Psicologia dell'apprendimento e della memoria
Difficoltà e disturbi dell'apprendimento
Negli ultimi 4/5 anni il tema dei disturbi dell'apprendimento ha attirato l'attenzione della clinica e della ricerca. Inizialmente, essi venivano pensati come delle normali difficoltà scolastiche, oggi invece vengono riconosciuti dagli enti pubblici ai fini della diagnosi (a carico dello psicologo) e della predisposizione di programmi scolastici.
Cesare Cornoldi ha introdotto nel 1970 il tema dei DSA in Italia, già noti in America come learning disabilities. In Italia tuttavia, la legge ha previsto una partizione del potere decisionale in merito alla diagnosi, prevedendo che essa dipenda un'equipe formata da:
- Neuropsichiatra infantile
- Psicologo
- Logopedista
Prolungando i tempi per ottenere una diagnosi. È bene osservare che in alcune regioni, il criterio di diagnosi diventa più flessibile. Ad esempio:
- Liguria: In base al caso si chiede il parere del neuropsichiatra o del logopedista
- Emilia Romagna: Lo psicologo prepara una diagnosi, essa verrà poi valutata da un gruppo di esperti del servizio sanitario, nel caso dia esito positivo la diagnosi sarà confermata.
Definizioni e criteri
I DSA vanno distinti dalle difficoltà scolastiche, infatti con disturbo si fa riferimento ad una patologia mentre la difficoltà rientra sempre in un concetto di normalità. Nel dettaglio con DSA si intende un disordine con delle manifestazioni significative nell'acquisizione e nell'impiego di abilità legate all'apprendimento, tra cui:
- Ascolto
- Espressione verbale
- Lettura
- Scrittura
- Matematica (calcolo)
Essi hanno una base fisiologica, provocando un'alterazione dell'apprendimento già nelle fasi iniziali dello sviluppo, inserendo perciò il DSA tra i disturbi evolutivi. Inoltre, nonostante si presentino in concomitanza ad altri fattori interni o esterni all'individuo, non dipendono da essi. Ad esempio:
- Disturbi sensoriali
- Ritardo mentale
- Autismo
- Svantaggio sociale
- Istruzione insufficiente
L'acronimo DSA, sta per Disturbo Specifico dell'Apprendimento, questo termine è stato coniato alla Consensus Conference del 2007, nella quale i maggiori esperti dell'apprendimento hanno ragionato affinché in Italia si potessero avere delle linee guida che dessero sostegno e validità alle diagnosi. Un altro esempio di linguaggio condiviso relativo ai DSA si trova nel PARCC, un documento contenente raccomandazioni cliniche ed elaborato nel 2011. Da questi documenti emerge che per parlare di DSA devono essere rispettati 2 criteri principali:
- Specificità: Il problema che si andando a verificare deve essere specifico, perciò non deve riguardare tutti gli aspetti del funzionamento cognitivo, deve invece focalizzarsi su alcuni ambiti.
- Discrepanza: Il disturbo dell'apprendimento deve accompagnarsi a funzioni cognitive preservate mentre le abilità specifiche devono essere sotto la norma. I 2 ambiti in cui deve osservarsi la discrepanza sono:
- Intelligenza generale
- Abilità specifiche
Criteri di inclusione
- Abilità specifiche: La Consensus Conference suggerisce di utilizzare un criterio di compromissione significativa operazionalizzato in almeno 2 D.S sotto la media. (Secondo il PARCC è più corretto utilizzare percentili invece di D.S., riferendosi perciò al 5° percentile)
- Livello intellettivo: Deve essere nella norma, operazionalizzato a non meno di 1 D.S. Sotto la media
- Deviazione rispetto al proprio gruppo di riferimento: Viene preso in considerazione anche il gruppo di bambini della propria classe, il quale è stato sottoposto al medesimo metodo educativo
- Ritardo rispetto alla propria fascia scolastica: Non viene presa in considerazione l'età anagrafica ma l'età scolastica.
- Carattere evolutivo: Deve presentarsi come un mancato apprendimento e non come una perdita
- Diversificazione durante lo sviluppo: Deve avere un modo di manifestarsi diverso in base alle fasi dello sviluppo
- Comorbilità: Spesso sono associati ad altri disturbi
- Svantaggio significativo: Non si fanno diagnosi solo su valori quantitativi, se il bambino riesce a cavarsela e non subisce uno svantaggio, non si è nella condizione di diagnosticare il disturbo
- Età di insorgenza: Per quanto riguarda la dislessia e la disortografia non vanno fatte diagnosi prima dei 2 anni di scolarizzazione, per la discalculia invece devono essere almeno 3.
In riferimento a questi criteri di inclusione basati sulla discrepanza, alcuni autori parlano di una iper-semplificazione dell'intelligenza e dell'apprendimento che porta a vederle come distinte. In realtà esse sono legate perciò parlare di discrepanza vorrebbe dire operare su una forzatura. Per questo Cornoldi suggerisce di basarsi su uno svantaggio significativo che determini l'effettiva presenza del problema. Esistono anche delle prove MT che non operazionalizzano il deficit ma indicano se l'abilità è raggiunta o se è necessario intervenire.
