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Storia contemporanea

Il rapporto tra oblio e memoria

28 settembre 2015

Oblio ha un rapporto economico con la memoria, suddiviso in due categorie:

  • Biologica
  • Culturale

Ha a che fare con le dinamiche con cui le società costruiscono il loro oblio e il loro ricordo. La memoria non risiede nel cervello, ma nei comportamenti sociali. Il primo popolo che costruisce questa cosa sono gli ebrei con la Bibbia; essa è quindi una selezione di ricordi. Tutte le società hanno bisogno di ricordare e lo fanno per sopravvivenza. La differenza tra la storia e la memoria sta nella domanda che mi pongo per risolvere un problema: la qualità della domanda è quella che fa la differenza nella risposta.

L'eruzione del Tambora e le sue conseguenze

L'eruzione del Tambora (1815) ebbe effetti a livello globale: fu così impetuosa che creò una nube di 45 km che andò direttamente nella stratosfera, determinando eventi climatici tali in Europa e nella costa est dell'America che il 1816 fu chiamato "Anno senza estate", insieme al "Minimo di Dalton" determinarono eventi catastrofici.

Anno senza estate significa anno senza raccolto, ovvero fame, con un aumento esponenziale del prezzo di alcuni generi. Questa carestia si prolunga fino al 1817. La prima e ultima carestia dell'Ottocento come non si vedevano dal Cinquecento, emergenza umanitaria su scala universale (morte di più di 40.000 persone per effetto del Tambora), epidemie di tifo e colera. La bicicletta è frutto della crisi del 1816-17: se il cibo manca per gli uomini, manca anche per gli animali, quindi c'è il problema degli spostamenti. Essa fu un aiuto per andare per strada e fu una soluzione tecnologica a questo problema.

Gli acquerelli di Turner del 1816-17 che rappresentavano il tramonto vedono una trasformazione del cielo nei colori dopo l'eruzione del Tambora. Byron, Shelley, la moglie di Shelley e Polidori si trovano in una casa sul lago di Ginevra nel 1816 per godersi l'estate, ma inizia a nevicare. A Byron viene in mente di fare un torneo di scrittura per vedere chi di loro sa scrivere il testo più bizzarro horror: escono così "Frankestein" e "Il Vampiro".

La vicenda del vulcano Tambora non appare su alcun libro né delle medie né del liceo perché questo genere di libri ha l'obiettivo di generare quadri sociali.

La sconfitta di Napoleone e le sue conseguenze

29 settembre 2015

Napoleone fu sconfitto a Lipsia nel 1813, non riuscì a tenere la linea di difesa sul Reno, gli alleati arrivarono fino a Parigi e lo mandarono in esilio sull'isola d'Elba. Lo mandarono qui perché facesse da "sovrano locale" di questa piccola isola.

La fine del maggiorascato (tutte le proprietà al figlio maschio) in modo che la proprietà si allarghi, il divorzio, la scuola normale superiore, la medicina moderna viene trasmessa dalle facoltà: modifiche apportate da Napoleone.

Luigi XIII (fratello di Luigi XVII, al governo dopo la rivoluzione francese) voleva restaurare tutto come prima e trovava il contrasto della maggioranza della popolazione che non voleva tornare indietro. Gli alleati non si rendevano conto che in Francia bolliva una forma di protesta non esplicita che attendeva un catalizzatore che se ne va dall’isola d’Elba nel 1815, sbarca in Francia con 1000 soldati (poteva essere facilmente battuto) ma passando da una città all’altra trova consensi e si uniscono a lui. Napoleone nel giro di pochissimi giorni torna a Parigi, promulga una nuova costituzione e promulga un plebiscito per mettere in vigore questa costituzione. Siccome le altre nazioni non volevano Napoleone come sovrano decidono di giocarsi tutto sul campo militare: i cento giorni napoleonici che culminano in Waterloo.

Napoleone, come tutti i grandi leader della storia, o è bianco o è nero, è divisivo, o lo si ama o lo si odia; c’erano delle satire nei suoi confronti anche quando era all’apice del potere. Come faceva Napoleone a pensare di battersi contro tutti quegli stati uniti in coalizione? La Francia tra il 1750 e il 1850 passa dai 18 milioni di persone ai 36 milioni di persone, aveva un sacco di persone da poter reclutare ed era uno degli stati più popolosi. La scelta di Napoleone è una scelta di tempi, deve trovare il momento in cui si saldano esercito inglese e prussiano: passa il confine in Belgio, prima batte i prussiani e poi si dedica agli inglesi.

