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In questa scuola statale di Caltanissetta, non c’è il crocifisso, mentre in un’altra il crocifisso è

presente. L’obbligo di inserire il crocifisso viene messa in una circolare dell’epoca del ministro

Gentile del 1923.

In questa fotografia ci sono gli oggetti classici che sono un pennino, una lavagnetta portatile e un

libro. Nel Cuaderno di rotation, i bambini dovevano scrivere argomenti patriottici e politici.

I cambiamenti dell’aula scolastica

Con materiale d’epoca, viene riprodotta un’aula fascista. Ci sono alcune

caratteristiche interessanti. Innanzitutto la cattedra è su una pedana,

come da tradizione gesuitica: l’insegnate è posto più in alto degli alunni.

In origine, l’insegnante, che era un sacerdote, entrava in classe non

dalla stessa parte da cui entravano gli alunni, ma da un’altra parte. Il

sacerdote era la testimonianza di Dio in terra e per questo era posto più

in alto degli allievi, sia per vocazione, sia per un motivo pratico, cioè per

essere più visibile da tutti gli alunni. Solo successivamente la cattedra

sarà tolta dagli insegnanti che vogliono insegnare non sopra i bambini,

ma con i bambini. I bambini si educavano a concepire le guerre, che

erano più che altro di conquista, come un qualcosa di doveroso.

Credere, obbedire, combattere era un motto presente in alcune classi

fasciste che riassume bene l’ideologia dell’epoca. In classe si

fondevano e si legavano così il potere religioso ed il potere politico.

Il fucile giocattolo è una riproduzione abbastanza fedele del moschetto.

Una lunga tradizione mette le armi in mano al bambino. Solo

successivamente alcuni insegnanti si ribelleranno a questa tradizione, i quali parleranno ai genitori

per fargli capire che regalare un’arma ad un bambino non è simbolo di mascolinità.

I pannelli decorativi

per le scuole che

riguardano i Balilla

servivano a

coinvolgere i

bambini dopo la

scuola. Il tempo

libero dei bambini

era così impiegato 4

per portarli ad assimilare tutti gli ideali politici del fascismo.

Alcuni studi riguardano anche l’ambiente sonoro. Durante il fascismo si insegnavano una serie di

canti. La musica fa spirito comune intorno ad un’idea, che doveva comunque riportare sempre ai

principi fascisti.

Alcuni documenti riguardano anche le punizioni corporee che nella scuola, applicate dal maestro, e

nella famiglia, applicate dal padre, erano presenti. Negli anni 70, momenti di nascita della cultura

democratica italiana, disse basta alle punizioni culturali perché nacque l’idea che i bambini non si

picchiano.

La scuola, nel periodo fascista, usava non solo la punizione fisica, ma anche quella psicologica:

faceva mettere il cappello con le orecchie d’asino e lo portava a giro per tutte le classi. Gli altri

bambini erano addirittura incitati a prendersi beffa del bambino con le orecchie d’asino.

Nonostante tutto l’impegno per indirizzare i bambini in una strada, c’è comunque qualche evasione

della realtà. Ad esempio nel caso di un bambino che, per beffa, ha modificato l’immagine del Duce.

Il Museo dell’Educazione di Rotterdam

Il Museo dell’Educazione di Rotterdam è dedicato alla scuola, dove ci sono ricostruzioni di stanze

scolastiche. Dove è possibile sono inseriti reperti storici. In una ricostruzione di un’aula del

Settecento, sulla destra abbiamo l’insegnante, dietro ad un tavolino e non ad una cattedra.

L’arredo scolastico ancora non c’è, ma ci troviamo in una situazione domestica. Tutti sono vestiti

perché non c’era il riscaldamento e per questo il clima era molto freddo. I bambini sono in

situazioni molto differenti: alcuni sono seduti, altri lavorano ad un tavolo ed altri ancora giocano per

terra. In queste pluriclassi, i bambini svolgevano attività differenziate ed accoglievano chiunque

avesse bisogno di imparare qualcosa.

