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Appunti di diritto processuale civile: Questioni di Giurisdizione

Appunti dettaglaitissimi lezioni di Diritto processuale civile: incipit
La questione di giurisdizione è una questione pregiudiziale di rito, la prima tra tutte le questioni sulla quale il giudice può pronunziarsi o in limine litis cioè subito, o non appena il processo è iniziato, oppure può rinviarne la decisione alla conclusione della controversia, dopo l’espletamento... Vedi di più

Esame di Diritto processuale civile docente Prof. F. De Santis

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rientri, come dice poi la norma, nelle ipotesi dell’art. 5 oppure se la giurisdizione italiana è

squalificata da una fonte di rango più elevata della l.218/95. L e cose invece cambiano

radicalmente se il convenuto è rimasto contumace perché la legge difende questa sua

assenza dal processo e rimette al giudice il potere­dovere di rilevare anche d’ufficio, il difetto di

giurisdizione in qualunque stato e grado del processo, sempre che il difetto di giurisdizione

italiana ricorra ai sensi dell’art.3. Allora, come si accorda la previsione dell’art 11, ove si dice

che il convenuto può eccepire il difetto di giurisdizione italiana in qualunque stato e grado del

processo, con la previsione dell’art 4 1comma ultima parte, dove si dice che la giurisdizione

italiana è tacitamente accertata dal convenuto che non eccepisce il difetto di giurisdizione nel

primo atto difensivo? Allora è in qualunque stato e grado del processo che può formulare

l’eccezione o la deve formulare nel primo atto difensivo? Verrebbe ad esserci una specie di

contraddizione tra le due norme. Ebbene la contraddizione è soltanto apparente perché lart.4,

quando dice che il convenuto deve eccepire il difetto di giurisdizione nel primo atto difensivo,

non dice nella comparsa di risposta di primo grado, ma dice del primo atto difensivo. Questo

vuol dire che il convenuto ha davanti a sé tutto il processo, cioè può comparire lungo tutto il

corso del processo di primo grado, poi se vi è un appello, può comparire in appello, e se vi è

un giudizio di cassazione, può comparire persino in cassazione, per la prima volta. Qui la

norma vuole dire “nel primo atto difensivo che il convenuto introduce nel processo”, a

prescindere dal momento in cui si costituisce. (Comparizione significa costituirsi e la parte per

costituirsi deve depositare una domanda, che è un atto di comparizione. Questo è il primo atto

difensivo, cioè l’atto di costituzione! Il primo atto difensivo resta l’atto di costituzione, cioè l’atto

con il quale l’avvocato costituisce il suo cliente in giudizio e naturalmente deposita la procura

alle liti. Quello è il primo atto difensivo. Dunque la norma vuole dire che il convenuto che

compare, a prescindere dal momento in cui compare, nel primo atto difensivo, dunque nell’atto

di costituzione, deve eccepire il difetto di giurisdizione italiana.

La vicenda è però più articolata rispetto a quello che viene fuori dalla lettura delle due norme.

Nel 2008 infatti, le sez.unite della cassazione hanno dato una lettura costituzionalmente

orientata dell’art.37, ossia un’interpretazione orientata al princ. Della ragionevole durata del

processo. Come detto prima la questione di giurisdizione è una questione di rito ed è una

questione pregiudiziale nello stesso tempo, cioè una questione che deve essere decisa dal

giudice prima di tutte le altre questioni di rito e di merito. Il principio di ragionevole durata

sancito dalla corte di cassazione suona all’incirca così: è vero che il difetto di giurisdizione del

giudice è rilevabile anche d’ufficio in qualunque stato e grado del giudizio, fatto salvo però,

dicono le sez.unite, il limite derivante dal giudicato interno anche implicito. “Fatto salvo anche

gli effetti del giudicato interno, anche implicito”: la norma è questa e non più quella che

leggiamo.

La questione di giurisdizione è una questione preliminare di rito e la decisione sulla

giurisdizione è anch’essa una decisione di rito che potrebbe chiudere il processo davanti al

giudice che l’ha pronunciata, perché se il giudice decide che non ha la giurisdizione, il

processo davanti a lui si chiude. Come tutte le questioni di rito, la questione di giurisdizione

può essere decisa o immediatamente oppure può essere decisa alla fine della fase istruttoria,

insieme alle altre questioni, l’importante però che nella struttura della decisione, la questione di

giurisdizione venga sempre affrontata per prima, cioè il giudice può stabilire di cumulare la

decisione di tutte le questioni di rito e di merito, ma non ne può sovvertire l’ordine logico, quindi

anche quando decide tutto alla fine, come accade nella stragrande maggioranza delle ipotesi,

se è stata sollevata o lui stesso ritiene di sollevarla d’ufficio una questione di giurisdizione, la

deve affrontare subito. Iniziamo a fare una serie di ipotesi. Ipotesi num.1.