Napoleone e Wellington hanno un esercito di 70.000 persone ciascuno: Napoleone prova a prendere delle alture dove sono gli inglesi, ma non facendocela, arrivano i prussiani e viene battuto. Waterloo non è una battaglia interessante perché è piena di errori strategici, non è nemmeno interessante in base agli uomini coinvolti perché Lipsia ha tre volte tanto di uomini coinvolti, ma la cosa interessante è la conseguenza politica: Napoleone non ha più il consenso delle persone che sono a Parigi e decide di abdicare. Waterloo diventa una battaglia periodizzante perché è stata decisiva, egli è sconfitto politicamente definitivamente in Francia, significa che per le generazioni successive quella battaglia diventa un discrimine tra un prima e un dopo.

I quadri non rappresentano ciò che fu davvero la battaglia: il campo di battaglia era un campo di 5 km su cui insistono 150.000 uomini, la distanza tra un fronte e l’altro era circa 1.4 km. La prima cosa che si sente quando ci si avvicina al campo di battaglia è a livello olfattivo, non esistono latrine, i giorni prima aveva piovuto ed erano pieni di fango, avevano fatto marce a piedi di una quarantina di km, avevano uno zaino che pesava tra i 22 e i 28 kg: venivano portati in una condizione estrema per cui si aveva voglia di farla finita subito. Quando sparano migliaia di fucili e cannoni si alza molto fumo e non si vede nulla, quindi ci si muove a caso e non si vede cosa sta succedendo.

I cavalieri non vanno al galoppo perché i cavalli sono lanciati in un terreno molto fangoso in salita, sono appesantiti da tutta la bardatura, quando arrivano al massimo vanno al trotto: normalmente non si buttavano sulle baionette ma passavano di fianco ai quadrati cercando di colpirli di lato con la sciabola per cercare un buco per attaccare dal centro.

Le palle di cannone vanno molto lente, di solito non sono esplosive, il primo lancio tagliava teste poi rimbalzava a terra e ne feriva altri: le palle non fanno il rimbalzo a Waterloo perché il terreno è fangoso: questa abilità dell’artiglieria francese è stata attutita. Le palle di fucile andavano piano, i tessuti non erano sfracellati ma le persone colpite se ne accorgevano solo in un secondo momento. Tutte le persone che venivano colpite agli arti venivano mutilate: i feriti dell’esercito che perde muoiono perché l’esercito vincente raccatta i propri morti, quelli perdenti muoiono per disidratazione e dissanguamento.

Siborne manda in giro lettere perché tutti i superstiti di Waterloo gli mandino descrizioni di quello che è successo, e gli arrivano 700 risposte.

Linea di uccisione: linea immaginaria superata la quale l’individuo non è più in grado di essere difeso dagli spazi di terzi: questa soglia la vivono tutti coloro che sono sulla linea del fuoco, a Waterloo tutti e 70.000 per parte. Via via che la guerra si tecnologizza, la quota di persone che sta sulla linea del fuoco si riduce. Waterloo dura dalle 11 di mattina alle 20: riuscivano a gestire il trauma perché sapevano che era limitato nel tempo.

Napoleone alla fine del 1812 ha costruito un impero più grande di quello di Carlo Magno: tra il 1814-15 l’impero esplode e i poteri che sono in Europa cercano di riprendere potere. Con Alessandro I la Russia tende a spostarsi verso Occidente: logica terriera non economica. Napoleone non è interessato a ciò che succede ai confini europei o al massimo mediterranei (contrario dell’Olanda che commercia con le colonie) non ha una logica globale ma continentale: la logica di Napoleone sta dentro il XVIII secolo.

Giorgio I e Giorgio II non capiscono gli inglesi perché sono tedeschi, Giorgio III invece parla inglese e nel 1788 inizia a dare segni di squilibrio mentale: i primi ministri inglesi iniziano a diventare ministri del potere: gli inglesi arrivano al congresso di Vienna che in teoria sono una monarchia ma in pratica sono un governo acefalo in cui governano i ministri. Alla Gran Bretagna interessa diventare potenti a livello globale non territoriale in Europa, come gli altri sovrani.

