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Storia del diritto romano

Il diritto romano è un diritto territorialmente caratterizzato e si applica nell’arco delle origini di Roma nel 754 a.C. (ma è più corretto dire VIII sec. a.C.) fino al 565 d.C., anno della morte di Giustiniano. Il diritto è un fenomeno sociale, strettamente collegato a coordinate spaziali e temporali, per cui la prospettiva storica è fondamentale per studiare il diritto, connotato dalla relatività.

Inoltre il diritto come scienza è nato a Roma, nella quale è stata elaborata un’apposita tecnica del diritto. Con le fonti di produzione si fa riferimento alla struttura e alle funzioni degli organi costituzionali dell’esperienza giuridica romana. Esperienza che si divide in periodi, con valore puramente convenzionale, i periodi si hanno in base al cambiamento costituzionale:

  • Periodo monarchico.
  • Periodo repubblicano.
  • Periodo del principato.
  • Periodo del dominato.

Periodo monarchico

Vede l’origine della città di Roma, è povero di fonti di cognizione, ma oggi si è registrata un’apertura alla scienza per interpretare le fonti tecniche: archeologia, numismatica, linguistica. Le notizie più abbondanti ci sono date dal Racconto Tradizionale di Livio. La critica lo aveva attaccato, rilevando numerose contraddizioni con elementi fantastici, mitologici; oggi, invece, ci si è ricreduti sul Racconto Tradizionale, valutando attentamente quest’opera: per esempio l’origine di Roma si colloca nel 754 a.C. data riportata dalla cronologia varroniana (di Varrone), però si è notato che individuare una data precisa non è attendibile ed è più corretto parlare di VIII sec.

Il calcolo approssimativo si è fatto con riferimento al ciclo medio di vita (35 anni) i re di Roma furono 7 e moltiplicando 35x7=245 che sommato a 509 (data certa in cui si ebbe la cacciata da Roma di Tarquinio il Superbo)=754. Vi fu un primo stanziamento sul colle Palatino perché dagli scavi archeologici sono stati rinvenuti dei resti. Il Racconto Tradizionale indica i primi abitanti come discendenti di Romolo di stirpe latina, a un certo punto l’opera riferisce di una fusione del popolo latino con il sabino (anche qui per il tramite di una leggenda) e poi con gli etruschi; fusioni che trovano conferma.

Aspetto geografico originario di Roma

La nascita di Roma è dovuta a un processo federativo. La tradizione afferma e confermano i resti archeologici, che il primo assetto romano fu un perimetro quadrato sul colle Palatino, poi il perimetro di Roma si estese andando a inglobare le popolazioni che si erano stanziate su altri colli (Esquilino e Celio finché fu inglobato il Quirinale con una popolazione di origine sabina). La popolazione latina sul colle Palatino e la popolazione sabina sul colle Quirinale erano collegate da una via sacra nella quale sono stati ritrovati i resti della porta (del tempio che venne costruito dopo) di Giano Bifronte. La porta restava aperta in tempi di guerra e chiusa in tempi di pace, e al di là e al di qua della porta c’erano popolazioni diverse.

La Roma delle 4 regioni: palatina, esquilina, collina e suburana nel IV sec. La città-Stato si divide in due parti la parte interna alla cinta muraria (Urbs) e quella esterna (il contado, formato dall’ager publicus, un terreno dedicato al pascolo e all’agricoltura). Le 4 regioni sono i 4 quartieri. Una delle unità amministrative che si incontra a Roma sono le c.d. tribù, che, essendo dentro la città assunsero il nome di tribù urbane, mentre le tribù al di fuori della cinta muraria presero il nome di tribù rustiche.

La cinta muraria era un confine fisico, ma vi era anche un confine giuridico che si chiamava pomerium cioè una striscia di terra che, attraverso una cerimonia religiosa, veniva sottratta dalla disponibilità dei privati. Si parlava di attività che potevano essere fatte intra pomerium e attività che potevano essere fatte extra pomerium (es. tutte le attività legate all’ambito militare si svolgevano extra pomerium, luogo di convocazione dell’Assemblea centuriata, assemblea nata dall’esercito).

