Estratto del documento

Storia contemporanea

Prof. Guri Schwarz

Bibliografia

L’età contemporanea. Dalle rivoluzioni settecentesche Alberto Mario Banti, Laterza, Bari-Roma, 2009.

L’età contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi, Alberto Mario Banti, Laterza, Bari-Roma, 2009.

Età contemporanea

L’età contemporanea è caratterizzata da un diverso modo di concepire la sovranità popolare e la titolarità del potere. Chi è legittimato ad esercitare il potere e perché? Quale ne è il fondamento? Che tipo di organizzazione sociale ne discende? Si tratta di un’epoca in cui il potere è spesso contestato e che vede il moltiplicarsi di fenomeni rivoluzionari. Il termine “rivoluzione” deriva dal moto dei pianeti e implica un rovesciamento radicale di ruoli e di orizzonti. Le rivoluzioni possono essere agrarie, demografiche, economiche, politiche, tecnologiche ecc., ma sono tutti fenomeni che si influenzano a vicenda.

Un altro tema importante è quello della nazione, la cui idea si afferma nel mondo europeo nel tardo '700 e che verrà esportata nel resto del mondo. Nasce l’idea di Stato, il quale diviene l’unico modo di concepire l’appartenenza ad una comunità; esso è un concetto costruito, non naturale.

Altri temi sono quelli riguardanti i progressi della medicina, il crollo della mortalità infantile, l’urbanizzazione e le nuove modalità di trasporto. Tutto questo progresso è stato esperito in un lasso di tempo molto breve.

La rivoluzione è un’eredità dei “lumi”, ovvero di una visione del mondo illuminista, che pone al centro l’idea della conoscibilità del reale tramite un atto razionale e la possibilità di cogliere le leggi naturali del mondo, oltre a quelle sociali. Dalla riforma protestante in poi, l’Europa era stata costellata dalle guerre di religione, le quali inducono a scollegare il piano della sovranità politica da quello della fede religiosa, che è privata e personale. Il fondamento del potere diventa razionale e utilitaristico se sganciato dal piano religioso, quindi, se esso viola i diritti è legittimo ribellarsi. L’Illuminismo è caratterizzato da: razionalismo, naturalismo e deismo. Esso rinvia ad un dio conoscibile, che governa le leggi naturali, cambiando l’idea del divino. Secondo gli illuministi, il legislatore perfetto era Mosè, perché, per far sì che il popolo segua le sue leggi, c’è bisogno di presentarle come derivate da un dio, così come ha fatto Mosè con le tavole della legge. Essi cercano una verità assoluta per costruire una società a partire da essa, cercano leggi universali e pensano ad un fondamento delle costituzioni nelle leggi naturali, che sono qualcosa di naturale ed evidente.

Rivoluzioni inglesi

Nel 1649, dopo un conflitto col parlamento, Carlo I viene giustiziato e per un decennio, in Inghilterra, non ci sarà un re ma una Repubblica (Commonwealth). Viene messa in discussione la sovranità; Carlo I non era un sovrano assoluto, perciò doveva passare dal parlamento per imporre delle tasse, ma egli prova ad imporsi sciogliendolo e non facendolo riunire. Avviene, così, uno scontro tra due poteri, da cui il re esce sconfitto e denunciato per tradimento, cosa che gli costa la decapitazione. Il parlamento, in questo modo, fa passare l’idea che ci si possa ribellare contro un potere illegittimo e per la prima volta il movente non è religioso.

Nel 1653, Oliver Cromwell installa una dittatura, ma poco dopo la sua morte la monarchia viene restaurata (1660).

Nel 1688 avviene la seconda rivoluzione o “Gloriosa rivoluzione”, chiamata così perché senza spargimento di sangue, durante la quale il parlamento, sentendosi forte del fatto di detenere la sovranità, sostituisce il re Giacomo II con Guglielmo d’Orange. Quest’ultimo, però, deve sottoporsi ad una sorta di contratto, ovvero il “Bill of Rights” (1689), il quale implica un nuovo modo di concepire il potere politico e contiene un elenco dei diritti dei cittadini e di ciò che il re può o non può fare. Il re deve quindi sottoporsi al parlamento.

