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Introduzione alla linguistica storica

La linguistica storica vede la lingua come un fenomeno storico, quindi presuppone uno studio diacronico. La lingua è caratterizzata dalla variazione che si attua sia nello spazio che nel tempo; ma la lingua varia anche a seconda dello stato sociale dei parlanti, è diversa a seconda del contesto in cui la usiamo e cambia anche in riferimento al mezzo di comunicazione che uso: la linguistica storica si occupa di questi aspetti di variazione della lingua.

Mutamento linguistico

Il mutamento linguistico presuppone delle innovazioni che si hanno nelle lingue non solo per un'evoluzione strutturale, ma anche perché spesso si trovano in contatto per cui abbiamo fenomeni di imitazione di una lingua verso un'altra, cioè una lingua prende in prestito qualcosa dall'altra lingua. Questi fenomeni di osmosi delle lingue si verificano non solo tra lingue diverse, ma anche tra sistemi diversi di una lingua. Storico e diacronico non sono sinonimi e la linguistica storica è qualcosa di più di una linguistica diacronica.

Linguistica generale

La linguistica generale non è una linguistica sincronica, ma è anche una linguistica teorica; in questo caso si parte dallo studio empirico delle lingue, ma questo studio diventa poi uno strumento per riflettere sull'oggetto della lingua e i meccanismi di funzionamento della lingua. La riflessione sulla linguistica porta a una metodologia dell'analisi linguistica; quando in una scienza vi è un momento interpretativo, esso dipende dal modello di analisi che seguo, quindi lo stesso fenomeno può essere guardato con occhi diversi.

Modelli interpretativi

I modelli interpretativi contano in questa fase esplicativa, ma essi dipendono dalla risposta che mi do quando mi interrogo sulla natura dell'oggetto che voglio studiare; quindi i metodi di analisi sono diversi quanto diversa è la risposta alla domanda “cos’è la lingua?”. Spesso per definire la lingua usiamo delle metafore; inoltre c’è differenza tra la lingua e la rappresentazione grafica della lingua, ad esempio ημι era pronunciato emì e la forma scritta deriva dalla variazione di esmì (in eolico εμμὶ), quindi vediamo come non c’è corrispondenza tra il suono e la sua rappresentazione.

Glottologia

La glottologia è lo studio scientifico del linguaggio delle lingue; ma perché le lingue sono diverse? La fonetica si occupa dell'articolazione dei suoni, cioè si occupa del modo in cui questi suoni vengono articolati, emessi da certi movimenti dell'apparato fonatorio umano; dobbiamo dire che un conto sono le capacità dell'apparato fonatorio umano, dall'altro è l'uso che le lingue fanno di questi suoni. Le lingue sono caratterizzate da sistemi fonologici diversi, cioè il modo in cui una lingua organizza la materia offerta dalle capacità dell'apparato fonatorio umano.

Diversità tra sistemi fonologici

Da che cosa ci accorgiamo che esistono sistemi fonologici diversi? Alla base di questo vi è l'arbitrarietà linguistica. Questa diversità delle lingue che nasce dal diverso modo di organizzare una realtà, la si vede anche nella morfologia: le lingue organizzano in maniera diversa dei contenuti che possono essere universali.

Comparazione linguistica

La comparazione linguistica ha due scopi: quello di capire quanto sono diverse le lingue (e da qui nascono le classificazioni tipologiche delle lingue), oppure posso comparare le lingue per andare alla ricerca dei tratti che sono comuni a tutte le lingue (i cosiddetti universali linguistici). Con il metodo storico comparativo invece, vado alla ricerca dei tratti comuni che denotano una ragione storica; esso consente di fare delle classificazioni genealogiche e in più esso comprende il passo della ricostruzione linguistica.

Terminologia della glottologia

La glottologia quindi è lo studio del linguaggio e delle lingue; in passato essa era intesa come sinonimo di linguistica storica, mentre ora è sinonimo di linguistica; glottologia è un termine di un linguaggio tecnico e, dal punto di vista dell'analisi morfologica, glottologia è una parola di origine greca, cioè rientra in quel lessico di parole composte, formate da elementi di origine greca.

Prefissoidi e suffissoidi

In più glotto e logia sono due parole che non esistono da sole, ma sono parole che prendono il nome di prefissoidi e suffissoidi, cioè si comportano come prefissi e suffissi; si tratta anche di termini che si trovano nel lessico di molte lingue europee (Leopardi, Zibaldone, lessico intellettuale europeo). Il sinonimo di glottologia è quindi linguistica, che è una parola derivata (i composti e i derivati sono parole che limitano l'arbitrarietà linguistica; glottologia è usato da un parlante più colto, linguistica da uno meno colto) e rimanda alla parola lingua.

