La stampa come design
La stampa è l'antefatto del design, l'atto di nascita dell'industria. Si può considerare come la meccanizzazione dell'arte di scrivere, riduzione del lavoro a termini meccanici. Questa meccanizzazione ha permesso la prima moltiplicazione per mezzo di serie identiche di uno stesso oggetto. Insieme alla stampa, nasce anche la concezione di oggetto uniforme e ripetibile.
Gutenberg e l'invenzione della stampa
Nonostante ci siano varie teorie, la più accreditata è che la stampa sia stata inventata da Johann Ghensflich nel 1452 in Germania, dove si dedica alla stampa della Bibbia a 42 linee. Questa Bibbia, costituita da due volumi di oltre 300 pagine e 290 segni diversi, fu completata solo nel 1456. Con la stampa della Bibbia a 42 linee si sancì un distacco netto dal periodo dei manoscritti. Grazie all'invenzione dei caratteri mobili, fu possibile l'uso di un solo disegno di lettera. Su questo disegno si concentrò la progettualità dei tipografi, segnando così l'inizio del periodo degli Incunaboli.
Il periodo degli Incunaboli
Il termine "incunabolo" nasce dal latino e vuol dire "in culla", perché è considerata l'infanzia della tipografia. Si usa per riferirsi a un documento stampato con la tecnica dei caratteri mobili tra la metà del Quindicesimo secolo e il 1500. Della produzione anteriore al 1500 sono stati rinvenuti tra i 10.000 e i 15.000 testi, che tramite la produzione definibile come "seriale", corrispondono a diversi milioni di esemplari, un numero impressionante dato che la popolazione europea all'epoca era di 100 milioni di abitanti e solo una piccola parte sapeva leggere e scrivere.
Lingue e temi trattati nei testi
- Latino: 77%
- Italiano: 7%
- Tedesco: 5-6%
- Francese: 4-5%
- Fiammingo: 1%
I trattati erano di carattere religioso (45%), letterario (30%), diritto (10%) e scientifici (10%). Dunque, l'industria libraria riesce a rendere seriale il lavoro che fino ad allora veniva svolto dagli amanuensi.
Libri importanti per il successo della stampa
- La Bibbia di Lutero (1552), furono vendute 5000 copie nelle prime settimane.
- De Imitatione Christi di Tommaso de Krempis (1472).
L'idea del progetto nella stampa
Nella stampa possono definirsi progetto due elementi:
- Il disegno dei caratteri
- Le regole combinatorie con le quali le lettere vengono associate tra di loro oppure con immagini
Come ci insegna la storia, è difficile che una rivoluzione avvenga in un solo atto, infatti, all'inizio della stampa, si tendeva ad imitare e riprodurre la scrittura degli amanuensi (caratteri gotici). Fu con la seconda generazione di stampatori che si abbandonò la calligrafia gotica per ricercare nuovi modelli calligrafici ripresi nelle architetture e nelle regole estetiche tipiche del Rinascimento.
Il frontespizio
Nasce il frontespizio, un nuovo elemento dell'arte tipografica. Il frontespizio nasce come indice che precede il testo, diventando una seconda copertina, ma poi, tramite l'inserimento di lettere maiuscole e giochi decorativi, si integra all'interno del testo. I motivi dominanti nei frontespizi sono di natura architettonica (frontoni, portali, colonne, intere facciate ecc.).
Aldo Manuzio il vecchio (1449-1515)
Aldo Manuzio fu una figura importante dell'arte della tipografia di Venezia, viene ricordato per aver dato vita:
- Alle Aldine (testi da lui stampati) con caratteri chiamati aldini
- Alla marca tipografica più famosa della storia della stampa – l’Ancora Aldina – utilizzata per contrassegnare tutte le sue edizioni, presenta la figura di un delfino attorno a un’ancora.
- Alle edizioni tascabili (in inglese pocket) dei testi classici.
Claude Garamond (1480-1561)
Inventore delle serif che non sono altro che l'aggiunta ornamentale di codine alle estremità delle lettere che accentuano le rotondità e il nero.
Gli Elzevier (1580-1712)
Gli Elzevier furono una famiglia di editori olandesi. Christoffel van Dijck, il loro grafico, creò per la famiglia l’elzeviro, un carattere che può essere stampato molto piccolo per testi di modeste dimensioni.
