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Appunti di Storia del Diritto Medievale e Moderno II Bianchin Appunti scolastici Premium

Appunti del corso di storia del diritto medievale e moderno II tenuto dalla professoressa Lucia Bianchin nell'anno accademico 2017-2018.
Gli appunti si basano soprattutto sul Trattato sulla Tirannide di Bartolo e sulla Politica di Althusius.
Formato pdf.

Esame di Storia del diritto medievale e moderno II docente Prof. L. Bianchin

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comune, non nel rispetto del bonum commune che e’ tratto distintivo di

un buon governo a partire gia’ dalla classicita’ e da Aristotele in modo

particolare = idea del perseguimento del bene comune come

elemento centrale e distintivo del buon governo)

→ introduce un’ulteriore sotto distinzione (prima sfumata) che si ritrova in

entrambe queste categorie (distinzione importante per affrontare il problema

della Q7 = validita’/efficacia giuridica che deve essere riconosciuta a

leggi/atti posti in essere dal tiranno soprattutto in seguito, quando subentra

un governo legittimo)

■ tirannide ex defectu titulo = tirannide che riguarda la mancanza di un

giusto titolo per governare → tutte le grandi disquisizioni si erano

concentrate sul problema del titolo (chi detiene il potere non ha

giustificazione/legittimazione a esercitare quella funzione di governo)

→ caso sviluppato in particolare nella Q6

■ tirannide ex parte exercitii = tirannide che dipende dal modo in cui la

tirannide e’ esercitata (governo si qualifica come tirannico per gli atti

che compie, perche’ compie atti antigiuridici = che non rispettano le

leggi sancite dall’OG-politico della civitas → se c’e’ una violazione

delle norme dell’ordinamento comunale cittadino, si rientra

automaticamente nella categoria della tirannide con una serie di

conseguenze concrete sul piano della validita’ degli atti adottati)

→ e’ una cosa innovativa per il tempo affermare che un’autorita’

politica di cui si puo’ anche presumere che se governa abbia avuto

una legittimazione divina possa nonostante questo essere definita in

termini di tiranno per il modo in cui si comporta e per il modo in cui

governa

→ anche nel caso di chi ha una legittimazione che si puo’ presumere

con fondamento religioso (per l’epoca, impegna fortemente

all’obbedienza a quell’autorita’ nonostante questo arrivi a stabilire che

un comportamento deviato di quell’autorita’ possa configurare

tirannide)

→ Bartolo lo approfondisce non solo per chiarire quali siano i casi di

abuso del potere, ma anche per analizzare alcune conseguenze

giuridiche importanti come il problema della validita’ degli atti emanati

dal tiranno

→ ci sono figure di tirannide a cavallo tra l’una e l’altra ipotesi, cioe’ tra la

mancanza del titolo e l’esercizio abusivo del potere (soprattutto nei casi in cui

in origine il titolo ci fosse, ma poi viene meno e nei casi in cui ci fosse un

mandato a tempo determinato e chi esercita il potere - decorso quel tempo -

non depone la carica)

→ Bartolo riprende la partizione presente nella Summa Theologiae di

Tommaso d’Aquino

6. CHI IN UNA CITTA’ E’ DETTO TIRANNO MANIFESTO PER MANCANZA

DI TITOLO

(tutte le ipotesi che vengono prese in considerazione sono quelle del

contesto cittadino)

→ una prima forma di tirannide e’ quella manifesta per mancanza di titolo =

colui che e’ tiranno perche’ esercita il potere, ma senza una base giuridica,

una legittimazione a priori, colui a cui manca il titolo, colui che non ha titolo a

governare, ha usurpato il potere di fatto, quella che viene definitita la

tirannide absque titulo o ex defectu tituli

→ ipotesi che la dottrina sia teologica che giuridica precedenti contemplano

tirannide a tutti gli effetti

= caso classico della tirannide, mentre le altre 3 sono tutte ipotesi che

prendono forma più precisa a partire dal trattato bartoliano

■ primo caso preso in considerazione = citta’ o castello occupato →

non hanno diritto di eleggere un reggitore (ius eligendi rectrem = diritto

di darsi un capo), tale fatto e’ considerato da Bartolo come esempio

dell’impotesi in cui una citta’ noon ha una piena iurisdiztio/autonomia

normativa e giurisdizionale e dunque manca un requisito

fondamentale perche’ possa esserci un reggitore

= manca la giurisdizione , manca un potere che possa essere

qualificato in termini similari a quelli del diritto regale e quindi manca

una condizione fondamentale perche’ si possa avere tirannide

⇒ ipotesi al limite = qualcuno di un’altra citta’/territorio occupa la citta’

