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INTRODUZIONE

Conoscere gli alberi:

I sistemi produttivi arborei si differenziano da quelli erbacei per il loro

comportamento poliennale e la parziale occupazione dello spazio.

Chiaramente, il percorso che gli assimilati debbono percorrere sarà molto

maggiore nelle specie arboree e questo avrà come conseguenza una maggiore

autonomia dei diversi organi e intervalli di tempo più lunghi per i processi di

assimilazione e utilizzo dei carboidrati.

Una prima distinzione tra specie arboree da frutto è:

1) Alberi da frutto a specie decidue Ciclo e gestione del frutteto

stagionale.

2) Alberi da frutto a specie sempreverdi Diversi flussi vegetativi che si

susseguono in una sola annata.

Da un punto di vista biologico, le prestazioni di un albero risentono delle

condizioni che hanno prevalso negli anni precedenti e cioè stress biotici e

abiotici che l’albero ha subito, influenzano lo sviluppo degli organi vegetativi e

riproduttivi durante la crescita.

(Antesi Periodo nel quale il fiore è completamente aperto e funzionante.

Allegagione Passaggio dal fiore al frutto).

L’obiettivo principale del frutticoltore è quella di mantenere il giusto equilibrio

tra l’attività riproduttiva, l’accrescimento vegetativo dell’anno e l’entità

dell’introduzione a fiore dell’anno successivo.

Il processo di fioritura che comprende l’introduzione a fiore fino all’antesi,

comprende due stagioni di crescita durante le quali, si verificano fenomeni di

competizione di risorse fra i diversi organi (frutti, meristemi riproduttivi e

vegetativi).

Durante l’anno, la diversa esposizione dell’albero a temperature rigide e calde

fa sì che esso sviluppi risposte adattive come l’assenza di crescita visibile,

propria della dormienza invernale e il soddisfacimento dei requisiti di

fabbisogno in freddo e caldo che sono necessari per il germogliamento

primaverile.

Per quanto riguarda la propagazione, le varietà all’interno di ogni specie da

frutto sono costituite da cloni (genotipi che in assenza di mutazioni germarie,

mantengono uniformemente i propri caratteri nello spazio e nel tempo),

moltiplicati per via vegetativa.

Il metodo di propagazione degli alberi da frutto, aumenta l’eterozigosi.

Infatti, il risultato di una ipotetica impollinazione-fecondazione all’interno di

specie autoincompatibili (sterili) che caratterizzano quasi la totalità delle specie

a frutto, determina una progenie con caratteri diversi dalla pianta madre e

quindi non permette la differenziazione del seme. L’uniformità genetica di

alberi all’interno di una piantagione, è ottenuta ricorrendo a tecniche di

propagazione agamica in vivaio.

Importanti sono:

1) Descrizioni dei gradienti dovuti alla posizione sull’asse principale dei

materiali:

-Acrotonia (es: germoglio all’apice).

-Basitonia (es: germoglio alla base).

-Mesotonia: (es: germoglio mediano).

2) Tra zona verticale o dorsale:

-Epitonia.

Differenze tra alberi, arbusti e liane

Albero Pianta legnosa con fusto ben definito. Nello specifico, pianta che a

pieno sviluppo, presenta un asse principale (fusto o tronco) prevalente sulla

massa delle ramificazioni, il quale raggiunge un diametro di almeno 5cm e

un’altezza di 5cm.

I rami che si sviluppano e si dipartono dal tronco, formano una chioma o corona

fogliosa, variamente conformata a seconda della specie.

Arbusto Pianta legnosa che si presenta ramificata sin dalla base, nella quale

la massa dei rami predomina sull’asse principale.

Cespuglio Dimensioni del fusto primario non superano quelle dei fusti

secondari.

Liana Fusto a portamento strisciante che per la sua crescita e sviluppo,

necessita di un tutore per l’accrescimento.

Struttura ipogea

Funzioni delle radici :

1. Assorbimento e trasporto di acqua ed elementi nutritivi:

Per poi traslocarli in tutti gli organi e tessuti della pianta, per lo

svolgimento delle varie funzioni fisiologiche.

L’assorbimento avviene grazie alle radici fibrose attraverso i peli radicali,

anche se è stato dimostrato che può avvenire anche nelle radici più

vecchie, grazie alle soluzioni di continuità che permangono

nell’endoderma. La capacità di una pianta di assorbire e traslocare agli

organi epigei è in stretta funzione del loro potenziale di crescita e

produzione.