Logonimi e metalinguaggio

In Italia i termini come “lingua” e “dire” indicano l’atto del parlare e sono stati definiti logonimi (il metalinguaggio è il linguaggio che serve per parlare del linguaggio verbale; abbiamo un metalinguaggio della lingua comune e quello della lingua scientifica); lo studio dei logonimi, cioè i termini che nella lingua comune rimandano alle azioni di comunicazione verbale, è interessante, perché ci rimanda ancora all'uso di metafore.

Analisi etimologica del termine glottologia

Un'analisi etimologica del termine glottologia mi riporta a un uso che risale all'800, in particolare al 1867 quando Ascoli, il maggiore linguista italiano che aveva rapporti con i linguisti tedeschi, preferì alla parola linguistica, la parola glottologia ed essa è diventato un termine della tradizione italiana; glottologia era un termine che già esisteva ed era usato nell'ambito medico ed Ascoli prese questo termine e lo usò come il calco del termine che in tedesco usava denotare la scienza del linguaggio, cioè sprach (die sprache indica la lingua) wissenschaft (che indica la scienza).

Problema epistemologico

Vi è anche un problema epistemologico, cioè circa le osservazioni sulla natura della scienza del linguaggio e in questo caso la risposta non è univoca, ma abbiamo delle risposte diverse che nascono dalle diverse risposte alla domanda “cos’è la lingua?”.

Dibattito ottocentesco

Nell'800 qualcuno, cioè Schleicher (si trattava degli anni del predominio delle idee evoluzionistiche e darwiniane) ha sostenuto che la lingua è un organismo naturale e che quindi la linguistica era una scienza naturale che doveva occuparsi solo di fonetica e di morfologia, non di semantica. Nello stesso periodo qualcun altro sosteneva, al contrario, che la lingua era un fenomeno storico, uno strumento di comunicazione e che quindi la linguistica era una scienza storica: quindi in questo periodo un atteggiamento storicista si opponeva a un atteggiamento naturalista.

Sistema di segni

La lingua è un sistema di segni; quando abbiamo a che fare con un sistema di segni abbiamo a che fare con un atto di comunicazione e il sistema di segni che usiamo è un codice che usiamo per comunicare (il locutore e l'interlocutore usano un codice; spesso ci occupiamo dell'enunciato considerando il punto di vista del locutore, meno invece ci si è occupati dell'interlocutore e quindi dell'aspetto della comprensione del messaggio).

Classificazione dei segni

Il segno è una entità dotata di un contenuto e di una espressione e questo è un dato di cui bisogna tenere conto quando dobbiamo provare a fare una classificazione dei segni (cioè dobbiamo chiederci se i segni sono diversi) trovando un criterio di classificazione; ma qual è il criterio di classificazione dei segni? In questo caso bisogna fare riferimento agli elementi costitutivi dei segni e posso interrogarmi sulla natura del rapporto che esiste tra i due elementi che compongono il segno, cioè l'espressione e il contenuto (classificazione dei segni di Pierce).

Tipi di segni

Vi sono tre tipi di segni diversi a seconda del diverso tipo di rapporto tra contenuto e espressione: posso avere segni iconici in cui noto che il rapporto tra espressione e contenuto è un rapporto di somiglianza; ci sono invece casi in cui posso individuare tra espressione del segno e suo contenuto un rapporto non di somiglianza, ma un legame che è quello che si definisce legame di contiguità: questi segni sono degli indici e quindi vengono chiamati indessicali. Ci sono infine i segni simbolici in cui il legame tra espressione e contenuto non è motivato e questi vengono detti segni simbolici (tra i due elementi c’è un rapporto di arbitrarietà); il segno linguistico può essere considerato un segno simbolico.

Il "Cratilo" di Platone

Il tema centrale del “Cratilo” di Platone è il rapporto tra le parole e le cose e ci si interroga se le parole che usiamo per denominare le cose sono usate per una ragione naturale o per convenzione; la prima risposta è che non c’è una ragione naturale, ma che c’è un rapporto di arbitrarietà tra la sequenza di suoni (ad esempio pane) e il referente, quindi è una convenzione (emerge la convenzionalità del segno linguistico).

