare in posti spaziosi e luminosi. I bambini sono
attorno alle isole di lavoro, raccolti in piccoli gruppi. I bambini sono disposti in un modo che non è
centrato sulla lezione frontale.
La prima foto si riferisce ad una disposizione di banchi che viene da una scuola di Roma.
La seconda foto si riferisce ad una disposizione di banchi chiamata “a ferro di cavallo” da una
scuola di Pistoia. Il docente da libertà di movimento tra i banchi e gli alunni possono parlare fra di
loro.
La disposizione di banchi della prima foto deriva da una scuola cattolica inglese.
La seconda foto si riferisce ad una scuola anglicana sempre a Londra in cui i banchi sono messi in
isole di lavoro. 3
In questa scuola statale di Caltanissetta, non c’è il crocifisso, mentre in un’altra il crocifisso è
presente. L’obbligo di inserire il crocifisso viene messa in una circolare dell’epoca del ministro
Gentile del 1923.
In questa fotografia ci sono gli oggetti classici che sono un pennino, una lavagnetta portatile e un
libro. Nel Cuaderno di rotation, i bambini dovevano scrivere argomenti patriottici e politici.
I cambiamenti dell’aula scolastica
Con materiale d’epoca, viene riprodotta un’aula fascista. Ci sono alcune
caratteristiche interessanti. Innanzitutto la cattedra è su una pedana,
come da tradizione gesuitica: l’insegnate è posto più in alto degli alunni.
In origine, l’insegnante, che era un sacerdote, entrava in classe non
dalla stessa parte da cui entravano gli alunni, ma da un’altra parte. Il
sacerdote era la testimonianza di Dio in terra e per questo era posto più
in alto degli allievi, sia per vocazione, sia per un motivo pratico, cioè per
essere più visibile da tutti gli alunni. Solo successivamente la cattedra
sarà tolta dagli insegnanti che vogliono insegnare non sopra i bambini,
ma con i bambini. I bambini si educavano a concepire le guerre, che
erano più che altro di conquista, come un qualcosa di doveroso.
Credere, obbedire, combattere era un motto presente in alcune classi
fasciste che riassume bene l’ideologia dell’epoca. In classe si
fondevano e si legavano così il potere religioso ed il potere politico.
Il fucile giocattolo è una riproduzione abbastanza fedele del moschetto.
Una lunga tradizione mette le armi in mano al bambino. Solo
successivamente alcuni insegnanti si ribelleranno a questa tradizione, i quali parleranno ai genitori
per fargli capire che regalare un’arma ad un bambino non è simbolo di mascolinità.
I pannelli decorativi
per le scuole che
riguardano i Balilla
servivano a
coinvolgere i
bambini dopo la
scuola. Il tempo
libero dei bambini
era così impiegato 4
per portarli ad assimilare tutti gli ideali politici del fascismo.
Alcuni studi riguardano anche l’ambiente sonoro. Durante il fascismo si insegnavano una serie di
canti. La musica fa spirito comune intorno ad un’idea, che doveva comunque riportare sempre ai
principi fascisti.
Alcuni documenti riguardano anche le punizioni corporee che nella scuola, applicate dal maestro, e
nella famiglia, applicate dal padre, erano presenti. Negli anni 70, momenti di nascita della cultura
democratica italiana, disse basta alle punizioni culturali perché nacque l’idea che i bambini non si
picchiano.
La scuola, nel periodo fascista, usava non solo la punizione fisica, ma anche quella psicologica:
faceva mettere il cappello con le orecchie d’asino e lo portava a giro per tutte le classi. Gli altri
bambini erano addirittura incitati a prendersi beffa del bambino con le orecchie d’asino.
Nonostante tutto l’impegno per indirizzare i bambini in una strada, c’è comunque qualche evasione
della realtà. Ad esempio nel caso di un bambino che, per beffa, ha modificato l’immagine del Duce.
Il Museo dell’Educazione di Rotterdam
Il Museo dell’Educazione di Rotterdam è dedicato alla scuola, dove ci sono ricostruzioni di stanze
scolastiche. Dove è possibile sono inseriti reperti storici. In una ricostruzione di un’aula del
Settecento, sulla destra abbiamo l’insegnante, dietro ad un tavolino e non ad una cattedra.
L’arredo scolastico ancora non c’è, ma ci troviamo in una situazione domestica. Tutti sono vestiti
perché non c’era il riscaldamento e per questo il clima era molto freddo. I bambini sono in
situazioni molto differenti: alcuni sono seduti, altri lavorano ad un tavolo ed altri ancora giocano per
terra. In queste pluriclassi, i bambini svolgevano attività differenziate ed accoglievano chiunque
avesse bisogno di imparare qualcosa.
La ricostruzione di una scuola popolare dell’Ottocento presenta qualcosa di diverso. L’aula ha una
strutturazione tipica e finalizzata allo scopo. Non è più la stanza di una casa, c’è la lavagna, degli
oggetti didattici alle pareti e i banchi che hanno una forma specifica: una certa inclinazione, le
salinature per appoggiare il pennino, il posto per riporre i libri…
Nel 1930, ormai si è definita una classe con elementi stabili che si ripetono: la lavagna, i banchi e
la cattedra. Il lavandino si riferisce all’igiene che è una componente fondamentale. 5
Nel 1960, i banchi non sono più a file parallele, ma diventano delle isole di lavoro. La cattedra
sparisce e l’insegnante gira per i banchi fornendo supporto e informazioni, in inglese detto
scaffolding: l’insegnante non è un fornitore di conoscenze, ma un facilitatore di apprendimenti. C’è
molta luce, i banchi sono ergonomici e le sedie si possono spostare perché non sono un blocco
unico col banco. Esistono poi dei contenitori che racchiudono materiale didattico prodotto dai
bambini. Entrano poi oggetti multimediali e l’episcopio che ingrandisce qualsiasi oggetto messo
sotto di esso e lo proietta su una parete. La presenza delle piante non è casuale: dalla fine
dell’Ottocento si cerca d’inserire elementi di naturalità all’interno dell’ambiente scolastico al fine di
colmare il divario tra ambiente artificiale e naturale.
La nascita del sistema scolastico statale Quando nasce la scuola?
La scuola esisteva anche
nell’antichità greco-
romana per arrivare fino ai
nostri giorni. Ci
occupiamo però di una
scuola nell’età
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