Grazie al trasporto acropeto (verso l’alto) si ha la traslocazione dei

fitoregolatori sintetizzati o convertiti negli apici radicali e i carboidrati ai

meristemi epigei in concomitanza con la ripresa vegetativa.

2. Accumulo di carboidrati e altre sostanze:

Sono il risultato dell’immagazzinamento sottoforma di amido che si attua

nel corso dell’anno nelle cellule dei vari tessuti radicali. Tale attività è di

spicco nei periodi successivi alla raccolta dei frutti e quindi in

corrispondenza della riduzione competitiva degli organi epigei. Alla

ripresa vegetativa, gli organi epigei richiedono elevata quantità di

carboidrati, rilasciata appunto dalle radici che aumentano il flusso di linfa

zuccherina che avviene per via floematica e in minor misura xilematica.

3. Metabolismo e assimilazione dei bioregolatori:

Le radici svolgono attività biosintetiche come la trasformazione degli ioni

azotati assorbiti dal terreno in composti come amminoacidi e altri

composti dell’azoto.

Inoltre, vi è la conversione degli zuccheri semplici che provengono dalla

chioma in amido e la riconversione in zuccheri semplici in primavera.

4. Essudati radicali, emissione di mucillagini e gomme.

5. Rizosfera e formazione di humus.

6. Ancoraggio al terreno:

L’apparato radicale permette all’albero di resistere e non cadere sotto

l’effetto di vento, neve, eccessivo carico di frutti ed erosione.

La tecnica di coltivazione dovrebbe favorire l’approfondimento radicale

con lo sviluppo delle radici in profondità. Ciò è reso difficile dall’utilizzo

dei portinnesti sempre meno vigorosi in cui l’apparato radicale tende a

rimanere in superficie.

Morfologia:

1) Radici primarie e secondarie:

Nelle piante da seme, la radichetta embrionale si sviluppa in una radice

che penetra verticalmente nel terreno prendendo il nome di radice a

fittone (piante arboree quasi mai presente). Questa successivamente si

dipartirà ramificandosi, generando le radici secondarie, dette avventizie.

Le radici secondarie si ramificano più volte a seconda delle condizioni che

incontrano.

Le radici che si sviluppano ortogonalmente all’asse di una radice,

prendono il nome di radici laterali.

Nella prima fase della loro vita, le radici presentano una struttura

primaria e portano peli radicali con i quali esercitano funzione di

assorbimento.

2) Fittone:

Non si forma nelle piantine provenienti da propagazione per talea o

margotta.

Non si forma nelle piante su portinnesto da seme che provengono da

vivaio.

Anche nel caso in cui la pianta nasca da seme posto nella dimora

definitiva, il fittone perde presto il posto e ruolo della radice principale

poiché le radici laterali trovano ambienti più favorevoli.

Anatomia

Apice radicale I meristemi dell’apice radicale, sono prodotti in

 continuità dall’attività delle cellule iniziali dell’apice stesso, originando

poi ad una serie di cellule che si differenzieranno in tutti i tessuti che

formeranno la struttura definitiva della radice.

L’apice è ricoperto da una cuffia, che è destinata ad essere distrutta

dall’attrito, determinato dall’avanzamento della radice.

Zona di assorbimento L’epidermide che è il tessuto di rivestimento

 primario nelle radici è di breve durata, si distacca facilmente ed è

sostituita da una serie più esterna di cellule del sistema le cui pareti

suberificano. L’epidermide non ha né cuticola né stomi, porta peli radicali

(estroflessioni delle cellule epidermiche) o peli assorbenti in numero

elevato. Essi hanno la funzione di stabilire un’intima relazione col suolo

ancorandosi alle particelle del terreno, assorbendo acqua e Sali minerali.

Hanno vite breve e sono continuamente sostituite.

Struttura primaria La struttura radicale della zona pilifera è detta

 primaria. Internamente all’epidermide si ha un’abbondante stratificazione

di cellule grandi che formano il parenchima corticale. Grazie a questi

tessuti, i liquidi assorbiti dai peli radicali pervengono al cilindro centrale

per entrambe le vie: simplastiche e apoplastiche.

La corteccia è delimitata internamente dall’endoderma che circonda il

cilindro centrale.

Il tessuto più esterno al cilindro è il periciclo che in molte radici è

costituito da semplice strato di cellule.

In altre è presente anche più internamente a formare una specie di

midollo e di raggi midollari che separano le arche xilematiche e

floematiche, prima dell’insorgere di un cambio cribro legnoso.

