Botanica
La forma di una pianta è correlata con l’ambiente in cui vive e dalla funzione che
compie.
Quando nacque la Terra, 4 miliardi di anni fa, le sue condizioni non permettevano
l’esistenza di vita su di essa. Circa 3,9 milioni di anni fa la Terra da massa
incandescente si solidificò permettendo la creazione di condizioni ambientali tali da
permettere la vita. I primi fossili rinvenuti sono stati dei stromatoliti, dei batteri
molto semplici procarioti capaci di vivere in una atmosfera riducente (priva di
ossigeno).
Successivamente, all’incirca 2 miliardi di anni fa sono comparsi i primi organismi
fotosintetizzanti, i cianobatteri (alghe azzurre) sempre di tipo procariotico. Essi
inventarono una nuova fotosintesi che come prodotto secondario produceva
l’ossigeno, in quanto i primissimi organismi fotosintetizzanti come prodotto di scarto
non producevano ossigeno ma NH2 e S. Grazie alla fotosintesi dei cianobatteri
l’atmosfera diventò da riducente a ossidante.
L’ossigeno, a contatto con le scariche elettriche dei fulmini e ai raggi UV del sole è
diventato ozono creando poi la ozonosfera, che scherma la terra dai raggi UV che
sono molto mutageni. La creazione di questa ozonosfera ha permesso l’evoluzione
della vita sulla terra emersa.
Le piante più complesse sono quelle che possiedono i fiori e vengono definite
angiosperme. Nel corso dell’evoluzione esse hanno cercato di proteggere i semi
(unità riproduttive) creando così il frutto. Nelle piante più semplici invece la
riproduzione avviene grazie alle spore.
Esistono due modi per riprodursi :
- Vegetativo : grazie alle spore, con questo metodo dal punto di vista genetico
nascerà sempre una pianta identica alla madre;
- Riproduttivo : grazie ai semi (gameti), la loro presenza assicura la variabilità
genetica.
All’interno delle cellule procariote degli organismi fotosintetizzanti sono presenti
degli organelli filiformi chiamati tilacoidi che presentano delle componenti che fanno
avvenire la fotosintesi. Per far avvenire la fotosintesi c’è bisogno della luce, ma
l’energia solare deve essere convertita in energia chimica per poter essere utilizzata.
Nella pianta tutto ciò che è verde è capace di fare fotosintesi grazie alla presenza di
un pigmento : la clorofilla. La clorofilla è capace di catturale la luce solare per poi
trasferirla nei cloroplasti dove verrà utilizzata per la fotosintesi, col fine di produrre
gli zuccheri necessari per svolgere tutte le attività.
luce
Fotosintesi : nCO2 + nH2O (CH2O)n + O2
clorofilla
L’acqua dona l’idrogeno per produrre lo zucchero, mentre il restante dell’acqua viene
utilizzato per formare l’ossigeno.
- Autotrofismo : autoproduzione delle sostanze necessarie;
- Eterotrofismo : non essere capaci di autoprodursi le sostanze necessarie (non
essere in grado di caricare il carbonio).
Ogni pianta possiede 3 organi : le radici, il fusto e le foglie.
Le piante più semplici sono quelle con una organizzazione a tallo (tallofite) come le
alghe, in cui non è possibile riconoscere e distinguere in tre organi. Le piante più
complesse invece vengono dette cormofite in quanto in esse sono bene distinguibili i
tre organi.
Tallofite : tutta la pianta fa fotosintesi, sono facilmente removibili, hanno una
dimensione limitata in quanto, vivendo sotto l’acqua essa scherma i raggi solari.
Cormofite : c’è una specializzazione dei compiti in cui le foglie effettuano la
fotosintesi mentre il fusto, avendo acquistato delle proteine, dà turgidità alla pianta.
Sono organismi sessili e possono assumere grandi dimensioni.
Proteine :
- Lignina : ha permesso il cambiamento del portamento delle piante portandole
ad una posizione eretta;
- Cutina : impermealizza le cellule della pianta;
- Sporopollenina : ha evitato la disidratazione delle spore;
- Suberina : ha permesso la formazione delle piante arboree in quanto, il
sughero, crea uno strato esteriore spesso che isola l’interno dall’esterno
proteggendo la pianta.
Le piante hanno colonizzato tutti gli ambienti grazie alla produzione di queste nuove
proteine che le aiutano a contrastare i vari cambiamenti ambientali (in tempi molto
lunghi), per questo motivo le piante vengono definite come organismi molto plastici.
