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(rapporti sintagmatici). Sono in rapporto paradigmatico i termini

che si escludono a vicenda, che devono necessariamente stare l’uno

al posto dell’altro (tra cui va operata una selezione), in rapporto

sintagmatico i termini che sono o possono essere vicini l’un l’altro

(in contiguità fra loro).

Semantica si occupa del significato dei segni. La semantica si

preoccupa di vedere come i significati dei termini sono fra loro

relazionati

7 – LA CRITICA DELL’IDEOLOGIA

- CONCEZIONE MATERIALISTICA DELLA

STORIA

Il materialismo scientifico fondato da Karl Marx e Friedrich

Engels, forniva le indicazioni di dove cercare il “motore” della

storia.

Tale ruolo era attribuito a una “motivazione sociale” (la lotta

delle classi che costituiscono gli strati di una determinata società) e

a una “natura economica” (i rapporti di produzione).

Marx si pone nella sinistra con il rovesciamento dell'idealismo.

Per la critica

Lavorando al suo saggio di economia

dell’economia politica, Marx afferma:

pone la sostanza dell’esistenza non più nel pensiero degli

- uomini ma nella loro natura materiale, determinata dal lavoro

e dai rapporti di produzione. Il modo di produzione della vita

materiale condiziona il processo sociale, politico, e spirituale

della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina

il loro essere, ma è , al contrario, il loro essere sociale

che determina la loro coscienza.

L’inconscio è quindi influenzato da ciò che abbiamo attorno.

I rapporti di proprietà costituiscono nell’analisi economica

- marxiana l’elemento centrale del rapporto di forza tra le classi.

Occorre chiarire che per Marx non è la proprietà in sé il fattore

di ingiustizia sociale da combattere, ma la proprietà dei mezzi

di produzione quando è separata da chi li utilizza. Questa

separazione tra forza-lavoro (proletariato) e mezzi di

produzione genera le rivoluzioni.

E’ nel lavoro che viene la piena realizzazione

- dell’essere umano.

nasce il rapporto tra “struttura” ( o “base”) e “sovrastruttura”.

- Da una base nasce una struttura.

- Per base si intende quella economica.

- Per sovrastruttura l’arte, politica ecc.

La coscienza non è distinguibile da colui che la possiede : qui

- non si parla di due coscienza, una superficiale e una

profonda, come sostiene Ricoeur, ma di un’unica coscienza

che è l’essenza dell’uomo. Marx distingue la coscienza e falsa

coscienza. Quest’ultima provoca nell’uomo l’incapacità di

distinguere la vera realtà da quella materiale. La falsa

coscienza è appunto l’IDEOLOGIA. Da qui la CRITICA

DELL’IDEOLOGIA.

La sovrastruttura va considerata divisa tra un versante che

- svela e risveglia e uno che reprime e occulta, per il quale

soltanto vale il senso negativo dell’ideologia.

Quanto al problema estetico vediamo che nella politica

- culturale dei partiti comunisti negli anni del 900 , politica

culturale che influenzò fortemente la ricerca marxista sulla

letteratura, il valore estetico non venne annullato o superato ,

ma ridotto e strumentalizzato. Marx aveva toccato uno dei

nodi della considerazione storica di un’opera d’arte, che

riguarda la “durata” dei prodotti artistici al di là dell’epoca

nella quale e per la quale sono stati creati. Riferendosi al fatto

che L’Iliade di Omero continua ad essere letta al giorno

d’oggi, afferma che le opere perderebbero di interesse se non

restasse altro da fare che catalogarle secondo il loro accadere

cronologico, come semplici documenti storici, e quindi

riconosce l’ importanza del “fascino” che conservano in quanto

legate alla “fanciullezza storica dell’umanità”.

Se il giudizio di un’opera è che questa risulta bella, ma

- reazionaria, cioè equivale ad ammettere che il giudizio politico

negativo non riesce a escludere il giudizio estetico positivo.

L’opera, se pure reazionaria, rimane cmq bella.

- GRAMSCI E I DIVERSI LIVELLI DEL GIUDIZIO CRITICO

Antonio Gramsci è la figura + importante del marxismo italiano.

