STORIA CONTEMPORANEA
UNITA’ DI ITALIA
Stagione che dura dal ’59 al ’60. È un caso unico al mondo, mai accaduto prima e dopo. Già dai primi anni 60 dell’800
sono venuti storici stranieri per studiare l’unità italiana.
È chiaro a tutti che in quella stagione il risultato è impossibile, la situazione internazionale del tempo impedisce che
nel territorio italiano si possa procedere a qualunque azione contro i reggenti che ci sono, dal papa agli austriaci. Ci si
pensava già perché un Italia era già esistita al tempo degli antichi Romani, ma soprattutto un Italia culturale esisteva ai
tempi di Dante, quindi un’unità culturale esisteva, quindi i letterali avevano compre prospettiva un Italia unita nel
senso culturale.
C’era una fase preliminare in cui si fa capire che non c’è il piacere di quello che c’è, ma non si sa ancora come
sostituirlo.
Alla fine del ’49 comincia la stagione del grande esulato politico. Causata dalle guerre del ’48-’49 e della Repubblica di
Roma, tutte e due fallite. Tutti gli esuli che vanno in Piemonte (altri vanno fuori Italia nell’Europa) appoggeranno l’idea
di Cavour dell’unità d’Italia arricchendola dei problemi che i loro paesi d’origine hanno, e che quindi influenzerà
l’operato di Cavour.
Quindi il risultato del ’61 verrà modellato anche da queste cause che sono accadute sia in Italia che all’estero.
La conseguenza di queste cose è quella di arrivare nel ’58 a fare il primo accordo internazionale con la Francia, accordi
Plombières. La Francia accetta questo accordo con il Piemonte perché: l’Italia pensava lontanamente all’unione e
Napoleone III che ormai consolidato nel suo paese, voleva avviare una politica di potenza, vuol dire avere il controllo
su altri territori, ma non su territori qualsiasi ma, che possano determinare la supremazia del paese a fronte di una
guerra con altri tipi di premonizioni.
[quando le forze in campo sono in equilibrio (se nessuno entrando in una guerra è convinto di vincerla) la guerra non
c’è, nel momento in cui ci sono degli squilibri (se un paese sa che è più forte di altri) allora c’è la guerra].
A quel tempo per evitare la guerra si cercava di stare in equilibrio tra i paesi. [i trattati di pace servono per decidere
come creare un nuovo equilibrio che serva a mantenere la pace]
Gli accordi di Plombières vanno ad incidere sull’equilibrio/squilibrio guerra. Cavour non pretende tutta l’Italia,
vorrebbe annettere la Lombardia e in caso qualcos’altro. Napoleone III dice di aiutarlo, però vorrebbe uno stato
dell’Italia centrale e un altro al sud. Cavour non era contento, ma per la politica dei piccoli passi si accontenta,
Napoleone III fa vedere alla Francia che si imbatte in una guerra per la potenza della Francia, che se riusciva così si
prendeva il controllo del mediterraneo.
A questo non andava bene alla Gran Bretagna che aveva il controllo dei mari, e che non avrebbe mai voluto un Italia
unita, perché essendo una penisola potremmo essere una buona concorrenza nel controllo dei mari.
Quindi la Gran Bretagna preferisce la nascita della unità di Italia che una potenza Francese, ora abbiamo una Francia
che ci aiuta e una Gran Bretagna che ci protegge. Noi abbiamo tutti gli elementi che si costruiscono in un attimo nel
’59. Il meccanismo parte: Cavour è concorde all’accordo, si prende la Lombardia, grazie alla guerra fatta all’Austria
insieme alle truppe francesi. Il 29 aprile 1859 l’Austria manda un ultimatum all’Italia che rifiuta e scatta subito la
guerra. La Francia va ad aiutarla e dopo alcune battaglie vinte Napoleone III concede l’armistizio all’Austria che gli
cede la Lombardia.
Una caratteristica del Risorgimento è che rispetto all’impresa i moti sono relativamente pochi. Un’eccezione
clamorosa è Perugia, nel giugno del ’59 si ribella, sulla base che sarebbero arrivati le truppe Piemontese per la
liberazione anche dell’Umbria, ma questo non accadde, e Perugia rimane ‘’abbandonata’’ dove vengono mandati i
mercenari Svizzeri dal pontefice.
In questa operazione tra il ’59-’60 di prendere l’Italia, rimaneva il problema del Regno delle due Sicilie, sul quale
Napoleone III è irremovibile, mentre la Gran Bretagna capisce e nel ’60 Garibaldi con i suoi mille parte per la conquista
dei due regni con la protezione delle navi Inglesi.
