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Appunti per l’esame di antropologia dei patrimoni culturali

La nozione di razza e patrimoni culturali

Ragionare in termini di razze dal punto di vista scientifico è obsoleto, non ha senso. Viene usata nelle retoriche politiche, a livello di linguaggio, ma non corrisponde a un concetto scientifico perché è stato sorpassato. Ragionare in termini di persone che viaggiano per il mondo, si spostano, a livello museale. Patrimonio e rappresentazioni del patrimonio anche nei musei.

Patrimonio culturale e UNESCO

Le discipline demo-etno-antropologiche (DEA). Nozione di patrimonio culturale partendo dalla convenzione UNESCO del 2003 sul patrimonio intangibile. Convenzione secondo la quale ad esempio l’arte dei pizzaiuoli napoletani fa parte della lista UNESCO come forma di patrimonio immateriale, o l’ultima forma riconosciuta dall’UNESCO che è l’arte di costruire muretti a secco. Sono riconosciute forme di patrimonio intangibili immateriali a partire da questa convenzione UNESCO del 2003.

Tra le forme di patrimonio ci sono anche i saper fare, in inglese know-how. Saper fare che si tramandano di generazione in generazione da molto tempo. Patrimonio culturale intangibile -> ICH (Intangible Cultural Heritage).

I musei demo-etno-antropologici

Esistono tante declinazioni di patrimonio. Una forma di patrimonio che è il museo, in particolare i musei demo-etno-antropologici. A Firenze si ha il Museo di Antropologia ed Etnologia a Palazzo Nonfinito, il più importante museo di antropologia ed etnologia d’Europa, fondato nel 1869 da Paolo Mantegazza. Museo con una collezione immensa che è rimasto congelato a un paradigma museologico di stampo evoluzionista dell’800-‘900, ad esempio rinforza il concetto di razza. Il museo va letto, come tutti i musei, perché i musei nell’antropologia sono delle forme di rappresentazione, e l’antropologo lavora su questo in genere, sulla diversità culturale.

Il ruolo del cibo nella diversità culturale

Un modo per arrivare a vedere la diversità culturale è il cibo. Ogni cultura elabora una propria idea di ciò che è bello e ciò che non è bello. Il museo è una istituzione che nasce in Occidente, ma adesso lo ritroviamo un po’ dappertutto nel mondo. Museo visto come tecnologia portatile, è qualcosa che nasce in Occidente con ideologie occidentali ma che si può fare in qualsiasi luogo.

Il museo come specchio e finestra

Il museo era visto come un manufatto come gli oggetti che contiene, è qualcosa che si fa in un certo periodo e tutto questo in un museo si vede. Il museo di antropologia di Firenze è sia specchio che finestra, è finestra nel senso che si vede attraverso, ma è anche uno specchio perché quel tipo di allestimento riflette il modo di pensare l’essere umano che non ha niente a che fare con la contemporaneità. C’è un’enfasi soprattutto su una parte dell’Africa, perché l’Italia aveva una colonia in quel luogo. Quindi quel museo è in qualche modo un museo del museo, rinforza tutti gli stereotipi del concetto di razza ecc.

Critica ai musei come verità parziali

Soprattutto i musei che rappresentano l’essere umano vanno letti non come delle verità ma come verità parziali, che erano vere in un certo momento storico ma ora non lo sono più. Concetto di etnocentrismo. Quali sono le cose giuste da mettere in un museo? Come si stabilisce il concetto di autenticità di una cosa? Non si stabilisce una volta per tutte, è come il concetto di bellezza, passano attraverso un sistema di pensiero, di idee e ideologie che si trasferiscono su quell’oggetto.

Patrimonio culturale e rivendicazioni indigene

Concetto di patrimonio culturale. Nozione di patrimonio sempre più presente a partire dagli anni ’80 del ‘900. Tante discipline si occupano di patrimonio, in campo antropologico il concetto di patrimonio culturale è stato oggetto di studio anche per le rivendicazioni politiche delle popolazioni indigene, ad esempio. Molti musei sono un’eredità coloniale, si sono formati spesso in epoca coloniale, e gli oggetti sono stati prelevati in maniera non controllata ma anche rubati, sono state scavate tombe e prelevati resti umani.