Il congresso di Vienna

Il congresso che si apre a Vienna a novembre 1814, viene sospeso durante i 100 giorni napoleonici, ha un prima e un dopo. Il prima è un progetto degli inglesi che vuole creare una quadruplice alleanza e sono: inglesi, prussiani, russi e austriaci e stabilisce che essi devono combattere Napoleone fino alla fine - vogliono portare a potere Luigi XVIII e un equilibrio di potenze: gli inglesi vogliono una pace ventennale sul continente. La lingua diplomatica durante il congresso di Vienna era il francese.

Al congresso di Vienna non c’è il papa e non lo vogliono nemmeno: laicizzazione. Sebbene essi tengano a far discendere il loro potere da Dio, lo esercitano in modo laico.

Le conquiste del Congresso di Vienna:

  • Il congresso di Vienna è un congresso esecutivo, perché i veri accordi li hanno fatti prima (la Russia si porta a casa la Finlandia, l’Inghilterra mira alle colonie), va inserita nel periodo della quadruplice alleanza e della Santa Alleanza (settembre 1815) tra Austria, Russia, Prussia in nome di cattolici, ortodossi e luterani mettendosene in difesa. L’idea che si creino a livello internazionale delle coalizioni che decidono di fare interventi militari in difesa di concetti umanitari e religiosi: gli inglesi non ci stanno perché a loro interessa l’equilibrio delle forze, non entrare all’interno degli stati.
  • Nel congresso di Vienna non vengono rimessi a posto tutti gli antichi sovrani: alcuni vengono sostituiti, altri vengono mandati via (nel Ducato di Parma ci va Maria Luisa d’Austria e vengono mandati via i Farnese): non è un principio di restaurazione ma sono le potenze che si arrogano il diritto di dire cosa è legittimo e cosa no.
  • Si crea un nuovo ordine mondiale per cui ci si riunisce per discutere dei problemi: progetto di governo mondiale che dipende dal consenso dei principali attori politici. Potenze di serie A: le quattro che hanno vinto la Francia.
  • Idea dell’Europa come spazio politico unitario in cui esercitare il proprio potere: a Occidente ci stanno gli stati nazione; nel centro: Italia e Germania sono due nazioni culturali ma non sono ancora diventati degli Stati (lo diventeranno nel corso del 1800); a est abbiamo tre imperi multinazionali, multi religiosi: regno asburgico, Russia, Impero ottomano: questi saranno spazzati via nella prima guerra mondiale. Dal massimo di identità nazionale (ovest) al minimo: a est non è la nazionalità che tiene insieme l’impero ma una monarchia o una carica religiosa.

Situazione europea dopo il congresso di Vienna

30 settembre 2015

  • Monarchia parlamentare: nata fortuitamente perché il re è matto quindi sono riusciti a emanciparsi facilmente dal controllo del re: leader del parlamento sono coloro che decidono del futuro dell’Inghilterra.
  • Francia il re è titolare dell’esecutivo ma è affiancato da una Camera che è titolare del potere legislativo: c’è una carta costituzionale (diritti e doveri messi per iscritto che riguardano il cittadino). Luigi XVIII quando torna vorrebbe tornare sovrano assoluto ma i francesi reduci dalla rivoluzione e dal periodo napoleonico, adottano una carta timidamente liberale in cui c’è il re al capo dell’esecutivo, una Camera a carattere ereditario.
  • Gli altri imperi sono tutte monarchie assolute (Prussia, Austria, Russia, Impero ottomano).

Spaccatura netta tra l’Europa dove esiste la servitù della gleba e dove non esiste: vita in Europa a est e ad ovest per i contadini era diversa. Fino a metà ‘800 in alcune parti di Europa vige la servitù della gleba. I giovani.

La Francia e la crescita demografica

La Francia ha una popolazione molto numerosa: la guerra si può fare se si ha una popolazione adeguata: Francia con una grande crescita demografica: è un paese giovane. Il XIX secolo è un secolo in cui l’Europa ha un peso demografico: al suo interno la Francia ha un bel peso.

Quando i giovani rappresentano non solo una coorte (fascia di anni) ma anche una generazione? La parola generazione identifica un gruppo di fasce di età giovanili (nate all’incirca tra fine settecento e primi dieci anni dell’ottocento) che produce una propria visione del mondo: non tutte le coorti sono generazioni.

