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L'esito è quello in cui oggi ci troviamo. Questo modello è una iper-semplificazione che, come tutti i

modelli economici, permette di sintetizzare i fenomeni ma non di spiegare qualcosa.

Nella fase di cultura 1.0 la concezione dominate assegna alla cultura il ruolo di produzione spirituale

e identificazione sociale dell'individuo. Ha funzione educativa ma ha un approccio paternalistico,

dall'alto al basso, e non è ancora esperienza culturale. Siamo in una fase in cui i sistemi economici

descrivono un'economia della scarsità e i meccanismi economici servono ad allocare in maniera

efficiente le risorse (oggi siamo in una fase di economia dell'abbondanza).

La dimensione occupazionale si occupa di distinguere tra lavori produttivi e improduttivi. Le attività

culturali rientrano nel contesto degli improduttivi e sono marginali nel pensiero economico.

L'arte è strumento di controllo sociale, non solo di educazione. Lo status riservato ai beni culturali è

lo status di beni pubblici e meritori (= bene a cui si riconosce un valore educativo e in funzione di

questo la necessità di un sostegno pubblico. Di solito un bene meritorio non è di mercato.).

L'obiettivo delle istituzioni che permettono l'accesso è quello di educare in maniera paternalistica

perché si riconosce il ruolo civilizzante delle arti.

In questa fase tutti i beni culturali sono fuori dal mercato, sono produttivi e di conseguenza

considerati meritevoli di essere sostenuti da un mecenate o da una figura che si occupa di erogare

servizi culturali. La spesa pubblica, laddove esiste, si concentra in musei, biblioteche, teatri e sulla

loro edificazione. Questo è un approccio temporale che si evolve e si modifica e le caratteristiche

dell'offerta culturale si muovono di pari passo con le esigenze della domanda. Aumenta in maniera

lenta la necessità da parte di un pubblico di avere contenuti cultuali a cui accedere.

Con lo sviluppo dei beni di welfare viene riconosciuto alla cultura un ruolo importante nell'ambito

dello sviluppo identitario delle comunità ma soprattutto di emancipazione sociale. Ed è per questo

che viene considerato meritorio. L'opera lirica è meritoria in quanto esprime verso l'esterno

informazioni rispetto alla traduzione storico-culturale.

È un periodo in cui si sviluppa in Europa una distinzione tra cultura alta e cultura bassa con un

sostegno quasi esclusivo verso le culture alte. Per la cultura bassa non è necessaria un'educazione

per comprenderla.

Le caratteristiche del mercato sono quelle pre-industriali di economie commerciali, grazie alla classe

media le forme di arte iniziano ad assumere un valore economico che prima non avevano, diventano

beni commerciali. La cultura diventa un bene-rifugio, diventa un'alternativa all'interno della quale

investire le proprie ricchezze.

Siamo ancora nella fase non produttiva. La figura del mecenate diventa fondamentale, chi produce

cultura cerca di soddisfare il gusto del finanziatore piuttosto che cercare di esprimere la propria voce

da un pdv artistico.

Le innovazioni tecniche non sono sufficienti a giustificare il passaggio di paradigma: insieme ad esse

deve aumentare il numero di persone disposte ad investire le proprie risorse e che desiderano

impiegare il proprio tempo in attività culturali. Le innovazioni si accompagnano a un aumento della

disponibilità di spesa e a un aumento delle esigenze di consumo culturale di questi soggetti. Grazie a

questa fase emergono le moderne economie industriali e con questo le industrie culturali.

Entriamo nella fase di cultura 2.0 che per un determinato periodo di tempo si sviluppa parallelamente

al settore industriale: si mantiene un atteggiamento conservativo ed elitario del proprio patrimonio.

Cresce l'economia parallela che porta il prodotto culturale ad essere un bene tangibile, replicabile,

producibile in un contesto industriale, quindi grazie ad economie di scala, un bene che porta profitto.

Il bene culturale assume un valore economico e ha un ruolo nella contabilità nazionale, diventa meno

marginale all'interno della riflessione economica, inizia a fare parte del pensiero economico. Il

passaggio è un passaggio di commercializzazione. 19

Il nostro approccio al patrimonio è un approccio, laddove cerca di realizzare di profitti, che rimane

fermo a questa fase. Nel nostro Paese siamo incapaci di sviluppare un'industria culturale competitiva

internazionalmente e siamo fermi a un’idea di commercializzazione di prodotto culturale: il prodotto

culturale per essere valorizzato deve generare un profitto. Non c'è una capacità di immaginare delle

complementarietà con il comparto industriale tradizionale. Siamo bloccati nel passaggio tra 1.0 e 2.0.

Anche nel settore industriale siamo stati incapaci di sviluppare competenze e capacità. C'è

un'incapacità di sviluppare legami deboli, ovvero fiducia generalizzata.

Non si riesce a sviluppare un'industria pesante, quindi un'industria capace di essere competitiva a

livello internazionale. Ci sono una serie di fattori di natura economico-sociologico.

Il processo di globalizzazione nei settori culturali è già presente dal '700. Le navi transitavano via mare

senza grossi problemi. Non a caso, parlando di cinema, abbiamo già all'inizio dell'800 investimenti

diretti all'estero che sono dei chiari investimenti strategici di integrazione verticale per collocare le

proprie sedi e i propri settori produttivi nei Paese in cui si vuole esportare il proprio prodotto. Se

pensiamo a una produzione culturale che assume una produzione industriale e risulta efficiente

laddove crea grandi quantità, la distinzione tra cultura alta e bassa tende a svanire. Quello che

interessa è il prodotto profittevole. In un contesto in cui grazie al lavoro, all'urbanizzazione, il numero

di persone che hanno accesso al consumo culturale aumenta, in questo caso risulta prevalente e

interessante per un produttore culturale occuparsi di contenuti popolari piuttosto che elitari perché

ciò permette di incrementare i propri profitti. Se pensiamo a come viene approcciato il nostro

patrimonio culturale e pensiamo all'organizzazione di grandi eventi, vediamo come la realizzazione

sia un approccio industriale ma applicato a un prodotto che non è industriale. L'obiettivo è quello di

mostrare contenuti culturali a un numero di persone più grande possibile nello stesso momento. Ha

un impatto in termini sociali molto importanti e dei costi esterni negativi molto importanti. Analizzare

i costi esterni è stato uno dei riferimenti più importanti nello studio economico dei prodotti culturali.

Ci sono politiche culturali poco attente agli effetti positivi e negativi sulla città es. negozi che devono

chiudere presto favorendo il dilagare di delinquenza.

Se pensiamo a qual è l'evoluzione del sistema della cultura 3.0, ovvero pensiamo a come la cultura si

possa integrare con i diversi settori produttivi e quindi ci collochiamo in un contesto economico di

abbondanza e non più di scarsità, abbandoniamo l'efficienza nella produzione dei beni culturali.

Secondo l'approccio 3.0 che è la naturale conseguenza dello sviluppo dei precedenti, vediamo che i

beni culturali non sono solo beni da conservare e profittevoli ma sono anche dei produttori di

contenuti. In questa fase ci si concentra sulla produzione di contenuti e su come i contenuti possano

influenzare tutti gli altri settori industriali. Se ci concentriamo su questo aspetto abbiamo incentivo

alla produzione nuova e alla creatività di contenuti non solo in maniera esclusiva ma anche

partecipativa, ma anche alla loro circolazione. Da un lato la produzione diventa più attenta al creativo,

al contemporaneo, la conservazione diventa sempre meno funzionale a un'idea di conservare uno

status quo ma diventa funzionale alla produzione di contenuti. Il consumo non è più solo il consumo

di un prodotto ma si trasforma in accesso a determinati contenuti, si sviluppano processi di

apprendimento collettivo e di capability building (costruzione di competenze e capacità), quindi si

passa da un paradigma economico riduttivo concentrato sulla specializzazione di settore a un

paradigma che enfatizza e sottolinea l'apprendimento collettivo. Secondo questo ultimo paradigma

la cultura non è più solo elemento da conservare, non è solo elemento capace di generare profitto

ma diventa un fattore decisivo per la riduzione di valore aggiunto intangibile all'interno degli altri

settori. Diventa struttura in grado di fornire contenuti, strumenti, pratiche, valore simbolico e

identitario, quindi valore aggiunto economico. 20

Negli approcci e nella visione della cultura transitiamo in una fase in cui la cultura è qualcosa di non

produttivo, poi diventa qualcosa che diventa produttivo e infine qualcosa che diventa generativo per

altri settori. Il contesto economico in cui si sviluppano questi paradigmi passa da un'economia pre-

industriale a industriale a post industriale. L'approccio alle risorse è quello che ci porta da

un'economia della scarsità a un'economia dell'abbondanza (= economia all'interno della quale i

settori produttivi fanno riferimento a prodotti e risorse che sono abbondanti. Le uniche risorse che

sono abbondanti oggi sono le risorse intangibili e di conseguenza sono le economie ad altissimo

valore aggiunto in cui la componente della creatività è la componente principale).

Abbiamo fatto l'esempio del computer Apple: se non dessimo importanza alla dimensione del

simbolico non lo sceglieremmo. La dimensione non è solo quella del simbolico ma anche quella

dell'esperienza. Il prodotto culturale è esperienziale, la connotazione dell'esperienza assume

importanza sempre nel contesto dell'economia della conoscenza e dell'abbondanza.

È importante evidenziare la differenza tra produzione di cultura e produzione di creatività. Il rapporto

è come quello che esiste tra ricerca di base (fatta in università) e applicata (in studi di ricerca privati).

• Ricerca di base: è fine a se stessa, non è orientata ad ottenere risultati vendibili. Permette

l'esplorazione, quindi permette di scoprire cose nuove

• Ricerca applicata: deve produrre dei risultati che possono essere trasformati in prodotto

vendibile. Nel nostro Paese si fa ricerca applicata solo nei settori farmaceutici. Si limita all'analisi

dell'esistente, quindi non porta a scoprire cose nuove.

La cultura deve essere anche fine a se stessa e le arti possono essere fine a se stesse, non

necessariamente devono servire a produrre un prodotto vendibile.

La creatività serve a combinare in maniera nota elementi già noti ma soprattutto a costruire qualcosa

che possa essere vendibile, profittevole.

Questa distinzione caratterizza fortemente le aree della produzione di contenuti culturali e creativi:

sono 7 aree concentriche. Partiamo da un cuore e via via abbiamo settori che partono dal core.

