Il codice civile del 1942 e le sue articolazioni
Il codice civile del 1942 si articola in libri che si occupano di:
- Delle persone
- Delle successioni
- Della proprietà
- Delle obbligazioni
- Del lavoro e norme in materia di impresa e concorrenza
- Tutela dei diritti
Analisi del codice civile del 1865
Analizzando il codice civile del 1865 bisogna tenere conto del diverso sistema delle fonti rispetto a quello odierno e del ruolo del codice nello studio di diritto privato. Cominciando da questo secondo aspetto, ci si chiede com’è nato? E perché?
Le esigenze della codificazione
Nasce per soddisfare delle esigenze:
- La certezza del diritto, ispirandosi al processo di codificazione avviato in Europa subito dopo l'Illuminismo, si vuole superare il particolarismo giuridico, unificando le norme. La situazione prima della codificazione era complessa: vigeva il sistema della società feudale (ordinamento canonico, consuetudini, diritto romano). Il pluralismo creava problemi nell'individuazione della regola giuridica nel caso concreto venendo messa in gioco sia la certezza del diritto sia la tutela dei diritti. Il fenomeno della codificazione trova il suo fondamento in due correnti di pensiero: il giusnaturalismo razionalistico da un lato e l'illuminismo dall'altro che reclamavano il superamento del particolarismo giuridico allo scopo di meglio garantire i valori della persona umana.
- Borghesia, la quale lotta per l'affermazione di una serie di diritti per loro nuovi: la libertà di iniziativa economica privata, la libertà di impresa, l'autonomia privata; ed inoltre un altro obiettivo che questa classe emergente perseguiva era quello dell'eguaglianza, nasce infatti, il principio dell'eguaglianza formale.
Il codice in questo contesto si inseriva bene perché la codificazione risponde a una duplice esigenza: oltre alla certezza risponde all'esigenza di esaustività e di completezza.
La completezza e la durata del codice
Ma si può dire che il codice è completo? Un codice in astratto pretende di essere completo con disposizioni che ricollegano ad un fatto la previsione di un effetto. Un'altra caratteristica che i codici dovrebbero avere è quella della durata, ma se un codice è destinato a durare nel tempo, come si fa ad adattarlo alle nuove istanze emergenti? Questa è una delle critiche mossa alla codificazione, nata da alcuni movimenti di pensiero che si erano affermati alla fine del XIX secolo in Europa: lo storicismo, affermatosi in Germania. Questo problema della durata nel tempo è un problema attuale.
Il ruolo del codice e il contesto sociale
Il fenomeno della codificazione inizia con il Codice Napoleonico ancora vigente e il nostro codice del 1865 era la riproduzione del Code Napoleon, ma tra la metà dell’800 e il ‘900 vedono la luce tantissimi codici di cui l’ultimo è quello tedesco, proprio perché in Germania era maturata questa corrente di pensiero che faceva capo a un grande studioso Savigny, si riteneva, infatti, che un codice non potesse farsi carico a lungo nel tempo delle istanze sociali.
Il codice civile del 1942 e le sue influenze
Il nostro codice attuale comunque è un codice importante perché alla sua redazione parteciparono molte personalità autorevoli, ed è stato sostituito per adattarsi alle esigenze moderne. I valori su cui si fondava il codice del 1865 erano la libertà individuale, l’autonomia privata, la libertà di iniziativa economica privata e il principio di uguaglianza formale. Principi che non possono avere carattere assoluto, ma che, nel codice del 1865, venivano considerati tali (la proprietà era un valore fondamentale e inviolabile, ora essa incontra dei limiti). Il nostro legislatore interviene proprio per questo.
Le nuove esigenze sociali del '900
Anche perché nei primi anni del '900 si afferma in Italia la nuova classe sociale del proletariato, portatrice di nuove esigenze, che richiede un’eguaglianza reale ed effettiva (sostanziale e non più solo e semplicemente formale), ma richiede anche che alcuni principi, come l’autonomia contrattuale e il diritto di proprietà, vengano rivisti e limitati. Ed inoltre reclamavano un intervento dello Stato per la tutela dei propri diritti. Ma come doveva intervenire? Cercando di eliminare le disuguaglianze, agendo in conformità del principio di uguaglianza sostanziale.
