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Appunti di letteratura italiana - Prof Francesca D'Alessandro

Lezione 1

Raffaele Mattioli, economo e presidente della Banca Commerciale Italiana, l'Intesa San Paolo, fu un letterato: tutti i lunedì sera riceveva nella sua casa i letterati più importanti e discutevano tra loro. Da qui nacque la Fondazione Ricciardi, casa editrice. Non vedo alcuna differenza tra una poesia e un bilancio. Nella loro espressione migliore, sono ciascuno un’opera d’arte e io mi avvicino a entrambi nello stesso modo. Quando leggo una poesia e un bilancio cerco di trovare il centro di gravità, il punto focale. Leggo e giudico. Come sono sistemate le cose intorno al centro? C’è un equilibrio naturale? Qual è il peso delle varie componenti? Le fondamenta reggeranno? Mi pongo queste domande sia studiando un conto di profitti e perdite o un sonetto di Shakespeare, sia la struttura gotica del Duomo o la fuga finale nel Falstaff di Verdi. Si cerca sempre la fonte della verità. E ciò si applica alla storia, alla filosofia, alla poesia: e anche all’attività bancaria che è di tutto un po’. (R. Mattioli)

Vede sia la poesia che il bilancio come edifici con punti di forza, di equilibrio. Va a ricercare il punto focale, che rappresenta la fonte della verità. C’è un equilibrio nelle espressioni umane che dove raggiunge le sue espressioni maggiori diventa una forma di arte. La ricerca della verità anima un’attività umana che si dia ragione di esistere. Questo cercare la verità nell’edificio che ha il suo equilibrio riconduce al concetto di bene culturale.

Punti di contatto tra definizione di bene culturale e caratteristiche fondanti della letteratura italiana, Mattioli aveva capito che la formazione umanistica e le competenze storico/critiche favoriscono la dialettica. C’è un dialogo, una relazione viva, tra autori e lettori. Questa relazione (e confronto) è una forma di relazione che consente di trasmettere determinati valori e che questi valichino i secoli, perché le generazioni si confrontano tra loro mediante i testi che stanno a monte.

Ad esempio, Dante nel primo canto descrive una situazione di disagio in cui si trova e il primo a venirgli incontro è Virgilio, ovvero la letteratura. È la trasposizione poetica della lettura delle opere di Virgilio che ha vissuto dall’interno con tanta trasposizione e godimento al punto da far sì che Virgilio poeta prende carne e sangue davanti a lui e quando ci racconta la sua lettura di Virgilio parla di un incontro fisico. La prima salvezza nella selva di Dante è venuta da un poema pagano, che lo ha talmente appassionato che si sente in dovere di ripercorrere quello che ha letto.

Nel primo canto Dante descrive una situazione di smarrimento, ma è salvato da un poeta, Virgilio. Questa è la trasposizione di quanto successo nella vita reale: Dante rimase talmente coinvolto nella poesia di Virgilio che gli parve di incontrarlo personalmente e di conoscerlo davvero. Dante si immagina come un nuovo Enea che torna agli inferi e compie una grande impresa.

La storia letteraria si basa sulle relazioni, non è un’avventura solitaria. Vi è dialogo, contatto, con chi è venuto prima, allo scopo di relazionarsi con i contemporanei. La Commedia infatti diventa popolare presso la sua contemporaneità, ma non solo presso i colti letterati perché c’è una viva forza relazionale con la poesia e la letteratura precedente. Questo gli ha consentito di instaurare una serie di relazioni coi suoi contemporanei, era fortemente radicato nel suo tessuto sociale.

Fare letteratura è un’esigenza di costruire monumenti, ovvero creare solide basi e fondamenta attraverso i quali trasmettere la civiltà che discende dalle relazioni. Il meccanismo attraverso il quale viene prodotto il testo è legato alla voglia dell’uomo di comunicare con gli altri. La letteratura non si genererà mai dalla volontà di scrivere un diario che deve essere sepolto, ci deve essere un’intenzione di protendersi verso gli altri. Nessun autore farebbe la fatica di scrivere se non fosse spinto dalla voglia di trovare nell’altro un interlocutore e uno specchio nel quale riflettersi --> l’altro è necessario.

