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Appunti del corso di Storia della Filosofia (corso Monografico su Montaigne), prof. Perrone Compagni Appunti scolastici Premium

Appunti presi in classe attentamente durante il corso del secondo semestre di Storia della Filosofia della Prof. Perrone Compagni.
Gli appunti sono indicati per gli studenti di Lettere (IIIanno) e di Lingue (I anno)

voto finale: 28/30

Ps: gli appunti sono stati prestati a molti compagni che hanno avuto ottimi voti come il mio.

Esame di Storia della filosofia docente Prof. V. Perrone Compagni

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ESTRATTO DOCUMENTO

Anche dallo stoicismo viene l’idea di come considerare la natura umana

(governarsi secondo natura è espressione dell’essenza dell’uomo e quindi

giungere alla felicità)

Quando parliamo di Stoicismo dobbiamo parlare di 3 fasi:

1. Stoicismo di Zenone: abbiamo poche testimonianze (Frammenti degli

Stoici antichi) il poco viene da Seneca, Cicerone e Plutarco ma M.

poteva avere solo la visione come virtù come unico fine da conseguire

dall’uomo.

L’uomo non si deve interessare di nessun’altro di quelli che noi

 definiamo beni e quindi è una idea estrema.

Quando parliamo di questi filosofi parliamo di scuole (istituzioni) che

 cercavano di attirare studenti > concorrenza tra queste scuole

Perché hanno una idea così radicale? L’etica stoica è in netta antitesi

 con l’etica di Platone e Aristotele (Virtù è un conflitto interno all’animo,

alla persona e psiche tra centri di pulsione che cercano di avere il

sopravvento sull’altro;

a. Platone individua il conflitto tra una parte razionale -il logos- e due

livelli di stimoli /impulsi irrazionali cioè quello dei desideri da

soddisfare e quello delle pulsioni – mettono in contatto l’individuo

col mondo esterno il logos deve controllare e persino estirpare le

passioni e i desideri perché rappresentano un suo scardinamento;

questi due livelli della reazione devono essere governati; Socrate

che ogni vizioso è il male

infatti dice

b. Aristotele: le parti inferiori (irascibili e concupiscibili) siano di per sé

e neutri (Platone era stato influenzato dalle religioni orientali); i

desideri sono normali per la nostra vita mente le passioni diventano

negative quindi vengono usate in modo non corrette (esprimo le

passioni con le persone sbagliate; negative solo quando la ragione

le usa in un momento sbagliato); è la ragione che deve guidare il

comportamento dell’uomo e quindi la mia ragione dove mi guida?

Se i desideri sono indeclinabili, le passioni invece sono una

interfaccia tra interno e sterno sono addirittura utili perché possono

Centauro

essere messe al servizio di un progetto; di Machiavelli:

umano vs. animale ma la ragione trascina le passioni.

Idea di etica legata alla vita della polis (cittadino che fa parte della

 classe che sono belli e buoni e fanno parte della gestione dell’affare

pubblico) mentre Platone aboliva la famiglia, Aristotele invece

riteneva che la famiglia fosse il primo motore per dare al futuro uomo

una virtù o un vizio.

Sia Platone che Aristotele condividono che l’irrazionalità fa parte della

 psiche umana e non è eliminabile e che gli stimoli delle componenti

passionali possono creare degli squilibri della personalità ma allo

stesso tempo possono essere dominati dalla Ratio.

Questi ragionamenti potevano dire la cosa al tempo della polis libera,

 che aveva i suoi modelli e sicurezze, una idea tripartita sottomessa

7

alla ragione. Quando le Polis perdono la loro autorità auto- legislativa

la filosofia di Patone e Aristotele pone dei problemi non più risolvibili

facilmente. stoicismo risponde a questo scardinando tutti i punti

fermi

La risposta dello stoicismo è assolutamente radicata: se la passione è

 interna all’anima e può opporsi alla ragione, allora la ragione non ha

nessun modo per opporsi alle passioni. stabilire una idea

assolutamente una idea di anima unita > ragione diventa l’unica

(giusta o sbagliata) che può dare un giudizio in questo modo gli

stoici aveva un solo punto di riferimento: quando la ragione dà valore

a qualcosa di sbagliato allora si perturba e diventa passione.

L’uomo è naturalmente virtuoso e la civiltà la cambia.

 Non esiste una via di mezzo tra virtuoso e vizioso tutto il resto

 

è totalmente indifferente.

L’educazione delle nutrici e delle pedagoghe interrompe il senso

 di giudizio delle persone. Si dà ad alcuni beni che sono

insignificanti in sé un significato.

Si doveva dare anche una spiegazione un po’ più ampia

 dell’uomo nel mondo: il saggio si adatta a qualsiasi condizioni di

vita nel cosmo perché Dio/fuoco era il “burattinaio” c’è un

(Inno a Zeus

disegno di provvidenziale di Cleante: il saggio

segue volentieri perché lo considera un disegno provvidenziale

mentre l’ignorante si oppone a tale disegno)

Cicli astronomici e i saggi stoici appaiono ogni 37.000 anni (ogni

 ciclo astrale)

Seneca umanizza lo stoicismo e lo rende una filosofia che anche

 il primo umanesimo riconoscerà come accettabile alla fede

Cristiana.

2. Stoicismo senechiano

Tutte queste aporie vengono messe in luce: vive nell’ambiente romano

 in cui gli uomini di un certo livello sociale sono politici lo stoicismo

nella sua primissima forma non è più divulgabile

Nuova interpretazione di leggere lo stoicismo (S. non è strettamente

 un filosofo stoico, non ha abbracciato apertamente nessun sistema

filosofico come quello stoico ma si interessa solo della morale).

Umanità che contrappone a un saggio progredente che riflette sul

 senso della propria esistenza e accetta con ragionevolezza la propria

esistenza.