e si comporta in modo tirannico → forma di tirannide non

piena/autentica = ipotesi di reato di lesa maesta’ nei confronti di chi

governa legittimamente quel territorio

→ ugualmente , se terminato l’incarico rimane contro la volonta’ di

colui al quale spetta

■ altro caso = citta’ o castello hanno diritto di eleggersi un reggitore

(= piena autonomia normativa, giurisdizione propria) e la citta’ ha

trasferito la giurisdizione su qualcuno, anche attraverso la forza

(citta’ ha potere di darsi un proprio reggitore e lo conferisce al

governante invasore) → “puo’ sorgere il dubbio se gli atti eseguiti

sotto intimidazione abbiano validita’, sebbene possano essere

annullati per mezzo di azione legale per violenza morale ” → se ha

ricevuto il potere dalla comunitàsi potrebbe pensare che abbia un

titolo anche se i suoi atti possono essere annulalti per mezzo di

azione legale per violenza morale = non sono nulli ab origine, ma

possono essere annullati con un’azione legale per violenza morale,

quindi ex Digesto 5, 1, 2 (frammento di Ulpiano ) “per intanto rimane

reggitore, ne’ si puo’ dire che e’ tiranno per mancanza di titolo. Ma la

verita’ sta nel contrario: infatti la giurisdizione deve essere trasferita

volontariamente e - se avviene per intimidazione - il trasferimento di

giurisdizione e’ detto invalido” = il consenso deve essere libero = il

consenso che viene forzato o ottenuto attraverso la forza o

l’intimidazione e’ invalido e puo’ essere annullato

■ “in che modo violenza e intimidazione possono essere inflitte al

popolo” = in una serie di casi non e’ chiaro se il consenso sia stato

prestato in modo libero e valido o meno

→ analizzare in che condizioni citta’/castello ha prestato il proprio

consenso (molti modi in cui il consenso puo’ essere viziato) → quando

avviene una forma di violenza/uso della forza nascono anche delle

reazioni distorte

➢ invasione da fuori, ma anche insurrezione interna → puo’

apparire iche il potere dell’invasore si instauri anch econ il

consenso della citta’ (“voluto da maggioranza”)

→ se c’e’ qualcuno che ha invaso la citta’, il consenso dei

cittadini e’ quasi giocoforza viziato; si trovano in una situazione

di timore/soggezione

→ spesso chi si agita, partecipa a queste insurrezioni, non e’ la

parte migliore della citta’, ma quella più vile, che puo’ sperare in

un sovvertimento del regime cittadino che possa comportare

dei vantaggi, un rimescolamento delle carte che possa far si’

che qualcuno che prima era ai margini di quella comunità

approfitti della situazione e ottenga dei vantaggi che prima non

aveva no consenso libero/legittimo

(societa’ in cui le differenze di ceto/mestiere/corpo sociale di

appartenenza hanno un ruolo fondamentale anche nella vita

cittadina; lontana l’idea di uguaglianza di principio x cittadini)

➢ presa della citta’ con la forza avviene con l’alleanza del

contado (= terre che circondano la citta’) no consenso della

citta’, no cittadini

➢ presa della citta’ con la forza con appoggio di un gruppo di

cittadini → riescono a prevalere pochi uniti da interessi

personali sulla maggioranza delle persone ignare o non in

grado di reagire → pochi ben organizzati possono decidere

sorti no consenso

➢ invasore uccide o esilia qualcuno dei maggiorenti della

citta’ → altri hanno fatalmmente timore di lui, si piegheranno

facilmente consenso con la forza

➢ se insurrezione, elezione e’ illegale → anche se puo’ apparire

che ci sia un formale consenso della comunità, nella sostanza

quel consenso e’ viziato, quindi manca il titolo → elezione

irregolare, tirannide manifesta per mancanza di titolo

→ tiranno resta manifesto per mancanza di titolo anche se in

seguito governi bene = il modeo in cui il governo viene

esercitato e’ ininfluente → se alla base c’e’ un titolo ottenuto in

quel modo, quel governante resta un tiranno

(Bartolo poi prende in esame qualche altro caso eccezionale

rispetto a questa ipotesi, ma questa e’ la linea fondamentale

che tiene)

7. SE GLI ATTI COMPIUTI DA TIRANNI MANIFESTI O AL LORO TEMPO

SIANO VALIDI

→ rigurda il tiranno manifesto ex defectu tituli, e in particolare gli atti compiuti

durante il suo governo

⇒ atti sono nulli, ex Codice, Lex Decernimus nel titolo De sacrosanctis

ecclesiis = sono nulle le fondamenta (Accursio nella glossa Funditus) → fa

bene a dire “dalle fondamenta”, nulli, non annullabili

→ Leitmotiv = atti emanati al tempo della tirannide sotto questa forma di

tirannide, sono di diritto nulli. La legge Decernimus insiste in particolare sul

fatto che sono nulli gli atti compiuti nella situazione di tiranide manifesta ex

defectu titulo

→ tutti gli atti sono nulli, anche in particolare i procedimenti e le pene inflitte a

coloro che si sono opposti alla tirannide

→ nulli tutti gli atti compiuti dal tiranno e da chiunque nell’ambito della civitas

li abbia compiuti per scopi voluti dal tiranno → in molti casi, decisioni che

possono essere state prese apparentemente con il consenso/sostegno dei

cittadini, in realta’ non hanno natura legittima perche’ il consenso, la libera

determinazione della volonta’ dei cittadini, non poteva sussistere

→ Bartolo insiste molto sul timore, la paura che incutono a tutti i cittadini certe

