Storia dell'architettura
Vittoria Prencipe
Architettura greca
Intorno al 200 a.C. compare in Grecia il popolo destinato a dare al paese la sua lingua, civiltà, nome e storia. Nel Peloponneso nasce la civiltà micenea, dall’incontro delle genti greche con la civiltà cretese. Essa fiorì per quattro secoli ed ebbe fine in seguito all’invasione dei Dori. Con tale invasione ebbe inizio il Medioevo ellenico caratterizzato dalla dissoluzione delle vecchie forme politico-sociali della civiltà micenea e dall’incubazione di una nuova fioritura culturale. Il Medioevo ellenico è dunque un momento di connessione fra età micenea ed età classica.
Breve storia della Grecia
Tale periodo vede da un lato lo sviluppo della polis (centro politico, economico, militare della società dominata dall’aristocrazia), dall’altro la colonizzazione del Mediterraneo. Il popolo greco raggiunge l’apice della sua civiltà, con la fioritura di lettere e arti, storiografia, filosofia, scienze.
Età arcaica
(fine del VIII secolo sino a tutto il VI) Atene ha il primato politico e spirituale. Nel IV secolo ne viene meno l’egemonia politica. Con la guerra del Peloponneso (431-404) si sancisce la sconfitta di Atene e il declino del sistema delle poleis. Dopo la morte di Alessandro Magno, senza successori, si passa a una nuova fase storica nota con il nome di civiltà ellenistica. L’ellenismo è il periodo della storia politica caratterizzato da un lato dalla formazione dei grandi stati territoriali sorti dopo la morte di Alessandro Magno, dall’altro dall’espansione della civiltà greca in territori non greci.
Età ellenistica
(323 – 30 a.C.) Tale periodo è caratterizzato dal declino della polis; Atene non è più un centro politico e culturale, ma una sorta di città-museo. Divenuta la corte l’unico centro del potere politico, tutta la vita culturale ruota intorno ad essa. L’architettura ellenistica utilizza tutte le risorse della tecnica per esaltare prospettive e dimensioni, realizzando giochi di volume.
Architettura
La produzione va dal primo millennio alla metà del I secolo a.C. In particolare, la fase centrale (classica, VI sec. - metà del IV sec.) ha prodotto capolavori di altissimo livello, considerati in seguito come ideali di perfezione. Il tempio è il topos architettonico al quale gli architetti greci dedicarono principalmente le loro ricerche espressive ed estetiche. Gli architetti greci inseriscono i loro templi non secondo rigidi schemi prestabiliti, ma armoniosamente in accordo con la natura e sentono l’architettura come espressione poetica. Essi costruiscono gli edifici disponendoli secondo una distribuzione apparentemente libera, ma in realtà connessa con l’esigenza di sintonia con la natura. I templi inoltre, manifestazioni dello spirito religioso, godono di extraterritorialità, nonostante le polis fossero avversarie su campo politico, ma appunto non religioso. I cittadini vollero qualificare al massimo il tempo in quanto dimora della divinità protettrice dei singoli e di tutta la comunità e quindi volentieri dedicarono anni alla sua costruzione.
Inizialmente le prime espressioni di templi sono semplici e povere, simili alle case degli uomini o santuari all'aria aperta, di cui non ci rimane niente in quanto erano costruiti in argilla, legno pietre tenere. Il popolo svolgeva i riti fuori dal tempio, mentre esso era la dimora della divinità, racchiudendone la statua. Partendo dalla soluzione a semplice sala rettangolare preceduta dal portico, si arriverà poi alla formulazione peristilia costituita dalla cella circondata di colonne.
La sensibilità greca si mostra nel rapporto con lo spazio circostante; con i recinti sacri, gli architetti hanno voluto ampio campo alla libertà compositiva. Mentre il tempio è basato su un asse di simmetria, il recinto sacro non segue la stessa legge (tranne che nel periodo ellenistico). Il themenos racchiude l’area in cui pregano e si muovono i fedeli ed è realizzato con scelta consapevole in forme antigeometriche seguendo i perimetri accidentati del terreno. In tal modo si hanno svariati punti di vista che determinano dinamismo. In caso contrario, le possibilità di lettura si sarebbero esaurite in quanto molti punti di vista sarebbero stati simili e ripetuti.
Trattato “De architectura libri decem” – Vitruvio (27 a.C. ?)
