Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

La facciata è a salienti e la

soluzione ad archi ciechi e

gallerie prosegue intorno al

corpo dell’edificio. In

facciata sono apposte

quattro lastre raffiguranti la

Genesi.

Duomo di Parma (iniziato nel 1090):

L’edificio vede diverse campagne costruttive.

Decisiva è quella intrapresa da Benedetto

Antelami intorno al 1178.

La chiesa ha impianto a tre navate, transetto

centralizzato articolato su campate quadrate

e absidate, sistema di sostegni alternati su cui

appoggiava in origine probabilmente una

copertura lignea con archi trasversi. Matronei

e cripta. Antelami interviene radicalmente

nell’area del presbiterio, della navata, intro-

duce la copertura a volte, pure se in modo

incongruente con il sistema dei sostegni, e un

nuovo tiburio.

Facciata a capanna inscrivibile all’incirca in un

quadrato, con gallerie su più ordini che

occupano la profondità della compagine

muraria.

Qui è possibile notare il cambio di stile della

muratura (appena sotto l’utima serie di archi)

chiaro segno delle più campagne costruttive.

Battistero di Parma (1196-1216):

Diretto ancora da Antelami e concluso da

maestri campionesi. L’impianto è un ottago-

no cupolato, con sedici nicchie semicrcolari

all’interno. L’esterno presenta più ordini di

gallerie architravate

Duomo vecchio di Brescia:

Edificio a pianta centralizzata a doppio involucro che

persisteva in vari edifici (soprattutto battisteri) dell’area

padana. Grande cupola. Sequenza di campate arrotonda-

te. Volte a crociera che coprono lo spazio subordinato.

Presentava in facciata una torre che crolla nel primo ‘700

ed è stata sostituita con un portalino settecentesco.

Furono necessari interventi di restauro molto sostanziosi.

Aperture piccole, muri grossi. Presenza di tiburio.

Battistero di S.Giovanni a Firenze:

Impianto ottagonale con copertura a volta a padiglione. La cervice della volta viene aperta e protetta dalla struttura

a tempietto (lanterna) che consente di fare entrare luce diretta.

L’interno è strutturato da 2 registri con delle nicchie poco profonde schermate da colonne, presenza di un portico

che si snoda ripetendo una serie di arcate. Gli elementi architettonici sono elementi di spoglio (romani) con caratteri-

stiche ben definite (base, capitelli, fusto).

L’esterno a tre fasce presenta un ricco cromatismo degli intarsi marmorei con geometrie semplici e elementari.

Questa bicromia diventa espressione tipica del romanico toscano soprattutto fiorentino.

S. Miniato al Monte :

La pianta presenta una struttura semplice priva di transetto con una area presbiteriale rialzata, la presenza di una

cripta e di una sola abside. Il sistema strutturale prevede alternanza di pilastri e piloni che sostengono gli archi

trasversali.

Facciata a saliente presenta elementi di regolarità e di

collegamento con modelli antichi tanto da diventare

significativa per le riprese rinascimentali. Si possono

individuare due registri di cui quello inferiore presenta

archi ciechi su semicolonne, mentre al piano superiore

rappresenta il tempio tetrastilo in ripresa dello stile

romano.

Piazza dei miracoli (pisa):

Duomo:

Fu anch’esso costruito a più riprese e allungato

ulteriormente dopo la consacrazione del 1118.

La pianta presenta cinque navate con matroneo al

piano superiore. E’ presente il transetto nei cui

bracci sono state costruite due specie di basiliche

minori a tre navi con terminazione absidata. La

copertura in prossimità dell’incrocio tra il transetto

e il corpo principale presenta una cupola ovale-

mentre il resto del soffito è piano con cassettonatu-

re a vista. Gli alzati del piano inferiore sono risolti

con archi su colonne mentre per quanto riguarda il

matroneo sono presenti arcatelle minori su un

alternanza di pilastri e colonne.

La facciata è costituita da una sequenza di lesene

che sostengono arcatelle cieche. Questo motivo

percorre tutto il perimetro mura\rio e verra molto

ripreso anche in altri edifici religiosi toscani. Al di

sopra del primo ordine di arcatelle sono presenti 4

ordini di gallerie con colonnine.

Torre:

Fin dai primi piani inizia subito a pendere, rotazione al

piede dell’asse dell’edificio dovuto alla configurazione del

suolo che non era adatto a sostenere tali carichi. L’acqua

nel sottosuolo viene espulsa nelle parti più profonde del

terreno e si viene a creare un dissesto. Provoca quindi il

rallentamento del cantiere e si pone il problema di cosa

fare. Mano a mano che si stabilizzava venivano messi in

opera gli altri piani. La costruzione della torre cominciò

nel 1173 e la cella fu messa in opera solo nel 1350. Gli

ultimi 2 registri e la cella campanaria furono costruiti con

il pavimento e il solaio non paralleli per diminuire l’effetto

di non verticalità della torre.

Battistero:

L’esterno del battistero ripete la partitura del duomo,

soprattutto nel piano inferiore, instaurando tra i due

monumenti una precisa relazione formale e visiva tra i

due monumenti.

S.Marco (venezia):

Venezia rimane abbastanza estranea

agli sviluppi dell’edilizia religiosa

padana del XI secolo.

L’impianto di S.Marco si ricollega

infatti al modello orientale del VI

secolo della chiesa dei SS: Apostolo a

Costantinopoli (impianto cruciforme

con bracci di uguale grandezza (croce

greca) coperti ciascuno da una cupola

con pianta circolare che sorgevano

attorno alla cupola maggiore nel

centro dei bracci)

La masssa muraria tende ad essere

piuttosto imponente.

La pianta presenta l’impianto a croce

greca a tre navi con arconi semicircola-

ri di collegamentosu colonnati e

pilatri. Adibite alla copertura sono

costruite cinque cupole emisferiche

con finestre all’imposta che scaricano i

cariche su pennacchi. E’ presente un

ampia cripta ed inoltre è presente un

matroneo al piano superiore.

Rivestimenti di marmi e mosaici

vetrosi tendono a smaterializzare lo

spazio e a risolvere in superficie i valori

di profondità.

La facciata ha un profondo portico

completato con cinque portali a sesto

ribassato fortemente strombati e

addensati su colonne. Superiormente

è completata con elementi in stile

gotico.

Cap 06: Architettura Gotica

Questo stile non ha una precisa etnia, presenta inoltre molti elementi già usati nel romanico quali gli archi a sesto

acuto, gli archi rampanti e le volte a crociera.

Dopo la rinascita dell’anno 1000 e lo spostamento delle popolazioni dalla campagna alla città si sente l’esigenza (a

seguito anche di un miglioramento del tenore di vita) di una tecnologia ed un repertorio architettonico comule a

livello architettonico. Il gotico riassume queste esigenze destinando alle cattedrali oltre ad un luogo di culto la

funzione di “simbolo di cittadinanza”.

