Esilio, emigrazione e dispatrio nella letteratura italiana tra sette e novecento
L'esperienza di spostamento per gli italiani è un fenomeno recente, risale alla seconda metà dell'800. I movimenti avvenuti in un momento precedente erano infatti diversi, ovvero non riguardavano masse di persone alla ricerca di condizioni di vita migliori ma ad esempio si viaggiava in quanto mercanti, per guadagnare di più, a causa di esilio oppure per motivi religiosi (come fu per i pellegrini). I testi descrivono individui e gruppi medio-grandi soggetti allo sradicamento, secondo un punto di vista antropologico.
Secondo l'antropologia culturale dell'800 l'uomo andava giudicato in un contesto sociale specifico. Il concetto di antropologia viene prodotto negli USA (piccoli gruppi etnici, comunità intatte non ancora alterate e allo stato originario). L'emigrazione crea popolazioni europee nuove, di conseguenza l'antropologia diventa lo studio dell'altro. Infatti, inizialmente l'IO era bianco, europeo, cristiano insomma figura dominante e pura. Gli italiani, che sarebbero bianchi, europei e cristiani, raggiungono luoghi già colonizzati da altri bianchi ma che possiedono caratteristiche culturali diverse.
Quindi gli americani puri vedono gli italiani come forza lavoro da utilizzare unicamente in quel modo. Sempre negli USA vengono emanate leggi contro gli emigranti cinesi. Si creano sottogruppi all'interno della comunità, come ad esempio succede per le donne: potevano vivere in modo peggiore rispetto agli uomini l'esperienza dell'emigrazione in quanto avevano un ruolo inferiore nella società, oppure riuscivano ad adattarsi più velocemente alla società ma sempre stando sotto certi stereotipi. Esistevano anche conflitti generazionali, in quanto i vecchi erano restii all'emigrazione e la vedevano come un pericolo, mentre i giovani nutrivano curiosità e speranza verso il nuovo mondo.
Antropologia culturale
L'antropologia culturale si differenzia dall'antropologia classica che si è formata da scuole diverse nel 900.
Gli studi antropologici in Italia
Gli studi antropologici conobbero sviluppi anche in Italia. Per cultura si intende il complesso di arte, morale, diritto, costume, credenze. Il fondatore dell'antropologia classica è Edward Burnett Taylor. Come antropologia si intende l'incontro dell'altro, a questo proposito anche l'individuo stesso diventa altro quando incontra persone diverse.
Teorie di Kapuscinski
Egli era un reporter polacco che ha dovuto confrontarsi con l'altro in situazioni violente come la guerra. Egli ricompone il pensiero occidentale ricomponendo i progressi nel concetto di ALTRO. Infatti, un ipotetico ALTRO è innanzitutto un individuo che rappresenta una classe dell'umanità e che ha bisogni primari e psicologici uguali ai miei. Nel corso della storia sono presenti numerosi esempi di chiusura nei confronti dell'altro come ad esempio in Giappone.
La cultura europea nutre una profonda curiosità verso l'altro, una volontà di conoscerlo permettendo in questo modo la costruzione di una comunità più allargata, come tra l'altro pensavano i greci. Ad esempio Ulisse nel suo viaggio viene mosso dalla curiosità per la conoscenza e Erodoto per il quale l'altro è innanzitutto un uomo. Kapuscinski condanna il pensiero greco della xenofobia (paura dell'altro in quanto ha qualità che io non ho, ma presenta difetti che condivido, quindi ciò spaventa, in quanto l'altro diventa lo specchio di me stesso).
Nei secoli successivi a Erodoto le culture divennero in generale molto più chiuse come ad esempio nel Medioevo, mentre la svolta si ebbe soltanto nel periodo illuminista, dove il non bianco, il non cristiano è comunque uomo e dove ci sono state lotte contro la pena di morte, la tortura e lo schiavismo.
Antropologisti evoluzionisti e diffusionisti
Evoluzionismo. Si chiamano evoluzionistici quegli indirizzi che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, assumono come punto centrale per l'analisi della formazione della dimensione naturale e culturale della realtà la teoria dell’evoluzione, formulata per la prima volta in termini sistematici da H. Spencer e culturali da Darwin, rispettivamente in riferimento alla società umana e al regno della natura.
