Appunti di storia del design A.A. 2018/2019
Design inglese
La Gran Bretagna viene considerata la culla, la sede del design. Infatti, si può dire che la tecnologia moderna nacque in Inghilterra, perché è proprio lì che si vedono già delle invenzioni che miglioreranno la produzione, ma che causeranno anche delle ricadute socio-economiche (→ ciò è alla base di un dibattito teorico).
In questo periodo vediamo la nascita della macchina a vapore di Watt, che svincola la forza lavoro dall’essere situata nei pressi di un corso d’acqua. Essa viene applicata in diversi ambiti, tra cui, fondamentale, la tessitura. A questo periodo risale anche il ponte sul fiume Severn (1777), che secondo De Fusco può essere considerato un oggetto di disegno industriale. Esso infatti rispecchia i criteri di massima efficienza, estrema funzionalità, risoluzione di un problema ed estrema economia. Venne realizzato come grande opera ingegneristica e architettonica, ma soprattutto va incontro ad un aspetto economico.
Josiah Wedgwood
Josiah Wedgwood proviene da una famiglia che dal '600 si è dedicata alle ceramiche tipiche inglesi. È la tipica figura di self-made man: popolare, ben inserito nel suo tempo. Si collega ad una sfera alta di intellettuali e artisti, conosce i processi e i metodi di produzione. Tramite la sua amicizia con Watt, riuscì a meccanizzare la produzione delle ceramiche (Wedgwood era stato infatti affetto dal vaiolo, che gli ha causato una menomazione = non poteva usare il tornio).
La sua fu una produzione vasta e varia, di due tipi:
- Ornamentale = Oggetti più decorati per i ricchi (come il servizio per Caterina di Russia) in cui ritroviamo un’imitazione del passato, un desiderio dell’intraprendente industriale di superare le migliori opere prodotte in qualsiasi luogo e a qualsiasi tempo (→ epoca degli scavi). Mette questi modelli sulle ceramiche che fanno parte quotidianamente della vita domestica e dialoga con la storia e con il passato.
- Utilitaristica = Linee di altissima qualità, ma molto più semplici ed economiche. Lui seppe trovare il modo per rendere sempre più adeguata la forma alla funzione, così da rendere i prodotti ceramici quantificandone la produzione, abbassando il prezzo ma migliorandone la qualità (vaso panther).
Wedgwood fece molta ricerca dal punto di vista tecnologico (invenzione del pirometro) ma anche e soprattutto dal punto di vista dei materiali inserisce i basalti e cerca di utilizzare delle terre “diverse”.
Nel 1768 inizia la collaborazione con Thomas Bentley, che porta ad una gestione e divisione del lavoro tipica moderna (= maggiore produttività): Wedgwood si occupa dell’aspetto commerciale e Bentley (mercante di Liverpool) si occupa degli aspetti più progettuali, ma entrambi concordano sul fatto che bisogna offrire un prodotto di qualità diversificandolo. Fecero due importanti innovazioni:
- Catalogo → rappresentazione diversa rispetto a quella tipica dell’età vittoriana.
- Si applicò per migliorare le condizioni di vita degli operai (= interesse sociale) venne influenzato da Dickens ed Hengels.
NB la sua fabbrica è tuttora presente e si rifà alla sua tradizione.
Età vittoriana: 1837-1901
Siamo in un periodo in cui l’Inghilterra si contende con la Francia la supremazia economica e militare. Nel 1837, Vittoria diventa regina. Nei suoi 63 anni di regno si ha un grande sviluppo in diversi ambiti (per es. rete fognaria, metro), tra cui anche le arti, grazie anche al principe consorte Albert (proveniente dal granducato di Sassonia). Vittoria fu una donna di grande moralità, apertura, curiosità.
Siamo in un’epoca di grandi contrasti sociali e culturali; De Fusco parla di involuzione e appiattimento rispetto al momento rivoluzionario che c’era stato con Wedgwood. L’età Vittoriana trova la sua massima rappresentazione nella Great Exhibition del 1851. Ma l’arrivo alla Great Exhibition non è un momento da considerare a sé stante. Dal punto di vista culturale è importante fare riferimento a tutto il fermento che vede due gruppi contrapposti:
- Movimento degli Arts & Crafts (Morris ecc)
- Il gruppo del fischio a vapore (padre intellettuale Cole, ma all’interno troviamo anche Dressere Jones).