Non esiste il saggio ma bisognerà recitare la parte del saggio anche se

 siamo ancora alla perfezione della saggezza stoica (comprendersi e

identificare le radici delle proprie pulsioni, staccare dalla società in cui

si vive, mantenere una personale intimità in cui gli altri non entrano)

Per raggiungere questa serenità chiamata apatia la cosa migliore è

 comprendere noi stessi come parte di un disegno più grande

(stoicismo è materialista) fuoco divino costituisce l’essere delle

 8

persone e la presenza di questo fuoco fa sì che tutto quello che

accade sia intrinsecamente provvidenziale

Noi siamo parte di un disegno provvidenziale che ci porta da una

 certa parte.

Quando siamo infelici dobbiamo capire che siamo parte e

 strumento di qualcosa che ci è superiore ma razionale

determinismo (= nessuno è davvero libero= possibilità di fare

ciò che si vuole nei limiti di non danneggiare gli altri> possibilità

di agire completamente sganciata da qualsiasi preclusione)

Lo stoico dice che dato che facciamo parte di un grande disegno

 provvidenziale, noi siamo condizionati a fare certe azioni) 

libertà è sapere che c’è un disegno in cui ci immerge e

riconoscendone la bontà e fare quello che vuole (libero è colui

che accetta il suo destino qualunque cosa gli avvenga con

benevolenza)

La libertà per lo stoicismo è ragionare sulla propria condizione,

 comprenderne il significato razionale e provvidenziale. (COLLABORARE

CON QUALCOSA CHE E’ GIA’ STABILITO)

Se io affermo che la persona è determinata, come si fa a dire che la

 sua azione è moralmente giudicante? Concetto di INTENZIONE 

l’esito dell’azione non è a carico dell’arciere che tende l’arco e scocca

la freccia.

L’intenzione fa l’azione virtuosa o viziosa.

Montaigne vuole quindi riflettere sull’umanità divisa e vuole proporre il

 modello di uomo simbolo di una saggezza che rappresenta la felicità

3. Stoicismo cristiano

I maestri stoici insegnano ai propri discepoli a distaccarsi progressivamente dai

falsi valori della società (denaro ma anche la buona saluta, sentimenti di

compassione davanti al dolore degli altri) > l’unico vero bene è la virtù,

perfetta estrinsecazione e realizzazione della razionalità.

- Per estrinsecare al meglio la propria ragione e raggiungere la felicità, il

saggio stoico deve fare un’amputazione con l’esterno arrivare a un

caso di insensibilità estrema verso i beni.

apatia:

- Il saggio stoico raggiunge quindi l’ colui che ha amputato dalla sua

anima tutte le passioni e quindi è perfettamente ragione

Quindi si ha una divisione dell’umanità: i saggi e colori che quelli che si

dirigono verso i beni apparenti.

- Per dare un senso all’insegnamento stoico era necessario inserire un

i progredienti.

terso gruppo:

Se non ci fosse questa categoria non ci sarebbe stata la scuola stoico

Saggio “della Solitudine” (lettura solo parte A) 9

Si pensa che sia uno dei primi saggi scritti (1572).

Non vuole discutere dell’opposizione tra otium e negotium tipico di Cicerone e

vuole lasciare fare il fatto che siamo nati per l’interesse del pubblico.

- Platone e Aristotele pensavano l’opposto: vita politica massima

estrinsecazione della ragione.

Fuggire dalla società è la migliore delle scelte che possiamo fare: la società è

male e quella che ci porta a essere viziosi.

Contrapposizione tra società e io del saggio che vede messe in pericolo le sue

conquiste etiche.

Dobbiamo costruire un luogo in cui noi siamo stessi e distaccati dal mondo

esterno (autosufficienza)

Valore dell’interiorità.

Qui stiamo ancora costruendo ancora la figura di un saggio di pietra, incapace

di provare delle passioni e sensazioni di solidarietà.

Si chiede se la capacità di distaccarsi dalle passioni sia possibile anche

attraverso il ragionamento il ragionamento deve sopperire a una situazione

diversa e insegnarci che tutti i beni materiali sono inutili.

- Ricchezza del mendicante è giudicare l’incapacità di superare quelle

distinzioni umane.

- Costruire un’immagine del tutto artificiosa di una condizione umana che

M. non riesce a comprendere in sé.

- Richiamo alla serenità che richiama a sua volta ai suoi amici

gentiluomini. Comunicazione tra tutti gli uomini come se fosse possibile

fornire un ideale valido a tutti.

- M. e il mendicante sono la stessa cosa: lui si deve sforzare ad avere lo

stesso atteggiamento di serenità del mendicante. M. pedagoga, che

vuole insegnare.

Capitolo 19, I “Bisogna giudicare la nostra felicità solo dopo la morte”

Scritto intorno al 1572.

Affronta una riflessione coordinata sul tema della morte da stoicismo di

maniera a una nuova concezione morale.

Se ci si pone da una prospettiva stoica la felicità è la virtù, il portare a

compimento il fine dell’uomo cioè la ragione che si identifica come la esatta

equivalente della virtù.

- La felicità non è descrivibile come un insieme di cose e oggetti e

possessi realizzazione della propria esistenza.

- Giudicare la nostra felicità, la capacità di realizzare noi stessi solo dopo la

morte.

Il saggio si apre con due esempi storici:

1. Detto di Solone: la felicità dell’uomo può essere giudicato solo alla morte

con un calcolo aritmetico delle cose successo > se nel momento decisivo

si leva la maschera ipocrita che abbiamo con gli altri e sotto esiste

davvero un uomo virtuoso.

2. Esempio di Priamo 10

Si strappa la maschera alla morte e rimane la realtà della sua esistenza. Molto

spesso gli uomini fingono davanti alle persone il vero saggio invece è quello

che vide in piena armonia.