Il primo sviluppo del gotico si verifica in Francia con un conseguente espandimento nel resto dell’europa (Spagna,

Inghilterra, Germania)

Anche in italia è presento lo sviluppo del gotico, ma qui a differenza rispetto alle altre nazioni europee lo stile non si

differenzia particolarmente dal Romanico ormai fermamente consolidato.

Caratteri Fondamentali:

- edifici a pianta longitudinale (poco usata la pianta centrale)

- schelettro portante: la muratura diventa cosi libera dagli impegni

strutturali consentendo l’apertura di grandi vetrate policrome.

- attenuata la partizione longitudinale (meno navate) mentre è accentua-

to il transetto così da rendere comparabili le tre dimensioni spaziali

(lunghezza, larghezza e altezza).

- vengono evitate le cupole cosi da evitare la continuità della struttura

S.Denis (francia):

Progettata dall’architetto abate Suger (1130-1144).

Presenta archi acuti ad eccezione degli archi che funfono da costoloni

alle volte che rimangono a tutto sesto.

Rinforzi scandiscono la facciata in quattro parti.

Vi è un forte assottigliamento della muratura perimetrale nella quale

vengo aperte grandi vetrate poichè la funzione strutturale è deman-

data ai grandi contrafforti laterali.

Le volte sono quadripartite e il coro ha forma semicircolare

Sistema archi rampanti + Contrafforti:

-sistema di resistenze attive

-concentrazione dei carichi

-pesi e spinte scaricati verso l’esterno archi rampanti

contrafforti

reni dell’arco

principale:

punto di maggiore

sollecitazione dove

vengono collocati

gli archi rampanti

per scaricare le

sollecitazioni Cattedrali di Notre Dame (francia):

Parigi descrizione dei caratteri comuni:

entrambe le piante presentano una differen-

za tra le volte della navata centrale

(esapartite) e quelle laterali (quadripartite).

Scheletro puntiforme, coro ed abside con

deambulatorio.

Entrambi gli alzati sono su 4 livelli:

arcate,matroneo,triforium e clair-etage

(vetrate)

Parigi:

presenta 5 navate. Gli alzati denotano la

scomparsa del triforium e l’ampliamento

Laon delle finestre dopo la ricostruzione del XIII.

Sono necessari gli archi rampanti per il

contenimento delle spinte delle volte molto

alte.

Laon:

presenza di una sorta di transetto centrale

con una copertura diversa sempre voltata.

Presenta una torre in facciata e dei vistosi

contrafforti lungo il perimetro.

Notre dame Parigi:

La facciata si presenta a “corpo di fabbrica”, con la

presenza di due torri in corrispondenza delle navate

laterali e una parte oiù bassa al di sopra della navata

centrale in corrispondenza della quale sulla facciata è

generalmente posto un rosone

cleristorio

triforium

(arcatelle cieche)

matroneo

colonnato navata

Cattedrale di Bourges (inghilterra):

Le volte esapartite sono sorrette da archi rampanti e costoloni molto più

sottili poichè molto ben studiati (nella sezione è possibile vedere il complica-

to nonche molto efficace sistema di scarico dato dagli archi rampanti).

Gli alzati si sviluppano su 3 livelli: arcate molto alte al piano terra, matroneo

non praticabile nel livello centrale e le classiche finestre tipiche dello stile

gotico nell’ultimo livello.

Nella pianta è possibile vedere l’assenza del transetto e la mancanza di

cappelle laterali per ottenere una migliore profondità spaziale.

Cattedrale di Chartres (inghilterra):

E’ presente un transetto molto allargato rispetto alla navata, così come il coro

che risulta su 5 campate e contornato da cappelle circolari.

Le volte non sono più esapartite ma quadripartite, l’arco a sesto acuto permet-

te di avere altezze in chiave = partendo da luci diverse dando maggior unità

allo spazio. L’alzato sempre su tre livelli non presenta più il matroneo che viene

sostituito da grandi finestre con vetri colorati.

Cattedrale di Amiens (francia):

Scala gigantesca in confronto all’abitato.

Il progettista Robert Lurarches viene sepolto nella cattedrale.

Corpo longitudinale con grande amplificazione del presbiterio, transetto con 7 campate, coro lungo 4 campate in

larghezza e 5 in lunghezza, abside deambulato.

Le volte di copertura sono quadripartite su pianta rettangolare,gli archi sono molto cuspidati e l’altezza in chiave è di

circa 40 metri. Archi rampanti risultano molto inclinati per raccogliere al meglio le spinte e le scaricarle all’esterno.

Sovraccarichi verticali agevolano il lavoro di qesti ultimi consentendo di far lavorare meglio il pilone, i contrafforti

proseguono anche su tutto il secondo piano che presenta sottili piloni sottili. Abisidiale contenenti finestre in tutta la

loro estensione.

Rispetto a Chartres abbiamo una maggiore snellezza e notevole

altezza.

La facciata presenta soluzione con 2 torri che racchiudono la specchia-

tura centrale nel quale è presente il rosone.

Difficile nel gotico che le torri abbiano aspetto uguale, infatti sono

quasi sempre diverse.

Sainte Chapelle (francia):

Cappella di palazzo reale, edificio con funzione di reliquario. Edificio

su 2 piani il cui piano inferiore è aperto al pubblico a differenza di

quello superiore. Sequenza di volte quadripartite su pianta rettango-

lare. Il sistema strutturale è puntiforme e il resto delle murature è

interamente occupato da vetrate, che smaterializzano la massa

muraria.

Le vetrate presentano un ampia gamma di colori ma l’aspetto interno

non risulta per niente luminoso ma piuttosto trasfigurato da questi

giochi di luce come caratteristica tipica del periodo Gotico.

Architettura religiosa Abbazia di Fossanova

(roma):

nessuna somiglianza con gli

edifici gotici dell’oltralpe,

pochissime modifiche di

rinnovamento dello spazio

(pianta cruciforme)

archi a sesto acuto e volte a crociera

niente abside costolonate, assenza del matroneo

Casamari: lo stile è pressochè identico allo stile dell’abbazia di Fossanova

(le arcate a seto acuto sono leggermente più accentuate)

S. Francesco (assisi):

strutturata su due livelli pressochè identici : basilica inferiore e superiore (risp. 1 e 2).

4 Campate quadrate lungo la navate principale + 1 campata rettangolare in prossimità del transetto con la presenza di

un abside (circolare inferiormente e poligonale superiormente).

Ampi spessori murari con contrafforti.