Trattato = scritto che si occupa di una materia, esponendo una teoria e illustrando regole e norme riguardanti un’arte. Esso non descrive una procedura univoca, ma una delle varie forma che si può scegliere per praticare un’arte.
Vitruvio
- Nascita: 70 a.C. circa
- Luogo di nascita: Formia?, Verona?, Fano?
- Vita: Ha militato nell’esercito di Giulio Cesare. Ha conosciuto l’architettura ellenistica. Era funzionario statale.
I 10 libri sono scritti in latino; sono giunti senza illustrazioni, nonostante ne fossero previste almeno 10. Destinatari sono, oltre architetti e ingegneri, anche committenti e amministratori pubblici. Durante il Medioevo viene diffuso, copiato e talvolta manomesso (esegesi), illustrato e tradotto. Unicum= raccolta enciclopedica riguardo tutto ciò che c’era da sapere riguardo l’architettura. Vitruvio trasmette tutta l’identità della Grecia ellenistica in sintesi, cementando parti diverse. I libri (733) trattano vari argomenti.
Libro I teoria
Architettura = scienza adornata di molte cognizioni con la quale si regolano i lavori che si fanno in ogni arte. Si compone di pratica e teoria.
- Architetto = docile, ingegnoso, che sappia scrivere, perito nel disegno e nella geometria. Conosca molte storie; abbia ascoltato filosofi; non abbia animo avario. Conosca musica, medicina, leggi etc.
- Dovrà badare a: 1. Firmitas, 2. Utilitas (comodità, utilità), 3. Venustas (bellezza).
Utilitas vitruviana
L’architettura antica (VI sec. a.C. –IV/V sec. d.C.) I templi (VI sec. a.C. – II sec. d.C.) secondo la classificazioni vitruviana, essi rientrano negli edifici di culto. I templi vengono costruiti in luoghi sacralizzati, nelle Acropoli, che talvolta vengono anche fortificate. L’edificio nasce in relazione ad esigenze legate al culto delle divinità pagane in tempi antichi. Tale culto aveva la sua forma più evidente nel mito, in cui le divinità erano antropomorfe; per questo erano importanti le raffigurazioni delle divinità. Per questo il tempio è concepito come scrigno dell’effige della divinità.
Vitruvio parla di “casa” degli dei immortali nel III e IV libro. Nei templi l’immagine delle divinità era dunque ben custodita all’interno. Tuttavia nonostante Vitruvio parli di “casa” degli dei, il tempio non ricorda, nella sua architettura, le case. Ad esempio il tetto spiovente ricorda una capanna, ciò è dovuto all’utilità in caso di fenomeni atmosferici, affinché la pietra non si imbevesse d’acqua e non crollasse. Vitruvio usa dei criteri classificatori di carattere figurativo, coniando dei nomi per le varie famiglie. L’architetto comprende che lo spazio esterno era fondamentale, per questo si inizia ad articolare tale zona, dove inoltre avvenivano le cerimonie.
La genesi del tempio
Osservando il tempio di Era a Samo, si nota come all’inizio esso è costituito da uno spazio rettangolare tagliato da una fila di sostegni disposti lungo l’asse longitudinale; l’altare era spostato sul lato; in un secondo momento l’altare viene circondato da una fila di colonne che costituiscono un filtro; nel terzo stadio si elimina la fila di sostegni interni, sostituita da una fila di sostegni addossati alle pareti (risolvendo il problema del fluire longitudinale dello spazio), tuttavia continua a dominare la lunghezza sulla larghezza.
Le caratteristiche del tempio
- Naos: la cella, che contiene la statua della divinità, parte più importante del tempio.
- Pronao: portico nella parte anteriore.
- Opistodomo: portico nella parte posteriore.
Tipi di tempio
- In antis: presenta sul davanti un prolungamento delle pareti laterali.
- Doppiamente in antis: il prolungamento si riscontra anche nella parte posteriore.
- Prostilo: presenta un portico anteriore.
- Anfiprostilo: presenta un portico anteriore e uno posteriore.
- Pseudoperiptero: presenta semicolonne addossate alle pareti della cella.
- Pseudodiptero: presenta due file di colonne con semicolonne addossate alle pareti della cella.
- Periptero: circondato da una fila di colonne.
- Diptero: circondato da due file di colonne.
- Tholos: carattere centrico con pianta circolare.
Inoltre in base al numero di colonne sul fronte di accesso, il tempio rettangolare viene chiamato tetrastilo, pentastilo, esastilo, eptastilo, etc.