1. Il core è un settore scarsamente produttivo in termini di profitti economici ed è esclusivamente

culturale. Potremmo chiamarlo nucleo non industriale che si compone di settori ad alta intensità

di produzione di contenuti culturali creativi che non possono essere organizzati in modo

industriale, che producono esperienza e prodotti unici, non riproducibili o comunque

limitatamente. Arti visive, spettacoli dal vivo, patrimonio storico-architettonico.

2. industrie culturali: fanno riferimento al nucleo principale, alta densità di contenuti creativi,

produzione di copie in numero limitato. Editoria, musica, cinema, radio-televisione, videogiochi.

3. industrie creative: mantengono una struttura organizzativa industriale ma con una densità di

contenuti creativi inferiore rispetto alle industrie culturali, nel senso che devono rispondere a

necessità funzionali e non solo creative: architettura design, moda, cibo, comunicazione

4. piattaforme digitali: luoghi nei quali vengono prodotti contenuti ma nei quali la produzione è

limitata all'uso di contenuti prodotti in altri settori. Assumono una forma e una struttura

industriale in cui emergono aree di economia della condivisione e dello scambio volontario, non

necessariamente monetario. Luoghi densi di contenuti creativi ma non necessariamente originali.

5. settori complementari: non appartengono alla sfera della cultura e della creatività ma presentano

forti complementarietà strategiche: educazione, turismo culturale, Information Technology

6. economia dell'esperienza: settori non culturali nel quale sono importanti i contenuti creativi e che

si occupano di produrre beni strumentali e beni di consumo generale

7. scienza, tecnologia e servizi: settori esclusivamente produttivi e di fatto lontani dalla produzione

diretta di contenuti culturali. es. cappa per la cucina. Il nostro paese è leader mondiale di

produzione di cappe aspiranti. 21

Lezione 15

Negli ultimi 20 anni le politiche economiche si sono occupate di

• salvaguardare le istituzioni tradizionali

• favorire l'emergere di nuove istituzioni

C'è una grande distinzione tra gli approcci che abbiamo chiamato 1.0 e 2.0 che ci mostrano la

relazione esistente tra la tipologia di finanziamento culturale e il sistema economico a cui questi

fanno riferimento. Da questa distinzione possiamo generalizzare e prendere in considerazione le

politiche volte a tutelare la cultura materiale a immateriale.

Cultura materiale: considerare la forma di arte come espressione della cultura materiale.

A questa ha fatto riferimento uno sviluppo di idee relative alla tipologia di uso di questo tipo di cultura.

Si considera la cultura come un esercizio da praticare durante il tempo libero partendo da una

divisione del tempo neoclassica che distingue tempo di lavoro e tempo libero. All'interno di questa

distinzione fordista di uso del tempo come risorsa scarsa, fa riferimento l'approccio della cultura

come risorsa scarsa. I movimenti economici che interessano sono relativi all'efficienza

nell'allocazione delle risorse scarse.

A questo approccio fa riferimento anche un uso del territorio legato allo sfruttamento del patrimonio

storico-architettonico come forma materiale della cultura. Di conseguenza l'aspetto economico

(investimento in cultura) assume la forma di una spesa, la cultura di un costo. La separazione tra

spesa e investimento è fondamentale per capire come approcciarsi a politiche culturali sul territorio,

Se si considera la spesa culturale si capisce come dei requisiti di efficienza debbano regolamentare

questo tipo di aspetto economico. Non si prende in considerazione il fatto che non siamo più in un

contesto di economia della scarsità ma di abbondanza. Il nostro Paese è fermo a questa idea di

approccio: scarsità, idea di messa a profitto del patrimonio storico architettonico, ha un'idea

dell'utilizzo della cultura materiale come espressione materiale. È una delle ragioni per cui il nostro

Paese è incapace di sviluppare politiche culturali efficaci e di lungo periodo. Le nostre regioni si

limitano a riproporre politiche culturali utilizzate in altre Paesi o in altre regioni politiche svincolate

da territorio con esiti non positivi.

Questo approccio industriale in cui la relazione fra produzione, cultura e sistema economico non è

orientata alla creazione di un valore aggiunto, abbiamo di statico anche la relazione tra identità

individuale e sociale. Questo aspetto mette in discussione l'utilizzo di indicatori particolarmente

diffusi e semplici da applicare quando si parla di cultura materiale, ma risultano inadeguati quando si

cerca di affrontare questioni per quanto riguarda la componente tangibile della cultura.

Nel presente si sviluppano risorse immateriali che non fanno più solo riferimento a forme di cultura

tangibile ma anche intangibile in cui l'accesso alle risorse è maggiore rispetto al passato, così come la

ricchezza e quindi il benessere collettivo. Ciò rende obsoleti i vecchi modelli adottati e la possibilità

di accedere a contenuti infiniti ci permette di acquisire continuamente esperienze culturali sia come

individui che come società.

Noi siamo quotidianamente immersi in un contesto culturale. Questa possibilità di assorbire

continuamente contenuti ci permette di aumentare continuamente il nostro capitale culturale e di

modificare continuamente il mondo in cui noi come utenti sosteniamo l'offerta in modo sempre

nuovo, poiché il nostro modo di consumare cultura si evolve man mano che aumentiamo le nostre

conoscenze. Questo si traduce nel fatto che siamo in grado di elaborare delle preferenze ed

effettuare delle scelte. Questa abilità viene incrementata quotidianamente. Ciò porta il lato

dell'offerta ad adeguarsi ed evolversi permettendoci di migliorare il nostro paniere di consumo

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arrivato allo sviluppo delle promozioni culturali è un processo di diversificazione della richiesta e

dell'offerta.

Essendo così delicata la relazione tra questi due aspetti, è possibile che in maniera rapida si possa

arrivare a una spirale negativa (incapacità di differenziare le proprie preferenze, omologazione del

gusto, riduzione della produzione dei contenuti). Solo quando il meccanismo rimane virtuoso

potremo avere una rinnovazione nella produzione e un'estensione della domanda. Il consumo di

contenuti culturali richiede continuamente nuovi prodotti e nuovi servizi, quindi è fondamentale una

componente creativa sempre alimentata.

La capacità di produzione è sempre una produzione locale, il consumo è invece globale. Le

caratteristiche del territorio sono fondamentali per influenzare la tipicità di una produzione culturale

che può essere consumata a livello globale. È molto importante quando è necessario sviluppare nuovi

contenuti a forte valenza identitaria, quando è necessario aggiungere contenuti immateriali a un

prodotto materiale che ha già delle connotazioni ben precise. es. IKEA, multinazionale che produce

prodotti standardizzati: è un circuito vizioso in cui le preferenze vengono appiattite a favore della

standardizzazione. La capacità di un territorio di esprimersi da un pdv creativo dipende dagli elementi

sociali che caratterizzano un territorio. Quando si parla di bandi pubblici e reperimento di risorse

della cultura si dice che i soldi vanno dove ce ne sono già. Questo slogan sintetizza un aspetto

importante: dei territori particolarmente virtuosi dal pdv del capitale sociale, dove sono presenti

organizzazioni, persone dinamiche, sono luoghi che hanno le competenze necessarie per rispondere

alla domanda proposta da bandi internazionali. Non a caso soggetti che sono in grado di procurarsi

finanziamento pubblici continuano ad esserci.

A rendere più interessante il territorio è la relazione che esiste tra sistema economico, sociale ed

ambientale.

Oggi bisogna generare sviluppo agendo sulle caratteristiche del territorio, sugli abitanti stimolando

capacità e propensione di produrre innovazione. Solo di fronte a queste skills è possibile per un

territorio utilizzare le proprie risorse culturali crescendo dal pdv economico. È importante pensare al

modo in cui i residenti in un territorio possano accedere a queste risorse. Un territorio propositivo è

anche un territorio attrattivo, non solo socialmente ma anche dal pdv turistico, quindi favorisce il

proprio sistema economico anche grazie a questa tipologia di entrata. Il meccanismo a cui dobbiamo

fare riferimento parte dall'accesso dei residenti della cittadinanza e poi dallo sfruttamento delle

risorse. L'aspetto turistico deve essere derivato, ovvero il turista deve essere una figura attratta sul

territorio non solo per le presenze in termini di patrimonio storico-architettonico ma soprattutto per

quello che viene prodotto sul territorio. La società attrattiva è una società produttiva e di

conseguenza vitale, un luogo è interessante nelle caratteristiche di vita che lo distinguono dagli altri.

In assenza di questo risulta poco interessante un luogo perché diventa uguale a qualsiasi altro.

Questa dimensione dello sfruttamento culturale ha raggiunto il limite es. in molte città sono stati

annullati per problemi con i residenti molti festival musicali. Questi vanno a favorire la rendita

economica di alcuni elementi.

È necessario impattare in maniera negativa sul prossimo per favorire la diffusione di cultura? In che

modo si può ridurre l'impatto negativo? È il risultato della trascuratezza nei confronti dei cittadini.

Bisogna costruire un prodotto sociale più sostenibile dal pdv sociale.

Dove approcci di produzione industriale e consumo industriale falliscono si crea un vuoto perché

questi fallimenti non sono mai stati accompagnati da un nuovo progetto. Questo perché la cultura è

stata presa in considerazione come cultura 2.0. Questi modelli in cui viene considerato un prodotto,

non considerano il ruolo della cultura come produttore di valore aggiunto e il ruolo profondo che ha

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negli individui nell'alimentare la costruzione di mondi, nell’ipotizzare alternative a quello che di solito

si vede, la capacità di aumentare i modi di interpretare la realtà e di comprenderla e, di conseguenza,

le possibilità di azione degli individui all'interno di essa. È una fonte importante attraverso la quale le

persone sono in grado di sviluppare nuove categorie mentali. Avere nuove categorie mentali vuol

dire avere capacità di risolvere in maniera creativa problemi che si pongono di fronte. Quanto più

solo limitate le categorie degli individui, minori sono le capacità d reagire ai cambiamenti.

A livello di collettività, quindi di somme di individui, la cultura rappresenta l'insieme dei valori che

vengono prodotti all'interno della società, dei simboli, degli obiettivi e dei bisogni, delle norme di

comportamento. Tutto questo permette di andare a costruire, a partire dalle identità individuali,

l'identità collettiva della società. Si costruiscono così nuove dinamiche nella società.

