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Colonizzatori dell'Asia e il contatto con il sanscrito

I colonizzatori dell’Asia entrarono in contatto con il sanscrito e notarono le affinità grammaticali di quella lingua con il greco e il latino, allora molto diffusi e studiati. Erano state notate evoluzioni fonetiche e lessico comune. Molti di questi colonizzatori e studiosi cominciarono a comparare con un metodo il sanscrito con le lingue europee, e si interessarono all’evoluzione delle lingue nel tempo, annotando i mutamenti fonetici, morfologici e lessicali, e i legami di parentela tra le lingue.

Contributo di Saussure

Saussure fu uno dei primi linguisti a elaborare una propria struttura del linguaggio: la lingua è un sistema di segni che interagiscono tra di loro con delle regole. Divideva langage, langue e parole: il linguaggio è l’abilità innata dell’uomo a parlare, la lingua è il codice, e la parole è l’atto individuale, che subisce variazioni personali. Il segno linguistico è l’unità del linguaggio, ed è l’unione arbitraria e convenzionale tra significato (immagine concettuale) e significante (immagine acustica).

Tipi e genealogia delle lingue

Le lingue possono essere classificate in due modi: attraverso la tipologia (struttura e caratteristiche della lingua) e la genealogia (derivazione familiare).

Tipologia delle lingue

  • Lingue isolanti (cinese, inglese moderno): hanno parole monosillabiche e invariabili, non flesse. Ogni parola è unica e ha un suo concetto. Non si flettono le parole, non c’è caso, non c’è genere, e si ha ordine fisso delle parole.
  • Lingue agglutinanti (ungherese [uralica], turco [altaica]): hanno flessione per convogliare vari significati, si usano molti prefissi e suffissi. C’è la perdita del genere.
  • Lingue flessive (latino, italiano): prefissi e suffissi, lingue con molta coesione e vari significati per ogni affisso. Ci sono casi e flessione.
  • Lingue incorporanti (lingue indiane d’America): un concetto è racchiuso in un’unica parola anziché in più parole, come farebbero altri tipi di lingue.

Genealogia delle lingue indoeuropee

Le lingue indoeuropee sono suddivise in varie famiglie: indoiranica, germanica, slava, romanza, celtica, greca, albanese, baltica, armena.

Il processo di romanizzazione ha contribuito a diffondere il latino, una lingua indoeuropea. Si diffuse in aree già di lingua indoeuropea (celtico, venetico, illirico, italico), e qualche secolo dopo avvenne anche l’invasione barbarica, che portò con sé le lingue germaniche, sempre indoeuropee. Verso oriente erano diffusi greco e armeno. Le zone di lingua indoeuropea le sono rimaste nel tempo, ma ci sono comunque differenze notevoli tra ogni lingua indoeuropea.

L’indoeuropeo: le ipotesi

L’indoeuropeo (o protoindoeuropeo) viene ipotizzato attraverso la comparazione tra le lingue delle famiglie seguenti:

  • Indoiranica: Indiano (antico indiano: sanscrito, vedico; medio indiano; neoindiano), Iranico (antico iranico: avestico, antico persiano; medio iranico; persiano moderno)
  • Italica: umbro, osco, latino, venetico
  • Baltica: lituano, lettone, antico prussiano
  • Slava: orientali (russo, ucraino, bielorusso); occidentali (ceco, slovacco, polacco, sorabo, casciubo); meridionali (bulgaro, serbo, croato, macedone, sloveno)
  • Germaniche: orientali (gotico, doc più antico: Bibbia di Wulfila, IV sec dC); occidentali (tedesco, inglese, frisone, alamanno); settentrionali (norvegese, svedese, danese, faroese, islandese; iscrizioni runiche III sec dC)
  • Celtiche: gaelico, irlandese, gallese, bretone
  • Famiglie indoeuropee isolate: Greca (greco miceneo, greco omerico, greco cristiano, greco bizantino, neogreco), Armena, Albanese

Documenti antichi

I documenti più antichi sono quelli di sumeri ed egizi (4000 e 3500 aC), in lingue isolate e afroasiatiche. Le più antiche attestazioni indoeuropee sono del 1800 aC, in ittito.

