ONCOLOGIA
Esame: - 3 vetrini da descrivere (tumori di diversa origine)
- Esame orale sul resto degli argomenti del corso
Se fa i parziali la prima parte è di istopatologia, la seconda è un test a risposta multipla di
oncologia molecolare e all’esame finale una domanda sul resto del programma.
Uno dei modi più utilizzati per chiamare un tumore è NEOPLASIA, indica una formazione
anomala di una massa, un tumore è fatto da cellule tumorali ma anche dallo stroma della massa
stessa, mentre in passato si considerava un tumore come fatto dalle sole cellule tumorali oggi
sappiamo che le cellule tumorali hanno continui interscambi con le cellule stromali e viceversa, per
cui quest’ultime hanno impatto sullo sviluppo della neoplasia e anche della prognosi. Questo è
importante perché permette di studiare nuovi farmaci per le cellule stromali. La massa tumorale
cresce in maniera incontrollata, AFINALISTICA, senza scopo e come tale provoca alterazioni non
soltanto nell’immediato intorno del suo sviluppo ma anche a livello sistemico. Questo può
succedere grazie a secrezioni di ormoni di crescita da parte del tumore che alterano la crescita dei
tessuti dell’organismo oppure direttamente dalla crescita della massa che comprime vasi
sanguigni e quindi portare ad un impatto sull’intero organismo. Il tumore avrà un impatto maggiore
nei tessuti circostanti e nell’organo dove si è sviluppato ma in seguito anche sull’intero organismo.
Le neoplasie sono malattie genetiche, l’alterazione alla base della malattia è a livello del DNA, non
trasmissibile, ci possono poi essere alterazioni a livello di metilazione dei geni. I principali processi
alterati in una cellula tumorale sono le alterazioni al controllo della crescita, fattori di crescita
alterati, alterazione della proliferazione, la cellula aumenta il tasso di proliferazione, questo
porta alla formazione di una massa che può formarsi in tempi variabili ma comunque con un tasso
di proliferazione elevato rispetto ai tessuti normali. L’ultimo processo è la differenziazione, nel
tessuto normale abbiamo cellule che hanno come funzione quella di mantenere il pool di cellule in
replicazione, nell’epidermide troviamo nello strato basale le cellule in differenziazione e
spostandosi verso l’alto queste si differenziano. Le cellule tumorali sono normalmente poco
differenziate, alcune possono differenziarsi meno e quindi continueranno a crescere, il potenziale
replicativo del tumore sarà maggiore, mentre se si differenziano maggiormente ridurranno il tasso
di replicazione. Si può limitare la crescita tumorale sfruttando questo principio e quindi cercando di
far differenziare le cellule, vedremo che la maggior parte degli oncosoppressori vanno ad agire su
geni che promuovono o inibiscono la differenziazione e proliferazione.
A livello citologico le cellule tumorali hanno diverse caratteristiche rispetto alle cellule
normali, in genere quest’ultime sono cellule piccole con un nucleo centrale o polarizzato e con
una struttura molto regolare. Le cellule tumorali hanno un rapporto nucleo citoplasma sbilanciato a
favore del nucleo, quindi hanno poco citoplasma, inoltre se si osserva un tessuto normale le
cellule sono simili tra loro cosa che non è vera per le cellule tumorali, se analizziamo cellule della
stessa massa queste non sono affatto uguali, in termini di dimensioni, morfologia del nucleo,
rapporto nucleo-citoplasma. Nel caso dei tumori possiamo avere cellule più differenziate accanto a
cellule meno differenziate o completamente anaplastiche, quindi completamente differenziate,
questo si rispecchia sulle caratteristiche del tessuto. Se le cellule sono omogenee come
caratteristiche avrò una struttura coordinata ed organizzata, cosa che non troviamo nelle masse
tumorali, qui le cellule sono disordinate, hanno perso la polarità e i legami tra di loro. In un tessuto
tumorale la massa di cellule che si forma è formata da molte cellule diverse tra loro. Se coloriamo
il nucleo con l’ematossilina ed eosina (citoplasma), l’ematossilina si lega alle componenti acide
(presenti anche nel citoplasma, come i ribosomi), una cellula tumorale avrà il nucleo più
fortemente colorato in quanto il dna ha un’attività maggiore (non sempre). A livello del nucleo
Alessandro Giramondi
abbiamo alterazioni a livello genico ma anche a livello
cromosomale che comportano mitosi atipiche in quanto la parte di
regolazione della segregazione dei cromosomi può essere
alterata. Nella massa tumorale è complesso riconoscere le
membrane delle diverse cellule in quanto in parte fuse tra loro.
