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Storia dell'architettura contemporanea

Primo volume: tutto

Del secondo volume: Capitolo: architetti e archeologi a Roma. Ne scelgo un altro.

Terzo volume: scritto da lui

Esercitazione: lezioni specifiche (seminario con corsi congiunti) su edifici sviluppati verticalmente come grattacieli. E lezione su Gaudí.

Esercitazione: rapporto tra architetti e archeologi. Città in ambito napoleonico (Liguria, Lombardia e Piemonte) 28 febbraio 2018.

Architettura in Francia, tra crisi del Barocco e rivoluzione

Siamo nella seconda metà del '600. Necessità di recuperare una sorta di regola architettonica. Questa necessità emerge dopo il barocco e il rococò, un periodo di eccessi. Il linguaggio barocco è un linguaggio organico, di continuità delle parti, fluidità tra concavo e convesso. Questo affluire continuo viene ritenuto dalla fine del '600 un linguaggio non più accettabile. Viene messo in discussione a favore di un maggior rigore e regolarità anche in riferimento a una classicità. Questa necessità di superamento del linguaggio barocco si verifica soprattutto in Francia.

L’esempio più emblematico è la reggia di Versailles da cui si capisce che la reazione al barocco nasce in Francia perché è proprio in Francia che il barocco è stato tirato agli estremi, portato alla compiutezza. Un esempio è la Chiesa della Sorbonne (1635/53). Non c’è un singolo elemento che non sia in relazione con le altre parti e con l’insieme.

In particolar modo la relazione era legata e determinata dal progetto di Bernini per l’ala est del Louvre. Bernini fu chiamato a Parigi da Colbert che decise di concentrarsi sulla facciata est, l’entrata decisiva per l’importanza della struttura nella città. Il progetto è pienamente barocco e viene rifiutato.

Il superamento del barocco in Francia avviene tramite un’istituzione: l’accademia reale di architettura voluta da Colbert nel 1671. Questa accademia ha un principio basilare ovvero la ragione che si esprime attraverso la matematica e la geometria. Viene recuperato dunque un principio non arbitrario. Alcuni elementi vengono dichiaratamente rifiutati: l’architettura michelangiolesca (dal manierismo in poi).

L’obbiettivo di questa accademia era quello di arrivare ad elaborare un ordine che rappresentasse un nuovo linguaggio con una matrice culturale francese. Questo ordine traccia una separazione tra l’architettura barocca e quella successiva. Il primo professore di questa accademia fu Nicolas Francois Blondel (1617/1686) che è anche direttore generale dei lavori di Parigi con formazione di approccio ingegneristico. Egli propone nell’accademia un manuale scritto da lui: Cours d’Architecture.

Francois Blondel realizzerà una sola opera: la porta di S. Denis di Parigi (1672). Riferimento alla classicità.

Claudie Perrault e la traduzione di Vitruvio

Un altro personaggio importante in questa nuova ricerca di ordine è Claudie Perrault (1613/1688) che tradusse il trattato di Vitruvio nel 1673. Perrault mette in discussione la validità delle proporzioni vitruviane ed elaborò al loro posto le sue tesi sulla bellezza “positiva” (riferimento alla firmitas e all’utilitas) e la bellezza “arbitraria” (riferimento alla venustas), attribuendo alla prima il ruolo di perfezione e uniformità e alla seconda una funzione espressiva. Questa traduzione arricchisce la figura di Vitruvio e ne costituisce delle novità.

Le proporzioni non sono più indicate dalla natura o dal corpo umano ma l’idea di proporzione è un accordo tra architetti scaturito dalle usanze e dalle tradizioni che stabiliscono delle regole. La simmetria nel testo vitruviano corrispondeva all’idea di proporzione tra le parti, mentre letta in chiave moderna significa assialità e specularità di due parti rispetto ad un asse centrale.

Claudie Perrault è importante anche per l’aspetto pratico oltre che quello teorico. Nel 1664 viene chiamato a presentare un progetto per la facciata est del Louvre. Già Bernini era stato chiamato a presentarne uno, ma il suo progetto fu rifiutato. Progetto per la facciata est del Louvre: simmetria di un corpo centrale e due ali speculari, non c’è più fluidità tra le parti. Scelta della colonna binata ripresa dal linguaggio del ‘500 che indicano la bellezza positiva. Importanza della corrispondenza tra la forma strutturale e la parte funzionale che sta alle spalle di ogni singolo elemento.