Zone di accrescimento e differenziazione della radice:

Rappresentazione del passaggio alla struttura secondaria di una

radice pentarca

Zona di transizione:

 La struttura primaria della radice, subisce svariate modificazioni prima di

giungere al suo assetto definitivo. Le principali variazioni, le troviamo

esaminando le sezioni delle radici al di sopra della zona pilifera. Si nota

quindi una regione di transizione, distinta dalla caduta della regione

corticale che può lasciare integro un piccolo frammento di parenchima

dovuto alla formazione di cellule in prossimità dell’endoderma che

suberizzano.

All’interno di questa zona, si differenzierà poi uno strato di meristema

secondario o fellogeno, che avrà l’obiettivo di rafforzare con successive

produzioni di sughero la difesa corticale della radice.

Struttura secondaria:

 Immersa nel parenchima del cilindro centrale, compresa tra fasci cribrosi

e legnosi, con un andamento tale da lasciare i fasci liberi all’esterno e

circoscrivere invece verso l’interno quelli legnosi. Si nota quindi la

formazione di un nuovo tessuto meristematico secondario, il cambio

cribro-legnoso che sarà destinato allo sviluppo diametrale della radice.

Grazie ad esso si produrranno:

-Nuovi elementi cribrosi verso l’esterno, il floema.

-Nuovi anelli legnosi all’interno similmente a quanto accade per il fusto,

lo xilema.

La radice assume così una struttura secondaria definitiva.

Radici laterali-avventizie:

 Le radici laterali si formano nella zona di transizione (suberificazione) tra

la struttura primaria e secondaria. Derivano da un’attività meristematica

avventizia delle cellule del periciclo all’altezza delle arche xilematiche.

Tale attività, genera un ammasso che in poco tempo si differenzierà in un

primordio radicale che si sviluppa verso l’esterno e fuoriesce attraverso

l’endoderma e parenchima corticale.

Classificazione delle radici

Secondo la classificazione di Kolesnikov basata su funzione e morfologia:

1) Radici di allungamento o esploranti:

-Lunghezza di 20-25cm.

-Non più vecchie di un anno.

-Prolungano le radici principali.

-Arrivano ad avere una struttura secondaria.

-Sono bianche, sottili con spessa zona meristematica all’apice.

-Hanno la funzione di conquistare nuove zone del terreno.

2) Radici di assorbimento, attile o fibrose:

-Hanno struttura primaria.

-Sono bianche e traslucide.

-Hanno peli radicali.

-Sono corte (10mm) e numerose (85%).

-Vivono per pochi giorni/settimane.

-Hanno la funzione di assorbimento e di biosintesi.

3) Radici di transizione:

-Radici di assorbimento che non vengono abscisse.

- Color grigio.

-Hanno la funzione di trasporto.

4) Radici di conduzione:

-Colore scuro.

-Con l’avanzare dell’età della pianta aumentano in percentuale poiché

non vengono abscisse e aumentano in volume.

-Hanno la funzione di trasporto e ancoraggio.

Distribuzione delle radici nel terreno:

Dipende dalla tipologia di terreno. Nei terreni italiani, la zona esplorata

comprende i 20-150cm di profondità anche se la maggior parte è concentrata

tra i 20 e i 70cm.

Per quanto riguarda l’estensione dell’apparato radicale è superiore a quello

della chioma anche di 3-4 volte.

Accrescimento radicale:

Le radici più numerose sono quelle assorbenti che però hanno un limite di

lunghezza.

Dopo un periodo variabile imbruniscono e degenerano venendo abscisse

andando a far parte della sostanza organica.

L’accrescimento radicale è dovuto sia alla ramificazione che all’allungamento

oltre che l’aumento del diametro delle radici che acquistano una struttura

secondaria.

Il parametro utilizzato per valutarne l’accrescimento è la lunghezza totale delle

radici attive.

Ritmi di accrescimento

La ritmica di accrescimento è variabile in funzione a vari fattori ambientali e

colturali.

Nei nostri climi, l’attività radicale non si arresta mai del tutto anche se subisce

dei rallentamenti durante la stagione invernale.

L’accrescimento avviene nel periodo primaverile prima del germogliamento

delle gemme raggiungendo il massimo livello di accrescimento prima e dopo il

picco del germogliamento dei germogli. In questo periodo, la velocità di

allungamento varia da 1 fino a 25mm/giorno.

