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Lezione 1

27 aprile 2020

Il primo Novecento in Italia è quello che di fatti apre la Modernità.

Modernità Modernismo

indica un’epoca culturale che comprende indica un fenomeno estetico direttamente

più fenomeni non direttamente assimilabili legato all’ambito letterario e artistico,

a fenomeni di tipo letterario

Il concetto di modernità è diverso da quello di Modernismo.

Di fatti, la modernità comprende al suo interno diversi fenomeni estetici e letterari, anche

molto diversi tra loro, come i movimenti di avanguardia (futurismo, dadaismo), la

corrente crepuscolare che ha comunque in sé dei caratteri di opposizione alla tradizione.

Ma nella modernità è compreso anche il permanere della grande tradizione lirica di

ascendenza simbolista (ad esempio D’Annunzio) oppure anche del romanzo di impianto

realista e verista. All’interno della modernità sono compresi anche autori e opere

riconducibili al Modernismo europeo, come Pirandello, Svevo, Ungaretti e Montale.

La categoria critica del modernismo applicata anche all’ambito italiano è per così dire

relativamente nuova per quello che riguarda la storiografia critica italiana ed è stato

proprio Romano Luperini recentemente a cercare di applicare la categoria anche all’Italia.

E per molti aspetti questo è stato un approccio produttivo.

Gli elementi propri dell’epoca culturale della modernità:

Modernità caratterizzata in primo luogo dallo sviluppo della seconda rivoluzione

industriale che si colloca tra il 1865-1878 ma che ha riflessi molto più prolungati sino ai

primi anni del 900, soprattutto per quello che riguarda l’Italia, dove le innovazioni

arrivano un pochino più tardi. Lo sviluppo legato allo sviluppo della rivoluzione in Italia è

collocabile tra il 1895 e il 1913. Con un momento particolarmente intenso tra il 1896 e il

1908.

La seconda rivoluzione comporta:

1. un grande sviluppo delle innovazioni tecnologiche che vanno a modificare i

sistemi di produzioni delle merci e dei beni e anche l’organizzazione del lavoro.

2. Ciò comporta evidentemente uno sviluppo dell’economia e anche un diverso

sviluppo dello stato perché si sviluppa anche tutto il comparto del settore terziario

e quindi di un lavoro non direttamente legato all'industria ma legato ai servizi per

i cittadini.

3. Ciò comporta anche la nascita di una nuova classe sociale - aumentano le fila

della media borghesia e della piccola borghesia, vale a dire di tutte quelle persone

legate al settore terziario.

4. Cambia anche l’industria editoriale che diventa una moderna industria editoriale

rivolta ad un pubblico per la prima volta davvero molto ampio. Aumenta anche il

livello di istruzione e quindi anche il pubblico dei lettori e le editorie si trasformano

in una vera e propria industria che cerca di raggiungere un pubblico ampio e che

ha come fine quello di vendere il prodotto editoriale e di ricavarne un profitto.

Questo è un elemento fondamentale per il cambiamento del ruolo del poeta e

della funzione della poesia.

5. Si assiste anche allo sviluppo delle metropoli, per la prima volta le città diventano

delle grandi metropoli e cambia realmente lo scenario urbano.

Tutto questo è ben evidente in un testo che è diventato il simbolo della modernità,

Lo spleen di Parigi

ovvero il poemetto di Baudelaire, . 1

L’autore descrive un incidente che accade al poeta: durante una notte nella metropoli di

Parigi perde la sua aureola che cade nel fango e decide consapevolmente di lasciarla lì.

Baudelaire vuole dire che da una parte viene meno, a contatto con la modernità, la

funzione sociale e civile, in qualche modo anche di guida, del poeta, del letterato e

dell’artista; ma che nello stesso tempo, venendo meno questa funzione di guida il poeta,

il letterato in generale, è libero di assumere a oggetto della sua opera i temi della

modernità, anche quelli più scabrosi e generalmente considerati come non appropriati o

non legati all’idea del bello e del sublime.