Il codice civile del 1942: articolazione e caratteristiche
Il nostro codice del 1942 risente anche dell’impostazione del codice civile tedesco, diversa dal codice civile napoleonico. Viene quindi incaricata una commissione di alto livello per elaborare il codice, presieduta da Vassalli, che non si lasciò influenzare dalla condizione storica del nostro paese: il codice del ’42 viene emanato in periodo fascista eppure la logica corporativa entra in misura molto limitata nel nostro codice.
Il ruolo dell'homo economicus
Su quali punti si articola il codice civile del 1942? Gli istituti di diritto privato non possono essere studiati solo in un’ottica codicistica, ma anche della costituzione e dal contesto sovranazionale. Il codice del ’42 si caratterizza perché, innanzitutto, tutela un soggetto particolare: l’homo economicus, tutela il soggetto che produce reddito, si passa dal concetto di proprietà statica a quello di proprietà dinamica. Sebbene già nel ’42 si parlasse della tutela della persona umana, ad entrare nel codice del ’42 non è la persona umana ma l’homo economicus, questo lo si vede da alcune norme del c.c. es. l’art. 844 c.c. La norma si riferisce alle immissioni immateriali che superano la normale tollerabilità, è nel 2 co. che si evidenza l’importanza dell’homo economicus: per applicare la norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà.
Il codice civile del 1942 e i nuovi valori
La situazione è diversa rispetto ai valori che caratterizzano il codice civile del 1865, in cui l’esigenza della proprietà prevale sulle altre esigenze, qui invece il codice dà rilevanza all’impresa. Questo dimostra che il codice civile del ’42 va oltre il codice del ’65 perché dà ingresso a nuovi valori. Inoltre il codice del ’42 presenta un vantaggio: contiene molti principi e clausole generali, e proprio questi ultimi hanno consentito l'adattamento ai bisogni emergenti.
La validità del codice e i principi costituzionali
Si pose, intorno agli anni ’70, il problema della validità del codice. Numerose norme della costituzione si occupano di istituti di diritto privato (art. 29 famiglia, 30 filiazione, 41 iniziativa economica privata, 42 proprietà e successione, 2 diritti inviolabili dell'uomo). Il diritto di famiglia, di successione, di proprietà contenuti nel codice civile rispondevano a dei principi che non erano compatibili con i valori costituzionali. L' art. 29 statuisce l'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, l'art. 3 sancisce l'uguaglianza formale e sostanziale e quindi la normativa codicistica in tema di famiglia del 1942 non risultava corrispondente ai principi costituzionali poiché si basava sulla podestà maritale e sulla patria potestà.
Gli sviluppi della dottrina e i fenomeni di decodificazione
La dottrina, nell’ottica di questa incongruenza di valori, ha evidenziato due fenomeni: il primo è il fenomeno della depatrimonializzazione, evidenziato da uno scritto del professore Donisi degli anni '80 che si intitolava "Verso la depatrimonializzazione del diritto privato" per affermare che il diritto privato non si poteva più ispirare a una logica patrimonialistica, ma doveva essere funzionale alla tutela dei valori della persona umana in linea con i principi emergenti dalla costituzione che pone l'uomo al vertice e lo assume come criterio ordinatore di tutti i rapporti giuridici.
Interventi della Corte costituzionale
La stessa Corte costituzionale negli anni '70 è intervenuta per dichiarare l'incostituzionalità di alcune norme contenute nel c.c. (marito deve mantenere la moglie mentre la moglie non può). L'altro fenomeno fu quello della decodificazione. Il professore Irti pubblicò un volumetto intitolato “L'età della decodificazione” per affermare che molti istituti cominciavano ad uscire dal c.c. infatti interviene la legge sulle locazioni, una legge sullo scioglimento del matrimonio e tante altre leggi speciali che erodono il ruolo centrale del codice.