GRAMSCI articola la critica su 3 livelli: politica, cultura e

letteratura. Rispetto alla tradizione marxista, vuole evitare sia

l'autonomia del giudizio letterario sia l’intromissione di quello

politico.

Sostiene il ritorno a De Sanctis che voleva cultura + estetica al

contempo. Cultura necessaria x creare l'egemonia (ossia l’incapacità

di conquistare consensi e collegare intellettuali con politica

progressista). Gramsci non accetterebbe mai una valutazione

puramente estetica, è quindi contro Croce poiché tendeva a

distinguere nettamente poesia e non poesia.

- LUKACS

Teoria del rispecchiamento: Idea che l’arte debba

rispecchiare fedelmente la realtà ed è chiamata a

rappresentare il futuro quindi ciò che lui chiama la “prospettiva”.

Uno scrittore che raggiunge un rispecchiamento della realtà può

essere definito realista. Il realismo per Lukacs assume un duplice

valore: stabilisce come deve essere la letteratura, ed è un criterio

per giudicare gli scrittori del passato.

Alla critica, infatti va dato il ruolo di giudicare la “giustezza” del

contenuto delle opere, ovvero il giusto rispecchiamento della storia.

Il rispecchiamento si appoggia sul PARTICOLARE, categoria

intermedia tra singolarità e universalità.

Al particolare corrisponde il “tipico”.

Lukacs è contro il naturalismo, vuole che si narri ogni aspetto e si

descriva facendo distaccare l'osservatore.

Brecht contro Lukacs sostiene che una forma che andava bene per

il passato può non andare bene per oggi, per cui “non si può

usare lo stesso specchio per rispecchiare epoche diverse”.

La teoria lukacsiana risulta piuttosto conservatrice perché rimane

legata alla tradizione, in particolare alla visione romantica.

Dietro il contenutismo si nasconderebbe, secondo Brecht, una sorta

di formalismo rigido, sostiene che per giungere al fondo della

causalità sociale occorre trovare nuovi strumenti formali. Compito

dell'arte resta connesso alla sostanza umanistica dell'uomo. Per

Lukacs opera d'arte deve seguire realtà, x Adorno deve essere

invece il contrario.

-SCUOLA DI FRANCOFORTE

Il più importante esponente per la teoria e la critica letteraria è

Adorno

- BENJAMIN L’autore come

In una conferenza che tenne a Parigi nel 1934

produttore , Benjamin afferma che l’autore è egli stesso un

produttore e quindi non può essere collocato al di fuori della

produzione né con il compito di rispecchiare il mondo (Lukacs), né

con quello di rifiutarlo (Adorno).

Inoltre mentre Lukacs e Adorno nell’opposizione società e arte

privilegiavano uno dei due termini sull’altro, Benjamin li considera

su un piano paritario, affermando che l’importante è come un’opera

si situa nei rapporti di produzione.

Benjamin conferisce un ruolo importante alle innovazioni

tecniche, e che la comparsa , nell’epoca moderna, di nuovi mezzi

come la fotografia e il cinema ha cambiato il modo di porsi dell’arte

rispetto al pubblico. Mentre le forme classiche (come la pittura) si

basano sull’unicità dell’opera, invece nella fotografia o nel cinema

l’opera può riprodurre un numero infinito di copie tutte equivalenti

all’originale.

Lui è sia marxista che ideologico, ed è un teorico della modernità.

Atteggiamento meno pessimistico di quello di Adorno nei confronti

delle innovazioni, che vengono usate in modo produttivo. La

comparsa del cinema, della fotografia ecc. ha permesso lo sviluppo

dell'arte ma ha contribuito alla perdita dell'unicità dell'opera. Non vi

è + l'originale ma soltanto copie.

Benjamin riprende la nozione di allegoria facendone il principio

che sta alla base dell’opera complessiva. ALLEGORIA significa DIRE

ALTRO. La sua ALLEGORIA è VICINA ALLO STRANIAMENTO,

estrania i soggetti dal mondo naturale e vuole far parlare l’allegoria

della realtà attraverso rimandi verso l’esterno.

Benjamin contrappone l’allegoria al simbolo.

- Simbolo come enigma, serie di elementi che vanno accostati.