Es. politiche adottate sul lavoro. Le tutele esercitate dalle istituzioni sono rivolte alle categorie di

lavoratori incapaci di reagire ai cambiamenti della società, spesso sono categorie di lavoro che hanno

basso livello professionale. I lavoratori della conoscenza sono privi di tutela non solo per problemi

legati alla definizione del lavoro entro categorie note e stabilite anni fa, anche perché si ritiene che

essi siano in grado di reagire in maniera migliore ai cambiamenti della società. Per questo la tutela è

rivolta verso lavoratori che sono considerati incapaci a reagire in società.

Andando verso le future politiche culturali è possibile aumentare le possibilità delle persone di

difendersi e di reagire tramite la creatività al peggioramento delle condizioni esterne.

È difficile perché c’è una componente soggettiva importante, ma una ancora più grande oggettiva

data dalla capacità di sviluppare visioni del soggetto che dipende dal suo passato.

Il grosso delle politiche culturali del nostro Paese sono politiche che fanno riferiamo a un contesto di

scarsità, a una gestione delle risorse e di accesso alle risorse che è legato all'idea di una produzione

culturale di risorsa come risorsa scarsa e utilizza per valutare la distribuzione delle risorse dei metodi

quantitativi. In realtà non è solo questo che importa quando si produce un contenuto cultuale. È

importante la dimensione di impatto, che è una dimensione out-come che richiede un'analisi di

periodo più lungo rispetto alle analisi di output. Pensando a quali sono le tipologie di bisogni che un

prodotto culturale deve soddisfare, non solo bisogni primari ma bisogni legati alla realizzazione della

persona (Piramide di Maslow). La produzione culturale serve a permetterci di sviluppare una nuova

capacità di pensiero. La dimensione relazionale caratterizza la scelta sul prodotto culturale. È un

modo per mantenere saldi i contatti con i miei amici. La scelta può variare anche in base alla variabile

tempo es. videogioco, Super Mario. La cultura serve a darci la possibilità, il linguaggio per capire quali

sono i nostri bisogni e per soddisfarli. 24

Lezione 16

Un intervento di politica come i 500 euro è un intervento che dal pdv monetario risponde alla

domanda, ma mette il problema monetario come unico problema di accesso. Non è una politica

culturale abilitante per capacità superiori rispetto a quelle che già le persone a cui la politica è rivolta

hanno. I problemi sono sia monetari, sia per l’esperienza di per sé, ossia la capacità di comprendere

le caratteristiche dell’esperienza.

L’esperienza culturale serve a costruire mondi di senso, dota le persone della capacità di immaginare

alternative possibili rispetto all’esistente e soluzioni diverse a problemi. Porta anche a definire la

propria identità. Nel contesto 3.0 la definizione dell’identità è variabile fondamentale per una

produzione culturale che non è solo entertainment (che è solo di profitto come qualsiasi altro bene

materiale).

Nel contesto post industriale in cui ci troviamo l’oggetto è l’identità e il comportamento. Il valore

aggiunto è un valore aggiunto creativo legato al modo di essere.

Pensiamo agli spot di automobili di gamma più alta, sono pubblicità che hanno sostituito la necessità

all’identità, il messaggio trasmesso è che questa sto possono procurarci delle esperienze, non solo

portarci al lavoro. Diverso è l’auto di gamma medio bassa che ci comunica ancora l’utilità.

Quando un bene come l’automobile, prodotta da industria pesante globale e differenziata, ci dice

che di fatto noi viviamo di esperienze, allora vuole dire che la dimensione creativa è l’elemento che

differenzia un prodotto dall’altro. Noi vogliamo identificarci con l'esperienza. È probabile che

abbiamo esclusivamente una visione ideale di questo tipo di esperienza. Questo vuole dire costruire

un’economia che vede l’identità al centro.

Oggi ci è sempre meno possibile aderire a modelli identitari precostituiti, prima si veniva divisi in classi

sociali facendo riferimento al lavoro. Noi da qualche anno non viviamo più questa esperienza. Il livello

di mobilità sociale si è frenato, non è detto che le nostre condizioni finanziarie miglioreranno con

scatti di carriera che c’erano una volta. Ci sono elementi che fanno sì che ci si trovi in una fase per cui

non ci possiamo rivedere in modelli identitari pre esistenti perché non sono validi e coerenti per la

nostra realtà. Ognuno si costruisce un ideale a cui aderire.

La dimensione culturale ci aiuta a costruire modelli identitari in cui riconoscerci. Il modello identitario

è la somma di ciò che vediamo, conosciamo e sappiamo. Il nostro contorno come persone non è

definito da quello che facciamo ma da quello che vogliamo essere. Ovviamente la possibilità di

riconoscerci o meno in un modello identitario ha un impatto importante sul nostro livello di

benessere, il nostro sistema culturale lo configuriamo in base al modello a cui vogliamo aderire.

L’identità si costruisce in questo modo e le esperienze culturali sono i mattoncini che servono a

definirci.

Abbiamo la capacità di definire e contornare il bisogno che è sociale, di relazione, integrazione che

nasce durante l’esperienza culturale. Ciò è importante fin dalla giovinezza perché le esigenze di

omologazione emergono con la pre adolescenza.

L’essere umano contemporaneo ha bisogno di auto rappresentazione molto forte e questo bisogno

si scinde in due momenti importanti:

• avere delle categorie mentali a cui fare riferimento

• costruire la propria identità.

In entrambe le fasi la proposta culturale è fondamentale per rendere questi due sottoinsiemi sempre

più grandi. Vediamo come la domanda sia già cambiata, oltre alla domanda di beni culturali materiali

abbiamo domanda di beni che soddisfino bisogni culturali identitari, ovvero beni dotati di senso per

le persone che li seguono.

L’esempio era il riferimento tra comprare un computer Apple o farsi fare un computer su misura con

altri pezzi che costa meno ed è più efficiente. Se devo soddisfare il mio bisogno di auto-

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rappresentazione compro un Mac, avendo un contenuto simbolico che vale quei 1000€. L'esempio

mostra come la dimensione identitaria prevale su dimensione materiale di avere uno strumento di

lavoro.

Parte complessa…

Siamo in un contesto esperienziale, i bisogni identitari influenzano il mio modo di domandare bene.

Domando beni con contenuto simbolico forte, hanno senso per noi come individui, quindi noi

consumatori culturali domandiamo simboli, ovvero oggetti che dicano qualcosa di noi alle persone

che ci stanno attorno.

Questo parte dalla fase più importante che è quella della pre adolescenza quando nascono esigenze

di inserimento all’interno della società e quindi di omologazione. L’esigenza di omologazione è molto

importante per la fase iniziale della socializzazione tra pari, personalità in costruzione, quando è

necessario somigliare a qualcuno (agli amici perché ho fase di scontro con genitori). È una cosa

inconscia che ci riguarda, un atteggiamento psicologico per l’essere umano che è animale sociale.

L'omologazione riguarda determinate categorie di persone tipo gli immigrati che hanno bisogno di

omologazione nel nascondersi.

L’omologazione è un elemento di conforto sociale sia quando ci porta a scomparire, sia quando ci

porta a farci notare all’interno di un gruppo ristretto di persone. Questi concetti ci portano

direttamente alla possibilità di essere abilitati e sviluppare un senso di noi altro, ci permette di seguire

una direzione della nostra identità che costruiamo in maniera autonoma.

Per fare questo dobbiamo capire il concetto di capacitazione, in riferimento alla teoria delle capability

di Amartya Sen che parte dalla teoria dei funzionamenti di Martha Nussbaum. La teoria della

capacitazione e la teoria dei funzionamenti sono stati sviluppati poi nello studio economico di

Kaheman. In che modo questi due studi fatti fuori da contesti culturali sono per noi importanti?

Si parla della teoria delle capabilities nel 1974, poi nel libro ‘Commodities e capabilities’ nel 1984. È

un autore facile e accessibile. Anche Lo sviluppo e libertà.

Libri di Amartya sono tradotti ed editi dal Mulino. Sono tutti libri utili e interessanti, lei si occupa di

educazione e meccanismi educativi che alimentano i funzionamenti.

Kaheman scrive Pensieri lenti e veloci.

In che modo queste teorie convergono verso di noi?

Abbiamo già accennato quanto ci costa sviluppare conoscenze nell’ambito artistico e culturale in

termini sia di tempo che monetari. Questi sono i valori che si usano per valutare un’esperienza

(biglietto, costo del viaggio, pranzo, gadget). Potremmo aggiungere il costo-opportunità di spendere

il proprio tempo anziché lavorare ma è troppo soggettivo. Questi sono i criteri materiali per valutare

un’esperienza, ma non ci dicono nulla dell’esperienza in sé. Uno fa l’esperienza misurata in valore

economico per una necessità educativa, non sappiamo se la persona sia in grado di capire la fase

storica, la tecnica.

La dimensione del disagio è rilevante nell'ambito dei beni culturali. È opportuno lavorarci per

migliorare l'accesso a contenuti culturali che vengono proposti. Di conseguenza, per aumentare la

domanda di contenuti culturali non dobbiamo necessariamente dare dei soldi, ma incentivare l'abilità,

ridurre il livello di disagio che porta a non domandare beni culturali che sminuiscono quando non

compresi. Questa è la politica culturale necessaria in un contesto in cui la cultura porta a definire

l'identità delle persone. Bisogna lavorare sulla dimensione dei costi immateriali che andiamo a

sostenere (il disagio). Possiamo chiamarli costi di attivazione o di accesso che sono strettamente

legati alla motivazione che ci spinge a orientarci su determinati contenuti culturali piuttosto che altri.

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La motivazione può essere

• strumentale: io studio perché so che studiando posso ottenere un lavoro che mi garantisce un

reddito più alto. Ci porta ad avere una conoscenza funzionale a quello che vogliamo fare/vogliamo

ottenere. La motivazione strumentale segue un percorso di crescita molto più fragile; se vedo

modificarsi la mia possibilità di reddito smetto di formarmi.

• intrinseca: dimensione della motivazione non funzionale al raggiungimento di un obiettivo

materiale. Studio perché mi piace conoscere. È una linfa vitale che spinge in avanti il livello di

conoscenza delle persone

È stato dimostrato che ad oggi è aumentato il numero di ragazzi che non studiano e non lavorano.