Organizzazione politica di Roma

L’organizzazione politica di Roma non nasce da un momento all’altro ma si tende a seguire la tesi politica del Bonfante: l’organizzazione politica della città-Stato romana sarebbe stata preceduta da organizzazioni politiche minori: la famiglia, più famiglie formavano un gruppo gentilizio, più gruppi gentilizi formavano una tribù, che non hanno nulla da spartire con le tribù urbane (queste ultime sono unità politico – amministrative, legate al territorio).

La famiglia ha a capo un pater familias che aveva un potere politico su tutti i componenti della famiglia, si interfacciava nei rapporti economici con gli altri patres familias regolati dallo ius civili; ogni famiglia aveva dei propri culti (sacra privata), i cui componenti della famiglia erano legati dal vincolo agnatizio. Alcune indagini onomastiche confermano l’idea della presenza di una famiglia politica, però ci sono anche degli elementi che detengono contro il considerare la famiglia come gruppo politico autonomo. La famiglia deve essere considerata un gruppo politico di dimensioni contenute in uno grande cioè la gens.

La gens è caratterizzata da un più spiccato accento politico perché nel momento in cui si afferma la città-Stato i gruppi gentilizi tendono a scomparire. Hanno carattere politico perché ogni gruppo gentilizio recava un nomen gentilicium, a capo c’era un pater gentium, vi erano i sacra gentilicia e delle norme giuridiche che dalle fonti vengono definite mores gentilicium. Guardando all’etimologia del termine si pensa che la gens sia l’insieme delle famiglie che discendevano dallo stesso pater gentium. Tuttavia, probabilmente, non fu questo l’elemento che portò alla configurazione delle gens, il legame di stirpe fu successivo: inizialmente quello che lo caratterizzò era l’unione di famiglie con natura politica, questo perché nelle fonti si parla di cooptazione delle famiglie nei gruppi gentilizi.

Infine ci sono le tre antiche tribù: ramnes, titienses e luceres (rispettivamente ceppo latino, sabino e etrusco). Più gentes formavano una tribù etnica.

Distinzione tra patrizi e plebei

I primi abitanti di Roma sono i patrizi e accanto a loro subito si posero i plebei con diversa capacità sotto il profilo del diritto pubblico e privato. Sotto il profilo di diritto pubblico i patrizi solamente sedevano in Senato, presiedevano al sacerdozio, alle cariche pubbliche e occupavano l’ager publicus. I plebei hanno la cittadinanza romana, capacità giuridica di diritto privato, godono di alcuni diritti politici e pubblici: partecipano ad attività militari e ai comitia, cioè le Assemblee popolari, finanche legarsi ai patrizi sub occupando l’ager publicus. Sotto il profilo economico non vi erano differenziazioni in questo periodo basato sulla pastorizia e l’agricoltura.

Il regnum. Sono pochissime le fonti, la prima tra queste è il Racconto Tradizionale. È un periodo che va dalle origini di Roma fino al 509-510 a.C. cioè la cacciata dall’ultimo re Tarquinio il Superbo. Il Racconto Tradizionale ci dice che il fondatore di Roma è Romolo, che sarebbe stato seguito da altri 6 re: i primi 4 (Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio) sono di origine latino-sabina e gli altri 3 (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo) di origine etrusca.