Però Garibaldi facendo questa imprese consegna il Regno del sud a Vittorio Emanuele che arriva per fermarlo perché
Garibaldi voleva arrivare fino a Roma.
Quindi le redini dell’Italia le prende il Re; ma questo non per togliere a Garibaldi, ma per rivendicare il fatto che l’Italia
unita nasce liberale, sotto la bandiera politica monarchica liberale, e Garibaldi incarnava la politica sinistra. In tutti i
paesi la destra combatte contro la sinistra e vince, e che due anime contrapposte si uniscono per avere lo stesso
risultato non era mai successo. Oggi abbiamo l’Italia unita che incarna il modello liberale e il modello di sinistra
contemporaneamente, e fa nascere il problema su chi deva governare il paese. Cavour muore nel ’61.
Per essere democratici nei paesi democratici si fanno i plebisciti: ‘’vuoi tu far parte della monarchia di Vittorio
Emanuele II?’’. Tutti i plebisciti sono quasi tutti un coro di ‘’Si’’ e parto le annessioni. Si vota anche per il primo
Parlamento che si riunisce per la prima volta nel 1 gennaio del ’61.
Il 17 marzo è il giorno in cui il Parlamento vota Vittorio Emanuele II come Re d’Italia, e si prende questa come data per
l’unione d’Italia. 1
Abbiamo delle anomalie, una tra tutte è che Vittorio Emanuele rimane II, e che quindi l’Italia non ha il primo Re.
Uno stato per esistere deve avare il riconoscimento degli altri paesi. Nel giro di poco tempo ci arriva il riconoscimento
della Francia e della Gran Bretagna. Le altre ci riconoscono più avanti e il papa addirittura nel 1921.
Vittorio Emanuele II si firmerà Re per grazia di Dio e per volontà della nazione. Che concilia sia la destra che la sinistra.
Questa ‘’doppia anima’’, ce la portiamo dietro anche oggi.
È chiaro che da una parte si passa dalla stagione della poesia a quella della prosa, per raggiungere l’unità di Italia con
un anno e mezzo ce l’abbiamo fatta, dopodiché bisogna essere in grado di gestire quello che si ha, e diventa un
percorso estremamente complicato.
Che cosa rema contro ad un Italia unita? Lo stato pontificio non ne era contento, vedeva nello stato Italiano l’anima
della sinistra, quindi comincia una campagna contro lo stato Italiano.
Lo scontento più evidente avviene nel Regno delle due Sicilie, dove fin da subito si manifesta anche il fenomeno del
brigantaggio, che porterà nel sud quella che molti definiscono, guerra civile. Qui è l’area dove il fenomeno di
contrapposizione contro lo stato è più evidente. Ma non è che i palermitani fossero contro l’unità di Italia più di altri,
ma in questo caso è molto più eclatante perché si univano dei fattori: il clero come nelle altre zone; i borboni
spodestati vengono accolti a Roma; si apre un contenzioso sul definire su cosa questi borboni potessero prendere dal
regno.
Il problema della leva, la leva Piemontese venne imitata. Quando venne trasferita nel Regno di Italia, per chi non
avesse la leva obbligatoria prima, era un sacrificio; nel regno delle due Sicilie era un problema ed era un elemento di
scontento.
I contadini erano l’80% della popolazione (l’altro 20% era composto da altre professioni e manifatture, l’industria
ancora non c’era), vivevano con i diversi metodi di contratti. La caratteristica che accomunava tutti i contadini era che
erano cattolici e conservatori. Non abbiamo rivoluzionari al tempo dell’unità d’Italia.
Perché i contadini sono così conservatori? A prescindere la tipo di contratto il contadino non prendeva tutto il suo
raccolto, e c’erano molti problemi di povertà tra loro e con alto tasso di morte; sono così conservatori e credono in
Dio perché la loro ‘’sfida’’ è con Dio, ovvero chiede l’assisto di Dio nei suoi raccolti, non si deve mettere contro il
governo e i proprietari; non vuole la guerra perché lui perderebbe comunque, quando ci sono le guerre sono i
contadini che devono rifornire con i loro raccolti i militari.
Altro grande problema era quello dell’amministrazione. Nel momento in cui siamo tutti Italiani, chi regge le
amministrazioni periferiche? Noi ritroviamo nell’amministrazione periferica le amministrazioni precedenti per circa il
50%.
