Filosofia politica, Lezione 1 18 febbraio
| Introduzione al pensiero politico contemporaneo + approfondimenti temi specifici |
Filosofia politica normativa (storicamente senso centrale) opposta a descrittiva, è senso classico che
risale a Platone e Aristotele; sebbene sia un’accezione classica non è scontato affrontare la filosofia
politica dal punto di vista normativo. Dalla fine dell'800 al 1971 la filosofia politica è stata
dichiarata morta (John Rawls scrisse Una teoria della giustizia pubblicato nel medesimo anno)
↑
prima e seconda guerra mondiale, Auschwitz, Hiroshima e Nagasaki → annullamento della filosofia
politica normativa. Cause maggiormente plausibili: 1) molta della filosofia tradizionale classica
erosa dalle scienze ('700 e '800 psicologia, sociologia, economia, scienze politiche studiano il
comportamento dell’essere umano scientificamente) → dalla filosofia politica normativa si passò
soprattutto nei paesi anglosassoni all’analisi concettuale del linguaggio; 2) lunga eredità
dell’Illuminismo che sfociò in nichilismo e relativismo (pluralità ideologica e morale normalizzata)
↓
mancano basi giustificative per la realizzazione di una filosofia politica normativa, non esiste più un
universo comune di valori, un fondamento comune da cui partire
In difesa dell’anarchia di Robert Paul Wolff (1970), la tesi fondamentale è che non solo la filosofia
politica è morta bensì che è impossibile esista:
- primo passo: la filosofia politica normativa consiste nell’esercizio del potere dello Stato
- definizione di Stato: gruppo di persone che possiede ed esercita autorità suprema all’interno di un
territorio oppure su un data popolazione (def di Max Weber: gruppo di persone che esercita il
monopolio legittimo della coercizione) → monopolio di fatto e monopolio di diritto
Wolff parla di autorità e non di coercizione: relazione di potere o relazione di autorità, in entrambi i
casi capacità di farsi obbedire, ma cambia la motivazione per cui chi obbedisce sta obbedendo, cioè
coercizione per paura, autorità perché ritiene che chi comanda abbia il diritto di comandare → chi
obbedisce lo fa in virtù del riconoscimento dell’autorità → distinzione tra autorità de
facto(determinata socialmente) e de jure(determinata normativamente, ufficialmente); tutti gli stati
si fondano in qualche misura su un’autorità de facto.
La filosofia politica normativa si occupa dell’autorità de jure: non solo c’è un riconoscimento
dell’autorità, ma anche che sia giusto essere comandati da quella data autorità → lo Stato come
autorità de jure. Quindi se non esiste qualcosa del genere, non può esistere filosofia politica
normativa
In un certo senso non può esistere autorità de jure perché ciascun essere umano è autonomo e
responsabile delle proprie azioni (fare ciò che è giusto perché vedo che è giusto, in questa misura
sono responsabile delle mie azioni); se questo è l’imperativo fondamentale per noi è impossibile
rispondere all’autorità de jure, non possiamo mai pensare di avere il dovere di obbedire ad
un’autorità, la nostra priorità è essere autonomi
► autorità ragioni indipendenti dal contenuto (perentorie)
► anarchismo filosofico (autonomia e conoscenza individuale)
Lezione 2 19 Febbraio
Compito filosofia politiva (normativa) = costruire giustificazione Stato facendo riferimento a
coscienze individuali = costituzione ideologica
Per molto tempo rapporto di sudditanza sino a "liberazione ragione umana"(disincanto anche verso
Stato) → Isaiah Berlin: F.P silente = anche se sembra che non ci siano più ideologie che
mantengono potere politici continuano a prendere decisioni, persone continuano a obbedire, cose
continuano a funzionare → deve esserci una qualche forma di narrazione che persuade persone ecc:
non lo fanno più filosofi ma economisti : dettano scelte di governo in base a principi
economia(valore autoritativo) ] esito fenomeno culturale, origine utilitarismo classico
• (Inizio '900, momento trionfo economia) nascita economia del benessere (titolo opera Arthur
