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Psicologia dell'apprendimento e della memoria

Storia studi sulla memoria

I precursori delle teorie sulla memoria

Ebbinghaus (1885): Egli fu uno dei pionieri degli studi sulla memoria. Svolgendo osservazioni sistematiche su se stesso arrivò a definire la curva d'oblio, ovvero una funzione di ciò che viene dimenticato. Nel dettaglio, scoprì che in memoria era presente uno span, esso permette di memorizzare con facilità 7 elementi, più essi aumentavano più aumentavano le ripetizioni necessarie a memorizzare.

Jacobs (1886): Egli con l'intento di fondare una società di psicologia sperimentale, approfondì gli studi svolti da Ebbinghaus. Nel dettaglio egli:

  • Pose un limite alle ricerche di Ebbinghaus: Esso consisteva nel fatto che prendere se stessi come campione rappresentante l'intera popolazione non permette di generalizzare i risultati.
  • Diede importanza alla memoria verbale: Secondo Jacobs, le nostre capacità cognitive dipendevano dalle capacità di memoria verbale, ponendo l'accento sulla ritenzione.

William James (1890): Egli definì 2 tipi di memoria:

  • Primaria (memoria a breve termine): Essa contiene la coscienza, possiede però il limite di potersi soffermare solo su alcuni punti.
  • Secondaria (memoria a lungo termine): Essa è legata a momenti passati ed è di capacità illimitata.

Cattel & Galton (1890): Essi considerarono lo span task come indicativo della capacità di memoria a breve termine e di capacità attentive.

Wundt (1912): Egli nel suo testo classico parla di span riferendosi al limite della nostra focus attentivo.

Miller (1956): Egli ideò il magico numero 7, riferendosi alla capacità mnestica posseduta in media dall'intera popolazione.

Teorie della memoria a breve termine

Sono state proposte diverse teorie che spiegano il ruolo della memoria a breve termine. Alcune di esse si basano su processi dinamici per spiegare il decadimento mnemonico. Ad esempio:

  • Teorie time based: Secondo queste teorie il passare del tempo provoca la perdita delle informazioni della memoria a breve termine.
  • Teorie interference based: Secondo queste teorie le informazioni vengono perse a causa dell'interferenza che può essere di 2 tipi:
    • Interferenza pro-attiva: Le vecchie informazioni presenti in memoria peggiorano il richiamo di nuove informazioni.
    • Interferenza retro-attiva: Le nuove informazioni presenti in memoria peggiorano il richiamo di vecchie informazioni.

Altre teorie definiscono anche la struttura della memoria a breve termine. Ad esempio il modello di Atkinson & Shiffrin. Esso prevede che le informazioni per arrivare alla memoria a lungo termine debbano necessariamente passare dalla memoria a breve termine. Inoltre, le rappresentazioni contenute in memoria a lungo termine vengono utilizzate dalla memoria a breve termine. Tuttavia, questa concezione si è rivelata inesatta, dal momento che in letteratura neuropsicologica vi sono diversi casi di dissociazione per cui i 2 sistemi non lavorano necessariamente in maniera interdipendente.

Uno studio che segna il progresso delle teorie legate alla memoria è quello di Miller, Galanter & Pribram (1960). Esso propone il concetto di memoria di lavoro, definendolo un sistema che lavora con le informazioni durante l'immagazzinamento.

Memoria di lavoro

Negli anni '60/'70 con la nascita del cognitivismo, diversi studi mostrano la complessità del funzionamento cognitivo. Di conseguenza, all'interno di compiti complessi come quelli di ragionamento, problem-solving e comprensione del testo, una concezione passiva di memoria non regge più. In quest'ottica Baddeley & Hitch (1974), propongono uno studio che si basa sulle seguenti ipotesi:

  • Hp0: Se è vero che in un compito di ragionamento la memoria si occupa solo di mantenere passivamente le informazioni, allora se viene occupata la capacità di mantenimento verrà danneggiata anche la prestazione al compito di ragionamento.
  • Hp1: Se la prestazione non viene danneggiata o viene danneggiata in parte allora vi sono delle altre componenti di memoria in gioco nello svolgimento di un compito di ragionamento.

