Estratto del documento

Introduzione

Siamo abituati nella pratica quotidiana a lavorare nell’emergenza, dove l’aspetto significativo è lavorare per affrontare i problemi della quotidianità. Il linguaggio è il frutto del nostro pensiero e in questo caso il pensiero ci orienta a sottolineare ciò che c’è di negativo nel contesto. Poi questo viene verbalizzato attraverso il linguaggio e quindi arriviamo a parlare sempre di problema.

Metafora della piadina

Le scuole felici sono come avere la ricetta per la piadina: Ingredienti per la piadina: acqua, farina e sale. Tre ingredienti imprescindibili che vanno amalgamati insieme. Quali sono gli ingredienti che devono esserci nelle scuole per essere felici?

  • Passione
  • Sorriso
  • Collaborazione

(Incontro con gruppo di genitori con figli disabili su temi che riguardano le difficoltà nella dimensione professionale, per costruire un percorso delle buone prassi attraverso un dialogo su quello che funziona anziché concentrarsi esclusivamente su ciò che non funziona). In questo incontro è stato coinvolto un esperto che si occupa di orientamento e ha parlato di armonia, desiderio e collaborazione come ingredienti fondamentali per la scuola. L’esperto parla dell’autore Galimberti che a sua volta riporta il termine fascinazione: è un termine che nasce dall’etologia (riguarda quindi gli studi sulla natura) e rappresenta una forma di attenzione. Kaplan scrive un articolo sul concetto di fascinazione la quale si manifesta nella reazione innata di orientarci verso altre forme di vita. La parola che più si avvicina è empatia.

“La formazione della personalità, che dovrebbe essere lo scopo principale della scuola primaria e secondaria, non passa attraverso l’informatica. Il senso critico, che significa capacità di giudizio, non è alimentato dalla profusione di dati che internet fornisce, se poi chi li raccoglie non è in grado di operare una sintesi. La capacità di ricerca presuppone l’acquisizione di opportune metodologie che internet non offre e che possono solo essere insegnate. Quel che alla scuola serve, e che gli studenti che vi si iscrivono chiedono, sono insegnanti motivati e carismatici, perché si impara per fascinazione come è nell’esperienza di tutti noi che abbiamo studiato con impegno e con successo le materie dei professori che ci avevano affascinato e davanti ai quali non volevamo fare brutta figura per non perdere la loro stima” (Galimberti).

Abbiamo detto quindi che il termine fascinazione si rifà al concetto di attenzione. Ci sono due forme di attenzione: diretta e indiretta (fascinazione):

  • L’attenzione diretta è quella che mettiamo in atto quando svolgiamo un compito, ci focalizziamo sullo svolgimento del compito passaggio per passaggio. Esempio: gli atleti quando devono imparare un gesto atletico scompongono il gesto in una serie di passaggi e prestano attenzione al singolo movimento per apprenderlo al meglio;
  • L’apprendimento per fascinazione invece rappresenta l’integrazione di tutti i passaggi e si trae piacere dall’apprendere. Si parla quindi di apprendimento per stare bene ed essere felici. Emerge nel momento in cui siamo totalmente dentro al gesto dell’atleta e traiamo beneficio dall’eseguire quel gesto in modo impeccabile. Inoltre, siamo in grado di utilizzarlo in altri ambiti.

Per stare bene a scuola

  • Importanza delle relazioni che deve essere positiva, con compagni e con insegnanti. Ciò vale per tutti i ragazzi normodotati e non;
  • Equilibrio tra esperienze positive e non;
  • Specularità delle esperienze;
  • Valore del docente e dei compagni nel far vivere l’esperienza positivamente o negativamente.

19/04/2018 Nelle indicazioni nazionali si parla di “costruzione di comunità inclusive”: “ogni scuola vive e opera come comunità nella quale collaborano studenti, docenti e genitori”, il team docente è inteso come comunità professionale in cui il valore chiave è quello della collaborazione. Uso del termine comunità in particolare in riferimento al team docente, comunità professionale. Un altro aspetto che emerge è il valore della collaborazione, esiste un piano triennale di formazione dei docenti in servizio, 2016-2019, uno degli aspetti principali è la valorizzazione di percorsi che offrano la possibilità di favorire la collaborazione con le figure che ruotano all’interno della scuola.

