Sacro romano impero: occidentale ed orientale
La divisione dell’Impero si inquadra dopo Costantino, nel corso del IV secolo d.C., separazione dettata dal fatto che queste due parti avevano necessità ed esigenze normative diverse. Questa divisione si porrà come una regola, che subirà delle eccezioni, ma che rimase fondamentale.
La situazione nella parte occidentale
L’Occidente tra il V e VI secolo è oggetto di continue migrazioni di popoli nordici ed orientali che sconvolgono il territorio ed i confini dell’Impero romano, con accelerazione verso la fine.
Le prime migrazioni barbariche o invasioni barbariche cominciano alla fine del III secolo d.C. e proseguono per il corso del IV e V secolo. Verso la fine del III d.C. abbiamo le incursioni dei Alamanni e dei Franchi, che si spingono nelle frontiere renana e danubiana.
Nel IV secolo è la volta dei Goti, che provengono dai Balcani e puntano in direzione Tracia, ovvero l’odierna Turchia. Proprio in Tracia, i Goti vincono i romani, nella famosa battaglia di Adrianopoli – odierna Edirne – nella quale muore l’Imperatore romano Valente. Sconfitta pesante, identificata come segno della debolezza dell’Impero, tant’è che Alarico, capo dei Goti, si spinge in Italia, mettendo a fuoco la città di Roma nel 410.
Nel V secolo vi sono altre migrazioni, Alamanni, Svevi, Alani e Burgundi che si muovono dalla Gallia verso i Pirenei e poi i Visigoti che si stabilizzano nella Gallia. Gli Anglo ed i Sassoni che puntano verso la Britannia e si stabilizzano. I Vandali che dalla Spagna puntano verso l’Africa. Gli Unni che con Attila, che puntano verso l’Italia devastando le città sul loro cammino verso Roma. La città di Roma, viene risparmiata, grazie all’intervento del Pontefice Papa Leone I, nel 452, ma lo stesso Pontefice non potrà fare nulla contro l’invasione dei Vandali, tre anni dopo nel 455, metteranno a ferro e fuoco la città per 15 giorni.
La crisi politica dell’Impero romano precipita, infatti nel 475 viene nominato l’Imperatore Romolo detto Augustolo – scarsa autorità, che sarà deposto da Odoacre, capo di tribù militari. Le continue migrazioni segnano la fine dell’Impero romano.
La tarda romanità è vista come un’epoca caratterizzata da una sua dinamica e da dei tratti peculiari. La storiografia ha studiato i Vandali in modo anche deformante, per esempio, la vecchia storiografia 800-900 inquadrò il crollo dell’impero romano come una specie di uccisione dell’Impero, e della civiltà greco-romana che cadde sotto i colpi dei barbari assassini.
Le tesi marxiste invece optano per una ricostruzione diversa: l’impero romano schiavista e autoritario veniva scalzato da una nuova democrazia germanica e libertaria. In epoca fascista si diede rilievo al ruolo del popolo germanico come portatore di nuovi valori e di una nuova etica. Spesso con riferimento alle attuali migrazioni si parla di invasioni barbariche.
La storiografia odierna ha rivisto molti luoghi comuni, la tarda romanità dell’impero è vista oggi come un’epoca con una sua dinamica, il passaggio dal mondo antico al mondo medievale è vista oggi come una fase di transizione una fase in cui matura un dialogo tra un centro e una periferia e la prova è lo scambio culturale e di merci tra i Romani e i Longobardi.
I Barbari si affacciarono al confine dell’Impero, ed i loro tratti sono espressi in due opere:
- “De bello gallico” di Giulio Cesare, del I secolo a.C.
- “Germania”, testo scritto da Tacito, I secolo d.C. questo saggio etnografico che l’antichità classica ci ha tramandato. Spiega come i barbari campano con i bottini di guerra, hanno il culto delle armi, non praticano l’artigianato e l’agricoltura, ma saranno apprese con il contatto dei romani.
Il contesto geografico favorisce la loro sopravvivenza, in quanto la Germania era ricoperta dalle foreste. Nelle città i barbari si mescolano con i Romani, e la loro integrazione viene raccontata da Sidonio Apollinare, che non è giurista, è un letterato del V secolo che scrive delle epistole, nelle quale ci parla del disagio sentito dai romani.
I Sassoni, che lasciano le Regioni del Nord e si aggiungono agli Angli puntando verso la Britannia. I Burgundi, danno vita ad un Regno dei Burgundi, che corrisponde alla zona dell’alto Rodano.