Perché uno dovrebbe abbandonare gli studi? La motivazione principale è: non mi serve, lo facevo

perché lavoro, non ho un diploma. È necessario investire in capacità cognitiva, una capacità che

aumenti il livello di motivazione intrinseca. Vuol dire fare riferimento direttamente alla teoria delle

capabilities, ovvero considerare la capacità cognitiva come la precondizione per la formazione di

qualsiasi risorsa immateriale.

Allora la nostra capacità cognitiva, la capacità di produrre contenuti può essere paragonata alla

capacità di costruzione sviluppata da Sen nelle economie in via di sviluppo. La teoria di Sen sviluppata

in India negli anni '70 si concentra sullo studio dei diritti di accesso alla sanità, si parlava di diritto alla

pulizia. È stata sviluppata in un contesto di analisi della crescita e lungamente si è occupato delle

caste, del ruolo che le donne avevano all'interno delle case e di come il riconoscimento dei diritti

potesse aumentare il livello del paese. In base alla sua analisi Sen riesce a dimostrare che il livello di

crescita di un paese, il PIL, è associato al livello di sviluppo che è misurato da degli indicatori di

sviluppo umano e il livello d viluppo umano è direttamente influenzato dal livello di diritti presente

in un paese. In particolare, Sen diceva che le persone, nel momento in cui esercitano dei diritti,

possono contribuire alla crescita sociale e materiale del paese, ma l'ostacolo non è potere o meno

esercitare dei diritti.

NOTA: LIBERTA' POSITIVA/NEGATIVA DI ISAIA BERLING

Libertà positiva: libertà di autodeterminazione

Libertà negativa: assenza di coercizione

Sen si occupa di libertà positiva, quindi io che esercito i miei diritti favorisco il livello di crescita del

mio paese. Il passo ulteriore è: io esercito una libertà positiva ma non basta solo questo, l'elemento

importante è sapere di avere un diritto e sapere di poterlo esercitare. Da qui la canalizzazione, la

capacità di riconoscere il proprio diritto, di vedere il diritto e di sapere di poter fare delle cose. Sen

dice che è necessario far sapere alle persone che si possono lavare. La canalizzazione è il sapere di

poter esercitare la libertà positiva.

Spostandosi in epoca preindustriale questo approccio è fondamentale per sviluppare i diritti. La

conoscenza, quindi la possibilità di accedere a contenuti culturali, rientra tra i nostri diritti. MA non

detto che sappiamo che questi sono nostri diritti, ovvero che siamo capacitati a questo riguardo. La

teoria di Sen ci porta a sviluppare la consapevolezza che è a monte della possibilità di conoscere.

Il collegamento fondamentale è tra capacità e funzionamenti: io posso immaginare delle soluzioni

alternative ai meni problemi ma non è detto che sia in grado di mettere insieme tutte le informazioni

che conosco. 27

Questi approcci teorici servono per giustificare i costi di attivazione. Il costo di attivazione di

un'esperienza culturale ma anche di tutte quelle esperienze che possono avere riferimento culturale

e hanno un contenuto identitario forte, sono legati alla nostra capacità cognitiva individuale. Maggiori

sono i nostri requisiti culturali, maggiore è la possibilità di accedere a un'esperienza significativa.

Quali sono gli elementi che ci portano a trovare gratificazione da un'esperienza? L'accesso a una

determinata esperienza implica livelli specifici di investimento cognitivo e motivazionale, quindi il

sostenimento di costi la cui entità dipende dal nostro bagaglio cognitivo accumulato. Maggiore è

l'investimento cognitivo richiesto, minore è il livello di accessibilità dell'esperienza. Il bagaglio

cognitivo si costruisce con l'esperienza durante tuto l'arco della vita. Costo di attivazione: equivalente

monetario del costo cognitivo e motivazionale che sosteniamo per acquisire le conoscenze necessarie

per accede a un contenuto culturale o a un'esperienza, ovvero l'investimento necessario per

permetterci di attribuire significato a quello che facciamo. Maggiore è il contenuto di senso proposto

da un'esperienza culturale, maggiore sarà l'investimento richiesto per potervi accedere. Ci sono i

fenomeni di lock in, fermarsi a metà strada, nel mio percorso di acquisizione mi fermo dove ci sono

esperienza che conosco, mi fermo dove so di non comprendere. 28

Lezione 17

Il concetto di capability è stato sviluppato in maniera teorica e pubblicato nell'84, il concetto di

funzionamento nell'89. Partendo dalle condizioni sanitarie in India il concetto si è poi sviluppato in

abitudini culturali coerenti con questo modello di sviluppo. La ragione è che le politiche culturali sono

l'unico strumento che può permettere di abilitare lo spettatore in termini di aumento delle proprie

capacitazioni da un pdv individuale ma anche collettivo. È uno strumento efficace per

controbilanciare i fallimenti del mercato, chiamati fallimento del governo, ovvero fallimenti verso cui

incorre anche il soggetto terzo che è chiamato a regolamentare il fallimento del mercato. Le politiche

cultuali dovrebbero servire ad abbassare i costi di attivazione che sono quei costi che le persone si

trovano a sostenere per poter avere accesso a una qualche forma di prodotto culturale. Le attività

culturali ma anche servizi culturali che hanno dei contenuti simbolici particolarmente elevati e

sfidanti richiedono da parte delle persone dei costi particolarmente elevati es. laurea specialistica:

costi elevati dal pdv monetario ma anche per il tempo necessario per acquisire le conoscenze per

poter accedere a un elevato livello di studi. Nell fattispecie l'esempio è quello di scegliere di studiare

al posto che lavorare. È un modo in cui in economia si misura questo genere di costo. Abbassare i

costi attraverso politiche culturali abilitanti vuol dire rendere accessibile dal pdf cognitivo l'utilizzo di

contenuti culturali particolarmente sofisticati. I 500 euro ai 18enni è una politica che incentiva la

domanda di beni culturali e va ad aiutare il settore e anche il consumatore solo laddove il limite è la

penuria di risorse economiche. Ma la dimensione economica non rappresenta la maggior parte

dell'ostacolo per i beni culturali, è più importante la dimensione cognitiva. Vuol dire che una politica

del genere è solo particolarmente efficace perché non va a correggere il problema della mancanza di

adeguatezza del soggetto davanti ai beni culturali e non va a modificare le abitudini di consumo. È

una politica utile ma non abilitante. In un'ottica di panorama scarsamente abilitata la strategia

migliore di fronte a una politica di questo genere è quella di vendersi il buono su Ebay per 250 euro.

In questo modo gli adolescenti possono fare quello che vogliono con i 250 euro. È una soluzione che

soddisfa tutti ma non è l'obiettivo della politica. In questo modo la politica fallisce --> economia di

fallimento del governo.

L'sito di lungo periodo di politiche con corto pdv (politiche miopi) è quello di portare a uno

scadimento del patrimonio inteso come somma di beni fisici e materiali culturali. Riguardo al

patrimonio intangibile a un problema di scadimento si accompagna un problema di deterioramento

della capacità di trasmissione della memoria e delle competenze necessarie per la sua conservazione.

es. 25 aprile: il termine liberazione è stato sostituito da libertà. Hanno due significati molto diversi

che vanno a modificare la storia dell'evento. È un esempio di deterioramento del patrimonio

intangibile (la nostra storia), di incapacità di trasmissione corretta della memoria e di perdita delle

competenze necessarie per mantenerla in quanto tale.

Definizione e sviluppo del concetto di capability

Capability è un termine tradotto con capacitazione ma non riesca cogliere in pieno il significato di

questa parola. È intraducibile perché nella nostra lunga la capacità ha a che fare con il saper fare e

con l'azione mentre la connotazione inglese non fa riferimento a questo. Viene tradotto nella nostra

lingua all'interno di testi che risalgono agli anni 90, in particolare con Sviluppo e libertà nel '99. Il

concetto è sintetizzato ed è considerato legato al benessere, alla prosperità, al well being individuale

dove non dobbiamo pensare all'idea di benessere come viene tradotto nella nostra lingua, ha a che

fare con lo stare bene. Queste parole si concretizzano nell'autorganizzazione degli individui

attraverso la possibilità di scelta. l'economista che sottolinea questo aspetto è un premio Nobel che

parla di possibilità di scelta e non di ordine delle scelte. L'aspetto rivoluzionario è dato dal fatto che

è importante quando si trova a monte della scelta, ovvero il fatto che le persone siano a conoscenza

29

della disponibilità di alternative e che in base alla disponibilità di alternative siano in grado di

ipotizzare delle scelte e in base a questo di effettuarle. Lo sviluppo deve avere una relazione molto

più stretta con la vita che viviamo.... cit. da Sviluppo e libertà. Le parole che evidenziamo sono sviluppo

inteso non come crescita ma come dimensioni che riguardano l'indice di sviluppo umano e lavorato

dalle Nazioni Unite nel ‘91 e che hanno fra i propri indicatori aspettativa di vita lunga e in salute,

livello di educazione, accesso a risorse necessarie e sufficienti per acquisire uno standard di vita

decente. Il concetto di decenza è un concetto economico, non morale, e riguarda una condizione di

sufficienza. Ha un'applicazione prevalentemente sanitaria. Considerando lo sviluppo in base all'indice

di sviluppo umano delle Nazioni Unite, vediamo come sia importante la cultura perché svolge un

ruolo fondamentale nell'ambito dello sviluppo delle vite e delle libertà di cui godiamo e della loro

estinzione. Sono fondamentali per accrescere la nostra competenza nell'essere individui sociali e

quindi migliorare il nostro ruolo all'interno della comunità in cui siamo inseriti. Abbiamo fatto

riferimento al concetto di libertà positiva e negativa. Questo tipo di analisi si colloca nel contesto di

studi delle libertà positive. Le libertà positive sono strumentali (= legate agli strumenti di cui possiamo

usufruire) e sostanziali (= essere in grado di sfuggire a condizioni di privazione). Successivamente la

definizione di questo concetto la letteratura sociale ha sviscerato il concetto di capability in capability

propriamente detta e funzionamenti. Il rapporto tra capability e funzionamenti è il seguente: la

capability sta al funzionamento come il possibile sta all'attuale. Ciò che può essere non

necessariamente è ciò che è. Il funzionamento è la somma delle cose che una persona può desiderare

di essere o di fare secondo le sue potenzialità interne. La capability è un insieme di abilità che

permette di costruire le potenzialità interne che diventano nostri modi di fare. Questi sono attivatori

che permettono lo sviluppo degli individui. Sono combinazioni alternative che ci permettono di

realizzare la nostra libertà sostanziale, ovvero mettere in atto stili di vita alternativi. Questo va a

costruire il nostro well being. Andare a mettere in atto stili di vita alternativi vuol dire comprendere

l'esistenza di alternative di stili di vita. Pensare la mia vita diversamente da quella che è e ho degli

strumenti per raggiungere così quello che voglio. Tipologia dei diritti che abbiamo e quelli per cui

l’occidente lotta sono legati al modo di essere delle persone, legati allo stare bene e alla possibilità di

esprimere se stessi al meglio. Capire come l’estensione del diritto possa essere raggiunta attraverso

il benessere culturale.

