Estratto del documento

Modulo A: Introduzione alla filologia dei testi a stampa

Introduzione

Si pone l'attenzione sul modo in cui si passa da un manoscritto al libro stampato da un punto di vista molto tecnico, segnalando le fasi della stampa per cercare di capire dove, come e perché si sono introdotte lezioni diverse, trattasi sia di lezioni d'autore sia di lezioni di stampatori o collaboratori degli stampatori o ancora, stampatori intraprendenti. La filologia, dunque, si occupa di rintracciare le lezioni modificate e si pone il problema del come risalire a possibili cambiamenti.

Per lavorare in una redazione è necessaria una conoscenza e una coscienza della trasmissione dei testi: nel momento in cui si pubblica un qualsiasi testo non si deve pensare che esso sia un oggetto fisso, immobile, stabilizzato: questo vale sia quando si prende in considerazione un testo inedito di un autore contemporaneo ma anche per quanto riguarda un testo proveniente dal passato. Quello che molti pensano all'interno della casa editrice è che basti preparare per la stampa un testo, mandarlo al tipografo (oggi si utilizzano file e stampa digitale) ma anche che si possa prescindere da quelle che sono le parti principali: come si presenta il testo? Che tipo di testo sto pubblicando? Tutto ciò vale, quindi, anche per i testi che provengono dal passato. Non è vero che il testo che ci viene trasmesso dalla stampa sia un testo fisso: vale per i testi letterari, per i testi di storia, per i testi italiani e per quelli stranieri. Si ha, quindi, l'idea che il testo una volta stampato sia un testo fisso.

Consideriamo Il Mattino (incluso ne Il Giorno) di Parini e poniamo a confronto due versioni (slide): i «cisposi occhi» (parte sinistra)/ «cisposi occhj» (parte destra). Si può pensare che sia un'edizione diversa, invece è la stessa stampa di una stessa edizione, probabilmente pubblicata nello stesso giorno. Perché si trovano due versioni così? Cos'è successo? Finché c'è stata la composizione manuale si verificavano casi di questo tipo: l'autore era presente alla stampa e spesso introduceva una variante. Se il compito della filologia è quello di stabilire il testo che l'autore ha voluto trasmettere, occorre sapere cosa aveva scritto prima e anche sapere ciò che la filologia chiama l'ultima volontà dell'autore. Essa, a volte, dà un testo che nel complesso ci interessa meno. Dunque, si tratta di individuare i diversi stadi che portano un testo dalla prima stampa alla stampa finale.

Parini, ad esempio, era presente alla stampa e cambia la forma pronta per la stampa: ma dalla i alla j o viceversa? Quale ha scelto per prima? La ricostruzione delle fasi, cioè quello che è accaduto durante la stampa, è fondamentale. La filologia dei testi a stampa indaga nei diversi esemplari di uno stesso testo, pubblicato nello stesso momento, nella stessa edizione, ma che una volta confrontati rivelano che questa identità sia un po' diversa. Dunque, il primo nodo cruciale della filologia è che prendendo esemplari dello stesso testo, una stessa stampa di una stessa edizione, essi possono essere diversi tra loro. La collazione tra i diversi esemplari porta in risalto le differenze ma non mette in luce quale viene prima e quale viene dopo: compito del filologo è, quindi, quello di individuare attraverso una serie di strumenti tecnici, non solo le lezioni diverse tra un esemplare e l'altro della stessa edizione, ma anche la cronologia risalendo a quella che viene chiamata la lezione ultima.

In merito, è possibile fare qualche esempio prendendo in considerazione alcune opere famose: Don Chisciotte, I Promessi Sposi che presenta due esemplari diversi della Quarantana. Qual è la lezione ultima di questi testi? Riprendendo il caso di Parini, nel momento in cui ha pubblicato Il Mattino era incerto su quale lezione seguire tanto che sono stati distribuiti esemplari con lezioni diversi: perché si parla di distribuzione? Quando l'autore correggeva lo stampatore non buttava i fogli che aveva già stampato dal momento che, un tempo, la carta era un bene di lusso e non ci si poteva permettere di buttare un foglio. Dunque, veniva utilizzato un foglio con le lezioni scartate e veniva anche rilegato: ecco perché si hanno esemplari con lezioni diverse. Così si è creata una tradizione di testi in cui non è stato controllato quale lezione venisse stampata. A volte ci sono errori di stampa, altre volte ci sono oscillazioni: un palese errore sono le virgolette non chiuse, mentre un'oscillazione potrebbe essere il passaggio da «restringessero» a «ristringessero» (esempi tratti da I Promessi Sposi).

