Storia contemporanea: sabatucci e manuale da liceo
Che cos'è la storia contemporanea?
Contraddizione in termini? Passato o contemporaneità, cioè il momento che viviamo, ma a sua volta è divorato dal passato. La storiografia italiana all'avanguardia ha fatto attenzione ai termini della memoria ed i suoi luoghi. Quando inizia la contemporaneità? Quando finisce?
Francis Fukuyama(?) 1989 Quando finisce la storia? Studioso marxista, vede l'URSS cadere, dove i due modelli che si contrappongono e dopo la caduta di uno dei due sembra che prevalga l'altro tanto è vero che tutto sembra essere pervaso da una democrazia occidentale, invece non è andata così.
La contemporaneità parte dalla rivoluzione francese? E se fosse la reazione alla rivoluzione francese a far partire la contemporaneità (restaurazione)? Oppure la rivoluzione industriale che cambia i modelli di vita ed economici i punti di mutamento. Il vero cambiamento arriva con la tecnologia dell'800? Tipo i mezzi di comunicazione? Cambiano radicalmente l'esperienza della vita umana, cambia l'immaginario collettivo e le avanguardie del 1900.
La prima guerra mondiale sconvolge la mentalità dell'umanità intera, si conosce la morte di massa e dopo si assiste allo sviluppo dei totalitarismi, che sono delle novità. Per non parlare della seconda guerra mondiale, del dopoguerra, dello sviluppo culturale e dello sviluppo democratico.
Il punto di partenza è il '900 che ha avuto tantissime denominazioni. L'uomo non impara nulla dalla storia ma la storia dà ragione ai cambiamenti, alle trasformazioni.
La verità storica
Non si può aspirare ad un sapere verificabile anche se si può mirare ad una verità che sarà sempre incompleta. Silvio Lanaro sostiene che la verità storica si declina solo al plurale, ci sono tante verità. Qual è l'utilità della storia nel presente?
Dare consapevolezza delle possibilità aperte al pensiero ed all'azione. Ortega Y Gassez: noi siamo noi e la nostra circostanza, anche se questo non ci assolve senza farci cadere nei “sociologismi” che vedono l'uomo pedina della società, l'uomo fa la storia avvalendosi del proprio libero arbitrio, ognuno di noi ha responsabilità personali di ciò che fa chiamata di responsabilità.
Un tamburo al british museum
Tamburo creduto pellirossa rinvenuto in Virginia esposto al British Museum, che è stato istituito nell'illuminismo europeo, periodo nel quale si cercava di raccogliere ed ordinare tutto il sapere mondiale. Il british comprendeva oggetti, animali e piante di ogni tipo e provenienti da ogni parte del mondo. Nel 1900 un conservatore avanza l'ipotesi che la provenienza del tamburo non è pellirossa ma forse africane e con una serie di analisi scientifiche si scopre che il legno e le corde che lo compongono derivano da piante di una regione africana, probabilmente arrivato con gli schiavi che lavorano nelle piantagioni (periodo che va dal 1600 fino a 1700).
La tratta degli schiavi è condotta dagli stati del nord (che saranno gli antischiavisti) che hanno la flotta e che vendono al sud. La gente che veniva trasportata non poteva portare nulla con sé non la propria musica (di nascosto anche qualche strumento anche se di certo non il tamburo). Il tamburo (che si chiama Akan, dal nome di una tribù) sarà stato trasportato da qualche capo tribù oppure era un dono e poteva far parte di uno strumento di corte (cultura africana privilegia la musica e danza). Spesso venivano usati per costringere gli uomini alla danza degli schiavi, cioè venivano fatti uscire dalla stiva e fatti danzare (per risolvere tutta una serie di conseguenze negative).
Gli schiavisti inizieranno spesso ad allarmarsi su strumenti di questo genere in South Carolina ci sarà una legge che li vieta, perché possono richiamare le persone e diventare mezzo di comunicazione per rivolte.
Il tamburo apre un altro flash, perché la pelle superiore è di cervo, quindi non africana relazione tra i neri e le popolazioni native, ad esempio matrimoni misti, persone di colore che si mischiano alle popolazioni locali, scambi economici ecc.
