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La stagione dei musei

Il museo nel dopoguerra diventa una peculiarità italiana, che afferma grandi maestri come Albini. Il museo è italiano, una tipologia architettonica tutta italiana. La stagione dei musei è una stagione che dura ancora nonostante sia cambiato nel corso degli anni. In particolare da qui c'è l'idea secondo cui i manufatti architettonici antichi diventano altri manufatti architettonici, i musei per l'appunto che vengono ospitati in architetture antiche.

La perdita del centro scritta da Seddle Mayer racconta che la civiltà costruiva templi, cattedrali e centri di culto come dimostrazione dell'architettura, dunque quella è il centro di tutto, è la stagione delle cattedrali e dei centri di culto. Dal 1750 in poi questo centro si perde. Tanti altri sono i centri architettonici, le industrie, i monumenti ecc. Da qui ci sono diverse tipologie, tra queste il museo che diventerà nel corso del tempo la tipologia più importante, diventando il tempio, nella concezione passata di tempio.

Adesso tutte le culture e le comunità chiamano i grandi architetti per fare i musei che ne rappresentano le diverse culture e tradizioni: a partire dalla piramide del Louvre, contrasto di antico e nuovo per quanto riguarda l'architettura e la cultura architettonica dell'Europa.

Intelligenti baracche

Cit Giuseppe Pagano 1943 quando dirige Casabella: esse sono architetture per l'esposizione che tra gli anni '30 e '40 han fatto esercitare i giovani architetti dove potevano sperimentare nuovi materiali, una palestra dove poter provare i loro muscoli architettonici. Pagano dice che nella Triennale di Milano gli architetti possono sperimentare.

Giovanni Muzio, Palazzo dell'Arte, Milano 1932-33, edificio schizofrenico, con parte alta quasi industriale che ricorda la Germania anni '30, il materiale è il clinter, e poi sotto un portico arcuato monumentale che abbraccia le feste all'aperto e quindi le esposizioni e che dà un senso di classicità al tutto. Il secondo piano è sala da ballo, dove i nazisti quando lo occuparono organizzavano le feste e i balli. Nel 1933 all'inaugurazione della V Triennale, ben 600.000 visitatori occupano tutto il Parco Sempione dove si trovano dei padiglioncini realizzati dagli architetti, che raccontavano modelli di abitazione ideali.

  • Luigi Figini, Gino Pollini, Villa-Studio per un artista, 1933, un duo straordinario per l'architettura italiana che redigono la villa studio per un artista: villa di straordinaria modernità con la parete di mattoni dietro la quale ci sta l'atelier dell'artista. Un modo nuovo di abitare, all'interno del verde. Questi architetti partono con un'idea nuova con accenni a LC ma con interpretazione diversa.
  • Luciano Baldessari, Padiglione della stampa, V Triennale di Milano, 1933, grande vetrata in cui si fanno vedere i giornali, il corpo all'indietro e cinque ciminiere a indicare la produttività, padiglione che associa l'architettura alla produttività.
  • Enrico A. Griffini, Piero Bottoni, gruppo di elementi architettonici 1933.
  • BBPR, P. Portaluppi, Casa del sabato per gli sposi, V Triennale di Milano, 1933, neolaureati nel 1932 con lo stesso progetto, e il giorno dopo aprono lo studio. Progetto di ironia e delicatezza incredibile, con soggiorno vetrato aperto, una scala che omaggia Leonardo con l'idea di elicottero.
  • Erberto Carboni, ingresso della Mostra dell'Aeronautica, Palazzo dell'Arte, Milano, 1934 è una mostra, nella foto allestimento dell'ingresso.
  • Giuseppe Pagano, sala d'Icaro 1934.
  • E. Persico (non architetto), M. Nizzoli, Sala delle Medaglie d'oro, Palazzo dell'arte di Milano, 1934: ci sono delle cose difficili da allestire. Si inventano una gabbia tipografica tradotta in 3D con materiali: il legno, travi metalliche dove posizionare le foto dell'aeronautica italiana. Franco Albini, al piano sopra realizza l'Allestimento della Mostra italiana dell'aeronautica, Sala dell'aerodinamica, Palazzo dell'arte di Milano 1934. Questi sono i due allestimenti inaugurali di queste intelligenti baracche.
  • Edoardo Persico, Struttura per il plebiscito, Galleria Vittorio Emanuele, Milano, 1934 allestimento per il plebiscito, in tubi di ferro che redigono una gabbia tipografica in cui appoggia alcune esposizioni: siamo in un edificio storico all'interno del quale lui porta la sua scultura leggera.
  • Edoardo Persico, Negozio Parker, Milano 1934 capolavoro, allestimento di un negozio ad altezze diverse sostenuto il tutto da telai. Egli diventa esempio di allestitore.
  • Nizzoli, G. Palanti, E. Persico, L. Fontana, "Salone della Vittoria", VI Triennale di Milano, 1936. Persico muore nel 1936 nel suo appartamento. Il progetto è una cella classica fatta con materiali da baracca: lastre alte di legno, la statua della vittoria scolpita da Fontana, le effigi degli imperatori romani, ambiguità perché sta celebrando il fascismo ma con quell'aura particolare. La vittoria che celebra è quella del rinascimento europeo.
  • Albini verrà lanciato da Persico e diventerà come quest'ultimo uno dei grandi maestri. Per Persico l'architetto è colui che disegna bene il progetto e lo realizza. Il progetto deve essere razionale, efficiente e funzionale ma messo insieme a elementi di creatività artistica.

