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Criminologia

La criminologia non riguarda solo i crimini di sangue, come omicidi o violenze, ma anche i crimini ambientali e quelli economici (crimini dei colletti bianchi), ad esempio. Un punto fondamentale da definire è la distinzione tra spiegazione e descrizione; non tutti i fenomeni possono essere spiegati, poiché non in tutti i casi noi possiamo trovare una relazione causale all'interno del fenomeno. La descrizione è un concetto diverso, che precede la spiegazione: per capire e spiegare un fenomeno noi dobbiamo descriverlo, dobbiamo osservare il fenomeno stesso. Possiamo quindi usare il sinonimo “comprensione” per indicare la spiegazione di delitti o reati, mentre per la descrizione si parla più di “fenomenologia della delinquenza” (individuazione di tipologie di reati).

Il criminologo si occupa non solo di reati eclatanti come le stragi, ma anche di reati minori come il furto di un portafogli, se questi piccoli reati hanno causato una ferita profonda nelle vittime. Non bisogna considerare la gravità del reato, quanto il suo significato nella società.

Distinzione tra crimine e devianza

Altra distinzione fondamentale è quella tra crimine e devianza; la devianza riguarda lo stile di vita, un comportamento che va al di fuori di quella che noi definiremmo “normalità”. È deviante colui che va in accappatoio al supermercato, o che cucina piatti piccanti la mattina presto infastidendo i vicini con l'odore, oppure ancora il punk che sale sul tram in mezzo alle vecchiette. Ma questi stili di vita e comportamenti non sono crimini o reati, e sono soggettivamente definiti devianti: il punk non è deviante nella comunità punk, che avrà altre concezioni di devianza rispetto alla popolazione anziana. Stili di vita differenti, quindi, non sono per forza illegali, anche se possono diventarlo.

Ci sono due diversi approcci rispetto alla devianza: secondo il primo approccio la devianza è una caratteristica intrinseca del soggetto, mentre per il secondo si parla di un processo di “etichettamento”. La devianza, quindi, non sarebbe una proprietà o una caratteristica del soggetto stesso, ma l'effetto finale di un processo che produce, in chi lo subisce o vi partecipa, un'identità negativa e deviante. Se un soggetto tiene un comportamento deviante per tutta la vita ma non viene mai punito o ripreso per esso, non si percepirà come deviante (si parla di soggetti cripto-devianti). Nel momento in cui questo soggetto entra nelle mire della giustizia, i mass-media ne fanno un'etichetta, che “bolla” il soggetto come deviante ridefinendo il suo sé.

Il soggetto si trova quindi di fronte a una nuova definizione del suo sé, e deve decidere se quella etichetta corrisponde al suo sé o se egli ha un'identità diversa. Il soggetto potrebbe “rassegnarsi”: tutti mi vedono come un criminale perché una volta ho rubato un portafoglio, tanto vale che mi comporti così. Per questo, in alcuni casi (soprattutto con i minori), non si applica una punizione a un reato per evitare lo sviluppo di un'identità negativa del soggetto. In questi casi si mette in atto una “messa alla prova”, in cui il ragazzo o la ragazza devono dimostrare di rispondere alle aspettative dei giudici. Se rispondono in maniera positiva, la pena non viene applicata, anche per reati gravi come l'omicidio. Anche se non si penserebbe, sono pochi i casi di soggetti messi alla prova che superano la prova e cadono in recidive.

La scena del crimine e la criminologia

La scena del crimine è al di fuori degli interessi di studio della criminologia, che si interessa del reo, della vittima, della società e delle loro interazioni, ma al di fuori della scena in cui il reato è avvenuto. Chiaramente essa si occupa anche della “risocializzazione” e del recupero del soggetto antisociale.

La criminologia è una scienza multidisciplinare, perché richiede conoscenze diversificate (provenienti dalla sociologia, psicologia, psichiatria, medicina, pedagogia e altro ancora); questo non significa che il criminologo è un “tuttologo”, significa che deve saper integrare in una visione sintetica dati, conoscenze, approcci e metodi provenienti da campi diversi del sapere. È anche una scienza interdisciplinare, perché deve interloquire con altre scienze per poter affrontare questioni che necessitano diverse professionalità. Questi due aspetti della criminologia sono impliciti nel suo essere una scienza dell'uomo, che studia il comportamento umano nei suoi infiniti aspetti.