- Il critico non deve limitarsi a costruire le opere in sequenza

cronologia.

- Benjamin non nega la genesi storica delle opere: Si interessa del

valore del passato poiché è l'eredità dei vinti che tendono ad esser

cancellati dalla storia.

- Per lui cos'è la RIVOLUZIONE? qualcosa che deve arrivare.

- MARXISMO E STRUTTURALISMO

In Francia troviamo alcune importanti connessioni del marxismo

con altre teorie Nel pensiero di SARTRE vi è un legame con

esistenzialismo.

Attorno agli anno sessanta la critica marxista si confronta con lo

strutturalismo: Goldman e Althusser.

- Goldmann:

Propone una sociologia della letteratura; egli vuole rintracciare

legame tra letteratura e società. Dove è legame tra società e

Letteratura? Nell’omologia tra struttura mentale e culturale.

Definisce il suo Metodo: “strutturalismo genetico” che si basa su

comprensione e spiegazione.

Comprensione =legata al giudizio di fatto.

Spiegazione =attribuzione di un valore.

- Althusser:

la struttura attraversa tutti gli ambiti della realtà, che egli definisce

“totalità complessa”.

L’opera è “decentrata”: ciò significa che l’opera deve essere

spiegata in ciò che essa tace. Il nodo critico della questione è

appunto scoprire il “non detto”.

- Della Volpe:

Rappresentante del collegamento tra realismo e marxismo.

In Italia, la più convincente teoria dello “specifico” artistico e

letterario è venuta da Galvano della Volpe, in particolare nella

Critica del gusto , attorno agli anni sessanta.

Della Volpe sostiene che la conoscenza non può essere suddivisa in

un livello intuitivo e in un livello razionale, , ma è un intreccio di

sentimento e di logica.

Dove risiede la “specificità” letteraria?

Dice che l’idea di un’opera non si trova nel contenuto ma

nella sua forma in quanto, il contenuto è il linguaggio. Lo

specifico della letteratura risiede nell’aspetto tecnico, nel modo di

organizzare testo poetico.

Rovescia formalisti che dicono uguali mezzi diversi fini, egli afferma

uguali fini (la conoscenza della realtà) e diversi mezzi.

In base alla tecnica egli distingue 3tipi di linguaggio: equivoco ( il

linguaggio comune) ; univoco (il linguaggio filosofico e scientifico

perché esprime sempre lo stesso concetto e solo quello.Può anche

essere messo in dubbio, ma mai inventato) ; plurivoco (o anche

polisenso, il linguaggio poetico in quanto lo stesso termine può

valere per diversi concetti).

Definisce la parafrasi critica e costituisce legame con storia e

società. Definisce parafrasi critica ossia l’attività dell’interprete che

deve riconoscere ciò che è mutato e ciò che si è conservato. Deve

riconoscere scarto e il passaggio dall’uso quotidiano a quello

formalizzato. Al critico spetta compito di fornire il parere sulla

validità delle opere.

- Rossi Landi:

Studia il nesso tra semiotica e marxismo, intorno agli anni 60-

70.

Con l’invadenza del capitalismo, che si avvia a diventare globale,

egli sostiene che tutta la cultura è valutata sul metro della

vendibilità: si riduce la distanza tra struttura e sovrastruttura,

perché TUTTO è economia. Dice che siamo tutti immersi

nell’ideologia, la quale al suo interno si divide in: ideologia

conservatrice, depositaria del passato; ideologia proiettata verso

un futuro ancora da costruire.

A favore del realismo, contro il marxismo Landi afferma che il

realismo è più comprensibile dal pubblico.

8 – LA PSICOANALISI APPLICATA ALLA

LETTERATURA

I termini e i concetti della psicoanalisi provengono dalle innovazioni

introdotte dal viennese Sigmund Freud alle soglie del 900, nel

trattamento delle malattie mentali. La psicoanalisi afferma che le

ragioni del comportamento umano risiedono in piccola parte nella

coscienza, mentre molto + forti sono quelli “inconsci”. Freud

descrive l’inconscio come il luogo delle pulsioni (o istinti)

elementari, tra cui dominano le pulsioni sessuali, che egli designò

con il termine di EROS. Nell’inconscio agiscono le forze aggressive e

le energie vitali primarie. Tra la coscienza e l’inconscio vi è il

“preconscio” i sogni.