Estensione della consapevolezza dell’esistenza dei diritti legati al modo di essere.

Le proposte del legislatore sono leggermente indietro rispetto a quello che sono i cittadini. Le

proposte della società civile rispetto alle coppie di fatto sono arrivate molto dopo rispetto agli altri

paesi, circa 40 anni dopo.

Il diritto di voto è un diritto della persona che le permette di esprimere il suo valore; è necessario per

esprimere il valore di un individuo in quanto tale. Acquisizione di capacità da parte delle donne di

esercitare il mio diritto: votare.

Si arriva al riconoscimento di un diritto, come diritto di persona complesso e legato al modo di

esprimersi: acquisizione culturale che tratta di una normalizzazione di un diritto. Non ha senso che le

donne non votino o guidino. Acquisizione della consapevolezza di questi diritti è una consapevolezza

culturale.

Trasmettere attraverso uno strumento che è una piattaforma dei contenuti culturali. Attraverso

questo servizio, l’operatore rende disponibili contenuti relativi a posti diversi.

Mercato crescita, attenzione delle tematiche e attenzione ai contenuti. Trasmissione di contenuti

eterogenei: persone li guardano e si abituano. Nell’ambito culturale, si ha l’inclusione nelle nicchie

del mainstream. In questo senso, l’operatore ha svolto un ruolo importante di una tematica che viene

tradotta in diritto - processo di normalizzazione. Diritto che viene così rispettato e regolato. Processo

30

sempre migliorabile: politica culturale che permette di abbassare i costi per accedere ai contenuti

culturali e sapere tutte le possibilità a disposizione, ci da strumenti per sviluppare le nostre attitudini

interne e ci porta a cambiare come individui, ma non solo come persone anche come gruppi sociali.

Persone capaci di costruire e riconoscere bisogni e quindi crescere all’interno della società.

Servizio culturale che ha la possibilità di soddisfare il mio bisogno.

Esperimento: lavoro per gruppi di 7-8 persone in cui si cerca all’interno dei gruppi di sviluppare un

problema bisogno culturale e la soluzione

Capacità di riconoscere un bisogno, individuarlo e sviluppare delle risposte e delle soluzioni che

permettono di risolverle.

• Mancanza di spazi per artisti emergenti e scarsa attenzione nei confronti degli emergenti

• Sgravi fiscali per chi si vuole occupare di arte: mancanza tariffe agevolate per studenti di arte,

• Mancanza conoscenza delle basi culturali e mancanza di competenze e competenze organizzative

nel settore

• Modalità curatoriali troppo comuni

• Mancanza di eterogeneità nell’offerta: troppi eventi che interessano troppe poche persone,

polarizzazione

• Orari di apertura

• Maggiore controllo ed educazione all’interno dei musei

• Esigenza di infrastrutture per raggiungere i luoghi culturali e collegamenti

• Disinformazione legata alla scarsa pubblicità e promozione delle mostre

• Costi troppo elevati

• Mancanza dei servizi accessori: accoglienza bambini e cani

• Mancanza di interattività: difficoltà nell’interazione legata agli eventi e la condivisione di

contenuti con le persone, condivisione fisica dell’esperienza fisica, di contenuti, ma anche di

oggetti.

• Mancanza di spazi di aggregazione

• Barriere architettoniche

• Agevolazioni di studio di musica

• Bisogno di studiare lingue con madrelingua in un contesto pubblico

• Questione aggiornamento di spazi pubblici e gratuità uso dei libri e contenuti

Scelti

• Educazione come migliorare abilità del vivere sociale

• Spazi per artisti emergenti

• Riduzione del costo dei biglietti

• Aumento dei finanziamenti per studi all’estero

• Miglioramento delle basi culturali

• Disponibilità di spazi pubblici culturali e miglioramento della qualità.

Esigenze culturali

1. incentivo allo studio, inteso come abbassamento delle tasse (Italia tra i paesi europei peggiori

sotto questo aspetto)

2. bisogno di movimento, necessità di conoscere nuove realtà, viaggi

3. bisogno di agevolazione per partecipare ad eventi culturali

4. bisogno di aggregazione

5. sensibilizzazione verso tutte le forme di arte. 31

Tecnica del disegno dei servizi: vengono utilizzati strumenti di design e di gioco per risolvere problemi

di natura collettiva e pubblica, ma anche culturale. Si possono aggregare le persone anche senza le

categorie che possono essere individuate attraverso fasce di età, professione. Ci sono degli interessi

culturali che possono aggregare queste persone in target specifici in base ai loro bisogni.

Si tratta di una pratica che permette di trovare delle soluzioni dal basso, facendo emergere dalla

collettività e dalle persone i bisogni sociali per permettere ai servizi ed attività culturali di

sopravvivere.

La proposizione e l’adozione di medesimi modelli in diversi spazi si ha un fallimento poiché non si

possono applicare policy e politiche in Paesi diversi poiché vi sono delle caratteristiche specifiche per

ogni luogo. Ciò è causato anche da alcuni limiti che determinano il fallimento di questi modelli.

Nonostante ciò, si prova lo stesso e si cerca di trovare delle soluzioni ai vari problemi.

Le persone non influenzano l’agire con l’ordine di preferenze. 32

Lezione 18

I musei

La fabbrica della cultura - Santagata

I musei - Palletti-Maggi

I musei sono una delle più importanti istituzioni culturali del mondo, rappresentano una di quelle

istituzioni che, al pari degli enti lirici, attraversa una fase di grossa difficoltà finanziaria che nasce dalla

ristrettezza, dal taglio delle risorse pubbliche, e dalla natura stessa dell'istituzione, che è senza scopo

di lucro e non può essere auto-sostenibile dato che esiste la malattia dei costi. Nei Paesi analizzati da

Pelletti - Maggi (200 Paesi) i musei attirano più visitatori degli eventi sportivi, quindi sono istituzioni

estremamente importanti per attivare i mercati connessi alla ricettività.

Definizioni date nel corso del 900

International Council of Museum (ICOM), 1946, fa riferimento alla fondazione di quest'organizzazione.

Viene definito come insieme di collezioni aperte al pubblico di materiale artistico, tecnico, scientifico,

storico o archeologico inclusi zoo e giardini botanici, escludendo le biblioteche a meno che non

mantengano sale di esposizione permanenti. La definizione prevede che ci sia una collezione aperta

al pubblico, quindi l'accesso è una variabile importante per definire un museo sin dalla sua fondazione.

C'è una certa eterogeneità nel definire i contenuti che possono essere artistici, tecnici, scientifici,

storici o archeologici. Le parole chiave sono collezione e aperture al pubblico.

Prima modifica della definizione nel 1951quando viene introdotto il concetto di interesse pubblico =

cosa deve fare il museo con le sue collezioni per andare incontro all'interesse pubblico, ossia studiarle,

preservarle e migliorarle in vari modi ma soprattutto attraverso l'esposizione al pubblico al fine di

diletto ed istruzione. In questo caso vengono introdotti i concetti di interesse pubblico e diletto,

ovvero l'esposizione e l'accesso non devono essere solo educativi ma possono servire anche

all'intrattenimento. È importante perché nella prima definizione si parlava solo delle caratteristiche

del museo, ora si parla delle finalità.

Nel 1961 si introduce un ulteriore concetto molto importante, il museo deve essere un'istituzione

permanente. Nel corso del tempo è stato definito cos'è il museo, a cosa deve servire e quale

dev'essere la sua organizzazione.

Vengono inserite all'interno della categoria anche riserve naturalistiche e monumenti storici. Viene

sottolineata l'importanza delle riserve naturalistiche e del ruolo del paesaggio come luogo di

conservazione della tradizione naturale ma anche antropica.

Nel 1971 la definizione viene ampliata, ci si concentra sulle funzioni del museo che deve essere al

servizio della società e del suo sviluppo. Si parla di sviluppo facendo riferimento agli indicatori di

sviluppo umano e in particolare al modo il cui la cultura serve a crescere.

Nel 1989 abbiamo una nuova definizione. Il concetto di sviluppo dell'uomo si estende a sviluppo delle

persone.

Nel 1995 e in quegli anni le organizzazioni cercano di attribuire una nomenclatura e capire quali

possono essere le strutture amministrative più adatte a tutelare questa tipologia di istituzione.

33

Vengono considerati musei anche le organizzazioni pubbliche responsabili dei musei e le

amministrazioni che gestiscono i musei e la loro ricerca. Sottolinea l'importanza delle amministrazioni

dei governi e locali che svolgono un ruolo sempre attivo nel mantenimento e nello sviluppo delle

istituzioni museali. Vuole estendere la sua tutela alla ricerca laddove la ricerca si svolge in luoghi

esterni allo spazio del museo.

Nel 2004 un ulteriore passaggio. Viene introdotto il concetto di patrimonio immateriale, quindi il

museo viene definito come un'istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e

del suo sviluppo, aperta al pubblico che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali

dell'uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone a fini di studio,

d'istruzione e di diletto.

Istituzione permanente: vuol dire che le organizzazioni che tutelano l'istituzione si rendono conto che

per tutelare il patrimonio materiale e immateriale è necessaria una struttura stabile con del personale

esperto e una visione di medio e lungo periodo. Solo una struttura permanente può riuscire a

perseguire le finalità sociali che questo tipo di istituzione si pone.

Senza scopo di lucro: conservare e tutelare sono due attività che faticano ad essere profittevoli, quindi

non sono compatibili con un interesse di mercato. È necessario che l'organizzazione sia senza scopo

di lucro. Può essere pubblica o privata.