Arts and Crafts
Sotto di esso si riuniscono coloro che sono contrari all’utilizzo della macchina, che è vista in modo negativo e amorale. Vedevano nel Medioevo il valore massimo e puntavano alla rivalorizzazione dell’artigianato per far risaltare l’abilità dell’artigiano). William Morris fu il promulgatore dell’Arts & Crafts, viene additato come uno degli esponenti più importanti del New Gothic Revival.
Agli Arts & Crafts guarderanno i produttori di una certa qualità negli anni ’20, come nelle Wiener Werkstaette. Arts & Crafts significa letteralmente arti e mestieri. Si parla di piccoli prodotti, quindi di arte applicata. Nella Red House di Webb, Morris realizza e progetta arredi e carte da parati e viene spesso citato come uno dei fautori del prodotto artigianale (ma lui non è del tutto contrario all’uso della macchina).
Tra i due gruppi c’è un problema di posizioni rispetto alla modernità, ma sono consapevoli dell’esistenza di uno e dell’altro. Da una parte si dice che sia giusto seguire i ritmi imposti dall’era contemporanea, dall’altra l’Arts & Crafts (che dal punto di vista pittorico è vicino al gruppo dei preraffaelliti) seguono ritmi più lenti e più “umani”. Morris fa parte di un movimento intellettuale ma è inserito nel suo tempo: realizza delle esibizioni, ma anche una serie di prodotti della Morris & co. (rappresentati su catalogo).
La sua decorazione non è asciutta, pittografica, in cui il colore scompone le parti. Sarà così impregnante nella struttura immaginaria del cottage da essere sovrana rispetto alle immagini più contemporanee dei prodotti di Dresser. Morris crea ambienti più caldi, in cui l’artigiano ha usato la macchina a suo favore. Così la camera da letto della Red House è ricca di decorazione (in caratteri gotici) e colore: troviamo qui quello che viene percepito come tipicamente inglese.
Ruskin parla di “joy of labour”: nella progettazione è palpabile la cura richiesta dall’artigiano, il lavoro e la fatica che rende impossibile il fatto di avere tale prodotto ad un prezzo accessibile.
Col tempo si nota un’evoluzione nella vena storicistica di Morris che si trova non solo nei suoi numerosi scritti, ma anche nel comportamento dei suoi eredi: tra questi ritroviamo anche Charles Ashbee, che ha quel tipo di produzione che richiede una cura artigianale, un’ultima mano, ma in alcune forme ha un riferimento alla natura e un riferimento alla geometria.
Si vede anche l’inizio di una serie di attenzioni, tra cui la forma del manico che dia un disegno, ma allo stesso tempo una produzione tale che il metallo, col tempo, non si danneggi.
Più vicino all’espressione nordica tedesca dello Jugendstil, è Mackmurdo, ancora tra gli eredi di Morris e che ha un’espressione decorativa attenta alla piccola cura artigianale e che il singolo prodotto sia sempre rigorosamente degno. È difficile pensare nella grande struttura della carta da parati o in un oggetto ligneo l’idea di una realizzazione che abbia presente la geometria. La lettura gotica e storicistica di Morris e degli Arts & Crafts non è una lettura nostalgica del tempo, ma una lettura di riferimento. Piano piano l’oggetto si semplifica e gli elementi decorativi sono sempre più legati alla natura.
Il gruppo del fischio a vapore
Contemporaneamente all’Arts & Crafts si sviluppa Il Gruppo Del Fischio A Vapore, un movimento che:
- Non è contro l’utilizzo della macchina.
- Vuole creare degli oggetti più lineari, semplici e facili da utilizzare.
Nasce quindi Il Gruppo del “Fischio a Vapore” (nome dispregiativo) intorno a Christopher Dresser, Owen Jones e Henry Cole. Anche se Cole è il teorico (sposta la School of Design da Somerset House per poi arrivare nella sua sede ultima di South Kensington), Dresser è definibile come il primo industrial designer.
Egli fu uno studioso e insegnante di botanica, teorico e critico delle arti decorative, appassionato al Giappone (fu uno dei principali protagonisti dell’introduzione in Occidente della cultura giapponese) e progettista di singolari capacità innovative e anticipatrici. Dresser nasce a Glasgow nel 1834, a Londra frequenta la Government school of design di Cole (colui che ha fondato il Department of Practical Art), nella quale insegna i principi e la pratica dell’arte ornamentale applicati alle manifatture in metallo. Membro della Royal Society of Arts.