Concezione sistematica di Sosour

Sosour ebbe il merito di introdurre queste considerazioni in una concezione sistematica; il valore di un segno dipende dai rapporti che ha con gli altri segni dello stesso sistema e una volta stabilito che i segni sono di diverso tipo perché ci sono diversi rapporti tra espressione e contenuto dei segni, allora siamo indotti a chiederci se i segni linguistici sono sempre arbitrari? La risposta è negativa, infatti possiamo fare l'esempio di una parola onomatopeica che è un segno motivato, ma questo non distrugge l'ipotesi dell'arbitrarietà linguistica.

Fonosimbolismo e articolazione linguistica

Uno dei primi testi in cui si parla di fonosimbolismo è il “Cratilo” di Platone dove c’è un’interessante analisi dei movimenti articolatori (anche nella lingua quindi possiamo trovare tracce di iconicità: piano piano è più iconico di pianissimo, ma entrambi esprimono il superlativo). L’articolazione linguistica: la parola articolazione fa riferimento all’organo della riproduzione dei suoni, ma ha anche un valore che concerne il funzionamento della lingua; c’è una similitudine tra il funzionamento del corpo umano e il funzionamento del meccanismo linguistico, ma questa similitudine si fa considerando l’enunciato linguistico come una unità.

Unità del linguaggio

Devo quindi prendere in considerazione che in un enunciato linguistico posso distinguere unità diverse che appartengono a livelli diversi in cui una unità del livello superiore è formata da una serie di unità del livello inferiore: nella parola libro libr è un morfema lessicale, o è un morfema grammaticale. Martinet chiamava i morfemi monemi e li distingueva in lessemi (cioè i morfemi lessicali) e in morfemi (cioè i morfemi grammaticali).

Articolazione linguistica secondo Martinet

Posso individuare un numero limitato di unità che mi consentono di formare una unità di livello superiore: per questo le lingue sono dei codici articolati (articolazione linguistica). Anche Martinet, esponente del funzionalismo che credeva che la lingua era un sistema rivolto a un fine, usò questa espressione, ma non si limitò a dire che le lingue sono articolate, ma notava che l’articolazione linguistica è una doppia articolazione: ci sono nelle lingue delle unità dotate di significato e delle unità non dotate di significato e secondo Martinet troviamo nelle lingue un livello di prima articolazione che è quello che comprende le unità dotate di significato.

Livello di seconda articolazione

Nel livello di seconda articolazione trovo le unità non dotate di significato (come i suoni e le sillabe); in più Martinet notava anche questa cosa: test/a (a è di seconda articolazione) rest/a qui la t e la r non hanno significato, ma svolgono una funzione importante, cioè quella di distinguere una parola da un'altra, quindi hanno una funzione distintiva; la fonologia si occupa dei suoni che hanno un valore distintivo e in questo caso non c’è corrispondenza tra una lingua e un'altra ed ecco perché le lingue sono diverse.

Elementi prosodici e soprasegmentali

Esistono elementi prosodici, soprasegmentali (l’apofonia è il termine con cui oggi si definiscono i mutamenti che nel tempo hanno interessato il latino, infatti vi è la tendenza della vocale breve interna a diventare i se la sillaba è aperta, e se la sillaba è chiusa, ma questo è un mutamento fonetico, in realtà l’apofonia è un termine che riguarda la morfologia).

Analisi delle strutture linguistiche

Circa una rassegna dei diversi aspetti che troviamo quando ci occupiamo dell’analisi delle strutture linguistiche possiamo dire che la fonetica ha per oggetto la produzione dei suoni nelle lingue naturali; la fonologia invece è uno studio che prende in considerazione i suoni linguistici non dal punto di vista fisico, ma funzionale; in questo caso mi devo riferire a un solo sistema fonologico oppure a due se ne voglio comparare due diversi.

Unità di analisi linguistica

L’unità minima di analisi della morfologia è il morfema, mentre l’unità massima è la sillaba; la morfologia si occupa della struttura e della forma delle parole e dei processi di formazione e di trasformazione delle parole (ad esempio mi posso chiedere quanto sono diverse le lingue dal punto di vista morfologico). La sintassi è la disciplina che ha come oggetto le regole di combinazione delle parole e le categorie grammaticali, mentre nella lessicologia entrano in gioco gli elementi del lessico di una lingua che sono chiamati lessemi.