Compito del filologo è, dunque, quello di cercare di restituire il testo nelle lezioni che l'autore ha voluto ma poiché le lezioni hanno una cronologia non è possibile, stampando nuovamente, usare una lezione che ha utilizzato precedentemente; occorre individuare i fogli stampati per ultimi e attenersi a quelli per quanto riguarda esemplari della stessa edizione. La tradizione del testo ha allontanato il testo stesso dalla prima edizione sorvegliata dall'autore. Tutto ciò è accaduto anche nel Novecento, seppure in forma diversa per quanto riguarda i procedimenti di stampa. Elsa Morante, ad esempio, scrisse all'editore Einaudi perché era stata sostituita una riga inserendo una correzione che cambiava la volontà dell'autrice, oltre che il senso della frase. Casi di questo tipo succedono in tutti i libri del Novecento solo che nessuno presta mai attenzione.

Una volta che un testo è stato pubblicato potrebbe essere stampato così a vita oppure è il primo momento di una vita che conosce cambiamenti e trasformazioni perché l'autore decide di modificare, correggere e cambiare, non solo in termini stilistici, ma anche a livello della struttura e nell'organizzazione del testo. Dunque, non basta studiare la prima edizione collazionando gli esemplari usciti dalla prima stampa: per conoscere la storia di un testo occorre conoscere la storia delle sue edizioni e sapere come le lezioni si sono allontanate dalla prima.

Cosa vuol dire che una volta stampata la prima edizione ci si è allontanati dalla stessa? L'autore potrebbe aver volutamente cambiato le edizioni successive alla prima e ci si interessa solo del perché; oppure, l'autore non ha cambiato nulla e sono intervenuti gli stampatori e gli editori modificando la prima edizione. Cosa fanno gli editori? A volte, ristampano i libri prendendo copie magari che hanno a casa propria. Il problema è che ogni edizione presenta lezioni rilevanti: se sono lezioni d'autore vanno studiate, altrimenti vanno corrette.

Consideriamo L’Orlando Furioso, di cui sono uscite tre edizioni, 1516, 1521 e 1532. Tutti gli editori hanno riprodotto l'edizione del 1532; tuttavia, man mano che ci si allontanava dal 1532 si usavano le edizioni di altri stampatori, non quella del 1532. Nella maggior parte dei casi, si sfruttava l'edizione dell'editore Gerolamo Ruscelli, il quale non amava, ad esempio, quando Ariosto scriveva «a ciò che» tanto da sostituirlo con «perché». Da quel momento in poi, sono state riprodotte le copie della metà del Cinquecento; solo nel 1819, un editore ha inserito nuovamente «a ciò che» e da qui in avanti, probabilmente, è stata prenda in considerazione questa edizione.

Un altro esempio ci è fornito da Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo di cui si hanno l'edizione del 1802 e del 1816: nel 1802, Foscolo era ancora un ufficiale dell'esercito napoleonico e il testo riflette questo clima; nel 1816, invece, introduce una lettera antinapoleonica e afferma che questa lettera era già presente nella prima edizione ma che, tuttavia, pochissimi avevano prestato attenzione a essa, testimonianza di questa vena antinapoleonica. In realtà, i fatti son ben altri poiché essa risale solamente all'edizione del 1816, in cui compare sia uno stile che un pensiero politico diverso. Un grande filologo come Gavazzeni, quando pubblica Le ultime lettere di Jacopo Ortis, sceglie l'edizione del 1802 in quanto più vicina a ciò che Foscolo voleva dire ai suoi contemporanei quando ha scritto quel testo.

Dal punto di vista filologico, invece, si dovrebbero pubblicare entrambe. Un ultimo esempio ci è fornito da Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino, di cui gli editori decidono di stampare l'ultima versione del 1964. Se si considera la prima edizione, si trova un tasso di misoginia altissimo; la seconda presenta modifiche, mentre nella terza cambia tutto, dato che non compare nessun commento volgare nei confronti delle donne. Se si è editori, bisogna pubblicare l'ultima edizione, ma se si è studiosi di Calvino, è giusto sapere la storia del testo, compito riservato alla filologia.