Il dibattito sul fondamento della sovranità ha origine negli scritti di Thomas Hobbes e John Locke, due filosofi che inaugurano un pensiero contrattualista. Secondo questa linea di pensiero, le istituzioni politiche sono artificiali e quindi, possono essere cambiate; ciò che conta è la sicurezza. Il potere è legittimo in quanto garantisce la sicurezza e la legittimità è data dalla somma delle volontà singole. Il “Bill of Rights” è un atto che proclama i diritti e le libertà dei sudditi e che definisce la successione al trono. Il popolo, rappresentato dal parlamento, dichiara: “La sovranità siamo noi”, il re non è al di sopra delle leggi, quindi è al di sotto del parlamento, non può aggirarlo. Si profila un’idea di diritti individuali e di potere che dipende dal consenso.

Illuminismo

L’illuminismo porta a ripensare i ruoli sociali. Nella sua visione, tramite la ragione possiamo emanciparci. Le componenti fondamentali sono:

  • Universalismo: ci sono verità che rispecchiano le leggi che ordinano l’universo; c’è un principio ordinatore razionale (logico). Tutto ciò è conoscibile tramite la ragione ed è quindi di tutti, universale, trascende le differenze sociali e religiose.
  • Tolleranza religiosa: c’è una verità superiore e altra rispetto a quella delle religioni rivelate.
  • Progresso: capendo sempre di più si migliorerà la propria condizione.
  • Fiducia nello sviluppo scientifico.
  • Cosmopolitismo: soggetti che si sentono “cittadini del mondo” e che partecipano ad un dibattito globale.

La diffusione di queste idee si fa intensa, in particolare quella secondo cui il libero accesso alle informazioni avrebbe migliorato le condizioni sociali e il progresso avrebbe reso migliori. I luoghi e gli strumenti di circolazione delle idee sono:

  • Stampa periodica: i giornali rendono partecipi tutti di eventi che succedono anche a distanza e rendono il mondo più piccolo. Essi diffondono anche giudizi ed interpretazioni delle notizie, creando una comunità che ne discute. Il mondo si allarga, si commenta e si reagisce, poiché la stampa si fruisce anche collettivamente, in pubblico.
  • Caffè: anche qui si leggono e commentano i giornali, si discute e si crea un’opinione pubblica.
  • Salotti: case borghesi o aristocratiche private, dove si discute. Questi commenti danno vita a reazioni che a volte alimentano nuovi articoli, si crea un meccanismo circolare, si risponde come comunità al giornale.
  • Logge massoniche: circoli dove gli uomini sono iniziati tramite un rito in un sistema gerarchico. Sono comunità basate su idee illuministe, con spirito anticlericale, sono anch’essi luoghi di condivisione di idee.

In questo periodo, buona parte del popolo è analfabeta, ma non è così in tutta Europa. Infatti, tra il 1750 e il 1800, nel mondo tedesco i maschi analfabeti sono tra il 5% e il 45%, mentre nelle altre zone sono tra il 55% e il 90%. Iniziano ad esserci molte persone in grado di leggere e di scambiare lettere; per questo le idee circolano senza l’influsso del potere della Chiesa. D’Alembert e Diderot creano l’“Encyclopédie”, formata da più fascicoli, che si potevano ottenere tramite un abbonamento, la quale si prefiggeva di racchiudere ogni sapere.

L’opinione pubblica diventa uno strumento per sfidare l’autorità politica, si costituisce una comunità che si scambia informazioni; in questo modo si viene a conoscenza delle idee che circolano e si può decidere se aderirvi o meno. Proprio questo meccanismo permetterà le rivoluzioni. La sfera dei privati riuniti come pubblico discute dei problemi di pochi; il problema si diffonde poi tramite la stampa e viene così discusso da molti nei salotti e nelle logge, in questo modo torna sulla stampa e va ad influenzare i processi decisionali delle autorità politiche, che sentono la pressione dell’opinione pubblica. Se il problema non si risolve, si rompe l’equilibrio tra autorità e popolo.

Stampa periodica

La stampa conosce uno sviluppo molto rapido, soprattutto nelle colonie americane. Il primo giornale europeo è fondato nel 1660 ed è il “Leipziger Zeitung”. Il giornale arriva tramite il servizio postale, che è uno strumento dell’amministrazione dello stato e gira grazie agli abbonamenti. La libertà di stampa è una questione fondamentale che sorge in tale periodo e che verrà posta come diritto inalienabile. La stampa periodica costituisce un’estensione degli scambi epistolari privati, in quanto si pubblicano le lettere private e nascono così le rubriche. Il giornale diventa un punto di mediazione tra dimensione pubblica e privata.