Al servizio della società e del suo sviluppo: ci introduce all'apertura al pubblico. Dev'essere per

vocazione aperta al pubblico. Questo vuol dire che l'organizzazione non dev'essere concentrata

esclusivamente sui beni che gestisce ma sui suoi visitatori. Vediamo che analizzando questo aspetto

le nostre organizzazioni sono lacunose, bisognerebbe migliorare l'accessibilità

Aperto al pubblico: non devono essere dei contenitori di oggetti ma dei luoghi di incontro e crescita

culturale per la popolazione. Un museo è aperto quando è accogliente e permette ai membri della

comunità a cui si rivolge di accedere a una formazione culturale che interagisca continuamente con i

beni che vengono conservati.

Che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali: è importante perché il museo deve

raccontare la storia dell'uomo o della società umana a cui fa riferimento. Per poterlo fare è necessario

approfondire il lavoro di ricerca e di studio che viene svolta all'esterno dello spazio mussale.

Storia delle società umane e del loro ambiente: ambiente è inteso come territorio, ovvero come luogo

che si modifica in seguito alla presenza dell'uomo. A meno che non sia un museo naturalistico, il

museo deve mostrarci come il territorio cambia in seguito all'intervento dell'uomo.

La missione è acquisire, comunicare e conservare attraverso l'esposizione: sono le funzioni che si

devono integrare all'interno del museo

Per scopo di studio, istruzione e diletto: ci mostra come già nell'ambito di quest'ultima definizione la

comunicazione sia da non sottovalutare per permette al museo di svolgere le proprie funzioni.

La comunicazione è importante perché i musei si trovano nell'esigenza di ampliare il proprio spettro

di pubblico. Quali possono essere gli interventi in questo senso? Abbiamo visto che politiche culturali

all'interno del museo sono state applicate con efficacia da parte del Ministro Franceschini. Sono state

34

adottate politiche rispetto all'accesso nei musei. Nel nostro paese in particolare, dato che le strutture

sono spesso pubbliche, esse sono vincolate alla contrattualistica del lavoro pubblico.

Problema dell'orario di accesso: i musei risultano poco accessibili perché aperti in orari poco

funzionali alla maggior parte delle persone o sono chiuse. Non ci sono risorse per pagare le persone

che tengono aperti i musei. Al concetto di accesso si è data la definizione di apertura, un museo è

accessibile quando è aperto.

Non è questo l'unico limite alla dimensione di accesso per queste istituzioni. Si è cercato di dare

risposta attraverso aperture in orari non convenzionali come la sera o la notte. Questo tipo di

intervento è stato positivo, con una buona risposta da parte dei visitatori e del pubblico.

Un'altra misura che è stata osservata è stata quella del costo del biglietto: un museo non è accessibile

perché prevede una barriera all'entrata data dal prezzo del biglietto. Se vogliamo considerarlo come

limite, allora gli interventi che sono state fatti come le domeniche gratuite rappresentano una politica

efficace. Sappiamo che i feedback sono stati positivi, molte persone hanno usufruito di questa

possibilità. Entrambe le politiche hanno fato buoni risultati. Sono politiche abilitanti, ovvero che

migliorano il livello di accessibilità degli spettatori? Oppure possono creare nuove problematiche (es.

congestione di persone quando l'ingresso è gratuito)? Rispondono a un bisogno o sono solo branding?

Le persone che vanno al museo la domenica ne approfittano del fatto che è gratuito o sono persone

che hanno un vincolo di bilancio molto basso? L'andare al museo diventa un andare al museo fine a

se stesso, non per acquisire dei contenuti, essere in qualche modo educati o istruiti. Allora questo

tipo di politica non va a cogliere nel segno perché non è specifica. Queste politiche non vanno ad

aiutare categoria svantaggiate, anzi, aumentano i costi da sostenere per l'istituzione che non sono

nemmeno produttivi.

NOTA: COSTI PRODUTTIVI E NON PRODUTTIVI

Costi produttivi: costi che posso associare a un investimento. es. assumo personale temporaneo per

redigere contenuti di una mostra. In questo caso il personale mi permetterà di avere un output che

utilizzo a scopo educativo o che posso mettere sul mercato.

Costi non produttivi: es. assunzione delle guardie. Pago esclusivamente il controllo, non vado a

generale output culturali scaricano sull'istituzione dei costi aggiuntivi.

Il rischio della congestione porta a questo tipo di corto circuito, perché effettivamente una domenica

gratuita porta il museo a non avere entrate, che non vengono compensate dal Ministero. Nasce il

rischio che l'istituzione si trovi nella condizione di non poter gestire l'organizzazione non potendo

misurare i flussi in entrata e in uscita.

Questo è l'esempio di politica buona ma superficiale. Il ministero si è limitato a dare sostegno alla

domanda senza interrogarsi su cosa si abilitante o cosa non lo sia. Siamo fermi a vedere il numero di

biglietti venduti e la quantità degli accessi senza pensare alla qualità degli accessi e, quindi, alla vera

mission delle istituzioni culturali.

Si è scelta la via più semplice e meno dispendiosa, hanno sostenuto one shot le politiche del consumo.

Il caso del cinema

La domenica gratuita può avere un ulteriore effetto negativo se paragonato con la politica adottata

per il cinema. Era stata istituita una giornata in cui il cinema era a 1€. Questa politica è durata pochi

mesi perché c'è stata una rivolta di popolo, gli operatori si sono rifiutati di praticare un prezzo troppo

basso perché secondo loro il prezzo troppo basso dequalificava il prodotto creando una distorsione

del mercato che dava una cattiva informazione al consumatore. Un prodotto per cui pago poco è

anche un prodotto che vale poco. Inoltre, se un giorno si può pagare 1€, chi pagherà 13€ la settimana

35

dopo? La giornata a 1€ non ha portato a flussi importanti, per cui si ritiene che effettivamente le

persone non siano state disposte ad accettare questa svendita di contenuti culturali, quindi la politica

è stata abolita rapidamente. Alcuni direttori del museo si sono posti il problema. Questo tipo di

intervento spot creava dubbi. Le persone entrano al museo una volta gratuitamente ci rientreranno

a pagamento? Quindi questo amo volto ad attrarre gli spettatori permetterà di indurre un

comportamento positivo nello spettatore? Non abbiamo ancora informazioni sufficienti, ci vogliono

almeno 5 anni.

Il caso del Museo Egizio

Consideriamo un altro tipo di intervento. Il Museo Egizio ha aperto una giornata gratuita alle donne

egiziane. Va a mostrare una politica non regionale atta ad ampliare una fascia di pubblico. Avendo

bisogno di ampliare il pubblico si sono dovuti rivolgere ad altre nicchie, rivolgendosi al settore di

mercato più facile. Per quali ragioni le popolazioni del nord-africa non va al museo? Per problemi

legati al denaro, al tempo, per problemi culturali. C'era un'idea che non era solo quella di non

spendere dei soldi, era quella di aprirsi a un'altra comunità attraverso dei contenuti facilmente

condivisibili. La tipologia di polemica che questo intervento ha scaturito ci fa vedere qual è il problema

delle politiche culturali nel nostro paese. Parlando di problemi di accesso ci si riferisce a tutte le

persone che hanno un diritto di residenza o asilo. Prima il museo ha analizzato il proprio pubblico,

poi ha analizzato caratteristiche di pubblici potenziali.

È importante capire perché le persone non vanno al museo. È facile capire come portare persone al

museo ma non è facile capire perché le persone non vanno al museo. Spesso le ragioni sono

indipendenti dalle categorie intrinseche del museo stesso, dipendono dalle preferenze del

consumatore. Allora diventa importante mappare i consumi in maniera sempre più prossima. Con

prossimità si intende che le persone hanno delle somiglianze in termini di preferenze culturali, quindi

bisogna mappare le preferenze culturali. Non bisogna limitarsi ad esporre dei beni e lasciare che le

persone arrivino, bisogna creare un discorso narrativo che permetta alle persone che visitano il

museo di trasmettere l'esperienza positiva.

Ci sono dei lavori interessanti sulle tipologie dei consumatori. I Musei Vaticani hanno stimato che il

tempo di permanenza davanti a un'opera è di pochi secondi. In che modo il museo può cercare di

attrarre nuovi pubblici? L'elemento importante è che il museo sia vicino alla comunità locale a cui fa

riferimento; questo vuol dire che le stazioni musicale dovrebbe essere in grado di fare eventi

temporanei pertinenti con la storia del territorio, dovrebbe cercare di diversificare la propria offerta.

Politiche cruciali sono l'investimento in immobili, nella struttura del museo, la politica dei grandi

eventi, politiche legate al turismo culturale. In tutti questi casi i risultati sono stati di gran lunga

inferiori rispetto alle aspettative.

Le motivazioni che portano ad avere risultati inferiori alle aspettative sono che spesso le istituzioni

culturali si sono messe in competizione tra di loro portandosi via a vicenda turisti, il sovrainvestimento

in edifici, la politica degli eventi ci permette di vedere in che modo le risorse vengono concentrate. I

risultati non sono stati paragonabili con gli investimenti. Questa eccessiva concentrazione di risorse

economiche spese per eventi ed edifici hanno portato a non avere risorse per la ricerca e il lavoro

delle persone.

Il non essere in grado di riempire un contenitore di contenuti interessanti ci porta come effetto

immediato il ridurre questo contenitore in uno spazio alieno, quindi aumenta il livello di estraneità.

A questo punto se il luogo ci è estraneo, i potenziali consumatori sono molto difficili da individuare e

soddisfare.

Quali sono le sfide che ci gestisce musei deve tenere in considerazione oggi? Sfide di natura 36

• economica: la riduzione di finanziamenti pubblici c'è e bisogna trovare il modo di trovarsi i soldi

in maniera alternativa.

• demografica: siamo un paese che invecchia, le diverse categorie di immigrazione diventeranno

più stanziali-residenziali. Avranno sempre più importanza anche culture diverse.

• tecnologica: gli strumenti che utilizziamo per apprendere e per divertirci sono in continua

evoluzione, così come le modalità. Il ministero ha venduto il diritto di produzione digitale di alcuni

musei a una società privata inglese. Chi si sta occupando di digitalizzazione del proprio catalogo,

negli USA hanno disponibile online la collezione a titolo gratuito, nel nostro Paese si è pensato di

vendere i profitti dando il 50% al Ministero e il 50% alle società private. L'errore sta nella vendita,

si pongono dei diritti d'autore nel momento in cui il contenuto si sta liberalizzando a titolo gratuito.