La nuova età della codificazione di settore
Per quanto riguarda il diritto di famiglia si è intervenuti nel 1975 con una legge di riforma che ha operato con la tecnica della novella (le norme di questa legge hanno sostituito gli articoli del c.c.). Per un certo periodo si pensò come necessario questo fenomeno di decodificazione, ma nel frattempo le leggi speciali si moltiplicarono, anche per effetto dell'UE con l'emanazione di direttive, e ciò ha portato ad una crisi della certezza del diritto. Allora avvenne il fenomeno opposto, che muove dall'età della decodificazione alla nuova età della codificazione di settore con l'emanazione di decreti legislativi che contengono tutte le normative esistenti in un certo settore dando vita a dei codici di settore (codice della privacy, dell’ambiente, del consumo, dei beni culturali, del turismo). Proprio per questo in uno scritto il professore Alpa scrisse che in fondo c'è un sistema stellare poiché si ha al centro il c.c. e attorno i codici di settore.
Influenza della Costituzione e del diritto europeo
Per studiare gli istituti di diritto privato si deve, quindi, fare riferimento anche alla costituzione. L'influsso della costituzione si evidenzia dall'intervento di leggi speciali, ma anche con l'interpretazione costituzionalmente orientata. Un'altra fonte dalla quale non si può prescindere è il diritto europeo che è mutato rispetto a quello presente nel trattato di Roma del ‘57, trattato istitutivo della Comunità economica europea, il quale, però, non si occupava della persona umana.
Il diritto privato europeo
Tradizionalmente quando si parlava di diritto privato ci si riferiva al diritto privato codicistico, oggi molti studiosi parlano, invece, di diritto privato europeo. Il fondamento normativo va rinvenuto nell'art. 117 co.1 cost. Il quale pone dei vincoli che provengono dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
Il trattato di Lisbona e la Carta di Nizza
Il trattato istitutivo è stato modificato dal trattato di Maastricht, Amsterdam, Lisbona e dalla Carta di Nizza, carta dei diritti fondamentali che, grazie all'art. 6 par. 1 che stabilisce che l'unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea del 2000, adattata nel 2007 a Strasburgo, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati. Con questa norma viene data per la prima volta l'efficacia giuridica di un trattato ad una carta cioè la carta di Nizza.
Obiettivi della Carta di Nizza
Qual era l'obiettivo di questa carta? La carta intendeva fare un quadro dei diritti e delle libertà fondamentali del cittadino, tenendo conto sia delle disposizioni costituzionali degli Stati membri, ma anche della giurisprudenza europea. Per questo la Comunità economica europea, che dopo il Trattato di Lisbona, si chiama Unione europea, ha cambiato i propri obiettivi: essa era nata essenzialmente per realizzare obiettivi di natura economica, cioè la creazione di un mercato comune, in cui si potesse garantire la libera circolazione dei servizi, delle merci e la libera concorrenza tra imprese che operano nei diversi Stati membri.
Il trattato di Maastricht e il principio personalistico
L'unione europea ha compiuto un passo in avanti con il trattato di Maastricht: pur rimanendo fermo l'obiettivo della realizzazione del mercato comune, ha fatto il suo ingresso il principio personalistico, che si rafforza grazie alla carta di Nizza. La Comunità economica europea, a seguito del Trattato di Maastricht, cambia il suo nome in Comunità Europea, l'eliminazione del termine economica non è stata solamente formale ma è stata una modifica sostanziale.
La Carta di Nizza e i suoi principi
La carta di Nizza ha vissuto vicende complesse poiché si discuteva quale valore giuridico le potesse essere attribuito, tanto è vero che la Corte di Giustizia dell'Unione Europea è più volte intervenuta. Quando un principio viene fissato dalla Corte di Giustizia nell'ambito di una sua sentenza, quel principio acquista valore normativo: la Corte obbliga gli Stati membri ad intervenire per dare attuazione alle sentenze. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, infatti, opera secondo un principio di effettività, per cui tutti gli Stati membri devono dare attuazione alle norme e ai principi del diritto comunitario. Il problema viene risolto con l'art. 6 del Trattato sull'Unione europea sopra citato.