Tra preconscio ed inconscio si situa la “censura” che impedisce

l’accesso ai desideri inconsci e ne provoca la “rimozione”. Tuttavia è

possibile che le pulsioni scacciate si ripresentino, con un ritorno del

rimosso.

dalle istanze sessuali bloccate derivano “i sintomi” dei diversi

disturbi mentali (sintomo nevrotico, isterico, ecc) che possono

riguardare oggetti e motivi di tutt’altro genere.

La psicoanalisi di Freud ha studiato la scoperta della sessualità

infantile, e l’importanza che i rapporti con i genitori hanno per il

costituirsi della personalità del bambino. il complesso di Edipo

Nell’elaborazione teorica di Freud, alla triade coscienza-preconscio-

inconscio si aggiunse quella dell’‘io-es-superio.

ES è il serbatoio contenente sia le pulsioni ereditarie e innate, sia

quelle rimosse.

L’io corrisponde a quella parte della psiche che è in contatto con

l’esterno, in altre parole la percezione.

Il superio è costituito da quei divieti che possono arrivare ad

opprimere l’ io con i sensi di colpa.

Il punto di partenza della ricerca freudiana è stata l’interpretazione

dei sogni.

- LA CONCEZIONE DELL’ARTE IN FREUD

Per Freud l’arte si avvicina al “profondo”. Egli ritiene che la

psicoanalisi non possa dir nulla sul problema dell’origine dell’arte. Il

dono meraviglioso che contraddistingue l’artista rimane un enigma

e la psicoanalisi non s’intromette nella questione della valutazione

estetica. La capacità di avvincere il lettore o lo spettatore è dovuta

al contenuto. Egli stesso afferma che il contenuto di un’opera d’arte

esercita un’attrazione più forte che non le sue qualità formali e

tecniche.

Inoltre afferma che lo spettatore, condannato ad un’esistenza fatta

di rinunce e frustrazioni, è portato ad identificarsi con l’eroe che

vede sulla scena, proiettando su di esso i propri desideri rimossi.

Il personaggio protagonista diventa così il punto focale dell’analisi,

mentre alle altre figure è attribuito un ruolo subordinato.

L’analista come un critico letterario cerca di trovare il significato al

di la della lettera.

X Freud l’arte e scrittura creativa si trovano tra coscienza e

inconscio.

Letteratura nella psicologia:

L’arte è vista come fantasticheria, come un sogno ad occhi aperti

che solo la scrittura può esporre liberamente.

I continuatori di Freud guardarono molto di più ai materiali anziché

all’effetto.

Alla domanda: Che cosa possiamo analizzare?

Freud risponde l’Autore (aiutandoci con critica bibliografica) ed il

Personaggio (ci avvicina al testo ed è una creazione dell’autore).

Sarà quindi il nesso personaggio-autore a predominare nella critica

letteraria ispirata alla psicoanalisi.

Da qui la nascita del tema del doppio, trattato da quasi tutti i

romanzi.

Al tema del Doppio si dedicò in particolare:

- Otto Rank (viennese), tant’è che all’interno del suo saggio si

propone di spiegare le ripetute apparizioni, nella narrativa dell’ 800,

di un personaggio identico in tutto al protagonista, che lo

sostituisce, lo perseguita, e lo conduce alla morte.

Il saggio assegna il primo posto a Hoffmann (definito per eccellenza

Le Horla

il poeta del Doppio) e a Poe; ma ci sono anche di

Sosia

Maupassant, il di Dostoevskij; e Oscar Wilde con il suo

Ritratto di Dorian Gray .

Come si vede, si tratta di autori della letteratura fantastica.

In tutti questi romanzi il tema del Doppio è ricondotto alla psiche

degli autori. Il motivo del Doppio rivela la sua parentela profonda

con l’“atteggiamento narcisistico” .

I casi clinici mostrano che il narcisismo è l’eccessivo interesse dell’io

per se stesso, che può rovesciarsi nel delirio della persecuzione.