Nella tabella, la seconda immagine della massa mostra alcune
somiglianze con le cellule normali, mentre negli altri casi si
osservano tutte le caratteristiche descritte precedentemente,
quindi nucleo ingrossato, poco citoplasma e membrane fuse.
Nell’ultima immagine si ha una cellula tumorale dove il nucleo è
molto difficile da osservare. In questa immagine osserviamo uno striscio di cellule, a
sinistra quelle celesti hanno il nucleo piccolo e centrale,
le rosa hanno comunque le stesse caratteristiche seppur
diverse. Se osserviamo l’immagine di destra vediamo
come le cellule siano molto diverse tra loro, siamo di
fronte ad un’alterazione.
CARATTERISTICHE DI UN TUMORE: è una malattia complessa
che interessa diversi processi, oltre a quelli detti prima,
proliferazione incontrollata, instabilità genomica, inibizione delle
difese immunitarie, resistenza all’apoptosi, effetti infiammatori
(spesso si osserva in concomitanza con il tumore, l’organismo
riconosce le cellule tumorali e mette in atto questa risposta che
però non è efficace), angiogenesi, metastasi (il tumore va a
formare tumori secondari in altre sedi). Alcune strategie
terapeutiche sono: a livello dell’angiogenesi l’utilizzo di molecole
antiangiogenetiche, a livello del sistema immunitario si utilizzano
terapie immunostimolanti, si può agire sull’infiammazione che
promuove la crescita tumorale con antinfiammatori, reagenti che
stimolano l’apoptosi per le cellule tumorali e così via. Spesso si
utilizzano quindi combinazioni di farmaci, il problema di questi trattamenti è che vanno ad incidere
anche sulle cellule sane dell’organismo in attiva proliferazione, uno dei tessuti più colpiti dalle
terapie è il midollo osseo, un altro problema è che il trattamento con i farmaci sviluppa resistenza
che porta ad un cambio terapeutico. Si può utilizzare poi la chemioterapia associata a terapie a
bersaglio molecolare, tuttavia, non è la sola biologia del tumore a determinare la risposta al
farmaco.
Alessandro Giramondi
Le cellule normali sono soggette ad una regolazione della proliferazione
molto fine, per cui se aggiungo i fattori di crescita in coltura queste
proliferano, senza non si dividono. Le cellule tumorali non sentono il
fattore di crescita e si dividono sempre, ci sono state alterazione a livello
del dna che hanno portato ad una espressione costitutiva del fattore di
crescita, i recettori sono sempre attivi. Nei tumori del colon ci sono
diversi protocolli di trattamento a seconda che il tumore abbia mutazioni
o meno nei geni RAS che codificano per delle proteine G che si trovano
nel citoplasma e che sono associate a fattori di crescita. I pazienti che
hanno queste mutazioni non devono essere trattati con i farmaci anti-
GFR perché il ligando sarà comunque attivo. A livello della divisione cellulare, una cellula normale
segue i protocolli di replicazione regolare, quindi si formano due cellule figlie che a loro volta si
dividono e così via, alcune di queste possono differenziarsi e quindi smettono di replicarsi oppure
possono continuare a dividersi ma sempre in maniera regolare. Nella cellula tumorale ho
l’alterazione del DNA che le fa acquisire caratteristiche per una proliferazione incontrollata, alla
fine non avremo un numero corretto di cellule ordinate ma una massa tumorale.
C’è un limite a cui possono arrivare le cellule tumorali, la cellula neoplastica non ha sensibilità ai
fattori di crescita, in un organismo si raggiunge una dimensione ed un peso della massa tale che è
incompatibile con la vita del paziente. Quando si arriva ad una massa da 30 raddoppiamenti in poi
la massa è identificabile e all’incirca a 41-43 raddoppiamenti si ha la morte del paziente. In
condizioni sperimentali la crescita continuerebbe incontrollatamente e indefinitamente.
Se prendiamo come esempio un
epitelio di rivestimento vediamo lo
strato basale e via via cellule sempre
più differenziate fino ad arrivare allo
strato corneo. Nello strato basale
vediamo le cellule staminali, al di
sotto, nello stroma vediamo i
fibroblasti, macrofagi e vasi sanguigni.