Confronto tra Albini e Scarpa

Franco Albini prende l'incarico da una piccola committenza dalla ditta Dassi e fa questa architettura in omaggio all'amico scomparso (l'uomo, Persico). Il letto alto due metri, l'irraggiungibile letto. Il letto in alto espone il ritrovato della tecnica il materasso in gommapiuma Pirelli, esposto secondo una tecnica pubblicitaria. Franco Albini, Giovanni Romano, Sala dell'oreficeria antica, VI Triennale di Milano, 1936 grande esposizione fatto di telai che sorreggono delle teche di cristallo per esporre diamanti e topazi. Spazio illuminato attraverso cromatismi variegati.

Alla VII Triennale di Milano Albini realizza la Stanza di soggiorno in una villa, 1940 in cui propone il suo razionalismo artistico, geometria rispettata in ogni sua parte. Oggetti che vengono esposti in uno spazio quasi surreale.

Allestimento della Mostra di Scipione e dei disegni contemporanei, Pinacoteca di Brera, Milano, 1941 qui realizza una scatola che sta all'interno di uno spazio storico ma che non lo tocca. La parete orizzontale alta è fatta di foglio fabriano bianco che segue tutta l'esposizione.

Franco Albini e Carlo Scarpa confronto: non ha lo stesso appeal di Albini, nonostante realizzi degli arredamenti. Sono legati da amicizia sincera. 1948 Albini è immagine della ricostruzione italiana con una squadra a T, lo studio silenzioso. L'altra foto di Scarpa, faccia scavata, sigaretta in mano, barba incolta, quasi un artigiano.

Lo spazio espositivo

F. Albini, Gallerie comunali di Palazzo Bianco, Genova, 1949-51 viene chiamato da Caterina Marcianao per realizzare un museo all'interno di questo palazzo barocco. Si rifà il tessuto culturale ricucendo le distruzioni della guerra. Genova rinasce grazie ai musei di collezioni comunali. Il museo è cosa viva, gli elementi spaziali tridimensionali servono a rendere il museo vivo. Trama invisibile leggere per reggere i quadri.

F. Albini, Franca Helg, Palazzo Rosso, Genova, 1952-62 logge chiuse da elementi vetrati che sono vere e proprie pareti, puntoni sorretti da reticoli sospesi in aria, attaccati alle pareti con dei ganci. Museo del tesoro di San Lorenzo, Genova, 1952-56, Albini sempre con la Helg, progettano in uno spazio ipogeo.

Aria di Palermo frizzante, Carlo Scarpa realizza il Palazzo Abatellis, 1953-54 capolavoro perché attualizza un palazzo storico poggiando sulla materia slabbrata una patina dalla quale emerge un pezzo di storia. Carlo Scarpa dalla matita grassa schizza sempre (foto di schizzi). Ogni museo ha un inizio e una fine e qui lui rispetta questa cosa, creando dei percorsi. Nell'esposizione le opere sono appoggiate su piedistalli realizzati in pietra e acciaio evidentissimi.

Carlo Scarpa, Gipsoteca Canoviana, Possagno, Treviso, 1955-57 serviva qui un ampliamento ed egli redige un'appendice di vetro e cemento armato (cosa che Albini non farà mai). Da qui la differenza del trattamento della luce: Carlo Scarpa vuole una drammatica luce di taglio, Albini la vuole a tutto tondo. Museo di Castelvecchio, Verona, 1956-73 realizza qui un percorso sull'acqua, acqua che invita ad entrare in posti dove si percepisce già la geometria scarpiana, una geometria orizzontale in cui si percepisce la differenza di materia tra pietra bianca e acqua. Troveremo qua il tema della cornice. Oppure elemento della storia cioè la parete del castello il cui interno è realizzato con trave in legno e parete vetrata. Palazzo scaligero realizza un sacello con cromatismi vari e ben gestiti con grande precisione espressa però in modo diverso. All'interno il muro nuovo si separa attraverso un vuoto a terra dall'antico, il Cristo incorniciato in una figura che richiama la croce, la luce sempre di taglio.