Cecil Pigou): potere, esiti normativi, leggi su principi e teoremi economici che minimizzano
requisiti (basato su universo pluralista, diversità persone); 2 concetti e teoremi fondamentali:
1. Miglioramento paretiano (come risorse sono distribuite, allocate; valori numerici sono beni e
risorse di qualsiasi tipo, anche diverse, ciò che per una persona ha valore):
stato di cose A: X possiede 2, Y 5, Z 7 >> stato di cose B: X 3, Y 6, Z 9 → B è miglioramento
paretiano rispetto a situazione A → si ha MP se in B c'è almeno qualcuno che sta meglio e nessuno
che sta peggio
- ogni volta che è possibile farlo bisogna farlo, anche perchè richiede minimo impegno normativo
- problema se a beni sono legati valori controversi(cose che non piacciono a tutti) ma MP è in
termini di ciò che ha valore per individuo: ciascuno dà peso a ciò che vuole (p. Non riguarda solo
distribuzione in sé ma anche oggetto)
- teoria compatibile con pluralismo perchè non si tratta necessariamente degli stessi beni per
persone diverse ma dell'aumento del gradiente di soddisfazione
- deriva da (2) ottimo paretiano = situa in cui no possibile nessun miglioramento paretiano
(migliorare senza peggiorare situa di un altro)
Il concetto di ottimo paretiano è un concetto economico, ma si può capire la sua forza intuitiva
come principio in base al quale attuare delle scelte: sembra richiedere l’adesione a principi
normativi che fanno appello a intuizioni minime sulla giustizia e sul bene: chi si opporrebbe all’idea
che se si passa da una situazione in cui siamo a 2 4 e 7 a una in cui siamo a 4 6 e 9 la seconda
situazione sia meglio? Ma anche quando non tutti migliorano la loro situazione, ma solo qualcuno
lo fa, che motivo avremmo di opporci ad un miglioramento paretiano?
- problemi M.P: (se si vuole usare come p.di governo, come organizzare società)
• quando si può fare bisogna chiedere a tutti?
• sembra presupporre moltiplicazione risorse ma in realtà ne produciamo quasi sempre senza →
come far stare tutti meglio a parità di risorse? Con scambio volontario, che si può fare sempre
(ogni scambio vol può essere un mp)
↓
[1º teorema] MP può essere raggiunto tramite mercato competitivo (ideale, a cui si può tendere) →
creare sistema di regole che faciliti scambi tra persone riducendo così azione Stato (Stato
legittimato da scambio?) = riduzione p.di governo a p.di scambio → Stato intervenire legiferando
su diritti persone e problemi inefficenza
↓
(pres necessario) qualsiasi sistema di scambio deve partire da allocazione (riconoscimento) diritti
ma possono esserci allocazioni inefficenti (esternalità negativa = costi, danni subiti da altri per
esercizio nostri diritti) → serve p.di legislazione possibilmente equo
↓ teoria di Ronald Coase (anni '60): raggiungere efficenza allocando diritti a caso a una delle parti e
lasciando che persone possano vendere o compare diritti
- prima di Coase: persone possono migliorare scambiando ma è possibile inefficenza
- dopo Coase: NO intervento Stato, per ridurre inefficenza si concede a persone di scambiare diritti
stessi (casi in cui esternalità prodotta sia da chi fa che da chi subisce)
→ sono le parti che decidono tra loro qual è cosa migliore
In sostanza sostituiamo principi su valori controversi con p.di efficenza su valori minimi; impo è far
rispettare diritti in scambio, non allocazione
Lezione 3 20 Febbraio
Bentham (utilitarismo classico) : Introduzione ai principi della morale e della legislazione
1789 cioè pieno illuminismo, movimento travolgente, modifica economia, società, cultura Europa;
assume due forme molto diverse nel continente e in UK: nel primo è presente l'idea per cui l'uomo
gode di diritti naturali (egualitari) che quindi spazzano via la tradizione in nome di egualitarismo;
nel secondo invece i diritti naturali non hanno senso: illuminismo è qui inteso come utilitarismo e i
diritti naturali sostituiti da principi razionali.
Bentham propone idea che gli suggerisce un passo di Cesare Beccaria.
