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Storia contemporanea II – Il Novecento

Libro consigliato

“Storia contemporanea” di G. Gozzini e T. Detti

Dopo la grande guerra

Presidente Wilson e il principio dell’autodeterminazione dei popoli (dal 1918) applicato in maniera asimmetrica e selettiva dovrebbe garantire pace e stabilità tra i popoli. È il diritto dei vincitori di costruirsi uno stato per sé. Questo principio non si applica in ugual misura a tutti i popoli d’Europa.

Sorte dei popoli dopo la guerra

  • Vincitori: Francia, Gran Bretagna, Italia, USA decidono tutto nella Conferenza della Pace. Popoli che hanno vinto e stanno dalla parte dei vincitori: inglesi, francesi, ciechi, polacchi, rumeni, serbi.
  • Vinti: magiari (ungheresi), sloveni, croati.
  • Anfibi: a metà tra vincitori e vinti. Estonia, Lettonia, Lituania con contenzioso con la Polonia (stato vincitore).

- L’Ucraina, stato anfibio, viene sconfitta e non riesce a crearsi uno stato.

- Slovenia e Croazia, all’interno dell’Impero asburgico, maturano un orientamento jugoslavista. Dopo la guerra si trasformano assieme alla Serbia perché:

  • Si rendono conto che se restassero assieme all’Impero asburgico sarebbero tra gli sconfitti.
  • Per quello che contiene il Patto di Londra: l’Istria e la Dalmazia verrebbero annesse all’Italia.

Quindi, alla conferenza della pace, tenutasi a Versailles, decidono di unificarsi alla Serbia per potersi schierare dalla parte dei vincitori, e non dei vinti. Viene creato un unico regno con re il Re di Serbia, questo è uno stato anfibio.

- La Grecia è un altro stato anfibio. Durante la guerra ce n’erano due, quindi oscilla da un campo all’altro. Alla fine, però, si trova dalla parte dei vincitori e viene ultra-premiata.

- L’Italia è uno stato anfibio. Questa è una cosa strana poiché l’Italia ha vinto la guerra e dovrebbe stare dalla parte dei vincitori. Allora perché viene considerato un paese anfibio? Perché le aspettative dell’Italia sono mutate nel corso della guerra, e questo mutamento non trova il favore dei suoi alleati. Questo fa sì che una buona parte dell’opinione pubblica italiana consideri che l’Italia abbia vinto la guerra a metà e venga trattata non come un paese vincitore, bensì come un paese sconfitto. È una percezione diffusa che influisce sia sulla politica estera che sulla politica interna. Quindi l’Italia è un paese anfibio.

- Da un certo punto di vista, è dal 1870 che l’Italia è un paese anfibio nel senso che ha la “testa” in Europa e i “piedi” sulla costa africana: è alto il divario fra le diverse parti del paese, è come se fossero due Italie:

  • La Pianura Padana è un paese europeo che ha relazioni con il centro Europa.
  • Il Sud è al livello dei paesi sottosviluppati.

Quindi l’Italia è un paese strutturalmente anfibio.

Politica estera e obiettivi di guerra dell'Italia

Dal punto di vista della politica estera ha tentato di fare il “grande salto” della logica di potenza. Obiettivo di guerra dell’Italia è ottenere la parificazione, cioè essere uguale ad un’altra delle potenze europee. Fino a quel momento l’Italia era ultima, con la parificazione vuole diventare uguale all’Austria-Ungheria, alla Francia e alla Gran Bretagna. L’Austria non era disponibile a concedere la parità all’Italia: non vuole che sia al suo stesso livello, quindi, rimanendo all’interno della Triplice Alleanza, l’Italia non può avere la parificazione. Invece, per quanto riguarda le altre potenze europee (Francia e Gran Bretagna), l’Italia ritiene di poter avere la parificazione.

Invece cosa succede? L’Austria-Ungheria scompare e questo cambia le carte: la scomparsa contemporanea dell’Austria-Ungheria, dell’Impero Ottomano, dell’Impero Zarista e dell’Impero germanico, apre un vuoto di potere. Mentre prima (nel 1914) il centro Europa era presidiato da grandi stati, nel momento in cui questi grandi stati non ci sono più, c’è un “buco” in termini di potenza: questo perché ci sono tanti piccoli staterelli, alcuni dei quali in grave difficoltà (Ungheria, Polonia). Quindi non c’è una massa di potenza, c’è un vuoto che attira le logiche di potenza degli altri. È un buco enorme che copre tutta l’Europa centrale-orientale.