La ricostruzione di una scuola popolare dell’Ottocento presenta qualcosa di diverso. L’aula ha una

strutturazione tipica e finalizzata allo scopo. Non è più la stanza di una casa, c’è la lavagna, degli

oggetti didattici alle pareti e i banchi che hanno una forma specifica: una certa inclinazione, le

salinature per appoggiare il pennino, il posto per riporre i libri…

Nel 1930, ormai si è definita una classe con elementi stabili che si ripetono: la lavagna, i banchi e

la cattedra. Il lavandino si riferisce all’igiene che è una componente fondamentale. 5

Nel 1960, i banchi non sono più a file parallele, ma diventano delle isole di lavoro. La cattedra

sparisce e l’insegnante gira per i banchi fornendo supporto e informazioni, in inglese detto

scaffolding: l’insegnante non è un fornitore di conoscenze, ma un facilitatore di apprendimenti. C’è

molta luce, i banchi sono ergonomici e le sedie si possono spostare perché non sono un blocco

unico col banco. Esistono poi dei contenitori che racchiudono materiale didattico prodotto dai

bambini. Entrano poi oggetti multimediali e l’episcopio che ingrandisce qualsiasi oggetto messo

sotto di esso e lo proietta su una parete. La presenza delle piante non è casuale: dalla fine

dell’Ottocento si cerca d’inserire elementi di naturalità all’interno dell’ambiente scolastico al fine di

colmare il divario tra ambiente artificiale e naturale.

La nascita del sistema scolastico statale Quando nasce la scuola?

La scuola esisteva anche

nell’antichità greco-

romana per arrivare fino ai

nostri giorni. Ci

occupiamo però di una

scuola nell’età

contemporanea, quando

assume una connotazione

particolare perché entra

dentro gli strumenti statali

che servono per gestire la

popolazione. L’idea che la

scuola sia uno strumento

per governare le plebi è

recente. Una delle paure

dell’Ottocento consisteva

nella ribellione delle plebi

e per questo l’istruzione

era considerata

pericolosa. L’aspirazione

massima era quello

dell’equilibrio tra le parti

sociali. Contraria

all’istruzione era anche la

chiesa cattolica,

favorevole invece alla

formazione religiosa. Se

l’istruzione può facilitare la

mobilitazione dei ceti

sociali, deve essere

bloccata. Dominique Julia

sostiene che la scuola

fosse un’operazione di

polizia: togliere dalla

strada i ragazzi e metterli

in un posto dove niente

non poteva nuocere al

bambino.

Se analizziamo gli istituti scolastici prima dell’Unità d’Italia, possiamo vedere la difformità delle

situazioni, cioè una varietà talmente ampia di situazioni che era difficile fare un quadro unitaria.

L’Italia uscita dal Congresso di Vienna, è un’Italia divisa e frammentata. Le scuole sono

abbastanza rare e i maschi accedono all’istruzione, mentre le femmine no. Le scuole erano

costose, rare e se ne intravedeva male la necessità. Nei paesi protestanti, la situazione cambia:

nell’idea religiosa protestante delle chiese riformate, ognuno è responsabile della propria fede e 6

non c’è la mediazione. In Italia, più si va verso il Nord Italia, più cresce la scolarizzazione

femminile. Lo stato maggiormente strutturato dal punto di vista del sistema scolastico è il Regno di

Sardegna, che aveva un imprinting molto forte derivato dal modello francese, e poi quello

Lombardo-Veneto, che aveva un imprinting derivato dal modello austroungarico. Ogni stato arriva

all’Unità d’Italia con le proprie esperienze e le proprie normative.

La chiesa cattolica e l’istruzione

All’inizio dell’Ottocento, il maestro è un uomo religioso, come un sacerdote o un frate. Pochi

maneggiavano gli studenti alfabetici di lettura o di scrittura. Si accede al seminario o ad altri collegi

perché si vuole imparare a leggere o a scrivere e con un grado di scolarizzazione precedente che

derivava dal contesto familiare. Il precettore preparava il bambino ad entrare nel collegio. Nessuno

pensava che una donna potesse insegnare per molti motivi: innanzitutto perché non era istruita e

poi perché si pensava che le donne non potessero essere istruire dato che non ne avevano la

capacità. Successivamente questa visione cambierà e la donna verrà concepita come la Madonna,

che era un modello di madre, moglie ed educatrice.