• Uomo è governato da piacere e dolore → fondamento principio di utilità: qualsiasi riflessione su
morale deve partire da presupposto antropologico cioè da come agisce uomo → tutto ciò che
facciamo è per ottenere piacere ed evitare dolore → riformare società osservando comportamento
• Principio di utilità : approva o disapprova azione in base a quanto essa promuove felicità; non
comando, imperativo morale ma principio psicologico naturale in noi
in qualsiasi cosa è quella proprietà che tende a produrre [beneficio, vantaggio, piacere, bene o
felicità] o a produrre [torto, dolore, male, infelicità] → [ ] si equivalgono tra loro, mentre per teoria
morale classica sono cose ben diverse (es Ari) = cerca di sostituire linguaggio morale precedente dei
doveri, imperativi, giustizia, con uno più morbido → ciò rappresenta rivoluzione sociale UK ed
Europa cioè sostituzione nobiltà con borghesia e quindi anche valori (ciò che conta è quanto cosa è
appagante per persone; operazione politica di equalizzazione degli interessi)
• P.U si applica sia a singoli che a comunità. Interesse comunità (Stato) è solo somma interessi
individui: Stato ora come mero aggregato individui, interessa solo in quanto somma di essi
→ filosofia individualista diversa da forme protoutilitariste (es dottrine che giustificano leggi in
nome dell'utilità cioè guardando solo alle possibili conseguenze positive; come Hume: ci sono
norme sociali e sono buone se producono utilità sociale, non singoli → impo società nel suo
complesso, non come somma → filo olista)
• Come sapere quanta utilità produce cosa, quando azione produce utilità? Con calcolo: scelta tra
due azioni, pensare a esiti su mio benessere a cui io(singolo)attribuisco valori diversi; quando
scegliamo quella che ha più valore(proprio quantitativamente(?))agiamo razionalmente; più
decisioni sono importanti più lo facciamo
- Calcolo sembra semplicistico ma sviluppato poi in scienza economica diventa + complicato
perchè valori sono legati a probabilità cioè a ciascuna delle conseguenze bisogna associare
probabilità che si verifichi
- Per calcolo benessere comunità scelgo politica che produce > saldo netto di utiltà
- Fonda azioni (anche di governo) sul calcolo..e i dati? Questo calcolo non sarebbe stato possibile
in altra epoca, in questa sì grazie a nascita scienze e discipline come statistica, sociologia,
criminologia, economia, che sono in grado di fare previsioni su esiti di una teoria
• Azione è conforme a P.U quando tendenza ad aumentare felicità comunità è > che quella a
diminuirla
Azione conforme si dice "legge/dettame dell'utilità" ma non è imperativo, è il modo in cui
ragioniamo normalmente (operazione retorica)
• Di azione conforme si può sempre dire che si dovrebbe compiere, che è giusta ecc e viceversa =
solo così dovere, giustizia, ecc. hanno senso (se proprio non si è disposti ad eliminare tali concetti)
cioè si possono usare se in riferimento all'utilità
• In calcolo non bisogna basarsi solo su momento immediato, c'è un minimo di orizzonte temporale
che teniamo in considerazione (anche se conseguenze + lontane nel tempo sono – impo perchè +
improbabili, non sicure)
• Si può dimostrare P.U? No perchè è forma del nostro ragionamento pratico (sarebbe come voler
dimostrare principi logici), ogni volta che ragioniamo su come agire usiamo P.U
• Per togliere ogni dubbio fa dimostrazione in negativo mostrando due famiglie di alternative
possibili al P.U:
1) Principio di ascetismo: inverso P.U = approva azioni che producono sofferenza e disapprovano
quelle che producono felicità → promosso da religione ma anche molti filosofi come stoici;
dimostrazione è che non è mai stato assunto come principio di governo(idea spaventosa) e mostra
come in realtà anche uomini di fede agiscano in vista di vantaggi + grandi (paradiso) quindi
secondo utilità
2) Principio di fantasia/intuizione = cose e azioni sembrano giuste secondo intuizione, senso di
giustizia ma se ci chiediamo qual è fondamento senso di giustizia ognuno dà risposta diversa
↓
ricaviamo idee su giustizia solo da P.U? Bentham risponde "Non lo so e non m'importa" :
[ è possibile che ci sia un principio alternativo ed è possibile che questo venga giustificato in
qualche modo da qualcuno(questioni teoriche)ma che riesca ad essere giustificato da intera
comunità è un'altra questione(pratica) ] = può esserci un principio più vero e assoluto e giustificante
ma se vuole essere un principio di governo deve essere giustificato nella mente di tutti.
In altre parole, se tale principio non viene compreso, condiviso dagli altri non vale: un principio per
essere principio di governo deve essere pubblico cioè intersoggettivamente comunicabile e il P.U
lo è perchè è il modo stesso in cui ragioniamo, capiamo tutti la sua logica.