Il fenomeno del rimpatrio

In un preciso momento storico, a partire dagli anni ’80, i popoli indigeni da cui sono stati presi questi oggetti e resti umani iniziano a chiedere che gli vengano resi. Questo fenomeno prende il nome di rimpatrio, restituzione. Sono partiti soprattutto dagli aborigeni australiani che hanno richiesto i resti umani. I musei italiani non vogliono restituirli e infatti si possono ancora trovare in questi musei, mentre il resto del mondo gli ha restituiti.

Parlare di patrimonio nel XXI secolo significa studiare anche la nostra cultura e società, cosa è degno di essere patrimonializzato e cosa no. La nozione di patrimonio (inglese: heritage) è un concetto estremamente comune ormai, in maniera sempre più sistematica a partire dagli anni ’80 del ‘900. Termine molto utilizzato, soprattutto per cose relative all’UNESCO -> istituzione che più ha favorito la diffusione di questo concetto. Molte discipline si occupano di patrimonio, come la storia dell’arte, la storia, gli architetti, gli archeologi ecc. Il patrimonio si declina in vari modi, e ogni disciplina se ne occupa in maniera diversa.

L'approccio antropologico al patrimonio

L’antropologia non lavora sul patrimonio nel senso storico, non usa un approccio storico al patrimonio ma un approccio in cui in genere si decostruiscono i concetti, non si danno per scontati. Ad esempio dice che il patrimonio è qualcosa che si costruisce, e l’antropologia lavora proprio su questo, su come si costruiscono i concetti e i prodotti legati a questi concetti. Il patrimonio è studiato dall’antropologia anche in senso politico. Ad esempio in Canada, che è un contesto post coloniale, l’arrivo dei colonizzatori ha avuto un grande impatto sulle comunità che lì abitavano già da tempo, le comunità indigene. Il Canada ha poi visto anche l’arrivo di moltissime comunità migranti, tra cui anche gli italiani.

Concetto di patrimonio in questo paese estremamente complesso, multietnico e multiculturale. Le storie delle discipline che poi vengono messe in mostra attraverso le istituzioni come quella del museo, non hanno niente di naturale o di vero in assoluto. Si confezionano, si sceglie da cosa cominciare un racconto. Sul finire degli anni ’80, in molti paesi legati da un’esperienza coloniale, ci sono grandi movimenti di protesta da parte dei gruppi indigeni che rivendicano il diritto di proprietà delle terre, che per esempio le grandi compagnie petrolifere stavano perforando alla ricerca di petrolio, o il diritto di autodefinirsi con il proprio nome, non con il nome dato dai colonizzatori.

I musei come luoghi di rappresentazione

Rivendicavano anche il diritto di riavere indietro e restituito il patrimonio che era stato loro prelevato e a volte anche rubato. Il museo è uno dei luoghi del patrimonio. Musei come i luoghi, gli spazi, creati sulla base di precise retoriche poetiche e politiche. Il museo non è qualcosa che indica la verità, ma è sempre la rappresentazione di qualcosa, fatta sulla base di scelte che possono essere scelte di persone, politiche ecc. Tutti i musei, i più importanti e nazionali, si sono riallestiti, includendo per la prima volta manufatti indigeni, in prestito prevalentemente da musei etnografici, e sono stati ricategorizzati come opere d’arte.

Antropologia e patrimonio come strumento politico

Uno dei motivi per cui l’antropologia ha iniziato a studiare il patrimonio, è perché il patrimonio è stato utilizzato da molti gruppi indigeni per rivendicazioni politiche e identitarie. Nel 1988 ci sono state le olimpiadi invernali in Canada, durante le quali c’è sempre un programma culturale di pari passo, e in questa occasione era stata organizzata una mostra che si intitolava “the spirit sings”, dove erano state fatte arrivare dall’Europa manufatti della popolazione indigena di uno stato ed erano state messa in mostra. Questa popolazione dice che la mostra va boicottata, perché il maggiore sponsor della mostra era la compagnia petrolifera Shell che andava a prelevare il petrolio nelle loro terre. Le popolazioni indigene boicottarono la mostra che era itinerante e spinsero molti musei a non ospitarla. Quindi una mostra può diventare una sorta di palcoscenico mondiale per veicolare messaggi che sono soprattutto legati all’identità politica, l’esserci attivamente nella storia. Quindi studiare il patrimonio anche in questo senso è molto interessante.