Sulla linea della psicoanalisi applicata alla biografia, si distingue il

lavoro di:

- Maria Bonaparte (allieva francese di Freud) su Allan Poe.

In esso, la tensione delle trame di Poe, il suo ricorso ai temi orridi e

alle immagini funebri, vengono ricondotti alla storia personale

dell’autore e ai suoi rapporti familiari con la madre e con la sorella,

e spiegati con le pulsioni incestuose rimosse, pervertite verso la

necrofilia. In questo tipo di analisi, la critica psicoanalitica utilizza la

biografia e dà per scontata l’identificazione dell’eroe con l’autore.

- Jean - Paul Sartre Propone un’analisi esistenzialistica,

un’indagine sulla posizione dell’ autore nel mondo.

- FIABE Quanto al ramo della critica ispirata alla psicoanalisi, quello

che considera la questione degli “effetti”, esso è manifesto nello

studio delle fiabe.

Qui qualsiasi biografia diventa impossibile, e sarebbe vano

ricondurre le fiabe ai “complessi” personali di un autore.

E’ naturale che in questo caso la psicoanalisi s’interessi di più al

lettore: perché le fiabe piacciono tanto i bambini?

Perché sono più adatte ai bisogni ai loro bisogni.

- CARL GUSTAV JUNG considera l’“inconscio collettivo” un

repertorio d’immagini presenti da sempre nell’uomo, denominate da

lui stesso “archetipi”. Secondo Jung il grande poeta è colui che

riesce a far parlare gli archetipi.

- GASTON BACHELARD scienziato e filosofo con spiccati interessi

per la poesia. Concorde con Jung sulle osservazioni

dell’immaginario.

Dice che regno della fantasia è diviso in 4ambiti corrispondenti ai 4

elementi naturali: il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra.

Ogni scrittore è portato a propendere, nella scelta dei temi e delle

proprie metafore, verso uno di questi elementi.

Bachelard afferma che non bisogna ricondurre le immagini al

passato, ma lasciarsi prendere dal loro scaturire al momento della

lettura.

- JEAN – PIERRE RICHARD la critica tematica avrà in lui il suo

maggior rappresentante. Richard affronta l’universo immaginario di

ciascuno scrittore di cui tratta, traendo dall’opera il modo con cui

vengono rese le sensazioni, le forme o i colori preferiti dalla fantasia

dell’autore. Siamo però fuori dalla critica psicoanalitica poiché questi

aspetti vanno a costituire l’essere di uno scrittore.

- CHARLES MAURON Tratta il problema dell’immagine nella sua

psicocritica, tra gli anni 50 e 60.

Egli punta sulle metafore ossessive. In polemica con la critica

tematica afferma che le immagini ricorrenti di uno scrittore vanno

ricondotte ai processi inconsci. Parte dal presupposto che ogni

immagine ha importanza ma alcune possono essere presenti in

modo ossessivo.

- LACAN Il punto di massimo contatto tra la psicoanalisi e lo

strutturalismo viene raggiunto din Francia, dalla teoria di Jacques

Lacan. Egli identifica l’inconscio con il linguaggio. Per simbolo

s’intende il dominio dei segni, una struttura triangolare, in cui il

rapporto tra soggetto e l’oggetto è mediato dal segno.

Il linguaggio, infatti, non ci appartiene, lo troviamo già costituito;

addirittura siamo parlati da esso ancor prima di nascere. Ecco che

nella teoria di Lacan l’inconscio è visto come linguaggio. Quando ciò

che diciamo o facciamo appare come qualcosa di estraneo alla

nostra coscienza, noi non lo riconosciamo per nostro, vi è una voce

impersonale che Lacan definisce il “discorso dell’Altro”.

Ripartizione del linguaggio tra

immaginario = stato dello specchio = noi e nostra

- immaginazione

Simbolico = parliamo il linguaggio o siamo parlati da lui?

- Simbolo è significante

Reale = il linguaggio è la realtà. (Esempio Barthes, uno dei

- maggiori esponenti dello strutturalismo, intitolerà un suo

studio con due lettere maiuscole separate da una barra S/Z.

Sarrasine

Si tratta di un commento sul racconto di Balzac. 

Barthes mette in opposizione queste due lettere e dà

all’opposizione un senso psicoanalitico legato al tema della

castrazione).