Epidemiologia (riferita al 2007)
I dati recenti mostrano una maggiore incidenza 5%. Tuttavia, nelle diagnosi vi sono dei parametri errati che possono portare a falsi positivi e falsi negativi. Ad esempio negli U.S.A. in alcuni stati si faceva diagnosi con troppa frequenza (9%) mentre in altri con poca frequenza (2,88%). In Italia vi sono diversi progetti rivolti a valutare l'incidenza dei DSA, come ad esempio i progetti IEA, PiSA e le ricerche di Stella.
DSA e contesto scolastico
Con la legge 170 dell'8 ottobre 2010 vengono riconosciuti la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia come DSA. In ambito scolastico, già dalla scuola primaria fino all'università è previsto che l'insegnante sia informato e preparato per affrontare i DSA, inoltre deve essere nominato un referente per i DSA che si fa carico di istruire i colleghi nel seguire chi è affetto da questi disturbi specifici, formulando un piano didattico personalizzato previsto dalla legge.
Concretamente, questi piani didattici personalizzati vengono attuati definendo cosa può e non può imparare sulla base della sua difficoltà specifica. Inoltre, vengono definiti gli strumenti compensativi che aiuteranno il bambino ad affrontare il disturbo. Ad esempio:
- Mappe concettuali
- Calcolatrice
- Tablet
- Software per la lettura
- Audiolibri
- Sistemi di valutazione individualizzati
- Maggiore tempo di risposta
Approfondimento: Etica e pratica clinica
L'utilizzo dei criteri di inclusione ha generato delle controversie. Alcuni teorici affermano che tutti i bambini che non riescono a imparare a leggere o scrivere hanno un DSA, di conseguenza i programmi di intervento andrebbero estesi a tutti a prescindere dalla presenza di ritardo mentale o di svantaggi sociali. Questa è una posizione etica basata sul fatto che tutti gli altri problemi verrebbero meno seguiti e considerati concentrandosi solo sulla punta dell'iceberg. Tuttavia, per meglio chiarire l'utilità delle linee guida rispetto a posizioni etiche è bene distinguere tra 2 ambiti:
- Ricerca: In questo caso il discorso etico non ha senso dal momento che il rischio sarebbe quello di circoscrivere la ricerca alle sole persone con un determinato profilo
- Clinica: In questo il discorso etico non regge, perché lo psicologo lavora già in maniera etica, infatti di fronte alle diverse richieste si trova a rispondere sia in caso di DSA, di ritardo mentale, problemi comportamentali ed emotivi. Di conseguenza, diventa utile definire delle linee guida per capire meglio i diversi profili e affrontarli in maniera ottimale.
Approfondimento: Diagnosi differenziale
Quando viene valutata la presenza di un DSA, inizialmente viene fatta un'anamnesi, da essa possono riscontrarsi valutazioni differenti:
- Q.I. Sotto la media di 2 D.S. → Ritardo mentale
- Q.I. Sotto la media di 1,5 D.S. → Ritardo borderline (fil). In questo caso si parla di funzionamento limite, concretamente si riscontrano difficoltà trasversali.
Neuropsicologia dei DSA
Nonostante sia accettata la natura neurobiologica dei DSA, ancora non è chiara quale sia la base neurobiologica specifica alterata. In letteratura, si possono notare 2 principali teorie che esplicano lo sviluppo di una funzione cognitiva:
- Teorie innatiste: Secondo queste teorie, la causa dei DSA è un difetto genetico, il quale determinerebbe a livello neurobiologico un deficit specifico in un circuito neurale circoscritto. Lo scopo di queste teorie sarà quello di identificare qual è il gene responsabile di ogni DSA.
- Teorie empiriste: Secondo queste teorie, la causa dei DSA risiede nei fattori ambientali. Lo scopo di queste teorie sarà quello di identificare quali sono i fattori ambientali che hanno un impatto negativo sull'apprendimento.
Queste teorie condividono una metodologia classica basata sulla ricerca di dissociazioni tra diversi gruppi e sul considerare la plasticità cerebrale come una risposta secondaria a problematiche genetiche o ambientali.
Ipotesi neuro-costruttivista
Il neuro-costruttivismo nasce dal modello Karmiloff-Smith che suggerisce l'idea di studiare le psicopatologie dello sviluppo evitando l'utilizzo di modelli classici basati su adulti, i quali hanno una natura statica e definita per ogni funzione, di conseguenza non tengono conto della plasticità cerebrale caratterizzante lo sviluppo.
L'assunto di base è che tutte le patologie dello sviluppo inizialmente presentano l'interazione tra una componente genetica danneggiata e il contesto ambientale che non riesce a sostenere il danno. Il risultato di questa interferenza nell'interazione porta ad una organizzazione cerebrale differente da quella tipica che viene descritta nei modelli cognitivi classici. Di conseguenza, la ricercatrice londinese Annette Karmiloff-Smith crea un approccio neuro-costruttivista che tiene conto sia del modello classico che della plasticità cerebrale.
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Appunti di Psicologia dell'apprendimento e della memoria (Memoria), Docente Paola palladino
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Dislessia: Appunti di Apprendimento e memoria
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Psicologia dell'apprendimento - Docente Palladino
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Appunti lezione di Psicologia dell'apprendimento e della memoria