Il momento della morte è quel momento in cui vediamo in modo intimo quello

che è l’uomo.

Parole chiavi:

Fortuna e sfortuna non sono altro che lo snodarsi di un disegno provvidenziale.

Tranquillità: il saggio è completamente apatico, indifferente.

Recitare l’ultima commedia: filosofi sulla strada del perfezionamento ma sono

sulla strada per la perfezione, ma questa non esiste.

- Se il nostro fine di perfezione non è acquisibile allora dovremo recitare la

nostra parte in modo da assumere una parvenza di perfezione

- Ricerca di modelli nel classico tutto il medioevo e il rinascimento hanno

avuto bisogno di modelli da seguire

- Il moderno nasce quando ognuno di noi accoglie se stesso come qualcosa

di unico e irripetibile senza doversi rifare a un modello

M. aveva assistito alla morte dell’amico Le Boetie e aveva raccontato in una

lettera commossa al padre come l’essere e l’apparire coincidessero

perfettamente Le Boetie era l’esempio perfetto di saggio stoico.

I saggi quindi saranno da assaggiare nel momento che M. muore per vedere se

il suo impegno di Seneca francese è stato giusto e saggio o soltanto una

maschera da strappare alla morte.

Capitolo 20, I “”Filosofare è imparare a morire”

Cicerone dice una cosa che M prova a spiegare in due modi:

1. Filosofia ci allontana dalle cose terrene e quindi ci pone davanti a cose

astratte tipo morte

2. La Filosofia ci insegna a non temere e a disprezzare la morte.

In realtà l’unica cosa che la Filosofia è insegnarci a essere felici. E’ ovvio che ci

insegni ad alleggerire la nostra paura di morire ma a M. la filosofia è solo

pratica, quindi etica.

In a diceva che tutte le filosofie dicevano che lo scopo della filosofia è imparare

a morire mentre nella versione c dice che lo scopo è il piace (= soddisfare le

proprie esigenze).

In questo saggio cerca di mostrarci che la morte non è quel dramma che tutti

noi pensiamo ma anzi è qualcosa di innocuo che fa parte della nostra vita.

Non solo bisogna temerla ma anzi incorporare la morte e pensandoci sulla vita.

- Il popolo che usa il metodo di vivere giorno per giorno vs. saggio che

pensa alla morte e la incorpora nella sua vita.

- Dilazionare come rimedio del volgo 11

- Se pensiamo alla morta nella meditazione quotidiana ne facciamo

qualcosa di così familiare che quando saremo nel momento supremo non

avremo paura.

Il prendersi le proprie soddisfazioni, il vivere gioiosamente e superficialmente

senza pensare alla morte M. pensa sia la cosa migliore ma non è il modo giusto

per giungere alla morte.

Il non curarsi della morte, momento in cui si giudica un uomo, è motivo di

bestialità.

Ars morendi interamente costruita a tavolino su un volenteroso e estrinseco

stoicismo.

- Cerca di integrare nella vita quotidiana questo evento

- Il convincersi che la vita sia presente nella nostra vita la rende un fatto

naturale, esattamente come la nascita

- Carattere freddo di questa esortazione di M

M. ha tipicizzato l’umanità: popolo e uomo saggio all’improvviso fa parte l’io

(pg.111)

La ragione se ben esercitata col continuo meditare sulla morte ci garantisce la

non paura nei confronti della morte.

- Saggio stoico gelido e glaciale che non reagisce nemmeno alla morte.

La morte è la fine della nostra corsa e appartiene a noi stessi. forzo di

introiezioni che per Montaigne segue perfettamente la natura.

È la natura stessa che ci insegna ad affrontare la morte (Lucrezio) pag. 118

La morte è il limite del nostro ciclo, da situare nell’aldiquà.

A un certo punto M. non accetterà più questa visione artificiosa della vita e

riportare la morte all’interno della propria biografia ma qualcosa piuttosto di

estrinseca.

Montaigne nella terza fase si accorge che la ragione non dà abbastanza titoli

per giungere alla felicità congedata la ragione stoica e quindi sceglie la

strada in cui cerca un uomo nella sua interezza (no ragione come unica

alternativa alle passioni)

- Recupero epicureo? Recupero dell’educazione giovane? Si è

semplicemente inventato un modo suo di vedere la virtù

La lettura di sesto Empirico è un momento importante tra stato a e c di

Montaigne e bisogna capire fino a che punto lo scetticismo abbia rappresentato

solo un momento di dismissione dallo stoicismo e abbia fatto intraprendere a

M. una propria strada oppure aderire pienamente allo scetticismo. 12

Lo Scetticismo

Dopo la lettura di Sesto Empirico Montaigne si avvicinerà alla dottrina scettica.

- La diffusione di esto Empirico in questo momento ha un senso di

propaganda in quel periodo.

- Radicale alterità rivelazione rispetto alla razionalità

Di Sesto Empirico erano sopravvissuti 4 o 5 manoscritti in latino. Il primo che

dà una certa importanza a questa opera è Savonarola.

- Manoscritto che gli viene dato da un amico dalla Grecia e pensa di

tradurlo ma ci rinuncia testo riusato ma non tradotto da

Giovanfrancesco Pico: tutta la filosofia pagana è priva di valore.

Scetticismo come mezzo di accettazione del cristianesimo.

La lettura di Sesto Empirico provoca un mutamento graduale di rotta, il

contatto con lo scetticismo gli indica la impossibilità della filosofia etica stoica

(La Boetie), una filosofia di moda inadatta alla sua stessa natura. Lo scetticismo

= dubita di una argomentazione fonti:

1) Diogene Laerzio “Le vite dei filosofi”, riscoperto nel 1430 da Traversari.