- KRISTEVA Sul piano teorico e critico di particolare interesse sono

le proposte di Julia Kristeva (Bulgaria) in cui risulta chiaro il distacco

dallo strutturalismo. Non è + sufficiente il codice ma occorre

analizzare l’intero processo di costituzione di ciò che si chiama

significanza. La Psicoanalisi aiuta (x guardare al di sotto della

struttura, x percepire lo spostamento dell’energia pulsionale).

La Kristeva distingue in un primo tempo tra feno-testo (dal greco

apparire), e geno-testo (dal greco che allude alla genesi, indica la

profondità della produzione del testo).

- FRANCESCO ORLANDO una delle proposte + interessanti di

critica psicoanalitica è venuta , nei decenni + vicini a noi, da un

critico italiano, Francesco Orlando.

Scrive ”una teoria freudiana della letteratura”.

Riscopre il motto di spirito: la parola arguta, la barzelletta; e mentre

Freud parla di “ritorno del rimosso” Orlando preferisce parlare di

“ritorno del represso”.

Individua 5 gradi di ritorno del represso:

- assenza di consapevolezza (il ritorno del represso è inconscio

e quindi oscuro all’autore. L’autore non se ne rende conto)

- conscio ma non accettato (autore si cautela ma non troppo)

- accettato ma non propugnato ( il ritorno del represso)

- propugnato ma non autorizzato (società interviene con

censura)

- autorizzato ma non da tutti (autore prende posizione).

La critica offre le coordinate x comprendere meglio il testo. Il critico

è un lettore.

9 – LA LETTURA COME ESPERIENZA

Gli sviluppi del 900 hanno trovato il loro fondamento teorico

soprattutto nelle “filosofie di vita”: la fenomenologia di Edmund

Husserl e l’esistenzialismo di Martin Heidegger.

- HUSSERL

dal suo metodo di apertura ai fenomeni e al mondo della vita, viene

ripreso l’interrogazione tra il ricercatore e la “cosa”.

- HEIDEGGER

dalla sua concezione dell’esistenza dell’essere nel

mondo,esistenzialismo, vi è il ritorno all’ “ermeneutica”.

- BLANCHOT

Critico e scrittore francese, anni 40, considera letteratura come

fatto assurdo e paradossale in quanto lo spazio letterario x

esser tale deve portare il lettore a perdere se stesso. La scrittura

deve gettare nel vuoto. L’opera è afferma Blanchot, l’opera è – e

nient’altro.

- ERMENEUTICA

E’ l’arte dell’interpretazione. L’ermeneutica di cui si trova traccia già

negli antichi greci, ha avuto una ripresa nell’800 ma soprattutto nel

‘900 con Heidegger. Il suo Maggior esponente è Gadamer.

- Heidegger vede un aspetto ermeneutico (interpretativo) nella

situazione dell’uomo nel mondo:agire determina prima una

comprensione.

- Gadamer

Sulla linea tracciata da Heidegger, si è mosso il tedesco Hans Georg

Gadamer.

Il pregiudizio è ineliminabile: noi ci accostiamo a un testo avendo

già un’idea di ciò che vi troveremo.

L’interprete è un anello nella catena di trasmissione del testo.

Il suo compito è di mediare tra opera del passato e lettore di oggi.

(esempio pregiudizio delle opere del passato arrivate fino a noi).

In verità e metodo, la sua opera principale, Gadamer disgiunge i

due termini, la verità dal metodo: un’interpretazione è proprio

giusta quando è capace di scomparire per dare campo libero alla

comprensione.

Il giudizio estetico (che ci dice se l’opera è bella o brutta) è ritenuto

da Gadamer “secondario”.

Tuttavia uno diei problemi dell’ermeneutica è quello

dell’attualizzazione del testo. Se infatti l’ermeneutica è “l’arte di far

parlare di nuovo qualche cosa” (come scrive Gadamer) , essa

adatta, traduce, applica il senso del testo alla situazione attuale

dell’interprete. Quest’idea ha suscitato le obiezioni da parte

dell’americano Eric Hirsch.