Nel momento in cui si apre questa “voragine”, l’Italia non può fare niente (non ha né capacità, né risorse), non è in grado di colmarla. Dentro la voragine arriva chi ha più potenza: lo può fare la Francia, che ha molte più risorse dell’Italia.

Nel Mediterraneo orientale si è aperta un’altra voragine: l’Impero Ottomano non c’è più. Chi colmerà questa voragine? Ancora una volta i patti fatti prima della guerra non funzionano perché ci sono dei fatti nuovi.

Patti dell'anteguerra: nel 1917, a guerra in corso, le potenze dell’Intesa raggiungono un accordo: piano di spartizione dell’Impero ottomano. Tutti sono d’accordo che l’Impero Ottomano deve scomparire. Questa è una grande novità, perché fino a quel momento la Gran Bretagna è stata la protettrice dell’Impero Ottomano in funzione antirussa, ma ormai ha deciso che la Russia non è più un pericolo e si può venire incontro al desiderio fondamentale della politica russa: grande spinta russa verso i mari caldi, quindi non l’India ma il Mediterraneo, in particolare gli stretti (Costantinopoli, Bosforo e Dardanelli).

Questo viene accettato: piano di spartizione l’Impero scomparirà e verrà spartito in zone di influenza:

  • Ai russi: gli stretti e la zona sub-caucasica.
  • Agli inglesi: grande zona di influenza.
  • Ai francesi: fino a Mosul (petrolio).
  • Agli italiani: riconosciuta una zona di influenza nella costa meridionale.

Problemi nella spartizione e la situazione di Costantinopoli

Problema: la Russia non c’è più e l’Impero Ottomano collassa, quindi bisogna ristrutturare questi piani. Cosa si fa di Costantinopoli se i russi non ci sono più? Costantinopoli è un grosso problema perché è dimenticata dai greci; è uno dei simboli dell’oppressione ottomana in Europa; è il punto di riferimento della religione ortodossa; contemporaneamente è diventata una grande città islamica: punto di riferimento per tutti i Musulmani del mondo. Quindi è una situazione delicata: chi se la tiene? L’ipotesi è quella di darla agli americani (perché sono fuori dalle vicende europee e non danno fastidio a nessuno). Gli americani non c’entrano niente, ma sono d’accordo e se la prendono. Questo sarebbe un affronto per i musulmani e di questo gli inglesi ne sono preoccupati: perché in India ed Egitto (colonie inglesi) ci sono milioni di musulmani. Gli inglesi preferiscono soluzioni meno traumatiche: quindi darla agli USA.

Contemporaneamente, che si fa degli italiani? L’Italia formalmente non ha niente in mano. Nel 1915 l’Italia era “appetibile”, nel 1918 no: non è più una risorsa, bensì un problema (non è più un attore da premiare, ma un concorrente da contenere). Questo rovesciamento non entra completamente in rottura con il Patto di Londra, patto che garantiva la sicurezza, la quale viene tutelata, ma la volontà di espansione no e questo apre una crisi: perché nel corso della guerra le aspettative dell’opinione pubblica italiana sono cambiate.

Tutte le opinioni pubbliche nel corso della guerra hanno avuto un processo di radicalizzazione (estremismo): hanno aspettative superiori rispetto all’inizio della guerra. Ci si aspettava una guerra breve, che in realtà è durata 5 anni e richiesto grandi sforzi. Niente può compensare questo, per questo non si arriva ad una pace di compromesso. Tutte le aspettative sono cresciute – processo di radicalizzazione che coinvolge tutte le opinioni pubbliche, anche italiane.

1919: Conferenza della pace e crisi

1919 Conferenza della pace (Versailles): l’Italia è più debole rispetto a prima. Questo porta ad una crisi. Gli assetti definiti dalla conferenza della pace sono tali che pongono le basi per la Seconda Guerra Mondiale. Questo perché alcuni popoli vengono puniti da questo sistema; il principio, che viene applicato in territori misti, provoca immediatamente dei conflitti.