La prima amministrazione centrale del Regno è tutta piemontese. Le ragioni: 1) un’organizzazione
dell’amministrazione centrale non esisteva in nessun paese tranne in Piemonte dove Cavour aveva emanato una legge
sulla pubblica amministrazione 1853, una delle più avanzate che c’erano; 2) la prima capitale del Regno rimane Torino,
e quindi un problema che si pone subito è quello di vedere come andare incontro a esigenze di gente nelle zone
periferiche acquisite, visto che le leggi erano state formulate per la regione Piemonte e basate sulle proprie esigenze.
Si apre un lunghissimo dibattito che tutt’ora c’è, sul decentramento amministrativo. Un’amministrazione decentrata
consente che un gruppo di amministratori si occupi di esigenze di un determinato territorio, stando su quel territorio.
La controparte sta sul fatto che c’era ancora la lotta sul brigantaggio, lo stato si era unito da poco tempo; e quindi il
decentramento sarebbe stata una scelta ‘’suicida’’ e si procede alla scelta del centramento. Legge dell’unificazione
amministrativa, che si compone di una serie di allegati di cui il primo allegato è quello sull’amministrazione comunale
e provinciale, il secondo quello sulla sicurezza pubblica, e il terzo è quello sulla sanità pubblica.
Il 4 aprile del 1965 esce la legge dell’unificazione giuridica del parlamento.
1865 trasferimento della capitale a Firenze.
Questo trasferimento, che rientra nell’amministrazione, non è indolore, ci saranno diverse rivoluzioni e morti per
questo. Il problema di fondo era che Torino viveva della corte e dei ministeri, per cui tutta Torino era impiegata nel
sostenere questa cosa, e ‘’spogliarla’’ di tutto questo Torino muore completamente.
Portare la capitale a Firenze vuol dire portarla al centro dell’Italia e ‘’spiemontizizzare’’ l’amministrazione che si fa
progressivamente più Italia.
Uno dei problemi che ne emerge sono i tempi lunghi della messa in pratica di nuove leggi amministrative; c’erano i
problemi sul decentramento che non erano pochi i sostenitori.
Tutti i comuni dovevano possedere dei regolamenti municipali che riguardavano tutti i campi di occupazione di tutto il
paese. Il processo per un regolamento municipale era molto lungo e poteva durare dai 6-7 anni. Il principio era che il
governo interveniva perché questi regolamenti non violassero le norme superiori, e che ci fossero dei criteri più o
meno uguali per tutti.
Dal 65-67 seconda grande epidemia di colera della storia Italiana, e quindi nei regolamenti municipali si considera
molto questo avvenimento per riuscire a prevenirlo. Si cominciano a porre dei problemi riguardanti l’igiene e
l’incolumità della persona, che prima non erano mai stati presi in considerazione. 2
Un altro problema che emerge dopo l’unità è quello delle strade e della viabilità, perché, nei pressi di confini stranieri,
si tende ad avere poche strane o comunque poca viabilità e con annesse dogane. Nel momento in cui l’Italia è unita, le
dogane non ci sono più, e quindi bisogna collegare i nuovi territori facendo vie e strade da nuovo e ferrovie che prima
non ce ne erano. Questo crea opinioni differenti: chi era favorevole e chi no, e tendevano a distruggerla, e questo
portava a dover mettere militari al controllo della costruzione ferroviaria giorno e notte per evitare danni.
Il tempo era un altro problema che emergeva, il tempo non era uguale da tutti paesi. Noi arriviamo ad accordare tutti
alla fine dell’800 prendendo l’orario Francese. Le monete erano egualmente diversi da paese a paese e che ci vorrà più
o meno un decennio prima di avere moneta unica.
C’era il problema di come si prendeva la cittadinanza italiana e il Re emana il Decreto regio: il cittadino chiede al Re di
diventare cittadino Italiano, se il Re vede che si può fare emana il decreto.
Un altro problema era il debito pubblico, perché incorporando gli altri stati automaticamente prende anche i loro
debiti, e finché non si sistemano un po’ le cose anche riscuotere le tasse non era un lavoro facile. Per esempio di
instaura la tassa sul macinato, che ha creato molto scompiglio.
1861 arrivati all’unità d’Italia, Napoleone III manda le truppe a difendere il Papa nel Lazio, che si insediarono li, e che
quindi assumevano il ruolo di minaccia per l’Italia. Fino a che non prenderemo Roma le truppe Italiane convogliano
continuamento intorno questo confine.
L’Italia era fortemente concentrata su queste problematiche.
Cavour prima di morire elesse in parlamento Roma come capitale, anche se ancora non era paese italiano.