Tutte le piante hanno delle caratteristiche comuni :
- Autotrofismo : riescono ad organicare il carbonio;
- Immobili : grazie alla presenza delle radici, questo ha permesso loro di poter
aumentare notevolmente le loro dimensioni;
- Crescita indeterminata : le piante possono ricreare organi sempre nuovi di
anno in anno, e per questo alcune di esse possono avere un ciclo vitale molto
lungo. Tutto ciò è possibile grazie alla presenza di cellule embrionali chiamate
Meristemi (cellule Meristematiche) che vanno a rigenerare continuamente gli
organi. Cosa molto importante è che tutte le cellule adulte delle piante possono
regredire allo stato di totipotenza (possono tornare allo stadio embrionale) e
poter formare quindi tutti e tre gli organi necessari della pianta;
- Rafforzate strutturalmente per competere contro la gravità: riconosciamo il
Gravitropismo ( comportamento in base alla gravità) e il Fototropismo
(comportamento in basse alla luce). Le foglie e il fusto hanno gravitropismo
negativo in quanto crescono contrarie alla gravità, le radici invece hanno
gravitropismo positivo poiché crescono in direzione della gravità. Le foglie
hanno anche fototropismo positivo in quanto tendono ad orientarsi verso la
luce. Inoltre tanto è maggiore la quantità di lignina tanto sono più robuste le
piante, infatti le piante di notevoli dimensioni sono quelle con un’elevata
quantità di questa proteina;
- Hanno inventato meccanismi contro la disidratazione : le piante che vivono in
terreni più ostici, come sulle montagne oppure nel deserto, producono in grandi
quantità la cutina che le ha rese molto più resistenti. Ad esempio le piante
grassulacee accumulano, grazie a questa proteina, una grande riserva di acqua
all’interno del loro fusto;
- Hanno sviluppato tessuti fondamentali per il trasporto della linfa : la linfa
può essere sia grezza (acqua e Sali minerali) oppure elaborata (con
carboidrati). La linfa grezza deve risalire dal terreno fino alle foglie e per farlo
usa dei tessuti specializzati, i tessuti dello Xilema. La linfa elaborata oltra a
risalire dal terreno fino alle foglie, siccome contiene i carboidrati che sono
indispensabili per ricavare energia, devono ritornare poi alle radici e per farlo
usa i tessuti del Floema. Nelle alghe non c’è bisogno di questi tessuti
specializzati perché tutta la pianta si comporta come una foglia ed è
completamente ricoperta dall’acqua.
Tutte le piante hanno un ciclo ontogenico che può essere:
- Annuale : la pianta dopo aver completato il suo ciclo vitale, alla fine dell’anno
secca;
- Pluriannuale : in autunno la pianta va in uno stato di
quiescenza per poi rigermogliare l’anno successivo in
Primavera. Questo dura per qualche anno poi la pianta
secca;
- Secolare : la pianta ripete il ciclo per molti anni.
GERMOGLIO PLANTULA
Punto di partenza Punto di arrivo
FASE ADULTA Momento giovanile
La pianta termina la forma giovanile quando ha prodotto un certo numero di foglie,
rami e radici. Nel momento in cui produrrà il fiore sarà nella fase adulta.
Fusto e
Foglie
Cellule
meristematiche Radici
Cellula vegetale
La cellula vegetale è una cellula eucariotica e per questo motivo i suoi organuli di
base sono uguali a quelli della cellula animale. Tuttavia essa presenta degli organuli
in più quali : la parete cellullare (da forma alla cellula), plastidi (cloroplasti,
cromoplasti e amiloplasti) e un vacuolo.
Parete cellulare
La parete cellulare ha diverse funzioni:
- Protettiva : protegge la cellula dall’attacco da parte di patogeni in quanto
possiede delle strutture che captano segnali dall’esterno;
- Dà forma alla cellula;
- Dà solidità;
- Controbilancia la pressione osmotica : quando la pianta è rigogliosa allora
abbiamo il giusto bilanciamento idrico, caso contrario quando si ha poca o
troppa acqua.
È suddivisa in 4 componenti: Parete
secondaria
- Lamella mediana;
- Parete primaria;
- Parete secondaria;
- Parete terziaria (quando presente).