2) Accademici e De Natura Deorum di Cicerone, conosciuti sin dal

Medioevo.

3) Sesto Empirico “schizzi pirroniani”, fino alla metà del ‘500 non era

attingibile nella sua interezza.

Queste 3 fonti mettono Montaigne in relazione con 3 aspetti diversi dello

scettiscismo:

1) Pirrone, iniziatore dello scetticismo, filosofo singolare che usava

discutere socraticamente (modalità di discutere attraverso

l’interrogazione per giungere, non sempre, ad una verità già presente

in noi) in ambiti non istituzionalizzati, interrogatore costante di cui

Diogene Laerzio ci lascia un ritratto.

Siamo a fine III sec. (frantumazione impero di Alessandro, tramonto

 Polis greca, inserimento filosofie orientali) il problema di Pirrone era la

strada per la felicità, non è un problema scientifico, interessava

trovare un modello divino, le cose per lui sono puro apparire, un fluire

fenomeno

continuo di fenomeni privo di radice, tutto è e nulla è

noumeno;

tutto è fenomeno privo di una sua fondazione ontologica nel reale, un

 ouden malon,

fluire che si mostra agli uomini in modi diversi niente

è bello-brutto, giusto-ingiusto, nulla esiste di verità, non si può prestar

fede più ad una cosa che ad un’altra, lo scettico è afasico, privo di

idee, ma è libero da impressioni e pregiudizi, stato di perfetta e

assoluta indifferenza, atarassia.

Diversa è la apatia stoica. Pirrone si esenta da qualsiasi giudizio. Il

 13

suo comportamento etico può essere dettato dalla convenzione, dalla

 società in cui vive, non è un eremita. Il suo è un adattamento alle

leggi della sua città Cartesio.

2) Cicerone parla di un’altra forma di scetticismo, quello accademico.

Per minare alla radice la credibilità della filosofia stoica, la Media

 Accademia riprende alcuni elementi dello scetticismo, essi si

dichiarano seguaci di Platone (anti-empirista, la conoscenza reale è

ritrovare nell’uomo le strutture di pensiero che ciascuno di noi ha in

mente e deve recuperare), di lui viene recepito l’anti-empirismo e la

modalità di discussione socratica (ironia, il “so di non sapere”, l’uso di

discussione dialettico).

Nella Media Accademia viene posta a discussione la ragione stoica con

 tutte sue sicurezze relatività del soggetto, dell’oggetto e della loro

relazione.

Noi possiamo dare solo una descrizione di quel che ci appare ma non

 conosciamo l’essenza delle cose; secondo gli accademici le cose

hanno un’essenza ma noi non possiamo conoscerla attraverso i sensi,

negano che io possa conoscere l’essenza delle cose Vs. Pirrone diceva

che non sapeva se si possono conoscere le cose scetticismo

dogmatico e fenomenista (dice che non).

Criterio della ragionevolezza di Carneade, qualcosa che mi appare

 come qualcosa che si avvicina all’istinto di natura (che deve esser

seguita), non è risposta razionale, è persuasivo, non è giudizio di

ragione ma qualcosa che mi persuada ragionevolmente della bontà

dell’oggetto desiderato. In quella costruzione artificiosa del I

Montaigne c’è la natura non ripresa dallo stoicismo ma degli

accademici- Basta seguire la Natura.

3) Sesto Empirico vive nel 160 d.C. la sua opera ci dà informazioni di

autori che svilupparono un metodo di critica al dogmatismo e pensavo

skepsis

di costituire la vera (ricerca) sul fatto che il vero scettico

sospende il giudizio, dubita ma non nega né afferma.

Il suo è una forma di neo-pirronismo. Discute il criterio di costruzione

 del discorso, crea schemi argomentativi.

l’individuo può solo constatare, è solo un giudizio (dice la realtà di

 una cosa, oggettivo, né vero né falso, non ha fondamento teoretico)

ma non dare un enunciato (soggettivo, ha valore temporale e

personale).

Alla critica delle percezioni sensibili si aggiunge una serie di schemi

 argomentativi che mettono in dubbio gli schemi di conoscenza

deduttivi o sensibili sono indimostrabili, non giudicabili.

Montaigne è costretto a sospendere il giudizio: non posso dire nulla sulla realtà

non so quale delle infinite spiegazioni del reale è vera ma la realtà c’è;

conclude dicendo che non sa se il reale è conoscibile, perciò continua a

14

cercare. Le soluzioni, logica e ontologica, non lo soddisfano, ma non ha una sua

proposta. Non avendo credenze proprie non è confutabile.

Il risultato cui giunge lo scettico neo-pirroniano è una posizione di perfetto

equilibrio delle varie posizioni filosofiche e sul piano etico accetta le leggi del

luogo in cui si trova a vivere perché non sono più vere o più false di altre

- La sua non è atarassia, accetta la realtà sensibile del dolore o del

piacere; la sua è metro-patia.

- Sesto Empirico propone una filosofia che non ha dei contenuti ma non è

puro non-dire, è filosofia dell’esperienza.

- Non è un caso che Sesto fosse un medico, non è in grado di spiegare

l’essenza della malattia, non è un eziologo, si limita ad accostare i

sintomi alla malattia. Non spiega le cause del reale che c’è ma non ne

conosco le cause.

Lo scetticismo nel Rinascimento: esso nasce come apologetica della

teologia. Savonarola fu il primo a pensare ad una traduzione di Sesto, poi Gian

Francesco Pico si servi della sua traduzione nella “Analisi della dottrina delle

Genti (pagani)”, scritta intorno al 1506, egli vuole dimostrare che servendosi di

argomenti scettici l’uomo non è in grado di spiegare le cose senza la figura di

Dio e raggiungere il fine della felicità, Pico è particolarmente avverso

all’aristotelismo (sensismo), ma anche Platone con la sua dottrina delle idee e

della maieutica viene criticato. Sia il procedimento deduttivo e induttivo non ci

portano alla verità.