L'analisi del fine e del significato della condotta umana e delle correlazioni tra fattori individuali, sociali e ambientali che la sottendono hanno da sempre interessato numerose discipline, che quindi si interessano anche alle condotte definite “delitti” dal diritto. La criminologia ha comunque una propria specificità e indipendenza, perché si occupa in particolare dei fenomeni delittuosi, fornendo informazioni diverse e più specifiche da quelle delle scienze affini, con un'ottica più ampia.

Requisiti per una disciplina scientifica

Per essere definita scienza, una disciplina deve possedere alcuni requisiti:

  • Sistematicità, l'insieme delle conoscenze in un determinato ambito deve essere integrato in un complesso strutturato e armonico;
  • Controllabilità, le enunciazioni devono poter essere verificate e confrontate;
  • Capacità teoretica, si devono riunire osservazioni e dati sui fenomeni di cui ci si occupa in proposizioni astratte unite da un nesso logico, e intese a spiegare i rapporti causali, le correlazioni e le variabili;
  • Capacità cumulativa, costruire teorie una dall'altra, correggendo con le nuove teorie quelle precedenti;
  • Capacità predittiva, anche se le scienze dell'uomo presentano difficoltà a predire il comportamento dell'essere umano.

La criminologia rientra quindi tra le scienze, anche se con i limiti delle scienze “soft”, poiché non esistono leggi naturali che governino la condotta umana, sia individuale che collettiva. Ciò che distingue il mondo inanimato da quello umano è il fatto che l'essere umano non è mai costretto ad agire, ma è libero, anche se in modo non assoluto e influenzato da fattori sociali, economici, ambientali.

L'obiettivo delle teorie criminologiche e della criminologia stessa, chiaramente, è la comprensione dei reati, sia quelli della criminalità individuale che quelli della criminalità organizzata. È molto più difficile che un crimine economico, magari commesso da un personaggio importante, venga individuato, perseguito e stigmatizzato: un pedofilo viene stigmatizzato molto di più di un banchiere che froda la società con un falso in bilancio (per il pedofilo viene subito in mente una pena dura, come l'evirazione, mentre per un collettobianco si pensa a pene come il carcere).

I colletti bianchi sono personaggi che occupano posizioni apicali nella società e che mettono in atto reati di tipo economico, come frodi, falsi in bilancio, appropriamento indebito e così via. Questo interesse che la criminologia ha sviluppato verso di loro porta anche ad occuparsi delle organizzazioni in cui questi individui sono al vertice. In queste grandi organizzazioni, singoli soggetti possono cominciare a commettere reati economici basandosi su scuse e falsificazioni per cercare di “motivare” le proprie azioni illegali. Quindi, per la realizzazione di un crimine, è fondamentale la giustificazione che ci si pone prima dello stesso.

Il fatto che questi crimini non siano violenti ma economici non significa che siano meno gravi: il “buco” Parmalat ha rovinato migliaia di famiglie e piccoli investitori, non solo in Italia. La Parmalat, ad esempio, non è un'organizzazione criminale, ma un'organizzazione che ha agito in modo criminale. Eppure i cittadini, se interrogati, sentono come più pericoloso il tossico del loro quartiere piuttosto che questi “grandi delinquenti”: dimostrazione che i colletti bianchi molto più raramente vengono stigmatizzati, e in maniera minore.

Organizzazioni che nascono, invece, come vere e proprie organizzazioni criminali sono, ad esempio, quelle che nascono da soldi riciclati provenienti da attività illegali, quali ad esempio lo spaccio internazionale. Queste organizzazioni non sono solo quelle mafiose tradizionalmente immaginate dalla comunità, ma sono molto più diffuse di quanto si pensi, con a capo manager con lauree notevoli. Queste organizzazioni riguardano la sanità, il governo della regione (il Governo stesso), il calcio e altre aree ancora.