Al di là delle differenze teoriche all'interno dei diversi autori e settori di studio, il concetto di evoluzione viene inteso nel significato di sviluppo di un elemento da forme iniziali e semplici ad altre successive e complesse. Inoltre, il concetto di evoluzione intende lo sviluppo di un elemento realizzato attraverso processi naturali di differenziazione della funzione e complessità della struttura, in modo da riconoscere vari stadi di sviluppo dell'elemento stesso.
Il principale tema d’indagine degli indirizzi evoluzionistici è costituito dall’origine delle istituzioni e più in genere dei fatti culturali e dalla loro classificazione secondo l’arco storico da forme semplici a forme complesse. In particolare l’attenzione è rivolta alle istituzioni matrimoniali e parentali (J. Bachofen, J. F. MacLennan, H. Maine, L. Morgan, E. Westermarck), alla magia e religione (M. Müller, E. Tylor, J. Frazer), ai testi e costumi della tradizione popolare europea (M. Müller).
Diffusionismo. Si dicono diffusionistici gli indirizzi teorico-metodologici che intendono spiegare i fenomeni di produzione culturale soprattutto in termini di propagazione nello spazio, da una cultura a un’altra. Iniziate verso la fine dell’Ottocento, le varie correnti diffusionistiche raggiungono il loro massimo sviluppo durante i primi trent’anni del Novecento, con esiti piuttosto diversi in Europa e negli Stati Uniti.
Il diffusionismo presenta ovunque una dichiarata volontà di opporsi decisamente alle tesi evoluzionistiche di sviluppo univoco della cultura e alla relativa teoria degli stadi fissi. Partendo dal presupposto di una fondamentale rarità del fenomeno di invenzione in tutte le società umane, il verificarsi di fatti culturali simili o identici, negli stessi o in diversi periodi storici e in luoghi anche distanti fra loro, viene attribuito dagli indirizzi diffusionistici a fenomeni di contatto e propagazione e spiegato con la teoria monogenetica: la diffusione, cioè, dei fatti culturali esistenti parte sempre da un numero molto limitato di punti di origine, al limite, da un punto solo.
I diffusionisti si propongono di ripercorrere le aree e i tempi di diffusione dei fenomeni osservati e di pervenire così all’individuazione dei loro centri e forme di origine. Tra i principali esponenti di questo indirizzo si possono annoverare: 1) la cosiddetta scuola ‘storico-culturale’ di Vienna; 2) il metodo storico-geografico utilizzato soprattutto per lo studio diffusionistico di fiabe, proverbi e indovinelli di tradizione orale, di cui tende a tracciare tutti gli itinerari possibili di migrazione e a stabilire, mediante la comparazione delle varianti, quale e dove sia stato il testo originario o archetipo (J. e K. Krohn, A. Aarne, von Sydow, L. Bodker, A. Krappe, S. Thompson, A. Taylor); 3) la geografia folklorica di R. Menendez Pidal che, attraverso l’esame delle relazioni intercorrenti fra le aree di diffusione delle versioni e delle varianti, risale a precise indicazioni sulla storia dei singoli testi; 4) la linguistica, che resta il campo che meglio è riuscito a elaborare precisi modelli interpretativi dei fenomeni di diffusione spaziale (in particolare l’italiano M. Bartoli).
Malinowski
Secondo Malinowski non esistono culture superiori o inferiori ma solo culture diverse che soddisfano in modo diverso i bisogni e le aspettative dei suoi rappresentanti, opinioni che lo classificano come evoluzionista. Ogni società si muove in modo diverso per soddisfare i bisogni della società.
Lévinás
L'incontro è il momento più importante dell'esistenza dell'uomo , ma solo se le società riescono a liberarsi dal narcisismo che le caratterizza. Non ci si deve soffermare sul singolo ma bisogna oggettivarlo, facendolo diventare rappresentativo di un gruppo. L'approccio suddetto ha dovuto essere superato, in quanto non si incontra un “fenomeno” da studiare ma un uomo, un individuo e l'incontro è la svolta centrale dell'esistenza umana.
