APPUNTI DI BOTANICA GENERALE
ANNO 2017/2018
Prof. Peruzzi
Lezione 1 – 28/09/17 MATTEO LUCCHETTI SARA VERONESE
A partire dall’origine della terra stimata intorno a 4,5 miliardi di anni fa e dalla formazione della
roccia formata circa 3,8 miliardi di anni fa. L’origine dei microfossili e quindi delle prime forme di
vita, è datata circa 1 miliardo di anni dopo.
Gli organismi procarioti erano le prime forme di vita. I primi organismi erano eterotrofi, incapaci
di produrre autonomamente energia e vivevano in condizioni anossiche, ovvero privi di ossigeno,
praticavano quindi fermentazione, con poca produzione di energia ma senza la necessità di
ossigeno. Secondariamente, comparirono organismi autotrofi, che erano in grado di sintetizzare
autonomamente sostanze organiche, ma vivevano sempre in mancanza di ossigeno, e quindi in
ambiente anaerobio.
La fotosintesi clorofilliana, è un modo con cui gli organismi possono sintetizzare sostanze
organiche per produrne energia (6CO2 + 6H2O -> C6H12O6 + O2).
Iniziano a svilupparsi dei nuovi organismi, i cianobatteri che necessitano di ossigeno per il loro
metabolismo e utilizzano la fotosintesi per produrne in maggior quantità. L’atmosfera passa da
essere riducente (poco ossigeno) a ossidante (20% di ossigeno circa). Quindi dalla comparsa dei
cianobatteri, l’ossigeno continua ad aumentare nell’atmosfera e di conseguenza si sviluppano
anche nuovi organismi aerobi come gli eucarioti.
Gli organismi procariotici:
Vantaggi:
Piccole dimensioni
Metabolismo semplice, riescono ad adattarsi facilmente.
Svantaggi:
Essendo il loro metabolismo semplice è anche molto limitato.
La dimensione ridotta del genoma limita i geni, quindi gli enzimi e le proteine.
Quindi a livello di organizzazione, non si è mai arrivati alla pluricellularità, ma al limite se ne
trovano aggregati in colonie con tipi di specializzazione particolari. A volte si trovano in comunità,
dove possono trarre vantaggio l’uno dall’altro. È comunque assente la compartimentazione della
cellula che è invece una caratteristica delle cellule eucariotiche.
Gli organismi eucariotici:
Hanno dimensioni maggiori
Struttura complessa
TEORIA ENDOSIMBIONTICA:
La complessità dell’organizzazione della cellula eucariotica è di origine endosimbionte, ovvero più
batteri diversi si sono uniti a dare un nuovo organismo con nuove potenzialità. Per esempio, i
mitocondri, si ritiene derivino da proteobatteri e i cloroplasti derivati dai cianobatteri.
L’evoluzione ha permesso di arrivare ad organismi sempre più complessi ->
pluricellulari!
LA CELLULA VEGETALE: MATTEO LUCCHETTI SARA VERONESE
La massima estensione di complessità possibile delle cellule eucariotiche è la cellula vegetale.
Questo perché le piante hanno risposte passive all’ambiente, non hanno possibilità di movimento,
perciò hanno dovuto sviluppare nel corso dell’evoluzione molte peculiarità per rispondere ad ogni
stimolo.
Mancanza di movimento:
1) Singole cellule: strutture altamente dinamiche (ad es. la parete cellulare), crescita
mediante attività di meristemi durante tutto il ciclo vitale (quasi tutte le cellule
mantengono la possibilità di rispecializzarsi in meristemi con conseguente riprolificazione).
2) Intero organismo: minore complessità anatomica, maggiore capacità di adattamenti
fisiologici.
Le piante hanno solo 3 organi: radici, fusto, foglie.
Differenze animali/vegetali - Differenze da cellule animali:
presenza di parete cellulare,
plasmodesmi, vacuolo centrale e
diverse funzioni degli stessi
apparati (Golgi e citoscheletro)
- Autotrofia (animali -> eterotrofi)
- Crescita illimitata (animali ->
limitata)
- Immobilità (animali -> mobilità)
- Presenza di pareti cellulosiche
che danno sostegno (animali ->
assenza di pareti cellulosiche)
- Dimensioni delle cellule: le
cellule vegetali hanno dimensioni
molto variabili, ma in generale
sono elevate a causa del vacuolo
centrale (in generale: animali circa 10 µm / vegetali circa 100 µm). In ogni caso
superano di molto le cellule animali. Le cellule vegetali mantengono il rapporto
volume/citoplasma, ma grazie al vacuolo possono raggiungere dimensioni molto
grosse. (sostegno)
Organello -> cellula eucariotica -> tessuto -> organo -> organismo
APPARATO DEL GOLGI:
Struttura: A differenza degli animali, nelle piante l’apparato del Golgi è organizzato in diverse
strutture a cisterne (5-10), i dittiosomi, impilati una sopra l’altro. Queste pile hanno struttura più
assottigliata al centro e più dilatata ai margini.