Fonda varie aziende, tra cui una con Arthur Liberty con l’obiettivo di commerciare Art Manifactures (ma il negozio fallisce). L’organizzazione dello studio di Dresser è molto moderna, lontana dall’idea di Morris del laboratorio-officina come centro di una comunità di artisti, architetti e artigiani. Dresser è un progettista complesso, la sua attività si può articolare attorno a 3 temi principali:
- La geometria (e l’amore per le forme pure).
- Il Japanism.
- L’ironia.
Dresser va in Giappone con scopi culturali e torna con un’evoluzione personale: dall’arte giapponese apprende il senso dei materiali (sincerità costruttiva, cura per i dettagli) e ammira quegli aspetti che corrispondono alla sua impostazione concettuale (semplicità, stilizzazione formale, bidimensionalità dei motivi ornamentali, che lui aveva già espedito nel disegnare alcune tavole per Owen Jones: suo insegnante e maestro alla scuola di design, in cui l’uso della natura non è decorativa ma d’indagine).
Secondo lui, lo studio dell’arte giapponese avrebbe potuto giocare un ruolo di depurazione dell’arte inglese, che egli ritiene intrisa di simbolismo allegorico e appesantita da eccessi decorativi e ornamentali. Uno dei loro oggetti iconici è la teiera, che è molto geometrizzata. Dresser crea anche i “Clutha Glass”: invenzione fortemente riferibile al suo amore per il Giappone. Sono oggetti ottenuti con un processo di lavorazione particolare del vetro che consente l’inserzione di colore o piccole pagliuzze e l’alterazione delle forme, così da ottenere delle estrosità (striature che hanno una valenza decorativa) con dei risultati unici ma seriali. Linee semplici e pulite.
Great exhibitions
Le esposizioni erano vetrine del progresso culturale che consentivano di evidenziare ogni nazione come potenza industriale, avevano intenti conoscitivi e propagandistici. In questo ambito furono importanti a Londra Henry Cole e il principe consorte Albert. Egli fu significativo per lo sviluppo dell’industrial design: era infatti utile essere protetti dalla casa regnante per ottenere un’approvazione generale (re + popolo). Il principe Albert sostenne le esposizioni perché era fervente di portare sviluppo e innovazione in Inghilterra: considerava inaccettabile spostare le merci coi vecchi sistemi (da qui nacque il suo amore per le locomotive) né dagli altri regnanti che non erano interessati alla causa. Lui invece lo era perché la monarchia inglese è sempre stata presente nella vita dei sudditi e perché voleva diminuire l’ignoranza.
Le esposizioni prima avevano un carattere nazionale:
- Stimolavano l’emulazione fra imprenditori.
- Favorivano i commerci e scambi.
Le esposizioni erano il risultato della concezione liberale dell’economia, ora l’illuminismo permea tutti gli strati sociali. Le prime esposizioni erano delle raccolte di prodotti e delle fiere campionarie di design, nelle quali veniva messo in mostra il livello di sviluppo della tecnica di allora. Le successive esposizioni furono a intervalli irregolari e dal ‘900 Parigi divenne la loro sede. Altre importanti furono quella del 1873 a Vienna e del 1876 a Philadelphia. Nelle esposizioni veniva evidenziato il cattivo gusto degli oggetti: alcune delle più grandi realizzazioni dell’Età Moderna venivano accompagnate da oggetti di cattiva realizzazione e gusto estetico discutibile (provocarono un movimento polemico che affrontò la cultura del prodotto e il rapporto tra il prodotto industriale, la società e cultura; queste problematiche sono alla base del moderno disegno industriale). Furono importanti per lo sviluppo del design industriale: gli oggetti erano di cattiva produzione, perché tentavano di riprodurre con le macchine la stessa forma che avevano quelli prodotti artigianalmente.