Dalla sezione si vede che nella basilica inferiore vi è ancora la presenza degli archi a tutto sesto, mentre nella superiore

vi è l’elemento di novità con l’introduzione dell’arco a sesto acuto Basilica superiore: archi a sesto

acuto

Basilica inferiore: archi a tutto

sesto

coesistenza tra ke vetrate e gli affreschi di Giotto. Peculiarità dei dipinti è che queste ricoprono l’intera superficie

muraria e le vele delle volte come è possibile vedere dalle successive due immagini.

Santa Maria Novella (firenze):

presenza di campate non regolari, piccole finestre (lontani dalle ampie vetrate del nord europa)

è usato l’arco a sesto acuto ma le arcate laterali sono ancora a tutto sesto (questo non permette una completa unità

dello spazio) testate della cappella maggiore e delle cappele laterali piatte

(tipiche dello sviluppo monastico)

Santa Maria del fiore (firenze):

La pianta è un unione della croce latina al quale interno è inserito un presbiterio ottagonale (impianto centrale), cosi

come sono inserite delle cappelle ottagonali al termine dei bracci

Questa forma di pianta definita impianto composito verrà poi successivamente molto ripresa (specialmente per le

chiese mariane poichè l’impianto ottagonale rappresenta le 8 virtù mentre l’impianto cruciforme permette un

ottimale disposizione per lo svolgimento delle celebrazioni)

La corda della grande cupola raggiunge i 40m la difficile realizzazione di quest’ultima è testimoniata anche da una

momentanea interruzione dei lavori prima di costruire la stessa.

Internamente vi è l’uso di enrambe le tipologie di archi (acuto principale, tutto sesto laterali) con un alternanza delle

quote in chiave che come già detto frammentano l’unità spaziale interna. Tutti gli archi presentano delle catene

metalliche per aiutare a contenere le spinte laterali degli archi.

Spazi molto ariosi dovuti alle campate quadrate ma presenza di piccole finestre.

Duomo di Milano: P

resenta tutti le caratteristiche tipiche dell’architettura

Gotica: archi rampanti, archi a sesto acuto, contrafforti,

nervature, decorazioni e ampie vetrate colorate.

In pianta si vedono le cinque navate ben proporziona-

te tra la navata principale e le laterali.

Gli archi rampanti non hanno grande funzione struttu-

rale se non quella del passaggio dei doccioni.

Le proporzioni tra le quote delle navate sono scelte

saggiamente (secondo i metodi descritti nella pagina

successiva) in modo da destinare le spinte ai soli

contrafforti.

a-schema e rettangoli b- schema a triangolo equilatero

c- schema a quadrato d- schema effettivo misto tra il quadrato ed il

h max u l max indispen- triangolo h=76 braccia

sabile la funzione degli il sistema scarica senza la necessità degli archi

archi rampanti per il rampanti

contenimento delle

spinte laterali

Architettura civile: palazzi comunali

Palazzo Vecchio (firenze):

Carattere fortificato, piccole finestre, merlatura alla

sommità dell’edificio e rivestito di pietrame appena

sgrezzato.

Novità dell’edificio le bifore archiacute che delimi-

tano i piani.

Presente una torre anch’essa con carattere fortifica-

to con funzioni di guardia con la presenza di una

campana per le emergenze.

Palazzo della Signoria (siena):

La pianta non è rettangolare ma è conca. Sfruttando la

differenza di livello della piazza si vuole simulare un

teatro con a sfondo il palazzo. E’ dunque presente una

forza comunicazione tra il palazzo e la pianta.

Presenta un carattere meno fortificato rispetto alla

struttura fiorentina di palazzo vecchio

Palazzo Ducale (venezia):

Presenza di tre ordini: piano terra portico con arcate a sesto acuto, primo piano loggiato con esili colonne reggenti

archi a sesto acuto trilobati con passo molto più stretto dell’ordine sottostante sormontano gli archi degli oculi con

aperture a forma quadrilobata, ultimo piano pieno a parete liscia rivestita da mosaici tanto che l’interesse è soprattut-

to rivolto a questi piuttosto che alla struttura.

Le finestre non sono simmetriche, forte distacco dal carattere fortificato degli altri edifici civici del tempo (l’unico

elemento che le ricorda è la merlatura superiore anche se molto meno accentuata) il carattere diventa principalmente

monumentale.

La città altomedioevale:

Lo sviluppo della città in questo periodo tende ad occupare tutti gli spazi interni della cinta muraria.

Una volta saturata la cinta muraria vengono previsti nuovi ampliamenti che tendenzialmente tendevano ad accorpa-

re le preesistenti costruzioni o murature. La cinta muraria svolge un luogo di separazione tra la città e la campagna,

ma oltre a questo aspetto è fondamentale la presenza di tasse per il “superamento” della stessa

durante la vendita delle merci. L’ingresso alla città è dunque ristretto ai soli portoni.

L’ampliamento della cerchia muraria era un operazione molto impegnativa sia a livello fiscale sia per la maestranza

necessaria, era dunque protratta fino al momento in cui era indispensabile per la costruzione dei nuovi edifici che

non potevano più trovare posto nel terreno urbano saturo.

La cinta urbana è spesso ampliata in modo concentrico e la rete stradale seppur irregolare forma uno spazio unitario

con gerarchia tra le varie arterie ma senza separazione tra gli spazi pubblici e privati.

Lo spazio urbano presenta dunque sempre più di un centro le cui piazze hanno solitamente funzioni: religiosa,civile e

commerciale.

Le piazze di forma irregolare sono prevalentemente spazi chiusi sovrastati dalle abitazioni molto concentrate e molto

sviluppate in altezza. Vengono a crearsi due nuovi tipi principali di case:

- a schiera: costruite su lotti stretti e lunghi con al piede delle botteghe per la popolazione urbana

- a torre: molto sviluppate in altezza nel centro cittadino con caratteri difensivi accentuati e destinate al ceto agiato

Cap 07: Brunelleschi

Umanesimo:

nascita del movimento agli inizi del 400. Formato da circoli di letterari volti a

riscoprire la cultura antica (soprattutto romana).

Rivalutano l’umanitas, la precedente concenzione dell’uomo come entità

sottoposto alla volontà divina cambia verso una concezzione di individuo

autonomo il quale attraverso la scienza e la ragione può incidere sulla vita e

su ciò che lo circonda.

Questi studi letterari vengono poi ad influenzare anche gli altri campi come

per esempio l’architettura che riscopre le tradizioni romane. Questa risco-

perta avviene soprattutto attraverso:

- la riscoperta dei testi antichi (in particolare il trattato di Vitruvio);

- rilievo delle vestigia delle anctichità romane con viaggi a roma e rilievi dei

resti delle architetture.