Le innovazioni portate dal 2 riv industriale e dal profondo cambiamento della società

hanno una ricaduta fondamentale per quello che riguarda il panorama culturale. Intanto

proprio per lo sviluppo di un pubblico diverso e di un radicale mutamento di un’industria

culturale, che adesso viene a caratterizzarsi come una vera e propria industria - il

prodotto editoriale e artistico deve essere venduto e quindi si deve trovare un numero

sempre più grande di acquirenti. Questo lo capisce bene Baudelaire perché nel poemetto

mette in evidenza come l’artista debba confrontarsi con la società moderna e anche con

il mercato della società moderna. Per riassumere Baudelaire si rende conto del tramonto

dei valori della civiltà umanistica in rapporto al rapido sviluppo della civiltà borghese, e al

conseguente cambiamento sia del ruolo del poeta/scrittore/artista sia della funzione e

dello statuto dell’opera d’arte all’interno della società.

Il primo decennio del ‘900 è infatti caratterizzato da una crisi dei codici per dei

registri letterari e culturali che differenzia questo secolo dal precedente e quindi dalla

tradizione letteraria e culturale cui fa riferimento. Tramonta il modello di società

umanistica che in qualche modo aveva caratterizzato la nostra storia letteraria fino a

Carducci, Pascoli e D’Annunzio - essi chiudono l’800. Per certi versi D’Annunzio e Pascoli

aprono il 900. D’Annunzio per primo si rende conto e prende atto della crisi irreversibile

del ruolo dell’intellettuale e del poeta nella società, tanto che è proprio attraverso

l’espediente di spettacolarizzazione della propria vita che viene esibita e offerta

all’esibizione della massa piccolo borghese che D’Annunzio cerca anche disperatamente

di far mantenere un ruolo al poeta nella società. Ma è una scommessa non vinta e che in

quei termini non si potrà più proporre all’interno del 900.

Questo lo capiscono bene per primi proprio i Crepuscolari e anche i Futuristi. I fenomeni

letterari e artistici che caratterizzano i primi anni del secolo proprio in virtù della loro

opposizione rispetto alla tradizione sono: la corrente crepuscolare e futurista per l’ambito

letterario, mentre per quello artistico: Impressionismo, Post-impressionismo, Cubismo,

Futurismo medesimo.

La definizione del Crepuscolarismo (inizi ‘900- 1911) si deve al critico Giuseppe Antonio

Poesia

Borgese. Nel 1910 Borgese parla diffusamente di tre libri in un articolo intitolato

crepuscolare, pubblicato su La Stampa del 1 settembre 1910. I titoli sono

Poesie provinciali, Sogno e ironia.

Poesie scritte col lapis,

La definizione di Borgese individua non tanto un movimento, perché i Crepuscolari non si

sono mai organizzati come tali e non si sono mai presentati come un movimento, ma

individua un modus poetandi, ovvero una sfera e delle caratteristiche comuni che sono

proprie di una serie di opere e una serie di autori. Secondo il critico le opere di questi

l’ “ultima luce” “meravigliosa giornata lirica che dal grigio e

autori costituiscono di una

magro civismo di Parigi” “alla retorica e sensualità dannunziana”.

giunge crepuscolo dei

Usa il termine crepuscolari perché a suo avviso questi poeti nascono al “

grandi”. “Non hanno tanta forza da soverchiare le ultime risultanze delle grandi antiche

voci e il crepuscolo li involge”. “Si direbbe che dopo Le laudi e i Poemetti la poesia

italiana si sia spenta. Si spenge infatti, ma in un mite e lunghissimo crepuscolo, cui forse 2

non seguirà la notte”. La voce dei tre giovani crepuscolari appare allora come «una voce

crepuscolare, la voce di una gloriosa poesia che si spenge”.

In sintesi la definizione di Borgese individua la collocazione dei poeti crepuscolari nel

panorama primo novecentesco, ovvero una collocazione che viene dopo la produzione

dei grandi poeti leggi alla tradizione che sono Pascoli, D’Annunzio e Carducci. Tanto è

vero che il primo elemento da considerare nella produzione crepuscolare è proprio il

confronto costante con i tre autori, ma soprattutto con D’annunzio che all’epoca

rappresentava il canone di poeta affermato e rappresentava la tradizione dominante.

Dunque la poesia crepuscolare si rivolge contro la tradizione e quindi si rivolge contro la

tradizione rappresentata dall’opera di D’Annunzio.

Il termine è ripreso da Gozzano nella locuzione “perplessità crepuscolare” che si trova

nell’ultima strofa della Signorina felicita.