Unità didattica B - Revisioni e riscritture nel Novecento: l'esempio dei romanzi di Elio Vittorini

Al centro del dibattito, Elio Vittorini, in particolare la sua opera intitolata Uomini e No, di cui si hanno diverse edizioni ma su quella del 1965 si sono fondate le edizioni successive. Nel 1945 introduce un doppio livello grafico alternando capitoli in tondo a capitoli in corsivo, proponendo due storie differenti; tuttavia, nel 1949, Vittorini decide di togliere alcuni capitoli in corsivo e di riscrivere alcune parti. Nell'edizione del 1960 l'alternanza scompare per poi tornare nel 1965, mettendo, però, in tondo e in corsivo capitoli differenti rispetto alla prima edizione. Dunque, essi risultano essere tre libri completamente diversi tra loro: certo, la storia è la stessa ma il significato della storia cambia, non si tratta più dello stesso libro a seconda delle edizioni.

In Francia, Uomini e No viene pubblicato con l'edizione del 1945, cioè si fa riferimento alla prima stesura; probabilmente, gli editori non si sono mai accorti di altre edizioni e, può capitare che, a volte, essi non badano all'edizione per non spendere, prendendo come riferimento la copia che hanno in casa. Tutto ciò vale per tutti gli scrittori del Novecento: ad esempio, la prima edizione de Il Dio di Roserio Giovanni Testori è in dialetto milanese mentre nella seconda non compare nessuna espressione dialettale.

Unità didattica C - Tra filologia dei testi a stampa e filologia d'autore

Consideriamo sia l'autografo che la stampa corretta di testo di Leopardi, tenendo conto che la filologia d'autore ha a che fare con la stesura del primo testo fino alla stampa finale. Si noti una bella copia che presenta ugualmente correzioni; tuttavia, non contento, una volta che il testo è stato stampato, è intervenuto ampiamente su questo testo stesso. Una parte della critica studia in che modo l'autore ha lavorato sul proprio testo fino ad arrivare alla redazione finale. È importante introdurre questo passaggio perché la filologia dei testi a stampa è alla ricerca della filologia d'autore. Con Leopardi, vediamo cos'ha fatto l'autore sul suo testo prima che venisse stampato. Si parte, dunque, dalla storia degli autografi che possediamo fino ad arrivare alle edizioni successive e al testo d'autore.

Il compito del filologo è, dunque, quello di dar conto di tutte le modifiche introdotte da Leopardi sulle stesse pagine. Quali soluzioni endotiche cioè di rappresentazione del testo si possono trovare? Come si lavora sui manoscritti, come si rappresentano? Tenendo conto delle trasformazioni in corso anche perché una volta occorreva riprodurre con modifiche a stampa mentre ora con la digitalizzazioni si possono avere altre soluzioni.

La rivoluzione introdotta dalla stampa

Per comprendere la filologia che si occupa dei testi a stampa è necessario partire dalla rivoluzione introdotta dalla stampa: non si tratta di una rivoluzione che rappresenta una cesura netta dato, nonostante fosse andasse erroneamente per la maggiore l'idea di questa rottura abbastanza violenta ma in realtà, la pratica della trascrizione dei testi, è continuata per parecchio tempo. Dunque, per un certo periodo si ha a che fare sia con pubblicazioni a stampa, sia con trascrizioni manoscritte. È interessante vedere i manoscritti di un testo di cui erano già usciti i testi a stampa; dal punto di vista filologico non è per nulla secondario il fatto che esistano codici manoscritti posteriori o paralleli alla stampa. Se è vero che con la stampa si dà corpo al testo che si trasmette nel corso dei secoli, se si tratta di un testo dei secoli precedenti non si deve escludere l'idea di testi successivi che ci possano dare informazioni ugualmente utili nonostante la stampa.

Quando hanno iniziato a diffondersi le stamperie, cos'è successo? Cosa ha comportato sul piano testo questa nuova modalità di trasmissione? È necessario distinguere i testi che provengono da codici manoscritti del passato e che portano le opere di autori italiani (trascuriamo gli autori latini e greci) e testi che nascono contemporanei alla stampa, cioè i testi che hanno come prima uscita pubblica la stampa. Il testo contemporaneo arriva direttamente dallo scrittoio dell'autore in stamperia e spesso è lo stesso scrittore a sorvegliare le fasi della stampa: in tal caso, si parla di filologia d'autore. In che modo l'autore interviene con continue modifiche ai fini di una stampa? I fogli stampati per primi portano, ovviamente, lezioni differenti rispetto all'ultima stampa; è necessario, dunque, individuare la paternità delle innovazioni che vengono portate nel corso della stampa: è l'autore presente in stamperia che interviene sul testo? Oppure, è lo stampatore che interviene con quelli che vengono chiamati errori? Come possiamo sapere se l'autore è presente o meno in stamperia? Solitamente, si ricorre a materie extra testuali, a documenti di tipo epistolare. Tutto ciò vale anche per autori come Foscolo, il quale entra in guerra con il suo stampatore Bettoni: Foscolo era sempre presente in stamperia tanto che, quasi tutti i giorni, dava ordine di modificare le righe dei Sepolcri. Da un punto di vista filologico, è importante capire l'intervento dell'autore.