Il filosofo e sociologo Jurgen Habermas sostiene che la circolazione delle informazioni abbia rotto l’equilibrio su cui si erano rette le monarchie assolute, perché collega il pubblico e il privato, che i sistemi precedenti tendevano a separare. Nasce una nuova concezione della sfera pubblica ed una nuova libertà di parlare e criticare le scelte del sovrano, nonché di intervenire. Nascono, così, le satire, spesso tramite vignette a sfondo pornografico, per irridere e desacralizzare il potere monarchico. La censura non riesce a bloccarne la circolazione, perché esistono delle “isole di libertà” come per esempio la Svizzera; inoltre, dare vita ad una tipografia è più economico rispetto al passato. Anche il privato della monarchia viene messo in piazza in una forma che la umanizza e la rende più vicina, facendole perdere l’aura di sacralità.

Una nuova teoria della sovranità

Cosa giustifica il potere legittimo? A chi appartiene la sovranità politica? Come la si può delegare? Il delegato come la può amministrare?

A queste domande cerca di rispondere il filosofo contrattualista Jean-Jacques Rousseau nei suoi scritti: “Discorso sull’origine della diseguaglianza tra gli uomini” del 1754 e “Il contratto sociale” del 1762. Secondo Rousseau, la diseguaglianza nasce dall’abuso della forza e dall’ingiusta distribuzione della proprietà. L’autorità politica legittima prende forma tramite l’espressione della volontà generale del collettivo. Come sfondo, c’è l’idea illuminista di una legge che governa la società, ovvero di una verità unica da trovare; Rousseau si pone il problema di creare una società giusta. La collettività, naturalmente percepita questa verità, andrà in tale direzione (volontà generale), chi non lo fa è in malafede. La capacità di distinguere il bene dal male è innata nell’uomo, l’uguaglianza dipende dal fatto di essere uomini, non dal livello di cultura; c’è un’idea di emancipazione. Per Rousseau, l’aristocrazia è frutto di abuso, non ha una giustificazione razionale, la sua autorità non vale niente, nasce dall’abuso della forza, quindi le terre vanno redistribuite. Si è nobili per discendenza, ma egli attacca sulla morale sessuale dicendo che gli aristocratici non sanno, in realtà, di chi sono davvero figli e accusando, così, le madri di questi, di libertinaggio. I nobili, quindi, non hanno privilegi e anche fossero figli di nobili, discendono comunque da taglieggiatori.

A fine '700 si impongono due modelli:

  • Modello di Rousseau: radicale, la volontà generale incarna lo spirito della collettività e va verso una verità acquisita tramite la ragione. Ciò implica un monismo ideologico e istituzionale (realizzato nella Rivoluzione francese).
  • Costituzionalismo (modello britannico di Montesquieu nello “Spirito delle leggi”): pluralismo, serve una costituzione con una divisione dei poteri in modo da evitare il dispotismo. Bisogna limitare il potere esecutivo ed istituire un governo delle leggi (realizzato nella Rivoluzione americana).

Le due grandi rivoluzioni americana (1773-89) e francese (1789-99) sono scatenate da problemi comuni, ovvero libertà, sovranità e nazionalismo. Entrambe nascono dal problema della tassazione (fino a che punto il sovrano può pretendere che si paghino le tasse?) e formuleranno dei principi universali e naturali tramite nuovi testi, i quali giustificano le azioni rivoluzionarie cercando di sanare il conflitto e di mettere ordine.

Rivoluzione americana

Alla fine della guerra dei Sette anni, la Gran Bretagna emerge come la più grande potenza mondiale. Si tratta di un impero vasto da dominare e le esigenze dell’amministrazione e dell’esercito, già molto grandi durante la guerra dei Sette anni, sono ulteriormente cresciute visto l’ampliarsi dei possedimenti territoriali. L’idea del re Giorgio III è di affrontare l’aumento delle spese derivato dalle conquiste territoriali nel Nord America con un aumento della pressione fiscale sui contribuenti delle colonie nordamericane, poiché queste devono pagare per i servizi che la corona britannica offre loro. Nell’America del nord ci sono 13 colonie inglesi. Tra il 1764 e il 1765 il governo britannico impone nuove tasse, cosa che il re può fare liberamente, perché le colonie non erano rappresentate in parlamento. La reazione dei coloni americani si esprime nello slogan: “No taxation without representation”, essi si sentono inglesi e vogliono essere trattati alla pari della madrepatria. Già nel 1754, Benjamin Franklin aveva diffuso una vignetta intitolata “Join or die”, con l’intento di creare un’idea di unitarietà, di un unico corpo che deve unirsi e pensarsi come una comunità nazionale separata dall’Inghilterra.