La definizione di crepuscolarismo si sarebbe ampliata nel tempo perché è di fatti solo

negli anni 30 che viene impiegata come categoria critica in maniera consapevole. La

definizione nel tempo è venuta a riferirsi ad una serie di tematiche e atmosfere che sono

state ritenute proprie della poesia crepuscolare: le immagini della provincia dormiente in

inverno e i suoi oggetti tipici, la nostalgia senza risposta del tempo andato, oggetti

malinconici come gli organetti di Barberia, i conventi, le suore, gli ospedali, i malati, i

parchi silenziosi, i giardini abbandonati, il gusto per colori smorzati, per atmosfere

malinconiche, per sentimenti tristi, per tematiche in cui ricorrono i conventi, i monasteri, i

cimiteri, gli ospedali, la morte, la malattia, la vecchiaia, il tempo che passa.

Insomma tutto ciò che si oppone dunque al mondo troppo ricco di effimere certezze,

troppo dominato dai motivi della conquista e del senso, e che, nel quadro generale della

crisi dei valori, appariva il mondo poetico di Carducci e di D’Annunzio.

Secondo Fausto Curi, un importante critico, i crepuscolari si oppongono alla tradizione e

al canone per estenuazione - i motivi proposti sono elementi orientati verso un

abbassamento generale del tono - esso come i colori sono smorzati, le atmosfere sono

dormienti. Ciò si oppone in maniera forte alle ambientazioni spettacolari dei romanzi di

D’Annunzio per esempio.

Le opere: Armonia in grigio et in silenzio.

● 1903: Corrado Govoni, Questa è da ritenersi la

prima raccolta poetica riconducibile alla temperie del Crepuscolarismo

● 1906: Sergio corazzini insieme a Alberto Tarchiani pubblica un libro di poesie

Piccolo libro inutile

molto importante, dal titolo Libro per la sera della domenica

● 1907: Sergio Corazzini pubblica

● 1910: Marino Moretti scrive il libro che era presente sulla scrivania di Borgese, dal

Poesie scritte col lapis,

titolo recensito poi dal critico

I colloqui.

● 1911: Carlo Gozzano pubblica

Con la pubblicazione di Gozzano si chiude il periodo dei Crepuscolari. Si è trattato di un

periodo piuttosto breve che significativamente si interseca con la nascita del movimento

futurista. I due movimenti sono pressoché contemporanei, o comunque si intersecano

largamente.

I titoli sono molto significativi in rapporto alle caratteristiche del Crepuscolarismo

- Armonia è qualificata in relazione a un colore con il grigio, che di fatto è non

colore. È il colore smorzato per eccellenza. Ed è associata anche al silenzio

- Piccolo libro inutile - il libro è qualificato come inutile, cioè ininfluente.

Chiaramente in questo si vede una contrapposizione molto forte alla tradizione e

Le laudi.

in particolare all’opera di D’Annunzio, basti pensare ad un titolo come 3

- Poesie scritte col lapis, evidenzia un motivo analogo. Poesie scritte con la matita e

non con la penna e quindi cancellabili. Il lapis ha un tratto estremamente labile,

effimero che sparisce con il tempo. Sono poesie che non rimangono, scritte con

una sostanza che è labile.

Da questi titoli vengono poste in rilievo due questioni fondamentali legate alla poetica

crepuscolare:

1. Messa in discussione del ruolo del poeta e della funzione della poesia

2. Un’attualità del registro sublime, che viene in qualche modo esautorato per

estenuazione.

SERGIO CORAZZINI

Con Sergio Corazzini si vede in cosa consiste il cambiamento del ruolo del poeta.

Piccolo libro inutile

La sua opera presenta una noticina all’inizio che mette in evidenza

dei punti molto importanti.

«I due poveri autori non hanno osato dichiarare il prezzo di questo libro inutile perché,

immaginandolo tale [cioè inutile], pensarono che nessuno avrebbe voluto mai

comprarlo».

In questa nota sono da evidenziare due elementi: appunto il libro visto come inutile e

quindi come oggetto che non ha alcuna funzione nella società. Vista la sua ininfluenza si

pone al di fuori del mercato poiché non avrebbe mai avuto nessun acquirente.

Implicitamente Corazzini sta contestando il mercato editoriale e la nascita agli albori del

900 di una prima embrionale editoria di massa.

L’opposizione alla figura tradizionale del poeta, alla funzione tradizionale della poesia

non è un’opposizione frontale ma per appunto per estenuazione. Dal poeta vate e dal

vivere inimitabile si passa ad una poesia che è inutile.