In particolare, si può riconoscere una porzione CIS, rivolta verso il reticolo endoplasmatico e una
porzione TRANS, rivolta al plasmalemma e al vacuolo.
Funzioni:
1) Il Golgi raccoglie i prodotti del RE nel lato CIS, li organizza in vescicole, le trasporta verso la
porzione TRANS che le libera in direzione o del plasmalemma o del vacuolo a seconda della
funzione. È implicato nel traffico cellulare, in particolare le cellule vegetali muovono
all’interno della cellula grandi quantità di citoplasma, per questo l’apparato del Golgi è di
MATTEO LUCCHETTI SARA VERONESE
fondamentale importanza, sia nell’accogliere sostanze, sia nel movimentarle verso
plasmalemma o vacuolo.
2) Mentre negli animali, il Golgi si ferma durante la mitosi, nelle piante viene utilizzato
comunque con intensità. Viene duplicato anch’esso e si ritrova nella cellula figlia.
3) È strettamente connesso al citoscheletro, in particolare ai filamenti di actina che sono
coinvolti nel mantenimento della forma del Golgi, sostenendo i dittiosomi. Essi possono
svolgere la funzione di trasporto dell’apparato, spostandolo fisicamente nel luogo con
maggiore necessità di sostanze.
4) Matura e glicosila le proteine che arrivano dal RE, sintetizza i glicolipidi per il plasmalemma
e i vacuoli e sintetizza i polisaccaridi per la parete cellulare. -> cellulosa
CITOSCHELETRO
Nelle cellule vegetali c’è un intreccio complesso e molto dinamico di varie tipologie di filamenti
che contribuiscono alla struttura e alla forma della cellula stessa, e organizzano la distribuzione
spaziale degli organelli con trasporto attivo mediante le movimentazioni del citoscheletro.
Funzioni:
- Organizzazione spaziale
- Ruolo fondamentale in mitosi, meiosi e citochinesi
- Mantenimento della parete e forma
- È fondamentale nella morfogenesi.
Il citoscheletro è formato da 3 tipi di filamenti:
1) Microtubuli: più grandi
2) Filamenti intermedi
3) Microfilamenti: i più sottili, che nelle piante (actina in particolare) hanno un ruolo
estremamente importante.
Filamenti di actina: grazie all’interazione di questi filamenti con altre molecole (miosina) che a
loro volta possono attaccarsi a organelli o a vescicole prodotte dal Golgi, è possibile trasportare
qualunque organello o vescicola in ogni parte della cellula a seconda della necessità.
Coordina il movimento
Cellule del tubetto pollinico: quando il granulo pollinico germina emette un tubetto
pollinico, che necessita di allungarsi. -> Grazie al citoscheletro!
Peli radicali: estroflessioni che aumentano la superficie della radice per poter
raccogliere più acqua e sostanze nutritive. -> Grazie al citoscheletro!
I microtubuli: hanno organizzazione cava, con diametro più grande.
Funzioni:
-Determinano la forma finale della cellula (forma statica)
-Consentono la segregazione dei cromosomi ai due poli durante meiosi e mitosi
-Vanno a cooperare con altri elementi citoscheletrici
-Permettono il movimento e la funzionalità di flagelli
-Importanti nella comunicazione di cellule adiacenti.
- Concorrono al dinamismo del citoscheletro
MATTEO LUCCHETTI SARA VERONESE
Lezione 2 – 03/10/17
CITOSCHELETRO:
Durante l’interfase e la mitosi
gioca un ruolo importante
per:
- sistema interfasico dei
microtubuli corticali
- banda pre-profasica
- fuso mitotico
- fragmoplasto
Verde: microtubuli
Rosso: microfilamenti di actina
La disposizione dei filamenti del
citoscheletro varia molto di momento in momento.
INTERFASE:
Si ha una disposizione sparsa dei microfilamenti di actina e i microtubuli sono confinati alla zona
corticale della cellula, ovvero sono accostati al plasmalemma e hanno un andamento elicoidale.