I Visigoti, arrivano dall’Ungheria, che spinti dagli Unni si spingono verso la Grecia e poi in Italia, si dirigono verso Roma (410). Evento epocale che sconvolse il mondo romano, tanto che l’imperatore a Costantinopoli a seguito del sacco di Roma, decretò tre giorni di lutto. Comandati dal loro capo Alarico, carichi di bottino, e si dirigono verso il Sud per arrivare in Africa. In un certo punto, Alarico muore, ed i Visigoti cambiano programma puntando verso la Gallia del sud, dando vita al Regno di Tolosa – agli inizi del VI secolo. Sconfitti dai Franchi, si portano verso la Spagna, fondando nel VI secolo il Regno di Toledo.
I Franchi danno vita ad un vasto regno, sconfiggono prima i Visigoti, poi i Burgundi ingrandendosi sempre di più. A poco a poco sconfiggono anche i popoli vicini, diventerà un regno di grandi fortune, in particolare con la dinastia dei Merovingi e Carolingi.
Lo stanziarsi di questi popoli, fu all’origine di una serie di conseguenze profonde e permanenti, basti pensare che molte regioni derivano il loro nome da quelle stirpi guerriere che si sedimentarono in quel territorio.
Il diritto dei Visigoti, è molto particolare, perché assorbe quella che è la civiltà romana e le fonti giuridiche ne dimostrano. I Sovrani visigoti legiferano abbondantemente, sia durante il Regno di Tolosa che di Toledo. Per quanto riguarda il periodo Tolosano, V-VI secolo, ci sono diversi corpi normativi, la più importante è: Lex romana Wisigothorum. È una legge, promulgata da Alarico II, del 506, detta anche Breviario Alariciano. Era un complesso di norme personali regolanti il rapporto tra i romani all’interno del Regno dei Visigoti. È una raccolta di costituzioni (leges), alcune già presenti nel Codice Teodosiano, a cui sono affiancate le dottrine (iura) come le istituzioni di Gaio, alcuni frammenti delle sentenze di Paolo ed alcuni estratti del Codice gregoriano ed Ermogeniano. I testi raccolti – tranne le istituzioni – sono accompagnati da una interpretatio, ossia una chiarificazione dei testi usati.
Normativa che ha un carattere romanizzante nel lessico, testi che si pongono in una situazione di continuità e non di rottura, nei confronti del mondo romano. I corpi normativi visigoti, hanno una valenza territoriale, cioè validi per tutti coloro che vivono su quel territorio. Questo è il principio della territorialità del diritto.
Questo principio è contrario al principio della personalità del diritto, il quale segue la persona – fa sì che in un medesimo ordinamento (Regno e territorio) possano coesistere più diritti ciascuno in relazione alle diverse etnie, ai diversi popoli, che abitano su quel territorio. Questo principio era molto praticato dai popoli nomadi, che si portano dietro negli spostamenti, le norme, le leggi e le consuetudini. Successivamente, nel VI secolo, si spostano creando il Regno di Toledo, proprio durante questo periodo che i Visigoti si convertono al Cattolicesimo creando un forte legame con la Chiesa – i Sovrani prima di promulgare le leggi chiedevano alla Chiesa spagnola di pronunciarsi sui contenuti delle leggi. Questo rapporto è testimoniato dal Vescovo Isidoro di Siviglia, in un testo del VI secolo, autore delle etimologie – opera più letta nell’Altomedioevo, 20 volumi facenti parte di una enciclopedia.
Il sapere delle etimologie, è articolato sulle arti liberali, del Trivio e del Quadrivio. Il trivio formato dalla:
- Grammatica, intesa come arte di esporre in maniera corretta un ragionamento,
- Dialettica, intesa come arte del ragionare sulla base di argomentazioni valide e coerenti,
- Retorica che è l’arte di esporre in maniera efficace di esporre un discorso.
Quel poco che rimane del diritto dell’Alto medioevo si deve al trivio. Il quadrivio invece riguarda la geometria, aritmetica ed astrologia.
Il diritto dei franchi si basa sulla legge salica del VI secolo d.C. I corpi normativi visigoti, hanno una valenza territoriale, cioè validi per tutti coloro che vivono su quel territorio. Questo è il principio della territorialità del diritto.
La legge salica, del VI secolo. Nucleo costituito dal Pactum legis salicae di Clodoveo, promulgata tra il 486 ed il 498. Originariamente comprendeva 65 titoli. Viene integrata con altre disposizioni, contenute nel Capitularia legis salicae di Carlo Magno. Fissava le composizioni pecuniarie relative a diversi fatti illeciti. In tal modo si cercava di evitare il ricorso alla faida.