situazioni di governo degenerato nei confronti dei cittadini, motivo per cui

anche la libera determinazione dei cittadini puo’ - in situazioni di tirannide -

essere stata inficiata/viziata/estorta

! = eccezione = atti compiuti dal popolo liberamente, in cui appare che ci sia

stato il consenso del popolo o addirittura una decisione autonoma della

cittadinanza, autonoma rispetto alla volonta’ del fovernante illegittimo,

tirannico atti validi = cio’ che non e’ in un nesso diretto con il governo

tirannico puo’ essere mantenuto come valido (es questioni giudiziarie decise

secondo norme consuetudinarie o decisioni prese con il consenso della

popolazione senza vizi in quanto su questioni che non avevano a che fare

con il governo illegittimo e tirannico) → prese nell’interesse comune (vedi

↴)

sotto

! = temperamento = se tirannide non breve, considerare tutti gli atti posti in

essere dal tiranno e dal suo governo come nulli significa privare di certezza

tutta una serie di rapporti giuridici che in alcuni casi meritano di essere

tutelati e garantiti nell’interesse della civitas nel suo complesso

→ es sentenze di giudici nominati nel rispetto delle norme/procedure

precedenti al tiranno possono continuare ad avere piena validita’ =

procedimento regolare

8. CHI E’ DETTO TIRANNO MANIFESTO PER ABUSO DEL POTERE

→ l’altra grande categoria di tiranno, la seconda, e’ formata dal tiranno che

ha titolo a governare, e’ legittimamente capo del governo cittadino, ma nel

concreto abusa di quel potere

→ tirannide palese definita ex parte exercitii = colui che diventa tiranno per

un esercizio del potere non conforme al diritto

→ tirannide dovuta al particolare modo con cui viene esercitato un potere,

non e’ un problema di titoli del potere, per abuso del potere = la sua attivita’

oltrepassa i limiti indicati nell’ordinamento cittadino

→ richiamandosi alla definizione di Gregorio (che diceva che il caso classico

di tirannide e’ quello in cui manca il titolo o e’ venuto meno il titolo), qui

Bartolo dice che lui definisce una categoria che e’ una categoria di tirannide,

anche se in senso meno proprio → cerca di dare una configurazione il più

possibile chiara e definita sotto il profilo tecnico-giuridico anche di questa

ipotesi di tirannide = tiranno che ha un titolo legittimo, ma diviene tiranno

perche’ governa contro diritto, abusando del potere conferitogli (da molti

autori non era individuata come una vera e propria ipotesi di tirannide)

→ per Bartolo, non governa secondo il diritto anche chi abusa del potere (=

opprime i sudditi)

→ “interesse proprio del tiranno” = le forme di governo degenerate (su cui

insiste particolarmente Aristotele) hanno come caratteristica comune quella

di essere tese a realizzare non il bene comune, ma un interesse personale

del tiranno o di una parte della citta’ → Bartolo riprende questa tradizione,

richiamando la tradizione classica (in particolare aristotelica) di riflessione

filosofico-politica, anche sulle forme di governo → radici nella tradizione

aristotelico-tomistica

→ Bartolo non cita direttamente Aristotele, riprendendo esplicitamente il suo

pensiero attraverso alcune fonti e in particolare attraverso la riflessione che

fanno - in particolare sul libro 5’ della politica di Aristotele - Egidio Romano

(filosofo e teologo agostiniano che vive e scrive a cavallo tra la seconda

meta’ del 13’ sec e gli inizi del 14’ sec) nel De regimine principum e

Tommaso d’Aquino (la fonte non e’ esplicitata, ma e’ la fonte autoritativa per

eccellenza in campo teologico → anche per i giuristi tardomedievali il rispetto

della dottrina esposta da Tommaso e’ un dovere fondamentale)

→ nella Summa Teologica, pars prima secundae, quaestio 105,

Tommaso arriva ad accennare a un problema che Bartolo non

sviluppa in modo pieno nel suo trattato, ma che affronta meglio in altri

trattati politici, ovvero il problema di come si possa porre rimedio a

questa situazione di governo tirannico → Tommaso condanna la

ribellione come un peccato mortale, pero’ ammette in via residuale la

possibilita’ di resistere al tiranno appellandosi all’autorita’ pubblica

ossia a magistrati superiori → ipotesi che si configura come

particolarmente adatta al governo di comunità inferiori, come nel caso

della civitas che, inserita nell’ordinamento universale, ha una propria

autonomia normativa → imperatore puo’ e dovrebbe svolgere il ruolo

fondamentale di arbitro super partes anche delle contese interne della

citta’ (ipotesi che Bartolo riprende e riadatta nella tradizione

giuridico-politica medievale)

→ Tommaso accenna all’ipotesi dell’usurpatore del potere regio e alla

possibilita’ - anche se in casi estremi ed eccezionali - dell’uccisione

del tiranno (circoscritta, solo nei casi dell’usurpazione del potere regio,

non nel caso di tirannide ex parte exercitii)