Questa organizzazione dei microtubuli ha un ruolo anche nella distensione cellulare, ovvero nel
come la cellula sferoidale possa assumere una forma allungata in una direzione o l’altra. Questo
dipenderà dalla parete della cellula, poiché se sarà cedevole potrà distendersi in una certa
direzione, e perché questo avvenga è necessario che i microtubuli siano orientati in un certo
modo, poiché essi conferiranno alla parete la capacità di allungarsi in una certa direzione.
PROFASE:
I microtubuli, che fino a quel momento erano addossati al plasmalemma, iniziano ad addensarsi
intorno al nucleo e costituiscono insieme ai microfilamenti di actina una banda, BPP (banda pre-
profasica). Questa BPP ha un ruolo fondamentale nel definire dove andrà a formarsi la
separazione tra le due cellule figlie, e quindi anche dove andrà a formarsi la nuova parete.
MITOSI:
Analogamente a ciò che avviene negli animali, la
separazione dei cromosomi omologhi avviene a carico
dei microtubuli. A differenza della cellula animale, non
esiste il centrosoma e l’aster ma i siti di nucleazione sono
a livello dell’involucro nucleare.
Un’ulteriore struttura citoscheletrica che si realizza
subito dopo al fuso mitotico è il fragmoplasto, che è una
struttura fatta di microtubuli, e serve per convogliare
una serie di vescicole prodotte dal Golgi che al loro
interno contengono le unità di base che andranno a
costituire la lamella mediana (prima porzione di parete
cellulare). -> piastra cellulare
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Il citoscheletro è importante nella polarità cellulare, ovvero
nel dare una direzione nell’accrescimento della cellula. (=
tubetto pollinico e peli radicali)
Normalmente una cellula a livello di parete può avere la
componente fibrillare, data dalla cellulosa, predisposta in
varie direzioni. Possono essere disposti in varie direzione in
tutte le facce, oppure possono essere disposti casualmente
in alcune facce e ordinatamente disposte in altre. Questo
dipende dalla composizione dei microtubuli, ovvero se essi
saranno disposti in modo disorganizzato anche le fibre
superiori saranno disposte disorganizzatamente.
Se c’è una disposizione di tipo disorganizzato, sarà difficile
per la cellula allungarsi perché la struttura tende a
trattenere la distensione, al contrario dove le fibre sono disposte ordinatamente la cellula potrà
distendersi maggiormente.
Un’altra importante funzione del citoscheletro riguarda la comunicazione cellulare. Le pareti
hanno delle perforazioni
(plasmodesmi)
attraverso le quali
passano sistemi di
microfilamenti che
attorniano sottili
estroflessioni del
reticolo endoplasmatico.
(In verde i sistemi di
microfilamenti che
circondano il RE) Questo permette uno scambio filtrato di sostanze.
PARETE CELLULARE:
La parete è esclusiva della cellula vegetale ed è una rete molto complessa costituita
prevalentemente da varie tipologie di polisaccaridi. Questa parete è collocata immediatamente
all’esterno del plasmalemma, forma infatti un involucro dinamico per la cellula.
È stata osservata per la prima volta da Robert Hooke, analizzando del sughero (= tessuto vegetale
fatto di cellule morte di cui rimane solo la parete).
Funzioni:
1) permette alla cellula di acquisire una forma ben definita: perché proprio per questa sua
natura rigida dona sostegno all’intero organismo. Entro certe dimensioni può bastare il
sostegno dato dalle varie pareti cellulari, ma sopra certe dimensioni intervengono altri tipi
di sostegno. Le cellule possono acquisire le morfologie più disparate, con pareti di diversi
spessori e cellule di diverse forme, allungate o meno.
2) controlla l’espansione della cellula (direzione): l’espansione avviene in virtù di un
fenomeno osmotico. La membrana semipermeabile, il plasmalemma, con maggiore
concentrazione di soluti all’interno, nel vacuolo, rispetto all’esterno, tende a richiamare
acqua ed è selettiva rispetto ad alcune sostanze. Tendendo a richiamare acqua la cellula si
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gonfia, ma non scoppia grazie alla parete che la mantiene al suo interno. Si crea così il
TURGORE = grande pressione contenuta dalla parete (rigidità). Tipicamente le piante in
assenza di acqua si afflosciano perché perdono turgore.
Se la parete perde leggermente rigidità, la cellula inizia ad espandersi secondo la tessitura
della parete. Quando la pianta riprende acqua, si ripristina lo stato di parete iniziale.
Estensine: se vanno nell’intreccio della parete ne rilassano i legami.
Pressurizzazione: se non si ha acqua all’esterno si perde TURGORE e quindi il sostegno. Se
si perde eccessivo turgore, la cellula inizia ad implodere e il plasmalemma si distacca dalla
parete e non è più in grado di tornare alla funzionalità iniziale. -> troppo stress idrico.