Normativa di carattere germanico scritta in latino. Queste disposizioni rappresentano un tentativo, primitivo, di superare la logica della rappresaglia e della giustizia tribale – basata sulla vendetta. Viene messo in relazione ad una società rozza e primitiva, basata sull’agricoltura, infatti tali disposizioni fanno riferimento al furto di animali. Molte disposizioni rimandano a situazioni antecedente alla conversione.
La situazione in Italia è complessa: la capitale da Roma diviene Milano e dopo Ravenna (più difendibile, aveva un porto militare ed era in collegamento con Bisanzio). Nel 476, Odoacre, capo militare di varie tribù occupa Ravenna, rinvia le insigni imperiali all’Imperatore romano d’Oriente Zenone. Odoacre (434-493) capo germanico di origine Scira, divenne comandante delle guardie armate dell’impero romano. Nel 475, Oreste (generale romano) aveva posto sul trono il figlio Augustolo. Odoacre affrontò ed uccise Oreste, depose l’imperatore nel 476, ponendo la fine all’impero d’occidente. Odoacre governò l’Italia con continuità, riconoscendo l’autorità dell’imperatore d’oriente Zenone. Teodorico, re degli ostrogoti, in accordo con Costantinopoli, parte per l’Italia al fine di abbattere Odoacre. Assediato per anni a Ravenna, Odoacre fu convinto da Teodorico a capitolare.
La cultura giuridica in occidente e oriente
Per quanto riguarda la cultura in Occidente è in piena crisi, a causa del tracollo delle istituzioni. Tra il V e VI secolo, ci sono delle città che mantengono la vivacità culturale: si pensa che una scuola di diritto abbia continuato a funzionare. La povertà culturale comprovata dalle fonti che circolano, ci sono:
- Antologie di testi, che raccolgono vari frammenti di diritto, Sentenze di Paolo: raccolte di testi, dove si recupera il pensiero del giureconsulto Paolo, raccolta del terzo o quarto secolo.
- Epitomi – riassunto, compendio di un’opera a carattere storico e giuridico: Epitomi Gai: opera post classica in 2 libri che riproduce i primi due libri delle istituzioni di Gaio. Introdotto nella lex romana Wisigothorum, si ritiene che risale al V secolo d.C. e redatto in Gallia.
In Oriente, la situazione è diversa, in quanto vi sono scuole importanti, come ad Anticopia, a Cesarea e ad Alessandria d’Egitto. Molto importante sono le scuole di Costantinopoli e la scuola di Berito. La prima, avvantaggiata dalla vicinanza alla Corte Imperiale, mentre la seconda, (odierna Beirut) viene identificata come legum nutrix – ovvero specializzata nell’insegnamento del diritto.
Questa cultura giuridica, ha messo in luce due tendenze particolari:
- Tendenza alla stabilizzazione del diritto, riferirsi ad una legislazione ricca ed abbondante, che si stabilizza ed accoglie due corpi normativi: il Codice Teodosiano - 438, ed il Codice Giustinianeo – 529.
- Tendenza al classicismo giuridico, ha la sua massima espressione con il Digesto Giustinianeo, una enciclopedia, un’opera composta di 50 volumi che raccolgono il pensiero giuridico romano.
Giustiniano, imperatore del Sacro Romano d’Oriente, nel 527, ed è un personaggio molto ambizioso. Fin da subito coltiva due grandi progetti:
- Progetto politico-militare: il suo grande desiderio era quello di riportare, sulle terre perdute, della penisola, perché conquistate dal Sovrano Teodorico, l’autorità dell’Impero.
- Progetto giuridico: raccogliere il grandissimo patrimonio giuridico romano, in un corpus normativo, e di estenderlo all’Impero.
Per il suo progetto giuridico, Giustiniano si affidò a Triboniano. Triboniano era un magister officiorum (sovraintendente della cancellaria imperiale) e successivamente divenne un questor sacrii palati, un altissimo magistrato oltre che professore di diritto. Triboniano sceglie dei collaboratori e realizza il progetto dell’Imperatore in tempi brevissimi. Sia Triboniano che i collaboratori, potevano usare una vasta biblioteca, ed utilizzarono delle raccolte di materiale giuridico e normativo, che circolavano nell’Impero.
L’idea non era originale, in quanto un programma simile era stato portato avanti dall’Imperatore Teodosio II, nel 438, il quale realizza il suo codice, il Codice Teodosiano. Composto da 16 libri, nei quali la materia trattata è leges e di costituzioni degli Imperatori romani, promulgate sia in Occidente e Oriente. Teodosio, aveva meditato non solo di raccogliere le leges, ma anche gli iura (dottrina, giurisprudenza), ma fu abbandonata in quanto troppo complessa.