Vi è uno studio approfondito della rappresentazione degli spazi razionaliz-

zando lo spazio attraverso la prospettiva le cui leggi sono individuate da

Brunelleschi che verranno poi successivamente migliorate e formalizzate.

Il metodo è ancora empirico e si basa sulla prova con delle tavolette

prospettiche (sul battistero di S.Giovanni) come si vede nell’illustrazione

sottostante. L’esigenza della prospettiva segue anche dalla necessità di misurare

razionalmente lo spazio in modo da disegnarlo correttamente in 2

dimensioni così da rapportarsi in modo razionale con ciò che lo

circonda (ripresa del concetto dell’uomo vitruviano e progressiva

riscoperta seppur faticosa degli antichi ordini architettonici delle

antiche proporzioni e del sistema modulare).

Vi è la tendenza all’utilizzo del corinzio che sembra il più diffuso e quello italico per eccellenza (Brunelleschi utilizza

solo questo tipo di ordine)

Ritorno agli archi a tutto sesto, alla volte a botte e a vela, alla cupola e agli ornamenti classici.

Gli edifici di questo periodo mostrano una grande regolarità sia nella pianta che negli alzati con forme geometriche

regolari, equilibrio, simmetria e allineamneto delle aperture e proporzioni misurate (perdità delle grandi altezze degli

edifici gotici).

L’architetto in questo periodo svolge anche la funzione di intellettuale pubblicando testi specifici e riedizioni del

trattato di Vitruvio.

Per quanto riguarda il campo pittorico importante esponente della ricerca prospettica è Masaccio con l’introduzione

delle ombre.

Brunelleschi:

applico il suo ingegno anche nel campo del cantiere studiando anche per la realizzazione di nuovi macchinari da

costruzione che lui stesso utilizzerà nella messa in opera dei suoi progetti. Rappresenta un po una transizione tra lo

stile gotico e questo nuovo stile sulla base dello studio degli antichi. La cupola della cattedrale di

S.Maria del fiore è la prima opera di

Brunelleschi.

La cattedrale era rimasta incomple-

ta a causa dell’assenza di ingegno

costruttivo e delle difficoltà realiz-

zative pratiche tanto che la città di

firenze offre l’appalto della cupola

ad un concorso in 2 tempi (il primo

libero ed il secondo su invito di

coloro che si erano ben mostrati al

primo). Vincitori Ghiberti e Brunel-

leschi che nel giro di qualche anno

rimarrà però l’unico a sfruttare

questa vincita procedendo con la

realizzazione del progetto

Le libertà riguardanti il progetto della cupola erano assai poche; l’arco doveva essere a 1/5 di sesto acuto di prestabili-

te misure (h: 144 b.f. & corda: 72 b.f.) e posizionamento dei pilastri e dei corpi scala già definiti poichè già in opera.

Fondamentale era la scelta dei materiali e la realizzazione delle centine provvisorie per la costruzione della cupola in

mattoni e malta. I problemi relativi la costruzione della centina erano assai complessi poichè tutto il legno necessario

a creare le impalcature sul terreno era troppo costoso. Brunelleschi attuo delle centine aeree, e progetto una cupola

autoportante già in fase di costruzione e molto leggera. L’autoportanza della cupola è data dalla caratteristica costrut-

tiva che vede i filari di mattoni inclinati in funzione dell’inclinazione dei raggi di curvatura degli archi portanti.

La cupola è a doppio involucro e si presenta come una volta a padiglione ottagonale

piattabande per l’unione dei

costoloni

costoloni secondari calotta interna: vero calotta esterna:

costoloni maggiori intercapedine d’arisa:

(2 per vela) corpo strutturale protegge la

di collegamento serve ad alleggerire la calotta interna

tra le 2 calotte struttura

Filari inclinati che consentono di

costruire la cupola senza l’ausilio

delle centine.

Disposizione dei mattoni

a spina di pesce

Brunelleschi è sempre molto presente in cantiere e si prende anche

spesso carico della scelta dei materiali costruttivi e della ricerca di

nuovi. Questo aspetto è tipico della cultura medioevale dove

l’architetto non svolgeva neancora la funzione di letterato ma piutto-

sto quella di capocantiere.

Redige un programma scritto per vari punti (precedente alla realizza-

zione dell’opera) per la direzione dei lavori e probabilmente realizza

le prime piante e sezioni (non pervenute) e dei plastici per verificare

le capacità delle sue costruzioni.

La lanterna

I costoloni maggiori della cupola vengono ricoperti da decorazioni marmoree per accentuare il contrasto della cupola.

Queste nervature convergono nella lanterna a protezione dell’oculo centrale nella quale vengono riprese. La lanterna

presenta in corrispondenza delle 8 facciate degli archi a tutto sesto su pilastri affiancati da lesene scanalate. Laterarl-

mente si possono vedere delle piccole strutture di scarico sull’idea degli archi rampanti.

Per quanto riguarda gli ordini architettonici Brunelleschi utilizza principalmente (quasi

unicamente) l’ordine Corinzio.

Seguiranno questo stile anche tutti gli architetti a lui contemporanei e questo provoche-

rà dunque un uniformità nello stile e una linearità nelle architetture.

Spedale degli innocenti (piazza

dell’Annunciata):

Questa è una delle prime opere

interamente ad opera di Brunelleschi.

Presenta una complessa pianta la cui

caratteristica più significativa è il portico sul

lato che affaccia alla strada a segno di

distacco tra l’opera e la città che rappresen-

ta uno dei massimi segni del pensiero

brunelleschiano. Portico che è stato poi

ripreso su tutti i lati nelle modifiche succes-

sive.

La facciata presenta alcune novità rispetto

alle architetture gotiche, prima fra tutte il

ritorno all’arco a tutto sesto su colonne. La

facciata presenta una marcata assialità e

simmetria e una ben determinata termina-

zione del portico in alle quali sono presenti

arcate maggiori su pilastri maggiori e delle

lesene sovrastate dalla trabeazione tangen-

te alle chiavi degli archi che delinea un

chiaro ordine.

E’ possibile intravedere la spiccata simmetria anche osservando i singoli “moduli” in cui è divisa la facciata.

La corda dell’arco ha infatti le stesse proprorzioni delle altezze delle colonne identificando così un quadrato.

La freccia quindi è alta la metà della colonna. C’è un legame tra il prospetto e l’interno del portico, riusciamo a definir-

lo nelle tre dimensioni come abbiamo fatto per il disegno della facciata. C’è una sequenza di 9 cubi, 9 unità spaziali. Le

coperture sono delle volte a vela e quindi geometricamente ricavate da una semi sfera intersecata da 4 piani.

Vi sono dei capitelli che costituisce l’appoggio delle volte sovrastanti. L’ordine è rigorosamente corinzio e questa

regolarità è data anche dal fatto che gli elementi architettonici sono tutti uguali, sono reiterati.