3) proteggerla da shock omeostatici (essendo lo strato più esterno la protegge dagli impatti
esterni): Ad esempio lo stress idrico, oppure se la cellula è posta in ambiente a diversa
concentrazione salina.
4) fornisce resistenza, sostegno e protezione: come scatola rigida, sebbene vi siano
discontinuità che permettono gli scambi di informazioni. La cellula vegetale senza parete si
chiama PROTOPLASTO. (eccessiva perdita di turgore -> distacco di protoplasto dalla
parete)
5) controlla il trasporto intercellulare (in due modi):
Tra cellula e cellula: a livello interno sfruttando i plasmodesmi, e prende il nome di
via sinplastica. Questa via può essere controllata direttamente dalle cellule.
Tra parete e parete: senza entrare all’interno delle cellule per via apoplastica.
Questa via non è controllabile dalle cellule stesse.
IMPORTANTI NELLE RADICI!!!
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6) protegge da danni ed infezioni causati da batteri e funghi patogeni:
Barriera fisica: protezione meccanica come barriera che impedisce fisicamente l’accesso a
certi patogeni.
Barriera chimica: come morte ipersensitiva, ovvero se un patogeno attacca la parete di
una cellula, questo danneggiamento provoca una reazione biochimica che provoca la
morte improvvisa di quella stessa cellula, così che se il patogeno non usi la cellula per
replicarsi.
Fitoalessine: sono antibiotici vegetali, ovvero frammenti di parete degradata che diventano
tossici per il patogeno e tendono a bloccarne la diffusione.
7) è una sorgente anche di segnali di riconoscimento, sia all’interno dello stesso organismo
che di organismi diversi: sulla parete sono presenti tipi di proteine coinvolte nel
riconoscimento del SELF e del NON SELF, per l’impollinazione è necessario che il seme vada
in un'altra pianta per creare la variabilità genetica. La pianta tramite le dinamiche di
riconoscimento SELF e NON SELF può azionare meccanismi di difesa per capire le piante
amiche o nemiche.
8) Può immagazzinare certe sostanze di riserva (polisaccaridi utilizzati sia per difesa che per
accumulo di riserve energetiche): ci sono strutture in varie piante dove viene accumulata
grande quantità di emicellulosa e di sostanze di riserva.
Caffè o palma da dattero: le pareti sono arricchite di sostanze di riserva per fornire
vitamine all’embrione.
LA STRUTTURA DELLA PARETE:
È composta da tre componenti principali:
1. La lamella mediana: strato interposto tra le pareti primarie di due cellule, è quindi
condivisa dalle cellule. Formata da sostanze pectiche + acqua + proteine strutturali
enzimatiche, ma NON DALLA CELLULOSA.
Sostanze pectiche: acido galatturonico, derivato dal galattosio o ramnosio, galattosio e
arabinosio. Queste sostanze formano catene brevi. Le pectine hanno un'importante
funzione strutturale e costituiscono la porzione fondamentale della lamella mediana nella
parete cellulare, indispensabile a "cementare" fra loro le cellule.
La funzione principale della lamella mediana è quella di cementare tra loro le cellule. A
seconda della forma della lamella può avere diverse funzioni:
- Determinare la
porosità
- Fornire superficie
cariche
- Distensione cellulare
- Riconoscimento MATTEO LUCCHETTI SARA VERONESE
2. Parete primaria: sempre presente e più interna. Sottile plastica, tipica delle cellule in
crescita. Formata da:
-Materiale fibrillare (cellulosa): RETICOLO RIGIDO
-Matrice (H2O, emicellulose, sostanze pectiche e proteine.) RIEMPIE GLI INTERSTIZI.
La CELLULOSA è un polimero del glucosio con legame β-1,4 cioè si connettono le une
rispetto alle altre ribaltate di 180°, ha struttura dritta.
Strutturata in fibrille
lunghe e dritte, ma si
differenzia
dall’amido per la
struttura chimica. È
meno degradabile!
Amido: ha legami α
glicosidici, ed è più
degradabile, e ha
struttura globulare.
La cellulosa viene
sintetizzata a livello del plasmalemma da un complesso multi enzimatico: CELLULOSO –
SINTASI che polimerizza gli zuccheri e fa fuoriuscire le fibre all’esterno. Ogni celluloso-
sintasi è capace di sintetizzare un singolo polimero. Si organizzano quindi tutte insieme a
creare una fibrilla di cellulosa formando un complesso a rosetta.
Nella parete primaria la cellulosa crea un reticolo rigido, appiatt
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