→ riprende in modo fedele nella pagina successiva 10 ipotesi di tirannide ex

parte exercitii che stanno gia’ nel 5’ libro della politica di Artistotele →

enucleazione delle 10 ipotesi e’ aristotelica, rivisitata dalla tradizione

cristiano-cattolica → Bartolo accenna qualche possibile definizione

onnicomprensiva di una serie di fattispecie, poi elencate, riprese dal 5’ libro

della Politica di Aristotele → quasi esattamente stesso elenco

= comportamenti tipici del tiranno per abuso di potere

1. cercare di consolidare il proprio potere attraverso l’eliminazione die

posibili dissidenti, non solo quando abbiano gia’ espresso il proprio

dissenso, ma anche preventivamente

→ Bartolo aveva chiarito nella 2Q che il pensiero non e’

punibile, ma quando il pensiero si concretizza in atti che -

anche se non realizzano pienamente il pensiero criminoso -

rappresentano comportamenti antigiuridici o criminali, va punito

2. le persone di cultura (sapientes) sono uno dei peggiori pericoli per il

tiranno, o uno dei migliori deterrenti verso l’instaurazione della

tirannide (si accorgono subito dell’iniquita’)

3. sapienza, conoscenza, cultura com il più grave dei pericoli per il

tiranno e il migliore baluardo contro le degenerazioni tiranniche di un

governo → cultura forma lo spirito critico e la capacità di riconoscere

prontamente il caso in cui un governo non sia indirizzato al bene

comune

4. deprime, cerca di depotenziare o estirpare le aggregazioni di cittadini,

corpi intermedi in cui sono organizzati i cittadini (corporazioni di

mestiere, ceti, ordini) → oltre a fungere da mediazione fondamentale

tra il singolo e la civitas, possono riuscire ad organizzare

un’opposizione o un contributo alla vita pubblica e anche una critica

→ tutta la dottrina giuspubblicistica moderna insiste sulla funzione

fondamentale dei corpi intermedi come freno alla tirannide, a partire

da Bodin

→ non solo le congregazioni che si incontrano per tramare contro il

governante, ma anche le associazioni di cittadini lecite, perche’

possono rappresentare un’opposizione al governo tirannico

5. ha molte spie che sondano l’opinione delle persone e sono pronte a

denunciare i concittadini che avanzano critiche o possono

rappresentare un pericolo per il governo del tiranno

6. dall’adagio “divide et impera”, il tiranno riesce a consolidare il proprio

potere anche dividendo in fazioni la citta’ → per Bartolo, uno dei mali

peggiori che affliggono la realta’ comunale tardomedievale (dedica un

intero trattato al problema della divisione in G&G)

7. imposizione di contributi iniqui e smodati per rinvigorire/sostenere le

casse del governo del comune, ma dall’altro lato i cittadini sono resi

più poveri e portati a doversi (pre)occupare solo dei mezzi di

sostentamento

8. fomentare le guerre per mandare i combattenti lontani in zone non di

sua pertinenza, costruire un esercito e mantenerlo in esercizio, anche

per tenere occupati i cittadini in modo che non abbiamo modo e tempo

di occuparsi della politica interna della civitas

9. diffidenza nei confronti dei concittadini e affidarsi a truppe straniere,

guardia personale straniera

10.buon governante e’ colui che e’ sempre giudice terzo e imparziale

rispetto agli interessi privati funzione fondamentale = mediare tra gli

interessi privati, riuscire a ricondurli a una soluzione che vada verso il

bene comune

→ una delle azioni più gravi che puo’ fare il governante e’ rendersi

parte, abdicare al proprio ruolo di arbitro imparziale nella citta’ e

prendere parte alle contese interne e appoggiare gli interessi

personali di una sola parte della citta’

→ l’analisi di Bartolo e’ articolata, il caso in cui ricorra una giusta

causa puo’ in alcuni casi temperare la teoria qui esposta → in alcune

ipotesi la presenza di una giusta causa puo’ togliere antigiuridicita’ a

una delle condotte sopraelencate 2 casi più gravi che non

ammettono cause giustificative e rappresentano i casi più emblematici

della tirannide sono

✓ fomentare la divisione della cittadinanza in fazioni

✓ colpire i cittadini con imposte e gravami iniqui nelle persone e

nei beni

9. SE DUCA/MARCHESE/CONTE/BARONA CHE HA UN TITOLO

LEGITTIMO SI DIMOSTRA TIRANNO NELL’ESERCIZIO DEL POTERE,

COSA DEVE FARE IL SUO SUPERIORE

→ a che categorie di potere di attaglia la tirannide? Non solo al signore

locale o all’imperatore, ma anche alle altre forme del potere (pontefice a cui

manchi il titolo o abusi del proprio potere puo’ dirsi tiranno); questa categoria

si allarga a comprendere ogni forma di governo = discorso omnicomprensivo

→ elencate tutte le autorita’ che possono rendersi colpevoli di tirannide =

chiunque sia governante di una comunità inferiore, non l’imperatore

⇒ rimedio fondamentale contro la tirannide non e’ l’insurrezione della

comunità, ma l’intervento di un’autorita’ pubblica superiore (via più vicina alla

dottrina tomistica)