Hanno cominciato soprattutto le popolazioni di aborigeni australiani a chiedere la restituzione dei resti umani presenti in molti musei del mondo, che sono stati per lo più rimpatriati o restituiti. La presenza di alcuni manufatti, e ancora di più i resti umani che non sono manufatti, nei musei europei è un chiaro segno di un’eredità coloniale e di dislivelli anche di potere. Quindi le popolazioni indigene, a seguito di movimenti attraverso i quali si sono rafforzate, hanno cominciato a richiedere la restituzione di elementi portati via soprattutto in epoca coloniale, e in Italia i musei scientifici si sono opposti, perché si è ritenuto che possano essere in qualche modo ancora utilizzati con finalità scientifica. Negli Stati Uniti non si trovano più i resti umani nei musei, perché negli anni ’90 è stato promulgato un atto che proibisce il possedere resti umani nei musei, così come in Canada.

Il patrimonio come finestra sulla contemporaneità

Il patrimonio, in questo momento storico soprattutto, è un buon modo, una buona finestra di accesso per studiare la contemporaneità. Il concetto di patrimonio è un concetto storicamente determinato. Nelle liste UNESCO sul patrimonio intangibile c’è ad esempio l’arte di fare la pizza, dei pizzaiuoli napoletani, o l’arte di costruire i muretti a secco. 50 anni fa neanche sarebbero stati pensabili, mentre oggi non è considerato così strano. I paradigmi teorici che abbiamo ora ci consentono di vedere patrimonio lì dove un tempo non lo si sarebbe trovato o visto. Patrimonio non è un concetto che ha un significato una volta per tutte e quello rimane. Ogni epoca produce una propria idea di cosa merita di essere considerato patrimonio. L’antropologia lavora proprio su questo, e problematizza la nozione di patrimonio, cosa una certa cultura in un certo periodo storico considera come patrimonio, che cosa significa questa categoria, come nasce, come viene utilizzata. Le popolazioni indigene la usano per rivendicazioni politiche.

Definizione di patrimonio culturale

L’attuale concetto di patrimonio è frutto di una secolare evoluzione, iniziata con l’idea di una lista di beni materiali, prevalentemente di carattere storico-artistico, considerati di valore eccezionale, e giunta a quella di un insieme significativo di testimonianze materiali e immateriali, espressione di una cultura nelle sue diverse manifestazioni. Il valore eccezionale è qualcosa che si costruisce retoricamente. Come si stabilisce l’eccezionalità di qualcosa? Per molto tempo l’idea iniziale di patrimonio era questa, legata a beni materiali soprattutto di carattere storico-artistico e di “valore eccezionale”. Il patrimonio ormai ha un’accezione ben diversa. Definizione dell’UNESCO del 2003 sul patrimonio immateriale. Non è più una lista o un elenco di cose, ma un insieme significativo di testimonianze materiali e immateriali, espressione di una cultura nelle sue diverse manifestazioni.

Definizione molto ampia e inclusiva, dove cadono una serie di concetti come l’unicità e l’eccezionalità, che non esistono nelle definizioni di patrimonio intangibile. L’insieme deve essere piuttosto significativo per una cultura che produce quelle testimonianze materiale e immateriali, quindi non c’è più neanche in mezzo l’esperto, lo studioso, colui che stabiliva cosa è patrimonio. È la cultura stessa che ne stabilisce la valenza patrimoniale. Questa evoluzione del concetto evidenzia il carattere dinamico del patrimonio. Il concetto di patrimonio è continuamente ricostruito, riconcettualizzato, reinterpretato, dalle comunità che lo vivono, continuamente. 50 anni fa la pizza come patrimonio culturale avrebbe creato problemi a livello di pensabilità, oggi è stata dichiarata tale da un’organizzazione, che è l’UNESCO, che si occupa di patrimonio. Quindi in questo senso il concepire il patrimonio come un insieme significativo di testimonianze fa vedere quanto sia ampio il concetto che ha questo carattere dinamico. Quindi è un concetto che va continuamente seguito, per capire cosa si intende per patrimonio.

Il termine lo lega al possesso, al valore, e c’è anche un accento sul concetto di eredità. La parola heritage marca ancora di più questo elemento. Oggi il concetto di patrimonio quindi è significativo di tracce materiali e immateriali che diventano testimonianze culturali di una collettività in un momento determinato. Una traccia materiale e immateriale non necessariamente diventa una testimonianza, il valore di significatività culturale è attribuito da qualcuno. È una certa comunità che decide che una traccia materiale come i muretti a secco di cui l’Europa mediterranea è piena, debbano essere anche testimonianze di una certa cultura, e non solo in quanto testimonianze materiali ma anche in quanto legate a un saper fare.