Semantica e pragmatica

La semantica è lo studio del significato che può essere lessicale o grammaticale; in questo caso parto da un lessema e mi occupo del suo significato (è quello che si definisce uno studio onomasiologico); esiste anche la pragmatica che è la disciplina che analizza l’atto linguistico considerato all’interno di una situazione comunicativa; ci sono fatti di ordine morfologico che rimandano a una situazione extralinguistica, cioè elementi che svolgono una funzione deittica, che sono i pronomi o gli aggettivi dimostrativi, tuttavia non sempre questo e quello rimandano a una situazione extralinguistica, ma spesso questo o quello è riferito a un elemento dell’enunciato per rinviare a un elemento che è già stato citato nell’enunciato e in questo caso hanno una funzione anaforica (se questo o quello precede l’enunciato prende in nome di catafora).

Grammatica secondo Chomsky

Per un ciomskiano la grammatica è un sistema cognitivo modulare, caratterizzato dal fatto che ciascuno dei suoi componenti è costituito da un elemento di base e di regole di combinazione di questi elementi. L’oggetto lingua si presenta sotto due aspetti, la potenzialità e la realizzazione concreta di questa potenzialità; da una parte abbiamo la lingua come sistema astratto di regole e dall’altro abbiamo l’enunciato, cioè la realizzazione concreta del sistema astratto (Sosour distingueva tra langue, il sistema astratto e parole, l’enunciato).

Rapporti paradigmatici e sintagmatici

Dobbiamo anche fare una distinzione tra i rapporti paradigmatici che Sosour chiamava associativi e si tratta di quei rapporti che individuiamo tra elementi che sono legati tra loro da rapporti di sostituibilità; si tratta quindi di rapporti astratti, chiamati anche dai filosofi in absentia e appartengono alla lingua come sistema astratto; poi ci sono i rapporti sintagmatici che si basano su due o più termini effettivamente presenti nell’enunciato: sono quei rapporti che uniscono le unità linguistiche nell’enunciato e questo vale ad ogni livello di analisi, quindi sono chiamati rapporti in presentia.

Importanza dei rapporti associativi

L’esistenza dei rapporti associativi determina certi fenomeni importanti per la lingua; queste considerazioni sono già sosouriane. Nel 1916 uscì un libro intitolato “Corso di linguistica generale”, testo che venne considerato, da una certa tradizione di studi di linguistica, come un punto di riferimento della linguistica moderna; si tratta però di un testo di due studenti di Sosour che essi pubblicarono sulla base degli appunti delle sue lezioni ed ebbe un impatto notevole perché dava un modo di vedere la linguistica che si poneva in contrasto con la tradizione 8centesca precedente.

Filologia di Sosour

Ma questo testo era una lettura di Sosour e quindi ciò ha spinto a un’indagine su quello che pensava il vero Sosour e da qui è nata la filologia di Sosour: si sono cercate delle fonti tra cui non solo gli appunti delle sue lezioni, ma anche diverse opere monografiche. Esiste una edizione critica del “Corso di linguistica generale” del 1970 di Engler dove vengono messi a confronto i testi del “Corso di linguistica generale” con le parti delle opere manoscritte di Sosour; egli faceva una linguistica storico comparativa e di lui abbiamo molti scritti tra cui un saggio del 1879.

Sistema e norma

Quando abbiamo a che fare con un sistema linguistico abbiamo a che fare con una norma e questo è importante perché quando abbiamo a che fare con una lingua, spesso ci troviamo di fronte alla differenza tra ciò che risponde alla norma che sta al centro e lo spazio di aspetti meno frequenti, cioè la periferia. Coserio, un linguista tedesco, era solito distinguere tra sistema e norma di una lingua: in un enunciato possiamo trovare dei fatti che rispondono alla norma, ma anche fatti che non sono di uso frequente, ma che sono riconoscibili all’interno di un sistema (ad esempio quando formiamo una nuova parola o nel caso delle parole possibili, ma non esistenti). Poi abbiamo fatti che nascono dal desiderio di espressività e si tratta di errori che in realtà sono comunque accettabili in un sistema linguistico (un allievo di Sosour scrisse un libro, “La grammatica degli errori” con l’intenzione di porre al centro dell’attenzione quegli aspetti che appartengono alla periferia di un sistema linguistico).

Rapporto tra lingua e scrittura

Circa il rapporto tra lingua e scrittura (che è la rappresentazione grafica di una realtà fonica) dobbiamo dire che la lingua è un sistema di segni e che un segno è costituito da due elementi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bologna Maria Patrizia.
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