Gli autori della letteratura sono i primi ad aver capito che nessun uomo da solo possa sopravvivere. La scrittura viene dall’umiltà di comprendere che ciascuno ha bisogno di chi lo interpelli e gli vada incontro.

Questo mettersi in relazione con il potenziale futuro lettore e potenziale autore successivo determina una rete, in quanto le suggestioni che si possono rintracciare dentro ad un testo sono molteplici e rivelano una storia di letture ed incontri precedenti.

La letteratura travalica i secoli attraverso il meccanismo attivo del dialogo, ciascun testo letterario è vita vivente, nasce con le letture fatte e si accresce nel tempo. Il testo è vivo e resta vivo nella misura in cui ciascun lettore troverà in quel testo una sfumatura che gli altri non hanno visto, quindi i testi nei secoli si accrescono e ingigantiscono restando sempre inerenti alla contemporaneità, in quanto chi legge lo fa inserito nel suo contesto storico sociale.

Se è vero che la letteratura si trasmette con una serie di incontri e dialoghi, allora è anche vero che il metodo che useremo non è quello da manuale. Il testo è la massima espressione di un uomo che si mette a nudo di fronte ai lettori, gli autori vogliono un rapporto paritario con i lettori, da uomo a uomo. Bisogna cercare la verità degli autori partendo dall’insieme delle piccole cose che gli autori ritenevano importanti da comunicare.

Ciascun testo letterario è un’entità vivente, nasce, si nutre delle letture fatte e si accresce nel tempo grazie alle innumerevoli sfumature che i diversi lettori possono trovare ed è così che i testi si ingrandiscono.

Perché ha senso studiare la letteratura?

  • Ha il pregio di rivelarci qualcosa in più circa la natura umana, la lettura dei testi è avvincente anche per rispondere agli interrogativi circa il mistero della vita. Gli autori si sono posti talvolta le stesse domande ed hanno trovato risposte o altre domande. Nel farci domande su di noi, ci poniamo domande anche sulla realtà, sul rapporto tra i valori, le azioni e la scrittura e molte volte gli autori classici danno forti risposte.
  • Con la letteratura la solitudine è vinta perché si entra in una rete relazionale, si capisce che ha senso approcciarsi ai testi. La letteratura dà anche la forza di mettersi in relazione con i contemporanei, non solo con il passato. Il passato ha senso solo se messo in relazione con la vita contemporanea.
  • Consente di andare a fondo nel mistero per cui un desiderio che inizialmente è solo nel pensiero, in qualche modo si fa realtà ed incide nella realtà di chi legge e scrive. Questo miracolo fa passare dal pensiero alla realtà che influenza la vita di tutti i giorni. La letteratura insegna che quando si crede veramente, allora si supera la barriera del possibile, sorge una forza tale da essere creativa. L’arte diventa uno specchio della forza dell’atto creatore di Dio, che dal sogno fa diventare possibile l’impossibile rendendolo esistente.

In fondo anche Dante fa vedere il sentimento della paura, egli comincia il suo percorso con l’angoscia di chi ha davanti il foglio bianco e sa che ha ancora tutto da fare. Lui aveva quel desiderio da tutta la vita, ma nella sua condizione peggiore (esilio, rifiutato dalla donna amata) fa la cosa più grande, ovvero scrive un poema che fonda la letteratura italiana cristiana partendo da un modello classico latino e pagano, ma lo fa perché il suo incontro con Virgilio gli ha cambiato la vita. Il suo incontro con l’Eneide e le bucoliche lo spinge e lo porta a compiere la sua opera. Il poeta Virgilio ha fatto capire a Dante che si poteva tentare un’altra impresa maggiore, Dante tenta l’impresa perché ha la gioia data dall’incontro con quei testi che lo vivifica nuovamente, gli dà nuovamente libertà e passione. C’è questo salto prodotto dal sognare e concepire cose straordinarie, quando si crede si crea.

  • La letteratura genera un’esperienza individuale ma assolutamente condivisibile. Questo favorisce lo sviluppo e la crescita personale in una relazione comunitaria.