La digitalizzazione è avvenuta per ovviare al problema dei limiti d'accesso che le persone hanno,

i musei sanno che molte persone non entreranno mai nel loro spazio. 37

Lezione 19

Percorso che le politiche culturali europee hanno indicato a partire dagli anni 2000

Parlando di musei abbiamo mostrato come la costruzione di nuove istituzioni culturali che partivano

dalla creazione di nuovi impianti era figlia di un filone di politiche europee che si concentrava sulla

rigenerazione di spazi urbani e utilizzava gli spazi culturali come luogo centrale per costituire nuovi

progetti di rigenerazione che avessero nei musei il loro fulcro.

Questo tipico intervento degli anni '90 ha avuto effetti distorsivi nelle aree oggetto di rigenerazione

- un aumento dei prezzi e fenomeni di certificazione che nel corso degli anni hanno mostrato

di aver generato costi sociali più alti rispetto all'impatto che gli eventi dovevano generare

secondo l'idea iniziale.

- Un altro aspetto negativo valutato 10 anni dopo l’applicazione delle politiche è legato alla

scarsa qualità della progettualità culturale progettata in questi spazi. E’ un fenomeno dove il

contenitore più importante del contenuto. La costituzione di grandi musei risultava più

importante rispetto alla qualità della proposta culturale all'interno. L'effetto boomerang è la

conseguenza di un eccessivo investimento in capitale fisico che in capitale culturale, si sono

riservate diverse risorse per costruire gli edifici ma non ci si è soffermati sulla creazione di

contenuti rilevanti.

Questo si palesa solo dopo un ciclo di politiche culturali, quando si possono vedere gli esiti di

determinati interventi, e soprattutto quando si ha il tempo per capire quali sono stati gli ostacoli o i

limiti; solo a questo punti si possono ripensare delle politiche correttive.

In questo senso le correnti attuali di finanziamento europeo e le politiche culturali che l’UE ci guida

a riproporre nel nostro spazio nazionale fanno riferimento a queste distorsioni.

I temi sono concentrati su questioni di carattere sociale, ovvero interventi che posso essere volti a

risolvere la disuguaglianza, il disagio abitativo, la coesione, dove per coesione si intende non più solo

la coesione tra le diverse nazioni che compongono l'unione, ma soprattutto la coesione territoriale

molto più locale. L'UE enfatizza il tema delle politiche abilitanti, ovvero il tema della capacitazione

che compare come richiesta all'interno delle attuali politiche di inclusione, in particolare nei

programmi che hanno come mission quella di incidere sulla capacitazione di fasce particolari della

popolazione es. capacitazione dei giovani in aree rurali o periferiche. Bisogna individuare elementi che

rendano attrattivi spazi urbani, quindi è enfatizzata l'imprenditorialità creativa all'interno di questi

spazi. La città è ancora il fulcro, uno spazio dove per questioni di network è possibile creare

innovazione, ma le progettualità europee fanno riferendo a come gli spazi di innovazione possano

essere trovati anche nella provincia. La politica promuove quindi lo sviluppo economico

imprenditoriale della provincia nei diversi Paesi. Si parla di territorio come spazio importante dal pdv

cognitivo, come spazio all'interno del quale le persone producono contenuti culturalmente rilevanti.

L'aspetto del territorio è sempre stato presente ha caratterizzato fortemente le politiche di

innovazione in ambito industriale. Il territorio genera l'atmosfera creativa, ovvero la sensazione che

si viva di fertilizzazione, di produzione di idee e di innovazione.

Cosa vuol dire pensare a questo nell'ambito industriale? Sappiamo che il nostro Paese non è stato in

grado in un contesto industriale e culturale di sviluppare grandi industrie. L’esigenza di sviluppare

grandi industrie è fisiologica nella natura del nostro Paese che ha una geografia molto complessa,

con aree piuttosto estese difficili da connettere rispetto alle infrastrutture, e su cui per forza la

maggior parte degli spostamenti avvengono su ruota. Quest'esigenza non è solo il risultato di

mancato investimento da parte dello stato, è il risultato di una geografia territoriale. 38

L’aspetto negativo della frammentazione è che non è efficiente in termini economici costruire

infrastrutture in determinate aree, a cui si aggiunge la caratteristica sociale di mancanza di fiducia, di

legami deboli nelle nostre società.

L'aspetto positivo della frammentazione è legato al fatto che i nostri territori sono sempre stati in

grado di sviluppare industria, produzione e cultura in maniera tipica. La tipicità è una connotazione

culturale e industriale che ha fortemente caratterizzato lo sviluppo industriale negli anni ‘60. Questa

modalità di produzione industriale, il saper fare, è tipica dell'Italia e si differenza dai classici cluster

industriali, che sono una semplice aggregazione fisica di stabilimenti di impianto anglosassone,

proprio per la conoscenza che si sviluppa lavorando e che ha caratterizzato determinati modelli di

produzione che rientrano nel Made in Italy.

Questo è stato ampiamente analizzato a partire dagli anni ‘60 ma ancora oggi.

Distretti tipici sono stati tradizionalmente legati all'imprenditoria creativa di tutto il settore moda,

tessile, mobili, cotoni, ricami, particolari tipi di cucitura, dettagli relativi ai settori creativi dove la

dimensione del saper fare prevale. Questa caratteristica organizzativa ha permesso lo sviluppare di

grandi creatività e competenze ma soffre di una forma di nanismo, che è l’incapacità di crescere al di

sopra di una determinata dimensione. Questo è dovuto da un lato a un sistema fiscale che non

agevola i grossi agglomerati, infatti il regime di tassazione è oneroso su aziende con più di 200

dipendenti. (soglia di crescita al di sopra la quale non andare), dall'altro il problema è legato alla

caratteristica geografica, non favorevole all’istituzione di grandi impianti.

C’è un’assenza di fiducia generalizzata che porta le istituzioni imprenditoriali a seguire la forma della

famiglia, l'imprenditore lascia l'azienda ai figli come se fosse casa sua, senza pensare che l'azienda è

un soggetto giuridico indipendente che deve avere vita propria. Questo fa sì che le generazioni siano

necessariamente intuitive, portano l'azienda ad adeguarsi al cambiamento delle realtà che li circonda.

L'assenza di fiducia in un generico consiglio di amministrazione competente ma che non vede legami

tra le persone coinvolte è il limite fondamentale.

Questa riflessione può essere spostata alla dimensione culturale. Le problematiche che nel nostro

Paese hanno caratterizzato i limiti alla crescita di produttività sono legate a queste caratteristiche

presenti nell'industria, ma anche nell'ambito della produzione culturale il nostro Paese avanza per

famiglie o gruppi di influenza difficilmente permeabili che spingono le imprese a costruire micro

realtà. Il nostro settore culturale è formato infatti da micro aziende che soffrono dell'incapacità di

relazionarsi adeguatamente con l'ecosistema culturale, ma anche di attingere a risorse o network che

possono essere positivi nell'ottica dell'attività. È difficile sviluppare eterogeneità nell'offerta dei

contenuti culturali e creativi maggiore rispetto ad altri.

Di atmosfera creativa parlava Fred Marshall nel 1919 ed è uno degli aspetti che vengono

maggiormente enfatizzati dalle nostre politiche culturali, ovvero, il ritornare a guardare ai territori

vuol dire cercare di ricreare quei contesti in cui si può sviluppare un'atmosfera creativa. In particolare,

il nostro Paese vede tra i principali limiti quello legato alla produttività del lavoro. È legato al fatto che

si creano prodotti con un basso valore aggiunto, si lavora in settori in cui la componente del lavoro

umano è prevalente e dove quindi la componente dei costi associati al lavoro è prevalente. Un

esempio di prodotto con alto valore aggiunto è Apple, in cui la componente del prezzo è per il 90%

simbolica, per il 10% è legata a materie prime e lavoro. La componente di valore aggiunto intangibile

è prevalente.

Esiste questa incapacità legata al nostro Paese che difetta nel passaggio immaginazione/fantasia -

prodotti creativi. Questo passaggio è stato più volte enfatizzato anche nelle politiche internazionali

perché non si capisce dove il meccanismo si inceppa, il perché l'Italia è legata a produzioni con basso

valore aggiunto.

Si è cercata risposta nella produzione culturale: le politiche europee ci hanno detto che per poter

costruire di nuovo delle atmosfere creative è necessario sviluppare attività creative e culturali nel

39

territorio, perché grazie a questo si può creare un pensiero nuovo. Secondo quest’idea produrre

cultura deve servire ad altro. Questa riflessione è importante ma distorsiva perché se pensiamo alla

produzione cultuale solo rispetto al ruolo diretto che può avere in altre economie, vediamo che in

questo modo non possiamo contabilizzarne gli effetti, perché non capiamo come possa servire a

creare prodotti migliori. E’ l'approccio 2.0 a prevedere che la cultura sia elemento di produzione

all'interno di un meccanismo industriale che serve a produrre bene vendibili sul mercato. Oggi le

esigenze sono diverse perché le produzioni di questi beni sono in altri Paesi che hanno un vantaggio

competitivo, non ci possiamo nemmeno più porre il problema. C’è la consapevolezza del fatto che

non possiamo più produrre beni ma solo servizi ad alto valore aggiunto.

Gli obiettivi sono quindi la ricostituzione di atmosfere creative geo localmente individuabili, avere la

capacità di sviluppare network innovativi e la capacità di sviluppare reti di fiducia, quindi aumentare

la capacità di collaborazione tra i soggetti, sviluppare maggiormente il pensiero creativo.

Nel nostro Paese la risposta è stata data ma in maniera sbagliata, attraverso politiche non abilitanti.

Si è ritenuto che l'incapacità del nostro Paese di sviluppare imprenditorialità fosse legata alla

mancanza di competenze manageriali. Questa convinzione ha guidato alla distruzione del nostro

sistema formativo perché i criteri con cui le università sono gestite sono dei criteri figli di un pensiero

volto a ritenere poco efficace, utile, la formazione umanistica, a favore di una formazione tecnico-

manageriale. È un errore storico molto grande perché la caratteristica della creatività non è mai figlia

della capacità manageriale. Le competenze tecniche non servono a risolvere un problema di creatività,

servono a risolvere un problema di efficienza. Questo è stato un aspetto dannoso soprattutto

nell'area umanistica, che ha portato all’assenza di figure intellettuali, di artisti, viviamo in una fase in

cui non abbiamo pensatori a cui fare riferimento. CI troviamo ad accontentarci di una scelta seconda,

di un surrogato nella produzione di pensiero.