→ le pene devono essere erogate (diverse a seconda del tipo di tirannide)

solo da un superiore della civitas = il tiranno dovra’ essere giudicato

ricorrendo ai principi che si desumono dall’ordinamento che fa capo

all’impero o alla Chiesa configura la tirannide come un vero e proprio

reato politico, retto da norme giuridiche ben definite

per Bartolo esiste anche l’ipotesi della resistenza attiva al tiranno da

parte della comunità, ma non e’ esplicitata e argomentata nel Trattato

sulla tirannide, lo desumiamo da altre sue opere (De regimine civitatis,

De Guelfis et Gebellinis, glosse, costituzioni pisane)

→ due vie → soluzione si diparte

(intento del trattato e’ di definire in modo chiaro e tecnico il fenomeno

della tirannide → anche nel parlare di possibili punizioni, rimane

frenato nel suo pensiero a cio’ che giuridicamente puo’ definire come

sanzioni appropriate con rigore assoluto → individua due ambiti di

sanzioni diversi)

A. tiranno ex defectu tituli (violazione della suprema autorita’

dell’imperatore) incorre nelle pene sancite dalla Lex Iulia Maiestatis

che prevede la pena di morte

B. tiranno ex parte exercitii (uso arbitrario illegittimo della forza) incorre

nella previsione di cui nel Digesto alla Lex Iulis De Vi Publica, che

contempla una serie di ipotesi diverse, ma come punizione comporta

principalmente la deportazione e l’infamia (anche se poi Bartolo arriva

a dire nelle pagine successive, a conclusione della quaestio, che in

alcuni casi forse puo’ essere colpito da pena capitale, in base a un

frammento del giurista Marciano nel Digesto)

→ imperatore deve svolgere questa funzione di garante dell’ordinamento

giuridico universale → violazione fondamentale dell’ordine e della liberta’

comunale violata dal tiranno deve essere ristabilita dall’autorita’ superiore

per eccellenza (per Bartolo, imperatore)

→ concetto che Bartolo sviluppa in particolare nelle glosse alle Costituzioni

pisane che troviamo richiamate in conclusione alla quaestio

richiamata in particolare la Lex Qui Sint Rebelles di Enrico 7’,

imperatore che scende in Italia nel 1311 per dirimere i contrasti tra

fazioni interne di alcune citta’ toscane (imperatore che anche Dante

spera possa ristabilire l’ordine nelle citta’ della Toscana, ma il progetto

fallisce)

→ Bartolo glossa le costituzioni pisane e affronta il problema della

ribellione, del reato politico qualificato come crimine di lesa maesta’ →

per Bartolo resta l’idea che la soluzione attraverso l’intervento

dell’auctoritas superioris sia la soluzione naturale, più logica e

giuridicamente più giusta

→ Bartolo arriva a individuare anche un vero e proprio diritto di resistenza

attiva al tiranno, ipotesi che si trova nel trattato De G&G per casi marginali e

residuali, nel caso in cui non sia possibile l’intervento delle autorita’ superiori

→ diritto di resistenza finalizzato alla deposizione del tiranno (non

automaticamente al tirannicidio), e richiede la presenza di alcune condizioni

1. ricorso all’autorita’ superiore non e’ possibile

2. promotori della lotta assumono l’iniziativa con il fine della pubblica

utilita’ = si identifica con la volonta’ di restaurare lo status civitatis,

l’ordine giuridico e politico precedente all’instaurazione della tirannide

e non per acquisire il potere e farne un uso personale

⇒ chi promuove il diritto di resistenza non deve farlo per conquistare il

potere e instaurare un proprio governo e una nuova forma di tirannide,

ma solo per restaurare l’ordine precedente

10.CHE DIREMO DI CIO’ CHE RISULTA ABBIANO FATTO IL SOMMO

PONTEFICE, L’IMPERATORE E I LORO LEGATI

?

11. SE SIANO VALIDI GLI ATTI COMPIUTI DAI SUDDETTI TIRANNI CHE

HANNO EFFETTIVAMENTE UN TITOLO LEGITTIMO

12.TIRANNO TACITO E VELATO

→ dall’organizzazione delle quaestiones possiamo desumere un elemento importante del

pensiero giuspubblicistico di Bartolo = adesione al modello aristotelico di costruzione dello

Stato

= ripresa di una concezione dello Stato inteso come la comunità politica più ampia, di stato

come traduzione del termine latino di res publica

→ a seconda del contesto in cui lo si ritrova assume una connotazione diversa →

nel tradurre il termine res publica bisogna fare attenzione al contesto storico →

definito nel modo più ampio e classico da Cicerona indica fino a tutta la dottrina

giuridica tardo-medievale cio’ che corrisponde alla traduzione eltterale di res

publica = cosa pubblica, cio’ che riguarda tutti, la comunità politica nel suo

complesso (quindi per antonomasia la comunità politica maggiore)

→ Stato inteso come comunità politica maggiore fino a tutto il Medioevo

→ res publica come Repubblica = cautela, termine in italiano indica una precisa

configurazione della costituzione

→ in questo caso, e’ concepito come prodotto di un’aggregazione sempre più

articolata e complessa di comunità inferiori in cui i singoli individui sono organizzati