Le sane comunità professionali integrano la tensione dell’individuo e del gruppo, sono in grado di fare emergere l’unicità di ciascuno e lavorare in modo collaborativo facendo emergere il lavoro dell’intero gruppo, sono in grado di gestire e affrontare i conflitti interni a questi contesti e manifestano l’aspetto della condivisione di credenze, obiettivi e valori. Questo tema della condivisione si ritroverà con l’index per l’inclusione e la costruzione di culture inclusive. Nelle indicazioni nazionali questo aspetto emerge usando termini coerenti con il nostro contesto, la scuola in quanto comunità educante genera una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi emotivi ed affettivi. All’interno della scuola assume rilievo appunto la comunità professionale che valorizzando la libertà (termine che richiama l’approccio delle capability), l’iniziativa e la collaborazione di tutti, si impegna a riconoscere al proprio interno le differenti capacità, sensibilità e competenze, a farle agire in sinergia, a negoziare in modo proficuo le diversità e gli eventuali conflitti. Nelle indicazioni nazionali non si parla esplicitamente di inclusione o di disabilità ma si mette al centro il tema delle diversità, si attribuisce valore positivo a queste; la collaborazione è in questo senso indispensabile.

Se questo non avviene, la situazione che spesso si ritrova nella realtà è il lavoro individuale, con il rapporto uno a uno, ci sono alcuni docenti che si occupano di determinati aspetti e altri di altri aspetti, delegando la cura educativa a coloro che sono esperti in materia, come l’insegnante di sostegno, il docente in questo caso lavora con una parte della classe e con un gruppo ristretto lavora invece l’insegnante di sostegno. Mettendo in atto il co-teaching invece si crea un contesto collaborativo, l’insegnante di sostegno e quello curricolare lavorano in sinergia, i ruoli si possono confondere.

L’esperienza di co-teaching funziona in situazioni “leggere” ma anche con situazioni di disabilità più complesse. L’insegnante di sostegno ha delle competenze trasversali al pari rispetto all’insegnante curricolare, le cose si complicano invece nella scuola secondaria, dove le materie sono specifiche e necessitano di lauree specifiche da parte degli insegnanti. Si devono creare degli ambienti inclusivi. Un’esperienza di co-teaching è quella del tirocinio, in cui uno insegna e uno osserva.

Booth e Alinscow sono gli autori dell’index per l’inclusione, questo è uno strumento che dà la possibilità di focalizzarsi per la costruzione di pratiche e piani inclusivi. Uno degli aspetti importanti è lavorare per la costruzione della comunità cooperativa, stimolante, la valorizzazione di ciascuno diventa il punto di partenza per valorizzare tutti, si devono condividere i valori inclusivi che vengono accettati appunto da tutti coloro che operano all’interno della scuola a vario titolo, se la scuola condivide questi valori diventa più facile mettere in atto pratiche di co-teaching. I principi e i valori, nelle culture inclusive della scuola, orientano le decisioni sulle politiche educative e gestionali della scuola e sulle pratiche quotidiane della classe. L’index è presente dal 2012/2013 a scuola.

La direttiva ministeriale del 12/2012 affronta il tema dei bisogni educativi speciali, le circolari ministeriali del 03/2013 e quella del 06/2013 vanno a supporto della direttiva precedente e servono a spiegare una situazione complessa che aveva messo in difficoltà la scuola relativamente al precedente documento. Nella circolare ministeriale di marzo è presente un documento che verrà poi inserito nel PTOF: il piano annuale per l’inclusione (PAI), che viene redatto ogni anno da ogni scuola, è un documento pubblico e riguarda le azioni che la scuola si impegna a fare in merito alla realizzazione dell’inclusione in quella determinata struttura. È uno strumento che contribuisce ad accrescere la consapevolezza dell’intera comunità educante sulla centralità e la trasversalità dell’inclusione, una dichiarazione che si fa su ciò che si intende mettere in atto per migliorare la situazione della scuola verso l’inclusione.