Albini, gallerie comunali di Palazzo Bianco Genova 1949-51, è un saggio di razionalità, concavi d'acciaio che sorreggono le opere d'arte esposte. Basamenti in pietra ed acciaio, e cavi d'acciaio in alto. A Palazzo Rosso, Genova 1952-62 c'è il gioco cromatico che Albini fa spesso, in quanto mette insieme il legno col velluto rosso. L'incastro qui tende ad essere più grossolano, si può dire meno delicato di quello di Palazzo Bianco.

Museo di Palazzo Rosso, Genova, 2005 restauro. Carlo Scarpa, Palazzo Abatellis, Palermo, 1953-54 egli vuole far interagire il visitatore con le opere. Opere che sono sostenute da grandi basamenti. Gli incastri in legno sono disegnati per essere dei veri e propri meccanismi. I meccanismi di legno o metallo sono fondamentali in Carlo Scarpa. Il gioco degli incastri è importante.

L'arte del porgere

È il modo di fare dell'architettura italiana e degli architetti appena analizzati. Arte del porgere la tradizione: il nuovo non è qualcosa che si costruisce sul nulla, ma deve essere qualcosa da mettere a confronto con qualcosa che è passato.

Albini, Gallerie comunali di Palazzo Bianco Genova 1949-51 e Scarpa, Museo di Castelvecchio Verona 1956-73 entrambi erigono su piedistallo i loro eroi, le sculture, quello di Albini che si può girare; quello di Scarpa è un trampolino in realtà in cemento armato che sta vibrando sotto la scultura. Il modo di porgere l'oggetto dato, quello già dato. I due architetti si citano nelle loro opere, per esempio nel Palazzo Rosso di Albini che richiama Scarpa. Figura di un mezzo busto sopra un piedistallo fermo e su sfondo verde oppure su sfondo blu con una fascia di legno orizzontale che taglia la parete (Carlo Scarpa). La materia in Scarpa è ovunque.

Tecnologia

Museo di Palazzo Rosso, Genova 1952-62 tecnologia nelle scale Arredamento di casa Marcenaro, Palazzo Rosso, Genova, 1954 Carlo Scarpa, Negozio Olivetti, Venezia 1957-58.

Nell'ombra e nella luce

Museo del tesoro di San Lorenzo, in cui è tutto buio e in silenzio. Foto di Marco Introini nel 2005 che trattiene il respiro nello scattare le foto. Scarpa, Gipsoteca Canoviana Possagno Treviso 1955-57 in cui troviamo le tre grazie di Canova che vengono poste davanti ad un'alta vetrata e affiancata da un muro con intagliati dei quadratini di luce che danno una luce particolare alla scultura. "Volevo ritagliare l'azzurro del cielo…" Carlo Scarpa.

Le parole dipinte di Luigi Moretti

Architetto Luigi Walter Moretti (Roma, 22 novembre 1906 – Capraia Isola, 14 luglio 1973) è stato un architetto italiano tra i più importanti del XX secolo. Tema dell'architetto teorico, impegno intellettuale. Monza, la casa abitata 1907-1962, si allestisce uno studio tavolo con sedute antiche, fogli forse di progetti, pieno di opere. Studio che serve per essere colto e non solo rappresentante di un professionista. Opere antiche e moderne.

Via Filippo Corridoni, 22 (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Milano (MI). Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi Edificio costituito da corpi accostati di forma rettangolare, con struttura portante a pilastri in cemento armato su fondazioni a travi rovesce e murature di chiusura e partizione interna in laterizio forato, con copertura piana a terrazza, 1946 - 1951. L'edificio fa parte di un complesso di opere che il Comune di Milano programma al termine della seconda guerra dando il via al piano di ricostruzione della città devastata dai bombardamenti.

La casa albergo di Luigi Moretti si trova in via Corridoni 22, in una zona semi centrale della città appena oltre la cerchia dei navigli, non lontano dal Palazzo di Giustizia. Inserito in un'area quadrangolare, l'edificio ha una pianta ad H costituita da due corpi principali, elevati su sei e quattordici piani, con struttura portante in cemento armato e copertura piana a terrazza. Allineato al bordo stradale è il fabbricato basso, destinato ad ospiti femminili, originariamente per "donne laureate", mentre quello alto, riservato ai maschi, è molto arretrato dal bordo del lotto e preceduto da una sistemazione a giardino con platani. Di collegamento fra i due fabbricati lineari è un corpo basso con l'ingresso principale comune per la ricezione degli ospiti, attraverso il quale sono smistati gli accessi alle due sezioni. Le facciate sono prevalentemente rivestite da tesserine a mosaico bianche, con finitura ad intonaco nelle parti inferiori, e contraddistinte da aperture ripetute in serie, con tagli verticali sulle testate per illuminare i lunghi corridoi. Il fabbricato più alto, dalla cui fronte ad est emergono due volumi in corrispondenza dei collegamenti verticali, è diviso nettamente da una profonda fenditura centrale, con ponticelli al settimo e all'ultimo piano, cui corrisponde un ingresso di servizio.