Epoca d’oro del para-militarismo (1918-1923): la violenza che si è esercitata nei fronti di guerra non cessa, diventa violenza politica. L’Impero ottomano cerca di costruire uno stato non più su base religiosa, ma su base nazionale: l’Impero dei turchi in Anatolia. Questo stato riesce ad affermarsi: perché non ci sono i russi, la parte mesopotamica sparisce. La costa anatolica vede una forte presenza greca. I greci occupano Smirne, cercano poi di entrare nell’entroterra: guerra tra Grecia e Turchia. Tutta la popolazione greca della costa è costretta a fuggire (1923). Questo si conclude con il Trattato di Losanna: mette pace tra Grecia e Turchia. Questo avviene con uno scambio forzato di popolazioni: spostare le popolazioni che stanno nella parte sbagliata (i turchi che sono in Grecia vanno in Turchia e viceversa). Modello di Losanna: basta territori misti. Questo modello non viene visto bene in Occidente, in realtà 25 anni dopo viene utilizzato anche in Europa.

Altri fenomeni di instabilità

  • Crescita delle aspettative: i vincitori non vogliono pagare i conti della guerra. Tutte le potenze vincitrici sono debitrici degli USA, chi pagherà? La Germania, che ha voluto la guerra. Sono tutti concordi su questo. La Germania non ha però le risorse, il debito distrugge l’economia tedesca. Può l’economia europea ripartire senza l’economia tedesca? No, rimarrebbe in fase di stagnazione: senza la Germania l’Europa non funziona, non ci sarebbe sviluppo in Europa.

Chi pagherà nel secondo dopoguerra? Gli USA pagheranno tutto. Conseguenza: la Germania avvierà la sua ricostruzione e si avranno 30 anni di crescita ininterrotta. Nel primo dopoguerra questo non avviene, prevale la volontà di farla pagare alla Germania: risultato crisi economica che provoca un’iperinflazione (caduta del valore della moneta: i Marchi non valgono più niente). L’economia è paralizzata e le altre economie europee non sono in grado di riprendersi. Quindi, ancora una volta la conclusione della guerra non porta stabilità, bensì un’ondata di instabilità.

Il progetto di Wilson, quello fondato sull’autodeterminazione dei popoli, aveva un corollario: è possibile mantenere la pace perché viene costituito un potere sovranazionale: la Società delle Nazioni gestisce e media i conflitti. Rimangono fuori gli USA, perché non accolgono questa proposta. Lasciando fuori gli USA, la Società delle Nazioni nasce zoppa (gli USA hanno i soldi). Già nel momento in cui si costituisce è fragile, quindi non riuscirà a gestire i conflitti internazionali.

Quello che esce da Versailles è un ordine zoppicante: queste sono le premesse della Seconda Guerra Mondiale:

  • Società delle Nazioni troppo debole
  • Germania troppo punita
  • Instabilità delle fasce orientali
  • Oppressione delle minoranze
  • Crisi economica

In seguito a questi problemi, a distanza di pochi anni si arriva al secondo urto. Questo è vero a metà, perché nella seconda metà degli anni '20 questa grandissima crisi sembra superata. Con capitali americani, viene finanziata l’industria tedesca, che riparte: piano Daves. Il governo tedesco stringe una serie di accordi in cui si rassegna alla nuova situazione: garantisce i nuovi confini. La situazione si è quindi stabilizzata: c’è una fase di sviluppo economico. Nonostante questo si arriva lo stesso alla Seconda Guerra Mondiale. Grande rottura nel 1929: crisi del ’29. Il nazismo si riprende dopo la crisi del ’29. Con la crisi del ’29 saltano fuori di nuovo tutte le fragilità. C’è un salto tra la crisi del dopoguerra e la crisi del ’29.

L’Italia ha aumentato le sue pretese ma contemporaneamente si è indebolita. Alla conferenza della pace vanta delle pretese superiori al patto. Gli USA non sono vincolati a questo patto, sono associati agli alleati: non hanno firmato. Sono contrari al Patto di Londra perché non garantisce il diritto dell’autodeterminazione dei popoli. Il Patto di Londra prevede dei territori per l’Italia, ma il presidente Wilson non è d’accordo. Il fatto che gli USA non sono favorevoli al patto mette in difficoltà l’Italia. L’Italia chiede una cosa in più, la città di Fiume. Trento e Trieste entrano in Italia, ma manca Fiume, che è italiana. La situazione si blocca, crisi perché la disponibilità degli interlocutori è calata.