Una parte della dottrina ha messo in discussione il Racconto Tradizionale perché pervaso da elementi fantastici, ma mettendo a confronto il Racconto con altri elementi, per esempio archeologici, si è riabilitato. Ad esempio, nei fori romani si ha traccia della famosa stele arcaica, una pietra a forma di tronco di piramide, in cui era incisa una scrittura bustrofedica, con righe che vanno sa sinistra a destra e da destra a sinistra. Questa stele è stata ritrovata sotto una lastra di marmo nera (c.d. lapis niger) di cui ci parla il Racconto Tradizionale con riferimento alla tomba di Romolo. Tra le varie parole legibili c’è la parola “recei” che è la forma arcaica di “reggi” si parla di un re e questa è una conferma del fatto che ci fu un re. Sempre nel foro sono stati ritrovati altri resti su pietra dei calendari romani, i fasti, che assieme a dies, indicavano i giorni fasti e nefasti. Accanto alla data del 24 marzo e 24 maggio si legge l’espressione “quando rex comitiavit fas erat” (in quei giorni si convocavano i comizi dal re). Inoltre un’altra conferma del periodo monarchico è la presenza del rex sacrorum che ritroviamo nell’assetto repubblicano, periodo in cui il re aveva anche funzioni religiose.

Interregnum

L’interregnum, cioè il periodo che occorre tra un regno e un altro, era la denominazione della procedura che era messa in moto nel momento in cui moriva il re. Non si diventava re per principio ereditario, ma bisognava riconoscere determinate qualità nel re, che per questo veniva scelto. Configurazione delle strutture su cui si basa il periodo monarchico. Il Racconto Tradizionale ci riporta tre elementi fondamentali: capi politici, Assemblea del popolo e Assemblea degli anziani, organi che si ritrovano nel periodo repubblicano per cui si potrebbe ritenere che gli autori delle fonti abbiano esteso nel passato questi organi (si ragionava con le categorie che già conoscevano). Questi elementi furono messi in discussione:

  • Nel periodo monarchico il capo politico era il re, nel periodo repubblicano erano i magistrati;
  • Nel periodo monarchico l’Assemblea popolare erano i comitia curiata, mentre nel periodo repubblicano erano diverse Assemblee;
  • Nel periodo monarchico l’Assemblea degli anziani è il Senato e nel periodo repubblicano idem.

Si discute sull’origine di questi organi cercando di capire se quello che ci dice il Racconto Tradizionale è veritiero oppure no: il Racconto Tradizionale sui comitia curiata ci dice che avevano funzioni deliberanti piene, così come le Assemblee popolari del periodo repubblicano con piena funzione legislativa, elettorale, giudiziaria; in realtà si è messo in luce come avessero funzioni deliberanti ma non così piene come le riferisce il Racconto Tradizionale.

All’interno del periodo monarchico si deve tenere conto che un’istituzione non rimane immobile nel tempo anche per la successione dei re: per cui si può parlare di una prima fase latino-sabina e una seconda fase etrusca. L’influenza etrusca è molto importante, essendo bravi architetti e militari, Roma formò un nuovo esercito e cambiò dal punto di vista architettonico (acquedotti). Il re della fase latino-sabina viene definito dalle fonti come primus inter pares; nel periodo della monarchia etrusca si rafforza il suo imperium, come capo militare. La tradizione ci presenta il re come capo religioso, politico e militare. Eletto con la partecipazione del popolo e del Senato e mantenendo a vita i suoi poteri. Da ciò si può trarre la monocraticità della carica (anche se il Racconto Tradizionale riferisce ipotesi di correggenza di Romolo e Tito Tazio, ma solo all’inizio).

Altri caratteri della carica regia erano: il carattere vitalizio della carica regia; l’irresponsabilità della carica regia, non doveva rispondere del proprio operato; la sacralità, era capo religioso. Secondo il Racconto Tradizionale, morto il re:

  1. Si apriva l’interregnum (procedura tipica romana) in cui si diceva che gli auspicia ritornavano ai patres del Senato, che indicavano un interrex. Egli durava in carica 5 gg., era un Senatore, e se ne indicava un altro finquando l’interrex di turno non riteneva maturi i tempi per …
  2. … la convocazione dell’Assemblea popolare (comitia curiata), sottoponendo a quest’assemblea un nome di un candidato.
  3. L’Assemblea popolare doveva approvare il candidato e il Senato doveva ratificare.
  4. Consultazione della volontà degli dei (inauguratio).
  5. Il re inaugurato si recava innanzi all’Assemblea popolare che attraverso la lex curiata de imperio gli conferiva l’imperium per esercitare il suo potere.