= c’e’ una fondamentale continuita’ tra comunità politiche inferiori a partire dalla

comunità inferiore di carattere privato (comunità familiare) per passare alle comunità

di vicinato, ai comuni, alle civitates, eventualmente alle province

→ in Bartolo c’e’ ancora la forte presenza dell’idea di comunità politica che si forma

per gradi di aggregazione successivi = individuo non ha ancora una propria

rilevanza, non e’ ancora considerato come titolare di diritti e doveri che sara’ invece

nelle dottrine giusnaturalistiche moderne → l’individuo ha ancora una posizione

all’interno della comunità definita dalla comunità di appartenenza

→ definizione del modello di aggregazione della comunità politica maggiore viene

chiarita in tempi successivi in contrapposizione con l’altro grando modello di

costruzione dello Stato = modello hobbesiano, contrapposto a quello aristotelico,

che parte dall’idea che per la comunità politica maggiore, lo Stato non sia una

condizione/situazione che viene a crearsi in modo naturale per aggregazione

successiva delle comunità politiche inferiori, ma sia il prodotto di un preciso atto di

volonta’ degli individui che decidono di abbandonare lo stato di natura in cui si

trovavano per dare vita a una formazione politica, a un organismo artificiale

necessario per salvaguardare gli interessi degli individui (es vita), mediante la

sottoscrizione di un patto sociale = alla base dello Stato c’e’ un contratto tra gli

individui

→ idea che alla base della comunità politica maggiore ci sia un patto, contratto con

cui gli individui sono entrati nella comunità politica con precisi diritti e doveri e che il

loro impegno a rispettare chi governa sia condizionati dai limiti stabiliti nel contratto

che e’ alla base della societa’

→ nel Medioevo, giuramento, ma imperatore non e’ tenuto al rispetto del patto con i

sudditi, solo a norme divino naturali

→ anche in Althusius e dottrine precedenti ad Hobbes comincia ad affermarsi l’idea

di un contratto che vincola chi governa a governare nel rispetto di certe forme e certi

limiti e autorizza anche all’esautorazione del governante che eserciti l’azione di

governo in modo difforme da quel contratto → si sviluppa di precisi diritti e doveri

legati a ciascun individuo

⇒ Bartolo = comunità politica maggiore che si forma per gradi successivi (idea alla

base della concezione giuspolitica)

A L T H U S I U S

Althusius = si colloca tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600, giurista riformato, giurista

calvinista

→ molti degli elementi di novita’ sono prodotti dall’elemento fondamentale di crisi

sul piano religioso rappresentato dalla riforma protestante che si avia agli inizi del

1500 e che determina la rottura della precedente uniformita’ religiosa dell’Europa →

ha riflessi molto importanti anche su altri piano della storia (piano

storico-politico/istituzionale/giuridico)

= pensiero giuridico degli autori riformati e’ uno dei grandi elementi di novita’ che

contribuiscono alla crisi del diritto comune, a un ripensamento del diritto comune in

particolare nel corso della prima modernita’

→ contesto storico-dottrinale, politico-istituzionale = alleanza tra le dottrine assolutistiche a

favore dei grandi stati monarchici e dottrina antitiranniche in senso lato anticipatrici

dell’idea di sovranita’ popolare che si oppongono a quel modello di sovranita’ assoluta in

difesa di un tipo diverso di sovranita’ partecipata dal basso, in difesa delle minoranze

→ Althusius e’ un giurista che sa utilizzare lo stile della scuola bartolista, il mos italicum,

arricchito della tradizione giuridica tedesca imperiale (quindi pluralita’ di altre fonti,

richiamo a consuetudini e principali redazioni di consuetudini, fonti giuridiche della prima

modernita’ di area tedesca) e vastissimo uso delle citazioni bibliche → giurista calvinista di

stretta/ferrea osservanza della confessione calvinista che propugna un ritorno alle fonti

originarie, tentativo di richiamarsi ai testi della traduzione biblica e religiosa anche in gran

parte precedenti rispetto alla rielaborazione che ne e’ stata fatta nella tradizione

canonistica

→ le sue autorita’ teologico-dottrinali sono fondamentalmente Calvino e il teologo Lambert

Daneau e la linea che lui prosegue sotto questo profilo (adattandola a un discorso

giuspubblicistico di diritto publico e politica) e’ quella di tornare alla lettura delle fonti,

citazioni dirette dalla Bibbia e un uso selezionato (gia’ da C e D) della patristica e del

diritto canonico → sono presenti richiami al diritto canonico, ma soprattutto richiami agli

autori, ai Padri della Chiesa, riconosciuti come autorita’ fondamentali da C e D, ergo

Sant’Agostino e san Tommaso sono richiamati ampiamente, in alcuni passaggi anche il

diritto canonico, ma con cautela e laddove proprio indispensabile, perche’ la tradizionale

regolamentazione di quegli aspetti e’ ancora quella del diritto canonico

Quando Althusius enumera i termini fondamentali del suo discorso di diritto pubblico uno

dei primi lemmi sui quali insiste e’ proprio “autonomia”; e’ il primo a dare a questo termine il

significato schiettamente tecnico-giuridico che conserva anche oggi, nessuno prima di lui.