Scienze criminali

Le discipline che hanno come fondamentale interesse i fenomeni delittuosi sono dette scienze criminali, tra cui troviamo:

  • Diritto penale, definisce quali sono i reati comminando una pena per determinati comportamenti lesivi di beni ritenuti meritevoli di tutela. Dato che la criminologia, altra scienza criminale, studia i fatti delittuosi, i criminali e la reazione sociale, deve molto al diritto penale per quanto riguarda la delimitazione del suo oggetto di studio. Tuttavia il campo della criminologia si può ampliare anche ai comportamenti che causano disagio sociale, all’indicazione al legislatore di condotte dannose ma non punite e così via.
  • Diritto penitenziario, che si occupa delle disposizioni legislative e regolamentari che disciplinano la fase esecutiva del procedimento giudiziario penale. Negli ultimi decenni si è passati da un’esecuzione penale basata soprattutto sulla reclusione carceraria a nuove misure di trattamento, di ri-socializzazione e di misure penali in libertà, alternative o semi-alternative al carcere. Questo ha portato a un ampliamento del campo di studio e a una più stretta collaborazione con la criminologia, che si occupa del trattamento e della valutazione dell’idoneità dei detenuti di fruire delle nuove misure alternative.
  • Politica penale o criminale, che studia, elabora e propone gli strumenti e i mezzi per combattere la criminalità, le strategie anticriminose. Suoi oggetti di studio sono ad esempio i dibattiti che riguardano la finalità della pena, l’importanza della prevenzione rispetto alla repressione, l’importanza della ri-socializzazione o della difesa sociale, l’aggravamento delle pene per alcuni reati e così via. In pratica la politica criminale aiuta il legislatore a formulare le nuove leggi penali, non solo sulla spinta dei valori culturali e delle esigenze sociali, ma anche sulla base di ricerche e studi specifici.
  • Sociologia del diritto, che ha per oggetto di studio il rapporto tra diritto e società, e quindi anche lo studio della reazione sociale (ha quindi contatti con la criminologia, che si occupa anch’essa dei fattori sociali che intervengono nell’andamento dei reati e nella loro causazione).
  • Psicologia giudiziaria e giuridica, che si occupano della persona come attore con un determinato ruolo nel procedimento giudiziario; studiano le interrelazioni psicologiche fra le persone che partecipano al processo e alle indagini (testimoni, imputato, avvocati, magistrati e così via). La psicologia giudiziaria, in particolare, si occupa dell'applicazione della psicologia al processo giudiziario (studio della testimonianza, attribuzione della responsabilità). La psicologia studia il comportamento e le sue dinamiche e vede nel crimine uno dei suoi ambiti di analisi, la criminologia segue il percorso inverso.
  • Criminalistica, diversa dalla criminologia perché costituita dall'insieme delle tecniche utilizzate per l'investigazione criminale (nozioni di medicina legale, antropologia forense, balistica, tossicologia, analisi di tracce biologiche, ematiche e molto altro). Sono tecniche che la polizia scientifica utilizza per risolvere problemi di ordine investigativo come la qualificazione di un reato, la caratterizzazione delle circostanze o l'identificazione del reo o della vittima. La ricerca del reo o della vittima partendo da caratteristiche psicologiche e comportamentali è opera della criminologia.

I fatti delittuosi vengono chiamati delitti, crimini o reati, che hanno significato equivalente ma sfumature diverse: “reato” causa una reazione meno negativa di “delitto”, mentre “crimine” viene utilizzato per atti efferati che causano forte sdegno e reazione sociale. I termini di atto illegale, illegalità o illeciti penali causano meno censura etica nei confronti del reo, sono più neutri e non comportano un giudizio morale severo. Termini come disonestà indicano un comportamento che, pur indicando un comportamento punibile per legge, causano ancora minor reazione sociale (un commerciante disonesto lo evitiamo, ma non lo consideriamo un assassino). Per il diritto, invece, si parla di reato ogni volta che si compie un'azione penalmente perseguibile, e si distinguono delitti e contravvenzioni in base alla pena applicabile (ergastolo, reclusione e multa contro arresto e ammenda). La criminologia non utilizza questi termini nel senso indicato dal diritto, anche perché da Paese a Paese essi hanno significati differenti, ma utilizza i termini delitto, reato e crimine in maniera più libera.

Lo stesso vale per i termini utilizzati per indicare l'autore dei reati, che viene chiamato condannato, delinquente o reo se è già stata formulata la sentenza, oppure indiziato, indagato o imputato se è ancora in corso il procedimento. Nel linguaggio quotidiano si usano indifferentemente delinquente o criminale per indicare una reazione negativa e un senso dispregiativo. Non tutte le violazioni alle leggi causano le stesse svalutazioni, censure e reazioni sociali negative: il responsabile di un omicidio colposo non è considerato un killer. Nel linguaggio comune, comunque, criminale, delinquente e reo indicano solamente colui che ha compiuto azioni che la norma giuridica definisce reati.