Le radici del jazz
Il Jazz è una musica ribelle ma le radici risalgono al XVIII, dove gli uomini avevano perso la loro patria e consentiva di tenere i legami con la loro terra, oltre che restituire la libertà. È una musica esuberante, legata alla danza, libera e ribelle. La musica dei paesi d'origine era messa al bando, l'unico oggetto di canto poteva essere la parola di dio, la religione corporeità musicale che diventa un rito sociale, che inneggia alla salvezza, alla terra promessa.
Verrà ripreso dai giovani, anche bianchi, che nel dopoguerra diventano soggetto sociale, viene alleggerito dai messaggi più inquietanti ed assume una connotazione sessuale.
Temi di ricerca
Temi di ricerca: il '68, storia della mafia dal dopoguerra, antimafia, loggia p2, l'assedio di Stalingrado "Al di qua della linea d'ombra" 2 marzo storia e narrazione inizia il 10 novembre
Il 1800
Si succedono tutta una serie di mutamenti:
- Tutti associano l'ottocento al Romanticismo, reazione all'illuminismo ma ha un quadro molto variegato che cambia per le aree geografiche, da una parte ha elementi di rallentamento e tradizionalismo ma anche di avanzamento, recupera dinamiche non controllabili e non razionali, prepara il terreno per le avanguardie novecentesche, è una reazione all'eccesso di razionalità nasce un nuovo modo di intendere la destra, basta pensare al futurismo ed in alcuni punti anche a Hitler, reazione alla rivoluzione francese che aveva il primato (opposizione al modello dominante). La rivoluzione francese è un timore che pervade tutto il 900, la storia si pensa come uno sviluppo lungo e tormentato, si recuperano le origini mitiche (es. folk tedesco, i comuni italiani), filosofi cambiano la filosofia, non è più un progresso ma è fatta da tesi, antitesi e sintesi, il recupero del passato mitico che fonda l'azione politica. Il romanticismo ha un'ambiguità ideologica, è tanto il rifiuto dell'illuminismo ma recupera molto le sue idee, ad esempio l'idea di nazione e l'azione associata alla patria;
- Di colpo idee, notizie e commercio iniziano a circolare molto più velocemente di prima con l'invenzione del treno a vapore, nuove fonti di energia, capacità produttiva, rivoluzione industriali, fa circolare idee e giornali che esplodono (molto di più della rivoluzione francese). Nascono i romanzi, con una trama definita e si diffondono facilmente, escono a puntate sui giornali;
- Movimenti nazionali, gli stati nazionali mettono in discussione l'assetto geopolitico di quel mondo fondato su stati plurinazionali basati sul principio dinastico;
- Sviluppo del capitalismo che ha molto a che fare con il nazionalismo, non sarebbe mai esistito il capitalismo senza un mercato grande e nazionale, il nazionalismo è una risposta all'esigenza economica di un mercato non frammentato, dello sviluppo della circolazione. La rivoluzione industriale non inizia con le industrie ma con l'agricoltura, cioè le terre vengono divise in appezzamenti che si curano individualmente per ricavare rendite, migliorano anche i mezzi di produzione e di conseguenza i tempi, oltre che le quantità prodotte. Finisce l'autarchia. Inizia l'urbanizzazione, enormi masse di disoccupati vanno in città e diventano il bacino di reclutamento delle industrie, fabbriche il proletariato. Questa cosa si sviluppa velocemente in Inghilterra, che ha a disposizione il carbone, il cotone (che viene venduto dagli stati del nord America che hanno sia le piantagioni che le flotte per venderlo) e sviluppa un mercato tutto nuovo, basato sulle leggi di domanda e offerta, che daranno vita ai sistemi di borsa, la comunicazione inizia a schizzare. Nasce il mercato del lavoro, il costo della manodopera, si divide il capitale ed il lavoro, non è più un tutt'uno, nasce la figura dell'imprenditore e dell'impresa figlia di grandi capitali, a cui seguirà lo stato che grazie alle prime banche nazionali accumula capitali che investe nell'illuminazione statale, gas, ferrovizzazione. Migliorano di lì a poco le condizioni di vita, molta più disponibilità di cibo, bassi costi, le scoperte scientifiche si diffondono, migliorano le condizioni igieniche;
- Nuovi tipi di crisi, la sovrapproduzione, eccesso di investimenti, crisi finanziare, speculative;
- Rivoluzione demografica, nascono i primi welfare, la gente inizia a morire di meno.