I risultati mostrano che vi sono sistemi di natura diversa che svolgono processi attivi sulle informazioni presenti in memoria. Viene perciò ideato un modello multi-componenziale che svolge operazioni attive sul materiale. Nel dettaglio il modello è composto da 3 sistemi:

  • Loop fonologico: Gestisce e immagazzina le informazioni verbali.
  • Taccuino visuo-spaziale: Gestisce e immagazzina le informazioni visive.
  • Esecutivo centrale: Elabora e integra le informazioni dei 2 sistemi.

Nel modello del 2000 viene aggiunto il buffer episodico il quale funge da ponte di collegamento tra la memoria di lavoro con quella a lungo termine. L'esecutivo centrale è il punto fondamentale di questo modello, in esso è presente la connotazione attiva mancante nei modelli precedenti. Infatti, svolge le funzioni di shifting, inibizione, recupero, monitoraggio e coordinazione del doppio compito.

Misure di memoria a breve termine passiva

Quando si misura una prestazione di un essere umano è sempre presente un margine di errore, di conseguenza è opportuno avvalersi di strumenti standardizzati. La standardizzazione si estende sia alla forma degli item che alla modalità di somministrazione. Nel caso della memoria a breve termine vi sono 2 metodi:

  • Digit span forward: Lo sperimentatore propone una sequenza di cifre, il soggetto dovrà ricordarle nella medesima sequenza.
  • Digit span backward: Lo sperimentatore propone una sequenza di cifre, il soggetto dovrà ricordarle nella sequenza inversa. Questo compito implica una fatica maggiore dal momento che viene richiesta l'inversione dell'ordine delle cifre.

Con l'invecchiamento le capacità di span declinano mentre con lo sviluppo infantile aumentano. Le variabili da tenere in considerazione quando si propongono compiti di span verbale sono:

  • Lunghezza della parola: Il numero delle sillabe di una parola va a caricare le capacità di memoria. Di conseguenza, la memoria verbale è limitata e sequenziale.
  • Effetto somiglianza: La natura fonologica della memoria viene dimostrata nel momento in cui una parola viene presentata e a causa dell'interferenza vengono richiamate parole diverse ma con suono simile.
  • Tempo di produzione della parola: Studi effettuati su bambini inglesi e bambini scozzesi, mostrano che 2 parole possono essere uguali come lunghezza letterale ma se una richiede più tempo di pronuncia risulterà più difficile ricordarla. Infatti, i bambini scozzesi ottenevano punteggi inferiori nei compiti di memoria verbale dal momento che la pronuncia scozzese richiede più tempo.
  • Familiarità: Persone che crescono in un ambiente svantaggiato possono avere basse prestazioni in compiti di memoria verbale. Tuttavia, queste sono più dovute ad una scarsa familiarità con certe parole a causa del contesto povero di stimoli piuttosto che a uno span limitato.

Per quanto riguarda la misura visuo-spaziale viene utilizzato il test di Corsi. Esso prevede la disposizione casuale di cubetti di legno su un piano che hanno dei numeri disegnati nella parte rivolta allo sperimentatore. Il compito del soggetto è indicare la sequenza nell'ordine indicato dallo sperimentatore oppure in maniera inversa. In questa prova risulta più semplice ricordare la sequenza inversa rispetto a quella normale dal momento che richiede una minor elaborazione.

Misure di memoria a breve termine attiva

Il limite di tutte queste prove risiede nel fatto che fanno tutte riferimento ad una concezione passiva di memoria a breve termine legata al semplice mantenimento di informazioni presentate. In risposta a questa problematica, negli anni '80 le autrici Daneman & Carpenter pubblicano un articolo in cui mostrano una correlazione significativa tra abilità di comprensione di un testo e abilità di memoria. Sulla base di questa correlazione viene proposta una prova chiamata reading/listening span test. Reading o listening dipende dalla modalità di presentazione degli item. Il compito del soggetto è doppio ovvero:

  • Comprensione verbale: Rispondere se una frase è Vera o Falsa.
  • Mantenimento in memoria: Ricordare l'ultima parola di ogni frase.

Difficoltà in questi compiti sono indici di intrusioni. Le persone che le commettono non riescono a focalizzare l'attenzione sull'ultima parola della frase a causa dell'interferenza causata dalle altre frasi che prevale sulla capacità di controllo della memoria. Di conseguenza ricorderanno altre parole ma non quelle target.

Per quanto riguarda la misura visuo-spaziale, il soggetto deve osservare una matrice vuota in cui compaiono dei pattern di stimoli visivi. Al termine della presentazione dei diversi pattern viene presentata una matrice bianca e il soggetto deve indicare gli ultimi item di ogni sequenza. La condizione di doppio compito consiste nel definire se gli item sono disposti in linea retta all'interno di ogni pattern.