Per quanto riguarda la pubblicazione di testi che provengono da testi scritti nei decenni precedenti, si parla di filologia della copia: si tratta di un'operazione di trascrizione da parte di copisti di testi, i quali vengono diffusi in epoca contemporanea alla scrittura o successivamente. Consideriamo, ad esempio, La Divina Commedia: essa presenta un numero elevato di testimoni (manoscritti). Ogni libro proveniente dai secoli precedenti ha un certo numero di testimoni che vengono trascritti dai copisti; tra questi codici c'è chiaramente uno che si avvicina di più alla volontà dell'autore. Ma quale codice viene utilizzato per la messa in stampa? Ciò diventa importante nel momento in cui si affronta la questione della princeps ossia la prima edizione di un testo.

Quando il codice che trasmette un testo è unico ed è facilmente individuabile, il compito è vedere se il codice è stata rispettata fedelmente nell'edizione a stampa, altrimenti bisogna verificare a quale codice fa riferimento il testo stampato. Gli stampatori sono convinti di dare in stampa il codice migliore non trascritto meccanicamente ma il codice corretto attraverso le lezioni di altri codici presenti in qual momento; si prende, quindi, un codice e si interviene per migliorare le diverse parti del testo sulla base di altri codici del testo stesso. La stampa è, dunque, il risultato della collazione di testi diversi e dell'unione di lezioni migliori; viene, quindi, ricostruito un testo sulla base di diversi codici esistenti. Inoltre, la stampa fissa il testo che, a volte, rimane l'unico testo che noi conosciamo, altre volte non rimane solamente quel testo.

Sulla base di questa esigenza di dare corpo a un testo che sia il più corretto possibile, nasce una nuova figura professionale che viene generalmente indicata con il termine correttore. Quando si parla di correttore, attualmente, si intende il correttore di bozze ma la sua funzione non coincide con i compiti che aveva in passato questa figura: si trattava di un proto–filologo, il quale sceglieva, tra i diversi manoscritti di un testo, quello che riteneva essere il più fedele all'autore e sulla base di questo costruisce il testo che verrà dato alle stampe. Questa è la ragione per cui alcuni testi del Cinquecento riportano formula «con ogni diligenza corretto», scritta di prestigio tanto che si faceva a gara per averla sul frontespizio. Dunque, la figura del correttore stabiliva quale testo potesse essere dato alle stampe; egli può essere considerato un redattore o un editore in quanto selezionatore di testi da pubblicare e da predisporre per la stampa. Questi correttori erano soprattutto letterati di valore e di prestigio come Bembo, Ruscello, Domenichi, Doni e Dolce.

Questi correttori intervengono nel corso del processo di stampa prima che venga avviata la procedura della stampa vera e propria: in merito, si parla di proto filologia in quanto si è lontani dalla filologia scientifica, tuttavia si è in presenza di letterati che si interrogano su quale testo deve essere stampato. Alcuni dei correttori più sensibili si ponevano il compito di migliorare il testo a loro piacimento oppure prendevano in considerazione la lezione migliore, quella più vicina all'autore secondo la loro sensibilità. Non si può non dire che questa proto filologia era filologia solo in quanto collazione dei testi non in quanto testo più vicino alla volontà dell'autore che non poteva essere individuato per mancanza di strumenti.

Nel momento in cui nasce la nuova arte di trasmissione dei testi non esiste una stabilizzazione della punteggiatura, delle grafie e...

Anteprima
Vedrai una selezione di 22 pagine su 102
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 1 Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 2
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 6
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 11
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 16
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 21
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 26
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 31
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 36
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 41
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 46
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 51
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 56
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 61
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 66
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 71
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 76
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 81
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 86
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 91
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 96
Anteprima di 22 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Filologia dei Testi a Stampa Pag. 101
1 su 102
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/13 Filologia della letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher granieroantonio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia dei testi a stampa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cadioli Alberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community