_Il giudice vede la questione di giurisdizione, rimette la causa in decisione e decide sulla sola

questione di giurisdizione affermando o di non avere la giurisdizione o di averla e di proseguire

dunque, il processo per il resto delle questioni. Nel primo caso avremo una

sentenza definitiva, nel secondo caso una sentenza non definitiva. Definitivo o non definitivo

nel linguaggio del processo civile hanno un significato un po’ diverso dal processo penale,

perché la pronunzia nel processo civile è definitiva non quando passa in giudicato, ma quando

chiude il processo davanti al giudice che l’ha pronunziata. E’ invece non definitiva quando

consente al processo di proseguire davanti al giudice che l’ha pronunziata. Una sentenza

declinatoria della giurisdizione è quindi definitiva, non declinatoria è non definitiva. Entrambe

sono appellabili. Se il giudice emana una decisione definitiva o non definitiva sulla

giurisdizione e le parti l’appellano, sarà la corte d’appello a decidere se la giurisdizione c’era o

non c’era a seconda dei casi e poi la decisione della corte d’appello darà a sua volta

impugnabile in cassazione e a quel punto sarà la cassazione a dire in maniera definitiva a chi

appartiene la giurisdizione. Se la decisione definitiva o non definitiva sulla giurisdizione non

viene appellata essa passa in giudicato e nessuno la potrà più contrastare nel corso del

processo, cioè sulla questione di giurisdizione non si potrà più tornare nel corso del processo.

2 ipotesi­ La questione di giurisdizione viene decisa alla fine insieme a tutte le altre questioni(1

ipotesi). Se ciò accade, la decisione sulla giurisdizione può essere triplice; innanzitutto

potrebbe accadere che il giudice faccia andare avanti il processo, quindi tutta la fase

istruttoria, le prove e via discorrendo, poi arriva alla decisione e dichiara il difetto di

giurisdizione. Non entra proprio nel merito. Quella pronunzia è appellabile e poi ricorribile in

cassazione. Questa è una prima ipotesi.

2 ipotesi: il giudice decide le questioni tutte insieme e dichiara 1) di avere la

giurisdizione(prima decisione)

2) di avere la competenza

3) la domanda è fondata o non fondata

Quindi fa una decisione cumulativa.

3 ipotesi: la questione di giurisdizione non sorge, nessuno l’ha mai eccepita, né il giudice la

rileva d’ufficio. Il giudice decide direttamente nel merito ( non c’è una questione di

giurisdizione).

Prendiamo in considerazione delle ipotesi:

1) Decisioni cumulate delle questioni (ho la giurisdizione, ho la competenza, la domanda è

fondata o non fondata). Chi fa appello e vuole mantenere aperta la questione di

giurisdizione, deve appellare la pronunzia anche su quel caso, perché se non l’appella

cioè, se non formula una specifica censura anche sul quel capo della sentenza su cui il

giudice di primo grado ha dichiarato di avere la giurisdizione, non può sperare che la

corte d’appello rilevi d’ufficio il difetto di giurisdizione, perché su quel capo di sentenza

si forma il giudicato interno(rimane consolidato) ; si dice interno perché il suo effetto è

all’interno del processo che prosegue in appello ed eventualmente in cassazione ed è

un giudicato esplicito, perché il giudice di primo grado si è pronunziato esplicitamente

sulla giurisdizione e siccome le parti non hanno impugnato questo capo, esso è rimasto

consolidato. Questa conclusione c’era già prima del 2008, perché il giudicato e l’effetto

del giudicato operava anche prima delle sez.unite del 2008 e già prima del 2008, l’art.

37 dove dice che il difetto di giurisdizione è rilevato anche d’ufficio in ogni stato e grado

del giudizio, doveva esser letto “fatti salvi gli effetti del giudicato esplicito”, cioè se c’è

una pronunzia sulla giurisdizione in primo grado e nessuno la impugna, e la sentenza

viene impugnata per altre ragioni, quel capo di sentenza rimane consolidato e né la


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti dettaglaitissimi lezioni di Diritto processuale civile: incipit
La questione di giurisdizione è una questione pregiudiziale di rito, la prima tra tutte le questioni sulla quale il giudice può pronunziarsi o in limine litis cioè subito, o non appena il processo è iniziato, oppure può rinviarne la decisione alla conclusione della controversia, dopo l’espletamento della fase istruttoria, decidendo assieme questioni di rito e questioni di merito, avendo cura però di mantenere inalterato l’ordine logico della decisione. Se il giudice decide di risolvere la questione in limine litis cioè, prima di consentire che il processo vada avanti per lo svolgimento della fase istruttoria, dovrà rimettere la causa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucagiordano1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof De Santis Francesco.

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