Se la criminologia serve anche a evitare stereotipi comuni su reati e delinquenti, allora si dovranno evitare le generalizzazioni (i delinquenti pensano così, questi crimini sono causati da e altri simili), perché i “delitti” e i “delinquenti” non esistono come categorie, esistono sotto forma di un'infinita varietà di singoli casi. Ogni criminale ha le proprie motivazioni, la propria storia, la propria modalità di delinquere e altri aspetti specifici. Inoltre, non bisogna mai identificare un soggetto col reato commesso.

Infine, per quanto riguarda le cause, bisogna ricordarsi di parlare non attraverso certezze, ma con una misura probabilistica: determinate caratteristiche di personalità potrebbero portare a determinate condotte criminali.

Campo di indagine della criminologia

Il campo di indagine della criminologia comprende:

  • Fatti criminosi, variazioni nei tempi e luoghi, condizioni sociali ed economiche che ne favoriscono la diffusione e così via;
  • Autori dei delitti, loro caratteristiche psicologiche o psicopatologiche e fattori ambientali e situazionali che influenzano il loro agire;
  • Reazione sociale provocata, analisi delle conseguenze esercitate sulle vittime e degli interventi in loro favore;
  • Devianza anche nelle manifestazioni non delittuose.

Kaiser definisce la criminologia come un insieme ordinato di conoscenze sul crimine, sul reo, sulla condotta socialmente deviante e sul controllo di questa condotta. Anche questa definizione non è del tutto completa, perché non considera il campo della vittima del reato.

Queste scienze criminali si suddividono in scienze empiriche e scienze sperimentali; le scienze sperimentali sostengono che un qualsiasi fenomeno, per poter essere spiegato da una teoria, deve essere riproducibile in qualsiasi momento in un qualsiasi luogo, se le condizioni sono adatte. Le scienze empiriche come la criminologia, invece, non si occupano di fenomeni creati in laboratorio, ma di fenomeni che coinvolgono ambienti, culture, società e individui, e che quindi sono per forza peculiari di un determinato momento e luogo.

Le situazioni che vengono affrontate non sono mai uguali, e il grado di scientificità è quindi minore di quello delle scienze sperimentali. Le teorie empiriche, quindi, poggiano su basi molto meno rigorose, e sono più “fragili”. In ogni caso, nessuna teoria può spiegare tutto.

La differenza tra i due tipi di scienze sta anche nei metodi che vengono utilizzati e la manipolazione delle variabili: con i metodi sperimentali io posso condurre veri e propri “esperimenti”, manipolando delle variabili per osservare cosa succede alle mie ipotesi. Le scienze empiriche non lo prevedono: non posso modificare le caratteristiche di un criminale per vedere come sarebbe andata la sua vita. Le variabili sociali e individuali entrano a far parte di una teoria empirica, e per questo motivo è estremamente complesso teorizzare ed è impossibile “entrare” in laboratorio. Teorie diverse avranno una diversa capacità predittiva, ma bisogna tenere in considerazione che nessuna teoria empirica è universale e certa.

Ogni nuova teoria, sperimentale o empirica, non è solo un punto di arrivo, una verifica di ipotesi, ma anche un punto di partenza, da cui si possono approfondire delle conoscenze, sviluppare nuovi metodi e strumenti, verificare nuove teorie.

Le scienze empiriche usano il metodo induttivo e traggono conoscenza dall'osservazione del reale, distinguendosi dalle scienze naturali, come la fisica, che usano assiomi come principi di conoscenza logici, distinti dall'osservazione del reale. Alcune di queste scienze empiriche, poi, possono essere anche sperimentali, quando i fenomeni possono essere riprodotti in laboratorio. La criminologia dovrebbe essere una scienza empirica, che fornisce dati oggettivi e neutrali basati sull'osservazione della realtà, tuttavia è impossibile eliminare dalle teorie criminologiche l'atteggiamento soggettivo dello studioso. Per questo il carattere...

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Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Zanna15 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Ceretti Adolfo.
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