- HIRSCH

è contrario a Gadamer. La continua variabilità dell’interpretazione

non è + valida se si perde l’originaria. Egli pone l’esigenza di

riconoscere, ogni volta, quale interpretazione sia più valida; l’unico

criterio è il ricorso al significato originario.

Gadamer sosteneva che questo significato è ormai perduto, invece

Hirsch non dice che sia raggiungibile ma ci si può avvicinare grazie

all’interpretazione. Propone dunque la distinzione tra significato

(che è ciò che l’autore ha voluto dire) e significanza (che è ciò

che il critico oggi vede nel testo).

Il critico rimane vincolato al significato “originario” e non può

alterarlo né stravolgerlo. Dunque per Hirsch la sola comprensione

non esaurisce l’interpretazione, che è tenuta a spiegare il

significato.

Un altro nodo problematico dell’ermeneutica è il rapporto tra

comprensione e spiegazione a c su cui è intervenuto il francese Paul

Ricoeur (vivente).

- RICOEUR

ha tentato di accostare ermeneutica e strutturalismo. Egli sembra

propenso ad una logica ermeneutica.

Ricoeur sostiene che l’interpretazione del testo non può essere

considerata un momento secondario. Vuole recuperar le procedure

esplicative del simbolo, il quale contiene molti sensi nascosti e fa

appello all’interpretazione.

- JURGEN HABERMAS

(vivente) erede delle problematiche della Scuola di Francoforte. Egli

afferma che i valori che provengono dal passato non devono essere

presi per buoni solo perché hanno avuto la forza di arrivare fino a

noi; è necessario interrogarsi sui secondi fini dei valori giusti del

passato. Non dà x scontata la validità dell’autorità. Comunicazione è

sistematicamente deformata dall’ideologia e dalla politica.

10 – DAL POSTSTRUTTURALISMO ALLA

DECOSTRUZIONE

Secondo il poststrutturalismo la nostra ragione tende a scartare ciò

che cade al di fuori della razionalità. Si parla di LOGOCENTRISMO

contro cui combatte DERRIDA.

I due massimi esponenti del poststrutturalismo in Francia, che sono

Michel Foucault e Jacques Derrida, operano rispettivamente nel

campo della’epistemologia, e della filosofia. Tuttavia è alla

letteratura come linguaggio che essi ricorrono.

- FOUCAULT

Non bisogna interrogarsi sul senso dell’enunciato (su quello che

vuol dire) quanto chiedersi il perché?

- DERRIDA

Egli ritiene che lo strutturalismo abbia guardato soltanto alla forma

e non alla sostanza. Egli combatte contro l’equivocità del

linguaggio: tutto ciò che diciamo, può essere frainteso.

Il testo viene “decostruito” (Derrida fu il primo a usare questo

termine): mentre l’analisi smontava il testo per mostrarne il

funzionamento, la decostruzione lo smembra per mostrarne l’intima

disfunzione.

- De MAN

A una teoria del fraintendimento perviene Paul de Man, teorico e

saggista di origine belga trasferitosi negli stati Uniti dopo la

Seconda Guerra mondiale, muovendo dalla considerazione della

letteratura come forma retorica, cioè dal doppio livello del

senso , “letterale” e “figurale”. De Man si basa quindi sulla retorica.

Tale doppio senso non è visto come un arricchimento del significato

del testo, ma come un conflitto, una reciproca negazione.

Egli, infatti, sostiene che non è possibile determinare con certezza

quali dei due livelli prevalga sull’altro.

Il Decostruzionista ha il compito di separare elementi del testo e

metterli uno contro l’altro. Mostra che i livelli del testo si

smentiscono reciprocamente: non è possibile determinare la priorità

di una lettura sull’altra, poiché l’una non esiste senza l’altra.

La decostruzione è agli antipodi dell’ermeneutica, la quale reputa

che la comprensione dei testi sia garantita dalla tradizione; qui la

tradizione è vista, invece, come un susseguirsi di falsificazioni.

Qualsiasi struttura che pretende di essere unica e risolutiva è

sbagliata.

- FISH

Quello di Fish potrebbe definirsi “relativismo”: egli ritiene che

tutto riguardi il punto di vista dell’osservatore.