Lo spazio dei singoli piani è suddiviso con alloggi minimi con camera singola e bagno, con cucina comune, serviti da due blocchi di scale con ascensore. Completano la razionale organizzazione per funzioni alcune attrezzature collettive: bar ristorante, sale di soggiorno e lettura con biblioteca, una palestra al piano seminterrato e un salone per bagni termali e sauna.

Attualmente è occupato dal Daniel's Hotel che ospita prevalentemente studenti che partecipano ai progetti internazionali Erasmus e docenti stranieri. La residenza, gestita direttamente dal Politecnico, attualmente è occupata solo in una parte del corpo più alto, la cosiddetta Torre A. Moretti era molto legato alla casa albergo di via Corridoni, per la quale si compiaceva di un risultato così appagante raggiunto con mezzi limitati. Riconosciuto il valore, l'opera è ufficialmente considerata bene artistico di particolare interesse e dal 1998 sottoposta a tutela da parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.

Notizie storiche

Committente della casa albergo di via Corridoni è il Comune di Milano, per il quale la Cofimprese realizza tra il 1947 e il 1956 un ampio complesso di opere pubbliche comprendente case popolari, case unifamiliari a schiera, case I.N.A., scuole ed asili, opere di fognatura e canalizzazioni. Un progetto preliminare per la costruzione di residenze a favore di persone senza tetto a seguito degli eventi bellici è redatto nel 1946 dal Comune che delibera l'acquisto di gruppi di case albergo o altre costruzioni da edificare su terreno di proprietà pubblica e da destinare in affitto a basso canone a piccoli nuclei familiari, a scapoli e nubili, a impiegati, operai e a studenti. Nei propositi dell'Amministrazione con questo intervento da un lato si contribuirà alla soluzione del problema della disoccupazione, dall'altro si darà un notevole apporto al riassetto della vita civile ed al potenziamento efficace della ripresa economica cittadina. Un mese dopo sono individuate le aree più adatte alla costruzione delle case albergo previste: sei in tutto, fra le quali non compaiono le aree di via Filippo Corridoni e di via Bassini, poi interessate dall'edificazione, ed è già indicata l'area di via Zarotto sulla quale sarà realizzato il secondo lotto. Nel marzo 1947, la Giunta Municipale, presieduta dal Sindaco Greppi, delibera l'approvazione dell'accordo con la Compagnia Finanziaria delle Imprese di Costruzioni (Cofimprese) per la costruzione di tre case albergo. Il contratto è siglato nel mese di giugno.

Il progetto dell'edificio di via Corridoni - come degli altri due complessi - è elaborato dall'architetto Luigi Moretti, con l'ingegnere Giulio Borelli estensore dei disegni delle strutture in cemento armato. La costruzione dei tre gruppi di case, pur regolata da un unico contratto e sottoposta ad un’unica direzione dei lavori, assolta da Enrico Ghiringhelli, tecnico degli uffici comunali, è stata tenuta distinta in tre lotti dal punto di vista contabile: il primo lotto corrispondente al complesso di via Corridoni, il secondo a via Zarotto, il terzo a via Bassini. L'area da edificare è consegnata all'impresa nel luglio 1947; i lavori di costruzione del palazzo sono conclusi tra la fine del 1950, con il corpo su sei piani, e l'inizio del 1951, quando è giunto a completamento l'edificio elevato su quattordici piani.

Casa per abitazioni, uffici, negozi e autorimessa Corso Italia 13-17. Edificio costituito da più corpi edilizi organizzati attorno ad uno spazio aperto centrale, con struttura portante a pilastri in cemento armato su fondazioni a plinto e murature d'ambito e partizione interna in laterizio forato, con copertura piana, 1949 - 1955. Il complesso si attesta al corso Italia, non lontano da piazza Missori, entro l'isolato delimitato dalle vie Rugabella, e Sant'Eufemia. È costituito da cinque edifici, caratterizzati da immagine unitaria ma con nette differenze di altezza, forma ed orientamento, distribuiti attorno ad un fulcro attraverso il quale sono articolati gli spazi interni.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fabi_S di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Bucci Federico.
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