Questa esperienza letterale ha delle ricadute che vanno a toccare:

  • Il piano estetico
  • Il piano storico: cosa volevano dire i testi nel momento della creazione e nella contemporaneità
  • Il piano etico: noi siamo alla ricerca della verità. Questo vuol dire che un testo letterario nasce per esigenza gratuita, autentica e con il desiderio di dire verità anche se non la Verità con la V maiuscola. Ciascun autore dice nel suo piccolo che vuole trasmettere quelle poche scintille di cose che ha capito. In questo senso rientra l’agire dello scrittore in una dimensione etica. L’inganno sottile di un’ideologia e di una corruzione devono essere assenti dall’opera letteraria.

Elemento comune tra beni culturali e letteratura: il bene culturale è tale perché oggetto di riconoscimento collettivo di condivisione, attraverso simboli e memorie vive in un’elaborazione progettuale, così come il testo letterario stesso.

La fruizione delle opere letterarie avviene in una prospettiva temporale, molto spesso intercorrono anni tra l’uscita del testo e la sua diffusione. Questo comporta una continua ricontestualizzazione di generazione in generazione.

Con la letteratura si formano legami forti e tenaci nel tempo. Quando un lettore entra in rapporto con un testo instaura una relazione dialogica, il lettore parla al testo e il testo risponde; ciò avviene perché i grandi testi non dicono solo e sempre una sola cosa e solo e sempre la stessa cosa, ma, a seconda di come sono interrogati, i testi rispondono, evolvono, nonostante l'identità rimanga quella originaria. L’individuo, a seconda del contesto esistenziale in cui si trova, legge uno stesso testo con spirito diverso. Il testo risponde alle domande che vengono poste loro e questo fa sì che si creino legami forti e tenaci.

La letteratura si fonda sulla condivisione di un patrimonio che si diffonde e ci accomuna. Questa condivisione di patrimonio fa sì che noi viviamo perennemente legati alle generazioni che ci hanno preceduto. Noi siamo chiamati a trasmettere il patrimonio che ci viene consegnato rinnovandolo.

Lezione 2

Monumentum, la letteratura come gli altri monumenti, inteso come ovvero ciò che ammonisce a ricordare, è continuamente bacino di raccolta dei valori paradigmatici della memoria collettiva nella quale la società si riconosce nel tempo. Questa tradizione si fonda sul dialogo, come rapporto gratuito affettivo, legato ad una scelta.

Tradizione

Definizione di data da Francesco Solmi --> appartiene a generazione di fine Ottocento, figlio di un docente universitario di Filosofia che si era occupato di Campanella, Leonardo e Galilei e che nella prima giovinezza gli dà una formazione letteraria umanistica attraverso la frequentazione quotidiana dei testi che gli leggeva. Il padre muore a soli 37 anni per tifo e il figlio resta a 12 anni privato anche della forza economica che gli avrebbe consentito di conseguire gli studi umanistici. Ciò comporta anche la vendita della biblioteca di famiglia. Egli approda alla laurea in giurisprudenza, ma è uno dei lettori più grandi del ‘900. A 20 anni arriva a Milano da Torino presso la Banca Commerciale che era diretta da Raffaele Mattioli, il quale aveva tale spirito di mecenate, che sapeva benissimo chi fosse quell’impiegato e quale fosse la sua passione.

Solmi ebbe il merito di fare una delle prime proposte di superamento della visione critica crociana, egli ebbe l’intuizione geniale di minare alle fondamenta del pensiero crociano, ribaltandolo e rendendosi conto che quello che importa è l’oggetto testuale. Quello che importa è la fatica e il lavoro che sta dietro all’oggetto testuale.

  • Croce: considerava critica delle cartacce quella che guardava alle varianti che che gli autori avevano fatto per arrivare ai testi definitivi
  • Solmi: dice che esiste un’arte di elaborazione che si deve vedere come un'entità dinamica. In questo modo il testo si vede come un'organismo vivente dietro al quale c'è un lavoro duro. Si ispirò alle influenze francesi come per esempio a Paul Valery.

Solmi fu guida e coscienza critica di molti autori del Novecento, come Montale con cui ebbe un legame forte dalla gioventù alla morte.