Santi Romano = la parola “autonomia” ha vari significati

■ significato più ampio/generico come termine giuridico, indica ogni possibilita’

di autodeterminazione = capacità attive, poteri, diritti soggettivi

■ significato più specifico, che corrisponde alla sua etimologia, alla sua origina,

indica soggettivamente la potesta’ di darsi un ordinamento giuridico →

potestas condendi statuta = potesta’ di darsi uno statuto giuridico in sede di

diritto municipale/locale, la potesta’ di statuire come autonomia

→ discussioni attorno alla potestas condendi statuta che i giuristi medievali

svolgono attorno a una legge del digesto (D, 1, 1, 9, lex omnes populi, tratta

dalle istituzioni di Gaio) = i popoli che si reggono per mezzo di norme

giuridiche positive o consuetudinarie si reggono in parte per mezzo di un

diritto comune, in parte per mezzo di un diritto proprio → questo diritto proprio

e’ il diritto che i romani chiamavano diritto civile, il diritto della civitas. Ergo,

autonomia come capacità di porre in essere un proprio diritto, come capacità

di statuire

Opera maggiore di Althusius, La politica Methodice Digesta, ampio trattato di oltre 2000

pagine → testo con una terminologia specifica non solo dell’epoca e del contesto storico,

ma anche della particolare formazione althusiana e del peculiare pensiero di Althusius

Opera dei primi del 1600, con una terminologia specifica che va analizzata a fondo →

concetti come autarkeia, symbiosis, politia sono concetti fondanti del pensiero politico

althusiano, ma anche della giuspubblicistica successiva → interessante vedere da chi

Althusius li riprenda, con che significato, in che modo e come ripropone al pensiero

giuspubblicistico della prima modernita’ che apre una stagione più nuova che arrivera’ fino

a noi

→ ci sono delle tecnicita’ che non costituiscono una difficolta’ solo per lo studente, ma

anche per la storiografia contemporanea, tanto che’ alcuni anni fa sono stati organizzati

studi approfonditi sul peculiare lessico althusiano, raccolti poi in un volume (a tale

occasione scientifica appartengono le due voci “iura maiestatis” o “maiestas” e “tirannes”

redatte dal prof Quaglioni e le voci “censura” e “iustitia”)

Althusius e’ uno dei primi che prova ad affermare la necessita’ di distinguere i tre ambiti di

diritto, teologia e politica

→ nelle prime pagine afferma che e’ necessario distinguerli in quanto hanno oggetti

diversi, anche se collegati tra loro → sono scienze diverse, ciascuna delle quali richiede

l’adozione di un metodo diverso e ha principi diversi = affermazione di principio con cui si

apre la Politica, opera che prova ad analizzare quella che e’ per Althusius la matera

politica

→ alla materia giuridica e’ dedicata un’altra opera, la Diceologica o Dicelogicae

libre tres = tre libri sulla giustizia = opera dedicata al discorso giuridico sulla

giustizia → opera di carattere tecnico-giuridico in cui ci si addentra anche in

un’analisi giuridica motlo approfondita e dettagliata

→ Politica = opera interessante sui temi di carattere giuspubblicistico, in particolare sul

problema della tirannide e del rapporto tra le varie scienze nella prima eta’ moderna

→ Theodore de Beze, Del diritto dei magistrati sui sudditi e il dovere dei sudditi verso i

magistrati = dovere non incondizionato → dovere di obbedienza e’ condizionato al fatto

che il potere sia esercitato nei limiti e nelle forme previste in un contratto di mandato con

cui il popolo ha istituito i magistrati e li ha incaricati dell’esercizio del potere.

→ termine “magistrato” per indicare chi esercita il potere → magistrato non inteso come

sovrano o monarca, ma come un ufficio pubblico svolto nell’interesse della collettivita’

→ lo stesso Althusius chiamera’ il principe/re non come sovrano, ma come supremo

magistrato → funzione apicale della gerarchia di poteri, ma ha una funzione pubblica e

deve svolgerla non in piena liberta’, ma con il limite fondamentale del perseguimento del

bene pubblico, nei limiti e nelle forme previste da un contratto di mandato con cui e’ stato

investito alla carica

→ Malandrino introduce l’antologia → la politica di Althusius e’ considerata come l’opera

più completa nell’ambito del calvinismo politico e del monarcomachesimo

→ “res publica” come “Stato” = la comunità politica maggiore di cui parla Althusius in

alcuni casi dovrebbe più opportunamente tradursi con “impero” o lasciare il termine latino

res publica → in particolare, Althusius attraverso il teologo Lambert Daneau cita l’idea di

Calvino secondo cui la res publica e’ l’insieme di tutti i popoli che si richiamano alla vero

religio e che non ha senso siano separati in stati diversi perche’ la res publica

christianorum e’ una sola, pertanto i confini nazionali precisi come quelli degli stati

moderni della prima modernita’ hanno un valore molto relativo

→ Malandrino → riflessione sulla politica come scienza, arte, su qual e’ il senso/oggetto

specifico della politica

→ che sia arte o scienza, la politica e’ definita da Althusius come simbiotica (greco, sin =

insieme + bios = vita)

→ utilizza il greco anche in forma innovativa, creando neologismi → lessico importante

perche’ e’ fondamentale adoperare un lessico che in modo preciso e diretto ci richiami ad

alcuni concetti fondamentali della scienza politica

→ il fatto che l’individuo in se’ non puo’ ancora essere titolare di diritti e doveri, comporta

che l’unico modo che ha per tutelare se stesso e’ quello di associarsi con altri uomini