Fonetica e fonologia

Il fono è l’unità fonetica del linguaggio umano. Può essere sordo o sonoro. Il linguaggio umano ha un sistema a vari livelli:

  1. Livello fonologico: 20/25 elementi in media per ogni lingua. I foni non corrispondono alle lettere. La lingua autentica è l’oralità: la scrittura è successiva. Alcune lingue non hanno sistemi di trascrizione. La parola ha due facce: significante (serie di foni, immagine acustica), significato (concetto, immagine concettuale).
  2. Livello lessicale: vocabolario in evoluzione. Il lessico è potenzialmente infinito.
  3. Livello morfologico: grammatica, formazione delle parole e delle frasi.

Livello fonologico: il livello fisico, ovvero l’aria che esce dai polmoni (egressivo).

Nel bambino l’articolazione è infinita, è esposto a una lingua naturale e impara i suoni della lingua a cui è esposto. Quando la lingua ha una lunga tradizione scritta, la grafia è conservativa e ha trasmissione scolastica. Un bambino deve apprendere la grafia storica dopo aver imparato la lingua orale, e può risultare difficile. Ad esempio, l’inglese ha una grande discrepanza tra scrittura e suoni: gli amanuensi francesi aggiunsero 'e' alla fine delle parole, che risulta oggi nella vocale neutra. I digrammi hanno portato alla confusione: l’alfabeto fonetico è stato creato per superare le ambiguità delle grafie storiche, per classificare i suoni e farne una rappresentazione univoca.

Un fonema è un’unità minima di suono, e ha funzione distintiva e oppositiva con altri fonemi. L’insieme dei fonemi di una lingua è detto inventario fonologico.

Le vocali sono sonore per definizione, e sono i fonemi di massima apertura. Non c’è occlusione o stretta. Per le vocali posteriori (velari, come u ò ó) c’è labializzazione. Per la u c’è protrusione. Le vocali nasali sono presenti nel francese e in alcune lingue della Polinesia. La vocale turbata ü è [y]. L’apertura vocalica e la chiusura delle consonanti è particolare per ciascuna lingua. Alcuni foni sono caratteristici, altri sono comuni.

Consonanti

Occlusive: occlusione in vari punti, discontinue.

Fricative: stretta nell’apparato orale, viene prodotto un fruscio che può essere continuo.

Affricate: foni doppi, inizia come un’occlusiva ma finisce come una fricativa.

Sonanti, gruppo intermedio: liquide l, r, nasali m, n, ɲ (gnocchi, regno), ŋ (anca), ɱ (anfora)

Agnello e anello si distinguono per un fono, sono coppie minime.

Vocali

Alcune lingue distinguono timbro e durata. Il latino aveva 10 vocali (5 timbri per 2 lunghezze), e la perdita di quantità è diventata differenza di timbro. Le semivocali (i, u) e le semiconsonanti (j, w) sono nei dittonghi. Colonna di sinistra: foni sordi; colonna di destra: foni sonori.

Occlusive Vibranti Laterali Affricate Approssimanti Vocali
p, t, k r l tʃ, ts j, w i, u
b, d, g R ɫ dʒ, dz e, o

Accento

L’accento è un particolare rilievo articolatorio su una sillaba, un aumento dello sforzo per aumentare l’intensità del suono. L’accento può essere tonico o intensivo (sillaba accentata, pronunciata con più sforzo, quindi si ha più rumore), oppure musicale (la sillaba viene pronunciata più alta, come in un tono interrogativo). L’indoeuropeo ricostruito lo ha, e lo ha l’italiano per la formazione di domande o esclamazioni. Le lingue con accento musicale sono dette tonali: cambia il significato di una parola a seconda del tono in cui è pronunciata. L’accento può essere infine di quantità, ovvero di maggior durata.