Articolazione differente dell’ordine che va dalla lesena e diventa un elemento strutturale verticale (colonna) fino alla colonna addossata alla parete. C’è un cambio dello stesso elemento in ambito funzionale, c’è una specifica funzionalità che corrisponde all’ordine utilizzato in qualità di lesena. Un’altra funzionalità è legata agli ambienti retrostanti che creano l’asse di simmetria. Quindi la facciata non è dettata da un gusto estetico ma dalla corrispondenza razionale tra elementi e funzione. Per questi motivi questo progetto si stacca dal Bernini. C’è una gerarchizzazione degli spazi. Questo edificio segna la fine del Barocco e l’inizio di un’era legata alla razionalità.

De Cordemoy e la purezza geometrica

Ci sono altri esponenti importanti:

  • De Cordemoy nel 1706 scrive un testo partendo sempre da Vitruvio. Il suo trattato non solo si esprimeva criticamente nei confronti del barocco, ma anticipava la preoccupazione di Blondel per un’espressione formale appropriata ed una fisiognomia differenziata da accordarsi con i differenti caratteri sociali dei diversi tipi edilizi. Quell’epoca doveva già affrontare l’articolazione di una società molto più complessa.
  • Cordemoy era interessato alla purezza geometrica degli elementi classici, come reazione alle trovate barocche di cui criticò anche l’ornamento anticipando il libro di Loos: “ornamento e delitto”. Cambia il decoro che ora dipende dalla funzione.
  • Gian Galeazzo Alessi introduce il decoro degli edifici in base al committente, riteneva che gli edifici dovessero rappresentare il ceto sociale del committente e la capacità progettuale e artistica del progettista.
  • Altro concetto fondamentale è quello introdotto da Boffrand in “livre d’architecture”: concetto strutturato in senso innovativo. Ogni edificio deve esprimere con immediatezza l’intenzionalità artistica dei committenti e quindi la funzione per cui è stato realizzato.

Jacques Francois Blondel

Altro personaggio importante è Jacques Francois Blondel che si stacca dall’accademia per prendere una posizione opposizionale e di antagonismo all’accademia gerarchica. Decide di aprire una scuola privata con studenti che sono personaggi famosi. Anche lui scrive “Cours d’architecture” (1750/1770). Il suo progetto di chiesa ideale era affine a Ste-Genevieve e ostentava una facciata rappresentativa, mentre articolava ogni elemento interno come parte di un sistema continuo. Questo progetto di chiesa prelude alla semplicità e alla grandiosità che avrebbero caratterizzato l’opera di molti suoi allievi e in particolare di Boullée.

in cui riprende il concetto di stile e di carattere. Secondo Blondel la forma perfetta dell’edificio deve essere differenziata tra la praticità dell’interno. Va differenziata anche la forma degli edifici pubblici con la praticità di quelli privati.

Se Boffrand con la concezione dell’unità di carattere era rimasto nella sfera dell’unità estetica, Blondel lo superò con la tripla unità di utilitas, firmitas e venistas. Il monaco Laugier fa ha altro tipo di approccio molto differente da questa razionalità. Tutto deve ripartire da una sorta di azzeramento. Ripartire dagli elementi assolutamente naturali, ovvero quelli della capanna originaria costituita da quattro tronchi di sostegno verticale che sorreggevano un rustico tetto a falde. Come Cordemoy, egli sostenne questa forma originaria come base per una sorta di struttura gotica classicizzata, in cui non vi sarebbero né archi né pilastri né piedistalli né alcun tipo di articolazione formale e in cui gli intervalli tra le colonne sarebbero stati colmati quanto più possibile da vetrate.

È una struttura naturale in continuo sviluppo che genera un certo tipo di spazio. È una struttura viva.

Una struttura “traslucida di questo tipo fu realizzata da Soufflot nella chiesa di Ste-Genevieve a Parigi iniziata nel 1775.

Architettura di Soufflot

In Francia dalla seconda metà del 600 alla seconda metà del ‘700 si hanno due viste differenti:

  • Relazione tra forma e funzione (facciata est del Louvre)
  • Capanna originaria la cui struttura naturale sarà la base per la struttura delle nuove costruzioni.