Complesso di Sagrestia

San Lorenzo: nuova

1418 cominciato e dal 1421 seguito da

Brunelleschi, terminato nel 1459.

Brunelleschi interviene principalmente sulla

chiesa (monastica). La pianta presenta la

classica forma a croce latina con sul fondo la

serie di cappelle monastiche. La cappella

maggiore quadrata ha dimensione pari alla

navata (costituisce il “modulo”) mentre le

altre sono 1/4 della principale. La navata

principale è separate dalle due laterali da

arcate su colonnati. Il modulo è anche

presente lungo il braccio principale dove si Modulo

possono notare 6 quadrati, le navate laterali

hanno modulo di 1/4. Anche le sagrestie alla

fine del transetto hanno dimensioni compa-

rabili con quelle del modulo. Sagrestia

Le coperture delle volte laterali sono volte a vecchia

vela con archi a tutto sesto, e quindi non

spingenti (le murature sono infatti molto

fini).

Internamente è possibile vedere la sequenza

di arcate su colonne corinzie esattamente

come il portico del portico dello spedale

degli innocenti. Anche in questo caso si

trovano alla terminazione del colonnato le

lesene sormontate della trabeazione.

Tra l’arco e la colonna è presente il “pulvino”

una sorta di frammento di trabeazione (il

“dado” Brunelleschiano)

S. Spirito:

Anche questa pianta presenta una marcata modularità e particolarità è la unica navata laterale che prosegue anche

lungo il transetto. Esternamente alla navata “unica” laterale sono presenti delle absidiole esterne con precisi rapporti

al modulo. Queste avrebbero dovuto essere visibili dall’esterno come riportato dal disegno originale di un suo alievo,

il progetto iniziale prevedeva che la navata laterale proseguisse anche in controfacciata con un pilastro intermedio

con l’apertura dunque di 4 portoni di ingresso.

Il cantiere è stato sospeso per molto tempo dunque queste particolarità non sono state realizzate a causa della morte

di Brunelleschi e la chiesa è stata completata come nella prima rappresentazione.

Sagrestia vecchia:

Pianta quadrata con all’estremità la presenza della scarsella dove era

disposto l’altare ed inizialemente era stata predisposta per essere la

tomba dei Medici che avevano commissionato l’opera (i due spazi

laterali sono vani di servizio).

La cupola è ad imposta circolare poggiante sui muri laterali con

l’utilizzo di pennacchi di raccordo.

La sezione presenta tre registri. di cui l’unione tra il piano terra e

quello intermedio ha la forma di un quadrato.

L’ordine inferiore è costituito dall’ordine lesene+trabeazione; la parte

intermedia è costituita dalla modanatura ad arcone a tutto sesto

presente sulla muratura a suggerire la separazione; il terzo registro

presenta la cupola emisferica. Scarsella

Come si evince da queste foto le lesene

sono poste ai lati in corrispondenza degli

arconi modanati sulle pareti. Le lesene sono

ripiegate a libro di modo da fare combacia-

re ad essa ogni singola porzione degli

arconi. Addirittura per completare l’ordine

negli angoli della scarsella Brunelleschi crea

la lesena filiforme che presenta tutte le

caratteristiche della lesena pur occupando il

minimo spazio. Questa novità verra molto

ripresa dagli architetti contemporanei.

Cap 08: Leon Battista Alberti

Genova 1404 - Roma 1472

Non è un vero e proprio architetto ma piuttosto un letterato infatti redige una serie di trattati, nei quali raccoglie le

nuove idee del 400 e le idee degli architetti del periodo e ben si relaziona con le idee del passato tramite lo studio

dei documenti trasmessi degli antichi. Il più importante è sicuramente il “De re aedificatoria” scritto in lingua antica e

che verrà quasi 80 anni dopo anche tradotta in volgare. Questo trattato è un po il vademecum del buon architetto

del tempo, in quanto comprende un po le nozioni base da comprendere sulle architetture antiche e sul lavoro

dell’architetto.

Vi è inoltre una dettagliata e precisa identificazione delle forme e degli ordini riprendendo e dettagliando il trattato

di vitruvio.

Corregge la sintassi (come già aveva intuito Brunelleschi) a riguardo dei sistemi di sostegno in funzione

dell’elemento orizzontale soprastante: arco su pilastro e trabeazione su colonna.

Introduce inoltre un concetto più specifico di armonia dell’architettura relazionandola anche alle armonie musicali e

specificando precisi rapporti.

Alberti afferma che “l’architettura si compone di disegno e materia” mettendo in luce la sostanziale attività ideativa e

veri e

di concepimento preventiva in modo da prevenire sorprese in corso d’opera. Si sviluppano così i primi progetti

propri. L’attività dell’architetto è dunque spostata quasi totalmente al lavoro in studio e alla redazione di chiari e

precisi disegni.

Inumerosi viaggi di Alberti gli permettono una visione ampia di molte architetture e la possibilità di rilevare diretta-

mente utili informazioni che raggruppate danno vita al trattato citato in precedenza.

La frequente assenza dal cantiere di Alberti provoca però una discrepanza tra il progetto e l’opera poichè diviene ad

interpretazione (sulla base dei disegni) delle maestranze. Le opere di Alberti risultano dunque inprecise nell’ordine a

differenza dei principi da lui stesso enunciati che risultano invece corretti e molto precisi.

Tempio Malatestiano (rimini)

1450:

Edificio medievale rivisitato commis-

sionato da Malatesta a scopo di

mausoleo funerario per la propria

famiglia a partire dalla chiesa gotica di

S.Francesco a rimini.

La pianta presenta una sola navata

contornata da cappelle laterali ed un

piccolo transetto seguito dal classico

abside. Le arcate laterali sono ad archi

acuti sopra la quale sono disposte una

serie di travi a copertura della navata

principale; le cappelle laterali sono

coperte da volte a crociera costolona-

te.

Per quanto riguarda l’esterno Alberti

crea un rivestimento staccato che

maschera l’edificio preesistente di stile

gotico a favore di uno stile romano a

lui più congeniale tranne per la

facciata dove è costretto ad addossare

il rivestimento alla muratura già

esistente.