Solmi dà la definizione di tradizione: può dirsi che la tradizione non rappresenti una disciplina generica, bensì un’attualità viva e operante in ogni artista. In questo senso la «tradizione» si confonde con l’effettiva storia interiore dell’artista, rappresenta l’insieme delle sue esperienze tecniche e culturali, che sono anch’esse, a loro volta, conscie o inconsce [sic] che appaiano, originali e insostituibili. In questo senso, ci sono tante tradizioni quanti sono gli artisti. Ed ogni artista si ricollega a modo suo alla tradizione, che diventa, così, nient’altro che la perenne storia dell’arte. [...] La lotta decisiva, la fase suprema della creazione è destinata a concludersi in interiore homine, là dove l’eco delle polemiche non può giungere e la stessa tradizione ha perso ogni carattere dogmatico per diventare sangue e vita di chi se n’è nutrito. Considerato da questo punto di vista conclusivo, il «movimento» è nulla, e l’artista è tutto. Scomparsi i canoni e gli schemi, resta l’opera: che rivelerà con le opere del passato, con la «tradizione», parentele e legami del tutto inconsci e insospettati. (S. Solmi, Che cos’è la tradizione, «Ambrosiano», 13 aprile 1938)

Egli capisce che rinnegando il passato per il passato perdiamo quella che è l’identità collettiva e personale, diventando così un gregge senza punti di riferimento con cui relazionarsi. Non bisogna tagliare le radici in quanto nell’arco di una sola vita umana non si possono percorrere secoli di tradizione, tuttavia il rapporto con la tradizione deve essere un rapporto vivo, che porta a costruire cose nuove. Questo emerge già a partire dall’età moderna che inizia con Petrarca dal pdv letterario, ovvero nel 1324, periodo del superamento dell’età medievale, in quanto la tradizione già allora si pensava dovesse indicare una delle possibili strade, lasciando poi il successore libero di scegliere cosa fare. In questo modo Petrarca, che scriveva lettere ai poeti antichi, fa nascere l’idea che la tradizione sia imitazione, intesa come relazione dialettica attraverso cui creare qualcosa di migliore rispetto a quanto venga dal passato. Petrarca dice che senza dubbio chi viene dopo fa qualcosa di migliore di chi è venuto prima per mezzo di un dialogo profondo e nutritivo con i suoi predecessori.

Solmi dice che la tradizione è un’attualità, non è qualcosa di astratto, non è una disciplina ma è un’attualità viva, concretissima e sperimentata nel presente da ogni artista che è prima di tutto lettore/fruitore, poi egli stesso artista. La tradizione si confonde con la storia interiore dell’artista stesso. La tradizione ha senso solo quando coincide con la nostra storia interiore, cioè quando nell’interiorità della persona emergono testi letti, che hanno contribuito alla formazione della persona. Ciascuno ha quindi una tradizione differente perché a ciascuno scatta qualcosa dentro in momenti e condizioni differenti.

Solmi cancella il canone imposto, l’idea per la quale c’erano dei modi unici ed incontrovertibili ai quali ci si doveva conformare per produrre un’opera d’arte. Egli dice che ciascun artista porta dentro di sé la storia dell’arte intera. Ciascuno deve fare una scelta di opere d’arte che sia del soggetto stesso, che gli dicano qualcosa individualmente.

L’esempio di Dante diceva che lui aveva creato la sua tradizione precedente alla Commedia, questa tradizione si richiamava principalmente a Virgilio. Per lui è così viva che apre la sua storia incontrando Virgilio, che non è altro che la trasposizione letteraria della sua stessa tradizione. Nel ‘900 Dante veniva percepito come lontano, fu Eliot a riconsegnarlo agli italiani. Egli diceva che la tradizione non si eredita ma si conquista con una lunga fatica, ciascuno di noi dovrebbe essere consapevole di appartenere alla propria generazione ma di avere nel sangue anche tutta la tradizione respirata da Omero fino a noi, in quanto certe cose sono state tramandate senza che ce ne accorgessimo.

La tradizione per Solmi diventa perenne storia dell’arte, ciascun artista deve sapere che nel suo sangue scorre tutta quella vita che è passata da Omero e percorre fino ai nostri giorni. L’arte vera è frutto di una libertà creativa, nasce, cresce e si sviluppa nell’interiorità dell’artista, che è un nucleo relazionale. Scomparsi i canoni e gli schemi resta l’opera. C’è una rete sottilissima, ma tenace, che lega tutte le grandi opere le une con le altre.

Una eredità da tramandare: da Dante a Virgilio

«Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume?», rispuos’io lui.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher delafe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof D'Alessandro Francesca.
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