L’inglese ha l’accento tonico sulla sillaba radicale. L’italiano ha l’accento su una qualsiasi sillaba. Per questo parole uguali ma accentate diversamente hanno significato diverso. Il francese ha l’accento fisso sull’ultima sillaba. Le lingue germaniche hanno l’accento tonico sulla prima sillaba.

Le lingue possono essere ad accento:

  • Libero (italiano)
  • Fisso (francese, tutti gli accenti su una determinata sillaba)
  • Mobile condizionato (greco, timbro e quantità)

In italiano c’è l’isocronismo sillabico: la lunghezza delle vocali è influenzata dalla lunghezza della consonante. Cane e canne hanno lunghezze vocaliche e consonantiche diverse: la "a" di cane è più lunga rispetto alla "a" di canne.

Le lingue romanze hanno il continuum, ovvero non è evidenziato l’inizio di una parola durante un discorso veloce. Le lingue germaniche invece non hanno questa caratteristica.

Fonetica: studio fisico dei suoni.

Fonologia: studio dei suoni all’interno di una particolare lingua.

Un enunciato è un insieme ordinato di monemi. L’enunciato “La porta è aperta” è formato da 4 monemi. Le unità più piccole sono i morfemi lessicali e grammaticali (lessemi e morfemi), e poi i fonemi, ovvero le singole unità di suono. Coppia minima: coppia di parole che si distingue per un solo fonema. Il significato di una parola è quindi dato dalla contrapposizione dei fonemi. L’inventario fonologico di una lingua è l’insieme dei fonemi. In italiano non sono fonemi ɱ e ŋ.

TDI: tratti distintivi intrinseci, ovvero tratti che determinano due fonemi. Un’isoglossa è una linea di confine che divide due zone con caratteristiche fonetiche differenti.

L’indoeuropeo e i criteri di analisi comparativa

Sono tre i criteri per l’analisi comparativa:

  • Morfologia: esiste un tratto morfologico identico, coerente, che ritorna nelle lingue.
  • Fonetica: ci sono delle corrispondenze fonetiche regolari, spesso definibili in leggi precise.
  • Lessico: il lessico concreto, quotidiano, popolare, ha delle somiglianze. Questo viene messo in evidenza da Swadesh, che creò delle liste di nomi indipendenti dall’ambiente e dalla cultura.

C’è stato un periodo unitario di lingua, ma non si può dire quando e dove di preciso. Più un documento è antico e più è importante dal punto di vista linguistico. I documenti indoeuropei più importanti sono quelli dell’ittito (1800 aC), del greco miceneo (1700/1600 aC) e del vedico (1500 aC, lingua indiana). Comunque una lingua è importante anche se è più recente ma è conservativa, come il lituano.

Teorie sullo sviluppo delle lingue

  • Teoria dell’albero genealogico: le lingue si differenziano in rami, quindi con legami di parentela e discendenza, senza riavvicinarsi mai. In realtà ci sono eventi di riavvicinamento e non è sempre corretto usare questo schema.
  • Teoria delle onde: la forza di espansione, di diffusione, di una lingua è sempre più debole man mano che ci si allontana da dove è parlata.

Fonetica dell’indoeuropeo

  • Le vocali dell’indoeuropeo sono 6: 3 timbri per 2 quantità. ă, ĕ, ŏ brevi, ā, ē, ō lunghe.
  • Le sonanti (che hanno funzione vocalica, apice di sillaba o consonante) sono 7: i, u, l, r, m, n, schwa (ə), che provoca un allungamento se con altre vocali.
  • Le consonanti: Ci sono una fricativa se le occlusive sorde sonore sonore aspirate. Labiali: p, b, bh. Dentali: t, d, dh. Dorsali velari: k, g, gh. Dorsali palatali: kʲ, gʲ, gʱ. Dorsali labiovelari: kw, gw, gʱw.

