Letteratura italiana
Primi documenti in lingua italiana
Non si può stabilire quale sia il primo testo o documento della letteratura italiana. Per convenzione se ne scelgono alcuni più conosciuti e importanti. Nello studio della letteratura italiana si devono sempre tenere presenti tre diversi problemi:
- Residuo e costante del latino;
- Frammentazione linguistica (presenza del dialetto);
- Influenze di letterature straniere.
I primi documenti in lingua volgare risalgono al XII secolo. Il più antico in assoluto è l'Indovinello veronese, cui seguono le frasi apposte sull'affresco presente nella Basilica di San Clemente a Roma. Si ricordano ancora:
- Ritmo Laurenziano: scritto tra il XII e XIII secolo da un anonimo, racconta come un giullare chiede a Grimaldesco, vescovo di Jesi, il dono di un cavallo in cambio delle lodi a lui rivolte. Tale testo è scritto in prosa e i versi non sono scritti uno sotto l'altro ma uno di seguito all'altro (tre strofe a base ottonaria). Tali imperfezioni non sono da considerarsi capricci dell'autore quanto piuttosto consuetudine dell'epoca;
- Ritmo su Sant'Alessio: scritto da due anonimi, narra la storia di Sant'Alessio il quale, figlio di un ricco patrizio dell'antica Roma, nella sera delle sue nozze sente la vocazione religiosa e abbandona tutto e tutti per andare in Oriente per condurre una vita di penitenza e povertà. Dopo molti anni ritorna a Roma e vive tra i mendicanti nel sottoscala del palazzo del padre senza essere riconosciuto se non al momento della morte.
Ogni regione italiana, tuttavia, contribuì alla fioritura della letteratura scritta in volgare:
A) Poesia narrativa e didattica dell'Italia settentrionale (XIII secolo)
Primo fra tutti in ordine di tempo è Girardo Patecchio da Cremona i cui unici documenti pervenuti sono lo Splanamento de li Proverbi di Salomone, scritto in Alessandrini rimati a coppia (è un elenco di ammaestramenti morali) e le Note, scritto in canzone foggiata alla provenzale (è un elenco di tutte le cose che rendono incresciosa la vita dell'autore). Uguccione da Lodi invece scrisse un Libro, in lasse monorime di versi alessandrini, nel quale si medita sulla morte e sulle terribili pene infernali. Pietro De Barsegapè scrisse il Sermone, una parafrasi della storia biblica dei due Testamenti (creazione, storia di Cristo e Giudizio Universale). Giacomino da Verona descrive i gaudi del Paradiso e i tormenti dell'Inferno. Anonimo e un certo Bonvesin da la Riva sono i precursori del tema della Divina Commedia (Inferno, Purgatorio e Paradiso). Bonvesin utilizzava la tecnica del contrasto (polemica dialogata) con strofe di alessandrini monorima. Esempi di contrasti: dispute tra il corpo e l'anima, la mosca e la formica, i dodici mesi dell'anno, Maria contro Satana, ecc. Famoso è il Libro delle Tre Scritture: scrittura negra (la vita umana e le dodici pene dell'Inferno), scrittura rossa (la passione di Cristo), scrittura dorata (la morte del giusto e i dodici gaudi del Paradiso). Anonimo Genovese: nella sua opera si rivela la sobria e secca saggezza di un borghese benestante. La letteratura franco-veneta, invece, si basava sulle leggende franco-tedesche ad esempio Beuvon d’Haustone, Carleto, Ogier le Danois e storie favolose su Carlo Magno i suoi pari: Chanson de Roland, Entrée d'Espagne e Prise de Pampelune. Altri esempi sono Bove D'Antona, Rainardo Lesengrino.
B) Poesia religiosa in Umbria (XIII secolo)
Tema della poesia umbra è l'amore di Dio. Il primo che scrisse nella sua lingua madre fu San Francesco d'Assisi (1182 - 1226), con il suo Laudes Creaturarum (1224). Usò come base il Salmo 148 e altri minori. È caratterizzato da un forte legame tra le varie forme di vita della natura e la forza religiosa con la quale viene santificata la Natura inanimata; nello stesso vengono elencati gli elementi naturali nell'ordine conosciuto dalla scienza dell'epoca; ha un forte risvolto storico e ideologico perché si allontana dall'eresia catara che vedeva nella materia e nella natura solo negatività e peccato. Seguaci di San Francesco furono i Flagellanti (1258 - 1260) che svilupparono le laude (struttura della ballata). Jacopone da Todi (1230 - 1306) era procuratore legale; dopo la morte della moglie volge le spalle alla mondanità e alla sua vita precedente per vivere in penitenza. Scrisse le più famose Laude: sono caratterizzate dalla varietà di stili utilizzati (dalla limitazione del latino ecclesiastico alla poesia popolare, alla trasposizione dell'amore cortese nella relazione dell'anima religiosa con le divinità). Uno dei meriti di Jacopone da Todi fu quello di ridurre più e più l'ambito della poesia religiosa latina. Altri esempi sono:
- Stabat Mater - Anonimo;
- Dies Irae - Tommaso da Celano.