La facciata ricorda l’arco di trionfo di

Augusto rivisitato. Anche in questo

edificio come si puo vedere nell’ultimo

disegno viè una marcata rmonia per

esempio l’h del pilastro è in rapporto

di 3/2 con la larghezza dell’arco

Santa Maria Novella:

In questa chiesta già trattata in precedenza Alberti commissionato dal ricco mercante Ruccellai svolge solamente il

compito di rivestimento della facciata che però si presenta più complicato della precedente in quanto andavano

mantenuti elementi preesistenti. Il problema principale era proprio la discordanza tra le proporzioni classiche e la

sezione della chiesa che condizionava le quote in facciata: al registro inferiore sono presenti arcate a sesto acuto,il

registro superiore viene condizionato dalla quota del rosone. Per “amalgamare” il tutto inserisce un grande portale

classico e superiormente ad esso la trabeazione (ripresa nuovamente dell’arco di trionfo) il rivestimento in marmo

riprende i disegni di arcatelle a tutto sesto a completare l’ordine principale. Nell’ordine superiore riprende il motivo

del tempio tetrastilo sormontato dal timpano. (già presente)

Rosone

Tempio tetrastilo

Attico/Podio:

è l’elemento fondamen-

tale che raccorda i due

registri e ordini poichè

svolge la funzione di

attico dell’arco di trionfo

inferiore e la funzione di

podio del tempio

tetrastilo superiore

Trabeazione

Rivestimento

marmoreo:

che riprende il motivo

degli archi a tutto sesto

completando l’arte

maggiore

Arcatelle a sesto acuto Portale centrale formato dall’arco a

(già presenti) tutto sesto

S. Andrea (mantova):

La realizzazione di questa chiesa avviene dopo la morte di Alberti pur essendo da lui progettata. L’unica parte

prettamente “albertina” è il braccio longitudinale, poiche la parte relativa la cupola e il transetto sono state realizzate

molto dopo la morte di A. a causa di numerose interruzioni del cantiere. La copertura si presenta voltata a botte (con

dipinta una cassettonatura) e questo è visibile anche dell’esterno per la presenza di contrafforti. Internamente la

navata centrale è divisa dalle 3 nicchie laterali da arconi a tutto sesto. Anche le arcate interne verranno inserite in un

contesto nuovamente simile a quello dell’arco di trionfo che verrà definito travata ritmica.

Nella facciata è ben presente la commistione tra lo

stile del tempio e l’arco di trionfo. Lo schema principa-

le è quello del tempio tetrastilo nel quale viene poi

inserito l’ampio fornice a tutto sesto ad evidenziare

l’arco di trionfo.

Palazzo Rucellai (firenze):

La costruzione del palazzo di residenza della famiglia

Rucellai viene effettuata comprando più lotti diversi che

vennero poi saccentemente uniti. Alberti interviene anche

negli interni ma non sono di così spiccato interesse. Molto

più interessante il disegno della facciata che si presenta su

tre registri suddivisi dalle 3 trabeazioni) corrispondenti a

tre piani. Al piano terra l’ordine è tuscanico-dorico, nel

piano intermedio l’ordine è corinzio (piuttosto ricco),

mentre all’ultimo registro rimane corinzio ma semplificato.

Questa stratificazione ricorda la struttura del colosseo

anche se in modo riadattato (in questo periodo non viene

utilizzato l’ordine ionoco). Il primo piano è il piano nobile

ed è per questo motivo che viene arricchito molto l’ordine

della facciata. Il secondo piano è sempre destinato a

membri della famiglia ma di minore importanza, mentre al

piano terra sono presenti gli ambienti di servizio per il

palazzo. Le finestre sono simmetriche ed il motivo è quello

dell’arco su pilastro incorniciato dall’ordine. Le ghiere così

come il resto de rivestimento sono in pietra lavorata

(bugnato liscio).

Progetto originale Progetto a seguito dell’ampliamento

Per ovviare alla maggiore altezza dell’ordine

tuscanico e renderlo più proporzionato ai

moduli consueti crea alla base un rivestimento

in opus reticulatum così da rendere anche il

piano terra (almeno apparentemente) della

stezza altezza dei piani rialzati.

Edilizia Residenziale:

Palazzo Medici (firenze):

anche questo palazzo ha la stessa disposizione degli ambienti del

precedente con il piano nobile nel livello intermedio.

Cominciano dunque a prendere forma i palazzi su blocco con una

corte centrale porticata. Le scale acquistano crescente importanza

proprio a seguito di questa crescente verticalità acquisita dai palazzi.

Il rivestimento è particolare ed evidenzia in modo netto i tre registri:

viene utilizzato un bugnato rustico al piano inferiore, bugnato medio

all’intermedio e bugnato fine all’ultimo piano con una sorta di

ingentilimento del rivestimento salendo verso l’alto.

Un raffinato gioco prospettico si ha nelle colonne angolari, dove si

ha il maggior carico strutturale, che sono leggermente più sottili

delle altre. Il conflitto angolare però fa sì che le finestre ai lati siano

più vicine delle altre, un'irregolarità che altri architetti successivi

cercheranno di risolvere diversamente.

Palazzo Pitti (firenze 1458):

Palazzo Gondi (firenze 1490): Palazzo Strozzi (firenze 1489):

Palazzo Piccolomini (pienza 1459):

Bernardo Piccolomini incaricato dal papa si occupa

della restrutturazione del palazzo. Il palazzo si trova

nelle prossimità del duomo di Pienza ed occupa la

posizione di una quinta della piazza ad esso

antistante di pianta trapezioidale e che riprende in

modo “geometrico” la struttura inquadrandola in

una sorta di maglia prospettica. Lo sviluppo del

palazzo è simile a quelli del perioso con corte

centrale e la facciata presenta tre ordini (tuscanico-

ionico, corinzio ricco, corinzio semplificato).

Caratteristica dell’edificio è la facciata che sporge sul

giardino interno. Questa è composta da sole arcate

su tre livelli.

Palazzo Ducale (urbino 1466):

Residenza di Federico da Montefeltro

e corte di passaggio di molti letterati

tra cui Piero della Francesca che scrive

il “De perspectiva” trattato sulla

prospettiva nella pittura.

La struttura si presenta molto artico-

lata pur se con la tipica corte centrale.

La facciata presenta un loggiato che

prosegue lungo tutta l’altezza

(particolare) e ai lati due torri.

La corte interna

Il motivo del portico viene definito in

angolo dall’ordine architettonico

delle lesene. L’angolo al L permette di

concludere le ultime arcate dei lati

con una semi colonna

Palazzo della cancelleria:

Edificio di prospettive auree, anche nella corte centrale questo edificio c’è un tentativo di migliorare l’ultima colonna

delle arcate d’angolo pur se non così brillante come in palazzo ducale

Cap 09: Donato Bramante

la svolta fondamentale di Bramante avviene con il suo approdo a Roma nel quale esprime per 14 anni il suo poten-

ziale grazie anche al rapporto con il papa. Nasce come pittore dove impara le nozioni del disegno architettonico.

Prima fase Milano 1481-1499

Cappella Portinari (milano 1462):

Tra le prime opere a Milano Bramante realizza la Cappella Portinari,

configurata come la sagrestia vecchia, ovvero come cappella

funeraria, viene realizzata entro il 1468. Rispetto alle architetture di

Brunelleschi presenta però alzati minori.