Importanza e critiche della Carta di Nizza
Questa carta è importante perché si trovano una serie di principi che incidono sugli istituti di diritto privato e inoltre si trovano dei diritti nuovi che nel nostro sistema giuridico non sono previsti. Nel preambolo della Carta di Nizza c'è scritto che l'Unione contribuisce alla salvaguardia e allo sviluppo di valori comuni. Tali valori comuni sono riportati nel par. 2 del preambolo stesso, cioè l'Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. Pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Diritti della Carta di Nizza
- L'art. 1 si riferisce alla dignità umana
- L'art. 2 al diritto alla vita (diritto presente anche nella CEDU, ma non nella nostra costituzione)
- L'art. 7 al rispetto della vita privata e della vita familiare
- L'art. 8 alla protezione dei dati di carattere personale (la nostra costituzione tutela solo il diritto alla riservatezza, l'art. 8 detta i principi che oggi sono rispettati per la tutela dei dati personali)
- L'art. 9 al diritto di sposarsi e di costruire una famiglia (importante per lo sviluppo della normativa sulle Unioni civili)
- L'art. 21 alla non discriminazione
- L'art 17 al diritto di proprietà
- L'art 16 alla libertà di impresa
Conflitti tra Costituzione e diritto comunitario
Si è riscontrato un problema per stabilire, alla luce del principio della gerarchia delle fonti, se la nostra Costituzione prevale o se prevale il diritto comunitario, poiché quest'ultimo starebbe al vertice del sistema delle fonti, e se questa prevalenza sussiste anche per i diritti della persona umana. Ormai questa priorità del diritto dei trattati rispetto alla Costituzione è consolidata sebbene con il vincolo della tutela della persona umana, tutela cristallizzata nella c.d. teoria dei contro limiti, per cui la Costituzione non prevale a condizione che il valore della persona umana sia tutelato a livello europeo allo stesso modo in cui è tutelato nella Carta fondamentale.
Critiche alla Carta di Nizza
Però è stata lo stesso fatta qualche critica alla carta di Nizza: a proposito del diritto di proprietà (art. 17 carta di Nizza), quest’ultimo articolo sembra costituire una sorta di passo indietro rispetto all'art. 42 Cost., perché la nostra Costituzione ha stabilito che l'esercizio del diritto di proprietà non può pregiudicare la funzione sociale e deve essere accessibile a tutti. L'art. 17 carta di Nizza, invece, ha messo sullo stesso piano gli interessi di natura patrimoniale e interessi di natura personale, inoltre l’art. 17 è inserito nel il titolo secondo, titolo dedicato alle libertà, mentre ‘art. 42 Cost. è inserito nella parte riguardante i diritti economici.
Norme di chiusura della Carta di Nizza
La carta di Nizza contiene importanti norme di chiusura per l'interpretazione e l'applicazione della stessa: l'art. 52 afferma che eventuali limitazioni all'esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Importante è il par. 3 perché affronta il problema del rapporto tra la carta di Nizza e la CEDU, infatti per quanto riguarda i diritti contenuti nella carta di Nizza che si ritrovano nella CEDU, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti dalla convenzione.
Efficacia della CEDU e il ruolo dei trattati europei
C'è un dibattito sull'efficacia della CEDU, dibattito che trova il suo fondamento nell'art. 6 del TUE, il quale stabilisce che l'Unione aderirà alla convenzione. Secondo gli studiosi, ma anche secondo il Consiglio di Stato, l'adesione alla convenzione EDU avrebbe fatto sì che quest’ultima avesse un’efficacia immediata nell'ambito degli Stati membri. Ma la nostra Costituzione, con l'art. 117, impedisce che la CEDU possa avere efficacia immediata nell'ordinamento italiano. La Corte di giustizia dell'Unione europea deve garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE, la Corte EDU deve garantire l'applicazione della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, quindi c'è un diverso ambito applicativo. Inoltre le sentenze della CGUE hanno efficacia vincolante, mentre le sentenze che riguardano la CEDU non hanno un ingresso automatico nell’ordinamento giuridico, ma è necessario l'intervento della Corte Costituzionale, alla quale viene sollevata questione di legittimità costituzionale ai sensi dell'art. 117 di una norma.
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