Grazie alla parete le varie cellule sono incollate tra di loro. Lamella
mediana
Parete primaria
La parete si forma quando la cellula nasce, nel momento in cui si ha la divisione
cellulare (tarda anafase). Durante la anafase (cariocinesi già avvenuta) il fuso
mitotico, invece di essere eliminato come accade nelle cellule animali, diventa più
complesso: si formano altri microtubuli, perpendicolari all’asse mediano della
cellula, assumendo una forma a botte. Il fuso prende il nome di Fragmoplasto. Il
Golgi diventa molto attivo iniziando a produrre glicoproteine che vengono riversate
nella zona mediana della cellula mediante delle vescicole. Le vescicole vengono
depositate prima al centro per poi spostarsi verso la periferia della cellula. Man mano
che entrano a contatto tra di loro si fondono e formano la membrana plasmatica, in
quanto nelle vescicole del Golgi sono presenti anche i fosfolipidi. Le glicoproteine
invece vengono riversate nello spazio centrale. Man mano che le vescicole si
depositano formano una struttura chiamata setto di separazione. A questo punto i
microtubuli non servono più e vengono degradati, si formano le membrane
nucleari e la cariocinesi è ultimata. Il setto di separazione viene anche chiamato
lamella mediana. Per questa struttura è molto importante l’apparato del Golgi in
quanto porta gli zuccheri che costituiscono la parte non cellulosica della parete, cioè
zuccheri strutturali coma la pectina (addensante molto appiccicoso) che funge da
collante per tenere insieme le cellule tra loro.
La pectina si origina dalla forma acida del galattosio, l’acido galatturonico che può
andare incontro a metilazione e allora essere trasformato in pectina, oppure può
essere complessato con ioni calcio (Ca 2+) e trasformato il pectato di calcio.
Quindi la lamella mediana è la parte non cellulosica della parete cellulare ed è
formata da molecole di acido galatturonico che può essere metilato oppure
complessato con ioni calcio.
Subito dopo la formazione della lamella mediana ad essa si appone la parete
primaria, che va formandosi man mano che la cellula cresce. La parete primaria non
è sin da subito rigida in quanto questo non permetterebbe alla cellula appena divisa di
crescere adeguatamente. Quando la cellula ha raggiunto le dimensioni adeguate, e
avrà la sua parete primaria, formerà anche la parete secondaria. Man mano che le
sostanze per produrre le pareti vengono prodotte dal citoplasma verranno riversate a
ridosso della membrana plasmatica (crescita centrifuga), infatti lo strato ultimo a
formarsi è quello più vicino alla membrana stessa.
Parete primaria
Ha uno spessore molto piccolo (0,1-1 um) per favorire la crescita della cellula
giovane, inoltre si trova addossata alla membrana plasmatica.
- Matrice;
- Materiale fibrillare.
Matrice :
Presenta una elevata concentrazione di acqua ( 60%) che contiene all’interno disciolte
delle sostanze emicellulose (polisaccaridi a catena ramificata, che assumono diversi
nomi a seconda dello zucchero predominante della molecola):
- Xilani (xilosio, arabinosio, glucosio e galattosio);
- Glucomannani ( magnosio, glucosio);
- Arabinani e Galattani (arabinosio e galattosio);
- B-glucani ( molecole di glucosio tenute insieme da legami beta 1,3 e beta 1,4);
- Arabinogalattani (arabinosio e galattosio);
- Xiloglucani.
Il glucosio è presente in percentuali molto basse in quanto è l’elemento costitutivo del
materiale fibrillare della parete.
- Lipidi ;
- Sostanze pectiche (acido galatturonico);
- Proteine (strutturali ed enzimatiche).
Strutturali : entrano nella composizione chimica della parete =
- Adesine ed Estensine.
Enzimatiche :
- ATPasi = per poter consumare energia;
- Perossidasi = per la lignificazione (la parete va incontro ad un processo di
ossidazione);
- Pectinasi = vanno a degradare la pectina per far distaccare le cellule tra di loro,
ad esempio quando c’è bisogno che il frutto si stacchi oppure quando le foglie
cadono al cambiare delle stagioni;
- Cellulasi = per la degradazione della parete cellulare mediante la apoptosi.
Cellulosa = non fa parte della matrice ma costituisce la parte fibrillare.
Cellulosa
È la componente fibrillare della parete primaria ed è principalmente costituita dal
glucosio ( zucchero strutturale). Il glucosio è presente sotto due diverse forme :
alfa-glucosio e beta-glucosio. Beta-glucosio
Alfa-glucosio
La porzione fibrillare è
formata da molecole di
Beta-glucosio tenute insieme
da legame beta-1,4 che formano il
Cellobiosio :
Più unità di cellobiosio si uniscono a
formare la cellulosa (sorta di catenella)
mediante legame Beta-1,4.
Questo tipo di legame non è scindibile di conseguenza non è usato come fonte
energetica.
Se il legame è di tipo Alfa-1,4 (Glicogeno) o Alfa-1,6 (Amilopectina) questi legami
sono scindibili e quindi sono usati come fonte energetica.