Lezione 4 3 Marzo
Caratteristiche fond u.classico
1. | Consequenzialismo | Teoria è consequanzialista quando nel scegliere tra 2 o + linee di azione,
valutare cosa fare, considera solo ed esclusivamente le loro conseguenze. Tutte le teorie morali in
qualche misura prendono in considerazione conseg (anche Kant che viene consid tutto tranne
consequenzialista, con i.categorico, xk ogg di tale p è massima dell'azione = quello che devo
scegliere è un'azione, intesa non come semplice gesto, quando sottopongo azione a prova ic devo
descriverla bene quindi anche sue conseguenze oltre ad intenzioni) ma non conseg xk t.conseq
considerano SOLO conseguenze: da certo pdivista è p di razionalità, totalmente razionale, molte
cose che facciamo invece irrazionali, dobbiamo valutare soltanto conseguenze pox azioni tra cui
posso scegliere: cose succ in passato no rilevanza, solo futuro → vale in caso legislazione: diritto
penale basato in vista del futuro, in vista di danni che si vogliono evitare in futuro
Car di questa teoria pratica che in vita quotidiana però non seguiamo sempre
2. | Welfarismo | Teoria è welfarista quando considera aazioni solo in base a conseg e queste però
sono computate in termine di welfare, cioè benessere → (ci sono t.conseq che non sono welfare, es
teorie perfezioniste (teoria politica normativa basata su idea di perf o eccellenza umana → indica e
ind co'è eccell umana es ari e poi che G politica è realizzazione di tale perfezione, polis ben formata
è quella che realizza raggiungimento di tale perf; in generale cmq valuta, prediligerà diverse linee di
az politica e diverse istituzioni in base a loro capacità di produrre conseg in termini di eccellenza) è
consequenzialista ma conseg non valutate in termini di benessere es qui eccellenza) → uti è
entrambe quindi conseg misurate in termini di benessere quindi valutare quanto benessere verrà
prodotto con una lineadi azione piuttosto che con un'altra
3. | Teoria teleologica | = definisce giusto in base al bene: prima def cos'è bene e poi giusto come
massimizzazione del bene (bene → G come fare bene) uti prima dice cos'è utilità e la def come
bene e poi G = max di utilità cioè del bene (operazione radicale: termine giusto nex altro significato
se non ciò che persegue utile quindi bene) ] contrap a teoria deontologica = def giusto indip da bene
(Rawls x trovare toria che dica cos'è giusto fare senza avere prima teoria univ del bene, xk facciamo
fatica a metterci d'acc su cos'è bene)
4. | Approccio aggregativo | (contrap a approccio distributivo) = teoria (conceppita non come
dell'azione ind ma azione di governo, giustizia) non guarda a come sono distribuite cose, bene ma
solo a quantità totale prodotta → es. Dobbiamo distribuire 9 banane e ci sono 3 persone, se siamo
egualitaristi (crediamo in eguaglianza e quindi abbiamo approccio distributivo) ne daremmo 3 a
testa (egu di cosa però? Non allochiamo solo risorse cioè beni ma distribuiamo anche benessere, e
queste due distribuzioni non necess coincidono, dipende anche da gusti, bisogni..); se vogliamo
stessa quantità di benessere pox che debba fare distribuzione diversa (+ a uno che all'altro) ma sono
comunque egualitarista perchè ciò che mi interessa è distribuzione bene inteso non come risorse
materiali ma come benessere → varie forme egu: egu delle risorse e egu del benessere), entrambe
queste forme però sono teorie distributive xk interessa come è distribuito bene e se lo è in maniera
uguale
→ utilitarismo no approccio distrib ma aggreg = non interessa come distribuite risorse o welfare ma
solo quantità bene prodotto attraverso distribuzioni (se A e C stanno peggio ma B è un cosiddetto
"mostro di utilità" = produce un sacco di utilità da ogni singolo bene, se do banana a B gli
produrrebbe + utilità → tolgo risorse ad a e c e le do b xk + utilità anche se A e C stanno peggio,
non solo in termini di risorse ma anche di benessere → così aumenta anche quello (es libri))
• anche se U genera conseg che sembrano controintuitive, il p su cui si basa non è così irrazionale:
quando abbiamo risorsa da distribuire (politche di
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