- L’opera di Pico non fu molto letta e Sesto rimase per lo più sconosciuto,

poi Estienne e infine Hevert tradussero Sesto giustificando l’importanza

della loro traduzione facendo riferimento alla religione del loro tempo, è

necessario che il testo di Sesto venga diffuso a causa del naturalismo.

Hervet invece è un cattolico e rientra nel partito di confutatori del

 protestantesimo per cui usa il testo come apologia del cristianesimo.

Ha un valore strumentale, serve alla discussione confessionale.

Le 3 confessioni discutono non per le elemosine ma per motivi più

 profondi; Lutero leggendo un passo di S. Paolo si rende conto che

l’uomo da solo non riesce a superare quella macchia originaria che lo

allontana da Dio, il libero arbitrio era un possesso di Adamo che lui ha

usato male e in quel momento ha perso la sua perfezione razionale e

la sua libertà, gli uomini da lui discesi sono schiavi di satana e quindi

incapaci di recuperare la situazione iniziale l’uomo è un animale da

soma che viene cavalcato da Satana o da Dio, non può cancellare il

peccato originale che il battesimo cristiano non può cancellare.

Dio può giustificare l’uomo, è un fatto passivo, dipende dalla volontà

 di Dio non delle azioni dell’uomo l’uomo è sempre schiavo. Di qui

l’inutilità del battesimo perdita di potere e autorevolezza della

chiesa, la Riforma non riguarda aspetti paratici/economici ma si gioca

sull’aspetto teologico. 15

Tutto ciò per dire che c’è una particolare divergenza tra cristianesimo e

protestantesimo

- ; Lutero negava la funzione interpretativa del papa e voleva che la

Bibbia fosse in mano a tutti, perciò fu tradotta in volgare

- Erasmo da Rotterdam scrive “Il libero arbitrio” in cui facendosi

portavoce della posizione cattolica sostiene che è necessaria una autorità

per interpretare e mediare la Bibbia

Nessuno dei due stava parlando di ragione filosofica, parlavano di coscienza

religiosa, l’utilizzazione dello scetticismo all’interno della polemica non è

chiaro. Il fideismo è affermazione che la ragione è debole di fronte alle

questioni di fede e di filosofia, perciò bisogna affidarsi alla fede; questa

Bolla Unigenitus

corrente abbastanza forte e diffusa, durò fino al ‘700, la poi la

dichiarò eretica, poi si riconobbe che la ragione aristotelica poteva dimostrare 3

punti: immortalità anima, regno ultraterreno e esistenza di Dio ma ci sono

alcune questioni come la consustanzialità che rimangono indimostrate dalla

ragione.

Montaigne legge Sesto Empirico, attinge da Seneca ciò che poteva, ma

guardando il mondo reale si rende conto della inapplicabile del quadro stoico, è

irrealizzabile, il saggio stoico è modello ideale che non esiste, concetto limite

cui guardare ma è irrealizzabile.

Attribuire alla ragione l’intera responsabilità (virtù è scelta di ragione) della

vita etica comporta varie conseguenze:

1) Si elimina una parte costitutiva dell’uomo, quella emozionale di istinti e

passioni, l’uomo non è solo razionalità.

2) Si impone un’ideale di perfezione irrealizzabile non è convincente,

non è persuasivo da proporre agli altri. È più convincente Socrate, ma

non il saggio di Zenone. È un modello troppo astratto.

3) Stabilire categorie alternative: ragione Vs. passione significa non saper

dare una immagine della vita reale.

Noi non possiamo dire se la ragione e i sensi ci portino all’essenza delle cose,

alla verità, tutto appartiene ad un abito che noi ignoriamo.

Montaigne comincia a considerare l’umanità come un qualcosa di accumunato

dal confronto con le stesse esperienze e che però essendo diversi reagiscono in

modo diverso, Montaigne vuole allora non giudicare ma descrivere le varie

“l’io di adesso e l’io di poco fa non siamo la stessa

reazioni degli uomini,

persona” registra la diversità rispetto agli altri e rispetto a sé stesso nella

consapevolezza di non potersi afferrare mai.

Capitoli I, XXVII: è la follia a giudicare il vero e il falso in base alla nostra

competenza 16

Il giovane Montaigne guardava con disprezzo a coloro che credevano ai

racconti straordinari ripensamento: la ragione che aveva dimostrato cosa era

giusto o falso, in realtà è una caratteristica di PRESUNZIONE DELLA RAGIONE.

- Condanna dell’eccessiva ragione degli uomini colti oltre che degli

ignoranti evoluzione nel pensiero.

Conclusioni di tipo epistemologico la ragiona non ha strumenti per stabilire

verità falsità riguardo agli eventi.

Punto messo in evidenza da M. è sul concetto di AUTORITA’

- Perché Sant’Agostino considerato un’autorità a parte? Forse anche il

rimando ad Agostino è un rimando ironico, discutibile non solo rispetto ad

autori meno conosciuti ma anche rispetto ad autori più stoici.

Qual è il criterio che afferma che Agostino dice il vero e gli altri due

 storici no?

La chiave per capire l’ironia di M è che non ci mostra nessun indizio

 che ci fa capire che Agostino dica il vero o no.