Soufflot si era proposto di ricreare la luminosità, il senso dello spazio e le proporzioni dell’architettura gotica in termini classici. A questo fine egli adottò una pianta a croce greca, in cui le navate erano formate da un sistema di cupole ribassate e di archi a tutto sesto, sorretti all’interno da un peristilio continuo.

Soufflot (1713/1780) fin da giovane si interessa dell’architettura antica. Studia all’accademia delle Arti di Lione dove presenta un confronto tra le chiese gotiche e quelle moderne. Nel 1731 compie il suo primo viaggio in Italia e nel 1741 progetta l’hotel Dieu a Lione che gli dà “notorietà”. Nel 1756 realizza il primo progetto per la chiesa che appare di carattere ancora barocco.

Nel 1777 Soufflot disegna il colonnato circolare intorno al tamburo che separava la cupola dal corpo edilizio.

Fu definito così da Quatremere:

  • Il peristilio tende a diminuire l’effetto dell’insieme che si trova suddiviso non in due parti ma in due unità ciascuna delle quali nuoce all’altra, il che fa pensare a due edifici indipendenti.

Gli intenti di Soufflot erano quelli di unire la leggerezza strutturale degli edifici gotici (o meglio la non percezione della complessità strutturale degli edifici gotici) con la magnificenza e la purezza degli edifici greci.

Quando nel 1791, dopo la Rivoluzione, la chiesa divenne il santuario laico e si chiamò Pantheon, furono modificati molti elementi come ad esempio le torri, che erano una costante dell’architettura religiosa, a favore di un prospetto classico.

Obbiettivo di unire quattro vani quadrati tra di loro, questo si evince soprattutto dall’alzato. Volontà di semplificazione formale che porta alla convergenza di questi volumi parallelepipedi. Vengono eliminate le aperture laterali a favore di un’illuminazione dall’alto. L’elemento verticale come nell’architettura gotica ma con la caratterizzazione di serena tranquillità come nell’architettura classica.

Questo è il primo edificio che caratterizza questo nuovo periodo, prima c’era una convergenza centrifuga con un esploso verso l’esterno. Ora si ha un’organizzazione razionale e geometrica con conversione verso l’interno (un punto focale) e con lo sviluppo verticale di tamburo e cupola.

La formazione dell’architettura ha anche dei risvolti trattatistici nella direzione della praticità. Esito di questo periodo è il trattato del costruire, primo trattato concreto (pratico e teorico) che si considera in questo periodo, scritto da Rondelet (1743/1849) (allievo di Scouflot). Tutto il trattato è basato sull’idea che l’architettura è arte della costruzione. 5 volumi dedicati alla descrizione dei materiali e delle loro proprietà, tecniche delle costruzioni.

Per Rondelet l’architettura non è arte della fantasia ma scienza le cui leggi sono dettate dal bisogno e dalle necessità. La ragione caratterizza l’aspetto teorico ma anche pratico.

Teorizzazione nobile dell’eredità dei manuali pratici.

Gli architetti rivoluzionari

Parliamo di architetti rivoluzionari in primo luogo perché rappresentano una rivoluzione architettonica in termini di:

  • Dissociazione da schemi secolari
  • Mutato atteggiamento nei riguardi dei materiali
  • Intento di esercitare un effetto diverso sullo spettatore
  • Riorganizzazione dell’insieme architettonico con forme nuove e schemi della geometria elementare.

Gli architetti che svolsero un ruolo attivo in questo processo possono essere considerati gli architetti della Rivoluzione francese, per quanto abbiano lavorato decenni prima e dopo. Improprio ritenere l’architettura rivoluzionaria solo se considerata tra il 1789 e il 1799. Gli architetti rivoluzionari rivoluzionano il linguaggio architettonico e contemporaneamente lavorano in un periodo storico che comprende la Rivoluzione francese ma non ne fanno parte. Questi architetti sono Ledoux, Boullee e Lequeu. Questi tre architetti furono riscoperti solo all’inizio del ‘900.