È più giusto dire che la funzione del Senato non è l’interregnum, quanto la scelta del primo interrex (proditio interregis). Il re è detentore di due poteri: la regia potestas e l’imperium regium, gli stessi poteri che nel periodo repubblicano avevano anche i magistrati. Sono state avanzate diverse teorie: c’è chi ha sostenuto che la potestas era un potere del re della fase latino-sabina, mentre l’imperium si ebbe con la fase etrusca essendo il potere tipico del condottiero (ci sono anche degli elementi a sostegno di questa tesi: sono stati ritrovati i resti di una tomba di un littore in Toscana. Il littore era la figura collegata all’imperium perché il magistrato repubblicano, se deteneva l’imperium, era accompagnato dai littori, assimilabili a guardie del corpo).

Altri hanno sostenuto che potestas e imperium furono poteri tipici del monarca fin dalla fase latino-sabina e si sarebbe avuta una maggiore caratterizzazione dell’imperium nella monarchia etrusca. Potestas deriva da “Potis” cioè preminenza in cui si viene a trovare rispetto agli altri. Anche nell’aspetto religioso: quando si ritrova l’imperium nella figura del magistrato si ha un collegamento con la presa degli auspicia, la consultazione della volontà divina. Questo collegamento imperium-auspicia dovette nascere nel periodo della monarchia per la relazione del potere politico e religioso nelle mani del re. E d’altronde chi poteva prendere gli auspicia doveva avere il potere politico; mentre l’interpretazione degli auspicia era affidata a un Collegio pontificale (degli augures).

I monarchi etruschi conquistarono il potere militarmente, senza seguire la procedura di interregnum. Re deriva da reggere, cioè governare attraverso poteri religiosi, politici e militari. Il potere religioso veniva esercitato con dei Collegi (Collegio dei pontefici, degli augures e dei feziali). Il Collegio dei pontefici era composto da 5 pontefici più il pontefice massimo, designato dal re, che cooptava gli altri membri e controllavano i rapporti tra ius e fas. I pontefici sono tutti di rango patrizio e interpretavano (con i mores maiorum), interpretazione che finiva con il creare nuovo diritto, perché la società romana basata sulla fides tra i patres familias, aveva bisogno di poche regole.

Collegio degli augures: interpreta la volontà divina degli auguria e auspicia. Questi ultimi sono segni attraverso cui si manifestava la volontà divina con efficacia limitata a un giorno; mentre gli auguria avevano efficacia più lunga. Auspicia deriva da “ave spicendum” che significa osservazione degli uccelli, ma si osservavano anche i segni naturali (fulmini, che se cadevano al lato sinistro del luogo in cui si teneva il comizio, secondo il Racconto Tradizionale, era un segno nefasto).

Collegio dei feziali: si occupava delle relazioni internazionali (pace, alleanza, guerra). Il re deteneva anche lo ius coercitionis affiancato sempre da altri funzionari (duoviri perduellionis e quaestores parricidii), per cui si vengono a delineare le prime figure di atto illecito di carattere pubblico: perduellio (alto tradimento) e il parricidium (uccisione volontaria di un uomo libero). Al re spettava il compito di iurisdicere tra i privati, emanando delle leggi regie. Il Racconto Tradizionale ci presenta queste leggi come proposte che il re faceva ai comitia curiata e che da essa veniva approvata, ma ci sono alcuni elementi che depongono contro l’idea di leggi regie approvate dal popolo.

Anche in epoca avanzata il termine lex significa determinazione volitiva, normalmente accessoria, volta a regolare una determinata situazione, definizione che non si indica una proposta, per cui si può parlare tranquillamente di lex regia. Forse una prima legge regia è la lex curiata de imperio per affermare il potere del re, infatti che sono solo precetti sacrali.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

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