Memoria breve termine verbale/semantica/visuospaziale

In letteratura vi sono diverse evidenze che portano a separare queste 3 componenti. Infatti vi sono diversi pazienti che a seguito di un danno circoscritto presentano un deficit circoscritto. Ad esempio Randy Martin grazie ai suoi studi ha trovato una dissociazione tra memoria semantica e memoria verbale, infatti aveva pazienti che nonostante comprendessero le caratteristiche fonologiche delle parole non presentavano il vantaggio legato alla familiarità. Questo può essere possibile solo se la memoria a breve termine verbale e quella semantica sono separate.

Approfondimento: Misure di memoria semantica

In letteratura sembra esservi una carenza di prove specifiche che mettano in relazione gli aspetti semantici delle parole con le capacità di memoria di lavoro verbale. Nel modello di Baddeley e Hitch, si fa riferimento al ruolo del Buffer episodico. Un esempio di strumento che indaga questa relazione prevede la presentazione di sequenze di 4 parole, esse possono essere strutturate casualmente, oppure secondo criteri categoriali o associativi. Inoltre all'interno delle sequenze sono presenti dei numeri, che vanno a caratterizzare la situazione di doppio compito:

  • Mantenimento in memoria: Ricordare l'ultima parola di ogni sequenza.
  • Doppio compito: Battere con la mano quando viene presentato un numero.

I risultati hanno dimostrato che gli item ordinati sulla base di un criterio categoriale sono quelli più semplici da ricordare ma anche quelli da introdurre in maniera erronea in caso di decadimento. Di conseguenza, la struttura mentale è organizzata in categorie semantiche le quali influenzano le modalità di memorizzazione.

Approfondimento: Disturbi memoria di lavoro

Disturbi che coinvolgono la memoria di lavoro sfociano in:

  • Difficoltà di lettura.
  • Difficoltà nella risoluzione di problemi.
  • ADHD.

Questi disturbi non vanno a coinvolgere la codifica ed il calcolo dal momento che queste funzioni si apprendono diventando automatiche, coinvolgendo di più la memoria a lungo termine. Si tratta invece di attività complesse come la comprensione di un testo o di un problema, ovvero compiti che richiedono un grado di controllo maggiore e variabile sulle informazioni presenti in memoria.

Correlati neurali memoria

La definizione dei correlati neurali delle diverse funzioni mnemoniche è un compito complesso che in letteratura è da sempre oggetto di discussione. Nella pratica ci si serve di:

  • Studi su pazienti con lesioni.
  • Esami di neuroimmagine.
  • Tecniche di stimolazione.

Da questi studi sono nate diverse teorie, una delle più famose è quella di Brodmann, la quale sulla base della frenologia suddivide il cervello in aree diverse a cui vengono attribuite funzioni diverse. Quelle di memoria sono:

  • Magazzino fonologico: Aree 40 e 39 → Giro sovramarginale e giro angolare.
  • Loop fonologico: Aree 44 e 6 → Area di Broca e corteccia motoria.
  • Taccuino visuo-spaziale: Regioni temporo-parieto-occipitali destre.
  • Esecutivo centrale: Aree frontali, corteccia prefrontale dorso-laterale (area 9) e cervelletto (aspetti motori).

Memoria prospettica

La memoria prospettica permette di ricordare intenzioni che devono essere realizzate nel futuro. Si tratta di una tipologia di memoria complessa e multifattoriale, inoltre può esser suddivisa in 2 sottocomponenti:

  • Componente prospettica: Si interfaccia con le abilità di pianificazione, monitoraggio, attenzione, funzioni esecutive e memoria di lavoro.
  • Componente retrospettiva: Si interfaccia con la memoria a lungo termine (episodica e semantica).

Fasi memoria prospettica

La memoria prospettica si compone di 5 fasi:

  1. Formazione dell'intenzione: In questa fase viene deciso:
    • Cosa fare.
    • Quando farlo (contesto di esecuzione).
    • Meccanismi cognitivi impiegati: Pianificazione, memoria di lavoro, memoria episodica e memoria semantica.
  2. Intervallo di ritenzione: In questa fase viene deciso:
    • La durata: Quanti minuti, ore o giorni.
    • Contenuto: Se... (contenuto non fornito nel testo originale)
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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