A dar vigore alla fermezza dei coloni concorrono almeno tre componenti della cultura delle società coloniali nordamericane:

  • La tradizione teologica dei gruppi protestanti puritani: tradizione originariamente elaborata dai Padri Pellegrini, cioè dai membri di quelle comunità puritane che sono fuggite dalle repressioni religiose nell’Inghilterra della prima metà del Seicento. È una tradizione che vede l’America come una biblica “terra promessa” donata da Dio ai suoi figli, i quali, per questo, hanno il “sacro” diritto di proteggerla, difendendo al tempo stesso la propria libertà.
  • Questa visione religiosa del destino d’America si fonde con l’elaborazione teorica che viene dall’Inghilterra postrivoluzionaria, secondo cui gli individui godono di diritti naturali che non possono essere ignorati o estirpati dai sovrani.
  • Letteratura politica radicale antimonarchica di ispirazione illuminista, che dall’Europa raggiunge l’America e che trova un’interessata accoglienza tra le élite più colte delle colonie.

I coloni fanno un tentativo di mediazione chiedendo di avere dei rappresentanti in parlamento, ma ciò gli viene negato proprio perché coloni e a ciò rispondono dicendo che se loro non hanno diritto ad essere rappresentati, allora il governo non ha il diritto di imporgli tasse, un organo legislativo come la Camera dei Comuni non può approvare nuove tasse a danno di comunità territoriali alle quali non è stato riconosciuto il diritto di mandarvi rappresentanti che ne possano difendere gli interessi. I contribuenti americani cominciano a protestare attraverso articoli sui giornali, manifestazioni o interventi espliciti nei Parlamenti locali. La protesta si concentra nelle tredici colonie orientali, comprese tra il Massachusetts e la Georgia del sud. A nessun Parlamento locale delle colonie viene riconosciuto un potere legislativo autonomo in materia di tasse; l’imposizione fiscale è un oggetto che si tratta solo nel Parlamento di Londra.

La nuova politica fiscale per le colonie britanniche viene messa in atto con due norme distinte:

  • Reveue Act (1764): volto a limitare il contrabbando messo in atto da gruppi di coloni, che in tal modo violano il monopolio del commercio con le colonie nordamericane, riservato alle compagnie commerciali britanniche.
  • Stamp Act (1765): impone che su ogni documento ufficiale sia posto un bollo, da acquistare in apposite rivendite autorizzate. Il ricavato della vendita dei bolli e dell’aumento delle entrate, che deriva dalla lotta contro l’evasione e il contrabbando, va allo Stato britannico e deve servire a finanziare le truppe distanza nelle colonie e i funzionari statali lì dislocati. Quindi, in realtà le entrate fiscali non devono uscire dal territorio coloniale.

I nordamericani saranno sempre titubanti riguardo l’arrivare ad uno scontro, tentano il compromesso fino alla fine, sia per paura e sia perché si sentono sudditi della corona inglese. Di fronte al malumore delle colonie, nel 1766, il governo di Londra revoca lo Stamp Act, però tiene duro sulla questione della rappresentanza, le colonie non hanno diritto ad una rappresentanza diretta perché per esse deve valere il principio della “rappresentanza virtuale”, che recita: "Come molti sudditi britannici, pur non avendo il diritto di voto, si sentono egualmente rappresentati dai deputati eletti nella Camera dei Comuni, così devono sentirsi rappresentati anche i sudditi delle colonie, anch’essi privi di diritto di voto come molti loro confratelli britannici". I coloni, però, non si lasciano convincere da questo argomento.

Nel 1773 ha luogo il “Boston Tea Party”.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 263
Appunti di storia contemporanea Pag. 1 Appunti di storia contemporanea Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 263.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di storia contemporanea Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 263.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di storia contemporanea Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 263.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di storia contemporanea Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 263.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di storia contemporanea Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 263.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di storia contemporanea Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 263.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di storia contemporanea Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 263.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di storia contemporanea Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 263.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di storia contemporanea Pag. 41
1 su 263
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Camilla.S. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Schwarz Guri.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community