La prima idea per conquistare Roma è quella dell’impresa rivoluzionaria. Nel 62 con Garibaldi, ma Napoleone III non ci
‘’cade’’ e fa ritirare le truppe italiane che dovettero andare a fermare Garibaldi, onde evitare lo scoppio di una guerra
tra truppe Italiane e truppe Francesi.
Nel 64 si arriva ad un accordo, convezione di settembre, dove si stabilisce che l’Italia rinuncia a rientrare a Roma,
purché le truppe francesi nel giro di due anni lascino il territorio laziale, ed è incluso in questo accordo il trasferimento
della capitale a Firenze nel 65.
Il vantaggio che l’Italia ottiene è quella di non avere truppe armate dentro il suo territorio.
Nel ’67, l’Italia non può far niente per conquistare Roma, ma se fosse la stessa Roma a ribellarsi potrebbe cambiare le
cose. Garibaldi tenta di entrare direttamente nello stato del pontificio. Il tutto si fa in due battaglie, la prima dove
Garibaldi vince, e la seconda dove avviene una brutale sconfitta con numerose perdite. E qui l’Italia pensa di
rinunciare a Roma in modo definitivo.
Entrano però in Italia la concezione di spie, doppiogioco ecc. quindi esisteva la diplomazia segreta che lavorava per il
Re, e dall’altra parte c’erano anche intrighi interni per diverse ragioni.
Garibaldi non ha mai avuto grossi problemi a perdere, lui interpreta che a questa impresa si erano uniti anche i
Mazziniani. (Garibaldi e Mazzini erano in un rapporto problematico tra loro).
Ma verrà un’altra strada, estremamente complessa, dove c’entrerà la diplomazia segreta.
L’altro problema, quello di Venezia, lo risolviamo con la guerra del 1866, insieme alla Prussia contro l’Austria.
Il 20 settembre 1870 presa di Roma. Che cosa può essere successo di fronte a una chiusura totale verso Roma?
C’è una azione estremante intensiva della diplomazia segreta.
[lo stato Italiano aveva i suoi servizi e la sua diplomazia segreta. I servizi segreti 1855 (da la Marmora) nascono come
servizi segreti militari e si intitolavano i Servizi Separati perché non rispondono ai normali canali dell’amministrazione
dello Stato, ma riferiscono direttamente al suo vertice di riferimento.]
La diplomazia segreta viene controllata per molto tempo da un Ministero, che però non aveva niente a che fare con il
governo, il Ministro non era approvato dal parlamento ma direttamente dal Re. Ufficialmente si occupava di tutte le
questioni legate al Re compresa la gestione dei suoi beni, ma in realtà si occupava di tutta la politica separata gestiti
direttamente dal Re, a volta in accordo con il capo del governo, ma a volte anche no. Gli scopi: raccogliere
informazione; dare controinformazioni per depistare l’avversario; influire sugli eventi, ovvero far credere delle cose
invece di altri e di fare accordi segreti. Per fare tutto questo ci si serviva: quasi sempre uno degli impiegati
dell’ambasciata era un incaricato della diplomazia segreta, molto spesso l’incaricato militare; dopo c’erano una
categoria di spie, da alto profilo tipo nobili, che si recavano verso le corti europee e quindi c’era questo livello di
nobiltà che girava in questo modo; poi c’erano le cosiddette spie di professione, personaggi ex militari, ex
combattenti, avvocati ecc, ai quali venivano dati incarichi e venivano pagati; le spie occasionali vengono reclutate tra
una vastità di persone di ciascun livello, a cui si poteva dire anche di fare attentati, di minacciare persone ecc.
Ci si pone un problema: posto che queste persone fanno questi lavori che vanno ad incidere su dinamiche
internazionale e che si occupano di tutto, queste diplomazie diventano un potere di un potere, perché le persone che
fanno lavori per la diplomazia segreta possono ribellarsi e ricattare delle cose che hanno fatto e delle cose che sanno.
In alcuni casi, specie quelle occasionali, può avvenire l’uccisione delle persone che fanno la spia occasionale; un’altra
soluzione è far ‘’diventare’’ al pubblico quella persona pazza, e quindi quello che dice non conta più niente. 3
Guerra Francia-Prussia del 1870. La Francia perde la battaglia, Napoleone III viene esportato e fatto morire in
Inghilterra, e il 1-2 settembre del 1870 la Francia diventa Repubblica di Sinistra, e quindi cadono i patti fatti con
Napoleone III e l’Italia nel giro di pochi giorni entra a Roma.
Abbiamo preso Roma, dove entra la fanteria e poi i bersaglieri per Porta Pia. Il Papa ordina la resistenza passiva, dove
decide di no
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