In realtà M. all’inizio del saggio dice che l’unica nostra fonte di

 conoscenza è data dalla nostra esperienza se è la nostra

competenza, quello che noi abbiamo sperimentato, allora non c’è

motivo di credere più a S. Agostino rispetto agli altri. dobbiamo

rinunciare a dire quello che è giusto o sbagliato, perché non abbiamo

un criterio di giudizio che ci fa discernere dalle nostre attuali

conoscenze

Nello stesso tempo che M. derideva il popolo ignorante, in quello stesso

momento M. dice di aver dubitato di alcune pratiche della religione Cristiana

Cattolica e con la ragione ha riconosciuto ciò che è vero e ciò che è giusto - 

più tardi ha capito che la pretesa della ragione di dare una spiegazione su tutte

le cose, anche religiose, è solo presunzione.

M. riconosce che non possiamo porci davanti all’armentario liturgico e religioso

con la ragione, perché il potere della Chiesa deve essere totalmente accettata

o totalmente rifiutata.

- Contro il razionalismo naturalistico ma anche contro il razionalismo

teologico (non solo dice che i cattolici fanno male a mostrarsi moderati

sui protestanti e a cedere coi protestanti su punti considerati secondari;

da un punto gnoseologico la ragione umana non ha nessuna possibilità di

pronunciarsi su cose religiosi)

L’intuizione e la curiosità sono i due flagelli della nostra anima

- Lo scetticismo è già all’opera: assenza del criterio di razionalità.

- C’è già una volontà di M. di astensione rispetto a una presa di posizione

- M. rinuncia di discutere di parlare di cose che la ragione non può trattare

guerra di religione

 Scelta di conservatorismo e conformismo: l’uomo non ha mezzi

 conoscitivi che possono portare alla verità. 17

Il modo di ragionare dell’essere umano è legato all’esperienza del singolo ed è

estraneo a prendere per buono quello che gli viene detto dagli altri (non ha

nessuna attestazione di verità).

- Rinuncia a dire qualcosa sull’io= conservatorismo

- Il cambiamento procura un sub-movimento che è particolarmente

pericoloso per le persone che non hanno istruzione mantenere

immobile la realtà sociale e religiosa in cui viviamo.

Le coordinate in cui dobbiamo muoverci sono quelle sociali e religiose

 La scelta religiosa è una cosa assolutamente casuale: non c’è nessuna

 motivazione se non casuale- contingente.

Ma allora cosa resta? L’IO

- Il libro si divide in un io che si riflette in un me e che diventa il soggetto

del libro = le reazioni che M. singolo uomo ha nei confronti del mondo.

Dallo strato B e soprattutto dallo strato C Montaigne ci racconta del

 suo rapporto col mondo, trasformando i giudizi rigorosi dello strato A

in una riflessione su sé stessi.

Il pentimento non è tanto legato alla consapevolezza di una azione

 sbagliata ma è solo la capacità di giudicare le proprie azioni in

relazione a ciò che ci circonda.

I cannibali, libro I, cap. XXXI

Per molti studiosi rappresenta il primo capitolo di antropologia, il primo

tentativo di introiettare la diversità e descrivere la diversità.

Torodov ci presenta la conquista dell’America in due modi:

1) Noi e gli altri apparteniamo allo stesso genere umano si danno giudizi

sugli indios di tipo eurocentrico.

buon selvaggio

Mito del (Las Casas): popoli vicini alla virtuosità con cui

 l’uomo nasce e poi si “perde” nella società europea.

Il mito del buon selvaggio trova spazio perfettamente nella dottrina

2) Constatazione della differenziazione superiorità degli europei rispetti

agli Indios (è considerato una bestia con faccia umana basandosi

sull’antica definizione di Aristotele di barbari come non- uomini)

La radice di entrambi gli atteggiamenti è lo stesso: EUROCENTRISMO i valori

europei sono considerati valori generali e universali.

- Diario di Colombo: il suo atteggiamento verso gli indios ha avuto una

evoluzione> da buon selvaggio a cattivo selvaggio da sfruttare.

Buono e cattivo: sta facendo riferimento al suo sistema di valori; non

 rappresentano caratteristiche essenziali ma sono la descrizione di uno

stato momentaneo, non caratteristiche costituzionali

1* approccio: grande generosità= scambiano oro con frammenti di

 specchio o piatti; quasi bestiali perché non riconoscono il valore

dell’oro; diventano ladri quando il loro modello di valori viene

applicato verso gli spagnoli. 18

Timidezza degli indios = caccia all’indios con cane (sport) diventano

 

vigliacchi e perfidi quando si ribellano allo sfruttamento.

Si passa da uguaglianza di principio (assimilare gli indios agli europei)

 all’ideologia schiavistica.

- Nel 1537 la bolla “Sublimis Deus” di Paolo III pone fine alla discussione e

afferma che gli indigeni sono figli di Adamo ed Eva

Dice questo per esigenza di evangelizzazione

 Problema di tutela della Sacra Scrittura: o noi diciamo che loro

 discendono da Adamo o dobbiamo mettere in discussione

monogenismo su cui si fonda la Bibbia.

In relazione a due politiche economiche diverse (Spagna, Portogallo vs.

Inghilterra, Francia):

1) Politica schiavista: persone che vivono in uno stato di assoluta

arretratezza, persona a cui si devono applicare i valori morali del

Cristianesimo.

2) Politica commerciale: esseri umani capaci di commerciare e che vivono

una vita idilliaca. Racconti di viaggio da cui veniva fuori l’immagine di

una innocenza primordiale.

M. ha a che fare con una realtà talmente divisa tra le due ideologie in

particolare il saggio in questione è anche ispirato a una spedizione che era

avvenuta nel 1557 in Brasile: nella spedizione ci sono sia ugonotti che cattolici

e si presentano le ostilità in patria= devono tornare in patria; fanno parte di

questa spedizione almeno due importanti scrittori: Lery (stampa un diario di

viaggio nel 1578) e il francescano Thevet (scrive due libri: “singolarità sulla

Francia Antartica”, “Cosmografia universale” del 1575)

- da Lery M. prende la descrizione positiva degli Indios.