Apofonia: IE e lingue figlie

L’apofonia è il mutamento della vocale di una sillaba per ragioni morfologiche. La metafonia è il mutamento della vocale di una sillaba per motivi fonetici della sillaba successiva. In indoeuropeo c’erano 5 forme di apofonia:

  • Grado zero, senza vocale
  • Grado normale, con vocalismo breve ĕ, ŏ
  • Grado allungato, con vocalismo lungo ē, ō

In questo ci sono similitudini col greco: leipoelipon (auristo) – leloipa (perfetto), paterpatrospatera. Il latino ha apofonia in alcuni verbi, ma i nuovi verbi formatisi nei secoli non l’hanno. Si presume che nel germanico comune ci fosse apofonia poiché alcune lingue figlie, tipo tedesco e inglese, presentano l’apofonia nei verbi forti. Il modello dei verbi forti somiglia a quello indoeuropeo. In inglese i verbi forti sono quelli con apofonia. I verbi deboli sono senza apofonia, ma hanno acquisito la dentale per il präteritum. Sing sang sung, Singen sang gesungen, grado normale ĕ, grado normale ŏ, grado 0, n sonante.

Accento dell’indoeuropeo: mobile e musicale, l’ipotesi è che greco e sanscrito abbiano mantenuto lo stesso accento.

Dittonghi indoeuropei

I dittonghi indoeuropei erano formati da una vocale (a, e, o) e da una sonante (i, u, l, r, m, n, ə). Spesso se un dittongo aveva vocale breve entrava in serie apofonica di grado 0. La vocale quindi scompariva. Il risultato erano sonanti (i, u, l, r̥, m̥, n̥, ə), che poi dalle lingue figlie venivano vocalizzate diversamente, ad esempio:

  • Latino: l, r̥, m̥, n̥ > or, ol, em, en̥
  • Germanico l, r̥, m̥, n̥ > ul, ur, um, un̥
  • Indiano: l, r̥ > r, m̥, n̥ > ḁ

Divisione centum/satem

Le lingue indoeuropee vengono divise in due gruppi. Il gruppo centum ha unificato le dorsali velari e palatali in velari (k, g, gh), e ha mantenuto le labiovelari kw, gw, gʱw. Il gruppo satem ha assibilato le palatali (k > s; g > z) e riunito velari e labiovelari, con la perdita del tratto labiale (k, g, gh).

Di conseguenza si deduce che il numero 100, centum e satəm, in IE fosse kʷntóm. Lingue centum: greco, latino, italiche, celtico, germanico, venetico, ittito, tocario. Lingue satem: indiano, iranico, armeno, baltico, slavo. Subito non si era venuti a conoscenza dell’ittito e del tocario, quindi si pensava che la divisione fosse data da un'isoglossa che divideva a ovest le lingue centum e a est le lingue satem. Ma in seguito alle scoperte delle due lingue (ittito in Anatolia; tocario nel Turkmenistan cinese) il profilo del confine centum/satem era più chiaro: la zona satem era centrale, e la zona centum era periferica a quella satem.

Rotazione consonantica

Il gotico e altre lingue germaniche presentano dei mutamenti regolari nell’articolazione delle occlusive. Questo mutamento è avvenuto in epoca preistorica, nel germanico comune, e si deve essere concluso intorno al V secolo aC. Spariscono le occlusive sonore aspirate e compaiono le fricative sorde. Mentre non si sa quando ci fosse l’indoeuropeo, si sa il momento di unità germanica: 450 dC, nel triangolo Elba/Danimarca/Germania, dove ci sono ritrovamenti in rune. Il GC ha l’accento intensivo iniziale (AII), il che fa perdere forza agli elementi finali della parola.

Prima rotazione consonantica

Legge di GrimmLegge di Verner

Occlusive sorde > fricative sorde > occlusive sonore

  • p > f > b
  • t > θ / Þ > d
  • k > x > g
  • kw > xʷ > gʷ

Occlusive sonore > occlusive sorde

  • b > p
  • d > t
  • g > k

Occlusive sonore aspirate > occlusive sonore

  • bh > b
  • dh > d
  • gh > g

C’erano alcune eccezioni nel passaggio da occlusive sorde a fricative sorde, a cui Verner cercò di rispondere.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher steeeegtfo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Caprini Rita.
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