Così come non è frontale d’altro canto l’opposizione al mercato editoriale, ma è

comunque un opposizione silente perché Corazzini non fa altro che osservare e mettere

in rilievo l’assoluta irrilevanza della poesia e del ruolo stesso del poeta e dunque la sua

marginalità rispetto alla nuova società di tipo liberale che sta nascendo.

Desolazione del

Questi temi sono ripresi ed evidenziati dalle poesie, particolare da

povero poeta sentimentale.

In userà poesia Corazzini pone al lettore una domanda fondamentale:

Perché tu mi dici un poeta?

Io non sono un poeta

Io non sono che un piccolo fanciullo che piange

In questa domanda è contenuta anche la rivolta silenziosa della poetica crepuscolare. C’è

comunque l’idea che a contatto con la modernità è con l’è ergere di un diverso tipo di

società che è completamente diverso da quella umanistica, ecco di fronte a questo la

ribellione di questo autore è silenziosa, di negazione. È una rivolta negativa e ciò lo

troviamo anche nei primi versi della poesia dove è presente proprio la negazione

esplicitata dal non. Che viene poi ripetuto anche dal verso successivo.

In questo contesto il poeta non è più colui che dice parole ma colui che piange, quindi la

parola poetica va approssimandosi al silenzio e dunque alla sua negazione.

Bando Libro per la poesia della

Diverso è il contesto di una poesia come , compreso in

domenica. Essa ha connotazioni più vicine all’Espressionismo.

Qui la protesta silenziosa diventa un po’ più evidente e che assume degli accenti di

aperta ribellione.

Anche in questo caso il bersaglio polemico è l’industria editoriale 4

GUIDO GOZZANO

La signorina Felicita compresa nei poemi del 1911 e che di fatto chiude la stagione del

Crepuscolarismo.

La poesia è molto lunga perché ha una struttura narrativa e di fatti è un poemetto.

Il poemetto ha come caratteristica generale l’andamento narrativo e quindi una misura

più ampia rispetto al sonetto. Nel poemetto si racconta una storia e così fa Gozzano.

La storia della signorina Felicita si accende nella mente del poeta grazie ad una data

riportata in epigrafe - 10 luglio: Santa Felicita. È l'onomastico della signorina e la data

riporta alla memoria del poeta la figura della donna incontrata tempo addietro.

In verità non si tratta di un ricordo effettivamente appartenuto alla biografia del poeta

ma è un ricordo funzionale = è una funzione che si declina nel passato e che ha come

sua dimensione prevalente quella della memoria.

Il tema della memoria nella dimensione del passato è uno dei temi centrali della

poesia di Gozzano, perché la poesia può rivolgersi soltanto al passato della civiltà

umanistica che adesso si è polverizzato a contatto con la modernità e che ora non è più

recuperabile. La poesia non è più praticabile nella prosaicità quotidiana della società

borghese attuale presente e contemporanea a Gozzano.

Il tema della memoria nella dimensione del passato è centrale a partire dall’epigrafe e

dalla prima strofa.

È una poesia che si declina al passato, in un passato irrecuperabile e inattuabile nel

presente.

La distanza tra il passato irrecuperabile e il presente prosaico improntato ad una

mentalità di tipo borghese rivolta unicamente all’utile e al guadagno è sottolineata

dall’ironia. Essa ha la funzione antifrastica di registrare la distanza incolmabile tra

queste due dimensioni.

L’ironia è una figura retorica di tipo antifrastico, ossia si dice una cosa per dire il suo

contrario.

Altro tema evidenziato è il presente caratterizzato dall’ideologia borghese, rivolta

all’utile e al guadagno. Nella poesia questo viene rappresentato attraverso la

descrizione del padre della signorina Felicita. Non si tratta di una rappresentazione

lusinghiera ed è legata all’attività mercantile svolta dal padre della ragazza.

Guido Gozzano rappresenta se stesso nella poesia come un personaggio si definisce

come l’avvocato - egli infatti in gioventù ha fatto degli studi nella facoltà di

giurisprudenza e si rappresenta spesso in tutte le sue poesie come l’avvocato.

In questo caso il padre di Felicita è ben contento della frequentazione dell’avvocato e

vedrebbe anche di buon occhio un matrimonio con la figlia.

L’altro elemento che riflette il rapporto di discrasia tra passato e il presente è dato

dalla descrizione del parco della villa.

Nel parco dei marchesi rimane appena la traccia dell’età passata. Il parco nelle ville 600

esche era il luogo dedicato all’ozio, al riposo,

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vittoriattt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Spignoli Teresa.
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