Se si forma un tumore si forma una
massa di cellule eterogenee che
distruggono la membrana basale e si
riversano nel derma e nello stroma
sottostante, rimangono le componenti
dello stroma viste nel tessuto
normale, queste aumentano in quanto siamo in una situazione infiammatoria dovuta alla risposta
dell’organismo. All’interno della massa tumorale vediamo anche cellule staminali tumorali che
permettono la ricrescita dal tumore dopo la sua eventuale rimozione, è un grande problema
perché sono cellule quiescenti difficilmente identificabili da farmaci e terapie.
È importante classificare i tumori, si può avere una classificazione biologica o in base al
comportamento che comprende tumori benigni e maligni, classificazione su base istogenetica,
quindi, siccome a seconda del tessuto di origine del tumore questo si comporta diversamente e
importante capire questo aspetto per comprendere il più possibile le caratteristiche e sfruttarle a
nostro favore. La classificazione più utilizzata è quella clinica, dà più informazioni al medico utili
per trattare il paziente nel miglior modo ed quindi strettamente associata alla prognosi.
Alessandro Giramondi
CLASSIFICAZIONE ISTOGENICA: una
volta distinti tumori benigni e maligni
questi si dividono ulteriormente in
funzione dell’istogenesi quindi tumori
epiteliali o connettivali. Ci sono tipi di
tumore che non appartengono a queste
categorie e sono classificati in maniera
diversa, i tumori emopoietici.
Rimanendo ai tumori epiteliali e
connettivali vediamo degli esempi nei
riquadri blu che indicano i diversi nomi
dei tumori, si parla di papilloma se è un
tumore dell’epitelio di rivestimento, e
adenoma se è ghiandolare. La
controparte maligna viene detta
carcinomi e adenocarcinomi. Per i
connettivi si utilizza lipoma per quelli
benigni e sarcoma per i maligni. Si parla
di osteosarcoma se ho tessuto osseo,
miosarcoma nel caso di tessuto
muscolare, ecc.. il suffisso “oma” è
sempre presente, nel caso di tumori
particolari si hanno nomi diversi, ad
esempio esiste il sarcoma di “chi l’ha
descritto la prima volta”. Esistono poi
tumori particolari che hanno un nome
diverso, in particolare i tumori di origine
embrionale, quindi, si parla di blastoma.
Il tessuto embrionale è sempre in attiva
proliferazione per sua natura, quindi viene mantenuto il suffisso blastoma ma che è associato al
prefisso che descrive l’origine ad esempio, nefroblastoma, neuroblastoma, retinoblastoma, ecc..
esistono poi i teratomi che sono tumori che coinvolgono più tessuti embrionali e che non sono
facilmente definibili o molto complessi di cui si fatica a capire l’origine, ci sono poi tumori misti
come i carcino-sarcomi, che hanno sia la
componente epiteliale che connettivale.
Nel caso dei meningiomi, tumori che
derivano dalle cellule delle meningi esiste
solo benigno, ma questo non vuol dire che
non abbia effetti sull’organismo, può
anch’esso interagire con i tessuti
circostanti e comprimerli portando alla
morte. Nel caso di un tumore benigno che
cresce nella scatola cranica questo
comprimerà le strutture circostanti essendo
la scatola cranica una struttura rigida, i
danni potranno essere consistenti e
variabili a seconda delle aree celebrali
interessate. Anche dalle cellule di Schwann
esistono solo tumori benigni. Per i
melanociti che sono classificati all’interno
del tessuto nervoso in quanto hanno
Alessandro Giramondi
caratteristiche di queste cellule pur non essendo strettamente cellule nervose, deriva una lesione
benigna, il nevo e la controparte maligna che è il melanoma. Il sangue è un tessuto a se stante, le
cellule che possono originare un tumore del sangue sono i linfociti oppure le cellule staminali
emopoietiche con alta attività proliferativa, sono altamente indifferenziate, infine le plasmacellulle
che originano le piastrine e che anch’esse hanno una alta attività proliferativa. Non esiste un
tumore del sangue benigno, in alcune condizioni sono considerati alla pari, ma non c’è una
corrispondenza come negli altri tumori per classificarli tra i tumori benigni. Le cellule del sangue
hanno una nomenclatura diversa, si utilizza leucemia nel caso delle staminali emopoietiche, per i
linfociti si hanno linfomi che possono svilupparsi sia negli organi linfoidi oppure possono derivare
da linfociti in circolo, in questo caso si parla di leucemie linfatiche in quanto siamo a “ponte” tra le
due tipologie tumorali. Nelle plasmacellule si parla di plasmacitoma, si ha una caratteristica
particolare in quanto le plasmacellule possono divenire anticorpi e portare a condizioni dove si ha
un’eccessiva produzione di anticorpi.