Il cantiere del tempio
Il cantiere greco doveva essere organizzato in modo notevole e le tecniche di esecuzione e gli strumenti erano studiati e curati. Il blocco di pietra doveva essere tagliato perfettamente sui piani di posa e non strisciato, ma trasportato con apposite macchine. Per collegare poi le pietre tra di loro si facevano costruire colature di metallo fuso nelle incisioni realizzate tra pietra e pietra, creando precisi elementi metallici di legamento. La colonna, quando aveva altezza notevole, si faceva con vari rocchi, a differenza dell’architrave che era un pezzo unico. In un secondo momento, scultori e scalpellini rifinivano e scalavano le colonne.
Firmitas vitruviana
Vitruvio afferma che i templi si possono classificare per “species”, cioè categorie. Ve ne sono 5 e si esprimono sulla base di un rapporto aritmetico fra due parametri matematici calcolato sulla base di misure: sezione della colonna misurata nel punto d’appoggio di essa sullo stilobate e l’intercolumnio. Tale rapporto crea dunque una classificazione. Durante le campagne Vitruvio analizza alcuni edifici e nota il cambiare di tali misure secondo costanti. Tale rapporto può variare da 1:1, a 1:2, 1:3, ma anche 1:2 + ¼ etc. Egli afferma che se il rapporto fra il diametro della colonna e l’intercolumnio è massimo 2, viene meno l’utilitas, ciò perché il passaggio deve essere comodo e agevole per permettere l’ingresso anche in coppia delle persone che vanno a supplicare gli dei. Inoltre la densità delle colonne non permette di vedere d’ingresso della cella e appare dunque ostile. Vitruvio consiglia dunque un rapporto ideale. Afferma che il rapporto 1:3 è molto comodo, ma questa disposizione pone difficoltà in quanto gli architravi si spezzano per l’ampiezza dell’intercolumnio. In tal modo viene meno la firmitas.
Dunque Vitruvio racconta come costruire la “casa degli dei” nel III e IV libro (dei materiali ne aveva già parlato); egli parte dalle operazioni di scavo e dalle fondamenta, sottolineando l’importanza della consolidazione del terreno nel caso in cui non sia adatto a reggere la struttura. Ciò avviene palificando il terreno, conficcando pietre all’interno di esso per costituire una sorta di piattaforma. Ciò viene fatto in base alla posizione delle colonne; elementi importanti devono avere importanti fondazioni. I singoli elementi vanno legati tra loro attraverso il compattamento del terreno. La costruzione del crepidoma (basamento sul quale viene costruito il tempio) avviene posizionando pietre proveniente da giacimenti a volte lontani dal punto di edificazione. La pietra una volta cavata deve mantenere le stesse caratteristiche anche durante il trasporto. I cavatori lavorano per realizzare blocchi resistenti e comodi per il trasporto, che avviene posandolo su tronchi di legno o via acqua o con una sorta di slitta legata a corde per evitarne lo scivolamento. La faccia superiore e inferiore del blocco venivano poi lavorate ed erano lisce in quanto non dovevano esservi rotazioni e movimenti tra gli elementi a contatto fra loro. Se le parti di giunzioni fra i blocchi sono scabre si hanno movimenti; venivano lavorati anche gli angoli nel caso in cui i blocchi venivano accostati. Andavano predisposti dei fori per gli agganci metallici o delle escrescenze che permettevano il sollevamento o spostamento tramite funi (tenoni, tenaglie, ganci).
Ex. Partenone: esso doveva essere progettato senza presentare alcuna linea retta, ciò lo si nota anche dallo stilobate, progettato curvo per far defluire l’acqua. La cella viene costruita con blocchi isodomi estereometrici. Le colonne sono costruite con rocchi che presentano un foro centrale permettendo la posa di metallo fuso per la costruzione di perni. Vi erano anche colonne monolitiche che tuttavia potevano spezzarsi. Sui capitelli poggia l’architrave, un blocco di pietra molto pesante che viene issato e collocato. I romani costruiscono delle macchine per permettere spostamenti e innalzamenti, a differenza dei greci che lavoravano a mano. I capitelli rappresentano un elemento fondamentale perché essi sono “nodi”, punti delicati della costruzione. Il capitello è il punto di connessione di due elementi (uno verticale e uno orizzontale) “snelli” che compongono la struttura e garantiscono equilibrio. Il capitello è composto da abaco ed echino; l’abaco è un elemento piatto di marmo che connette il sistema, in quanto appoggiato su una colonna e permette l’appoggio dell’architrave. L’architrave è un elemento di sostegno orizzontale e rettangolare, la colonna verticale e circolare; l’echino rende comodo tale appoggio in quanto si allarga rispetto alla colonna offrendo ampio appoggio all’abaco. L’abaco è quadrato perché su di esso è poggiato l’architrave rettangolare. L’architrave è un elemento portante sul quale vi è la struttura della copertura. L’architrave distribuisce il peso in parti uguali su due colonne; esso è composto da blocchi fra loro assemblati, ve n’è uno ogni due colonne.