E’ il lettore sulla base dei propri modelli che elabora e interpreta i

segni. Il lettore è il vero autore dell’opera, nessuno inventa un

proprio metodo interpretativo, e si orienta tra le convezioni esposte

dagli altri.

La posizione di Fish può essere assegnata al pragmatismo: il

significato (o la verità) di un testo non esistono al di fuori della

situazione che si viene a creare nella lettura. A differenza del

decostruzionismo, che vede nella letteratura un messaggio

ambiguo, Fish sostiene che il significato è sempre unico.

Non è tanto un atteggiamento scettico, quanto fideistico.

Fish pronuncia sul piano teorico il suo “cosi è se vi pare” ; egli

non vuole annullare ogni certezza (anzi afferma che è necessario

credere e persuadere gli altri delle nostre conoscenze), ma solo

consiglia di credere con una buona dose di ironia e di

consapevolezza.

La tendenza metodologica nota come “teoria della ricezione”,

sorta in Germania presso l’università di Costanza e rappresentata

principalmente da Hans Robert Jauss e Wolfgang Iser, mette a

fuoco il momento della lettura.

- JAUSS

Una prima formulazione di questa teoria avviene in una celebre

conferenza di Jauss dedicata ai problemi della storia letteraria:

il senso e il valore della letteratura vanno riscontrati nella vita

dell’opera che continua a interessare il pubblico, anche a grande

distanza di tempo. Ricezione ed efficacia dunque.

Il rapporto tra l’opera e il lettore, infatti, è condizionato da ciò che il

lettore si aspetta, dall’orizzonte d’attesa:

Jauss a differenza di Gadamer (per cui classica è quell’opera che da

sempre è in grado di rendersi comprensibile al lettore) fa notare

che molti classici hanno avuto bisogno di tempo per affermarsi, a

causa della diversità dalle attese dei contemporanei.

E’ normale che l’emergere di tendenze innovative conduca a

riscoperte di autori in precedenza poco valutati: l’evoluzione porta

con sé una nuova ricezione.

Jauss recupera il piano dell’estetica, cioè la godibilità dell’opera,

come momento essenziale e iniziale di ogni lettura.

Articola la lettura su 3 livelli: comprensione estetica

(percezione immediata), riflessione (percezione globale) e studio

della ricezione.

- ISER

Più che di “ricezione” Iser preferisce parlare di “risposta”:

il testo fornisce gli stimoli cui il lettore è chiamato a rispondere.

Posto che il fatto letterario possiede due polarità, quella

artistico estetico

dell’ e quella dell’ , l’opera occupa uno spazio

intermedio tra testo e lettore: il significato è sempre vincolato al

testo, ma al tempo stesso sempre mutevole a ogni lettura.

L’opera è composta di parole, ma esse suscitano nella fantasia di

noi che leggiamo delle immagini mentali che sviluppano i dati

descrittivi. Il testo è una sequenza di frasi, e ogni frase genera delle

aspettative (attese), e perché ci sia coinvolgimento è necessario

che le nostre aspettative non ottengano una piena soddisfazione.

Inoltre stabilisce i limiti dell’interpretazione: essa deve partire

dal testo e trovare consensi.

- UMBERTO ECO

Allo studio della cooperazione (interpretazione) del lettore ha

portato il suo contributo, in Italia, Umberto Eco.

Parafrasando un motto latino, Eco parla del lector in fabula; il

lettore è nel testo, nel senso che il testo ne prevede in partenza il

ruolo e l’apporto partecipativo.

Mentre Iser parla di “lettore implicito”, Eco conia la figura del

“lettore modello”. Il lettore modello è quel lettore previsto dal

testo per la realizzazione dei suoi effetti.

Eco sostiene che l’interpretazione di un testo (quello che egli

chiama la cooperazione interpretativa) consiste nel mettersi nei


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di critica letteraria del professore Muzzioli Francesco.
Gli appunti di critica letteraria di Muzzioli contengono un'analisi della critica in se, dei diversi metodi utilizzati nel tempo, le varie tendenze.
Negli appunti di Muzzioli sulla critica letteraria si analizza, tra le altre cose, anche l'apporto della linguistica con i suoi maggiori esponenti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Critica letteraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Muzzioli Francesco.

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