La grande guerra e le sue conseguenze

La grande guerra è stata una grande guerra di successione imperiale: incrocio delle due tendenze dell’imperialismo. Potenze rivali: Francia e Germania. L’Inghilterra del dopoguerra non è quella dell’anteguerra. Chi ha il controllo mondiale? Gli USA: hanno una forte posizione economica, ma non vogliono spenderla in politica. Wilson ha capito che senza gli USA le potenze europee non sono in grado di rimanere stabili. Gli USA si ritirano dall’Europa, non hanno ancora una consapevolezza mondiale. Da questa crisi l’Europa esce disastrata: tutta l’economia si è trasformata in produzione bellica. Il dopoguerra dura quasi quanto la guerra: 5 anni di guerra e 5 di dopoguerra. Intorno agli anni '20 c’è la stabilizzazione politica e si pensa che ormai le cose vadano per il verso giusto.

Posizione dell’Italia alla conferenza della pace: un’Italia più debole nei confronti delle altre potenze, ma con aspettative maggiori. Alla Conferenza della pace chiede il Patto di Londra + Fiume. Le potenze rifiutano entrambe le cose, dicendole di rinunciare alla Dalmazia e parte della Venezia-Giulia a vantaggio del nuovo regno dei serbi, croati e sloveni. Quindi, con la Prima Guerra Mondiale l’Italia ottiene: il Trentino Alto-Adige (terre che stanno fino al confine del Brennero: Tirolo meridionale per i tedeschi); a nord e la Venezia-Giulia ad est (territori ad est che stanno tra l’Isonzo e lo spartiacque alpino).

Il Patto di Londra promette: la Venezia-Giulia e una buona parte della Dalmazia. Secondo il presidente Wilson l’Italia deve rinunciare alla Dalmazia e ad una parte della Venezia-Giulia. Su questo il patto si blocca. Sgarbo diplomatico: nel 1919 il presidente Wilson si stufa dell’Italia e dice che non è d’accordo con la delegazione italiana dicendo agli italiani che i loro rappresentanti stanno sbagliando. La delegazione italiana chiede un voto di fiducia in parlamento; una volta abbandonata la conferenza di Parigi, fa una campagna propagandistica in favore delle richieste massime per l’Italia. Nel momento in cui il governo italiano ottiene il massimo consenso, non ha nessuna possibilità di tornare indietro e nessuna delle altre potenze è disponibile a fare ciò.

Vogliono ottenere il massimo perché altrimenti non avrebbero vinto: si diffonde la convinzione che la vittoria non c’è (D’Annunzio parla di “vittoria mutilata”). L’opinione pubblica sottovaluta il risultato principale della vittoria: ovvero che l’Italia non confina più con l’Austria, che ora non conta più niente. L’Italia ha raggiunto la sicurezza: non ha più una grande potenza che incombe al confine. Dopo 20 anni, l’Italia si ripresenta come potenza revisionista: vuole rivedere gli accordi. La parte più radicale cerca di rimettere in ordine la situazione con un gesto politico clamoroso: impresa di Fiume di Gabriele D’Annunzio.

I cittadini di Fiume cercano “un Garibaldi” per liberare il loro territorio: trovano Peppino Garibaldi, ma si rivolgono ad altri, uno è Gabriele D’Annunzio. Si rivolgono a uomini di spettacolo. Settembre 1919 parte l’impresa Dannunziana: volontari arrivano a Fiume. Questi volontari non sono dei civili, bensì dei militari che si ribellano. Prendono le armi autonomamente e vanno a Fiume. Militari che si ribellano: prima volta nell’esercito italiano.

Questo esercito si ribella e tutti gli altri sono disponibili a ribellarsi, mutazione nel ruolo e nello spirito dei combattenti.

- Combattente: guerriero motivato. I soldati invece obbediscono. Per i combattenti l’obiettivo è la patria, ma se ad un certo punto l’obiettivo si scolla rispetto agli ordini, per il combattente rimane la patria l’obiettivo e quindi non obbedisce più, se non agli ordini che condivide ovvero: non toccare D’Annunzio.

D’Annunzio va a Fiume sia perché chiamato dai fiumani, sia perché si vuole far cadere il governo Nitti: troppo rinunciatario in politica estera. Si vuole che parti una ribellione generale dell’esercito italiano: marcia su Roma per far cadere il governo Nitti e sostituirlo con uno più autoritario. D’Annunzio entra a Fiume, i generali scappano, ma il progetto non decolla, il Re si schiera con Nitti. Quindi i progetti sovversivi si fermano e D’Annunzio rimane a Fiume. In Italia Nitti scioglie le camere.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nichi096 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Pupo Raoul.
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