COMPORTAMENTO DEI TUMORI: a seconda se il tumore è benigno o maligno si hanno
comportamenti diversi. La principale differenza tra le cellule delle due tipologie è rappresentata dal
fatto che nel caso di un tumore benigno le cellule non danno mai metastasi e quindi rimane
localizzato, può anche essere capsolato e quindi si riduce ulteriormente l’espansione. Mentre per
un tumore maligno l’aspetto principale che causa problemi sono le metastasi, il tumore benigno
non avendo questo aspetto può dare problemi da compressione sulle strutture circostanti. In
generale gli effetti dei tumori sono indicati come locali o metabolici, nel primo caso si ha la
compressione data da un tumore benigno, oppure l’occlusione di un organo cavo, dovuta
comunque dalla presenza fisica del tumore. Gli aspetti metabolici sono effetti che coinvolgono
l’intero organismo e in questo caso possono essere specifici e quindi derivare dal fatto che si ha
uno specifico tumore che sta crescendo, oppure non specifiche se il tumore influenza altri
processi. I tumori maligni possono avere anch’essi un effetto locale dovuto alla compressione, ma
ha anche un ulteriore problema che è l’infiltrazione, si sviluppa in modo diffuso all’interno del
tessuto. Un tumore maligno può anche spostare i tessuti adiacenti per farsi spazio, se poi il
tumore è invasivo e quindi l’effetto successivo sarà l’espansione all’interno del tessuto e
successivamente ai tessuti a distanza si osserva la distruzione dei tessuti adiacenti. Si può avere
la distruzione di una parte del tessuto che però mantiene la funzionalità per la struttura che rimane
funzionante, e quindi avremo una sofferenza dell’organo, se però la struttura interessata è una
struttura vitale, quindi, un organo che non ha possibilità di andare incontro a ipertrofia, oppure un
vaso importante che viene leso, avremo danni fatali. L’anemia è un elemento frequente nei tumori,
si possono avere sanguinamenti occulti, i tumori maligni che si originano sulle superfici di
rivestimento possono andare incontro a ulcerazioni e portare a perdite di sangue. Un’ulcerazione
che si viene a creare su una superficie tumorale può predisporre a infezioni, anche nel caso di
ulcere interne, aggravando ulteriormente il quadro.
La classificazione più utilizzata in senso generale è quella clinica, in particolare la classificazione
TNM esclusiva per i tumori maligni, abbiamo bisogno di avere una classificazione molto precisa in
questo caso. È utilizzata in tutti i tumori solidi, ci sono tumori che sfruttano altre classificazioni
specifiche, ad esempio per i melanomi cutanei si hanno classificazioni più utilizzate. La TNM è la
classificazione che fornisce al clinico informazioni rilevanti dal punto di vista della gestione del
paziente e quindi permette di pianificare il trattamento, allo stesso modo da informazioni relative
alla prognosi. Un tumore in stadio 1 è localizzato e non ha possibilità di danneggiare strutture
circostanti o a distanza, un tumore in stadio 4 rappresenterà un rischio molto maggiore in quanto
più sviluppato. Ci sono poi tumori molto piccoli che però possono portare a metastasi occulte
tramite il distaccamento di cellule metastatiche, sono situazioni meno frequenti (stadio 2-3)
rispetto a tumori più sviluppati (stadio 4). La TNM serve anche a valutare la risposta alla terapia di
un paziente.
Alessandro Giramondi La classificazione TNM
si basa su tre parametri
che descrivono insieme
le caratteristiche di un
tumore, T identifica
l’estensione fisica, si
va da T0 dove le
dimensioni non sono
misurabili fino a T4
dove le dimensioni sono
elevate, il range di
dimensioni varia a
seconda dei diversi tipi di tumori. La N indica l’interessamento nei linfonodi, si va da N0 a N3
dove si ha l’interessamento di un buon numero di linfonodi, la M indica la presenza di metastasi
a distanza e si va da M0 a M1 che indica la presenza. Si valuta prima l’estensione del tumore, la
stadiazione del tumore può essere clinica o patologica, nella TNM patologica
l’anatomopatologo misura l’estensione del tumore e conta i linfonodi interessati ma non può
valutare la presenza di metastasi a distanza a meno che non venga inviato anche un campione di
altri organi. La TNM cl
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.