Il ruolo lavorativo delle donne nell'ottocento
Tema di notevole attualità esempio indagine del 2014 del New York Times sostiene che nel settore di alta tecnologia solo il 5.7% di donne sono impiegate. La donna lavoratrice viene percepita nel corso del XIX come un problema, l'avversione è implicita e casuale e riguarda anche alla rivoluzione industriale è data per certa e pone l'origine del problema della donna lavoratrice con il trasferimento del lavoro dal nucleo domestico alla fabbrica, all'inizio infatti la produzione industriale era casalinga dopodiché si sviluppa.
È possibile la compatibilità tra femminilità (regina della casa) e salario? La donna all'inizio poteva lavorare solo dopo la pubertà e non ancora sposata, una volta moglie e figli diventa vincolata all'ambito domestico e nel momento in cui l'ultimo dei figli esce dalla sfera domestica può tornare a lavorare.
La differenza tra uomo e donna è di genere, e la differenza ha riscadenza sul salario ideologia delle sfere separate, cioè divisione del lavoro. La donna in quanto tale svolge un certo tipo di lavoro, l'uomo idem, la divisione dei ruoli è funzionale. La donna si sposta nella fabbrica quando è il lavoro a farlo, anche se alcune ricerche storiche sostengono che le donne già prima lavoravano fuori dalle case, ad esempio come baglie, servitù (governanti, tate che vivono fuori di casa e non hanno famiglia), donne fuori dalla famiglia e accolte in un'altra, poi ci sono le cuoche, venditrici ambulanti, osterie ecc. alcuni storici sostengono che la rivoluzione industriale complica le cose.
Indagando la condizione di chi lavora a cottimo si scopre che essa era quasi servile con orari serratissimi, la condizione è molto più complessa di quanto si è soliti credere. Quando si pensa all'inserimento delle donne nella mano d'opera tendenzialmente è perché gli imprenditori vogliono ridurre i costi (analisi Marx), le donne sono pagate di meno e vengono scelte per certe mansioni.
Nel corso del XIX secolo con un discorso sociale-politico (idee che si diffondono, dottrine ecc. permea la mentalità di un'epoca) danno per “assodata” la presenza delle donne nel mondo del lavoro e la istituzionalizza, anche alcune scuole di economia politica teorizzano “il Salario di Famiglia”: il maschio deve essere retribuito con un livello di salario superiore a quello che dovrebbe essere perché deve mantenere i membri della famiglia che non percepiscono salario (ad esempio i bambini e moglie che si presuppone non lavorino) Adam Smith sostiene che se non fosse così la “razza” degli operai non potrebbe continuare oltre la prima generazione.
Qualora una donna va a lavorare si crede che esiste una parte di reddito che qualcuno percepisce per il suo mantenimento, il suo salario è integrativo, perché non è considerata soggetto, ma femmina già figlia o moglie di qualcuno che la mantiene. L'uomo produce e riproduce (attività che dà valore alle cose), fa salire il valore dei figli che crescono e vanno a lavorare e guadagnare, mentre la donna fornisce con il parto la materia prima. Il salario di famiglia diventa un obbiettivo per cui combattono anche i sindacati.
Le motivazioni del salario di famiglia riguardano anche la quantità di produzione, le donne vengono pagate di meno perché “producono di meno”, secondo le analisi di economia politica le donne sono “lavoratori imperfetti” quindi è giusto che percepiscono un salario inferiore a quello di sussistenza.
La divisione del lavoro è sessuale, non di mercato, ma gli imprenditori contribuiscono a tale divisione, nel capitalismo 800 si cercano le condizioni per avere più lavoratrici donne, per esempio la sostituzione delle suole inchiodate con quelle cucite in modo da sostituire i lavoratori maschili con quelle femminili.
Alcuni imprenditori non assumono donne perché convinti che certe condizioni di lavoro sono solo maschili e non fronteggiabili da una donna, come se fosse un'opera a fin di bene.
Altri ambiti vengono ritenuti essere naturali per le donne (e bambini), gli uomini iniziano a sviluppare l'idea che tutto ricade su di loro, che non si può mollare il lavoro altrimenti l'intera famiglia muore (esempi in letteratura I Malavoglia), se non lavori non fai altro nella vita.
Anche oggi esiste la segretaria, quando compare la macchina a scrivere si ritiene fin da subito che essa sia destinata alle donne, perché per tutto l'ottocento nell'aristocrazia e borghesia insegnavano alle ragazze a suonare il piano, vista la somiglianza tra le “tastiere” era un lavoro già destinato.