C) Lirica d'amore nel mezzogiorno (XII secolo)
La lirica amorosa cortigiana nasce nel sud della Francia e viene portata da trovatori vaganti nelle corti dell'Italia del Nord, i cui poeti cominciarono a cantare in lingua provenzale. Uno dei più famosi è Sordello dei Visconti da Goito. Tuttavia, la poesia provenzale si diffonde maggiormente in Sicilia alla corte di Federico II. La lirica provenzale non venne imitata nella lingua perché venne utilizzato l'idioma siciliano, ma solo nella struttura e nel contenuto. Oggetto della lirica d'amore siciliana era la materia amorosa: amore come umile adorazione, la sottomissione del poeta alla dama perfetta. Se quest'ultima non accetta l'offerta del poeta, egli l’ama ancora di più perché è più dolce soffrire per lei che gioire dei favori di un'altra donna più predisposta. Per tali motivi la poesia siciliana è considerata monotona, povera, impersonale. Capostipite di tale scuola è Giacomo da Lentini (o Jacopo). Egli provò tutti i generi metrici della scuola siciliana: canzone (la più usata), canzonetta, sonetto, discordo. A lui viene attribuita l'invenzione del sonetto: l'utilizzo dell’endecasillabo è fisso ed è anche fissa la struttura (due quartine e due terzine). Altri poeti famosi sono:
- Giacomino Pugliese (1235) la cui poesia è molto diversa dagli altri poeti: mentre questi usano stili e temi molto vicini ai modelli provenzali (=> corrente lirica aulica perché utilizza mezzi espressivi più elevati e tratta solo materie nobili), egli sperimenta vari stili e registri quasi a voler parodiare la poesia aulica provenzale;
- Cielo d'Alcamo scrisse Rosa fresca aulentissima tra il 1231 e il 1250 con il metodo del contrasto (= dialogo) nel quale un giullare sollecita i favori di una giovane di campagna, al principio senza esito, ma alla fine la vince. Il dialogo è naturale e spontaneo.
Ricordiamo inoltre lo stesso imperatore Federico II, il figlio Enzo, Pier Della Vigna e Jacopo Mostacci. Con l'avvento degli Angiò la poesia siciliana si spense.
La scuola toscana e bolognese
Tuttavia, la poesia provenzale si spostò verso la Toscana passando per Genova, Venezia, Bologna e forse Napoli. Poeti toscani da ricordare sono:
- Guittone D'Arezzo (1294), fu membro dei Frati Gaudenti. Passa dallo stile classico provenzale ad una poesia che tratta questioni morali e religiose; cita la Bibbia e Aristotele, inserisce latinismi e provenzalismi, rime interne e clausole ritmiche nei finali. Viene anche riconosciuto come uno dei primi prosatori in volgare (scrisse 22 epistole). Nelle sue prose sembra quasi che scriva in versi quasi a voler simboleggiare l'unione dei due stili (prosa e poesia);
- Bonagiunta Orbicciani degli Overardi di Lucca; trasforma la canzone in ballata: si passa dal tono cavalleresco a quello borghese didattico e stravagante;
- Chiaro Davanzati (1230 - 1280) è l'esponente principale della cosiddetta “scuola di transizione” tra la maniera siculo-toscana e lo Stilnovo. Inserisce nei sonetti questioni di meccanica, fisiologia, etica, teologia, politica e metrica e va in netta contrapposizione con Guittone D'Arezzo;
- Brunetto Latini (1210 – 1294), di professione notaio, scrisse il primo poema allegorico Il Tesoretto: è costituito da 22 capitoli in versi ottosillabi a rima baciata e tratta del viaggio del poeta attraverso i paesi allegorici della Natura, delle Virtù e dell'amore, dai lacci del quale, liberato da Ovidio, se ne torna verso l'Olimpo (cioè alla meditazione religiosa). Fu autore anche di una prosa famosa Tresor, scritta in francese (perché ivi in esilio). L'opera è divisa in tre libri: il primo tratta la creazione del mondo, della Natura, di Dio, degli Angeli, dell'anima e del corpo umano, della legge divina oltre che della storia da Adamo fino ai tempi dell'autore e trattati di fisica, astronomia, geografia, agricoltura e storia naturale; il secondo riassume l'etica nicomache di Aristotele aggiungendoci proprie considerazioni personali; il terzo parla di retorica e politica descrivendo l'istituto del Podestà. Ebbe molto successo e venne anche tradotto in volgare;
- Rustico Filippi: fu il poeta che trattò più di tutti la poesia giocosa: oltre a disquisire di questioni filosofiche, nelle poesie si scherzava sui casi della vita o su persone, ridicolizzandole, si trovava l'ironia in ogni parola e lo scherzo diventava satira;
- Poesia: Monte Andrea e Lambertuccio Frescobaldi (poeti minori).