Ospedale maggiore :

Edificio assistenziale il cui cantiere si estese fino all’800.

Impianto a doppia croce centrale al cui centro è posta

una cappella. I 4 cortili risultano tutti porticati per

permettere ai malati di stare al coperto.

I portici delle crociere sono modellati alla fiorentina

con archi a tutto sesto su colonne.

Santa Maria presso S.Satiro :

Bramante è incaricato dell’ampliamento di questa

chiesa di età carolingia. Pianta a croce latina commissa

(mancanza del coro). La pianta presenta tre navate di

cui le laterali proseguono anche per una parte ortogo-

nale del transetto (riprende l’idea di Brunelleschi del

S.Spirito). Lo sviluppo effettivo non è però completato

nemmeno in questo caso.

Il coro non potendo essere costruito viene abilmente

costruito atrraverso un gioco con stucchi in meno di

prospetticomezzo metro con rilievi che danno

l’illusione di uno spazio inesistente. Santa Maria delle Grazie (1490)

Rinnovamento. La parte interessata è quella absidale che viene

abbatuttuta e viene costruito da Bramanete un mausoleo funebre a

pianta circolare.

Come si può vedere dalla seconda foto le 3 absidi sulla pianta

centrale momimentano lo spazio interno dando un maggiore

dinamismo alla pianta rispetto a quelle di Alberti.

A copertura della scarsella è costruita una volta ad ombrello.

Alzati: l’arco minore si apre sulle absidi e sulla scarsella mentre l’arco maggiore sulla quale poggia la cupola centrale si

apre sulle murature.

La cupola emisferica non estradossata poggia su un tamburo finestrato a sua volta sorretto dalle murature. In cervice

della cupola è aperto un oculo coperto dalla lanterna dalla quale trapassa la luce; l’ambiente è molto arioso.

Interni: il cotto ed il laterizio sottolineano tutti gli elementi architettonici, sugli angoli sono presenti le ormai classiche

lesene d’angolo

Esterni: le decorazioni esterne ricordano le classiche caratteristiche medievali per la ovolatura*

Chiostro della canonica:

L’intento di Bramante era quello di costruire una

sorta di chiostro chiuso sui quattro lati.

Due elementi non sono mai stati costruiti mentre

uno è stato bombardato nel recente periodo della

guerra. Nell’angolo la colonna viene trattata in

modo molto particolare: sulla colonna d’angolo

viene infatti creata una modanatura con dei noduli a

ricordo di un tronco d’albero che vuole suggerire la

capanna lignea.

Chiostri S. Ambrogio:

Anche questo chiostro (monastico) presenta i tipici archi a tutto sesto su colonne con dei muretti di separazione tra

la zona porticata e lo spazio centrale.

Superiormente le colonne di ordine dorico (gola rovesciata - toro

- plinto). Il secondo chiostro è del tutto simile al primo con la

differenza che l’ordine che lo caratterizza non è dorico ma ionico.

In entrambi superiormente alle chiavi degli archi è presente una

trabeazione che corre lungo tutti i lati e sopra la quale sono

presenti una serie di finestre anche esse incorniciate dall’ordine.

Seconda fase: L’instauratio urbis Romae (1499-1514):

Il periodo romano di Bramante ne determina la piena maturazione e sarà fondamentale per il proseguio della sua

opera in quanto trovandosi a Roma ha potuto anche rilevare gli edifici antichi verificando e ampliando le sue cono-

scenze.

Principale promotore dell’azione di Bramante a Roma è il papa Giulio II con l’intento di riportare Roma agli antichi

fasti goduti nell’età imperiale in qualche modo equiparando il suo papato con l’operato degli imperatori.

Significativo l’ampliamento della basilica di S.Pietro.

Chiostro di S.Maria della pace (1500-1504):

Il chiostro, come si può notare dalla pianta, viene realizzato in parallelo alla linea stradale ed a contatto con l’edificio

già esistente. La pianta si presenta quadrata che viene ulteriormente suddivisa in ulteriori 4 quadrati per lato più

piccoli che ne determinano il modulo e definiscono le proporzioni e la profondità del portico. Una serie di piedtritti

(in corrispondenza dei vertici dei quadrati) delimita lo spazio tra il portico e lo spazio centrale.

Il portico si presenta su due registri. Il

registro inferiore denota la scomparsa

delle colonne riportando la tradizione

romana ovvero l’arco su pilastro incorni-

ciato dall’ordine. Al secondo piano non è

presente una muratura piena come ci si

potrebbe aspettare ma una seconda serie

di pilastri alternati a colonne sormontate

da una trabeazione continua.

In questo chiostro Bramante sperimenta

l’utilizzo di più ordini contemporanea-

mente

Ordine principale ionico, tuscanico-

dorico sui pilatri del primo registro, gli

ultimi due ordini compaiono nel secondo

registro composito nei pilastri e corinzio

nelle colonne.

Lo sviluppo in altezza era limitato per

ragioni di importanza in confronto alla

chiesa retrostante, dunque condensa gli

ordini su due soli registri.

Gli ordini già da vitruvio avevano

assunto un particolare utilizzo in

funzione del carattere dell’opera che si

voleva realizzare, (esempio tuscanico-

dorico carattere fortemente maschile)

dunque in questo caso l’ordine princi-

pale risulta lo ionico in quanto il chio-

stro è dedicato a Maria (figura sotto-

stante).

Il pilastro d’angolo, tipico elemento di

conflitto, viene, non potendo essere

inserito un pilastro angolare, risolto con

un pilastro quadrato esattamente come

tutti gli altri, al quale viene però smus-

sato il vertice che affaccia al cento in

modo da potervi inserire una sorta di

mini-lesena che prosegue e collega i

S.Pietro in Montorio (1502-1509):

Pianta a cella circolare che definisce un volume cilindrico coperto dalla cupola centrale estradossata e sormontata da

una lanterna finta. La cella risulta contornata da 16 colonne che costituiscono il registro inferiore e sopra di esse è

presente una trabeazione sulla quale è posta una balaustra elemento di novità che verrà successivamente molto

ripreso. La cella circolare prosegue anche sul secondo registro dando vita al registro superiore. Il tempio presenta

internamente 4 absidi che vengono riprese nel motivo esterno da delle insenature nella muratura alternate alle

aperture che permettono il passaggio della luce all’interno.

La pianta è studiata con un principio radiocentrico ovvero le colonne e le lesene sono tutte poste in corrispondenza

di uno stesso raggio, vi è inoltre anche un incremento delle dimensioni degli elementi in funzione dal crescente

allontanamento dal centro dei raggi. Eccezzione è fatta per le lesene interne che sono leggermente sfasate e al posto

di due lesene se ne trova solo una a causa del ridotto raggio interno. L’ordine utilizzato per gli elementi è il dorico.