Esposizione del 1851
Il 1851 è considerata una data spartiacque. Essa si svolse nel Cristal Palace (progettato da Paxton), che venne costruito in pezzi prefabbricati di ghisa, vetro e ferro su base delle serre. Venne utilizzato il vetro per la luce: la produzione delle lampadine era confinata a Francia e Germania (ne avevano il monopolio). Il Cristal Palace venne definito arca di vetro, nella quale viene poi tutto raccolto; viene riconosciuto come prototipo del modo di produzione industriale del XIX secolo. Tutti i componenti del Cristal Palace vennero eseguiti in luoghi diversi e montati sul posto e al suo interno troviamo prodotti delle più svariate fogge. Ma all’interno si trovavano i macchinari (alimentati a vapore), ed è per questo motivo che poi bruciò, venne spostato e ristrutturato e infine bruciò di nuovo ma non venne più ricostruito (in origine era simile alle serre dei Kew Gardens).
Quella del 1851 inaugura la dimensione internazionale delle esposizioni (fino a quel momento nazionale). Visitatori di ogni classe sociale vedono presentata una produzione eclettica. Importante fu il dibattito che le arti applicate nel corso dell’800 divennero protagoniste di un molto ampio: è l’industria che deve cambiare la società o viceversa? La grande varietà di oggetti presenti fa ravvisare ai teorici (come Ruskin, Cole, Morris) come sia necessario valutare un discorso della qualità e rapportarlo alla produzione e alla società, perché su questo concetto del gusto si inizia a valutare il bisogno d’intervenire sui progetti. Le arti applicate erano esposte a tutti gli effetti negativi della produzione industriale: i prodotti industriali erano presentati come la versione meccanica di oggetti artigianali e non come una realtà nuova ed autonoma: inoltre la produzione artigianale veniva percepita come di più alta qualità perché controllata direttamente.
Nel 1851 sono già presenti prodotti provenienti dal Giappone, dalla Cina e dal resto d’Europa: questo perché l’Inghilterra non ha paura della concorrenza ed è uno dei pochi paesi moderni e aperti. Infatti Francia e Germania credevano ancora nel potere militare (→ avevano paura della concorrenza, per questo avevano il monopolio delle lampadine), mentre l’Inghilterra è protesa verso il futuro (Cristal Palace) ma legata alle sue radici (House of Parliament).
Shakers
Gli Shakers sono conosciuti anche come “società unita dei credenti nella 2a apparizione di Cristo”. Con loro si è realizzata una sorta di utopia: cambiare e combinare etica ed estetica, possesso comune dei beni, produzione artigianale e parità dei sessi. Fanno riferimento ad un gruppo ribelle della compagine protestante. In agosto del 1774 i primi Shakers, guidati da Mother Anne Lee e 8 proseliti, lasciarono l’Inghilterra per sfuggire alle persecuzioni della chiesa anglicana, andarono poi nella Francia liberale, ma vennero cacciati insieme agli ugonotti. Si rifugiano infine in America (nello Stato di New York).
Vengono definiti Shaking Quakkers perché ballavano scuotendo e agitando mani e piedi per scacciare i mali e lo si diventava per conversione. La loro fu una produzione innovativa per il suo aspetto di semplicità. Gli Shakers erano promotori di valori e regole che erano fissati nel libro “Millenial Laws”, scritto nel ‘800, in cui, nei capitoli 9 e 10, vengono specificate delle regole a proposito della finitura di oggetti e edifici. Non è la prima volta che una religione stabilisce come deve essere fatto un oggetto, attraverso la libertà all’interno di alcune regole strutturano degli oggetti che gli consentivano di avere un mercato (era una società autarchica). I loro prodotti erano belli, puliti e avevano creato degli oggetti per pulire meglio. Tutto ciò viene da una forte credenza religiosa: credevano che il diavolo si nascondesse nella polvere.
Agli shakers faranno riferimento tutti i movimenti di purezza e liberazione (WW, scandinavo, ecc). Esiste un’altra comunità (e produzione) che individua delle regole precise sulla gestione anche degli oggetti: quella giudaica (definiscono materiali, forma e talvolta provenienza dell’artefatto). Nell’Esposizione del 1876 a Philadelphia sono presenti anche degli oggetti prodotti dagli Shakers, che per l’occasione registrarono un trademark (prima era una produzione anonima). Lo stile che fondarono, di assoluta pulizia delle linee, sono i principi base dell’ecodesign e fondamento dello stile scandinavo. Si parla di risparmio di materia in mobili che sono abbordabili sia dal punto di vista estetico (non disturba) che economico. Si pongono l’obiettivo di esprimere risoluzione ai problemi in un binomio di etica ed estetica.
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