Se all’inizio dell’Ottocento abbiamo una strutturazione della scuola su insegnanti uomini religiosi,

poi, a fine Ottocento, la prevalenza delle insegnanti è femminile. Le scuole aumentano di numero,

tendono ad essere più proporzionali al numero dei bambini e si assiste quindi ad un sistema che

ha bisogno di più insegnanti. All’inizio dell’Unità d’Italia era difficile trovare insegnanti. Si assiste

quindi ad un lungo avvio di tecniche d’insegnamento. Erano importanti più le virtù morali e meno

quelle alfabetiche. Nella seconda metà dell’Ottocento, la Chiesa attua un processo di

evangelizzazione a partire dalle campagne, dal momento in cui gli uomini si stavano

scristianizzando. La Chiesa, da un lato consente l’espansione del lavoro femminile al di fuori del

contesto domestico, ma dall’alto spinge verso alcune professioni considerate adatte al genere

femminile, come insegnanti, segretarie, infermiere…, che hanno al di sopra un uomo, come un

preside, un capo d’ufficio, un preside…. La donna è laica, ma in realtà viene caricata di una

missione religiosa che deriva dalla frase “per me insegnare è una vocazione”. Questo confine tra

professionalità o vocazione è da considerare un problema.

La scuola e la modernizzazione

Quando parliamo di categorie interpretative per la storia della scuola, abbiamo una vasta scelta. Le

categorie sono dei modi per focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti.

Una delle principali categorie interpretative è il rapporto tra scuola e modernizzazione. La

modernizzazione è il cambiamento forte rispetto ad un assetto socioeconomico e socioculturale

precedente. Molti hanno però paura del cambiamento, che viene visto sull’onda di una

scristianizzazione di un pensiero laico che mette in discussione i valori condivisi della società. La

scuola porterà anche un certo alfabetismo. La modernizzazione è stata più che altro ideologica: la

scuola è stata attiva nel cambiamento quando ha avuto una spinta politica (si pensi al Fascismo) di

conformazione a determinate ideologie.

Alfabetizzazione e scolarizzazione non sono la stessa cosa: se si va a scuola si può diventare

alfabetizzati, ma possiamo essere alfabetizzati anche se non andiamo a scuola. La scuola non

sempre è alfabetizzante, ma certe volte si è scoperto che la scuola può anche far dimenticare

alcuni insegnamenti. Tra Nord e Sud Italia c’è un grande divario già prima dell’Unità d’Italia che

può essere conteggiato già prima della scolarizzazione. Mentre il Sud e le isole crescono nella

scolarizzazione, il Nord, che era già avvantaggiato, continua a crescere e si crea quindi un grosso

divario. Ancora oggi, la scuola del Sud e anche del Centro ha una situazione di divario rispetto al

Nord. Se compariamo questi dati con quelli europei, la scuola è nella media per quanto riguarda la

scuola primaria e sotto per la secondaria. I divari ottocenteschi non sono stati colmati, ma si sono

spostati. Il problema educativo centro-meridionale, che in passato ha coinvolto molti intellettuali, a

distanza di ben due secoli, oggi c’è sempre.

Nell’Ottocento, il pensiero più comune era chiamato dottrina dei due popoli: un popolo deve servire

ed un altro è destinato ad essere dirigente perché una persona già nasce figlia di qualcuno di

molto importante. L’Ottocento vede una società gestita da classi sociali che, se non vengono

rispettate, posso portare alla rovina della società stessa. Ciò viene messo in dubbio dal pensiero

socialista che sostiene che la storia sia una storia di sfruttamento nella quale la classe borghese 7

schiaccia la classe operaia. L’unico modo per liberare la classe operaia è una rivoluzione da parte

di questa, anche con l’uso della forza: la dittatura del proletariato.

Vivere in città dà al sistema d’istruzione un altro slancio. La campagna resta il luogo in cui vive la

maggior parte della popolazione, ma in cui ci sono anche meno opportunità formative. In genere, la

differenza tra pubblico e privato consiste nei fondi economici dello Stato. La distinzione laico-

religioso è simile alla precedente. I laici sono stati anche spirituali e non sono stati mai

direttamente anti-cristiani o anti-cattolici. La discussione Ottocentesca-Novecentesca contrappone

l’educazione all’istruzione. I laici dicono che l’istruzione senza religione non serve ed è pericolosa

perché l’uomo non può darsi i propri fini da solo.