Perché i sindacati non tutelano le donne? Perché le considera concorrenti sleali, il sindacato si fonda su regole CHE VALGONO PER TUTTI NELLO STESSO MODO (Sieyès), le donne hanno regole particolari che sono diverse da quelli degli uomini, tanto è vero che l'ambito operaio porta avanti l'ideale della donna casalinga, il mondo del lavoro è un ambiente promiscuo dove si ricevono attenzione non voluta, chi l'accompagna a casa? I sindacati combattono per la moglie casalinga, è un modello altolocato che cerca di essere emulato anche al basso, e per il salario familiare.
La donna TUTELATA da un maschio (o sposata) diventa la situazione esistenziale delle donne, la legislazione protettiva, i romanzi più lungimiranti, implicano l'idea che le donne ed i minori necessitano di tutela non sono cittadini e non godono di diritti, per ciò devono essere protetti (sembra quasi un approccio bonario). Questa legislazione interviene in alcuni ambiti ma in altri no, ad esempio quelli più bassi (e rilevanti) dove esse veramente lavorano, le donne non hanno valore economico (formalmente). Gli orari di lavoro vengono diversificate per sesso porta all'ulteriore suddivisione sessuale l'esistenza delle leggi premette il suo effetto, le leggi protettive mettono in atto le discriminazioni, perché lo stato definisce come primario il ruolo riproduttivo delle donne e passa in secondo luogo la produzione di reddito.
L'unità d'Italia e la nascita della mafia
La prima guerra d'indipendenza risale al 1859, la seconda nel 60-61 e l'annessione di Roma avviene nel 1870. Il processo di unificazione si avvia nel 1860 e si completa nel 70 a seguito della conquista di Roma con la Breccia di Porta Pia, al quale poi seguiranno insurrezioni, plebisciti per scegliere i Savoia come dinastia regnante ecc.
Il processo attraverso il quale Garibaldi parte alla conquista del Sud dura circa due anni, anche se diverse tesi sostengono che il progetto fosse nelle menti di alcuni già da molto più tempo, ma il fatto che l'annessione territoriale abbia un così breve tempo fa sì che manchi la continuità storica che consente la costruzione di un'identità sociale condivisa. Sostanzialmente manca la continuità storica, il processo è molto veloce e non consente lo sviluppo di un'identità nazionale condivisa nel tempo, così come sono assenti le elaborazioni delle ragioni di questa trasformazioni da punto di vista sociale-politico. Il processo può definirsi centralizzato perché parte e arriva al centro Italia, è un sistema centralizzato con connotazioni autoritarie e militari (sia sul fronte internazionale che interno es. lotta al brigantaggio) infatti i Savoia si imporranno come dinastia guerriera e sarà spunto per lo sviluppo di molti miti Risorgimentali. Ma nelle sedi istituzionali, in primis nel Parlamento c'è una totale assenza del dibattito in merito alla questione e sulle soluzioni da intraprendere. L'aiuto straniero, cioè l'esercito piemontese è fiancheggiato da quello francese (di Napoleone III) ed ha l'appoggio placito dell'Inghilterra (la grande potenza che ha importanti poteri sull'equilibrio internazionale), quindi tra gli elementi caratterizzanti di questo particolare ed importante processo vi è un forte contributo straniero. Si fonda in partenza sull'ambiguità politica di fondo, dove il repubblicano Garibaldi, sposa una campagna guerrigliera a favore della monarchia dei Savoia consegnando il territorio occupato (illudendo il Sud che avevano delle pretese particolari), pur rimanendo repubblicano e placidamente sostenuto e finanziato da Cavour.
Vittorio Emanuele II Re d'Italia, mantenendo quel numero di proposito per ricalcare la linea di continuità con il Piemonte, il nuovo stato italiano doveva modellarsi su quello sabaudo (ed ecco perché il no alla costituente e nuova costituzione o autonomie locali). Il modello piemontese era copiato da quello francese che prevedeva una forte centralizzazione ed alle periferie vennero istituiti i prefetti.
Le radici del fenomeno mafioso
Ci sono diverse motivazioni etimologiche che spiegano le origini di questa parola, generalmente si sostiene che essa arrivi dall'arabo Masfhud (?) indica chi è ai margini, le cave di pietra dove si rifugiavano il fuori leggi.
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