La loro riscoperta è avvenuta grazie allo storico dell’arte austriaco Kaufmann che pubblica i suoi saggi nel 1924. Nel 1934 pubblica Von Ledoux bis Le Corbusier. Origine e sviluppo di un’architettura moderna. Per lui Le Corbusier e Ledoux sono collegati, c’è una linea costante tra questi due architetti, dalla fine del ‘700 infatti c’è una semplificazione formale e geometrica e quindi anche strutturale. Kaufmann nel 1952 scrive un testo sui tre architetti rivoluzionari (Ledoux, Boullee e Lequeu). Nel 1955 scrive anche l’architettura dell’illuminismo. Nel 1964 ci fu a Parigi un’esposizione dedicata ai tre architetti. Questa esposizione contribuirà a far entrare i tre architetti nella cultura architettonica.

Caratteristiche comuni degli architetti rivoluzionari

Cosa accomuna questi tre architetti?

  • Proposta innovativa che si stacca dal passato.
  • Semplicità dell’architettura rispetto al barocco.
  • Scelta di soluzioni geometriche e volumetriche semplificate.
  • La semplificazione geometrica però non coincide con la perdita del valore simbolico, significato, volontà di trasmettere un valore aggiunto.

Boullée e la geometria monumentale

Boullée (1728/93) Lui fu uno dei più noti allievi dell’accademia di Blondel ed evocò le emozioni “sublimi” del terrore e della quiete attraverso la grandiosità delle sue concezioni. L’immensità della visione e la disadorna purezza geometrica della forma monumentale sono combinate in modo tale da suscitare emozione e ansia. Boullée fu ossessionato dalla capacità della luce di evocare la presenza del divino. Realizzerà pochi edifici. Ad un certo punto trova un committente amico che lo finanzierà nei suoi studi, lui non lavorerà mai ma dedicherà tutta la sua vita a studi teorici.

Il suo contributo più importante è il “saggio sull’arte” che ebbe una doppia edizione (’71 e ’93) e una traduzione italiana. Questo saggio inizia con la frase “ed io anche son pittore”. Boullée aveva avuto una formazione da pittore, ma la frase si riferisce alla ricerca di un valore, una ricerca percettiva dello spettatore. L’opera genera sullo spettatore fa parte di un approccio artistico che Boullée rivendica.

In questo volume propone una serie di edifici pratici non destinati alla costruzione, ma sono una sorta di esercizio accademico. Lui fa un museo ideale di architettura (una specie di portfolio), cioè fa un testo architettonico in cui riassume tutte le vari tipologie edilizie. Obbiettivo di creare un effetto emotivo, di emozionalità sull’osservatore.

I suoi principi sono: REGOLARITA’, SIMMETRIA, VARIETA’. La sfera è l’elemento che riassume queste tre caratteristiche.

Progetto per una cattedrale

Progetto per una cattedrale (celebrazione del Corpus Domini) il corpus domini riassume il concetto di trinità e si riferisce alle celebrazioni principalmente estive. Non è un edificio religioso qualunque ma si riferisce a un certo periodo (quello della celebrazione del Corpus Domini)

  • Carattere di grandezza
  • Sorgere su un nobile impianto. Ci deve essere una sorta di basamento.
  • Dominare la città. Deve essere in un punto alto e visibile.
  • Contesto importante (stagione estiva)
  • La grandezza del tempio deve offrire l’immagine della grandezza del creato.

4 elementi geometricamente semplificati riassunti nel corpo centrale che deve essere pienamente visibile. Questo progetto è convergente rispetto a quello che viene realizzato da Scouflot. Cioè l’idea dell’edificio religioso di Boullee è lo stesso di Scouflot.

Progetto per un teatro

In questo periodo la tipologia del teatro è molto importante. Questo edificio riassume la gioia di vivere del periodo e la cultura del periodo. Monumento consacrato al piacere. Pur essendo un progetto che non è destinato alla realizzazione, è un progetto che ha tutte le caratteristiche per essere realizzato. Viene scelto anche il lotto che deve essere ampio e poco costoso, inoltre c’è una valutazione acustica. Boullée studia anche la forma più adatta per il suono e la dispersione del rumore. Forma circolare in pianta che in alzato è una semisfera. In pianta abbiamo 4 vestiboli (che generano due diagonali) che sono funzionali.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemi-riva97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Iacobone Damiano Cosimo.
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