Circolare ministeriale 03/2013: serve a dare spiegazioni in merito al termine BES, PAI, PDP; la rilevazione, il monitoraggio e la valutazione del grado di inclusività della scuola sono finalizzate ad accrescere la consapevolezza dell’intera comunità educante sulla centralità e la trasversalità dei processi inclusivi in relazione alla qualità dei risultati educativi. Da tali azioni si potranno desumere indicatori realistici sui quali fondare piani di miglioramento organizzativo e culturale. A tal fine possono essere adottati strumenti strutturati reperibili in rete, 3 strumenti in particolare:

  • l’index per l’inclusione: strumento di uso immediato, offre spunti di feedback possibili verso il cambiamento, è un manuale che si aggiorna di anno in anno, è stato tradotto dalla casa editrice Erikson nel 2008, nel tempo cambia il linguaggio (l’ultima edizione è del 2014- Carocci), la versione del 2002 risente della contemporaneità della pubblicazione dell’ICF (2001). L’index viene visualizzato come un triangolo in vengono indicate le aree su cui sarebbe necessario lavorare, se si lavora in modo differente nelle diverse aree di interesse comune (non ci si riferisce alle singole discipline) si metterà in atto una didattica diversa, si propongono pratiche educative che prevedono collaborazione, per l’educazione per tutti. Le prospettive sono quelle di una scuola dialogica, una scuola per la sostenibilità ambientale, l’educazione alla cittadinanza, una visione sociale della disabilità. Se non si presentano nella realtà i punti dell’index, non si potrà lavorare inclusivamente a scuola, non si fa inclusione se non si pensa che la persona che si ha davanti possa cambiare. “Di buone prassi si può parlare solo quando si ha un’organizzazione adatta non solo ad accogliere ma anche a far vivere le differenze di genere, di cultura, di status, di funzionalità e quindi di abilità e disabilità. Le buone prassi riguardano tutte queste differenze e la buona prassi è una buona organizzazione che permette percorsi e progetti di vita per e nelle differenze. Deve permettere di non sentirsi con il destino segnato e immutabile.” Ci sono comunque delle competenze specifiche per l’insegnante curricolare e l’insegnante di sostegno, che lavorano in collaborazione seguendo in ciascun ambito il docente esperto (ad esempio uno dei docenti è esperto nella creazione dell’ambiente inclusivo dal punto di vista fisico). La prerogativa principale è quella di sviluppare comunità inclusive mettendo in relazione tre dimensioni: produrre politiche inclusive
  • sviluppare pratiche inclusive
  • creare culture inclusive (è alla base di tutto perché ci vede essere una base di pensieri e valori comuni, gli insegnanti non devono ritenere solo l’insegnante di sostegno responsabile del bambino in situazione di disabilità)

L’index si compone di 4 elementi sui quali si declinano una serie di azioni che vengono descritte nell’index stesso:

  • Concetti chiave: (dimensione delle culture inclusive, si lavora sulla condivisione dei concetti chiave) per favorire la riflessione sullo sviluppo inclusivo della scuola. I concetti chiave che permettono di creare un linguaggio comune sono: inclusione; ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione; risorse per sostenere l’apprendimento e la partecipazione; sostegno alla diversità. I concetti permettono di discutere del potenziamento delle strategie educative inclusive e di controllare le diverse istituzioni e il lavoro delle stesse nelle diverse dimensioni. L’inclusione ad esempio implica la crescita della partecipazione degli alunni, la diminuzione dell’esclusione di questi rispetto a culture, curricoli e comunità sul territorio. Inclusione implica il cambiamento, è un percorso verso la crescita illimitata degli apprendimenti e della partecipazione di tutti gli alunni, un ideale cui le scuole possono aspirare ma che non potrà mai realizzarsi compiutamente, tuttavia l’inclusione comincia a realizzarsi non appena ha inizio il processo per la crescita della partecipazione, una scuola inclusiva è una scuola in movimento.
  • Cornice di analisi/quadro di riferimento: dimensioni (costruzione di culture inclusive, sviluppo di pratiche inclusive e produrre politiche inclusive) e sezioni (ogni dimensione si divide in due sezioni, che a loro volta si dividono in una serie di indicatori che a loro volta si sviluppano in una serie di domande) per organizzare l’approccio alla valutazione e allo sviluppo della scuola, è la parte applicativa dell’index. Ciascuna delle dimensioni si divide a sua volta in due parti, quindi alla fine abbiamo sei fasi.
  • Materiali di analisi: indicatori e domande riferiti a ciascuna sezione di ciascuna dimensione, per permettere un’analisi dettagliata di tutti gli aspetti della scuola e aiutare a identificare e realizzare le priorità per il cambiamento
  • Un processo inclusivo per assicurare che i processi di analisi, progettazione e realizzazione dei progetti inclusivi. Una scuola che lavora seguendo l’index non si ferma mai (è una scuola in movimento), le sei fasi sono cicliche, lavora a seconda delle priorità del momento verso il cambiamento: individua la priorità in un tempo t1, individua i comportamenti per il cambiamento, li mette in pratica e si individua la nuova priorità, così all’infinito.