I fattori che influenzano l’accrescimento radicale sono:

a) Areazione:

Importante è la quantità di ossigeno nel terreno che regola

l’approfondimento delle radici. Infatti, una percentuale > o = del 10% è

ottimale. Allo stesso modo, la concentrazione di anidride carbonica, può

influire negativamente la crescita e la respirazione delle radici a valori

intorno al 5-6%.

b) Umidità del terreno:

In condizioni di carenza di acqua, le radici si orienteranno in direzione di

zone umide nel terreno. Il valore ottimale di tensione è di 28mbar.

c) Temperatura del terreno:

Si ha accrescimento anche in condizioni di temperature basse. Nel caso

del melo, la crescita continua anche a temperature intorno ai 2-5°C

(condizioni ottimali 21-24°C).

Al di sopra dei 7°C, l’accrescimento radicale è rapido.

Quando la temperatura, scende al di sotto di diversi gradi sotto lo zero si

iniziano ad avere: arrestamento della crescita, danni ai tessuti e morte

delle radici.

d) Condizioni biotiche del terreno:

Flora e fauna condizionano lo stato delle radici.

La potatura ha effetti inizialmente negativi, poiché aumenta il vigore di crescita

dei germogli, esercitando una forte competizione per i metaboliti.

Successivamente però si avrà un maggiore stimolo di crescita radicale grazie

ad una maggiore efficienza fotosintetica dei giovani germogli e un maggiore

flusso dei bioregolatori.

Anastomosi radicale e stanchezza

Le radici di piante della stessa specie, spesso convivono nello stesso terreno e

a volte addirittura saldarsi tra loro se vengono a contatto.

In altri casi invece, possiamo assistere a fenomeni di antagonismo, in cui due

radici di piante diverse non possono frequentare la stessa zona di terreno.

Il fenomeno della stanchezza è l’impossibilità di coltivare specie arboree in

successione ad altre o se stesse.

Sistema radicale e tecnica colturale

La tipologia di tecnica colturale, influisce molto sulla morfologia e funzionalità

dell’apparato radicale.

-Scelta del suolo, con analisi fisiche, chimiche e podologiche.

-Profondità di impianto: scasso totale.

-Profondità di impianto: Aumenta all’aumentare della % di sabbia e diminuisce

all’aumentare della % di argilla.

-Distanze: Si aumenta il numero di piante per unità di superficie (densità di

impianto).

Irrigazione e fertilizzazione

La carenza di acqua, oltre allo stress riduce lo sviluppo dell’apparto radicale

poiché aumentano le forze di coesione tra le particelle del terreno e quindi

diviene più duro e difficile da penetrare.

La carenza di acqua, induce la pianta allo sviluppo di un maggior numero di

radici esploranti per reperire acqua in punti più distanti.

La miglior irrigazione è quella localizzata per una maggiore efficacia di

allungamento delle radici fibrose.

Effetto della temperatura suolo

Temperature suolo intorno ai 4-5°C Specie esigenti.

 Temperature suolo vicine ai 18°C Allungamento e ramificazione.

 Temperature intorno ai 30°C Radici sottili e molto ramificate.

 Temperature superiori ai 35°C Assenza di sviluppo.

 Pero: Temperatura minima 6-7°C.

 Albicocco: Temperatura minima 12°C.

 Pesco: temperatura minima 4-12°C.

 Agrumi: Temperatura minima 11-15°C.

 Fico: Temperatura minima 9-10°C.

 Castagno: Temperatura minima 12°C.

Attività vegetativa

Chioma

È il primo tratto distintivo della pianta arborea.

In piante isolate e lasciate libere di crescere, la chioma assume l’aspetto e la

forma tipica della specie o della varietà. Ad esempio nel caso della vite,

potremmo vedere il suo sviluppo lianoso, privo di alcuna forma geometrica.

A parità di condizioni, la chioma degli alberi assume un aspetto diversificato a

causa di:

-Altezza.

-Volumi.

-Tipo e densità del fogliame.

-Orientamento della vegetazione.

-Rigoglio vegetativo.

-Vigore.

-Stato fitosanitario.

-Forma di allevamento.

-Stile di potatura.

In funzione dell’angolo di inserzione delle ramificazioni, si distinguono diversi

portamenti naturali dell’albero, quali:

-Assurgente o eretto.

-Fastigiato fino a colmare.

-Aperto o espanso.

-Pendulo fino a piangente.

Le ramificazioni, tendono ad incurvarsi sotto il peso della fruttificazion

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/03 Arboricoltura generale e coltivazioni arboree

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucagasperetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arboricoltura generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Gucci Riccardo.
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