Giambattista Bodoni (1740-1813)
Bodoni è ricordato per aver dato vita nel ‘600 ai caratteri bodoniani, esempio tipico di carattere con grazie moderno. La scrittura è caratterizzata dall'eleganza. Tutte le edizioni stampate con i caratteri bodoniani coincidono con il carattere impero e si diffondono in tutte le corti europee.
Rivoluzione industriale (1798-1840)
L’Inghilterra, durante l’800, fu il simbolo della Rivoluzione industriale, ovvero quel processo di evoluzione della società in cui la produzione passa dall’essere prettamente artigianale a industriale, per mezzo dell’uso delle macchine. L’Inghilterra è il fulcro della Rivoluzione sia positivamente che negativamente. Infatti, bisogna tener conto che lo scenario descritto dai letterati del tempo è uno scenario quasi apocalittico, basti pensare alla città di Coketown, raccontata da Charles Dickens nella sua opera “Tempi Duri”, una città inquinata e sporca a causa dei fumi delle fabbriche e del sovraffollamento dei centri abitati.
Dunque, il primo intervento di design dell’era moderna si nota proprio nelle macchine industriali, nate all’insegna di una grande funzionalità assente estetica, ma con una modesta o quasi pretesa stilistico-artistica. Infatti, nel 1851, nella Grande Esibizione di Londra, l’attenzione della critica venne attirata dai macchinari progettati senza preoccupazioni decorative, dettando quindi il nuovo gusto della rivoluzione industriale. Oltre ai macchinari per le fabbriche, gli oggetti di design simbolo della rivoluzione industriale sono tutti quei prodotti realizzati con i nuovi materiali quali ghisa, ferro e acciaio che sostituirono i manufatti che prima di allora erano in legno o in pietra.
La figura di Josiah Wedgwood (1730-95) e il design delle ceramiche
Ancora una volta, come è stato quando abbiamo parlato della stampa, la storia del design la si fa iniziare con l’industrializzazione di una delle più antiche attività manufatturiere: la ceramica. Questo accade grazie alla figura di Josiah Wedgwood, nato a sua volta in una famiglia di ceramisti già attivi nei primi '600, si impegna, a cavallo della rivoluzione, nello sviluppo delle Potteries, l’area industriale dello Staffordshire specializzata nella realizzazione di ceramiche. Nel 1769 fonda presso Hanley, sul canale Trent and Mersey, la celebre manifattura Etruria, considerata un modello per le altre aziende. Oltre ad essere un imprenditore, è anche l’inventore del pirometro, uno strumento utile a misurare la temperatura dei forni.
Al suo successo contribuì l’incontro con Thomas Bentley, mercante di Liverpool famoso per il suo gusto eccellente, che lo introdusse nei circoli intellettuali. In particolare, Bentley introduce Wedgwood nella cerchia di Sir William Hamilton, ambasciatore inglese a Napoli e colui che importa dall’Italia meridionale (ex Magna Grecia), tantissime opere della nostra tradizione classica, greche e romane, in particolare quelle il neoclassico.
Si sviluppa un nuovo stile nelle case dei nobili inglesi, uno stile che attinge molto dall’arte classica ma in particolare ad un tipo di produzione: lo Stamnos, un vaso dal collo basso e largo con due anse orizzontali usato per contenere vino, olio o anche monete, anticamente decorato con delle figure che entrano con forza nei gusti della società inglese e nell’inconscio di tanti creativi dell’epoca.
Le capacità imprenditoriali e rivoluzionari di Wedgwood
Ma la genialità di Wedgwood non si limita nella creazione di una gamma di prodotti artistici, decorativi ed ornamentali destinati ai collezionisti, ma amplia la sua gamma anche a prodotti nati con intenti utilitaristici e funzionali. Fu il primo “vasaio” a ideare delle forme che, allo stesso tempo, adatte al loro scopo potevano essere riprodotte in modo seriale e rivolte a un mercato più ampio. Le forme erano quindi caratterizzate dalla loro praticità e tuttora sono rimaste standardizzate creando un “tipo”, basti pensare alla teiera con il panciotto grande e il beccuccio stretto e ricurvo.
La conoscenza con scienziati e intellettuali, gli permisero di conoscere nuovi tipi di ceramiche fatte con materiali nuovi o rinnovati come:
- Basalti neri, caratterizzati dal nero opaco.