Tischner
La vita è un teatro e l'uomo è un essere drammatico che ha a che fare con lo spazio e il tempo che sono unità limitate. Scegliere il dialogo rappresenta una grande scelta etica, in quanto rispetto all'ALTRO si potrebbe decidere di assumere atteggiamenti di:
- Chiusura
- Guerra
- Dialogo ovvero sforzarsi di trovare un'intesa e un punto comune
All'inizio della nascita dell'IO stava la presenza del TU non di un non io - Lévinás
Emigranti in Italia
Per gli emigranti le dinamiche di alterità sono al centro della loro attenzione: essi vengono da piccole cittadine rurali, delle periferie sia del nord che del sud Italia. Essi suscitano da parte di chi resta un'idea di “giovani balzani”. Gli emigranti devono già compiere un piccolo viaggio all'interno dell’Italia, ovvero dal loro piccolo paese alla moderna città portuale. La loro identità di partenza comincia già a modificarsi: dalla condizione di contadini subentra la condizione del viaggio. Il viaggio è luogo di espiazione, un purgatorio dove coesistono il passato che ti tiene legato (ricordi, affetti, problemi) e il futuro, il luogo di arrivo che è la terra promessa ma anche luogo di profonda incertezza, in quanto il paradiso si può trasformare in inferno.
Letteratura e antropologia in Italia
Tommaseo è il più grande scrittore romantico che scrive il primo romanzo di tipo psicologico. Dimostra interesse per la cultura orale che deve essere raccolta come patrimonio inestimabile.
Letteratura campagnola o rusticale
Gli autori studiano la cultura ma producono storie inventate, creando una letteratura che vuole essere realista. Alcuni autori hanno atteggiamento paternalistico, secondo i quali i lettori sono esseri da educare:
- Nievo, Percoto, Carcano
- Giuseppe Pitrè, esponente dell'antropologia del secondo Ottocento (specialista di tradizioni popolari siciliane). In Italia sono presenti barriere linguistiche (dialetti) e culturali (ruolo della donna) e si auspica la nascita di una cultura generale. Es. Artusi è un ricettario ed è anche il primo libro in lingua italiana che viene usato nelle varie zone d'Italia.
- Sull'oceano di De Amicis
- Emigranti di Antonio Marazzi (l'autore era un console in Argentina, quindi dà un taglio autobiografico/documentarista.)
Esempio: Nel RVF (=Rerum Vulgarium Fragmenta) di Petrarca c'è sgomento da parte della famiglia per la partenza del vecchio padre (viaggio=morte). Il farsi altro è già di per sé una morte simbolica in quanto si deve mettere a rischio la propria identità e mettere in gioco se stessi.
L'esilio
Esempio: Dante Inf. 26 Ulisse di per sé potrebbe rappresentare un personaggio positivo, poiché soddisfa la propria sete di conoscenza, per Dante la ricerca per conoscere è una delle più nobili occupazioni e virtù ed è fondamentale per l'uomo. Dante conosce le fonti greche indirettamente, quindi si allontana dalla cultura omerica modificando il mito di Ulisse, effettuando una distorsione rispetto alla tradizione classica.
Il motivo per cui Dante modifica la storia di Ulisse è perché è erede della cultura del suo tempo, ma c'è anche una precisa motivazione. Infatti, secondo Dante Ulisse esce dalle colonne d'Ercole (confine simbolico della conoscenza, limite estremo posto alla conoscenza geografica umana). La sete di conoscenza di Ulisse non conosce limiti e per Dante eccedendo in qualcosa si cade nel peccato, così l'amore di per sé è cosa buona ma se è eccessivo porta alla lussuria (così è stato per Paolo e Francesca).
Né l'amore per il padre, né per la moglie (amore coniugale è un dovere), né per il figlio hanno costituito un freno per l'ardore di Ulisse nella conoscenza del mondo, che così facendo pecca: è quindi destinato a un avvenimento tragico, con i suoi compagni si spinge in una zona proibita fino a intravedere una montagna, questa visione è subito offuscata dall'intemperie, poi subiscono un naufragio e muoiono in mezzo al mare. Infin che'l mar fu sovra noi richiuso frase straordinaria perché Dante dà questa prospettiva dal fondale marino, come se Ulisse guardasse da in fondo il mare che si è richiuso (episodio che rievoca gli episodi biblici).
La montagna indica il Purgatorio stesso, un luogo di espiazione che non viene raggiunto da Ulisse, proprio perché, pur vedendo la salvezza, ripete il peccato originale di Adamo e quindi, reiterando il peccato originale, viene condannato alla dannazione eterna.
Dante
A inizio Ottocento si può dire che Dante diventa un autore alla moda. Nel Settecento l'Arcadia classicista, purista disprezzava l'opera di Dante, in quanto appare discontinua e che utilizza una pluralità di stili e lingue, chiamata linea poli stilistica e poli linguistica, con una continua combinazione tra lessico alto e basso, come si vede nella Divina Commedia, e perciò non doveva essere letta dai giovani che si formano alle lettere e che risulterebbero traviati dal pensiero dantesco.