Prosatori da ricordare invece oltre a quelli citati (Guittone e Latini) sono:
- Anonimi che scrissero prose avente ad oggetto leggende cavalleresche (esempio I canti di antichi Cavalieri I fatti di Cesare I 12 canti morali Re Artù): , e ne sono alcuni esempi;
- Fra Guidotto da Bologna che scrisse il Fiore di Rettorica, ovvero un compendio della retorica pseudo ciceroniana;
- Tommaso Gozzadini che scrisse il Fiore di virtù, nel quale vi sono sentenze, osservazioni ed esempi tratti da scritture bibliche, classiche medievali per definire e spiegare alternativamente una virtù ed un vizio;
- Bono Giamboni che scrisse il Libro delle Virtù: è un romanzo allegorico nel quale l'autore si immagina protagonista di un viaggio nel quale la signora Filosofia lo accompagna prima al palazzo della fede Cristiana e poi in una pianura dove Vizi e Virtù sono in continua battaglia;
- Anonimo che scrisse Il Novellino Cento novelle, una raccolta di racconti brevi avente ad oggetto aneddoti delle vite dei Santi, da leggende medievali e dalla letteratura romanzesca francese.
Il Dolce Stilnovo
Dalla scuola toscana nacque una nuova corrente poetica, incentrata sull'amore inseparabile dal cuor gentile e sulla dama angelicata. L'amore viene rappresentato ora come stato dell'anima e ora come mistica adorazione. Alla vista della donna amata, l'amante trema e spera solo nella morte liberatrice; altre volte l'amante viene inondato di beatitudine che lo innalza al cielo. Tale corrente viene chiamata Dolce Stilnovo.
Il maggior esponente fu Guido Guinizzelli (1230 – 1276) di Bologna. All'inizio riconobbe come suo maestro Guittone D'Arezzo ma ben presto se ne allontanò perché i modelli da lui seguiti si basavano sulla fredda e generica concezione dell'amore. Lui, invece, rappresentò in alcuni sonetti gli effetti dolorosi dell'amore, i sublimi sbigottimenti, gli ineffabili martiri. In altri sonetti, invece, esprime la mistica purità di un affetto che suscita ardore di virtù cristiane e solleva il poeta sommo bene, a Dio. Nei Sonetti di Guinizzelli la donna rappresentava il dissidio tra l'amore e il divino: se la immaginava dopo la morte prona davanti al giudice supremo che rimproverava la vanità dell'amore e lei per difendersi paragonava la donna amata ad un angelo. La sua più famosa canzone è Al cor gentil rempaira sempre amore.
La poesia di Guinizzelli viene maggiormente seguita a Firenze. Tra i seguaci fiorentini di Guinizzelli si ricordano:
- Guido Cavalcanti: per lui l'amore è passione che strugge divora, è una potenza nuova che assorbe e annulla tutte le potenze dell'anima, è una tragica minaccia di morte. È il poeta del movimento: le figure si incontrano in scene drammatiche e piene di agitazione pervase dall'alto dell'intima realtà;
- Lapo Gianni, Dino Frescobaldi e Gianni Alfani.