M. deve dimostrare se è possibile descrivere oggettivamente il totalmente

diverso. Se esiste un codice di interpretazione valido per tutti o se la diversità

vuole codici di interpretazioni diversi.

- Il diverso può essere compreso o soltanto descritto?

M. riesce ad affermare la dignità del diverso secondo il suo codice di

interpretazione (tuttavia cade nell’etnocentrismo)

3 lezioni in questo saggio:

1) Lezione di metodo storiografico

2) Lezione storiografica

3) Lezione morale

Polarizzazione tra termine barbaro e civilizzato ma ribaltato: noi visti come

barbari dai greci

Bisogna giudicare con la ragione allora la ragione ha qualche funzione?

La scoperta dell’America ha destabilizzato i dotti.

Tentativo di sistemare l’America nella conoscenza classica: 19

1) Platone e Solone, con leggenda di Atlantide non torna perché appare

molto più lontana.

- Dimostra anche la deriva dei continenti= esperienza personale nello

strato B che rafforza la sua convinzione che bisogna avere esperienza

delle cose per crederci.

2) Aristotele: grande isola fertile fuori dallo stretto di Gibilterra

- Non ha relazioni con le nuove terre come punto 1.

M. non ha dubbi: la visione classica non sapeva nulla del continente americano

e quindi la sua conquista è una modificazione profonda che mette in crisi le

certezze degli antichi la sua fonte quindi è un uomo/marinaio semplice e

rozzo = contraddizione= gli serve per criticare le persone di ingegno fino

(alternativa per non usare la Scienza ufficiale e tradizionale che usano i

classici).

L’uomo semplice e grossolano che si oppone agli uomini saggi e troppo

presuntuosi è un po’ il parallelo del selvaggio.

Passaggio continuo tra IO e NOI e VOI: uso alterno di questi pronomi; dove si

colloca Montaigne?

Lo storico deve riportare testimonianze attendibili in relazione alla

contrapposizione ai due modesti storici francesi che avevano parlato di miracoli

vs. autorità di S. Agostino.

La storia ha come fine il racconto nudo e crudo > il mestiere di storico nel

quale si deve azzerare la propria soggettività, si deve realizzare quell’approccio

innocente all’oggetto che stiamo studiando.

- Nel saggio sulla follia M. ci ha detto che noi siamo in grado di giudicare

solo quello di cui abbiamo fatto esperienza

- L’ideale del perfetto storico che lui deriva dalle sue fonti classi (Tacito,

Luciano di Samostata) doveva descrivere in maniera “perfetta” il diverso

sine ira et studio.

M. ritiene di aver risolto il problema usando la testimonianza del suo

 servo rozzo e popolare e quindi incapace di cambiare la verità delle

cose.

M. sarà una sorta di registratore che non aggiungerà nulla del racconto del

testimone diretto.

Può la ragione decidere del vero e del falso coi suoi soli mezzi? Ha dei criteri di

giudizi per valutare la realtà? La ragione ha strumenti per valutare qualcosa di

completamente altro?

- M. dice che possiamo giudicare solo qualcosa di cui abbiamo fatto

esperienza diretta.

Siccome i successori di M. hanno cominciato a essere furiosi e filologi hanno

visto che le parole di M. sono debitrici di cosmografi che lui ha tanto criticato.

- M. ci mente: in realtà utilizza la bibliografia disponibile 20

- Questa utilizzazione della bibliografia americana ha scopo di fare una

operazione morale: M. sa cosa vuol dire e usa tutti i mezzi a sua

disposizione per renderlo persuasivo; parla degli Indios ma in realtà vuole

parlare degli europei che condannare e giudicare la civilizzazione

europea. decadenza dei valori etici all’interno della civiltà europea.

De Faux: M. ha cannibalizzato i cannibali > ha usato le popolazioni

 americane non per indicare un modello di comportamento ma li usa

distorcendo per far critica contro il suo tempo e l’Europa.

Il problema comunque è sempre quello: l’uomo può porsi davanti al diverso con

sguardo oggettivo? Per molti questo capitolo è considerato il primo capitolo di

antropologia ed etnologia.

Definizione del selvaggio che riporta alla contrapposizione del primo M:

natura vs cultura.

contrapposizione tra

- Lo strato c: M. ha affermato che i frutti naturali magari sono più aspri o

più brutti fisicamente, ma il loro sapore è più ricco e genuino.

- Imbastardimento della natura da parte della cultura che è coerente a una

visione stoica della Natura.

Attacca la distruzione della Natura: presa di posizione contro

 l’antropocentrismo rinascimentale = uomo splendido esemplare della

creazione si potrebbe rispondere che però l’essere umano è stato

capace di fare grandi cose.

Il cannibale fa parte della natura e la sua spontaneità aderisce completamente

all’idea di natura. > potrebbero avrebbero potuto dare soddisfazione a Platone

e Licurgo quando costruivano la loro città ideale e le leggi = gli americani sono

l’utopia dell’utopia

- La sublimazione della migliore espressione dell’uomo.

- Negazioni della realtà europea> Platone troverebbe il suo modello di

Repubblica molto lontana (No costruzione su stato di natura)

Della Moderazione

- Tuttavia nel saggio (I, XXX) M. concludeva il capitolo

dicendo che , nel raccontare i sacrifici cruenti, sta osservando un rituale

senza dare un giudizio morale> obiezione corretta ma c’è da chiedersi se

sia veramente così la descrizione del rituale religioso, che statuto diverso

abbia rispetto ai rituali che M. ha criticato rispetto alla religione cristiana.

Critica al proprio tempo che libera tutte le notizie sui cannibali che M

 presenta come una realtà positiva, completamente diversa all’Europa.

Il testimone dà informazioni uguali a quelle di Osorios su cosa mangiano,

bevono i cannibali.