Biosintesi della cellulosa
Viene sintetizzata grazie ad un enzima che si chiama cellulosa sintasi , localizzato
sulla membrana plasmatica, molto attivo quando la cellula è giovane in quanto deve
produrre in grande quantità la cellulosa. Ha una struttura a rosetta , complesso a
rosetta.
Presenta 6 subunità esagonali, formate da 6 molecole, dove l’unità di base è la
molecola di cellulosa sintasi, che sono responsabili della sintesi della cellulosa. Di
conseguenza ogni subunità produce 6 catene di cellobiosio, ogni complesso a rosetta
ne produce 36. Queste 36 catene si vanno ad organizzare tra di loro in microfibrilla
di cellulosa.
La microfibrilla di cellulosa è formata dunque dall’associazione di tante catene
polisaccaridiche che prendono il nome di fibrilla elementare (formate dal complesso
a rosetta). Il numero di fibrille elementari che si uniscono tra loro a formare la
microfibrilla è di circa 40.
Più microfibrille si associano tra di loro a formare le macrofibrille di cellulosa.
Le unità di cellobiosio sono
Struttura paracristallina sfasate tra di loro
Le unità di cellobiosio sono
Struttura cristallina allineate tra di loro
Costruzione tridimensionale della parete primaria.
Le macrofibrille non sono strettamente connesse tra loro in quanto la parete primaria
non deve essere troppo rigida per poter permettere alla cellula la sua normale crescita.
Le sostanze emicellulose sono strettamente adese ai cilindri di macrofibrilla di
cellulosa. Abbiamo le pectine complessate con ioni calcio e le pectine metilate. Le
varie macrofibrille sono collegate tra di loro dall’estensina e dall’adesina, inoltre
molto importanti sono i residui di tirosina dell’estensina poiché contribuiscono alla
costruzione di legami di idrossitirosina (ponti). Tutto ciò è contenuto nella matrice
acquosa.
Parete secondaria
La parete secondaria si forma quando la cellula ha completato la sua crescita per
distensione. Viene formata sempre dal complesso a rosetta in quanto è costituita da
cellulosa, tuttavia la sua matrice è molto ridotta e meno acquosa e presenta elevate
quantità si sostanza fibrillare: Esempio la fibra del
- Matrice 5% cotone
- Sostanza fibrillare 95%
La parete secondaria si organizza a strati concentrici attorno alla parete primaria, di
conseguenza il lume della cellula si riduce. Tuttavia ciò non accade in tutti i tipi di
cellule ma solo in alcune in cui la parete secondaria si presenta particolarmente
spessa e sono :
- Le cellule pietrose (danno maggiore consistenza alla pola dei frutti);
- Le cellule dello Xilema.
La parete secondaria è una parete in cui è possibile identificare degli strati in quanto
la disposizione delle fibre di cellulosa è ordinata, a differenza della loro
disposizione nella parete primaria dove si ha una disposizione dispersa.
La disposizione delle fibre di cellulosa è quindi molto ordinata ma variabile nel
tempo, in particolare possiamo avere :
- Disposizione PARALLELA;
- Disposizione A SPIRALE;
- Disposizione ANULARE
Di conseguenza si formano vari strati che per convenzione vengono indicati con S1
(quello a ridosso della parete primaria), S2, S3 ecc… Non tutte le cellule formano
solo 3 strati, alcune ne formano di più o di meno, l’importante è che siano disposti in
maniera ordinata. Altre cellule possiedono, oltre alla parete primaria e alla
secondaria, anche la TERZIARIA.
La PARETE TERZIARIA viene chiamata parete per convenzione in quanto, non
rimanendo molto spazio per il suo sviluppo altrimenti il lume cellulare diventerebbe
troppo piccolo, non ha un suo spessore. Infatti le cellule che possiedono la parete
terziaria sono cellule morte e la parete terziaria è ciò che rimane del citoplasma che si
sta degradando. Queste cellule sono cave ma funzionali, un esempio sono le cellule
dello Xilema che sono deputate al trasporto dell’acqua. Grazie all’assenza di
citoplasma l’acqua passa tranquillamente senza incontrare ostacoli.
Come fanno le cellule a comunicare tra loro?
Durante la divisione cellulare, nel momento della formazione del corpo a botte o
fragmoplasto con la presenza di microtubuli in più, si formano anche delle
connessioni, i plasmodesmi. Nel momento della formazione del setto di separazione
si vanno ad insinuare delle vescicole provenienti dal reticolo endoplasmatico che
attraversano completamente il setto stesso. Queste vescicole son
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