Infatti l'Ottocento è l'epoca romantica di sentimentalismi e sperimentazioni, quindi la lingua pura petrarchesca non viene più utilizzata. Ci si accorge che per esprimere sentimenti e concetti nuovi è necessaria anche una svolta dal punto di vista formale. Dante, nella sua veste di sperimentatore diventa un modello. Dante ha effettuato un sincretismo dal punto di vista culturale, ovvero ha coniugato la tradizione nuova del suo tempo che è la cultura cristiano-cattolica con la cultura classica dei tempi antichi.
Dio viene indicato come Giove, usando il termine mitologico della mitologia antica riferito al Dio cristiano. Continuo richiamare e raccontare le fonti della classicità con le fonti più recenti ovvero dei grandi teologi dei secoli a lui più vicini come San Tommaso e sant'Agostino. Quindi secondo gli uomini dell'Ottocento egli ha realizzato quindi un incontro tra le due anime del tempo moderno, ovvero tra tradizione classica e tradizione cristiana, che è la grande novità del medioevo.
Dante incarna l'immagine di genio creativo, in quanto mostra un attaccamento sia alla visione terrena che ultraterrena dell'esistenza. Il romanticismo è il superamento dell'illuminismo, ovvero il passaggio da una cultura che ha voluto essere veramente laica, rifiutando la dimensione trascendente della religione, a un nuova fase dove si recupera la dimensione cristiana. Quindi Dante con il suo sincretismo risponde a questo bisogno. Il rapporto tra Dante e Beatrice è di solito rappresentato come un rapporto simbolico, infatti non interessa tanto se Beatrice fosse veramente esistita o meno.
La tematica amorosa è invece centrale per i romantici, e questo rapporto tra Dante e Beatrice è reale. Dal nostro punto di vista diventa un'interpretazione che distorce. Tra gli episodi che diventano più di moda ci sta il sonetto di Paolo e Francesca, episodio di cronaca che manifesta la forza dell'Amore e Passione. Questo per gli uomini romantici ha anche una valenza politica, secondo i romantici l'individuo deve rispondere anche a spinte sentimentali naturali verso amore e passione per seguire la sua felicità, quindi questa forma di amore proibito è proprio lo spazio dove si esercita la libertà individuale, che soddisfa un'esigenza così forte da scardinare anche le regole sociali (es.incesti, amore tra personaggio di due classi differenti).
Motivi principali della riscoperta di Dante
- Il suo essere sperimentatore
- Il fatto che si possa leggere come genio individuale dotato di lato poetico dettato a chi scrive
- Dimensione romantica di Dante
- Dante come esiliato
Dante come esiliato
Dante viene esiliato proprio come molti altri italiani che dal 1820 al 1861 conoscono questa esperienza per motivi politici perché saranno carbonari, mazziniani, indipendentisti che vengono perseguitati e incarcerati, inoltre viene emessa un'ordinanza contro di loro quindi sono costretti ad abbandonare la penisola o scelgono di scappare di propria volontà per evitare la condanna. Dante incarna il prototipo dell'esule e la Divina Commedia si lega a questo tema con il canto 17 del Paradiso, legato al personaggio di Caccia guida (trisavolo del poeta). Questo canto è il centrale di tre (16, 17 e 18), tutti a carattere politico, che vedono come protagonista Caccia guida e il dialogo con Dante.
Nel canto 16 Dante vuole sapere dal suo antenato alcune informazioni che gli serviranno a capire alcune ragioni su ciò che sta succedendo in Italia. L'Italia è attraversata da guerre, corruzione, venir meno delle virtù antiche, che caratterizzavano soprattutto Firenze dei tempi di Caccia guida. Caccia guida fa un discorso generale dicendo che questa corruzione dei costumi e della politica è dovuta al fenomeno dell'inurbamento di ceti contadini arricchiti che hanno portato con loro questi atteggiamenti riprovevoli. Le loro attività erano dedicate unicamente all'arricchimento, ed erano ignote alle famiglie fiorentine del periodo tra le quali quella di Caccia guida. Nel canto 17 Dante chiede a Caccia guida il senso di alcune profezie che lo riguardavano, e che lui ha raccolto nelle prime fasi del viaggio nell'Oltretomba. Caccia guida allora gli spiega cosa si intendeva con quelle profezie,
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