La scuola dal primo Novecento al Fascismo e la storia materiale della scuola

Nel 1904 la Legge Orlando sono dei provvedimenti per i maestri e la scuola elementare. Questi

riguardano principalmente l’innalzamento dell’obbligo scolastico, le classi miste che fino ad ora

erano suddivise per sessi con differenti programmi per i maschi e per le femmine, l’istituzione di

corsi serali e festivi che vengono svolti in orario pomeridiano o nei giorni di festa. Altro aspetto

importante di questa legge è l’abolizione della differenza retributiva tra maestri e maestre: fino a

questa legge, gli insegnati maschi erano meglio pagati rispetto alle insegnanti femmine. Infine

viene fatto un corso popolare per la scuola elementare che serviva come mezzo necessario per

poter raggiungere il completamento dell’obbligo scolastico fissato al 12º anno di età. La Legge

Casati prevedeva solo 4 anni di scuola primaria, quindi, con la Legge Orlando, ne venivano

aggiunti altri 2, che sono la 5ª e 6ª elementare.

Nel 1911 abbiamo la legge Daneo-Credaro che riguarda la vocazione della scuola elementare da

parte dello Stato: la scuola elementare diventa a carico dello Stato perché in precedenza le scuole

elementari dipendevano interamente da province e comuni. Erano loro che gestivano lo stipendio

dei maestri, il reclutamento, le strutture e tutte le varie e possibili attività che erano svolte a scuola.

Dal 1911 fino al 1923 abbiamo pochi provvedimenti che riguardavano la scuola perché era il

periodo della Prima Guerra Mondiale. Nel 1923 il movimento fascista, ormai consolidato,

acquisisce sempre più potere. Il modo di poter far aderire il popolo all’ideologia fascista era quello

di puntare sulla scuola: il primo insieme di leggi che venne emanato andò sotto il nome di Riforma

Gentile. Questa riforma consiste in una serie di decreti che introducono alcuni aspetti del Fascismo

nelle scuole pubbliche, ma principalmente affrontano la tematica del neo-idealismo. L’idealismo o

neo-idealismo è un’idea di un’educazione volta al raggiungimento di uno spirito assoluto che si

deve identificare nello Stato. E’ quindi una sorta di sottomissione ad un’idea che veniva dall’alto.

Questo spirito assoluto si raggiunge attraverso la formazione classica, che Gentile favorirà nella

sua riforma cercando allo stesso tempo di ridurre sempre di più il numero di iscritti al liceo classico

perché, essendo una forme per un percorso educativo solamente per le élite, quelli che potevano

accedere a questo grado d’istruzione dovevano essere numericamente pochi. Il numero di accessi

fu ridotto introducendo una serie di esami, i quali erano quasi tutti di latino e greco e una classe

popolare aveva grosse difficoltà a superarli, mentre una classe benestante poteva essere seguita

a casa da insegnanti privati.

In quegli anni accade il delitto Matteotti di cui se ne prende carico Mussolini. Alcuni ministri fascisti

si dimettono per somma fiducia nei confronti del fascismo. Di queste dimissioni ne viene accettata

solamente una, che è quella di Gentile. La riforma Gentile, da quel momento, pur rimanendo

tutt’oggi l’ossatura della scuola italiana, sono state messe in pratica una serie di provvedimenti che

hanno tentato di modificare quell’assetto troppo elitario e non in grado di abbracciare ciò che il

fascismo voleva, ovvero il popolo. Il periodo successivo al 1923 è definito come “la politica dei

ritocchi”, cioè una serie di espedienti politici per cercare di modificare quanto aveva stabilito

Gentile. Innanzitutto, nel 1929, abbiamo i Patti Lateranensi. In particolare, l’insegnamento della

religione diviene obbligatorio in tutti i gradi scolastici, quindi dalla scuola elementare fino

all’istruzione secondaria, cosa che Gentile non vedeva di buon occhio. Gentile riteneva la religione

come una filosofia minor, cioè necessaria alla scuola elementare, ma propedeutica per le filosofie

maggiori che dovevano essere poi studiate alla scuola secondaria.

Dopo il 1929 abbiamo un altro insieme di leggi che giungono col ministro fascista Bottai e con la

sua “carta della scuola” che non troverà applicazione perché il fascismo cadrà e nascerà la

Repubblica. In questi anni, col sopraggiungere della Seconda Guerra Mondale, continueranno a

lavorare nel contesto educativo attraverso la propaganda e le attività extrascolastiche. I Balilla 8


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Bandini Gianfranco.

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