La generazione romantica (la prima di cui abbiamo documenti nella storia) rivendica il proprio diritto a definirsi ma anche a vivere una vita che non è quella degli adulti con delle attività, gusti e mode che fa sì che sia il primo caso studiabile di generazione giovanile: tentativo di produrre una politica giovanile: creazione dell’identità giovanile.

  • Quando c’era al potere Robespierre si decide di creare una scuola dei giovani “Ecole de Mars” per farli diventare cittadini modello prendendo ideologie greche, romane (tema dell’amor di patria): vengono selezionati circa 6.000 giovani: quello che interessa è l’interesse della rivoluzione francese ai giovani. Questa è un’operazione fatta dall’alto.
  • Dal 1795 c’è una gioventù che si oppone a quella gioventù giacobina, viene chiamata “Jeunesse dorée”: élite di giovani monarchici che inventano una moda e inizia a identificarsi attraverso la moda e determinati comportamenti: idea che si metta insieme la politica con un costume fisico: essi vengono eliminati dopo un anno e mezzo a causa della “pulizia dei filo monarchici”.
  • Nel 1805 Lord Brummel è uno dei principali costruttori di identità e costume poiché decide di abbandonare completamente le parrucche facendosi pettinare alla romana, vestiti di colori più scuri, calzoni non troppo attillati: questo costume giovanile avrà successo anche nel continente europeo: Lord Brummel non produce idee particolari ma è semplicemente il prototipo del dandy, la provocazione è nel terreno del costume (né politica né sociale).

I giovani sono i principali consumatori di una moda identitaria per essere partecipi al senso di generazione. Durante la Rivoluzione Francese il ruolo dei giovani è un ruolo riconosciuto, fino al 1795 le costituzioni prevedono il diritto di voto per i 21enni e la possibilità di essere eletti a 21 o 25 anni. Nella repubblica del direttorio si può essere eletti dai 40 anni: è come essere eletti da vecchi. Dal 1814 l’età per essere eletti si alza a 40 anni e per eleggere a 30 anni.

  • Nel 1836 Demussè scrive un testo “Confession de un enfant su siecle” in cui spiega perché la sua è una generazione condannata a fare scelte diverse da quelle precedenti: generazione di orfani della gloria poiché il tempo di Napoleone era stato un tempo di gloria per i giovani che andavano a far guerra, questa macchina si ferma e questi giovani vengono portati al rango di infanti perché viene alzato il diritto di voto: i padri hanno lasciato ai successori questo clima pesante della restaurazione; un’altra visione dice che senza dover pagare il fio dell’esperienza napoleonica bisogna conservare la memoria dei padri. Tema della data come spartiacque che visse la stessa generazione a rendersi conto che quella data chiudeva un’epoca e ne apriva un’altra.

Questo fatto si connette a una condizione psicologica che somatizza la situazione politica (vengono definiti pallidi, tristi ...) e si riflette nelle relazioni d’amore che diventano struggenti, paritarie, vivono entrambi i sessi nella relazione un disagio: sono costretti a transitare il loro ardore che metterebbero nel rinnovamento della nazione nell’amore che diventa esplosivo. “La libertà che guida il popolo” (1830) Delacroix – questo quadro è un’icona rivoluzionaria che rimanda a quell’estremismo; tutto il popolo rappresentato sono artigiani giovani, studenti: leggendo i costumi si vede che la rivolta è quella dei giovani e degli artigiani, gli usi dei cappelli rinviano a gruppi sociali (uno di questi è il cappello studentesco che viene messo in testa a un bambino per dire come la giovane Francia prema sulla vecchia Francia).

Giuseppe Mazzini inizia a scrivere per creare un movimento giovanile in Italia (che non riesce a costruire e deve poi portarlo in Europa): due elementi caratterizzanti: scoperta dell’amore e scoperta della libertà. Negli uomini e nelle donne c’è la conquista del sentimento, che è un’emancipazione, così le nazioni scoprono la libertà: emancipazione dei giovani rispetto ai propri padri. La generazione che è nata con il 1800 è quella che dovrà dare il senso al secolo XIX: mettendo insieme forza e libertà si trasforma in una forza politica. Un compito questa generazione ce l’ha: la nazione, mettere insieme gli italiani e non siamo soli ma ci sono i giovani polacchi, svizzeri, slavi ecc... che hanno i nostri stessi problemi. Nel creare una politica romantica viene creata una politica transnazionale: ciò viene attuato in paesi che sono occupati da forze straniere.

Lotta per la trasformazione sociale: diventa il fondamento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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