→ uso del termine simbiotico anche per definire i singoli → ogni soggetto e’ chiamato

simbiotico, per sottolineare il fatto che la comunità politica non e un tutt’uno, ma ciasuno

non puo’ che essere considerato come soggetto che vive associato con gli altri, perche’ da

questo suo vivere associato con gli altri puo’ trarre un preciso status giuridico, solo così

puo’ riuscire a conservare la sua vita e a promuovere i propri interessi e gli interessi

comuni

→ parlare di politica nella prima eta’ moderna coincide con il parlare del diritto pubblico e

dei grandi temi giuspubblicistici della prima modernita’, inerenti al potere, all’esercizio de

potere e ai limiti, alla configurazione giuridica del potere, ai limiti giuridici entro i quali deve

essere esecitato il potere. Si parla di sovranita’, titolarita’ della sovranita’, rapporti tra

governanti e governati → trattazione no avulsa da consideratazioni e conoscenza di diritto

e teologia

Principi universali che fungono da categorie ordinanti per tutte le nozioni particolari, per

tutti i casi, esempi che si possono rinvenire nella storia passata = idea di costruire una

scienza attraverso un metodo che consenta di costruire un costante rapporto dialettico tra

passato e presente

Nucleo centrale delle tematiche svolte all’interno di quest’opera, attorno al quale ruota tutta

la politica althusiana, sono l’idea della sovranita’ come prerogativa del popolo, della

comunità politica nel suo insieme e la questione fondamentale di metodo di rapporti tra

diritto, teologia e politica

→ non e’ un’opera in cui la politica e’ separata dalla teologia → critica a chi prova a

costruire una scienza politica autonoma dal discorso religioso, teologico

→ tentativo di definire il campo della politica che non presuppone l’idea di una piena/totale

autonomia della scienza politica → tocca anche i precetti del decalogo (che infondono

spirito vitale alla consociazione e alla vita simbiotica → sono lo spirito vitale della

consociazione umana, che e’ l’oggetto della politica e devono essere considerati anche in

un’opera che si occupa di politica → sottraendoveli, si distrugge ogni forma di simbiosi e

vita sociale tra gli uomini) e i diritti di sovranita’ (problema della sovranita’ = come deve

configurarsi la sovranita’ in questo tipo di comunità politica orientata secondo i precetti del

decalogo) sui quali in altri scritti di politica vi e’ profondo silenzio

→ la consociazione politica si costruisce intorno ai precetti del Decalogo e alla sovranita’

che Althusius definisce non più attraverso un termine al singolare, ma al plurale = iura

maiestatis : diritti sovrani che spettano alle consociazioni simbiotiche

→ non sottrae ne’ alla teologia, ne’ alla giurisprudenza gli ambiti d’indagine loro propri → il

politico tratta del fatto concreto e dei principi della sovranita’, del diritto che si origina da

essi, e’ il giurista a discutere → oggetto comune e’ la consociazione politica

→ discorso peculiare della politica, della sovranita’ e dei diritti sovrani, cioe’ della

configurazione che deve avere il potere, il governo di quella comunità → il diritto che

nasce da quel fatto, la configurazione della comunità politica stessa alla luce del fine

necessario di quella comunità politica che e’ quello del perseguimento di una vita

associata giusta sulla base dei precetti del Decalogo

→ non tratta le materie del decalogo e della sovranita’ come estranee ed eterogenee

rispetto alla politica, ma le rivendica alla politica in quanto materie che le appartengono

poiche’ infondono lo spirito alla vita simbiotica, le fanno forma e la conservano → si

rivelano essenziali alla politica

Logica ramista → definizione più chiara, facile da spiegare e facile da memorizzare per

chi ascolta e’ quella che fa centro su due aspetti, due parti del problema → partendo

dalla definizione, due fuochi della definizione e una trattazione prima dell’uno e poi

dell’altro aspetto, in rapporto dialettico tra loro, in quanto due parti della medesima

definizione, del medesimo concetto iniziale

→ ergo, una specificazione dei concetti che passa attraverso una loro suddivisione in

parti e la spiegazione analitica di ogni parte nella sua essenza e nel suo rapporto con le

altre

= metodo in cui a partire dai principi generali si arrivano a specificare le singole parti del

discorso → ogni principio generale deve essere scomposto nelle sue parti, nelle sue

componenti per arrivare - attraverso specificazioni sempre più puntuali/sottili, ma

secondo un metodo logico/lineare/rigoroso/chiaro - a tutti i concetti più particolari che si

possono desumere dal concetto primo da cui si era partiti

→ metodo che si afferma a partire dal 1570 anche per motivi ideologici → elaborato da

un filosofo ugonotto, morto nel corso di una persecuzione

→ pregi = consente di costruire un edificio logico coerente in tutti i campi + uso di

exempla, esempi storici consentono un rapporto dialettico tra passato e presente, danno

solidita’ al discorso

Una delle finalita’ specifiche di quest’opera e’ quella di proporre una diversa

configurazione del concetto di sovranita’


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher studentunitn di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Bianchin Lucia.

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