Complesso del Belvedere (1504-1505):

Questo complesso fa parte della complessiva riorganizzazione dei palazzi vaticani incoraggiata da papa Giulio II.

L’intervento principale in questo complesso è attutato nei locali privati dell’abitazione papale che si trova nei pressi

della basilica di S.Pietro. Dagli affacci delle stanze papali era visible il “Villino del bel vedere” abitazione di campagna

del papa.

Richiesta del papa è l’unione tra questo villino e le stanze papali attraverso una struttura chiusa che si sviluppava su

una superficie inclinata di lunghezza circa 400-500 m. Bramante studia il collegamento che oltre ad avere la sommità

chiusa deve presentare un grande decoro formale e un carattere monumentale. Collegamento attraverso 2 corpi di

fabbrica di diversa altezza raccordati da una scalinata centrale. Lo spazio internamente si presenta diviso in 3 altezze

su tre terrazzamenti che nn pregiudicano dunque la variazione della linea di gronda complessiva.

Il terrazzamento inferiore è concepito come un teatro all’aperto (poteva inoltre essere allagato per rappresentazioni

con piccole imbrcazioni).

Il terrazzamento intermedio diventa dunque una sorta di gradonata a servizio del teatro sottostante, inoltre è

presente una sorta di terrazza nella quale è presente una fontana con giochi d’acqua.

Il passaggio all’ultimo terrazzamento è consentito attraverso deu serie di rampe che danno su un giardino ricco di

collezioni di reliquie e cimeli romani al quale il terzo terrazzamento è completamente dedicato.

Questo complesso riprende il concetto dell’ozio della villa

romana nella quale l’intellettuale poteva trovare riposo dal

suo lavoro. Il complesso globale si presenta dunque come

una grande villa aperta dedicata allo svago papale e della

sua corte. Altro elemento antico che offre spunto a Bramante

per la realizzazione del complesso sono gli stadi romani

anchessi molto lunghi (300-400 m) e costituiti su più corpi di

fabbrica. Le rampe interne ricordano invece la struttura del I

secolo relativa ai santuari.

La struttura non è oggi più visibile a seguito di numerosi

rialzamenti e modifiche delle modanature.

Uno schema realistico del progetto di bramante è riportato

qui di fianco:

Le torri centrali consentono una facilitazione per l’occhio verso il punto di fuga che corrisponde con una finestra di

affaccio del papa nella residenza della villa.

Una delle particolari invenzioni di Bramante è la scala (o meglio rampa) che collegava il villino del belvedere con la

quota inferiore. Internamente la scala a lumaca poteva essere percorsa anche a cavallo o con una portantina. Le

colonne che separano le rampe dalla tromba della scala sono di diverso ordine in funzione del piano pur avendo

tutte la stessa altezza e sezione (contraddizione dell’ordine).

Sono da risolvere alcune ulteriori complicazioni:

Il cambio dell’ordine in funzione della soluzione di continuità della spira elicoidale: attua il cambio dell’ordine alle

spalle dell’entrata in modo da rendere meno marcato l’effetto visivo.

Il raccordo tra il capitello piatto dei pilatri e l’inclinazione delle rampe: inserisce dei cunei tra i due elementi.

San Pietro (ampliamento 1506):

Questo risulterà una delle ultime opere di Bramante

tanto che il suo progetto rimane pieno di dubbi e di

imprecisioni che verranno completate alla fine del ‘600.

La documentazione è ricca di schizzi e di disegni relativi

all’ampliamento ma è assente un progetto definitivo ne

per la piante ne soprattutto per gli alzati (che possono

essere solo ricavati dalla medaglia cognata per la posa

della prima pietra.

Il lavoro di Bramante comincia sulle mure (campitura

grigio chiara) di fondazione del coro già costruite da

Alberti.

Il progetto di Bramante si distacca molto dalle preesi-

stenze generando il malcontento di Papa Giulio II.

La pianta abbandona il classico stile longitudinale

cruciforme a favore di un impianto centralizzato a

quincuns (Saccello di S.Satiro) composto da un quadra-

to nella quale si innesta una croce greca.

E’ presente una grande cupola al centro e altre quattro

cupole minori nei punti di incontro tra l’area del quadra-

to ed il perimetro della croce. Nei vertici dei quadrati

sono posti delle torri che fungono da contrafforti e

contengono le spinte delle cupole. Sottostante le 4

cupole la pianta ricorda ulteriori 4 croci (con 2/4 dei

bracci ben visibili).

I piloni centrali sono triangolari in modo da poter

aumentare le dimensioni della cupola centrale che

raggiunge un diametro di 43m esattamente come il

Pantheon.

Una delle ulteriri richieste del papà è che la verticale

della cupola passasse dal punto di sepultura di Pietro

come in realtà non risultava.

In collaborazione con Bramante lavora anche Michelangelo che realizza il monumento funebre che non verrà però

mai collocato in loco a causa di una sentita inamicizia tra i due.

Il riadattamento del progetto viene attuato aumentando

la sezione dei pilastri (molto sollecitati) e inoltre propone

un allungamento del braccio centrale e la costruzione di

un deambulatorio attorno ad esso. Il riadattamento

rimarra troncato per la morte di Bramante e la morte di

Giulio II l’anno successivo con la conseguente pausa del

cantiere e i progressivi dubbi degli allievi di Bramante che

subentrano al progetto

Palazzo Caprini:

L’ultima opera di Bramante coincide

con una nuova concezione

dell’abitazione privata. Al piano

inferiore sono destinati gli spazi dei

negozi mentre il piano superiore è

destinato l’appartamento patronale.

La differenza funzionale tra i due

piani è evidenziata (oltre che da una

trabeazione) dal diverso trattamen-

to del rivestimento delle superfici: al

piano terreno il rivestimento è

effettuato con un bugnato rustico e

nn vi è la presenza dell’ordine. Al

piano superiore è presente un

ordine dorico di semicolonne

accoppiate che separano una serie

di portefinestre rettangolati con

balaustra e ingentilite superiormen-

te da un piccolo timpano. Per

contenere i costi l’uso del marmo è

assente nella parte superiore dove è

ampiamente utilizzato lo stucco

marmorino.


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

114

PESO

160.32 MB

AUTORE

luisa18

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria civile
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luisa18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Giustina Irene.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia dell'architettura

Riassunto esame Storia dell'architettura, prof. Giustina, libro consigliato Il linguaggio classico dell'architettura, Summerson
Appunto
Storia dell'architettura - dall'età romana
Appunto
Acquedotti e Fognature
Appunto
Geotecnica completo
Appunto