- Diaspri, caratterizzati dalla varietà di colori, dalla durezza e dall’opacità.
Focus - "Vaso Portland" o "Barberini"
Il vaso Portland, anche detto Barberini, è l’opera più importante della produzione di Wedgwood. La storia del vaso è antica e parte dall’Italia. Si parla di un vaso realizzato intorno al 25 a.C. a Roma da artigiani formatisi in Egitto. Il vaso, in vetro-cammeo, ai primi del '600 viene registrato da prima nella collezione del vescovo veneziano del Monte, per poi risultare essere stato venduto alla famiglia Barberini (da cui prende il nome). Quando la famiglia cadde in disgrazia, il vaso venne acquistato da un antiquario che lo vendette a Sir William Hamilton che lo porta in Inghilterra. Poi nel 1784 fu venduto alla duchessa di Portland che lo aggiunse al suo museo personale. Dopo la morte della duchessa, tutta la collezione fu venduta ma, il vaso Portland, venne riacquistato dal figlio della duchessa.
Wedgwood riuscì a farselo prestare per poterlo riprodurre in diaspro. La sfida era quella di dover riprodurre una perfetta opera antica con la tecnica industriale. Per arrivare a una perfetta copia, venne lavorato per 4 anni, facendo esperimenti per affinare sempre di più la tecnica e la materia e per poter ottenere il corpo in vetro con le figure in blu scuro, quasi nero, in vetro bianco. Molto utile a questo scopo fu il pirometro da lui inventato.
Il primo vaso definitivo fu spedito a Erasmus Darwin, nonno di Charles Darwin, che scrisse un capitolo intero nella sua opera The Botanic Garden, dedicato al vaso. Il successo lo ottiene grazie all’organizzazione di un’esposizione privata dove viene invitata la Regina Charlotte e questo attirò l’attenzione di molti nobili che cominciarono ad ordinarne una copia. Si può dire che l’obiettivo di Wedgwood di pubblicizzare il prodotto fu compiuto, riuscendo ad ottenere anche un “sigillo di qualità”, dal punto di vista artistico, da Thomas Hope, esperto d’arte, poiché gli chiese di metterlo nella lista degli acquirenti. Riuscì a far pubblicare la sua opera anche sul Penny Magazine, un quotidiano della classe operaia.
L'età vittoriana
Con età vittoriana si intende quel periodo che seguì la rivoluzione industriale, prende il nome dalla Regina Vittoria, che sedette al trono per ben 64 anni dal 1837 al 1901. In quegli anni l’Inghilterra era ancora al primo posto nelle innovazioni, tecniche e commercio. Nonostante ciò però, la situazione finanziaria che ereditò la regina non fu delle migliori, ritrovandosi un paese con:
- Un deficit crescente
- Carestie
- Una situazione di aumento demografico
Questi problemi furono risolti sostenendo la politica di Sir Robert Peel, primo ministro durante i primi anni di regno della regina Vittoria.
La componente produzione
Per quanto riguarda la produzione, l’età vittoriana presentò una sorta di involuzione rispetto al periodo della rivoluzione industriale. Il movimento industriale subì un appiattimento, vennero a mancare quelle figure capaci di dare una spinta rivoluzionaria (es. Wedgwood) facendo sì che si interpretassero i principi del liberalismo, cioè produrre nel tempo più breve possibile anche a discapito della qualità. Inoltre, lo stesso ministro Rober Peel affermò che i manufatti legati alla meccanica erano superiori rispetto all’estero, ma non erano abbastanza validi da poter competere. Ci si rende conto dell’errore della scissione tra prodotto e il “disegno pittorico” (l’estetica) quindi, non c’è ancora l’idea di design.
Reform act del 1832
La Reform Act del 1832 fu la legge che spalancò l’Inghilterra all’età moderna, era una legge che ridimensionò il sistema elettorale britannico, andando, in poche parole, a favore delle città e dei centri industriali. Dopo l’approvazione del Reform Act, intellettuali, politici e pubblici amministratori, preoccupati della concorrenza estera, decisero di promuovere la costituzione di:
- Associazioni artistico-industriali
- Scuole di design
- Collezioni di opere d’arte antiche e moderne, situate nei pressi delle scuole per essere usati come modelli per gli allievi
La componente progetto
Una figura emblematica del periodo, tra gli esponenti della nascita del design inglese è Henry Cole. Cole era a favore della stretta collaborazione tra arte e industria. Nel 1845 conia il termine art manifacturer (anticipazione del moderno designer) e nel 1849 fonda il periodico Journal of Design and Manifacturer. Inoltre, nel 1852 istituisce un museo di arte applicata che diventerà il famoso Victoria and Albert museum. Chiude la sua carriera con la nomina di sovraintendente di tutte le scuole di disegno inglesi.