2. Il QUADIS 3. I fattori ambientali dell’ICF 20/04/2018 L’INDEX PER L’INCLUSIONE: strumento che rappresenta una realizzazione pratica di un framework teorico particolarmente importante che ha a che fare con il modello sociale di disabilità. L’Index è uno strumento flessibile. Si adatta facilmente alla realtà che incontra; ogni scuola può adattare l’Index a seconda del contesto in cui si trova ad operare. È stato tradotto in italiano, la traduzione quindi è adattata al contesto italiano.

Si compone di 4 elementi:

  • La riflessione riguardante i concetti chiave: riflessione sulla parola inclusione, sugli ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione, sulle risorse per promuovere l’apprendimento e la partecipazione e sul sostegno alla diversità. Questi concetti chiave, secondo l’Index, dovrebbero rappresentare il primo step di riflessione da parte dell’intera scuola per avviare il processo inclusivo.
  • La cornice e il quadro di riferimento che rappresenta la strutturazione dell’index in termini di sezioni e dimensioni. L’Index è uno dei pochi strumenti capaci di dare una definizione chiara di inclusione. Secondo questo strumento, l’inclusione è data dalla relazione tra la costruzione di culture inclusive, lo sviluppo di politiche inclusive e la produzione di pratiche inclusive (triangolo dell’Index). Culture-politiche-pratiche inclusive sono definite dimensioni; ogni dimensione è fondata da 2 sezioni.
  • Il materiale di analisi: è l’altra parte prettamente applicativa/tecnica/pratica. Ogni dimensione e quindi ogni sezione, è sviluppata in una serie di indicatori che a loro volta sono sviluppati in una serie di domande; gli indicatori e le domande rappresentano la parte che è possibile utilizzare immediatamente dell’Index per l’inclusione. Le domande sono circa 11-12 per ogni indicatore. Gli indicatori sono una decina per ogni dimensione e devono essere misurabili. La scuola utilizza gli indicatori e le domande per costruire strumenti che servono per valutare il processo inclusivo di quella scuola. Gli strumenti di analisi sono: questionari, griglie di osservazione, domande utilizzate per realizzare dei focus group con gli insegnanti/studenti/famiglie; l’Index per l’inclusione dà la possibilità di utilizzare strumenti che hanno per interlocutori gli insegnanti/studenti/famiglie. In questo modo vengono raccolti dati su tutti gli interlocutori che agiscono all’interno della scuola e viene offerta una visione per ciascuno di loro su che cosa siano per loro le diverse dimensioni. (Versione 2002: versione abbastanza fedele a quella più recente (2014); le dimensioni e le sezioni rimangono sempre le stesse, cambiano alcuni indicatori e alcune domande, la versione più recente utilizza un linguaggio più coerente allo sviluppo del concetto di disabilità, ad esempio parla di attività e partecipazione o dei fattori contestuali che invece nella versione del 2002 non sono presenti)
  • Esplicitazione del processo inclusivo: viene indicato come poter utilizzare i materiali, come è possibile coinvolgere il team docente/famiglie. Tutta questa riflessione è antecedente al lavoro di somministrazione dei materiali di analisi perché è una parte che riguarda nello specifico il team docente. Il team docente è quello coinvolto in particolare nella realizzazione del processo inclusivo. (Non tutto il team docente, ma una parte di esso che nell’Index viene chiamato “gruppo di coordinamento”). Nel gruppo di coordinamento fanno parte delle figure che appartengono al ruolo docente.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

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