Il Dolce Stilnovo viene poi seguito anche al di fuori di Firenze. Si ricordano i maggiori poeti e prosatori:
- Sennuccio Del Bene: scrisse 14 componimenti di cui uno famoso nel suo tempo Da poi ch’i perduta ogni speranza;
- Cino dei Sighisbuldi da Pistoia: scrisse per la maggior parte sonetti amorosi; tra i più famosi quelli di una certa selvaggia, figlia di Filippo Vergiolesi (capo dei Guelfi Bianchi di Pistoia): ella somiglia ad un angelo di Dio, diffonde beatitudine e gentilezza, rinovella l'aria e la terra, il suo dolce salutare riempie di gioia il poeta. Ma il dolore si alterna alla gioia perché il poeta, essendo in esilio, non può godere della vista di Selvaggia. Ma il poeta non si affligge e si lascia trasportare dal dolore con compiacenza fino ad esprimere una soave melanconia;
- Francesco da Barberino: scrisse due poemi allegorico-didattici: Documenti d'amore (1310) che contiene documenti di morale, creanza e saggezza che Amore detta ad Eloquenza e questa le fa scrivere ai servi di Dio ovvero 12 personificazioni di virtù; Del reggimento e costumi di donna è una specie di galateo femminile ovvero i precetti che le fanciulle devono seguire in ciascuna età e circostanza;
- Jacopo Alighieri: figlio di Dante scrisse Il dottrinale (settenari rimati a due a due) nel quale si parlava di geografia, di astronomia, di meteorologia, di morale, di politica;
- Cecco d'Ascoli: scrisse L’acerva nel quale si parla dei cieli, delle loro influenze, dell'anima, delle Virtù, dei vizi, dell'amore, delle proprietà degli animali e delle pietre e risolve alcuni dubbi su speciali fenomeni psicologici e naturali. In altri trattati critica l'opera di Dante; egli è nemico delle favole e crede che solo la verità scientifica possa bastare alla poesia;
- Folgore da San Gimignano: scrisse una corona di sonetti di 14 sonetti (uno per ciascun mese dell'anno più uno di apertura e di chiusura) nel quale si immagina di descrivere godimenti e spassi adatti alle varie stagioni: balli, giochi, giostre amorose. Al contrario Cenne da la Chitarra fa la parodia di tali sonetti augurando le cose più tristi ed uggiose. Altri sonetti di Folgore si occupano delle occupazioni giornaliere di un nobile donzello fiorentino;
- Cecco Angiolieri: nel suo Canzoniere si rappresenta come uno scapestrato dedito al gioco, agli amorazzi e sempre in collera con i genitori. Nei suoi sonetti si uniscono l'odio della vita concepita come fatalità di dolore e l'amore della vita. Nel suo sonetto famoso S'i' fosse foco ardere’ il mondo, per 11 versi espone odio contro tutto e tutti fino a volgersi contro il padre e la madre e finisce con una risata non sincera che vuole ma non può dimenticare e nascondere il suo dolore. Lo scherzo si sovrappone al dolore, ma non lo annulla. Altro elemento essenziale della poetica di Angiolieri è la polemica con la malinconia, fortemente collegata con la mancanza di denaro (indispensabile anche in campo amoroso) che richiama il tema della miseria della vita quotidiana;
- Anonimo Toscano: scrisse I Fioretti di San Francesco nel quale vengono trascritti in prosa nitida e schietta le azioni, i miracoli e i discorsi del Santo;
- Domenico Cavalca: fu un importante traduttore autore di numerosi trattati, importanti per la forma semplice e popolare e per il nobile spirito cristiano;
- Fra Giordano da Rivalto: le sue prediche sono scritte in uno schietto idioma toscano;
- Frate Guido da Pisa: scrisse in prosa il Fiore d'Italia; essa doveva contenere in 17 libri la storia dell'Impero Romano dagli albori fino al tempo dell'autore ma solo i primi due sono pervenuti ai giorni nostri. Rimaneggia con garbo la materia classica e le espone con ordine e chiarezza;
- Dino Compagni: autore del poema L’intelligenza e della Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi tra il 1310 e il 1312. È ripartita in tre libri e descrive i fatti del ‘300, ovvero la divisione dei Guelfi bianchi e neri oltre che della pace del Cardinal Latino (fatto antecedente) e la spedizione di Arrigo VII (fatto successivo). È considerata un'opera piena di vita perché è scritta da uno che ha vissuto tali avvenimenti in prima persona. Non è una cronaca a tutti gli effetti ma un'analisi dei fatti trascritti da un uomo politico che giudica la storia contemporanea dando rilievo ai fatti che hanno prodotto in lui una profonda impressione e che gli sono sembrati più decisivi;
- Giovanni Villani: anch'egli scrive una cronaca, la più immensa pervenuta. Essa consta di 12 libri: inizia con la distribuzione della torre di Babele e arriva alla fondazione di Firenze da parte dei Romani. Continuando nel racconto dei secoli successivi, si tralascia il leggendario e la narrazione diventa...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Letteratura italiana
-
Appunti di Letteratura italiana
-
Appunti di Letteratura italiana
-
Appunti Letteratura Italiana