Il 16/4/529, è promulgato il CODEX GIUSTINIANEO, sostituisce il Codice Teodosiano. Composto da 12 libri di leges (costituzioni imperiali), ogni libro è formato da dei titoli, suddivisi in rubriche in ordine cronologico. Il 30/12/533, Costantino promulga la raccolta di iura – cioè di dottrina – detto DIGESTO o Pandette. Opera composta da 50 libri, che raccolgono del pensiero dei grandi giureconsulti romani. Riassume gli scritti più importanti dei giuristi classici, manipolati per essere adeguati all’evoluzione del diritto.
Il 16/11/534, viene realizzata una nuova edizione del Codex. Il 21/11/533 ISTITUZIONI, manuale introduttivo sui principi fondamentali del diritto e traeva le fonti dalle istituzioni di Gaio, tenendo conto della tripartizione fatta da Gaio. La tripartizione è formata da res, persone e actiones. Le istituzioni di Gaio, hanno avuto una enorme fortuna nella storia giuridica, in quanto lo schema tripartito sarà utilizzato nella redazione del Code Civil. Inoltre, vengono pubblicate le NOVELLE CONSTITUTIONEM, leggi e costituzioni imperiali emanate dopo la pubblicazione del secondo codice. Non furono inserite nelle raccolte ufficiali, ma in compilazioni private: Authenticum ed Epitome Iuliani.
Il corpus giustinianeo diventa quadripartito, in quanto troviamo:
- Il CODEX
- DIGESTO
- ISTITUZIONI
- NOVELLE CONSTITUTIONEM
Giustiniano volle che il corpus fosse applicato in tutto l’Impero, i giudici dovevano fare riferimento al testo in maniera esclusiva. Fu vietato ogni tipo di commento, rimane in vigore fino alla caduta di Costantinopoli. L’edizione critica del corpus iuris è quella curata nel corso dell’Ottocento, da degli studiosi teorici tedeschi, guidati da Teodoro Mommsen, giurista e filologo.
Dopo aver realizzato il corpus iuris, Giustiniano decide di estenderlo all’Italia, e l’occasione viene data nel 553, con la conquista di Italia, dopo una durissima guerra, di circa 20 anni, detta Greco-Gotico. Sconfitti gli Ostrogoti, l’anno successivo, nel 554, estende il corpus di norme. L’Italia diventa terra di diritto Giustinianeo, ed unica terra europea. Il corpus però ebbe vita breve, in quanto rimasto in vigore per 15 anni, fino all’arrivo dei Longobardi in Italia, nel 568, guidati da Alboino. Tolta la Spagna e la Gallia, nelle quali valeva il Codice Teodosiano, in Occidente il corpus iuris ha vita breve.
Il Codice Teodosiano era una ideale continuazione del Codice gregoriano ed Ermogeniano. Voluto da Teodosio II (401-450), pubblicato nel 438 d.C. nella parte Orientale del Regno e l’anno successivo pubblicato in Occidente.
Longobardi
I Longobardi, nelle origini erano considerati dei guerrieri barbuti, giungono in Italia nel 568, con a capo Alboino. Le invasioni di longobardi sono state caratterizzate da estrema violenza, gli episodi sono raccontati da Paolo Diacono, storico di epoca longobarda, monaco cattolico. Autore della Historia Longobardorum, nella quale racconta le vicende legate alle invasioni, la discontinuità e di rottura. I ducati longobardi, sono delle grandi armate dell’esercito longobardo che si territorializzano.
Nel territorio dell’Italia vi è una divisione di carattere politico-geografico, perché vi è una Italia bizantina ed una longobarda. Nell’Italia longobarda, comprende Lombardia, Toscana, Ducato di Benevento e di Spoleto. Sul piano normativo, nell’Italia bizantina vige il diritto bizantino – come diritto territoriale, anche se la sua applicazione si affievolirà di più per via della lontananza e per le consuetudini.
Nell’Italia longobarda vi sono due diritti che si fronteggiano: principio della personalità del diritto. Si ha il diritto romano bizantino, che è il diritto dei romani, ed il diritto longobardo – applicato dai longobardi, come legge personale, questo per il principio della personalità del diritto, secondo il quale, ciascun popolo vive secondo la legge della propria natio.
L’età longobarda, è stata oggetto di visioni distorte della realtà, la vecchia stereografia ottocentesca, racconta delle invasioni come un flagello, di romani ridotti in schiavitù e popoli soggetti alla crudeltà. Queste bar narrazioni...
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