Dei sistemi di copertura dei templi si sa poco poiché non si sa se la struttura doveva essere di marmo, se esistevano parti in metallo per legare insieme gli elementi di pietra, parti in legno (che tuttavia era instabile perché marciva). Sul solaio andava poi posato il tetto a falde (o di terracotta o di pietra o di metallo). Tutte le decorazioni venivano realizzate solo a posteriori (come le scanalature delle colonne). Solo dopo aver completato il tetto si passava a decorare il tempio. Vi era la fase di stuccatura in cui scomparivano i giunti; lo stucco poi veniva cerato e smaltato a colori (soprattutto i dettagli) primari. L’edificazione del tempio durava decine o centinaia di anni. N.B. I templi erano pezzi unici, non ne esistono di uguali, in quanto vi sono elementi che li differenziano.
Venustas vitruviana
Nel I libro Vitruvio dice della venustas come grazia, eleganza, simmetria (uso corretto dei rapporti proporzionali che assicurano armonia all’architettura). La bellezza è accordo delle parti fra loro in relazione all’unità. Vitruvio afferma che vi è un’analogia col corpo umano (uomo proporzionato fra parti che sono in relazione all’unità); le membra dei templi devono avere corrispondenze di misure secondo rapporti proporzionali.
Tempio di Efesto – Atene
Il tempio è costruito nell’agorà poiché Efesto era il dio Vulcano, cioè dei fabbri le cui botteghe si trovava nella piazza. Le colonne sono erette sullo stilobate e sopra di essa vi è una struttura orizzontale illusionicamente continua che si chiama trabeazione. Sopra la trabeazione vi è frontalmente il timpano e frontone. Il frontone è composto da timpano e cornici. La trabeazione è composta di 3 parti diverse, 3 elementi orizzontali: architrave, fregio, cornice. La cornice è un elemento che sporge e ha un intradosso scolpito e protegge dalla pioggia. Le colonne sono composte da fusto e capitello. Il fusto è idealmente unitario grazie alle scanalature ed è rastremato. Il diametro della colonna è predeterminato alla base, per poi variare alla sommità della colonna, diminuendo di dimensioni. Vi è un punto in cui la sezione di allarga (entasi) rispetto alla rastremazione che è collocato in corrispondenza del terzo inferiore della colonna. Ciò per evitare che vi sia una flessione in tal punto. La colonna ha proporzioni fisse fra il suo diametro e la sua altezza; il diametro viene riportato “n” volte nella sua altezza. Nell’ordine dorico sono 1:6 o 1:8. Per Vitruvio il rapporto ideale è 1:7. Sulla base di tale rapporto vanno poi proporzionati tutti gli altri elementi.
Ordine dorico
Caratterizzato dal fatto di avere un echino a base circolare ed un abaco di forma quadrata. Il fregio è composto dall’alternanza di metope e triglifi; tra un triglifo e l’altro le metope sono piastrelle su cui c’è la cornice. Tra le colonne della peristasi e quelle della cella vi è un particolare rapporto; le colonne della cella, essendo più sottile di diametro, sono di altezza inferiore rispetto a quelle della peristasi, perciò vi sono due ordini di colonne affinché raggiungano il tetto egualmente. N.B. Nel Partenone le colonne poste nella cella posteriore sono 4 e sono di ordine ionico. Esse poggiano su un basamento fra la colonna stessa e lo stilobate.
Ordine ionico
Le colonne di ordine ionico sono legate dal rapporto 1:8, 1:10. Vitruvio consiglia il rapporto 1:9. La base della colonna ha la funzione di allargare il punto d’appoggio. Essa si costruisce dando forma a modanature diverse, concave e convesse. Le modanature sono curve affinché l’oggetto sia più aggraziato e meno aggressivo.
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