È soprattutto ricordato per aver organizzato un evento che fu fondamentale per la nascita del design, la Grande Esibizione del 1851 a Londra. Cole comprese che, per qualificare il prodotto industriale, era indispensabile la riformulazione del concetto di funzionalità. Il concetto base della funzionalità non è altro che lo spostamento dell’attenzione verso gli oggetti d’uso, questo è il punto di partenza per la cultura del design.
Cole sposta sugli oggetti sentimentali della vita quotidiana (stoviglie, posate ecc..) il valore dell’artisticità dando agli oggetti comuni un valore artistico attribuito, solitamente, alla pittura e alla scultura, rendendoli perciò oggetti di qualità.
Il progetto di Cole e della sua cerchia (come Owen Jones) non è di tipo naturalistico o storicistico, ma di tipo strutturalista basandosi su:
- La geometria
- L’organicismo
- La semplificazione
- La riduzione
Non si ispirava più dunque al passato o alla natura, ma si cerca qualcosa di nuovo tramite la razionalizzazione.
La figura di William Morris
Il pensiero opposto rispetto a quello di Cole lo troviamo nella figura di William Morris. Morris appartiene ad una cerchia di intellettuali ed artisti più radicali che si opponevano fortemente al dilagante uso delle macchine, richiamando al Gothic Revival e al Neo medievalismo. L’idea era quella di rivivere l’età medievale perché la riteneva un’epoca carica di valori morali, a differenza dell’epoca dell’industrializzazione che ne era priva.
Morris e altri personaggi della sua cerchia crearono il laboratorio creativo Morris, Marshall, Faulkner & Co con l’intento di creare arte per il popolo con tecniche artigianali, ma come sappiamo produrre artigianalmente rispetto a servirsi delle macchine, implica un costo di produzione maggiore, quindi i prodotti del laboratorio di Morris rimasero comunque costosi e accessibili ad una elite di persone. Quando il laboratorio si scioglie, Morris promuove la formazione delle Art Workers Guils, ovvero le gilde degli artisti. Già il termine ‘gilda’ dice molto, le gilde erano corporazioni tipicamente medievali. Queste gilde promosse da Morris realizzavano oggetti con tecniche ormai quasi fuoriuso.
Dal 1888 iniziò ad esporre con il collettivo sotto il nome di Art and Crafts (Arti e mestieri). Art & Craft divenne uno stile, un movimento antiindustriale che proponeva una riforma delle arti applicate, rifacendosi alla dottrina di Ruskin della teoria Joy in labour, secondo la quale la bellezza dell’arte medievale corrisponde al piacere che l’artigiano prova nel realizzare un prodotto interamente, passo dopo passo, e per realizzare ogni volta qualcosa di unico. Questa gioia nel lavoro era per Morris l’unica garanzia del prodotto di qualità.
L’esperienza Art & Craft fu di fondamentale importanza per la base del design moderno, perché per quanto fosse contraria alla meccanizzazione, promuoveva la produzione di oggetti che mostrassero chiaramente il loro scopo e il loro funzionamento.
La componente vendita
La vetrina per dimostrare la grandezza dell’impero britannico fu la Grande Esibizione di Londra del 1851. L’esposizione non fu una novità, infatti faceva seguito ad altre grandi esibizioni (la prima già nel 1798 a Parigi). Ciò che distingueva quella di Londra dalle altre era che, mentre quelle precedenti, avevano caratteri nazionali, essendo Londra aperta per via dei commerci, era internazionale, con espositori da tutto il mondo. Il motivo che spinse Cole a organizzare questa esposizione fu quello di promuovere il più possibile l’integrazione tra l’industria e le arti, e dove esporre se non in un edificio creato grazie alle nuove tecniche? Ecco che nacque il Crystal Palace di Joseph Paxton, primo edificio prefabbricato della storia dell’architettura. Paxton non era architetto, ma un esperto di costruzioni di serre.
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