Considero testimonianza tutto quanto il processo, che è tramandato di generazione in generazione, di saper fare il muretto a secco, che è un’operazione complicata e non banale, e che diventa patrimonio. Ed è in questo momento storico che si è deciso che questa traccia, sia nella sua fisicità che nella sua immaterialità, debba diventare una testimonianza con un valore culturale diverso, e lo decidono delle persone, una collettività. Concetto di patrimonio che si è molto dilatato, non è più la lista di beni che hanno un valore eccezionale, non sono solo testimonianze storico artistiche, è un concetto di bene più ampio. Sapere che non è un sapere esperto ma di una comunità. Il patrimonio è dunque costituito da beni materiali, luoghi, paesaggi, ed elementi immateriali (linguaggi, musiche, folklore, saper fare), nonché dalla loro concettualizzazione, come vengono pensati, elaborati e raccontati, ed interpretazione.

Come si fa ad accedere alla concettualizzazione e interpretazione di questo tipo di patrimonio? C’è un modo molto semplice che è analizzare come è percepito dalla comunità, ovvero andare in un posto e parlare con la gente. Il parlare con la gente in un certo luogo in antropologia prende il nome di ricerca sul campo o ricerca sul terreno (inglese: fieldwork), che è la metodologia, il metodo di lavoro dell’antropologia culturale. Anche il paesaggio è componente del patrimonio, perché è espressione di una comunità e attraverso il paesaggio avviene la trasmissione di una generazione all’altra del valore di memoria e identità insito nel rapporto dell’uomo con la natura. Il paesaggio è frutto del rapporto tra uomo e natura, è anche una costruzione culturale in questo senso.

Caratteristiche del patrimonio culturale

Patrimonio culturale è l’insieme diffuso, perché i suoi componenti sono parte integrante degli spazi esistenziali intorno a noi, in divenire e relativo perché continuamente ricomposto e ripensato nel tempo e al variare dei punti di vista culturali, polivalente perché le componenti del patrimonio sono portatori di significati e valori plurimi, ha più punti di vista (approccio multiculturale ai musei), è interdisciplinare e complesso, è identitario e storico, è connesso alla percezione di sé delle collettività umane in specifici momenti della loro storia.

Il patrimonio come percezione di sé

Perché il patrimonio è identitario, perché è connesso alla percezione dell’identità? Il concetto di rappresentazione è centrale. Legato alla contemporaneità. Il patrimonio è una traccia che si fa testimonianza, è una traccia a cui si associa un valore culturale. Abbiamo a che fare con qualcosa che proviene dal passato, che può essere remoto o più vicino. Quand’è che qualcuno decide che quel passato e quell’aspetto del passato ha un valore? Viene deciso oggi, nel presente. In vista di cosa, perché si decide che quella cosa e quella pratica ha valore di patrimonio, e decide che effettivamente è una traccia che diventa testimonianza da tramandare a qualcun altro nel futuro. Quindi abbiamo a che fare con tutti e tre i tempi verbali, abbiamo a che fare con il passato nel presente e sempre nel presente immaginiamo un futuro.

È nel contemporaneo che si sceglie cosa del passato patrimonializzare, rendere patrimonio, la trasformazione della traccia in testimonianza. Patrimonio è sempre un qualcosa che ha a che fare con il presente, che sceglie quale tipo di passato portare nel futuro. L’oggettività di qualcosa si costruisce retoricamente, è un gruppo di individui che ha la sua soggettività che decide. Anche in antropologia c’è la soggettività, sono esseri umani che studiano altri esseri umani. In antropologia è impossibile riprodurre esattamente qualcosa, c’è una dimensione soggettiva ineludibile. La soggettività di molti può diventare una quasi oggettività.

Patrimonio e percezione di sé. Perché il patrimonio ha a che fare con la percezione di sé, intesa come percezione che una cultura ha di sé stessa? Durante il fascismo c’è una scelta precisa di quale passato patrimonializzare, si richiamava al passato dell’antica Roma.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher .Artemis. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia dei patrimoni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Rossi Emanuela.
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