La questione è come creare dei contesti in cui il pensiero si possa ricreare; pensiamo all'università

che non è più un luogo di scambio del pensiero ma è un luogo in cui si acquisiscono delle conoscenze.

Il fatto che già all'interno dell'università ci sia questo problema fa sì che ci si debba inventare degli

spazi altri dove sviluppare il pensiero critico. L'interazione con i pari è un passaggio fondamentale

nella crescita culturale in qualsiasi fase della vita. L'assenza di interazione è un grosso limite nel nostro

sistema informativo.

La ricerca di creare luoghi di discussione alimenta profondamente le politiche più recenti del nostro

governo. L'attenzione che è stata fatta è a fenomeni di open innovation: è un concetto nato in un

contesto tecnico all'interno dell'impresa privata, si intende l’uso volontario da parte di organizzazioni

di flussi di conoscenza in entrata e uscita, al fine di accelerare processi interni di innovazione e

espandere potenzialità di incontro tra necessità generate dal mercato e processi innovativi.

È un concetto sviluppato in California a partire dagli anni '70. I grandi oligopolisti, principalmente

produttori di software, si sono accorti di non riuscire a creare più niente, c'era un limite alla capacità

creativa. Questo aspetto ha riguardato anche l'industria dell'auto. Si creavano dei meccanismi di

gregge, le menti si omologano rimanendo nello stesso gruppo. Perdiamo lo spirito critico, tendiamo

a limitare la nostra capacità di criticare il pensiero o il comportamento dell'altro. E’ un meccanismo

di adattamento che la mente ha in un gruppo di riferimento. Gli effetti in termini di sviluppo di nuovi

prodotti sono legati all'incapacità di risolvere problemi; nella fattispecie Microsoft si era accorto di

star producendo sistemi operativi pieni di problemi che non riusciva a risolvere. Il problema si è risolto

con la nascita di Firefox, Linux, creative common e open source legati alla produzione di software.

Come si sono sviluppante queste dinamiche? La dinamica è stata competitiva e legata a soggetti

esclusi dai grandi produttori; la costituzione di comunità di senso come quella tipica degli sviluppatori,

ha permesso la produzione di prodotti fortemente competitivi, ma soprattutto di prodotti con una

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capacità di soluzione di problemi molto rapida. L'effetto è stato che per molto tempo i software di

open source sono stato utilizzati dalle persone. L'esito di lungo termine è stato che l'aumento della

competizione ha portato le istituzioni a dover accelerare le proprie pratiche di innovazione aprendo

le porte dei propri laboratori. Open innovation vuol dire proprio aprire la porta dell'ufficio di

innovazione e sviluppo. Il meccanismo di condivisione del pensiero è molto più efficiente per la

soluzione del problema. Nel caso di software la barriera è un vero limite. Se pensiamo alla ricerca,

analogo è l'accesso al materiale di studio es. costo di copertina dei libri che rappresenta un ostacolo.

Qualche anno fa un ingegnere del Kazakistan si è inventato un codice che permette di creare un buco

nelle riviste scientifiche e questo buco ha permesso di costruire una pagina web attraverso la quale

le persone possono scaricare articoli scientifici. Dalla sua apertura risulta che il numero di download

è superiore a quello che ha avuto torrent in tutta la sua vita. Ciò dimostra che l'ostacolo alla

conoscenza è molto sentito.

All'interno della nostra regolamentazione si è cercato di spostare il problema sulla realtà: come

possiamo creare dei luoghi in cui il pensiero può essere costruito attraverso una fertilizzazione

incrociata? La creazione di spazi in cui ci può essere atmosfera creativa sta diventando centrale, vedi

per esempio la costruzione di coworking. Questa scelta, guidata dalle politiche europee, è stata

particolarmente recepita da alcune regioni come Lombardia, Piemonte, Emilia e Puglia. Queste

regioni, godendo anche di una certa autonomia amministrativa, si sono concentrate su determinati

aspetti, in particolare la Puglia che a partire dal 2005 si è concentrata fortemente sui giovani.

Il caso della Puglia

Godendo del fatto che la regione aveva un'amministrazione particolarmente capace, si sono

concentrati sui giovani perché ritenevano che fosse la problematica più emergente. Bollenti Spiriti è

il nome della campagna. Ci sono stati grandi finanziamenti da parte della regione che si sono poi

trasformati in start up creative e produzioni culturali. C'è stata una scelta molto chiara da parte

dell'amministrazione pubblica. La regione Puglia non gode di una rete di tessuto industriale storico,

vede gran parte della sua economia sulla ricettività turistica, quindi Bollenti Spiriti nasce sulla

consapevolezza che i giovani non potevano fare tutti i camerieri. L'obiettivo era cercare di creare

delle realtà che potessero contenere i giovani. E’ stato creato questo luogo, San Vito dei normanni,

una ex fabbrica, oggetto di un percorso di rigenerazione imponente all'interno della quale sono state

create delle attività molto simili a quelle che a Milano sono in Base. Questo luogo è stato pensato per

essere un luogo di condivisione, quindi un luogo di aggregazione che non fosse un centro sociale ma

che fosse una realtà che poteva diventare una nuova istituzione, un faro nel nostro Paese. Doveva

essere incubatore di impresa, luogo nel quale poter appendere competenze culturali e tecniche ma

che allo stesso tempo si integrasse con la realtà della provincia pugliese. È uno spazio che si è

scontrato con le difficoltà che questo tipo di spazi può avere: si può creare un luogo dove le persone

possono creare insieme ma la prossimità fisica non necessariamente crea sviluppo di nuove idee,

dipende dalle caratteristiche delle persone che si vanno a trovare insieme. Il tasso di imprenditorialità

è stato molto basso, molto spesso i progetti che venivano creati erano scarsamente sostenibili, per

cui questo luogo si è avvicinato ad essere un'istituzione riconosciuta nel pubblico, quindi un

interlocutore che parla con musei, provincia, scuole, ma che ha perso il suo contatto con i giovani,

quindi ha perso la sua mission originaria. È un luogo che si è integrato nelle istituzioni ufficiali e

produce contenuti culturali mainstream. Il primo limite è che nel suo percorso di crescita questa

realtà ha creato pochi posti di lavoro, inoltre il tasso di imprenditorialità in house (generato all'interno)

è stato basso e le attività hanno difficilmente superato la fase di start up, una volta superato il

finanziamento pubblico non erano in grado di proseguire. Questi luoghi da un lato si sono dimostrati

deboli nell'essere produttori di pensiero, dall'altro i giovani sono stati considerati solo in fase di

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progettualità. Il progetto fallisce quando fallisce la mission. Questo non toglie valore all'ispirazione e

alla politica che guida all'apertura di questo tipo di spazi perché gli effetti distorsivi che si possono

creare vanno messi in conto. Oggi questo spazio è diventato un importante produttore di olio. In

questo caso la componente di innovazione è legata non tanto al prodotto quanto a un'operazione di

marketing etico. 42

Lezione 20

La riflessione sugli spazi che si possano contaminare porta direttamente a un altro aspetto delle

politiche europee e nazionali, in ambito sia sociale che culturale, che è il tema dell’innovazione sociale.

Gli strumenti di innovazione sociale

Cosa intendiamo per innovazione sociale? Tecnica, invenzione di strumenti, prodotti e processi che

hanno ricadimenti nell’ambito di società e cultura.

Parliamo degli interventi che hanno effetto sulla società ed incidono sulle dinamiche relazionali

all’interno della società; si manifesta nelle pratiche. Quando parliamo di fenomeni economici, ci

troviamo a vedere cosa succede e qual è l’impatto sulla società, mentre relazione sociale significa

osservare fenomeni caratterizzanti un determinato periodo e società, cercando di spiegarlo con

strumenti teorici.

Gli approcci di rivoluzione sociale sono tre filoni che seguono discipline diverse:

1. Sociologico “sistematico”

2. Economico “pragmatico”

3. Manageriale

Quando parliamo di strumenti che servono per sviluppare pratiche di innovazione sociale dobbiamo

ricordare che ci interessa analizzare le fasi che vanno da quella di procreazione di un prototipo fino a

misurare l’impatto di un determinato intervento (prototipo – attuazione – impatto).

Analizziamo l’effetto a cascata che l’effetto innovativo ha: passaggio dall’élite alla sua

standardizzazione, cioè il modo in cui il processo viene recepito all’interno della società.

I processi di innovazione sociale prendono in considerazione l’adozione di nuovi prodotti e anche di

nuovi processi, anche di governance e di relazioni che si vengono a creare negli ambiti del sistema

pubblico, ovvero le modalità attraverso cui il sistema pubblico gestisce determinate problematiche.

Approccio sociologico

Introduzione di nuovi prodotti, processi, programmi che cambiano le nostre abitudini, risorse,

convinzioni in condizione del sistema sociale.

L’innovazione sociale per questo approccio è un processo complesso, il cui oggetto sono prodotti,

processi e programmi; l’oggetto del cambiamento sono le routine e le convinzioni all’interno di una

determinata realtà. Il contesto di riferimento è il sistema sociale; l’attributo è l’impatto ampio e

durevole degli interventi.

Innovazione ed effetti: questo approccio vuole raggiungere cambiamenti profondi nella società.

Approccio pragmatico

Segue prevalentemente l’analisi economica. L’innovazione sociale è un insieme di attività e servizi

innovativi che rispondono ad un energetico bisogno sociale. Quindi è un insieme di attività e servizi

che ha come oggetto prodotti, processi e programmi; gli effetti e la motivazione sono relativi al

rispondere a dei bisogni. L’oggetto del cambiamento è legato a convinzioni, comportamenti; il

contesto di riferimento, mentre nel sociologico è il sistema sociale, qui sono le organizzazioni che

operano nei settori sociali e culturali. Anche in questo caso un impatto ampio e durevole è il punto

principale degli oggetti di innovazione. 43


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delafe

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo (Facoltà di Economia e di Lettere e Filosofia) (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher delafe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni e politiche culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Pedrini Sabrina.

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