Tuttavia gli indios appena vedono qualcosa che non conoscono si tirano

indietro.

Gli indios credono a quei tre articoli fondamentali che costituiscono il

Preambolo Fidei: esistenza di Dio, immortalità dell’anima, remunerazione delle

virtù o punizione dei peccati. 21

M. ha il difficile compito di inserire in un contesto una pratica che tende a

essere giudicata orribile (il cannibalismo).

- la scelta di usare un termine come cannibale ha un significato preciso

secondo rimando agli sciti (Erodoto): fa riferimento a qualcosa che lui conosce,

che fa parte della sua struttura cognitiva il suo tentativo di essere oggettivo

barcolla.

- Sta cercando di destituire il termine cannibale> sono pronti a fare propri i

vantaggi della cultura europea: anziché cibarsi del nemico, usano la pena

capitale fatta dai portoghesi.

M. dà comunque un suo giudizio personale: non gli interessa esprimere il

barbarico orrore negli sui ma che gli europei sono ciechi dei loro orrori.

- Riferimento a eventi storici contemporanei durante le guerre di religione.

- Sono barbari i cannibali nello stesso modo degli europei, ma il giudizio

pesa più sugli europei che si fregiano del titolo di “civilizzatori” portando

epidemie, dolore e disperazione.

Vediamo che il quadro stoicista si è allentato > a lui preme sottolineare la

relatività della vita; vuole dimostrare il suo intento pur di spacciare per moralità

il cannibalismo.

Stato in cui la guerra è solo dettata dalla volontà di esprimere il proprio valore

> difficile attribuire una definizione di moralità alle guerre saggio continua a

dimostrare la contrapposizione tra America ed Europa, dando agli europei tutti i

vizi del mondo = vuole rappresentare l’immagine del Selvaggio più vicino alla

visione data dalla Francia.

Esperienza personale di Montaigne: incontro di tre cannibali mentre era al

seguito di Re Carlo IX a Rouen

- Le fonti storiche non menzionano nel 1562 presenza di indiani.

- Critica di tipo politico: un bambino che governa su uomini grandi e

vigorosi?

Critica di tipo sociale- economico: diversa situazione delle classi abbienti

rispetto ai poveri?

- L’interprete che aveva tradotto il discorso al re si era stancato, non

riusciva a capire quello che diceva M.

M. come fa a parlare e a ricevere delle risposte se l’interprete ostacola

 la comunicazione?

Volontà comica e insistere sula, conformità della situazione umana?

 Immagine in cui l’interprete è pregiudizio?

Carlo Montaleone: l’interprete rende impossibile il dialogo ma quando poi M. lo

manda via e rimangono solo loro due, tutte le informazioni che M. trae

rappresenta che il conflitto formale è tra M. e l’interprete e non con l’indios.

- Il traduttore non fa parte di quell’élite intellettuale descritta da

Montaigne. 22

- L’interprete col suo fallimento vorrebbe significare che è più difficile il

dialogo tra modi di pensare diversi piuttosto che tra lingue diverse.

- Prof: finale di esperienza e comicità il capo indios e Montaigne non si

capiscono ma lui è capace di fare due osservazioni sull’indigeno che

riguardano i problemi di ordine politico- sociale.

Metà della popolazione è povera e vive con l’elemosina.

 In questa conversazione non fa altro che una osservazione

sull’ingiustizia inizio capitolo: questi popoli sono molto meno barbari

di quanto si pensi> la critica di carattere sociale sembra che venga

dal capo indiano ma in realtà in questo modo comico lui non fa altro

che mettere per scritto il suo pensiero.

Saggio molto discusso> esempio straordinario di comprensione del diverso

Critica di Defaux a Montaigne

Nega la posizione di Montaigne come primo etnologo proietta su questa

popolazione i miti della cultura umanistica a lui contemporanei.

- M. non si attiene né al suo testimone (semplice) e neanche ai cosmografi

(da cui invece attinge ampliamente) al posto di loro ci sono i grandi

autori che hanno parlato del mito dell’età dell’oro (Ovidio, paradiso

terrestre della Bibbia)

M. vorrebbe descrivere l’altro ma di fatto descrive la sua cultura> lo stile di

questo capitolo rispetto ad altri, che sono relativizzanti, invece qui è uno stile

imperioso, dottoroso (Essai come lezione di vita)

Usando il testimone non verificato, come fa a esporre una realtà che non ha

conosciuto, lui che fa parte del gruppo degli eruditi.

Usa il diverso per volgere ad altro e dire il suo pensiero.

Vorrebbe darci l’idea che M. non sta raccontando ma solo descrivendo > la

pratica del cannibalismo viene inserita nel gruppo di una serie di usanze.

- Riprende dalle fonti culturali classiche, che hanno costruito la sua cultura,

per descrivere il nuovo > la descrizione dell’altro è la traduzione nel

proprio linguaggio. (germani in Tacito e Sciiti in Erodoto)

- Stesso problema Delevy nel suo diario

L’esito secondo Defeux: M. ha usato l’altro come mezzo di condanna della

cultura europea e ha voluto sottolineare l’opposizione tra natura e arte.

Il punto che caratterizza l’interpretazione di M. è il riconoscimento

dell’impossibilità di lettura dell’altro, o almeno lo rimandiamo su una lettura su

noi stessi lo riduciamo al mito classico, unico modello di cui può fare

riferimento.

l’Io è condannato a essere sempre egocentrico. L’inconsapevolezza di dire

l’altro è ciò che modifica l’andamento degli Essai.

- Esercizio di scrittura che gli fa capire che il giudizio verso l’altro è

impossibile e non possiamo uscire da noi, e non potremo riuscire a

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milona94

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher milona94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Perrone Compagni Vittoria.

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